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#reportlabpuzzle📖_👀 Report plenaria di APRILE!🧩
1) Aggiornamenti vari: 2) Patto di collaborazione Dopo aver fatto una sintesi su cosa sia il patto di collaborazione che ci coinvolge e un excursus sul percorso dal suo inizio ad ora, si fa un giro di domande per sciogliere aspetti non chiari rispetto a cosa voglia dire, ad oggi, il rinnovo del patto previsto per […]
nuova SLAPP di ENI a ReCommon sulla questione delle licenze della multinazionale fossile in acque palestinesi
 ReCommon denuncia la volontà di ENI di intentare l’ennesima causa strumentale nei confronti dell’associazione, per provare a mettere a tacere i suoi esponenti. Una vera e propria SLAPP che introduce un nuovo contenzioso legale a pochi giorni dalla chiusura, con un accordo di mediazione, della causa che sempre ENI aveva mosso nei confronti del campaigner di ReCommon Antonio Tricarico. Lo scorso marzo, i legali di ENI hanno notificato a ReCommon la richiesta di avvio di una mediazione obbligatoria in sede civile per presunta diffamazione aggravata dall’uso del mezzo televisivo e dei social media, derivante dalle dichiarazioni rese da Eva Pastorelli nella qualità di rappresentante di ReCommon durante la trasmissione Report andata in onda su Rai 3 in data 14 dicembre 2025 e riprese nell’articolo comparso sul sito dell’associazione in data 18 dicembre 2025 e nella successiva replica del 5 febbraio 2026. Secondo ENI, il valore della controversia che si intende avviare è di 800.000 euro e le dichiarazioni “diffamatorie” di ReCommon andrebbero rimosse in quanto avrebbero alimentato sentimenti di odio e ostilità verso ENI e i suoi dipendenti, mettendo addirittura in serio pericolo l’incolumità dei lavoratori operanti in Italia e all’estero e delle loro famiglie. La mediazione obbligatoria fa seguito a una analoga diffida con richiesta di rettifica recapitata a inizio gennaio e a cui ReCommon ha risposto punto su punto sul suo sito web.   Durante la trasmissione Report, Eva Pastorelli aveva dichiarato che «ENI ha all’attivo due partnership con società o istituzioni israeliane: la prima con il ministero dell’energia israeliano, che il 29 ottobre 2023 ha assegnato licenze di esplorazione al largo delle coste di Gaza a due consorzi di compagnie energetiche nazionali. La seconda partnership ENI l’ha stabilita con una società  israeliana di nome Delek Group che si trova nella lista nera delle Nazioni Unite perché opera nei Territori Palestinesi occupati e opera illegalmente in questi». ReCommon ha ribadito che le affermazioni sulla assegnazione delle licenze esplorative del Blocco G erano suffragate da una comunicazione apparsa sul sito del ministero dell’Energia israeliano e su organi di stampa (Times of Israel e Reuters), l’associazione aveva anzi riportato anche su un articolo comparso sul suo sito web l’intenzione espressa da ENI in risposta alla sollecitazione di Report di “di non essere coinvolta in attività nell’area nel futuro”. Negli ultimi giorni dello scorso marzo, un articolo apparso sul quotidiano finanziario israeliano Globes riportava la notizia che ENI era uscita dal consorzio costituito per le attività di esplorazione del tratto di Mar Mediterraneo all’interno della zona economica esclusiva palestinese. Sollecitata da vari organi di stampa, la multinazionale italiana ha avvalorato la notizia, dichiarando quanto segue: «ENI conferma il suo ritiro dal consorzio aggiudicatario del ‘Blocco G’ deciso nel quadro della razionalizzazione e diversificazione strategica delle proprie attività upstream e prende atto della decisione degli altri membri del consorzio di completare il processo di aggiudicazione» In merito alla relazione di ENI con Delek Group, ReCommon ha già ribadito che la locuzione “lista nera” è stata usata più volte in ambiti giornalistici, e che in ogni caso la lista stilata dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani comprende la stessa Delek Group ed evidenzia come le attività della società israeliana abbiano “sollevato particolari preoccupazioni in materia di diritti umani”.   «ENI sembra intenzionata a mantenere il suo primato in Europa per numero di liti temerarie, rivolgendoci pesanti e infondate accuse con l’obiettivo di silenziare l’attività di informazione condotta dall’associazione su questioni di indiscutibile pubblico interesse. Il tutto per aver riportato dati inconfutabili, tra cui le dichiarazioni della stessa ENI! Non ci faremo zittire, continueremo a portare avanti le istanze e le voci delle comunità impattate dalle attività estrattive di ENI, in Palestina e ovunque ce ne sarà bisogno» ha dichiarato Eva Pastorelli di ReCommon. A questo punto, archiviata la fase della mediazione, ReCommon è pronta ad affrontare un’eventuale nuova citazione in giudizio da parte di ENI. Re: Common
April 15, 2026
Pressenza
Report su ricerca e brevetti al Politecnico di Milano con partner israeliani e dual-use
Il 3 marzo 2026 si è svolto un incontro al Politecnico di Milano nell’ambito dell’iniziativa denominata “Anatomia di un riarmo accademico – Pt.2” ed organizzata da Polimi 4 Gaza, un coordinamento nato in Ateneo per opporsi alla militarizzazione ed al riarmo in Ateneo. All’incontro hanno partecipato, oltre a Giuseppe Curcio dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, anche Rossana De Simone di Peacelink e Danilo Aceto della rete RUP. Oltre ai problemi sono emerse anche alcune conquiste importanti conseguite in Ateneo, grazie al contributo di Polimi 4 Gaza e da docenti, studenti e studentesse impegnate in Ateneo sul tema della militarizzazione.  Abbiamo deciso di sintetizzare i nodi fondamentali del percorso fatto in Polimi nel report di seguito, dedicato al tema della ricerca e dei brevetti nelle collaborazioni sul dual use e con i partner israeliani al Politecnico di Milano. Adesso c’è una sfida importante che si pone in Ateneo: bloccare il rinnovo dell’accordo quadro con Leonardo. E naturalmente l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sarà al fianco di Polimi 4 Gaza e delle realtà che si opporranno al rinnovo. Alcuni scatti dell’iniziativa. REPORT SU RICERCA E BREVETTI AL POLITECNICO DI MILANO NELLE COLLABORAZIONI CON PARTNER ISRAELIANI E SUL DUAL-USE RICERCA E BREVETTI: POLIMI E PARTNER ISRAELIANI Le domande di brevetto nate da collaborazioni internazionali solitamente derivano da progetti finanziati dal Bando Scientifico Italia-Israele (MAECI). Il Politecnico di Milano è stato storicamente uno dei partner più attivi in questo ambito. Settori chiave: Le aree di ricerca che più facilmente portano al deposito di brevetti congiunti includono: * Energia e Idrogeno: Progetti come GreenH2, condotto dal Politecnico con la Hebrew University of Jerusalem, focalizzato su tecnologie innovative per la produzione di idrogeno. * Droni e AI: Collaborazioni tecnologiche avanzate nel settore aerospaziale (spesso coinvolgendo anche partner industriali come Leonardo). * Precision Medicine: Sviluppo di dispositivi biomedicali e nuove molecole in partnership con istituti come il Technion (Israel Institute of Technology). GESTIONE DELLA PROPRIETÀ INTELLETTUALE (IP) Quando il Politecnico deposita un brevetto con un ente israeliano, la titolarità segue solitamente queste regole: * Contitolarità: Il brevetto è depositato a nome di entrambi gli enti (es. Politecnico di Milano e Technion). * Regolamento IP: Esiste un accordo preventivo che stabilisce chi gestisce lo sfruttamento commerciale del brevetto e come vengono spartite le eventuali royalty derivanti da licenze ad aziende terze. TENSIONI RECENTI E “SOSPENSIONE” A partire dalla fine del 2024 e per tutto il 2025, la questione delle collaborazioni e dei brevetti con Israele è diventata un tema politico caldissimo: * Pressioni studentesche: Al Politecnico di Milano ci sono state forti mobilitazioni (incluse occupazioni del rettorato) per chiedere la rescissione degli accordi, in particolare quelli con il Technion di Haifa, accusato dagli attivisti di avere legami con l’industria bellica, oltre che dei rapporti fra l’istituto ed il governo di Israele. * Trasparenza: In risposta alle proteste, alcune collaborazioni sono state rese meno visibili o “congelate” formalmente, pur restando attivi i progetti di ricerca pura non legati a tecnologie dual-use (civili e militari). * Esempio della Statale: Mentre il Politecnico ha mantenuto una linea di maggiore continuità scientifica, l’Università Statale di Milano ha approvato nel settembre 2025 una mozione per sospendere nuovi accordi con enti israeliani coinvolti nel conflitto. Come verificare brevetti specifici Se si cerca un numero di brevetto o un’invenzione specifica, occorre consultare database pubblici: Espacenet (EPO): Inseri “Politecnico di Milano” e “Israel” nei campi dei richiedenti (Applicants). Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM): Per verificare se ci sono estensioni italiane di tali brevetti. Facendo una ricerca tecnica nei database dei brevetti (come l’Israel Patents Journal e l’EPO), emergono diversi filoni di collaborazione tra il Politecnico di Milano e realtà israeliane. Ecco i risultati più rilevanti per aree tecnologiche e progetti specifici: 1. Sicurezza e Visione Artificiale (Sorveglianza) Esistono depositi di brevetti legati a tecnologie di Motion Detection e Object Tracking. Dettagli: Un brevetto registrato in Israele (codice 274418) vede il Politecnico di Milano coinvolto in sistemi per la “Situational Awareness” e video a super-risoluzione. Applicazioni: Questi sistemi, che utilizzano immagini a micro-scansione, sono spesso sviluppati in contesti di sicurezza avanzata o monitoraggio industriale. 2. Dispositivi Biomedici e Salute Il Politecnico ha diverse domande di brevetto congiunte nel settore della riabilitazione e del monitoraggio neurale. Progetto “Writing Instrument”: Un brevetto (pubblicazione 20230126043) riguarda una penna intelligente dotata di sensori di forza e movimento per l’analisi del tremore e della scrittura. Sebbene i partner principali siano spesso università milanesi (come la Statale), il progetto è inserito in network di ricerca che includono scambi con centri di eccellenza israeliani nel campo della bioingegneria. 3. Fotonica e Comunicazioni Ottiche Il Polimi detiene brevetti su sistemi ottici riconfigurabili (es. brevetto numero 11646790). Partner: In questo campo i contatti sono storicamente forti con il Technion di Haifa. Le ricerche riguardano la manipolazione della luce su chip, fondamentale per lo sviluppo dei futuri computer quantistici e delle reti 5G/6G. 4. Il Progetto GreenH2 (Idrogeno) Questo è uno dei casi più documentati di cooperazione scientifica recente (fino al 2025). Oggetto: Sviluppo di elettrolizzatori innovativi per produrre idrogeno verde. Partnership: Politecnico di Milano e Hebrew University of Jerusalem. Le invenzioni derivanti da questo progetto mirano a brevettare nuovi materiali catalizzatori che non utilizzano metalli rari. Nota (Marzo 2026): A causa delle recenti mozioni approvate da alcuni dipartimenti del Politecnico, la tendenza attuale è quella di non avviare nuove domande di brevetto congiunte che abbiano potenziali applicazioni militari (dual-use), privilegiando esclusivamente la ricerca medica e ambientale. In base alle informazioni più recenti (aggiornate a marzo 2026), le collaborazioni del Politecnico di Milano con Israele sono diventate un tema estremamente sensibile, portando l’ateneo a una gestione molto più riservata delle partnership rispetto al passato. Ecco i nomi dei docenti, dei laboratori e dei progetti chiave che sono stati al centro di queste attività e dei relativi depositi brevettuali: 1. Settore Droni e Sistemi di Controllo È l’area più controversa a causa del potenziale utilizzo dual-use (civile e militare). * Docente guida: Il Prof. Marco Lovera, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata. È una figura centrale per lo studio della navigazione autonoma e del controllo delle flotte di droni. Laboratori: Il Laboratorio di Sistemi Aerospaziali e l’ASCL (Aerospace Systems and Control Lab). Contesto: Sebbene l’Osservatorio si occupi prevalentemente di applicazioni civili (logistica sanitaria, agricoltura), le tecnologie di controllo del volo sviluppate sono tecnicamente affini a quelle utilizzate da partner storici come il Technion di Haifa, leader mondiale nella difesa aerea. A fine 2024, il Politecnico è stato oggetto di forti proteste proprio per la presunta “invisibilità” di alcuni di questi accordi nei database pubblici. 2. Settore Idrogeno e Transizione Energetica Qui la collaborazione è di tipo puramente scientifico-ambientale ed è legata al progetto GreenH2. * Docenti guida: Il Prof. Matteo Maestri e ricercatori del Dipartimento di Energia (come quelli recentemente selezionati per la European Talent Academy 2026). Partner: La Hebrew University of Jerusalem. Obiettivo: La ricerca si concentra sulla sintesi di nuovi catalizzatori per la produzione di idrogeno. In questo caso, le domande di brevetto riguardano nuovi materiali chimici e processi industriali sostenibili. 3. Fotonica e Nanotecnologie Settore ad altissimo valore di proprietà intellettuale (IP). * Docente guida: Il Prof. Andrea Melloni, direttore del Photonics Devices Lab. Collaborazioni: Rapporti decennali con ricercatori israeliani per lo sviluppo di chip fotonici riconfigurabili. Brevetti: Riguardano circuiti integrati ottici che permettono di gestire segnali dati ad altissima velocità, fondamentali sia per le telecomunicazioni che per la sensoristica avanzata. RIEPILOGO DELLA SITUAZIONE ATTUALE (2025-2026) Cosa è cambiato: A seguito delle mobilitazioni studentesche del 2025, il Politecnico ha adottato una politica di trasparenza rafforzata. Molti accordi che prima erano “quadro” (generali) sono stati trasformati in accordi specifici per singolo progetto, per garantire che i brevetti risultanti non abbiano applicazioni nel settore degli armamenti. Il Politecnico di Milano ha aggiornato le proprie linee guida etiche per il triennio 2024-2026, rispondendo alla crescente pressione geopolitica e alle richieste di trasparenza su tecnologie sensibili. Le nuove direttive non mirano a “vietare” la ricerca, ma a responsabilizzare il ricercatore attraverso un sistema di controlli a più livelli. Ecco i pilastri fondamentali: 1. LA NOMINA DEL DELEGATO PER IL “DUAL-USE” Una delle novità più significative è la nomina di una figura specifica: il Delegato per le Tecnologie a Duplice Uso e la Ricerca Sicura (attualmente il Prof. Pierangelo Masarati). * Compito: Vigilare affinché le ricerche nate per scopi civili (es. droni per agricoltura, crittografia per banche) non vengano deviate verso scopi bellici o repressive. * Controllo preventivo: Ogni nuova collaborazione internazionale (inclusi gli accordi con Israele) deve essere sottoposta a uno screening che valuti il rischio di “uso improprio”. 2. RAFFORZAMENTO DEL COMITATO ETICO DELLA RICERCA Il Comitato (presieduto dalla Prof.ssa Viola Schiaffonati) ha visto estese le proprie competenze per il mandato 2024-2026. * Parere Vincolante: Per progetti finanziati da enti esterni o che coinvolgono partner in zone di conflitto, il ricercatore deve richiedere una Ethical Clearance. * Criteri di valutazione: Non si valuta solo l’integrità scientifica, ma anche l’impatto sociale e la conformità ai diritti umani. Se un progetto di ricerca con il Technion di Haifa, ad esempio, tocca ambiti sensibili di cybersecurity, il Comitato può imporre restrizioni sulla pubblicazione dei dati o sulla proprietà dei brevetti. 3. LA “DIPLOMAZIA SCIENTIFICA” E IL PIANO STRATEGICO 2026-2028 Nel nuovo Piano Strategico presentato a febbraio 2026, il Rettore ha introdotto il concetto di “Diplomazia Scientifica”: * Responsabilità Sociale: Il Politecnico si impegna a mantenere aperti i canali di dialogo accademico (anche con Israele) come strumento di pace, ma con la clausola della “Neutralità Tecnologica”. * Clausole di Recesso: I nuovi accordi quadro includono clausole che permettono all’Ateneo di sospendere la collaborazione se i risultati della ricerca vengono utilizzati per scopi contrari ai valori del Codice Etico (es. violazione della dignità umana). 4. FORMAZIONE OBBLIGATORIA PER I DOTTORANDI Per la prima volta, il corso “Ethical Aspects of Research on Dual-Use Technologies” è diventato un pilastro della Scuola di Dottorato. * Obiettivo: Insegnare ai futuri ingegneri a identificare i “segnali d’allarme” nelle partnership internazionali e a gestire la proprietà intellettuale in modo che il brevetto non diventi uno strumento di offesa. IN SINTESI: COSA SUCCEDE SE VUOI COLLABORARE CON ISRAELE OGGI? 1. Check-list Dual-Use: Devi compilare un modulo di autovalutazione del rischio. 2. Vaglio del Delegato: Se il settore è sensibile (Aerospazio, Chimica, AI), il Delegato del Rettore deve dare il via libera. 3. Trasparenza sui Brevetti: Ogni domanda di brevetto congiunta deve specificare chiaramente i limiti di utilizzo e non può essere esclusiva per partner industriali militari. L’applicazione delle nuove linee guida etiche 2024-2026 al progetto GreenH2 (Politecnico di Milano – Hebrew University) offre un esempio perfetto di come l’ateneo stia bilanciando cooperazione scientifica e responsabilità politica. Ecco come le regole che abbiamo visto hanno trasformato questo specifico progetto: 1. LA CLAUSOLA DI “NEUTRALITÀ CLIMATICA” (NO DUAL-USE) Il progetto GreenH2 mira a creare catalizzatori per l’idrogeno verde che non usino metalli rari (come il platino). * L’impatto etico: Sotto le nuove linee guida, il Delegato al Dual-Use ha dovuto certificare che queste molecole e materiali non abbiano applicazioni immediate in settori sensibili come la propulsione missilistica o sistemi di offesa. * Risultato: Il brevetto congiunto depositato nel 2025 contiene una clausola che ne limita l’uso esclusivamente a fini di decarbonizzazione industriale. 2. TRASPARENZA E “INVISIBILITÀ” SELETTIVA Come emerso dalle cronache di fine 2024 e inizio 2025, il Politecnico è stato accusato di aver “nascosto” alcune collaborazioni con il Technion per evitare proteste. * La risposta etica: Le nuove linee guida impongono che ogni accordo sia pubblicato nell’Albo di Trasparenza dell’Ateneo. Tuttavia, per proteggere i ricercatori (sia italiani che israeliani) da ritorsioni o minacce, i dettagli operativi sui singoli nomi dei dottorandi possono essere secretati, mentre l’oggetto del brevetto e il partner istituzionale devono rimanere pubblici. 3. DIRITTI UMANI E SEDI DI RICERCA Un punto cruciale delle linee guida 2026 riguarda la localizzazione della ricerca. * Il caso Hebrew University: Poiché la Hebrew University ha alcuni campus situati a ridosso o oltre la “linea verde” (territori contesi), il Comitato Etico del Polimi ha richiesto una garanzia che le attività di ricerca finanziate con fondi italiani/europei si svolgano esclusivamente nei laboratori della sede centrale di Givat Ram. * Revisione periodica: Il progetto è soggetto a una revisione semestrale. Se il partner israeliano dovesse essere coinvolto in attività di ricerca dichiaratamente legate al supporto logistico-militare del conflitto, le linee guida impongono il congelamento immediato del trasferimento tecnologico. 4. GESTIONE DEI BREVETTI (IP) E SOCIAL IMPACT Le linee guida ora impongono che i brevetti nati con partner in aree di crisi debbano avere una ricaduta sociale documentata. * GreenH2: È stato classificato come “High Social Impact” perché contribuisce agli obiettivi UE del 2050. Questo ha permesso di “scudare” la collaborazione dalle mozioni di boicottaggio totale presentate in Senato Accademico, distinguendo la ricerca per la sopravvivenza del pianeta dalla ricerca bellica. IN SINTESI: COSA È CAMBIATO PER UN RICERCATORE DEL POLIMI? Oggi, se un ricercatore del Dipartimento di Energia vuole depositare un brevetto con Israele, deve affrontare un iter che dura circa 3 mesi in più rispetto al 2023, durante i quali deve dimostrare: 1. Che l’invenzione non è “esportabile” per scopi di difesa. 2. Che il partner non opera in territori occupati. 3. Che il brevetto sarà accessibile per scopi umanitari o ambientali. Nell’ultimo biennio (2024-2026), l’applicazione rigorosa delle linee guida ha portato a una significativa selezione dei progetti. Sebbene il Politecnico non pubblichi una “lista nera” ufficiale per ragioni di riservatezza e diplomazia accademica, fonti interne e dinamiche del Senato Accademico confermano che diversi progetti sono stati declassati, sospesi o bocciati. Ecco i casi più emblematici di progetti “bloccati” o fortemente limitati: 1. IL CASO DEL CORSO DI DOTTORATO (SETTEMBRE 2025) Un caso eclatante, simile a quanto accaduto al Politecnico di Torino, ha riguardato la sospensione di un modulo didattico di un guest lecturer israeliano. * Motivazione: Il docente era stato invitato per un corso sulle tecniche di riconoscimento facciale (Facial Recognition). Durante le lezioni, sono emerse esternazioni politiche a difesa delle operazioni militari dell’IDF definite “inaccettabili” dalla governance dell’ateneo. * Esito: Il rapporto con il docente è stato interrotto con effetto immediato e il modulo è stato cancellato per violazione del codice etico che impone la neutralità e il ripudio della violenza. 2. SOSPENSIONE DEI PROGETTI “DUAL-USE” NELL’AEROSPAZIO A differenza del progetto sull’idrogeno (che è proseguito), diverse proposte nel settore dei sistemi di guida autonoma sono state bocciate dal Comitato Etico tra il 2024 e il 2025. * Il motivo del blocco: Alcuni algoritmi proposti per lo sciame di droni (drone swarming) sono stati giudicati troppo vicini a standard militari. Non potendo garantire che la proprietà intellettuale (i brevetti) rimanesse confinata all’uso civile (es. monitoraggio agricolo), il Comitato ha negato l’autorizzazione a procedere con partner industriali della difesa israeliana. * Impatto: Questo ha portato a un crollo dei progetti approvati nell’ambito dei bandi MAECI (Ministero Affari Esteri), passati da decine a poche unità. 3. BLOCCO DEGLI SCAMBI CON L’UNIVERSITÀ DI ARIEL (CISGIORDANIA) Seguendo l’esempio dell’Università Statale, anche il Politecnico ha formalizzato il divieto di ogni collaborazione con istituzioni situate nei territori occupati. * Esito: Ogni proposta di ricerca che prevedesse test sul campo o partnership con la Ariel University è stata automaticamente rigettata per violazione delle risoluzioni internazionali e delle linee guida interne sulla localizzazione della ricerca. 4. IL “CONGELAMENTO” PREVENTIVO (SELF-CENSORSHIP) Un fenomeno rilevato nel 2026 è il cosiddetto disimpegno preventivo. Molti docenti, per evitare le lunghe e complesse procedure del Comitato Etico o per timore di proteste studentesche (come quelle del gruppo Polimi 4 Gaza), hanno scelto di: * Non rinnovare i memorandum d’intesa (MoU) in scadenza. * Orientare le partnership verso altri centri di eccellenza (es. in Europa o Singapore). IN SINTESI: PERCHÉ UN PROGETTO VIENE BOCCIATO OGGI? Un progetto viene bloccato se non supera uno di questi tre test: 1. Test di Esportabilità: Il software o il materiale può essere usato per armamenti? Se “Sì” o “Forse”, viene bloccato. 2. Test di Localizzazione: Il partner opera oltre la Linea Verde? Se “Sì”, viene bloccato. 3. Test di Trasparenza: Il partner accetta che i risultati siano pubblici e non secretati per scopi di difesa? Se “No”, la collaborazione non parte. Proprio mentre scriviamo questo report (marzo 2026) al Politecnico sono previste nuove iniziative studentesche per chiedere un monitoraggio ancora più stringente su questi blocchi. Il clima attuale vede il Politecnico di Milano muoversi alla ricerca di un equilibrio precario tra eccellenza scientifica e responsabilità etica. L’influenza delle nuove linee guida si riflette chiaramente nella partecipazione ai bandi Horizon Europe, il principale programma di finanziamento dell’Unione Europea. Ecco come la situazione politica e le regole etiche stanno impattando i grandi progetti: 1. LO “STOP” DELL’UE AI FONDI PER L’INNOVAZIONE INDUSTRIALE A partire dalla fine del 2025, la Commissione Europea ha proposto una sospensione parziale di Israele da alcuni segmenti di Horizon Europe. * Settore colpito: Lo stop riguarda l’EIC (European Innovation Council), ovvero il fondo per le start-up e le tecnologie dirompenti (AI, droni, cybersecurity). * Impatto sul Polimi: I laboratori del Politecnico che avevano partnership con aziende israeliane in questi settori hanno visto i finanziamenti congelati o sono stati costretti a sostituire i partner industriali israeliani con partner europei per non perdere il grant. 2. PROGETTI ACCADEMICI: “SALVI” MA SOTTO SORVEGLIANZA Mentre i fondi industriali sono stati limitati, la ricerca accademica pura (Pillar I di Horizon, come gli ERC) resta formalmente aperta. Tuttavia, al Politecnico sono scattati nuovi protocolli: * Security Scrutiny: Ogni progetto Horizon con partner israeliani deve ora superare uno “scrutinio di sicurezza” preventivo. Se il progetto prevede lo sviluppo di algoritmi che potrebbero essere usati per la sorveglianza di massa o il puntamento (anche se nati per scopi civili), l’Ateneo richiede una modifica del piano di lavoro. * Clausola di Rescissione UE: I contratti firmati nel 2026 includono clausole legate al rispetto dei diritti umani (Art. 2 dell’Accordo di Associazione UE-Israele). Se l’UE dovesse dichiarare una violazione sistematica, il Politecnico sarebbe obbligato a uscire dal consorzio senza penali. 3. I PROGETTI “BLOCCATI” O “RIFONDATI” Dalle analisi dei bandi 2025-2026, emergono due dinamiche chiare: * Bocciatura dei partner in zone contese: Progetti che includevano ricercatori affiliati a sedi universitarie in territori occupati (Cisgiordania) sono stati bloccati sul nascere dal Comitato Etico, poiché violano la politica di localizzazione della ricerca dell’Ateneo. * Cambio di rotta nell’AI: Progetti di visione artificiale inizialmente orientati alla “sicurezza urbana” (spesso sviluppati con eccellenze israeliane) sono stati riconvertiti in progetti di “monitoraggio ambientale” o “diagnostica medica” per evitare le critiche legate al dual-use e al controllo sociale. 4. LA “DIPLOMAZIA SCIENTIFICA” NEL PIANO STRATEGICO 2026-2028 Nel documento approvato a febbraio 2026, il Politecnico definisce la sua posizione: “Il Politecnico non pratica il boicottaggio accademico generalizzato, ma esercita una vigilanza attiva. La ricerca con partner internazionali, inclusi quelli israeliani, è ammessa solo se finalizzata a obiettivi di sostenibilità globale e se i risultati sono pubblicamente accessibili, escludendo ogni segretezza di carattere militare.” COSA SIGNIFICA IN PRATICA PER IL 2026? Se oggi un ricercatore del Politecnico vince un bando Horizon con il Technion, il progetto partirà solo se: 1. Il software prodotto è Open Source. 2. Non ci sono partner dell’industria della difesa nel consorzio. 3. Viene nominato un Ethics Advisor esterno che monitori il progetto ogni 6 mesi. In definitiva, il Politecnico ha scelto la via della “cooperazione condizionata”: non chiude le porte alla scienza israeliana (a differenza di altre università italiane che hanno votato per la sospensione totale), ma impone filtri talmente stringenti da aver reso di fatto impossibili i progetti più vicini al settore tecnologico-militare. Attualmente il Politecnico di Milano risulta immerso in una fitta rete di collaborazioni con i “giganti” dell’industria italiana (Leonardo ed ENI), le quali fungono spesso da ponte verso Israele. Tuttavia, l’applicazione delle nuove Linee Guida Etiche ha creato frizioni e cambiamenti operativi significativi proprio in queste relazioni “triangolari”. Ecco come queste restrizioni stanno influenzando il rapporto con le aziende e i progetti congiunti: 1. LEONARDO: IL NODO DELLA DIFESA E DEL “DUAL-USE” Leonardo è il partner storico del Politecnico per l’aerospazio e la cyber-security, ma è anche l’azienda italiana più esposta sul fronte israeliano (con accordi diretti con l’Israeli Innovation Authority e la Tel Aviv University). * Il blocco del 2025/2026: A seguito di azioni legali e petizioni dei lavoratori di Leonardo (che hanno raccolto oltre 20.000 firme a fine 2025), il Politecnico ha dovuto irrigidire i controlli sui progetti comuni. * Progetti declassati: Alcune ricerche sulla “navigazione autonoma” condotte con Leonardo sono state rimosse dai programmi di cooperazione con Israele per evitare che finissero sotto l’occhio del Comitato Etico. Il Polimi ha imposto a Leonardo che i risultati delle ricerche svolte nei propri laboratori non siano trasferibili a filiali o partner israeliani impegnati nel settore militare (come Elta Systems). * Focus Cyber: La collaborazione si è spostata massicciamente sulla Cyber Defence civile e sulla protezione delle infrastrutture critiche, ambiti considerati più “sicuri” dal punto di vista etico rispetto alla radaristica o ai droni da combattimento. 2. ENI: IDROGENO E “DIPLOMAZIA DELL’ENERGIA” Il rapporto con ENI è meno teso perché focalizzato sulla transizione ecologica, ma non privo di sfide. * Hydrogen Joint Research Partnership: Il Politecnico, insieme a ENI, Edison e Snam, guida questo consorzio. Molte delle tecnologie per l’idrogeno verde sono state testate in collaborazione con istituti israeliani (come la Hebrew University). * La garanzia di “Neutralità”: Per far passare questi progetti al vaglio del Comitato Etico, ENI e il Politecnico hanno dovuto certificare che le tecnologie brevettate (es. nuovi elettrolizzatori) abbiano scopi puramente civili. Questo ha permesso di mantenere aperti i canali con Israele presentandoli come “Diplomazia Climatica”, un pilastro del Piano Strategico 2026 dell’Ateneo. SINTESI DELL’IMPATTO SUI RAPPORTI INDUSTRIALI 3. LE CONSEGUENZE LEGALI E I BANDI Un elemento cruciale emerso a inizio 2026 è la revoca retroattiva da parte dell’UAMA (Ministero Esteri) di alcune licenze per prodotti dual-use verso Israele. Questo ha costretto il Politecnico a riscrivere i contratti di consulenza con le aziende italiane: se Leonardo o ENI utilizzano una proprietà intellettuale del Polimi per un contratto con Israele che viene bloccato dal Governo, l’Università è ora legalmente protetta e non può essere chiamata a rispondere dei danni. CONCLUSIONI Il Politecnico non ha interrotto i rapporti con le aziende italiane che lavorano con Israele, ma ha eretto un “muro burocratico ed etico” che impedisce che la propria ricerca diventi parte di forniture belliche. Questo ha portato a una forma di “ricerca a compartimenti stagni”: quello che il Polimi fa con Leonardo resta al Polimi e non può viaggiare verso Tel Aviv se ha un’ombra di uso militare. Di sicuro molte delle novità introdotte dalla governance del POLIMI sono “di facciata”, ma le realtà che in Ateneo si oppongono alla militarizzazione, come Polimi 4 Gaza possono continuare a lavorare per renderli strumenti effettivi, interagendo con la figura del Delegato per le Tecnologie a Duplice Uso e la Ricerca Sicura e stimolandolo continuamente nelle verifiche, accertandosi che le Linee guida etiche e le procedure di due diligence diventino pratica quotidiana, soprattutto fra i docenti più esposti ai rischi di dual-use ed a collaborazioni “sensibili”, in modo da capitalizzare al meglio gli sforzi fatti e le piccole grandi conquiste ottenute. Ciò soprattutto in vista di un appuntamento importante, che è la scadenza dell’accordo quadro del POLIMI con Leonardo, nella convinzione e nella speranza che con gli strumenti a disposizione si possa far pervenire la governance alla saggia decisione di non rinnovare o estendere ulteriormente l’accordo stesso. Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Qui il Report di Giuseppe Curcio in PDF. REPORT_RICERCA-BREVETTI_POLIMIDownload Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Report dell’Assemblea No NATO a Milano: analisi e proposte per il futuro
Delle prime due assemblee nazionali previste dal Coordinamento No NATO per l’anno 2026, sabato 31 gennaio si è tenuta quella di Milano, dedicata alle realtà simpatizzanti e aderenti  del coordinamento nel nord del Paese. Presenti una sessantina di persone rappresentanti perlopiù di comitati, collettivi ed associazioni. Dopo aver all’unanimità approvato il comunicato di solidarietà verso il corteo che in contemporanea si è tenuto a Torino in difesa degli spazi sociali e contro le politiche del governo Meloni, è stato presentato il dossier sulle installazioni delle basi USA-NATO a cura del coordinamento.  L’assemblea ha contato 17 interventi che, susseguendosi, hanno condiviso informazioni circa il loro lavoro sui vari territori e gli obbiettivi del proprio attivismo. Le riflessioni e i punti che sono stati affrontati sono stati molti: dalle analisi sui conflitti internazionali in corso alla repressione del dissenso interno al nostro Paese; dalla analisi e mappatura delle basi USA-NATO in Italia alla conseguenza delle loro installazioni sul territorio e sulle spese dei comuni; dalla pervasività galoppante della militarizzazione in ogni ambito della nostra vita alla diffusione in aumento di realtà antagoniste ad essa. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è stato presente e ha condiviso tappe, obiettivi e strumenti del suo operato. L’ incontro, partecipato e ricco di spunti, ha tentato, in chiusura, di raccogliere le questioni emerse: il bilancio di un anno di lavoro e il tentativo di rafforzare una struttura organizzativa che riesca a coordinare le tantissime realtà italiane che si oppongono alla guerra e all’occupazione USA-NATO della nostra terra. Prossimamente il Coordinamento Nazionale No NATO diffonderà nuovi aggiornamenti…restiamo dunque in attesa della seconda assemblea. Clicca qui per il link al comunicato del Coordinamento No NATO. Elena Abate, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
DiPLab Releases Major Report on Data Work in Egypt: The Hidden Workforce Behind AI
DiPLab is proud to announce the publication of our latest research report: Data Work in Egypt: Who Are the Workers Behind Artificial Intelligence? This new study, led by Dr. Myriam Raymond with Lucy Neveux, Prof. Antonio A. Casilli, and Dr. Paola Tubaro, provides the first comprehensive examination of Egyptian data workers training AI systems for tech giants worldwide. How to cite this report: > Myriam Raymond, Lucy Neveux, Antonio A. Casilli, Paola Tubaro (2025). “Data > Work in Egypt. Who are the Workers Behind Artificial Intelligence”. DiPLab > Report. <https://hal.science/hal-05417930> > > Tweet Rapport DiPLab Egypte-DefcDownload KEY FINDINGS AT A GLANCE Our survey of over 600 Egyptian platform workers reveals a troubling reality: * Three-quarters depend on platform income to pay their bills * Average monthly earnings: $58.76 (less than half Egypt’s minimum wage of $147) * Hourly rate: $1.22 (compared to global average of $4.43 in 2018) * 76% identify as men, 74% are between 18-34 years old * 60% hold bachelor’s degrees in science or technical fields * 83% work on platforms out of financial necessity Both male and female data workers tend to be younger than the general Egyptian workforce A WORKFORCE IN CRISIS While Silicon Valley celebrates AI breakthroughs, our research exposes the human cost behind these innovations. Egyptian workers perform essential tasks—labeling images, transcribing audio, evaluating content, annotating data—that train machine learning models used globally. Yet they earn poverty wages for skilled work requiring technical knowledge and multilingual literacy. “We were struck by the contradiction,” says lead researcher Dr. Myriam Raymond. “These are highly educated individuals—60% hold bachelor’s degrees in science or technical fields—yet they’re earning $1.22 per hour on average, working for global tech companies that profit enormously from their labor.” Our data reveals severe income volatility. Rather than providing stable supplemental income, platform work traps Egyptian workers in a cycle of precarity: Most workers experience volatile or extremely volatile income, with earnings fluctuating dramatically month to month When we asked how workers used their last month’s platform earnings, the results were stark: the overwhelming majority spent their income immediately on rent, food, and clothes. Only a tiny fraction had the financial security to use earnings for hobbies or savings. Platform work serves as a lifeline rather than a source of financial flexibility CONDITIONS WORSE THAN SEVEN YEARS AGO Comparing our findings with the International Labor Organization’s 2018 global study reveals a disturbing trend: conditions for data workers have deteriorated significantly. * Increased education requirements: 70% now hold bachelor’s degrees vs. 57% globally in 2018 * Hourly rates dropped 72%: from $4.43 (2018 global average) to $1.22 (Egypt 2025) * Workforce demographic shift: from married adults with children to precarious single young people OUR RECOMMENDATIONS DiPLab’s report concludes with actionable policy recommendations: For Governments: * Improve measurement of data work in official statistics * Promote financial inclusion for platform workers * Simplify activity registration to encourage formalization * Ensure social security coverage For Platforms: * Implement transparent payment systems with minimum wage requirements * Disclose task allocation criteria clearly * Establish fair conflict resolution mechanisms * Provide dedicated worker support
January 2, 2026
DiPLab
Report di B’tselem su genocidio e sfollamento a Gaza
Un report dell’organizzazione israeliana per i diritti umani B’tselem afferma che il 90% della popolazione di Gaza è stato sfollato dalle sue abitazioni. Dall’inizio dell’aggressione, l’esercito israeliano ha emesso 161 ordini di evacuazione. In due anni, 1,9 milioni di palestinesi sono stati costretti a sfollare almeno una volta, dopo aver perso i loro cari e tutti gli averi. Per approfondire in italiano: clicca. Per leggere il report in inglese: clicca ANBAMED
December 20, 2025
Pressenza
Donne e giovani in pensione sempre più tardi
Nel nostro Paese quasi un lavoratore su tre pur lavorando non riesce a farsi riconoscere un anno pieno di contributi, a causa di contratti brevi, part-time involontari e salari troppo bassi. I lavoratori con retribuzioni inferiori ai 15.000 euro annui rappresentano oltre un terzo del totale dei dipendenti del settore privato (circa 6,1 milioni di persone, pari al 34,6%). Si tratta di lavoratrici e lavoratori che, per livello di reddito e intensità lavorativa, non riescono a raggiungere una piena copertura contributiva annuale, con impatti diretti sul diritto futuro alla pensione. In particolare, le due fasce più basse (fino a 9.999 euro annui) includono oltre 4,1 milioni di lavoratori che non solo non raggiungono la soglia necessaria a una vita lavorativa dignitosa, ma spesso non maturano nemmeno 12 mesi utili ai fini dell’anzianità contributiva, poiché i periodi di lavoro non coprono l’intero anno. Un lavoratore su tre percepisce meno di 15.000 € all’anno e quasi il 60% resta al di sotto della soglia dei 25.000 € annui, evidenziando come una parte significativa del lavoro rischi di non garantire una vita dignitosa né una pensione adeguata. E’ quanto si legge nell’Analisi “L’impatto dell’aumento dei requisiti pensionistici sui redditi bassi” dell’Osservatorio Previdenza della CGIL. E ad essere maggiormente penalizzati sono i giovani e le donne. La condizione retributiva dei giovani rappresenta infatti uno degli elementi più critici del mercato del lavoro italiano. L’ingresso avviene sempre più spesso attraverso contratti brevi, stagionali o con orari ridotti – in larga parte part-time involontario – che comportano fin da subito salari molto bassi e un numero limitato di mesi lavorati nel corso dell’anno. Le retribuzioni medie annue dei giovani fino ai 24 anni risultano particolarmente contenute: i lavoratori fino a 19 anni percepiscono in media 4.374 euro, equivalenti a pochi mesi di lavoro effettivo, mentre nella fascia 20–24 anni si raggiungono 11.882 euro, un importo ancora insufficiente a garantire un anno pieno di contribuzione utile ai fini previdenziali. Si tratta di una condizione di forte vulnerabilità che si manifesta fin dall’inizio della carriera e che rischia di tradursi, nel tempo, in una difficoltà strutturale nel costruire una pensione adeguata e nel maturare i requisiti minimi necessari all’accesso alla pensione stessa. La dimensione di genere rappresenta, inoltre, uno dei principali fattori di vulnerabilità economica nel mercato del lavoro italiano. La disuguaglianza retributiva non è un fenomeno residuale, ma il risultato di condizioni strutturali che incidono sui salari e, di conseguenza, sulla costruzione dei diritti previdenziali nel corso della vita lavorativa. Le lavoratrici sono maggiormente occupate in posizioni a basso valore aggiunto, con contratti più precari, orari ridotti e carriere più discontinue rispetto agli uomini. La diffusione del part-time involontario, che interessa in modo marcato la componente femminile, amplifica queste criticità: meno ore lavorate (o certificate) significano retribuzioni annue più basse, minore intensità contributiva e un rischio elevato di non riuscire a maturare i requisiti per la pensione. “Come rilevato dall’Osservatorio INPS sulle retribuzioni 2024, si legge nel Report della CGIL, le lavoratrici dipendenti del settore privato percepiscono in media 19.833 euro annui, contro i 27.967 euro degli uomini: una differenza di oltre 8.000 euro corrispondente a un gap retributivo di circa –29% a sfavore delle donne. Questa disparità non è spiegabile soltanto dalle diverse qualifiche o inquadramenti professionali: essa è fortemente correlata alla maggior incidenza del part-time, spesso involontario: 49% delle lavoratrici ha avuto almeno un rapporto part-time nell’anno, contro 21% dei lavoratori uomini.” La distribuzione per tipologia di orario rivela poi una forte asimmetria di genere nel mercato del lavoro italiano: le donne rappresentano appena il 32% dei lavoratori a tempo pieno, ma diventano maggioranza assoluta in tutte le forme di part-time, 67% nel part-time orizzontale, 63% nel part-time verticale e 71% nelle modalità miste. Questa concentrazione femminile nel lavoro a orario ridotto non è il riflesso di una scelta libera, ma di un’organizzazione del mercato del lavoro e delle responsabilità di cura ancora fortemente squilibrata. Ne deriva un effetto diretto sui percorsi retributivi e previdenziali: il part-time comporta retribuzioni annue significativamente inferiori e una minor copertura contributiva, che si traduce in carriere più brevi o incomplete. In sostanza, la diversa distribuzione delle opportunità lavorative tra uomini e donne determina una penalizzazione strutturale che agisce oggi sul salario e domani sulla pensione, alimentando un gender pension gap destinato ad ampliarsi con l’avanzare dell’età lavorativa. Infine, la ricerca dell’Osservatorio Previdenza della CGIL mette in evidenza come il meccanismo di adeguamento automatico dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita non sia un elemento neutro. Al contrario, rischia di aggravare la condizione di vulnerabilità previdenziale di milioni di persone che già oggi vivono un pregresso economico e contributivo debole Qui il Report della CGIL su “L’impatto dell’aumento dei requisiti pensionistici sui redditi bassi”: https://files.cgil.it/version/c:NWJmYmEyMGQtOWEwYy00:MGNiNmI1MDItYzhkYi00/Analisi%20Osseravtorio%20PrevidenzaCGIL_L%E2%80%99impatto%20dell%E2%80%99aumento%20dei%20requisiti%20pensionistici%20sui%20redditi%20bassi.pdf. Giovanni Caprio
December 15, 2025
Pressenza
GARANTE PRIVACY: DOPO IL SERVIZIO DI “REPORT”, L’OPPOSIZIONE CHIEDE LE DIMISSIONI DEL CONSIGLIO
Opposizioni parlamentari all’attacco dopo che ieri sera, domenica 9 novembre 2025, un servizio della trasmissione Rai Report ha delineato un quadro definito “grave e desolante” sulle modalità di gestione dell’Autorità del Garante per la Privacy. L’inchiesta ha rivelato l’esistenza di un sistema poco trasparente, caratterizzato da conflitti di interesse e permeabile alle pressioni politiche. “Il Consiglio va azzerato e rifatto da capo”, è la posizione espressa dalla segretaria del Pd Elly Schlein e da Angelo Bonelli di Avs. FdI risponde annunciando una mozione di maggioranza che definisce “a tutela del buon giornalismo”, contro i format come quello di Report e non meglio precisate “altre testate” che – secondo il deputato Federico Mollicone – non sarebbero a suo dire “d’inchiesta”, ma “militanti”. Radio Onda d’Urto ha raccolto il contributo sulla vicenda di Vincenzo Vita, ex vice-presidente della Commissione cultura al Senato ed ex membro della Commissione di Vigilanza Rai. Ascolta o scarica.
November 10, 2025
Radio Onda d`Urto
Report “Non è soccorso: è aggressione”. Il fronte invisibile della violenza sistematica nel Mediterraneo
In questo report Sea-Watch ha raccolto per le prima volta 72 gravi episodi di violenza perpetrati da milizie libiche, come la cosiddetta Guardia Costiera libica, contro migranti e contro attori civili e statali europei in mare dal 2016. Il report, intitolato “Non è soccorso: è aggressione. Il fronte invisibile della violenza sistematica nel Mediterraneo”, fa riferimento a tutti i principali episodi di violenza in mare documentati attribuibili ad attori libici dal 2016. Questi includono manovre pericolose e avventate che comportano rischio di caduta in acqua, tentativi di rovesciamento delle imbarcazioni, aggressioni verbali accompagnate da intimidazioni credibili e immediate, uso o minaccia con armi da fuoco (anche di avvertimento o a distanza ravvicinata) o con altri mezzi per infliggere danni fisici, tra cui anche bastoni. Solo nel 2024, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, oltre 21.700 persone sono state deportate in Libia, dove affrontano sistematicamente torture, schiavitù e violenza sessuale. Link per scaricare il report Sea Watch
November 3, 2025
Pressenza