Ha inizio l’era dell’Occidente senza morale
di Antonio Scurati,
la Repubblica, 10 gennaio 2026.
Ha ragione il medico e antropologo Fassin: insieme a Gaza è morta ogni nostra
pretesa di poterci appellare ai diritti. Così Trump e Netanyahu ci hanno portato
alla catastrofe.
I palestinesi attendono di ricevere cibo cucinato da una cucina di beneficenza,
a Beit Lahiya, nella Striscia di Gaza settentrionale, il 28 aprile 2025.
REUTERS/Mahmoud Issa TPX IMAGES OF THE DAY
Fra molti anni, davanti al tribunale della storia, la foto di Trump e
Netanyahu che festeggiano insieme il Capodanno 2025 con le loro scarpe di
vernice, i loro sorrisi trionfanti e al loro fianco le mogli in outfit
sgargianti, potrebbe essere letta come un’immagine emblematica dello sciagurato
anno appena trascorso. E come una prova schiacciante di colpevolezza. Ammesso
che esisterà ancora la memoria storica, cosa niente affatto sicura nel futuro
inaugurato da questi devastatori. Pescando nella nostra attuale memoria storica,
il paragone che mi pare più calzante è quello con l’immagine di Neville
Chamberlain e Adolf Hitler che si stringono la mano sorridenti dopo gli accordi
di Monaco del 1938. E non perché voglia suggerire una similitudine tra Netanyahu
e Hitler, già proposta molte volte, da più parti, negli ultimi mesi. Tanto meno
scorgo una somiglianza tra Trump e il tragico primo ministro inglese che si
illuse di avere salvato il suo paese dalla guerra dando la Cecoslovacchia in
pasto al coccodrillo nazista.
La foto di Trump e Netanyahu che festeggiano insieme il Capodanno 2025.
Ciò che appare terribilmente simile nelle due immagini non sono i personaggi ma
la loro postura e, soprattutto, il significato della storia narrata: raccontano
entrambe di una epocale disfatta morale dell’Occidente liberale con conseguenze
politiche catastrofiche. Ce lo chiarisce un libro di Didier Fassin, intitolato
per l’appunto Una strana disfatta: sul consenso all’annientamento di
Gaza (Feltrinelli). Fassin, insigne antropologo e medico di fama internazionale,
ricostruendo puntualmente i crimini commessi dall’esercito di Israele contro la
popolazione palestinese di Gaza — e, dal suo punto di vista, contro l’umanità
tutta — medita in modo inappellabile sulla corresponsabilità del cosiddetto
Occidente e sulla portata storica di questa delittuosa acquiescenza.
Ciò che segnala questo breve testo tra i tanti che deplorano con argomenti
definitivi l’annientamento di Gaza è l’accento posto sull’immorale clima di
consenso entro il quale è stato perpetrato. La sua tesi è enunciata già
nell’incipit: «Il consenso all’annientamento di Gaza ha creato un’enorme
frattura nell’ordine morale del mondo». Il consenso, attivo o passivo, prestato
a Israele da stati, governi, istituzioni e persone in tutto l’Occidente,
soprattutto nei primi mesi della devastante aggressione militare a Gaza — una
totale abdicazione morale spesso paradossalmente «giustificata in nome della
morale stessa» — comporta secondo Fassin una profonda «inversione dei valori che
le società occidentali rivendicano come propri» e «renderà per molto tempo
illegittima e inefficace l’invocazione dei diritti umani da parte di coloro che
hanno partecipato a una simile abdicazione morale». L’Occidente, insomma,
avrebbe perso completamente, e forse definitivamente, ogni «credibilità in
questo campo».
Arthur Neville Chamberlain e Adolf Hitler si stringono la mano sorridenti dopo
gli accordi di Monaco del 1938.
Se i capitoli dedicati alla ricostruzione storica della genesi del conflitto e
all’interpretazione della nozione di terrorismo appaiono partigiani e, dunque,
discutibili, incontrovertibili sono quelli consacrati alla gravità delle colpe
israeliane, alla complicità con esse da parte dell’Occidente e a smontare la
propaganda di chi insiste nella negazione di entrambe. Le modalità stragiste con
cui è stata condotta la campagna militare da parte di Israele non lasciano dubbi
sulla natura genocidaria di questo atto di guerra. Fassin ci ricorda che, stando
al documentatissimo atto d’accusa redatto dal Sudafrica, a meno di tre mesi
dall’inizio dell’intervento militare a Gaza, erano già stati uccisi 21110
palestinesi, il 70 per cento dei quali donne e bambini, e altri 7780 erano
dispersi, in decomposizione sotto le rovine degli edifici.
Inoltre, secondo gli stessi servizi segreti statunitensi, quasi la metà
delle bombe è stata sganciata sul territorio alla cieca, ordigni del peso di
quasi una tonnellata, in grado di creare crateri di 360 metri di diametro, sono
stati scaricati su aree densamente popolate, il che «testimonia la volontà di
decimare indiscriminatamente i civili». Ogni giorno, infine, per mesi e mesi
sono morti più di cento bambini e si stima che siano stati uccisi più bambini a
Gaza durante le prime tre settimane della guerra di quanti non ne siano morti
ogni anno dal 2019, sommando tutti i conflitti del mondo.
L’elenco degli orrori, nel loro numero, varietà e modalità, redatto da Fassin,
prosegue a lungo, minuzioso, dettagliato, ragionato; accompagnato da una
puntuale rassegna delle intenzioni genocidarie da parte dei governanti
israeliani, dichiarate apertamente in più occasioni, e delle corresponsabilità
occidentali in termini di fornitura di armamenti, appoggio politico,
disinformazione sistematica. Non è necessario ripercorrerli qui.
È fin troppo evidente, infatti, per chiunque non voglia voltare la testa, che
gli «interventi militari di Israele a Gaza hanno provocato di gran lunga il più
alto tasso di mortalità civile di qualsiasi altro conflitto al mondo nel XXI
secolo» e che, dunque, l’acquiescenza con la strage da parte di popoli che nella
loro cultura e retorica ufficiale considerano sacra e intoccabile ogni singola
vita dei propri concittadini mette in scena una moralmente abietta
diseguaglianza assegnata al valore della vita umana sul pianeta Terra.
Ci restano da stimare e meditare le conseguenze di questa abdicazione morale. Io
temo che saranno perfino peggiori di quelle previste da Didier Fassin. Siamo di
fronte a una nakba (catastrofe) storico-culturale di portata epocale. L’intero
ordinamento giuridico, politico e simbolico dell’Occidente postbellico si è
fondato sulla memoria della shoah come male assoluto, come inabissamento della
civiltà occidentale e suo nuovo inizio. Tutto si è fondato su quel «mai più». Il
fatto che un genocidio, anche se con modalità e proporzioni diverse, sia stato
perpetrato oggi dalle sue vittime di allora, con il consenso, l’acquiescenza o
l’indifferenza di molta parte dell’Occidente, apre prospettive inaudite e
terribili. L’experimentum crucis condotto da Israele sul corpo martoriato di
Gaza non si limiterà a rendere illegittima e inefficace l’invocazione dei
diritti umani da parte di coloro che hanno sostenuto la strage. Fa di più e di
peggio: prepara l’abbandono della stessa ragione umanitaria. La cronaca dei
primi giorni di questo nuovo anno sta, purtroppo, a dimostrarlo.
La deposizione manu militari del presidente venezuelano da parte degli Stati
Uniti d’America, le minacce di invasione alla Groenlandia, l’assassinio impunito
di una persona innocente, cittadina statunitense, da parte di una milizia che
risponde direttamente ed esclusivamente al Presidente, dischiude un’epoca nella
quale il potere non si limita a invocare ipocritamente e strumentalmente i
diritti umani e il diritto internazionale ma li ignora, disconosce e oltraggia
apertamente. Lo ha dichiarato lo stesso Trump: «Il mio potere non ha nessun
limite salvo la mia morale». Il che significa nessuna morale, dunque nessun
limite.
L’immagine di Trump e Netanyahu che festeggiano sorridenti in abito di gala il
Capodanno non chiude l’anno 2025. Apre il 2026. E i molti anni a venire.
Il libro: ‘Una strana disfatta’ di Didier Fassin (Feltrinelli, trad. Lorenzo
Alunni, pagg. 128, euro 12). Dal 13 gennaio in libreria.
https://www.repubblica.it/cultura/2026/01/10/news/trump_netanyahu_gaza_occidente_senza_morale-425087094