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Milano, Olimpiadi: la violenza è una sconfitta educativa
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime una condanna netta e senza attenuazioni per gli episodi di violenza verificatisi ieri sera a Milano durante la manifestazione contro le Olimpiadi invernali di Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Quando una mobilitazione pubblica degenera in aggressioni, lanci di oggetti, danneggiamenti e scontri, si produce una frattura che va oltre il singolo episodio. Si incrina il patto di convivenza civile, si offusca la legittimità del confronto democratico e si trasmette, soprattutto ai più giovani, un messaggio pericoloso: che la forza possa sostituire la parola. La violenza non è mai una forma di partecipazione. È, al contrario, la negazione della partecipazione stessa. Dove prevale l’intimidazione, arretra il dialogo; dove si alza lo scontro fisico, si abbassa la qualità del dibattito pubblico. Nessuna causa, per quanto sentita, può trovare nella distruzione o nell’aggressione una legittimazione morale o civile. Esprimiamo solidarietà a tutte le persone coinvolte negli scontri e ribadiamo il rispetto per chi è chiamato a garantire la sicurezza collettiva. Ma, come educatori, sentiamo il dovere di andare oltre la cronaca e interrogarci sulle radici culturali di tali fenomeni. Ogni episodio di violenza è anche un segnale educativo. È il sintomo di una difficoltà diffusa nel gestire il conflitto, nel riconoscere l’altro come interlocutore e non come nemico, nel distinguere tra fermezza delle idee e aggressività dei comportamenti. È in questa zona fragile che la scuola è chiamata a intervenire. La scuola non è solo un luogo di trasmissione di conoscenze: è un laboratorio quotidiano di democrazia. Nelle aule si impara a parlare e ad ascoltare, a dissentire senza offendere, a sostenere le proprie ragioni senza annullare quelle altrui. Si impara che il conflitto è parte della vita sociale, ma che può e deve essere regolato da principi di rispetto, proporzionalità e responsabilità. L’educazione ai Diritti Umani, in particolare, offre strumenti concreti per trasformare la tensione in confronto costruttivo. Insegna che ogni persona ha dignità, che la libertà individuale trova limite nella libertà degli altri, che la legalità non è imposizione ma cornice di garanzia per tutti. Insegna che la protesta pacifica è un diritto, ma che la violenza lo svuota di significato. In un tempo segnato da linguaggi estremi, polarizzazioni e reazioni impulsive amplificate anche dagli spazi digitali, diventa essenziale rafforzare percorsi educativi che promuovano pensiero critico, autocontrollo, empatia e senso di responsabilità. Le giovani generazioni osservano ciò che accade nello spazio pubblico: ne assorbono toni, gesti, parole. Per questo è fondamentale offrire loro modelli alternativi, fondati sulla forza dell’argomentazione e non sull’esibizione dello scontro. La prevenzione della violenza non si costruisce soltanto con misure repressive, ma con investimenti culturali e formativi di lungo periodo. Si costruisce sostenendo la scuola, valorizzando la formazione dei docenti, potenziando l’educazione civica e i percorsi di cittadinanza attiva. Si costruisce insegnando che il dissenso è legittimo quando è espresso in forme che rispettano la dignità delle persone e l’integrità dei luoghi comuni. Per questo riteniamo che la risposta più efficace non sia l’inasprimento dei toni, ma l’innalzamento del livello educativo. Non più contrapposizioni sterili, ma spazi di confronto; non slogan gridati, ma argomentazioni fondate; non appartenenze urlate, ma responsabilità condivise. Se vogliamo che le piazze tornino a essere luoghi di partecipazione e non di scontro, dobbiamo avere il coraggio di investire nella formazione civica delle nuove generazioni. È nelle classi di oggi che si decide la qualità del dibattito pubblico di domani. Ed è nella capacità di educare alla complessità, al rispetto e alla non violenza che si misura la maturità di una democrazia. prof. Romano Pesavento presidente CNDDU Redazione Italia
February 9, 2026
Pressenza
Il Costo Medio per Studente e le disuguaglianze
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie la pubblicazione dei nuovi valori del Costo Medio per Studente per l’anno scolastico 2025/2026 come un atto che, pur presentato in forma tecnica e amministrativa, ha un forte significato politico e culturale. I numeri diffusi dal Ministero dell’Istruzione e del Merito non sono neutri: essi raccontano, in modo implicito ma inequivocabile, quale idea di scuola il Paese sta progressivamente costruendo e quali priorità sceglie di darsi quando trasforma il diritto all’istruzione in un parametro economico. Il dato che più colpisce è quello relativo alla scuola primaria, il cui costo medio supera i 9.000 euro annui per studente, ponendosi nettamente al di sopra degli altri ordini di istruzione. Questo valore, letto superficialmente, potrebbe apparire come la conferma di un investimento significativo nell’istruzione di base; tuttavia, se analizzato in relazione agli altri segmenti del sistema scolastico, apre interrogativi più complessi. La scuola secondaria di primo grado, che rappresenta uno snodo cruciale nello sviluppo cognitivo, emotivo e sociale degli studenti, risulta invece il segmento con il costo medio più basso. È proprio in questa fascia d’età che si concentrano le prime forme di disaffezione, il rischio di dispersione implicita, le difficoltà di apprendimento non intercettate in tempo e le fragilità psicologiche amplificate dal contesto sociale e digitale contemporaneo. La distanza economica tra primaria e secondaria di primo grado non è soltanto contabile: essa riflette una visione che continua a sottovalutare il valore educativo, preventivo e sociale della scuola media. Il CNDDU ritiene che il Costo Medio per Studente, nato come strumento di trasparenza e come parametro di riferimento per la verifica della non commercialità delle scuole paritarie ai fini fiscali, stia assumendo di fatto una funzione simbolica molto più ampia. Quando lo Stato utilizza questi dati per definire esenzioni, agevolazioni e politiche di sostegno, esso implicitamente dichiara quale sia, secondo la propria impostazione, il “valore” economico dell’istruzione nei diversi momenti della crescita. Tuttavia, il diritto allo studio, sancito dalla Costituzione come diritto fondamentale e come leva di uguaglianza sostanziale, non può essere ridotto a una soglia numerica funzionale esclusivamente a criteri tributari. Nel contesto reale delle scuole italiane, questi numeri si innestano su una situazione segnata da forti disuguaglianze territoriali, sociali e culturali. I dati sulla dispersione scolastica, sebbene mostrino un lento miglioramento, continuano a evidenziare un legame stretto tra abbandono precoce, condizioni socioeconomiche delle famiglie e contesto territoriale. Le rilevazioni sugli apprendimenti restituiscono un quadro analogo, nel quale le competenze di base risultano fortemente condizionate dall’ambiente di provenienza degli studenti. In questo scenario, la scuola dovrebbe agire come fattore di riequilibrio e di emancipazione, ma troppo spesso si trova a operare con risorse insufficienti o mal distribuite rispetto ai bisogni reali. Il tema delle scuole paritarie e delle agevolazioni fiscali e contributive ad esse collegate si inserisce in questa cornice già fragile. Il CNDDU non nega la funzione pubblica riconosciuta dalla normativa alle scuole paritarie, ma richiama con forza il principio secondo cui ogni beneficio accordato dallo Stato deve essere coerente con la finalità di garantire un’istruzione realmente accessibile, inclusiva e non discriminatoria. Quando il Costo Medio per Studente diventa il parametro per stabilire se una retta sia “simbolica” o meno, il rischio è quello di limitare la riflessione alla sola dimensione fiscale, trascurando l’impatto concreto che tali scelte producono sull’eguaglianza delle opportunità educative. Alla luce di questi dati e di questo contesto, il CNDDU ritiene necessario un ripensamento complessivo delle politiche educative, che vada oltre la pubblicazione annuale di parametri contabili. Rivolgiamo al Ministro dell’Istruzione e del Merito una proposta che nasce dall’analisi dei numeri disponibili e dall’esperienza quotidiana nelle scuole: utilizzare il Costo Medio per Studente non solo come strumento di verifica amministrativa, ma come base per una strategia nazionale di riequilibrio educativo. Ciò significa riconoscere esplicitamente che la scuola secondaria di primo grado rappresenta oggi il punto più fragile del sistema e che proprio lì occorre concentrare investimenti mirati, capaci di rafforzare il tempo scuola, il supporto educativo, l’orientamento e il benessere degli studenti. Significa, inoltre, legare ogni misura di sostegno economico, sia essa fiscale o sotto forma di contributo alle famiglie, a criteri rigorosi di trasparenza e di impatto sociale. Ogni euro pubblico destinato all’istruzione dovrebbe essere valutato non solo per la sua correttezza formale, ma per la sua capacità di ridurre le disuguaglianze, contrastare la dispersione e ampliare i diritti reali degli studenti, in particolare di quelli provenienti dai contesti più fragili. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce che l’istruzione non è un servizio a domanda individuale, ma un bene comune e un investimento collettivo sul futuro democratico del Paese. I dati sul costo medio per studente possono e devono diventare l’occasione per una scelta politica chiara: rafforzare la scuola come spazio di inclusione, giustizia sociale e costruzione della cittadinanza, restituendo pieno significato al principio costituzionale secondo cui la scuola è davvero aperta a tutti. prof. Romano Pesavento presidente CNDDU Redazione Italia
January 12, 2026
Pressenza