Il Costo Medio per Studente e le disuguaglianze
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie
la pubblicazione dei nuovi valori del Costo Medio per Studente per l’anno
scolastico 2025/2026 come un atto che, pur presentato in forma tecnica e
amministrativa, ha un forte significato politico e culturale. I numeri diffusi
dal Ministero dell’Istruzione e del Merito non sono neutri: essi raccontano, in
modo implicito ma inequivocabile, quale idea di scuola il Paese sta
progressivamente costruendo e quali priorità sceglie di darsi quando trasforma
il diritto all’istruzione in un parametro economico.
Il dato che più colpisce è quello relativo alla scuola primaria, il cui costo
medio supera i 9.000 euro annui per studente, ponendosi nettamente al di sopra
degli altri ordini di istruzione. Questo valore, letto superficialmente,
potrebbe apparire come la conferma di un investimento significativo
nell’istruzione di base; tuttavia, se analizzato in relazione agli altri
segmenti del sistema scolastico, apre interrogativi più complessi. La scuola
secondaria di primo grado, che rappresenta uno snodo cruciale nello sviluppo
cognitivo, emotivo e sociale degli studenti, risulta invece il segmento con il
costo medio più basso. È proprio in questa fascia d’età che si concentrano le
prime forme di disaffezione, il rischio di dispersione implicita, le difficoltà
di apprendimento non intercettate in tempo e le fragilità psicologiche
amplificate dal contesto sociale e digitale contemporaneo. La distanza economica
tra primaria e secondaria di primo grado non è soltanto contabile: essa riflette
una visione che continua a sottovalutare il valore educativo, preventivo e
sociale della scuola media.
Il CNDDU ritiene che il Costo Medio per Studente, nato come strumento di
trasparenza e come parametro di riferimento per la verifica della non
commercialità delle scuole paritarie ai fini fiscali, stia assumendo di fatto
una funzione simbolica molto più ampia. Quando lo Stato utilizza questi dati per
definire esenzioni, agevolazioni e politiche di sostegno, esso implicitamente
dichiara quale sia, secondo la propria impostazione, il “valore” economico
dell’istruzione nei diversi momenti della crescita. Tuttavia, il diritto allo
studio, sancito dalla Costituzione come diritto fondamentale e come leva di
uguaglianza sostanziale, non può essere ridotto a una soglia numerica funzionale
esclusivamente a criteri tributari.
Nel contesto reale delle scuole italiane, questi numeri si innestano su una
situazione segnata da forti disuguaglianze territoriali, sociali e culturali. I
dati sulla dispersione scolastica, sebbene mostrino un lento miglioramento,
continuano a evidenziare un legame stretto tra abbandono precoce, condizioni
socioeconomiche delle famiglie e contesto territoriale. Le rilevazioni sugli
apprendimenti restituiscono un quadro analogo, nel quale le competenze di base
risultano fortemente condizionate dall’ambiente di provenienza degli studenti.
In questo scenario, la scuola dovrebbe agire come fattore di riequilibrio e di
emancipazione, ma troppo spesso si trova a operare con risorse insufficienti o
mal distribuite rispetto ai bisogni reali.
Il tema delle scuole paritarie e delle agevolazioni fiscali e contributive ad
esse collegate si inserisce in questa cornice già fragile. Il CNDDU non nega la
funzione pubblica riconosciuta dalla normativa alle scuole paritarie, ma
richiama con forza il principio secondo cui ogni beneficio accordato dallo Stato
deve essere coerente con la finalità di garantire un’istruzione realmente
accessibile, inclusiva e non discriminatoria. Quando il Costo Medio per Studente
diventa il parametro per stabilire se una retta sia “simbolica” o meno, il
rischio è quello di limitare la riflessione alla sola dimensione fiscale,
trascurando l’impatto concreto che tali scelte producono sull’eguaglianza delle
opportunità educative.
Alla luce di questi dati e di questo contesto, il CNDDU ritiene necessario un
ripensamento complessivo delle politiche educative, che vada oltre la
pubblicazione annuale di parametri contabili. Rivolgiamo al Ministro
dell’Istruzione e del Merito una proposta che nasce dall’analisi dei numeri
disponibili e dall’esperienza quotidiana nelle scuole: utilizzare il Costo Medio
per Studente non solo come strumento di verifica amministrativa, ma come base
per una strategia nazionale di riequilibrio educativo. Ciò significa riconoscere
esplicitamente che la scuola secondaria di primo grado rappresenta oggi il punto
più fragile del sistema e che proprio lì occorre concentrare investimenti
mirati, capaci di rafforzare il tempo scuola, il supporto educativo,
l’orientamento e il benessere degli studenti.
Significa, inoltre, legare ogni misura di sostegno economico, sia essa fiscale o
sotto forma di contributo alle famiglie, a criteri rigorosi di trasparenza e di
impatto sociale. Ogni euro pubblico destinato all’istruzione dovrebbe essere
valutato non solo per la sua correttezza formale, ma per la sua capacità di
ridurre le disuguaglianze, contrastare la dispersione e ampliare i diritti reali
degli studenti, in particolare di quelli provenienti dai contesti più fragili.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce
che l’istruzione non è un servizio a domanda individuale, ma un bene comune e un
investimento collettivo sul futuro democratico del Paese. I dati sul costo medio
per studente possono e devono diventare l’occasione per una scelta politica
chiara: rafforzare la scuola come spazio di inclusione, giustizia sociale e
costruzione della cittadinanza, restituendo pieno significato al principio
costituzionale secondo cui la scuola è davvero aperta a tutti.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU
Redazione Italia