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Risarcimento di 76.000 euro per Sea-Watch
Mentre il governo Meloni annuncia il “blocco navale” e attacca le ONG del soccorso in mare, il diritto ancora una volta dà ragione alla disobbedienza civile: il Tribunale di Palermo ha stabilito che Sea-Watch sarà risarcita di 76.000 euro per il blocco ingiustamente subito dalla Sea-Watch 3 nel 2019 dopo il caso Rackete. Sea Watch
February 18, 2026
Pressenza
La nave Humanity 1 bloccata per 60 giorni, mentre aumentano i morti in mare
Mentre centinaia di persone risultano ancora disperse nel Mediterraneo centrale, il 13 febbraio le autorità italiane hanno fermato per 60 giorni la nave di soccorso Humanity 1 a Trapani e imposto una multa di 10.000 euro, secondo quanto riferito oggi dall’organizzazione tedesca di ricerca e soccorso SOS Humanity. Secondo l’equipaggio, in precedenza avevano soccorso 33 persone in pericolo in mare e avvistato due cadaveri in acqua. Le autorità accusano l’equipaggio di non aver comunicato con il Centro di coordinamento dei soccorsi libico. L’ordine di fermo è arrivato poco dopo che il governo italiano ha presentato un disegno di legge che consentirebbe un “blocco navale”, una nuova misura contro le navi di soccorso delle ONG. “Il nostro equipaggio ha informato tutti i centri di coordinamento dei soccorsi competenti in conformità con il diritto marittimo internazionale”, ha sottolineato Viviana di Bartolo, coordinatrice delle operazioni di ricerca e soccorso di Humanity 1. “Abbiamo deliberatamente deciso di non comunicare con gli attori libici, poiché non possono essere considerati autorità di ricerca e soccorso legittime: sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone in cerca di protezione”. Secondo SOS Humanity, questa è la terza detenzione di una nave di soccorso dell’alleanza “Justice Fleet” in tre mesi. L’alleanza di ONG critica il sostegno europeo agli attori libici in mare, che accusa di violenza contro le persone in cerca di protezione e contro gli equipaggi di soccorso. Nell’agosto 2025, la cosiddetta Guardia Costiera libica ha aperto il fuoco contro una nave di soccorso non governativa. “Questo ribalta pericolosamente la realtà. Mentre noi salviamo vite umane e veniamo puniti per questo, la cosiddetta Guardia Costiera libica viene sostenuta, le stesse forze che abusano e uccidono le persone in fuga”, ha affermato Marie Michel, esperta di politiche presso SOS Humanity. “Chiediamo il rilascio immediato della nostra nave di soccorso Humanity 1”. Secondo SOS Humanity, si tratta del secondo fermo della sua nave in tre mesi. In precedenza era stata fermata anche la nave di soccorso Sea-Watch 5. A due delle più grandi navi di soccorso delle ONG nel Mediterraneo viene quindi impedito di effettuare ulteriori salvataggi, ha aggiunto l’organizzazione. Nel frattempo, il governo italiano sta intensificando ulteriormente l’ostruzione delle operazioni umanitarie di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Con una nuova bozza di legge, il governo Meloni sta pianificando un “blocco navale” per le navi delle ONG:  queste potrebbero ricevere la proibizione di entrare nelle acque territoriali italiane per un periodo fino a sei mesi, se le autorità italiane valutano un “rischio per la sicurezza”. “Il nuovo fermo della nostra nave di soccorso Humanity 1 avviene nel contesto di un’ulteriore escalation dell’intralcio alle operazioni di ricerca e soccorso drammaticamente urgenti nel Mediterraneo”, afferma Marie Michel. “Con questo disegno di legge, che prevede un ‘blocco navale’, il governo italiano sta compiendo un passo drammatico nella sua politica contro le operazioni civili di ricerca e soccorso. Ciò aggrava ulteriormente la catastrofe umanitaria in mare e viola palesemente il diritto internazionale”. Dati dell’OIM mostrano che dall’inizio dell’anno ad oggi almeno 484 persone migranti sono state dichiarate morte o disperse in seguito a diversi naufragi nel Mediterraneo centrale causati da condizioni meteorologiche estreme, mentre si ritiene che centinaia di altri decessi non siano stati registrati.   Redazione Italia
February 14, 2026
Pressenza
Appello delle Ong al Parlamento Europeo: la Tunisia non è un Paese sicuro
Nella loro dichiarazione pubblicata oggi, 39 organizzazioni di ricerca e soccorso e per i diritti umani esortano con forza i membri del Parlamento Europeo a respingere la proposta di un elenco a livello europeo dei cosiddetti Paesi di origine sicuri. L’appello delle ONG, incentrato in particolare sulla Tunisia, è stato lanciato in relazione al voto odierno del Parlamento Europeo. Le organizzazioni sottolineano che designare la Tunisia come Paese di origine sicuro è in netto contrasto con la situazione dei diritti umani sul campo. Insieme ad altre organizzazioni, SOS Humanity – operativa nella ricerca e nel soccorso nel Mediterraneo centrale – chiede ai parlamentari europei di tenere conto della trasformazione antidemocratica dello Stato nordafricano partner dell’UE: la repressione della società civile, che comporta violenze contro migranti e rifugiati. “Siamo profondamente preoccupati dal fatto che l’UE stia tentando di estendere la sua politica di prevenzione dell’asilo in Europa al confine dell’UE nel Mediterraneo”, afferma Marie Michel, esperta politica di SOS Humanity. “Da anni assistiamo alla spietata strategia deterrente dell’UE di esternalizzare la gestione delle frontiere con respingimenti violenti dei rifugiati in fuga dalle coste nordafricane. Classificando Stati come la Tunisia come Paesi di origine sicuri, le persone in movimento vengono private del loro diritto alla protezione anche se hanno avuto la fortuna di raggiungere le coste dell’Europa, apparentemente un luogo sicuro. Questo è cinico e costituisce una violazione del diritto di asilo”. Le organizzazioni per i diritti civili e umani in Tunisia sono altrettanto preoccupate per il deterioramento della situazione nel Paese, compresa la repressione dilagante contro gli oppositori politici, la limitazione dell’indipendenza giudiziaria e dei media e le gravi violazioni dei diritti umani nei confronti dei cittadini tunisini. “Riclassificare la Tunisia come ‘Paese sicuro’ equivale a dare alle autorità un nuovo via libera per continuare la loro politica repressiva”, afferma Romdhane Ben Amor, portavoce del Forum tunisino per i diritti economici e sociali (FTDES). “Questo non solo prende di mira migranti e rifugiati, ma facilita anche un controllo più stretto dello spazio pubblico attraverso la continua criminalizzazione e stigmatizzazione dell’attivismo politico, civile e sindacale. Con la polizia e la magistratura sotto stretto controllo, coloro che riescono a fuggire continuano a essere minacciati di espulsione e deportazione”. Il direttore generale dell’organizzazione tedesca per i diritti umani Pro Asyl, Karl Kopp, sottolinea che il concetto di “Paesi di origine sicuri” legittima la violenza e la persecuzione in questi Paesi: “Classificandoli come “Paesi di origine sicuri”, il Parlamento europeo, in qualità di colegislatore, sta assegnando una sorta di marchio di approvazione in materia di diritti umani a governi autoritari che violano i diritti umani. La situazione in Paesi come la Tunisia, l’Egitto e la Turchia viene ignorata e l’UE sta completamente screditando sé stessa sulle questioni relative ai diritti umani. Sta abbandonando le persone perseguitate in questi Paesi”. Richieste delle ONG all’UE  Nella loro dichiarazione, le organizzazioni di ricerca e soccorso e per i diritti umani sottolineano di aver assistito negli ultimi anni al costo umano degli accordi migratori tra l’UE e la Tunisia: più violazioni dei diritti umani dei rifugiati e dei migranti e più morti in mare. Di conseguenza, invitano il Parlamento Europeo a rispettare il diritto dell’UE e gli obblighi internazionali e ad agire in solidarietà con le persone che devono cercare protezione, respingendo quindi la proposta di un elenco UE dei “Paesi di origine sicuri”.   Redazione Italia
February 10, 2026
Pressenza
Iniziato il dibattimento del processo penale per il naufragio di Cutro
Con l’udienza di oggi ha avuto inizio il dibattimento del processo penale per il naufragio di Cutro. Una coalizione di organizzazioni di ricerca e soccorso in mare (SAR) costituitesi parti civili chiede verità e giustizia per questa strage. Una delegazione delle diverse organizzazioni SAR oggi era presente a Crotone insieme ai propri difensori e ad Amnesty International, in qualità di osservatore internazionale. L’udienza odierna ha affrontato il tema della possibilità per i media di registrare le udienze. Il collegio ha confermato l’ordinanza con la quale già il 12 gennaio aveva respinto le plurime richieste presentate dalle emittenti radiotelevisive, ritenendo così di salvaguardare il ”sereno e regolare” svolgimento del processo. Si tratta di una decisione che incide direttamente sul diritto di cronaca e di informazione per le famiglie delle vittime e la collettività, in un processo di indubbia rilevanza sociale, anche a livello internazionale. Durante l’udienza si è trattata la questione dell’ammissione delle prove. Il Collegio ha inoltre ammesso tutti i testi della procura, riservando a un altro momento la decisione sull’ammissibilità delle richieste di tutte le altre parti, incluse le ONG parti civili. È stato anche comunicato un primo calendario delle udienze – il 10, 17, 24 febbraio e 3 marzo – in cui saranno ascoltati i primi testi del pm. “Dopo il rinvio di metà gennaio– commentano le ONG – è importante che questo percorso per fare piena luce sulla dinamica del naufragio, stabilire tutte le responsabilità e avere giustizia per le vittime, abbia mosso il primo passo. Ora auspichiamo si possa procedere senza ulteriori rinvii e che il processo sia utile per ridare priorità agli interventi di soccorso rispetto a quelli di “sicurezza delle frontiere””. Le ONG chiedono verità e giustizia per la catena di eventi, sottovalutazioni e omissioni che hanno portato a uno dei più tragici naufragi civili della storia italiana, al largo di Steccato di Cutro nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando un’imbarcazione è affondata provocando la morte di almeno 94 persone e un numero imprecisato di dispersi. Nel processo sono accusati di naufragio colposo e di omicidio colposo plurimo sei ufficiali appartenenti alla Guardia di Finanza e della Guardia Costiera. “Sappiamo per esperienza che per il buon esito degli interventi di salvataggio la tempestività è un fattore fondamentale” commentano le ONG. “Per questo, quando parliamo di soccorso in mare, i ritardi non sono un semplice incidente né un disguido, ma vanno considerati come atti di negligenza perché possono costare vite. Come ha tragicamente ricordato il naufragio di Cutro”. Nel caso del caicco Summer Love naufragato al largo delle coste calabresi, le autorità italiane sono accusate di aver dato priorità all’operazione di polizia e poi considerato l’intervento di soccorso, ma con grave ritardo e con scarso coordinamento a livello locale tra i due corpi di forze dell’ordine coinvolti. E l’esito che ne è scaturito è stato drammatico. In questi anni è stato esaustivamente documentato, anche da noi organizzazioni SAR attive nel Mediterraneo, come i ritardi nell’avvio di operazioni di soccorso abbiano portato a tante evitabili stragi. Il giudizio sul naufragio di Cutro non può quindi fermarsi ai funzionari di grado inferiore, o semplicemente a coloro i quali erano di turno quella notte, ma ogni decisione – anche quelle delle autorità superiori – dovrebbe essere presa in considerazione risalendo l’intera catena di comando. EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE si sono costituite parte civile per chiedere verità e giustizia e per supportare le famiglie delle vittime nella loro richiesta di giustizia. Per garantire il diritto di informare e quello di essere informati, come impongono l’art. 21 della Costituzione e l’articolo 6 della Cedu sul diritto di cronaca e il diritto al “giusto processo”, le ONG hanno chiesto e depositato tramite i loro legali una memoria motivata per chiedere che venga consentita la registrazione delle udienze da parte dei media. Ricordiamo che il collegio giudicante ha deliberato che registrazioni e riprese delle udienze saranno garantite solo tramite le attrezzature in uso al tribunale e che i giornalisti che volessero acquisirle dovranno fare una richiesta, che “semmai” verrà autorizzata dal Tribunale. Le ONG auspicano che nel corso del processo vengano sentiti in qualità di testimoni i consulenti tecnici e i rappresentanti di tutte le Organizzazioni, mentre Amnesty International Italia sarà presente in qualità di osservatore internazionale. “La tutela della vita, il dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare e il diritto internazionale devono essere la priorità e vanno rispettati, sempre, anche nel Mediterraneo centrale” concludono le ONG. Redazione Italia
January 30, 2026
Pressenza
Le fonti dei media sull’Iran? Le Ong finanziate dagli USA
Mentre le città iraniane sono in fiamme a causa di rivolte mortali, i media occidentali ignorano la sconvolgente ondata di violenza, rivolgendosi invece alle ONG finanziate dal governo statunitense per reperire dati. Questa rappresentazione unilaterale ha contribuito a spingere Trump sull’orlo di autorizzare nuovi attacchi statunitensi. I media occidentali hanno […] L'articolo Le fonti dei media sull’Iran? Le Ong finanziate dagli USA su Contropiano.
January 17, 2026
Contropiano
Processo per il naufragio di Cutro rinviato al 30 gennaio
La prima udienza del processo penale sul naufragio di Cutro, svoltasi oggi, 14 gennaio, è stata immediatamente rinviata al 30 gennaio 2026, dopo la formalizzazione dell’assegnazione del procedimento a un nuovo collegio giudicante. Pur trattandosi di un rinvio limitato a due settimane, tale decisione comporta la necessità di una riorganizzazione delle attività di tutte le parti coinvolte. Le ONG impegnate nel soccorso in mare, costituitesi parti civili nel procedimento, auspicano fortemente che questo slittamento non incida sulla possibilità per i familiari delle vittime di essere presenti. Riteniamo essenziale che la gestione del processo tenga pienamente conto delle loro esigenze e garantisca il diritto a una partecipazione effettiva. EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity, SOS MEDITERRANEE Sea Watch
January 14, 2026
Pressenza
Alberto Trentin non è un santo e nemmeno un eroe
Negli ultimi anni il Venezuela è diventato il centro di uno scontro geopolitico di prim’ordine. La fase culminata con l’operazione statunitense contro il governo di Caracas non nasce dal nulla e non è questione di pochi mesi: si inserisce in una strategia di pressione di lunga durata, iniziata già ai […] L'articolo Alberto Trentin non è un santo e nemmeno un eroe su Contropiano.
January 14, 2026
Contropiano
Non spegniamo i riflettori sulla Palestina
Con una lunga corrispondenza, diamo un aggiornamento sulla situazione a Gaza e in Cisgiordania, commentando tra l'atro il diniego imposto da Israele a tutta la cooperazione internazionale di operare in Palestina; mentre gli occhi del mondo sono ormai rivolti altrove e a fronte di una situazione sul campo sempre più drammatica, nel silenzio ufficiale dei governi, Israele ha deciso di eliminare completamente gli aiuti e la solidarietà internazionale, isolando e invisibilizzando la popolazione palestinese. Particolarmente esposti, i campi profughi e i villaggi più isolati della Cisgiordania, che vengono fatti oggetto dei violenti attacchi dei coloni e dell'IDF e che sono destinati alla completa cancellazione. In questo contesto, è stata recentemente organizzata da Israele, con voli a pagamento, un'evacuazione "volontaria" da Gaza per diverse famiglie palestinesi, che sono state condotte in regioni diverse dell'Asia o in Sud Africa; a questo scopo, è stata appositamente creata da Israele una nuova ONG. Nonostante tutto ciò, si continua da molte parti a lavorare "dal basso" per portare aiuti in Palestina e ad organizzare mobilitazioni e campagne di sensibilizzazione.
January 7, 2026
Radio Onda Rossa
53 ONG: “le misure di Israele ostacolano l’azione umanitaria”
Le organizzazioni umanitarie internazionali operanti nel Territorio Palestinese Occupato avvertono che le recenti misure di registrazione introdotte da Israele rischiano di fermare le operazioni delle ONG internazionali proprio mentre i civili affrontano bisogni umanitari acuti e diffusi, nonostante il cessate il fuoco a Gaza. Il 30 dicembre, 37 ONG internazionali […] L'articolo 53 ONG: “le misure di Israele ostacolano l’azione umanitaria” su Contropiano.
January 3, 2026
Contropiano
MSF: “La minaccia di Israele di negare la registrazione alle ONG è un grave attacco all’aiuto umanitario a Gaza e in Cisgiordania”
La minaccia di Israele di negare la registrazione a Medici Senza Frontiere (MSF) e ad altre organizzazioni non governative internazionali è un tentativo cinico e calcolato di impedire a queste organizzazioni di fornire assistenza a Gaza e in Cisgiordania, violando gli obblighi di Israele stabiliti dal diritto internazionale umanitario. Negare l’assistenza medica ai civili è inaccettabile in qualsiasi circostanza ed è scandaloso utilizzare gli aiuti umanitari come strumento politico o punizione collettiva. È ora di agire. Israele sta intensificando il suo grave attacco alla risposta umanitaria, minacciando direttamente l’assistenza medica e gli aiuti umanitari ai civili. MSF rifiuta inequivocabilmente le accuse mosse dalle autorità israeliane nei giorni scorsi. MSF non assumerebbe mai consapevolmente persone coinvolte in attività militari, in quanto ciò è in contrasto con i nostri valori fondamentali e la nostra etica. Se la descrizione di ciò che i nostri team vedono con i propri occhi a Gaza – morte, distruzione e le conseguenze sulla popolazione della violenza genocida – è sgradevole per alcuni, la colpa è di chi commette queste atrocità, non di chi ne parla. MSF nutre legittime preoccupazioni in merito all’obbligo di registrazione che impone di condividere le informazioni personali del nostro personale palestinese con le autorità israeliane, preoccupazioni aggravate dal fatto che 15 membri dello staff di MSF sono stati uccisi dalle forze israeliane. In qualsiasi contesto, specialmente uno in cui gli operatori medici e umanitari sono stati intimiditi, arbitrariamente detenuti, attaccati e uccisi in gran numero, richiedere gli elenchi del personale come condizione per l’accesso al territorio è uno sconfinamento scandaloso. Tale richiesta mina l’indipendenza e la neutralità umanitaria ed è resa ancora più pericolosa dall’assenza di chiarezza su come tali dati sensibili saranno utilizzati, conservati o condivisi. Tuttavia, invece di dialogare con MSF per ascoltare le nostre preoccupazioni, il ministero responsabile del processo di registrazione ha ignorato le nostre ripetute richieste di incontro e ci accusa sui media di ospitare consapevolmente presunti terroristi. Le forze israeliane hanno ucciso e ferito centinaia di migliaia di civili, hanno distrutto deliberatamente infrastrutture essenziali e hanno preso di mira il personale medico, gli operatori umanitari e i giornalisti. Israele ha preso il controllo di oltre la metà della Striscia di Gaza, costringendo la popolazione in un’area sempre più ristretta in cui le condizioni di vita sono disumane e ha provocato una carenza di beni di prima necessità bloccando e ritardando l’ingresso di beni essenziali, comprese le forniture mediche. Attualmente, MSF sostiene 1 letto su 5 negli ospedali di Gaza e assiste 1 madre su 3 durante il parto. Il sostegno che forniamo non è affatto sufficiente a soddisfare le esigenze dei palestinesi, ma la sua sospensione avrebbe un costo terribile. Il fatto che Israele impedisca a MSF e a decine di altre organizzazioni di fornire servizi ai palestinesi, dopo che le forze israeliane hanno distrutto il sistema sanitario di Gaza, rappresenta un’intensificazione degli attacchi compiuti contro i palestinesi negli ultimi due anni. I servizi disponibili per la popolazione di Gaza sono ora molto inferiori al fabbisogno, proprio a causa dei blocchi e delle restrizioni imposti da Israele. Per il terzo inverno consecutivo, la Striscia di Gaza è stata colpita da un abbassamento delle temperature, piogge torrenziali e forti venti. Le condizioni meteorologiche hanno distrutto e allagato i rifugi di fortuna in cui vive la popolazione, mentre Israele continua a bloccare l’ingresso di forniture come tende, teloni e alloggi temporanei. Ora il governo israeliano cerca di vietare anche i pochi aiuti e servizi esistenti. MSF continua a cercare il dialogo con le autorità israeliane per poter mantenere le nostre attività essenziali e sostenere il sistema sanitario di Gaza, ormai decimato. Consentire l’aiuto umanitario non è un favore. È un obbligo previsto dal diritto internazionale. Oggi più che mai, i palestinesi hanno bisogno di più servizi, non di meno.   Medecins sans Frontieres
January 2, 2026
Pressenza