Iniziato il dibattimento del processo penale per il naufragio di CutroCon l’udienza di oggi ha avuto inizio il dibattimento del processo penale per il
naufragio di Cutro. Una coalizione di organizzazioni di ricerca e soccorso in
mare (SAR) costituitesi parti civili chiede verità e giustizia per questa
strage. Una delegazione delle diverse organizzazioni SAR oggi era presente a
Crotone insieme ai propri difensori e ad Amnesty International, in qualità di
osservatore internazionale. L’udienza odierna ha affrontato il tema della
possibilità per i media di registrare le udienze. Il collegio ha confermato
l’ordinanza con la quale già il 12 gennaio aveva respinto le plurime richieste
presentate dalle emittenti radiotelevisive, ritenendo così di salvaguardare il
”sereno e regolare” svolgimento del processo. Si tratta di una decisione che
incide direttamente sul diritto di cronaca e di informazione per le famiglie
delle vittime e la collettività, in un processo di indubbia rilevanza sociale,
anche a livello internazionale.
Durante l’udienza si è trattata la questione dell’ammissione delle prove. Il
Collegio ha inoltre ammesso tutti i testi della procura, riservando a un altro
momento la decisione sull’ammissibilità delle richieste di tutte le altre parti,
incluse le ONG parti civili. È stato anche comunicato un primo calendario delle
udienze – il 10, 17, 24 febbraio e 3 marzo – in cui saranno ascoltati i primi
testi del pm.
“Dopo il rinvio di metà gennaio– commentano le ONG – è importante che questo
percorso per fare piena luce sulla dinamica del naufragio, stabilire tutte le
responsabilità e avere giustizia per le vittime, abbia mosso il primo passo. Ora
auspichiamo si possa procedere senza ulteriori rinvii e che il processo sia
utile per ridare priorità agli interventi di soccorso rispetto a quelli di
“sicurezza delle frontiere””.
Le ONG chiedono verità e giustizia per la catena di eventi, sottovalutazioni e
omissioni che hanno portato a uno dei più tragici naufragi civili della storia
italiana, al largo di Steccato di Cutro nella notte tra il 25 e il 26 febbraio
2023, quando un’imbarcazione è affondata provocando la morte di almeno 94
persone e un numero imprecisato di dispersi. Nel processo sono accusati di
naufragio colposo e di omicidio colposo plurimo sei ufficiali appartenenti alla
Guardia di Finanza e della Guardia Costiera.
“Sappiamo per esperienza che per il buon esito degli interventi di salvataggio
la tempestività è un fattore fondamentale” commentano le ONG. “Per questo,
quando parliamo di soccorso in mare, i ritardi non sono un semplice incidente né
un disguido, ma vanno considerati come atti di negligenza perché possono costare
vite. Come ha tragicamente ricordato il naufragio di Cutro”.
Nel caso del caicco Summer Love naufragato al largo delle coste calabresi, le
autorità italiane sono accusate di aver dato priorità all’operazione di polizia
e poi considerato l’intervento di soccorso, ma con grave ritardo e con scarso
coordinamento a livello locale tra i due corpi di forze dell’ordine coinvolti. E
l’esito che ne è scaturito è stato drammatico.
In questi anni è stato esaustivamente documentato, anche da noi organizzazioni
SAR attive nel Mediterraneo, come i ritardi nell’avvio di operazioni di soccorso
abbiano portato a tante evitabili stragi. Il giudizio sul naufragio di Cutro non
può quindi fermarsi ai funzionari di grado inferiore, o semplicemente a coloro i
quali erano di turno quella notte, ma ogni decisione – anche quelle delle
autorità superiori – dovrebbe essere presa in considerazione risalendo l’intera
catena di comando.
EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e
SOS MEDITERRANEE si sono costituite parte civile per chiedere verità e giustizia
e per supportare le famiglie delle vittime nella loro richiesta di giustizia.
Per garantire il diritto di informare e quello di essere informati, come
impongono l’art. 21 della Costituzione e l’articolo 6 della Cedu sul diritto di
cronaca e il diritto al “giusto processo”, le ONG hanno chiesto e depositato
tramite i loro legali una memoria motivata per chiedere che venga consentita la
registrazione delle udienze da parte dei media.
Ricordiamo che il collegio giudicante ha deliberato che registrazioni e riprese
delle udienze saranno garantite solo tramite le attrezzature in uso al tribunale
e che i giornalisti che volessero acquisirle dovranno fare una richiesta, che
“semmai” verrà autorizzata dal Tribunale.
Le ONG auspicano che nel corso del processo vengano sentiti in qualità di
testimoni i consulenti tecnici e i rappresentanti di tutte le Organizzazioni,
mentre Amnesty International Italia sarà presente in qualità di osservatore
internazionale.
“La tutela della vita, il dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare e il
diritto internazionale devono essere la priorità e vanno rispettati, sempre,
anche nel Mediterraneo centrale” concludono le ONG.
Redazione Italia