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Il nuovo sgombero in Porto Vecchio lascia in strada oltre 100 persone
Nella mattinata odierna l’area del Porto Vecchio di Trieste è stata nuovamente teatro di un’operazione di sgombero delle persone migranti che vi trovavano riparo. Un’operazione che, esattamente come l’ultima avvenuta lo scorso 3 dicembre, ha prodotto il medesimo esito: il numero di posti messo a disposizione per i trasferimenti è risultato insufficiente rispetto alle persone presenti, lasciando abbandonate in strada oltre un centinaio di persone, alcune delle quali in questa condizione da mesi. Tra le persone presenti al momento dello sgombero, quelle effettivamente trasferite sono state circa un centinaio. I criteri di selezione adottati sono apparsi del tutto opachi, non tenendo conto né della cronologia di formalizzazione della domanda di asilo né delle condizioni di vulnerabilità. Ancora una volta, l’obiettivo prioritario dell’operazione si è dimostrato essere la sigillatura dei magazzini del Porto Vecchio – nel caso odierno l’edificio numero 4 – piuttosto che l’accoglienza e la presa in carico delle persone. Questo nuovo sgombero avviene nonostante, nelle settimane successive a quello di dicembre, siano proseguiti regolarmente i trasferimenti verso altre strutture di accoglienza. Risulta allora difficile comprendere la necessità di operazioni straordinarie, costose e mediaticamente spettacolari come questa, che si rivelano peraltro sistematicamente insufficienti: una programmazione più solida e trasparente dei trasferimenti settimanali eviterebbe sia l’abbandono in strada sia la ripetizione di questi “spettacoli”, con un evidente risparmio di risorse pubbliche. Una gestione di questo tipo appare inoltre irrispettosa anche nei confronti della cittadinanza, che assiste all’impiego inefficiente di ingenti risorse pubbliche senza che vengano prodotte soluzioni durature e razionali. Nel comunicato diffuso dalla Questura si afferma che l’operazione è finalizzata a «ripristinare condizioni di sicurezza e igiene», anche in considerazione delle temperature rigide del periodo invernale. Una motivazione che appare paradossale, se si considera che il trasferimento ha visto escludere oltre un centinaio di persone, che continueranno a essere abbandonate senza alcuna protezione nel pieno dell’inverno. Una sorte analoga a quella di chi arriverà a Trieste da domani. Quanto sta accadendo nel Porto Vecchio non può più essere raccontato come una sequenza di emergenze impreviste. Siamo di fronte a una gestione strutturalmente inadeguata, che non garantisce dignità e rispetto dei diritti umani fondamentali. ICS – Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio Rifugiati Onlus Redazione Friuli Venezia Giulia
January 23, 2026
Pressenza
Porto Vecchio di Trieste, la sospensione dei diritti mette a rischio la vita
Nella giornata di oggi un richiedente asilo nepalese di 43 anni è stato soccorso per arresto cardiaco all’interno dei magazzini del Porto Vecchio di Trieste. L’uomo, che accusava da giorni forti dolori al petto, aveva ricevuto una prima visita medica in un centro diurno e stava tentando – senza successo – di avviare la procedura di asilo. I nostri operatori legali avevano inviato una segnalazione via PEC alla Questura sul suo caso lo scorso 31 dicembre. Nella giornata di ieri aveva tentato di presentarsi in Questura, senza riuscire ad accedere agli uffici. Con condizioni di salute ulteriormente peggiorate, è rientrato nell’area del Porto Vecchio, dove oggi la situazione è precipitata. Di fronte a dolori sempre più intensi, alcuni connazionali hanno chiamato i soccorsi. Ciò che emerge con chiarezza è ancora una volta il contesto in cui questo episodio si è prodotto: una persona malata, abbandonata in strada nonostante le condizioni climatiche estreme dell’ultima settimana e soprattutto una persona in attesa di un’accoglienza a cui, in quanto richiedente asilo, avrebbe avuto diritto. Invece le è stata di fatto preclusa dai ritardi nell’accesso alla procedura da parte della Questura. Quanto accaduto non può essere derubricato a un fatto imprevedibile. È l’esito diretto di prassi che ostacolano sistematicamente l’accesso al diritto d’asilo e alle misure di accoglienza, come recentemente documentato dal rapporto Accesso negato (link al report: https://www.icsufficiorifugiati.org/accesso-negato-a-trieste-il-diritto-dasilo-e-ostacolato-da-prassi-illegittime-sistematiche/). Ritardi, respingimenti informali e mancata tutela delle persone in condizioni di vulnerabilità sanitaria producono un limbo giuridico dalle conseguenze materiali gravissime: settimane o mesi senza riparo, senza cure adeguate, senza alcuna presa in carico istituzionale. Chiediamo che cessino immediatamente le prassi che negano nei fatti diritti garantiti dalla legge. Ogni ulteriore rinvio rende episodi come questo non accidentali, ma direttamente riconducibili a precise responsabilità istituzionali.   Redazione Friuli Venezia Giulia
January 10, 2026
Pressenza