Tag - Guardia Costiera libica

Sospesi fermo amministrativo e multa per la Sea-Watch
Ieri il tribunale di Catania ha deciso di sospendere il provvedimento di fermo amministrativo di 15 giorni e la relativa multa di 7.500 euro alla Sea-Watch5. Le autorità italiane avevano giustificato i due provvedimenti con l’accusa di non aver informato la cosiddetta Guardia Costiera libica dell’operazione di soccorso di 18 naufraghi effettuata il 24 gennaio scorso. Presto torneremo nel Mediterraneo centrale. Sea Watch
February 19, 2026
Pressenza
La nave Humanity 1 bloccata per 60 giorni, mentre aumentano i morti in mare
Mentre centinaia di persone risultano ancora disperse nel Mediterraneo centrale, il 13 febbraio le autorità italiane hanno fermato per 60 giorni la nave di soccorso Humanity 1 a Trapani e imposto una multa di 10.000 euro, secondo quanto riferito oggi dall’organizzazione tedesca di ricerca e soccorso SOS Humanity. Secondo l’equipaggio, in precedenza avevano soccorso 33 persone in pericolo in mare e avvistato due cadaveri in acqua. Le autorità accusano l’equipaggio di non aver comunicato con il Centro di coordinamento dei soccorsi libico. L’ordine di fermo è arrivato poco dopo che il governo italiano ha presentato un disegno di legge che consentirebbe un “blocco navale”, una nuova misura contro le navi di soccorso delle ONG. “Il nostro equipaggio ha informato tutti i centri di coordinamento dei soccorsi competenti in conformità con il diritto marittimo internazionale”, ha sottolineato Viviana di Bartolo, coordinatrice delle operazioni di ricerca e soccorso di Humanity 1. “Abbiamo deliberatamente deciso di non comunicare con gli attori libici, poiché non possono essere considerati autorità di ricerca e soccorso legittime: sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone in cerca di protezione”. Secondo SOS Humanity, questa è la terza detenzione di una nave di soccorso dell’alleanza “Justice Fleet” in tre mesi. L’alleanza di ONG critica il sostegno europeo agli attori libici in mare, che accusa di violenza contro le persone in cerca di protezione e contro gli equipaggi di soccorso. Nell’agosto 2025, la cosiddetta Guardia Costiera libica ha aperto il fuoco contro una nave di soccorso non governativa. “Questo ribalta pericolosamente la realtà. Mentre noi salviamo vite umane e veniamo puniti per questo, la cosiddetta Guardia Costiera libica viene sostenuta, le stesse forze che abusano e uccidono le persone in fuga”, ha affermato Marie Michel, esperta di politiche presso SOS Humanity. “Chiediamo il rilascio immediato della nostra nave di soccorso Humanity 1”. Secondo SOS Humanity, si tratta del secondo fermo della sua nave in tre mesi. In precedenza era stata fermata anche la nave di soccorso Sea-Watch 5. A due delle più grandi navi di soccorso delle ONG nel Mediterraneo viene quindi impedito di effettuare ulteriori salvataggi, ha aggiunto l’organizzazione. Nel frattempo, il governo italiano sta intensificando ulteriormente l’ostruzione delle operazioni umanitarie di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Con una nuova bozza di legge, il governo Meloni sta pianificando un “blocco navale” per le navi delle ONG:  queste potrebbero ricevere la proibizione di entrare nelle acque territoriali italiane per un periodo fino a sei mesi, se le autorità italiane valutano un “rischio per la sicurezza”. “Il nuovo fermo della nostra nave di soccorso Humanity 1 avviene nel contesto di un’ulteriore escalation dell’intralcio alle operazioni di ricerca e soccorso drammaticamente urgenti nel Mediterraneo”, afferma Marie Michel. “Con questo disegno di legge, che prevede un ‘blocco navale’, il governo italiano sta compiendo un passo drammatico nella sua politica contro le operazioni civili di ricerca e soccorso. Ciò aggrava ulteriormente la catastrofe umanitaria in mare e viola palesemente il diritto internazionale”. Dati dell’OIM mostrano che dall’inizio dell’anno ad oggi almeno 484 persone migranti sono state dichiarate morte o disperse in seguito a diversi naufragi nel Mediterraneo centrale causati da condizioni meteorologiche estreme, mentre si ritiene che centinaia di altri decessi non siano stati registrati.   Redazione Italia
February 14, 2026
Pressenza
Fermo amministrativo per la Sea-Watch 5 a Catania
Dopo che la Sea-Watch 5 aveva soccorso 18 persone in difficoltà in mare in acque internazionali il 24 gennaio 2026, le autorità italiane l’hanno ora posta sotto fermo amministrativo per 15 giorni e hanno inflitto una sanzione pecuniaria di €7500 all’organizzazione Sea-Watch. Le autorità italiane giustificano il fermo della nave sostenendo che l’ONG si sia rifiutata di informare della sua operazione di soccorso le milizie libiche, come la cosiddetta Guardia Costiera libica. Poco prima, tuttavia, queste stesse milizie avevano tentato di intimidire l’equipaggio della Sea-Watch 5 in acque internazionali e gli avevano ordinato di lasciare la zona. Un ordine infondato ai sensi del diritto internazionale sulla libertà di navigazione. Il 5 novembre 2025, 13 organizzazioni civili di ricerca e soccorso in mare hanno dato vita alla Justice Fleet. Insieme, si oppongono all’imposizione dello Stato italiano, che vuole costringerle a comunicare le loro operazioni di soccorso in acque internazionali agli attori libici. Negli ultimi dieci anni, nel Mediterraneo sono stati documentati più di 70 episodi di violenza, tra cui colpi d’arma da fuoco contro navi di soccorso e persone migranti. La maggior parte di questi attacchi è stata compiuta dalla cosiddetta Guardia Costiera libica. Solo nel 2025 è stato registrato il numero più alto di incidenti, Negli ultimi anni i tribunali italiani hanno ripetutamente sottolineato il fondamentale ruolo delle organizzazioni civili di ricerca e soccorso e hanno stabilito che la cosiddetta Guardia Costiera libica e il Centro di coordinamento del soccorso marittimo libico non sono legittimi attori di soccorso nel Mediterraneo centrale e che seguire le loro istruzioni viola il diritto internazionale. “Un altro attacco alla solidarietà in mare. Il nostro intervento ha prevenuto la possibile scomparsa in mare di altre 18 persone, nella settimana in cui il ciclone Harry ha provocato decine di morti e centinaia di dispersi” ha dichiarato Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch. “Non ci piegheremo all’imposizione di un coordinamento con la Libia, che significherebbe rendersi complici di gravissimi crimini contro persone verso cui vige l’obbligo di soccorso. Siamo dalla parte giusta della storia e da lì non ci muoviamo.” Una panoramica degli atti di estrema violenza commessi dalla cosiddetta Guardia Costiera libica è disponibile qui. Una panoramica delle sentenze che hanno annullato le sanzioni imposte in passato dalle autorità italiane alle navi delle ONG ai sensi delle cosiddette leggi Piantedosi e al Decreto Flussi è disponibile qui. Il contesto giuridico relativo alla Justice Fleet e ai crimini contro l’umanità commessi da attori libici, pubblicato dal Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (ECCHR), è disponibile qui.   Sea Watch
January 31, 2026
Pressenza
Emergency: 113 persone soccorse dalla Life Support sbarcate a Napoli
Si è concluso alle ore 16.40 di mercoledì 17 dicembre nel porto di Napoli lo sbarco delle 113 persone soccorse dalla Life Support, nave di ricerca e soccorso di EMERGENCY, in due distinte operazioni nelle acque internazionali del Mediterraneo centrale. I naufraghi sono stati portati in salvo dalla nave dell’Ong con due differenti operazioni di soccorso, la prima delle quali ha interessato 69 persone e ha avuto luogo nella notte tra il 12 e il 13 dicembre in zona SAR libica, la seconda ha riguardato 44 persone e si è svolta la sera del 14 dicembre in zona SAR maltese. Le 113 persone soccorse, tutti uomini di cui tre minori non accompagnati, erano partite dalle coste libiche e provengono da Bangladesh, Pakistan ed Egitto. Paesi devastati da conflitti, instabilità politica, povertà estrema e crisi climatica, che non sono e non dovrebbero essere considerati sicuri. “Molti dei naufraghi hanno condiviso con noi le loro esperienze, soprattutto dei centri di detenzione libici, dove sono stati sottoposti a violenze di vario tipo – Annachiara Burgio, mediatrice culturale a bordo della Life Support di EMERGENCY -. Alcuni riportano sulla propria pelle i segni dei trattamenti inumani e delle torture subite, molti hanno raccontato delle condizioni pessime in cui erano costretti a vivere in questi centri, vessati con costanti minacce e violenze e in condizioni igienico sanitarie praticamente assenti. Speriamo che tutti possano ricostruire il proprio percorso qui in Italia o in Europa”. Un ragazzo del Bangladesh a bordo ha raccontato la sua esperienza: “Nel mio Paese c’è molta corruzione e mancano le opportunità di lavoro, ci sono state anche gravi inondazioni che hanno distrutto la zona da cui provengo. Per questo molti giovani decidono di lasciare il Paese, sono le stesse ragioni che mi hanno spinto ad andare in Libia. La vita lì è terribile. Dopo due mesi di lavoro sono stato arrestato per strada da alcune milizie, hanno chiamato il mio datore di lavoro e lui è riuscito a farmi liberare. Ma comunque in Libia non ero libero, la mia vita era solo lavorare, mangiare e dormire. Conoscevo i rischi del viaggio in mare per arrivare in Europa, ma come tutti speravo in una vita migliore nel Vecchio Continente”. “Ho provato ad attraversare il mare tre volte – conclude il ragazzo-. La prima volta la cosiddetta Guardia costiera libica ci ha intercettati dopo quattordici ore di navigazione e ci ha portati in prigione, dove sono rimasto per un mese. La seconda, dopo un’ora di navigazione, il motore si è rotto e gli scafisti ci hanno riportati a riva. Dopo due mesi siamo saliti su un’altra imbarcazione, ero terrorizzato, ma questa volta ci avete soccorsi. Ora vorrei trovare un lavoro e pensare al mio futuro”. Con 1.190 tra morti e dispersi solo da inizio anno ad oggi e oltre 26 mila persone in movimento intercettate e respinte in Libia (dati OIM), il Mediterraneo centrale si conferma una delle rotte migratorie più letali al mondo. “La Life Support stessa in questa missione è stata suo malgrado testimone di due possibili intercettazioni da parte di soggetti terzi e della cosiddetta Guardia costiera libica, con respingimenti collettivi verso le coste libiche, ossia respingimenti illegali – commenta Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support –. E purtroppo sappiamo da molte testimonianze di questi anni che il Mediterraneo resta protagonista non solo di migliaia di attraversamenti, ma anche di intercettazioni, di naufragi di cui si viene a conoscenza troppo tardi o addirittura di cui non si ha notizia, di casi aperti che restano per troppo tempo senza soccorso. Anche per questo è importante mettere la tutela della vita al centro di ogni decisione che riguarda questo mare e rafforzare la capacità di soccorso anche con una missione SAR europea.” La Life Support – con un equipaggio composto da 29 persone tra cui marittimi, medici, infermieri, mediatori culturali e soccorritori – ha concluso la sua 39/a missione nel Mediterraneo centrale. Da dicembre 2022 a oggi, ha soccorso un totale di 3.234 persone.  Emergency
December 17, 2025
Pressenza
Dieci anni di operazioni di ricerca e soccorso di SOS Humanity in un contesto di crescente violenza
Nella sua rassegna annuale 2025 pubblicata oggi, SOS Humanity ripercorre un anno di crescente violenza nel Mediterraneo da parte di attori libici finanziati dall’UE. Tra le persone colpite figurano i rifugiati in pericolo in mare e gli equipaggi delle navi di soccorso. Le violazioni dei diritti umani alle frontiere esterne dell’UE sono aumentate,  anche nella zona marittima al largo della Tunisia, in gran parte non monitorata.  Nella sua rassegna annuale,  SOS Humanity ha presentato gli eventi e gli sviluppi più importanti per la ricerca e soccorso  ordine cronologico, in modo conciso e con le fonti:  dal fermo delle navi di soccorso alle cause legali vinte nei tribunali italiani,  fino alla valutazione delle ONG su dieci anni di difficile lavoro di ricerca e soccorso. Sebbene ormai non attiri quasi più alcuna attenzione pubblica, la drammatica situazione nel Mediterraneo centrale è ulteriormente peggiorata nel 2025: almeno 1.190 persone sono annegate, 12 navi di soccorso non governative sono state trattenute in Italia, con una conseguente perdita di 219 giorni per le operazioni di soccorso; altre centinaia di giorni sono stati persi dalla flotta civile a causa di navigazioni inutili verso i porti assegnati nel nord Italia, 25.764 persone in cerca di protezione sono state intercettate dalla cosiddetta Guardia Costiera libica e riportate con la forza in Libia. Allo stesso tempo, le organizzazioni di ricerca e soccorso hanno salvato 12.192 persone in pericolo in mare  (dati fino inizio settembre), più che nell’anno precedente. Di queste, SOS Humanity ha salvato 1.155 bambini, donne e uomini. A dieci anni dalla loro fondazione, SOS Humanity, Sea-Watch e Sea-Eye hanno presentato i propri dati in una conferenza stampa congiunta con l’alleanza United4Rescue nel mese di giugno scorso: in un decennio, la flotta civile nel Mediterraneo centrale ha salvato 175.000 persone in pericolo in mare, nonostante tutti i tentativi delle autorità di ostacolarla. Se il numero di morti e dispersi è leggermente diminuito rispetto all’anno precedente, il tasso di mortalità sulla rotta migratoria del Mediterraneo centrale è in realtà aumentato quest’anno. Nel 2025, la cosiddetta Guardia Costiera libica ha respinto con la forza un numero di rifugiati superiore a quello dell’anno precedente. La nuova rotta di fuga dalla Tunisia all’Italia continua ad affermarsi, con un numero elevato di incidenti in mare non segnalati e violazioni dei diritti umani. Il 2025 vede una nuova escalation di violenza contro le persone in movimento e le navi di soccorso da parte di attori libici e tunisini. In autunno, tredici organizzazioni hanno fondato l’alleanza “Justice Fleet” e hanno sospeso congiuntamente le comunicazioni operative con le autorità marittime libiche, in quanto non possono essere considerate attori legittimi nella ricerca e soccorso. Ciò ha portato al fermo di un numero maggiore di navi. SOS Humanity prende posizione contro ogni forma di criminalizzazione e repressione con una nuova nave di soccorso: la barca a vela Humanity 2 entrerà in cantiere a dicembre e sarà operativa come nave di soccorso e di monitoraggio a partire dall’estate 2026 sulla rotta migratoria sempre più frequentata e in gran parte ignorata, dalla Tunisia a Lampedusa. La rassegna annuale è disponibile sotto forma di cronologia dettagliata a questo link  sul sito web di SOS Humanity.  Redazione Italia
December 17, 2025
Pressenza
La Ocean Viking torna in mare quasi quattro mesi dopo l’attacco della Guardia Costiera libica
Dopo il violento attacco da parte della Guardia Costiera libica avvenuto in agosto, che ha costretto a una sospensione di quattro mesi delle operazioni, la Ocean Viking è pronta a tornare in mare. Nonostante l’escalation di violenza nel Mediterraneo centrale, SOS MEDITERRANEE rimane ferma nella propria missione: salvare, proteggere e testimoniare le violazioni dei diritti umani in mare. Il 24 agosto 2025, la Ocean Viking è stata violentemente attaccata da una motovedetta della Guardia Costiera libica in acque internazionali. Centinaia di colpi sono stati sparati contro la nave, causando gravi danni all’imbarcazione di soccorso e mettendo a rischio la vita delle persone soccorse e dei soccorritori a bordo, rendendo necessaria un’immediata sospensione delle operazioni. «Questo attacco armato senza precedenti contro la nostra nave di soccorso ha rappresentato un punto di svolta per le nostre operazioni, ma la nostra determinazione a salvare vite umane resta immutata», ha dichiarato Valeria Taurino, direttrice generale di SOS MEDITERRANEE Italia. Durante il periodo di sospensione, il ponte di comando parzialmente distrutto è stato riparato e i sistemi e le attrezzature essenziali per le operazioni di soccorso sono stati ripristinati alla piena funzionalità. I nostri team hanno lavorato senza sosta per ripristinare l’imbarcazione, rafforzare la formazione sulla sicurezza e aggiornare le procedure operative, al fine di garantire un ritorno in mare sicuro senza compromettere la capacità di soccorso. Nessuna responsabilità per l’attacco Nonostante le azioni legali intraprese e le denunce pubbliche, i responsabili dell’attacco non sono stati identificati e le richieste di assunzione di responsabilità restano senza risposta. SOS MEDITERRANEE è determinata a proseguire nell’identificazione dei responsabili e a garantire che vengano chiamati a risponderne. Sono state presentate denunce penali in Italia e in Francia, mentre un’ulteriore denuncia è attualmente in fase di finalizzazione in Germania. «È inaccettabile che un attacco di questo tipo contro una nave umanitaria di soccorso sia rimasto senza conseguenze», ha affermato Valeria Taurino. «L’impunità alimenta ulteriore violenza nel Mediterraneo centrale. La responsabilità è essenziale non solo per la giustizia, ma anche per la sicurezza delle persone in pericolo e di tutti gli operatori umanitari che lavorano in mare».  Violenza in escalation nel Mediterraneo centrale Nel frattempo, la violenza nel Mediterraneo centrale continua ad intensificarsi e le violazioni dei diritti umani proseguono in totale impunità. Da agosto, ulteriori attacchi hanno preso di mira altre organizzazioni di ricerca e soccorso, così come persone in pericolo. Ottobre e novembre hanno registrato un forte aumento dei decessi e delle sparizioni segnalate nel Mediterraneo centrale, con 299 persone dichiarate morte o disperse. Alla Ocean Viking è stato impedito di essere in mare proprio quando una capacità di soccorso urgente era disperatamente necessaria. Urgente necessità di sostenere le operazioni di soccorso Il sostegno continuativo dei donatori resta essenziale per garantire la continuità delle operazioni di ricerca e soccorso lungo una delle rotte migratorie più mortali al mondo. Oggi più che mai, la nostra organizzazione fa affidamento sul sostegno del pubblico per mantenere le proprie attività nel lungo periodo. «Ogni vita salvata è una vittoria contro l’indifferenza. Continueremo questa missione finché potremo contare sulla solidarietà dei nostri sostenitori», ha concluso Valeria Taurino. DONA ORA   Redazione Italia
December 16, 2025
Pressenza
La nave Humanity 1 trattenuta nel porto di Ortona dopo aver soccorso 160 persone
Dopo lo sbarco di 85 persone lunedì 1° dicembre, tra cui vari minori non accompagnati, la nave di soccorso Humanity 1, gestita dall’organizzazione di ricerca e soccorso SOS Humanity, è stata temporaneamente trattenuta nel porto di Ortona, in Italia, martedì 2 dicembre 2025. In totale, la scorsa settimana l’equipaggio della Humanity 1 ha soccorso 160 persone in pericolo in mare in due operazioni. Il fermo provvisorio è stato ordinato dalle autorità italiane per indagare se la Humanity 1 abbia violato la legge Piantedosi per non aver comunicato con il Centro di coordinamento dei soccorsi libico. L’equipaggio della Humanity 1 ha operato in ogni momento in conformità con il diritto marittimo internazionale, informando le autorità di ricerca e soccorso competenti e seguendo il proprio obbligo di assistere le persone in pericolo. Come parte della più grande alleanza di organizzazioni di ricerca e soccorso esistente ad oggi, la Justice Fleet Alliance, SOS Humanity ha deliberatamente sospeso le comunicazioni operative con il Centro di coordinamento libico per il soccorso, poiché la cosiddetta Guardia Costiera libica non può essere considerata un attore legittimo nel campo della ricerca e del soccorso, come confermato quest’anno dal Tribunale di Catanzaro. “Questo fermo provvisorio della Humanity 1 è incompatibile con il diritto internazionale”, critica Marie Michel, esperta politica di SOS Humanity. “La cosiddetta Guardia Costiera libica, coordinata dal Centro di coordinamento libico, è responsabile di gravi violazioni dei diritti umani sia in mare che in Libia. Rifiutarsi di comunicare con gli attori responsabili di tali crimini è l’unico modo per difendere i principi del diritto marittimo e dei diritti umani. E mentre questi attori non vengono ritenuti responsabili, ma sono sostenuti dall’Unione Europea e dai suoi Stati membri, la nostra nave di soccorso viene trattenuta in porto e le si impedisce di operare soccorsi di emergenza. E’ evidente che il numero crescente di detenzioni di navi umanitarie riduce la capacità di soccorso e porta a un aumento delle morti in mare”. Questa è la terza volta che la Humanity 1 viene trattenuta in porto in base alla legge Piantedosi e la prima detenzione provvisoria basata sulla richiesta di coordinamento con le autorità libiche dal lancio dell’alleanza Justice Fleet. L’alleanza mira a difendere i diritti umani e il diritto internazionale, proteggere il lavoro umanitario in mare e creare pressione pubblica per un cambiamento politico. L’ordine di detenzione provvisoria è stato emesso dal Ministero dell’Interno italiano, dalla Guardia di Finanza e dal Ministero dei Trasporti. La Humanity 1 non può lasciare il porto fino a quando il Prefetto non avrà indagato sulle accuse. Il rapporto di soccorso, comprese le comunicazioni dettagliate con le autorità, è disponibile qui. L’ordine di fermo è disponibile qui: https://mediahub.ai/en/share/album/ec3d61f0-a70c-4989-9339-bf2b06590610   Redazione Italia
December 2, 2025
Pressenza
Iniziata la missione Albatross di SOS Mediterranée
Ieri è stato effettuato il primo volo della missione di monitoraggio aereo Albatross di SOS Mediterranée, insieme al nostro partner Humanitarian Pilots Initiative. Durante il volo Albatross ha avvistato due barche vuote. Probabilmente si trattava di imbarcazioni con persone intercettate dalla Guardia Costiera libica e riportate indietro con la forza. In uno dei due casi era presente un’imbarcazione veloce libica non identificata, con persone a bordo. Foto di Lucrezia Frabetti Nel pomeriggio Albatross ha avvistato una barca in pericolo con circa 40 persone a bordo nella SRR maltese. L’aereo ha lanciato un Mayday sia alle autorità sia alle navi di soccorso. Poi abbiamo appreso che le persone a bordo erano state salvate da Aurora, la nave di Seawatch e ora sono al sicuro a Lampedusa. Redazione Italia
November 13, 2025
Pressenza
Missione Albatross, un nuovo sguardo sul Mediterraneo centrale
SOS MEDITERRANEE, in collaborazione con Humanitarian Pilots Initiative (HPI), prepara il lancio della sua prima missione di osservazione aerea per ampliare il proprio ambito di azione. La missione Albatross prenderà il via con i suoi primi voli la prossima settimana, con l’obiettivo di monitorare le imbarcazioni in difficoltà e documentare le violazioni del diritto marittimo e umanitario nel Mediterraneo centrale. Questa prima fase permetterà ai team di implementare le procedure operative e le capacità tecniche prima dell’inizio dei voli regolari, previsto per l’inizio del 2026. A bordo ci sarà un equipaggio di tre persone, supportato da un team a terra. SOS MEDITERRANEE si occuperà del coordinamento operativo, mentre HPI, un’organizzazione non governativa svizzera specializzata in operazioni aeree umanitarie, gestirà gli aspetti aeronautici e metterà a disposizione la propria esperienza nei voli di monitoraggio sul Mediterraneo centrale. “Dopo quasi un decennio di operazioni in questo tratto di mare, sappiamo quanto sia essenziale il supporto aereo – ha dichiarato Valeria Taurino, direttrice generale di SOS MEDITERRANEE Italia. “Con Albatross ci uniamo ad altri mezzi aerei civili come Seabird e Colibri per fare in modo che la tragedia umanitaria nel Mediterraneo centrale non passi inosservata. Un singolo aereo può coprire un’enorme porzione di mare, documentando violazioni umanitarie che altrimenti resterebbero invisibili“. Nel 2024 i mezzi aerei civili sono stati operativi in media solo 15 giorni al mese, con una diminuzione del 15% rispetto al 2023. Nel 2025, diversi aeromobili civili hanno dovuto sospendere le missioni a causa di restrizioni amministrative o mancanza di fondi, riducendo ulteriormente la già limitata presenza umanitaria sul Mediterraneo centrale. Contesto Durante l’estate, la Guardia Costiera libica finanziata dall’Unione Europea ha attaccato la Ocean Viking in acque internazionali. Solo poche settimane dopo, anche la nave di soccorso Sea Watch 5 è stata presa di mira con colpi d’arma da fuoco. Questi episodi, che fanno parte di un modello continuo di violenze, evidenziano il contesto estremamente pericoloso in cui operano le organizzazioni civili di soccorso e la necessità urgente di un’osservazione e documentazione indipendente. In un contesto in cui le autorità europee e italiane impongono misure sempre più restrittive contro le operazioni civili di ricerca e soccorso, lo spazio per l’azione umanitaria continua a ridursi. Queste politiche contribuiscono direttamente alla tragedia in corso delle morti di massa per annegamento nel Mediterraneo centrale. La missione Albatross non rappresenta soltanto un aereo, ma una linea di vita, un testimone e un appello alla responsabilità. DONA ORA per sostenere la missione Albatross.   Redazione Italia
November 6, 2025
Pressenza
Le Ong del soccorso in mare si uniscono nella Justice Fleet e interrompono le comunicazioni con Tripoli
Dopo anni di crescenti violazioni dei diritti umani da parte della cosiddetta Guardia Costiera libica e dopo il rinnovo del Memorandum Italia-Libia, 13 organizzazioni di ricerca e soccorso si uniscono in una nuova alleanza, la Justice Fleet, e sospendono le comunicazioni operative con il cosiddetto Centro congiunto di coordinamento dei soccorsi di Tripoli, in Libia. Sul sito https://justice-fleet.org/ la lista delle violenze della cosiddetta Guardia Costiera libica documentate dalla società civile negli ultimi 10 anni e in continuo aggiornamento. 13 organizzazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale hanno annunciato la costituzione della Justice Fleet, supportata dal Centro europeo per i diritti costituzionali e umani e dall’organizzazione Refugees in Libya. È una risposta alla coercizione degli Stati europei a comunicare con le milizie libiche, autori di quotidiane violenze in mare e in opposizione al rinnovo tacito del Memorandum d’Intesa Italia-Libia. Le organizzazioni parte della Justice Fleet hanno deciso di interrompere le comunicazioni operative con il Centro congiunto di coordinamento dei soccorsi di Tripoli, in Libia (JRCC), a cui le costringe la Legge 15/23 nota come “decreto Piantedosi”, integrato nel decreto flussi. Il Centro coordina gli interventi violenti di cattura e respingimento della cosiddetta Guardia Costiera libica e non può essere considerato un’autorità competente. La Libia non è un luogo sicuro per le persone in fuga. Inoltre, il JRCC di Tripoli non soddisfa gli standard internazionali necessari al funzionamento di un centro per il coordinamento dei soccorsi: non è raggiungibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, manca di capacità linguistica e non dispone di un’infrastruttura tecnica adeguata per coordinare le operazioni di soccorso. Da dieci anni, le organizzazioni di ricerca e soccorso hanno documentato la violenza sistematica perpetrata dalla cosiddetta Guardia Costiera libica, una rete decentralizzata di milizie armate equipaggiate e addestrate con fondi dell’UE, in particolare dall’Italia. I naufraghi vengono intercettati con la violenza in mare, rapiti e condotti in campi dove tortura, stupri e lavori forzati sono una pratica sistematica. I tribunali europei e le istituzioni delle Nazioni Unite hanno da tempo riconosciuto la violenza organizzata che, secondo gli esperti legali, costituisce un crimine contro l’umanità. Tali violenze sono state documentate società civile negli ultimi 10 anni, e un report costantemente aggiornato sarà disponibile da oggi sul sito https://justice-fleet.org/. L’interruzione delle comunicazioni operative con il JRCC Libia potrebbe comportare multe, detenzioni o persino la confisca dei mezzi di soccorso della Justice Fleet da parte dello Stato italiano, in violazione del diritto internazionale. Dal 2023, il governo italiano ha detenuto illegalmente mezzi di soccorso ai sensi della cosiddetta Legge Piantedosi. Questa campagna parte all’indomani di un nuovo caso di disobbedienza a ordini ingiusti e illegittimi del governo italiano da parte di una nave civile di soccorso, in nome invece del pieno e rigoroso rispetto del diritto marittimo e umanitario, internazionale e nazionale: proprio ieri sera la nave Mediterranea ha sbarcato 92 persone, soccorse in tre diversi interventi, a Porto Empedocle, nonostante le autorità italiane avessero ordinato di portarle nel lontano porto di Livorno. Mediterranea ha operato a tutela dei fondamentali diritti alla vita, alla salute e alla dignità delle persone soccorse e, per questa scelta il governo minaccia ora pesanti ritorsioni. Lo spirito con cui la nave ha agito è lo spirito che anima la Justice Fleet e per questo esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Mediterranea. La Justice Fleet unisce strategie legali, politiche e comunicative per difendere le persone in fuga e le operazioni di soccorso dai respingimenti illegali, dalla repressione e dalla criminalizzazione delle Ong. Le corti europee – da quelle italiane alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – hanno ripetutamente confermato che i respingimenti verso la Libia violano il diritto internazionale. I membri dell’alleanza da Germania, Francia, Italia e Spagna: Mediterranea Saving Humans Sea-Watch SOS-Humanity Tutti gli occhi sul Mediterraneo (TOM) Sea-Eye Louise Michel Pilotes Volontaires RESQSHIP Salvamento Marítimo Humanitario Mission Lifeline CompassCollective Sea Punks r42 – sail and rescue Ulteriori informazioni sulla Justice Fleet, una panoramica completa degli atti di violenza estremi documentati dalla cosiddetta Guardia Costiera libica, nonché la prima panoramica in assoluto sui casi giudiziari vinti dalle organizzazioni di ricerca e soccorso dal 2023 sono disponibili qui: justice-fleet.org   Sea Watch
November 5, 2025
Pressenza