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Acrobax: non si sgombera un’idea
Riportiamo qui il testo del Laboratorio Occupato e Autogestito Acrobax, scritto dopo aver ricevuto minacce di sgombero da parte della Questura di Roma. Gli appuntamenti di mobilitazione già programmati sono mercoledì 25 marzo alle 18.30 ad Acrobax per una assemblea cittadina su sgomberi e minacce repressive ma, sopratutto, su possibilità, alternative e lotta. A seguire, domenica 29 marzo per “Acrobax città aperta” – una (stra)ordinaria giornata dentro e fuori dall’ex-cinodromo della Capitale. Mentre nel mondo, sopra le nostre teste, si giocano battaglie di potere e venti di guerra spirano in tutte le latitudini, il piano del governo italiano, che evidentemente ha bisogno di nemici interni per avere carte in più da giocare nella sfida elettorale, va avanti. Come se fosse un gioco di ruolo si stabiliscono gli obiettivi di quella che è una rivincita personale, ma anche una necessità: eliminare le “sacche di resistenza”, togliere di mezzo chi si permette ancora di esprimere il proprio dissenso, chi costruisce quotidianamente una alternativa e la rende possibile. Qualcunə in questi anni l’ha definita anomalia romana, quel complesso ecosistema di spazi sociali e case occupate, associazionismo dal basso, comitati di quartiere che come piccoli (grandi) neurotrasmettitori costruiscono connessioni, generano impulsi, attivano percorsi, costruiscono possibilità per tuttɜ, in una metropoli complessa e indebitata, laddove ci sarebbe solo cemento, degrado o abbandono. In questi primi mesi dell’anno questa anomalia romana comincia a essere messa sotto pressione e, dopo aver puntato il faro su Spin Time ed L38 e aver sgomberato ZK, ora lo spazio LOA Acrobax viene identificato come il prossimo tassello di quella guerra alle occupazioni che ha preso il via la scorsa estate con il Leoncavallo, è continuata con Askatasuna, il presidio del Pilastro di Bologna, minaccia Officina99 a Napoli e adesso punta su Roma. Articoli di giornale con illazioni su presunte indagini giudiziarie, la lista degli immobili da sgomberare (redatta dall’allora prefetto Piantedosi ora ministro dell’interno) che ricompare su giornaletti e giornalacci; influencer prezzolati che ci dedicano i loro sproloqui; giornaliste d’assalto alla ricerca di scoop che si insinuano di nascosto; pattuglie in borghese fuori dallo spazio; pressioni relative alla gestione dell’ordine pubblico in vista delle prossime mobilitazioni nazionali e della ripartenza della Global Sumud Flotilla. In questo quadro, una realtà come Acrobax, diventa di slancio una priorità da colpire. Una realtà che ha spinto e continuerà a spingere sempre in direzione ostinata e contraria al Governo neofascista di Fratelli d’Italia. E lo facciamo con determinazione insieme a tutto quel tessuto sociale che ha riconosciuto e combatte un indirizzo nazionale e internazionale che vuole fascistizzare la società. Da Israele all’Ungheria, dall’Italia all’Argentina, fino ad arrivare agli Stati Uniti. Perché? Perché siamo contro l’economia di guerra che ci stanno imponendo. Perché? Perché siamo consapevoli della precarietà che permea il mercato del lavoro e le nostre vite; consapevoli della pressione fiscale che aumenta, erodendo sempre di più un welfare già impoverito che non permette alle nuove generazioni neanche di immaginarlo, un futuro stabile. Perché? Perché abbiamo ben presente l’idea di città che vogliamo, contro speculazioni, studentati di lusso e consumo di suolo. Perché? Perché laddove chiudono spazi noi li apriamo, spalancando orizzonti e tracciando percorsi di liberazione. Ci vogliono precariɜ perché sanno che laddove manchi un baricentro stabile la reazione è inibita, il timore di non avere il tempo cresce e la forza di immaginare altro si affievolisce, fino a spegnersi. > Ma noi acrobatɜ da anni abbiamo imparato a camminare sul filo, da anni abbiamo > chiaro il nostro di obiettivo che è costruire e non distruggere: costruire una > comunità larga, solidale e accessibile, fatta di relazioni, di sport popolare, > di musica, di cultura, di elaborazione e riflessione politica, di > condivisione. Una comunità capace di trasformare, persino migliorare e supportare la vita di chi lo attraversa. Capace di mettersi in rete con altre realtà per dare corpo e sentimenti alla possibilità, oltre l’utopia, di un mondo dove il fascismo non abbia più ragion d’essere. Conosciamo il nostro valore politico e sociale. Conosciamo quello che si articola e mobilita nei differenti territori di Roma. Siamo, insieme a tante, tantissime realtà vive e attive, spazio del possibile, antidoto all’avanzata di un capitalismo mortifero, fatto di guerre e genocidio e portato avanti incondizionatamente dagli uomini bianchi eterocis che quel potere lo incarnano nel più viscido dei modi.  Siamo antidoto all’azzeramento dei diritti, antidoto alla povertà educativa e sociale la cui forbice si allarga sempre di più a discapito di quelle soggettività che occupano le fasce più basse della piramide dei diritti e dei privilegi. E in questo momento, invece di immaginare una chiusura difensiva, vogliamo rilanciare e chiamare a raccolta tutte le intelligenze, le lotte e la fantasia collettiva di questa città, non soltanto per noi ma per tuttɜ.  Perché sotto attacco non ci sono solo quattro mura, bensì un’idea di città e di vita che non si può sgomberare, né qui né altrove.  Perché la campagna elettorale non si giocherà sulla pelle dell’idea di città e di vita che quotidianamente rendiamo possibile. Perché vogliamo essere argine alla deriva in cui ci vogliono trascinare. Vogliamo essere un’esplosione infestante di forza, determinazione e bellezza.  «Non si sgombera un’idea» – dicevamo qualche anno fa. E, a distanza di più di cinque anni, lo confermiamo convintamente perché avevamo e abbiamo chiara l’indicazione degli zapatisti: Niente per noi, tutto per tutti! Pensiamo che non si possa accettare di cadere unə alla volta, sarebbe ferita troppo profonda per noi stessɜ e per la nostra città. Sappiamo invece quello che ci hanno insegnato le maree: possiamo trasformare Roma, e non solo, avanzando tuttɜ insieme. La copertina è del L.O.A. Acrobax SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Acrobax: non si sgombera un’idea proviene da DINAMOpress.
March 18, 2026
DINAMOpress
“Roma è tutta qui”, non si può cancellare la ricchezza degli spazi sociali
Fra il 2012 e il 2013, 50 occupazioni di immobili inutilizzati riescono a dare una casa a migliaia di persone, nuclei di famiglie immigrate e italiane. È lo Tsunami Tour, una mobilitazione enorme promossa dai movimenti di lotta per la casa uniti contro la mancanza di soluzioni al problema abitativo, che a Roma condanna decine di migliaia di persone a vivere in precarietà. Spin Time è una di queste occupazioni. Il palazzo di dieci piani nel quartiere Esquilino era stata la sede dell’Inpdap (Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica) l’ente che gestiva la previdenza e l’assistenza per le e i dipendenti pubblici fino alla sua soppressione nel 2011, quando le sue funzioni sono state trasferite all’INPS. L’immobile viene allora acquisito da un fondo di investimenti immobiliare Investire SGR per essere “valorizzato”. > In realtà la sua valorizzazione sociale inizia da subito dopo l’occupazione. > Con il “cantiere di rigenerazione urbana” si mette in moto un processo che > porta il palazzo ad aprirsi verso l’esterno, facendo coesistere la dimensione > abitativa con quella dei servizi alla cittadinanza, tanto di carattere sociale > quanto culturale. Sfruttando le potenzialità dell’ex-sede Inpdap, infatti, gli spazi cambiano rapidamente forma e scopo. La sala conferenze diventa un auditorium, sede di spettacoli teatrali e concerti di musica classica, la vecchia mensa si trasforma in un’osteria popolare e a queste attività se ne aggiungono molte altre: dalle residenze artistiche al doposcuola per il quartiere, dalla falegnameria agli sportelli sociali. A Spin Time arrivano in tanti e tante: la comunità proveniente dal Teatro Valle, le associazioni cattoliche, quelle lgbtqia+, i comitati di quartiere e l’associazione della vicina scuola elementare Di Donato. In breve tempo si sperimenta un modello di convivenza che riguarda non solo le oltre 300 persone di 25 nazionalità diverse che abitano nel palazzo, ma decine e decine di realtà che qui cominciano a incontrarsi e a contaminarsi. Si aggiungono poi negli anni seguenti i ragazzi e le ragazze della rivista “Scomodo”, che utilizzano una parte dello spazio per dar vita a una redazione e a un centro di aggregazione giovanile. > Come le occupazioni hanno insegnato, la città è disseminata di edifici > lasciati inutilizzati per anni, che possono essere riconvertiti a uso > abitativo. Queste esperienze sono state capaci di rigenerare pezzi di città e > trasformare ruderi urbani in comunità solidali per l’abitare di tanti e tante. Il valore di queste esperienze è stato riconosciuto dall’amministrazione Capitolina, tanto da inserire nel Piano Strategico per il Diritto all’Abitare 2023-2026, Spin Time, insieme a Metropoliz-MAAM, fra gli immobili da acquisire e riproporre quello che è già avvenuto per l’occupazione di Porto Fluviale per la quale, dopo l’acquisto, è stata avviata la ristrutturazione utilizzando i fondi del bando europeo Pinqua. Acquistare e regolarizzare Spin Time significherebbe restituire a tutta la cittadinanza ciò che gli spetta di diritto. Riconoscere formalmente la funzione pubblica che svolge da anni. Dare finalmente a centinaia di famiglie e individui in emergenza abitativa una soluzione sicura, senza sradicarli da quello che ormai da dieci anni è il loro luogo di vita. Ma ecco che nell’ottobre 2023 si manifesta l’intenzione del Ministro degli Interni Matteo Piantedosi di voler sgomberare il palazzo, nonché della volontà della proprietà Investire SGR di trasformarlo in un albergo. Parte allora una resistenza che vede la solidarietà di molte associazioni, movimenti e sindacati per non cancellare un’esperienza importante per tutta la città. > Dopo quanto accaduto a Milano con lo sgombero del Leoncavallo e a Torino con > quello di Askatasuna, la minaccia per Spin Time diventa reale. Si manifesta da > parte del governo un piano di attacco agli spazi sociali in quanto luoghi di > aggregazione e di partecipazione. Spazi in cui si dimostra che immaginare > un’altra città è possibile, mettendo insieme esperienze diverse che sappiano > convivere e progettare il loro futuro. È quello che la comunità di Spin Time intende fare, e per discutere con tutta la città ha convocato un’assemblea pubblica per sabato 10 gennaio alle 14 in via di Santa Croce in Gerusalemme 55. Nel comunicato di convocazione scrivono: «Abbiamo visto crescere l’onda di solidarietà in seguito ai numerosi articoli che minacciavano lo sgombero del nostro palazzo. Associazioni, cittadin3, partiti, sindacati, giornalist3 e attor3 hanno risposto al nostro appello. Ora dobbiamo rimetterci all’opera e dare una risposta organizzata a questa minaccia. Perché se vogliono chiudere gli spazi sociali e abitativi, bisogna rispondere come comunità. Incontriamoci perché abbiamo bisogno di una città a misura di tutt3, in cui l’educazione è garantita a tutte le fasce d’età, in cui il diritto all’abitare non è ostacolato dalla speculazione privata. Una città che non esclude, ma che accoglie». E concludono: «Questa battaglia dobbiamo vincerla, non solo per Spin Time, ma per tutte le esperienze che dal basso organizzano i mondi possibili che questa destra di governo disprezza». La copertina è di Marta D’Avanzo SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo “Roma è tutta qui”, non si può cancellare la ricchezza degli spazi sociali proviene da DINAMOpress.
January 9, 2026
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