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L’altra guerra di Trump: 231 presunti narcos uccisi senza processo nei Caraibi
Nel video diffuso dal Comando Sud degli Stati Uniti, un’imbarcazione naviga nelle acque del Mar dei Caraibi quando un lampo la avvolge e la fa scomparire. È su questa breve sequenza che Washington affida il racconto dell’ultimo attacco della campagna militare voluta da Donald Trump contro i presunti narcotrafficanti dell’America Latina, costato la vita a quattro persone. L’esercito statunitense sostiene che la barca stesse percorrendo una rotta abitualmente utilizzata per il contrabbando, ma non rende pubblica alcuna prova: del carico non viene mostrato nulla, né viene spiegato quale pericolo imminente giustificasse il ricorso alla forza letale. Alle vittime viene attribuita la qualifica di «narcoterroristi» e tanto basta per trasformare dei sospettati in bersagli, uccisi senza arresto né processo. Con questo nuovo raid sale ad almeno 231 il numero dei morti nei 69 attacchi compiuti in quasi un anno tra il Mar dei Caraibi e il Pacifico orientale. La formula del Comando Sud è ormai un copione: si parte da informazioni di intelligence «confermate» che riguardano organizzazioni terroristiche designate e operazioni condotte in acque internazionali. Nei comunicati, però, l’accusa coincide già con la sentenza, mentre le prove che dovrebbero sostenerla rimangono segrete. Dichiarando di trovarsi in un «conflitto armato» con i cartelli latinoamericani, l’amministrazione Trump trasforma così un fenomeno criminale in un teatro di guerra e i sospettati – che dovrebbero essere prima identificati, poi arrestati e, infine, processati – in combattenti da eliminare a distanza. Già dopo il primo attacco, nel settembre 2025, gli esperti delle Nazioni Unite avevano parlato di «esecuzione extragiudiziale»: fuori da un conflitto, il diritto internazionale ammette l’uso intenzionale della forza letale soltanto come ultima risorsa davanti a un pericolo immediato per la vita. Il narcotraffico, per quanto grave, non costituisce di per sé un attacco armato. Washington non chiarisce neppure se abbia tentato di intercettare l’imbarcazione, come normalmente avviene nelle operazioni antidroga. Il 2 settembre, del resto, gli stessi militari avevano abbordato e perquisito senza incidenti un altro natante sospetto. Il precedente dimostra che l’intercettazione e l’abbordaggio erano strumenti a disposizione dell’esercito statunitense: il ricorso immediato alla forza letale non rappresentava dunque l’unica modalità operativa possibile, ma una scelta politica. L’offensiva, intanto, si prepara a superare i confini marittimi. Ad agosto, durante la visita a Panama per la conclusione dell’esercitazione Panamax, il segretario alla Guerra Pete Hegseth ha dichiarato che gli Stati Uniti stavano collaborando con Ecuador, Colombia e altri partner per estendere la lotta ai cartelli anche sulla terraferma: «Ovunque traffichiate droga o minacciate il popolo americano o i nostri partner, siete un bersaglio, proprio come l’ISIS o al-Qaeda». Gli Stati Uniti hanno già avviato missioni comuni con l’Ecuador, mentre Colombia e Honduras si sono mostrate disponibili a intensificare la cooperazione. Il Guatemala ha, invece, smentito l’esistenza dell’accordo rivendicato da Washington. Con la Coalizione americana contro i cartelli, ribattezzata da Washington “Scudo delle Americhe”, l’espansione militare assume una struttura multilaterale e si consolida sotto la guida degli Stati Uniti. Navi da guerra tornano a presidiare la regione e ad aumentare la pressione anche su Cuba, mentre la lotta al narcotraffico diventa la cornice attraverso cui riaffermare l’influenza statunitense sul continente. Nel nome dell’emergenza, il nuovo paradigma consente, infatti, di mobilitare l’esercito, operare nei territori di Paesi terzi e assimilare al terrorismo reti criminali che fino a ieri rientravano nelle competenze della polizia e della magistratura. Trump presenta i bombardamenti come uno strumento per fermare il traffico di stupefacenti e le morti per overdose negli Stati Uniti. La geografia del fentanyl racconta, però, una storia diversa. Secondo il Rapporto 2025 della DEA, l’oppioide al centro dell’emergenza americana viene prodotto soprattutto in Messico, con precursori provenienti principalmente dalla Cina, ed entra nel Paese attraverso il confine sud-occidentale. Le rotte marittime colpite nei Caraibi e nel Pacifico non rappresentano quindi il suo principale canale d’ingresso. Bombardare piccole imbarcazioni appare più funzionale alla costruzione di un nemico e di un presidente disposto ad annientarlo che alla soluzione della crisi. A certificare i limiti di mezzo secolo di “war on drugs” sono gli stessi numeri. Secondo il Rapporto mondiale sulle droghe 2026 dell’ONU, nel 2024 circa 331 milioni di persone hanno consumato sostanze illegali, il 34% in più rispetto al 2014. La produzione potenziale di cocaina ha raggiunto il record di 4.100 tonnellate, oltre quattro volte il livello di dieci anni prima. Dopo decenni di repressione, il mercato continua dunque a espandersi. Ora, quel fallimento viene usato per giustificare il passaggio dalla polizia all’esercito e dall’arresto all’esecuzione. È questa l’altra guerra di Trump: senza processo e senza prove che possa davvero fermare la droga. 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September 21, 2026
L'INDIPENDENTE
Gli USA stanno rilanciando la “guerra alla droga” in America Latina
Dopo oltre 200 morti e mesi di bombardamenti contro imbarcazioni accusate di essere legate al narcotraffico internazionale, gli Stati Uniti stanno accelerando la loro campagna contro il “commercio illegale”. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato presunte collaborazioni con Colombia, Guatemala e Honduras per avviare operazioni terrestri nei rispettivi territori e spostare la nuova “guerra alla droga” trumpiana dal mare al suolo di Paesi terzi. L’annuncio è arrivato al termine della maxi-esercitazione militare Panamax, la prima in 14 anni, alla quale hanno partecipato 19 Paesi. L’obiettivo dichiarato dell’addestramento era «difendere il Canale di Panama, rafforzare la prontezza regionale e sviluppare la capacità collettiva di smantellare le minacce comuni all’emisfero occidentale». La nuova fase della campagna arriva dopo le recenti elezioni in America Latina, che hanno portato al potere diversi alleati di Washington. Già nei mesi scorsi gli USA avevano condotto operazioni militari congiunte in territorio straniero, come in Messico ed Ecuador, nell’ambito della campagna internazionale ribattezzata “Scudo delle Americhe”. L’annuncio di Hegseth è arrivato lo scorso 13 agosto, durante la cerimonia di chiusura di Panamax, svoltasi proprio a Panama. Il Segretario alla Difesa ha lodato la riuscita dell’esercitazione e rilanciato il programma Scudo delle Americhe e la relativa missione operativa, la Coalizione americana contro i cartelli (“Americas Counter Cartel Coalition”, ACCC o A3C). Lanciato il 7 marzo durante un vertice con i leader dei Paesi dell’emisfero occidentale, il programma prevede la collaborazione tra gli Stati aderenti attraverso lo scambio di informazioni e il coordinamento di operazioni congiunte per individuare e smantellare le presunte reti del narcotraffico internazionale: lo Scudo delle Americhe funge da forum politico per i capi di Stato e di governo, mentre l’A3C ne costituisce il braccio operativo. All’iniziativa partecipano Stati Uniti, Argentina, Bolivia, Cile, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guyana, Honduras, Panama, Paraguay e Trinidad e Tobago. «Stiamo collaborando con l’Ecuador, la Colombia e i nostri partner per combattere le organizzazioni criminali sulla terraferma. Ovunque si traffichi droga, ovunque si minacci il popolo americano o i nostri partner, si diventa un bersaglio, proprio come l’ISIS o al-Qaeda», ha dichiarato Hegseth rispondendo alla domanda di un giornalista, aggiungendo che analoghi accordi sarebbero stati raggiunti con Honduras e Guatemala. Le autorità dei tre Paesi, contattate dall’agenzia di stampa internazionale Associated Press, non hanno fornito chiarimenti sulle dichiarazioni di Hegseth. La Colombia, tuttavia, ha mostrato con parole e azioni di voler intensificare la lotta al narcotraffico, anche attraverso una maggiore collaborazione con gli Stati Uniti. Il nuovo presidente Abelardo de la Espriella ha infatti fatto del contrasto al narcotraffico uno dei cavalli di battaglia della sua campagna elettorale e, già nel discorso di insediamento del 7 agosto, ha dichiarato che la sua amministrazione avrebbe «sradicato definitivamente il flagello delle coltivazioni illecite», annunciando inoltre l’intenzione di aderire al programma Scudo delle Americhe. Nei primi giorni di governo de la Espriella, il nuovo ministro della Difesa colombiano Jorge Eduardo Mora ha annunciato l’avvio di numerose operazioni contro la criminalità organizzata e i gruppi armati ancora attivi nel Paese. Nel corso del suo discorso, Hegseth ha affermato che la Colombia si sarebbe offerta di «ospitare il quartier generale, o un centro operativo, dell’ACCC come nuovo 19° membro». Intervenendo all’evento insieme a Hegseth, lo stesso Mora ha sottolineato come la Colombia potrebbe svolgere un ruolo cruciale nella lotta contro i narcotrafficanti sia sulla costa del Pacifico sia su quella dei Caraibi. «Credo che sia giunto il momento per i cartelli narco-terroristici di confrontarsi con la potenza e le capacità dell’intero emisfero, guidato dagli Stati Uniti», ha dichiarato. La Colombia è appena uscita da un’elezione che ha visto trionfare lo stesso de la Espriella, politico indipendente vicino all’agenda di Trump. Bogotá non è però l’unica capitale latinoamericana dove negli ultimi mesi si sono tenute elezioni vinte da politici vicini a Washington: a giugno, in Perù, è stata eletta Keiko Fujimori, figlia dell’ex dittatore, che ha espresso la volontà di rafforzare i rapporti con gli Stati Uniti e di aderire allo Scudo delle Americhe di Trump; nel dicembre dello scorso anno, in Cile, si è insediato José Antonio Kast, ultraliberista e nostalgico di Pinochet, apertamente allineato all’agenda trumpiana; a ottobre, in Bolivia, è salito al potere Rodrigo Paz, mettendo fine a quasi vent’anni di predominio del MAS. Guardando poco più indietro, nell’aprile 2025, l’Ecuador ha visto la riconferma di Daniel Noboa, conservatore orientato alla cooperazione militare con Washington. Proprio Noboa e l’Ecuador sono stati protagonisti di una delle prime operazioni terrestri congiunte con gli Stati Uniti contro il narcotraffico, condotta all’inizio di marzo, pochi giorni prima dell’annuncio del programma Scudo delle Americhe. Forti delle recenti vittorie della destra in Colombia e Perù e delle altre elezioni tenutesi nell’ultimo anno, gli Stati Uniti stanno intensificando la propria campagna militare in America Latina. La nuova guerra alla droga trumpiana, inaugurata all’insegna della cosiddetta “Dottrina Donroe” – una fusione tra la più nota Dottrina Monroe e il nome di Trump – è stata lanciata lo scorso settembre, quando Washington ha iniziato a condurre attacchi contro imbarcazioni accusate di essere legate al narcotraffico internazionale. Gli Stati Uniti hanno mobilitato portaerei e navi da guerra che, nei mesi successivi, sono state impiegate anche per esercitare pressione su Cuba e Venezuela. Non è noto il numero esatto delle vittime della campagna militare statunitense, ma secondo un’analisi della CNN pubblicata lo scorso luglio, sarebbero almeno 221. The post Gli USA stanno rilanciando la “guerra alla droga” in America Latina appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 18, 2026
L'INDIPENDENTE
Shield of the Americas
Pubblichiamo –  in due puntate (la seconda la settimana prossima, NDR) –  questo speciale  di INFO-AIT sul progetto imperialista Usa, targato Trump, diretto verso l’America Latina. Nella prima parte, si approfondirà il progetto “Shield of America” e il nuovo corso interventista degli Stati Uniti. Nella seconda parte ci si concentrerà sulla portata politica della nuova fase apertasi con il rapimento
“Scudo delle Americhe”: la retroguardia servile…
… in quello che Trump vuole tornare a usare come “cortile di casa”. di Marco Consolo (*) Ulteriore passo avanti nella concretizzazione della “dottrina di sicurezza nazionale” pubblicata da Washington lo scorso dicembre, in cui si annunciava che gli Stati Uniti avrebbero cercato di “ristabilire la loro preminenza nell’emisfero occidentale”   Mentre nello scacchiere medio-orientale ed asiatico la ribattezzata “coalizione
La sinistra di fronte al Venezuela
Come si pone la sinistra di fronte alla figura di Maduro e quali sono le differenze con il chavismo? Qual è il futuro del petrolio di fronte alla rapacità degli Usa? Articoli di Domenico Mauceri, Lorenzo Tecleme, Paolo Laforgia, Pablo Stefanoni, Fabrizio Tonello e un appello dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale. Con un link al nostro dossier precedente. Il dibattito