Lo stato di salute dell’Economia Sociale e del Non Profit
L’Economia Sociale italiana continua a crescere e consolida il proprio peso nel
sistema produttivo del Paese, ma accanto alla dimensione economica emerge con
sempre maggiore evidenza una questione strategica: quella del ricambio
generazionale ai vertici delle imprese e delle organizzazioni.
È questo uno dei principali elementi che emergono dalla III edizione
dell’Atlante dell’Economia Sociale, realizzato da AICCON Research Centre in
collaborazione con Unioncamere Emilia-Romagna e presentato alla XXVI edizione
delle Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile, che si è conclusa lo scorso
10 ottobre.
Giunto alla sua terza edizione, l’Atlante, ricostruisce il perimetro
dell’Economia Sociale italiana attraverso sette archivi amministrativi e
statistici, mettendo in relazione dati relativi a imprese, organizzazioni,
addetti, bilanci e persone che ricoprono ruoli di responsabilità.
È un lavoro che consente non solo di fotografare la consistenza del settore, ma
anche di osservare le trasformazioni in atto nel tempo.
I numeri confermano la dimensione raggiunta dall’Economia Sociale in Italia: le
imprese e organizzazioni sono 469˙822 con 1˙878˙728 addetti.
Restringendo il campo alle imprese e agli enti con fatturato, si contano 97˙983
realtà, con 1˙684˙023 addetti e 176 miliardi di euro di ricavi, pari al 4,5% del
totale dei ricavi delle imprese.
A confermare la capacità dell’Economia Sociale di generare valore è anche il
confronto con l’anno precedente. Nel 2025 i ricavi sono cresciuti del 4,5%, a
fronte di una crescita del 2,6% del totale delle imprese.
Anche sul fronte dell’occupazione il dato dell’Economia Sociale mostra una
dinamica positiva: gli addetti crescono del 2,6%, mentre il totale delle imprese
registra una variazione negativa dell’1,9%.
La composizione generazionale di chi ricopre ruoli di vertice rappresenta uno
dei dati più rilevanti della nuova edizione: gli under 30 sono appena il 3%
delle persone presenti nei CDA o con cariche di vertice nell’Economia Sociale,
mentre il 52% appartiene alla fascia 50-69 anni e il 19% ha 70 anni o più.
Il dato assume ancora maggiore rilievo osservando l’evoluzione nel tempo: oggi
ci sono 14 under 30 ogni 100 amministratori over 70, contro i 45 di vent’anni
fa, con una riduzione del ricambio generazionale di oltre due terzi. Una
dinamica che, secondo l’Atlante, non può essere spiegata esclusivamente
attraverso l’evoluzione demografica: nelle società di capitali, infatti, negli
ultimi dieci anni gli under 30 nei ruoli di vertice sono aumentati del 21%.
Eppure, proprio quando i giovani riescono ad arrivare alla guida delle imprese,
i dati mostrano una maggiore capacità generativa.
Soltanto il 2,3% delle imprese dell’Economia Sociale è guidato da giovani,
considerando la presenza di un giovane come presidente del CdA o CEO.
La dimensione generazionale si intreccia anche con quella della
partecipazione. L’Atlante rileva infatti una contrazione del volontariato
organizzato tra i giovani di 15-24 anni, passato dal 7,3% al 5,3% tra il 2013 e
il 2023, ma segnala al tempo stesso livelli significativi di partecipazione
sociale e associativa: il 44,7% dei giovani tra 14 e 19 anni partecipa
socialmente, rispetto al 28,9% della popolazione, mentre il 65,5% dei giovani
tra 19 e 24 anni ha avuto negli ultimi tre anni esperienze associative, civiche
o di volontariato.
La terza edizione dell’Atlante invita così a guardare all’Economia Sociale anche
come a una possibile ‘fabbrica del Futuro’: una realtà che potrebbe già essere
in costruzione, ma che non sempre viene intercettata dagli strumenti
tradizionali di misurazione, perché produce non soltanto beni e servizi, ma
anche nuove forme di collaborazione, nuove relazioni e nuovi modi di creare
valore tra economia e società.
Durante la XXVI edizione delle Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile,
l’ISTAT ha anche presentato i dati del non profit, evidenziando come esso
continui a crescere nel nostro Paese.
Crescono le organizzazioni, crescono i dipendenti e crescono soprattutto le
reti, con nove istituzioni su dieci che hanno strutturato relazioni
significative con soggetti del territorio.
I numeri della crescita sono eloquenti: 372˙384 organizzazioni attive in Italia,
in aumento dello 0,5% rispetto al 2023, per un totale di 938˙152 dipendenti, con
una crescita del 2,8%.
Le associazioni rappresentano l’85,2% delle istituzioni non profit, mentre tra
le diverse qualifiche giuridiche si registrano dinamiche differenti: crescono in
particolare le associazioni di promozione sociale e le altre categorie di Enti
del Terzo settore, mentre diminuiscono cooperative sociali, associazioni e
società sportive dilettantistiche, Onlus e imprese sociali.
Le fondazioni, pur rappresentando il 2,5% del totale, registrano una crescita
dell’8,6% rispetto al 2023.
Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, le istituzioni non profit
sono più numerose al Nord e al Centro, anche se è il Sud a mostrare la maggiore
dinamica di crescita, con un aumento delle organizzazioni dell’1,7% rispetto al
2023.
Sul fronte occupazionale, invece, le Isole registrano la crescita più
significativa, con un incremento dei dipendenti del 6,3%.
In merito, infine, alle attività espletate, nel 2024 il 70,1% delle istituzioni
non profit (circa 258mila organizzazioni) ha dichiarato di perseguire una o più
finalità specifiche: il 48,3% delle organizzazioni ha fornito sostegno e
supporto a soggetti deboli e/o in difficoltà, il 43,3% ha perseguito finalità
relative alla promozione e alla tutela dei diritti e il 43,1% alla cura e allo
sviluppo dei beni comuni.
Giovanni Caprio