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Lo stato di salute dell’Economia Sociale e del Non Profit
L’Economia Sociale italiana continua a crescere e consolida il proprio peso nel sistema produttivo del Paese, ma accanto alla dimensione economica emerge con sempre maggiore evidenza una questione strategica: quella del ricambio generazionale ai vertici delle imprese e delle organizzazioni. È questo uno dei principali elementi che emergono dalla III edizione dell’Atlante dell’Economia Sociale, realizzato da AICCON Research Centre in collaborazione con Unioncamere Emilia-Romagna e presentato alla XXVI edizione delle Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile, che si è conclusa lo scorso 10 ottobre. Giunto alla sua terza edizione, l’Atlante, ricostruisce il perimetro dell’Economia Sociale italiana attraverso sette archivi amministrativi e statistici, mettendo in relazione dati relativi a imprese, organizzazioni, addetti, bilanci e persone che ricoprono ruoli di responsabilità. È un lavoro che consente non solo di fotografare la consistenza del settore, ma anche di osservare le trasformazioni in atto nel tempo. I numeri confermano la dimensione raggiunta dall’Economia Sociale in Italia: le imprese e organizzazioni sono 469˙822 con 1˙878˙728 addetti. Restringendo il campo alle imprese e agli enti con fatturato, si contano 97˙983 realtà, con 1˙684˙023 addetti e 176 miliardi di euro di ricavi, pari al 4,5% del totale dei ricavi delle imprese. A confermare la capacità dell’Economia Sociale di generare valore è anche il confronto con l’anno precedente. Nel 2025 i ricavi sono cresciuti del 4,5%, a fronte di una crescita del 2,6% del totale delle imprese. Anche sul fronte dell’occupazione il dato dell’Economia Sociale mostra una dinamica positiva: gli addetti crescono del 2,6%, mentre il totale delle imprese registra una variazione negativa dell’1,9%. La composizione generazionale di chi ricopre ruoli di vertice rappresenta uno dei dati più rilevanti della nuova edizione: gli under 30 sono appena il 3% delle persone presenti nei CDA o con cariche di vertice nell’Economia Sociale, mentre il 52% appartiene alla fascia 50-69 anni e il 19% ha 70 anni o più. Il dato assume ancora maggiore rilievo osservando l’evoluzione nel tempo: oggi ci sono 14 under 30 ogni 100 amministratori over 70, contro i 45 di vent’anni fa, con una riduzione del ricambio generazionale di oltre due terzi. Una dinamica che, secondo l’Atlante, non può essere spiegata esclusivamente attraverso l’evoluzione demografica: nelle società di capitali, infatti, negli ultimi dieci anni gli under 30 nei ruoli di vertice sono aumentati del 21%. Eppure, proprio quando i giovani riescono ad arrivare alla guida delle imprese, i dati mostrano una maggiore capacità generativa. Soltanto il 2,3% delle imprese dell’Economia Sociale è guidato da giovani, considerando la presenza di un giovane come presidente del CdA o CEO. La dimensione generazionale si intreccia anche con quella della partecipazione. L’Atlante rileva infatti una contrazione del volontariato organizzato tra i giovani di 15-24 anni, passato dal 7,3% al 5,3% tra il 2013 e il 2023, ma segnala al tempo stesso livelli significativi di partecipazione sociale e associativa: il 44,7% dei giovani tra 14 e 19 anni partecipa socialmente, rispetto al 28,9% della popolazione, mentre il 65,5% dei giovani tra 19 e 24 anni ha avuto negli ultimi tre anni esperienze associative, civiche o di volontariato. La terza edizione dell’Atlante invita così a guardare all’Economia Sociale anche come a una possibile ‘fabbrica del Futuro’: una realtà che potrebbe già essere in costruzione, ma che non sempre viene intercettata dagli strumenti tradizionali di misurazione, perché produce non soltanto beni e servizi, ma anche nuove forme di collaborazione, nuove relazioni e nuovi modi di creare valore tra economia e società. Durante la XXVI edizione delle Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile, l’ISTAT ha anche presentato i dati del non profit, evidenziando come esso continui a crescere nel nostro Paese. Crescono le organizzazioni, crescono i dipendenti e crescono soprattutto le reti, con nove istituzioni su dieci che hanno strutturato relazioni significative con soggetti del territorio. I numeri della crescita sono eloquenti: 372˙384 organizzazioni attive in Italia, in aumento dello 0,5% rispetto al 2023, per un totale di 938˙152 dipendenti, con una crescita del 2,8%. Le associazioni rappresentano l’85,2% delle istituzioni non profit, mentre tra le diverse qualifiche giuridiche si registrano dinamiche differenti: crescono in particolare le associazioni di promozione sociale e le altre categorie di Enti del Terzo settore, mentre diminuiscono cooperative sociali, associazioni e società sportive dilettantistiche, Onlus e imprese sociali. Le fondazioni, pur rappresentando il 2,5% del totale, registrano una crescita dell’8,6% rispetto al 2023. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, le istituzioni non profit sono più numerose al Nord e al Centro, anche se è il Sud a mostrare la maggiore dinamica di crescita, con un aumento delle organizzazioni dell’1,7% rispetto al 2023. Sul fronte occupazionale, invece, le Isole registrano la crescita più significativa, con un incremento dei dipendenti del 6,3%. In merito, infine, alle attività espletate, nel 2024 il 70,1% delle istituzioni non profit (circa 258mila organizzazioni) ha dichiarato di perseguire una o più finalità specifiche: il 48,3% delle organizzazioni ha fornito sostegno e supporto a soggetti deboli e/o in difficoltà, il 43,3% ha perseguito finalità relative alla promozione e alla tutela dei diritti e il 43,1% alla cura e allo sviluppo dei beni comuni. Giovanni Caprio
October 13, 2026
Pressenza
Il bene, il male e i loro campioni
di Luca Rastello (a 11 anni dalla morte, ripreso da gliasinirivista.org) È indubbio che la lucidità con cui Luca Rastello, morto prematuramente lo scorso luglio, ha saputo raccontare alcune delle questioni più complesse di questi anni – la guerra jugoslava e le ambiguità degli interventi umanitari; le migrazioni forzate e la condizione dei profughi; il mercato della droga; i conflitti
September 28, 2026
La Bottega del Barbieri
In carcere pagherai anche se volontario e…
… medico:. Così decide Ausl-Parma. di Vito Totire (*) Io medico anargiro dovrò pagare anche questa volta la tassa sul buon samaritano”? Oggi la Chiesa cattolica ricorda Cosma e Damiano santi anargiri perseguitati e uccisi sotto l’impero di Diocleziano. E dal Comune di Erchie ci ricordano che i medici anargiri erano in verità cinque cioè i due santi famosi e
September 27, 2026
La Bottega del Barbieri
Guido Biagini eletto Presidente AUSER Rimini, l’Assemblea Auser ringrazia Gloria Grilli per l’attività alla Casamatta.
Una comunità solidale che vuol continuare a crescere a sostegno della comunità e che si rinnova: Guido Biagini eletto Presidente AUSER Rimini. Il 26 maggio si è svolta l’assemblea di Auser Rimini per approvare il bilancio consuntivo 2025 e per eleggere il Presidente Auser a seguito del raggiungimento da parte di Massimo Fusini del vincolo massimo statutario. L’assemblea ha eletto Guido Biagini come Presidente, con il mandato di confermare per Auser il ruolo di essere un punto di riferimento importante per la solidarietà e l’inclusione sociale nel territorio. Guido Biagini ha iniziato la sua attività in CGIL nel 2003 come delegato sindacale in Telecom Italia. Da allora ha ricoperto importanti ruoli come Segretario generale SLC CGIL Rimini, e coordinatore nazionale del Gruppo TIM, gestendo le relazioni industriali. Ha sempre contribuito alla crescita della Camera del Lavoro con il suo prezioso apporto nell’analisi politica e sindacale del territorio. Oggi da pensionato, collabora con il Dipartimento nazionale SLC CGIL per il settore delle telecomunicazioni. L’assemblea ringrazia Massimo Fusini per l’attività svolta e per la disponibilità a rimanere all’interno di Auser per accompagnare il passaggio di conoscenze. I numeri di AUSER Rimini AUSER Rimini, con i suoi quasi 600 soci e circa 400 volontari attivi, svolge un ruolo attivo nel sostegno alla comunità locale. Attraverso 41 convenzioni con enti pubblici e con soggetti privati, l’associazione ha promosso oltre 70 progetti di cittadinanza attiva e volontariato civico. I numeri parlano di un impegno concreto: oltre 21.000 ore di attività di accompagnamento; più di 600.000 km percorsi per il supporto alla mobilità sociale; oltre 18.000 servizi di accompagnamento sociale svolti; oltre 66.166 ore di volontariato civico; più di 800 ore di formazione per volontari e operatori; 3 centri di animazione sociale; soggiorni montani e termali con 3 amministrazioni comunali. L’Assemblea Auser Rimini ha voluto ringraziare Gloria Grilli per la sua attività svolta nella gestione della Casamatta di San Giovanni In Marignano. La Casamatta nasce, come idea di attività sociale e solidale nel 2013, a San Giovanni In Marignano. L’anima del progetto è Gloria Grilli, che l’ha ideato, una persona generosa, geniale, solidale e lungimirante, una cittadina di San Giovanni In Marignano che, sostenuta dall’Amministrazione Comunale e da Auser, ha dato vita e corpo all’idea di recupero e riuso dei beni (abiti ed oggetti dismessi) ai quali veniva data nuova vita e messi a disposizione delle persone che ne avevano bisogno. Un presidio sociale, solidale, una vera e propria antenna sul territorio, capace di registrare i bisogni e di dare loro risposta attivando la solidarietà. Un luogo dove i cittadini di San Giovanni in Marignano e dei comuni hanno potuto portare gratuitamente oggetti, abbigliamento e piccoli arredi, messi a disposizione della cittadinanza attraverso l’offerta libera, che trasformato in ricavato, è sempre stato destinato a diversi progetti di carattere sociale e inclusivo. Dal 2013 ad inizio 2020 la Casamatta, collocata in piazza Silvagni è stata gestita in collaborazione tra Amministrazione Comunale ed Auser. Dal 30 gennaio 2020, con la coprogettazione, la Casamatta è stata assegnata in convenzione ad Auser Rimini e la sua sede collocata in via 22 giugno. Dopo 6 anni di convenzione, verificato il raggiungimento degli obiettivi, si è considerato che a fronte di un aumento della richiesta di solidarietà non si era in grado di rispondere a causa delle donazioni di scarsa qualità, e inoltre, visto le mutate condizioni familiari e personali della volontaria e la difficoltà ad aumentare il numero di volontari di tutte le associazioni, l’Auser e l’Amministrazione Comunale hanno deciso di aprire un momento di riflessione prima di proporre una nuova coprogettazione, attraverso istruttoria pubblica, in grado di restituire al territorio ed alla comunità valore sociale e solidarietà. Nel frattempo i locali sono oggetto di normale manutenzione. Basta dare uno sguardo alla pagina facebook per farsi l’idea di quanta attività sia stata realizzata, non sempre quantificabile economicamente, ma di valore inestimabile in ambito sociale: • aiuto alluvione Marche Ostra 2022: oltre 1.000 famiglie hanno beneficiato di carte prepagate per la spesa e di beni di prima necessità da loro indicati, consegnati sia personalmente ad Ostra che ai volontari Auser di Ostra; • aiuto amministrazione di Forlì, Faenza e Cesena a seguito dell’alluvione del 2023; • raccolte alimentari in collaborazione con Conad e Coop; • invio giochi a Ca Santino per ragazzi diversamente abili; • invio materiali al Centro Residenza Anziani e recupero pannoloni ed abiti per anziani; • raccolta materiale natalizio per centro antiviolenza alle donne di Riccione; • donazioni per asili e scuole di materiali richiesti dalle maestre; • aiuto concreto all’associazione AGEOP (Associazione Genitori Ematologia Oncologica Pediatrica presso Malpighi di Bologna); • fino all’ultima iniziativa del gennaio 2026: donato l’ultimo incasso alla famiglia della cittadina di San Giovanni coinvolta nel rogo di capodanno in Svizzera. Per quanto sintetizzato l’assemblea Auser ringrazia Gloria Grilli per l’impegno donato alla comunità di San Giovanni e ad Auser. Con una iniziativa successiva presso il centro L’Amicizia organizzeremo un saluto formale e caloroso. Rimini 26 Maggio 2026                                                                            APPROVATO DALL’ASSEMBLEA AUSER DELLA PROVINCIA DI RIMINI Redazione Romagna
May 28, 2026
Pressenza
Il volontariato a dieci anni dalla riforma del Terzo Settore
A dieci anni dall’entrata in vigore della Riforma del Terzo Settore (Legge n. 106 del 6 giugno 2016, entrata in vigore il 3 luglio 2016)  arriva una bocciatura netta da parte di chi il volontariato lo vive ogni giorno: il 51,5% dei volontari esprime un giudizio negativo sull’impatto del nuovo Codice. È questo il dato principale che emerge dalla ricerca promossa dal Movimento di Volontariato Italiano – MoVI, che fotografa uno scollamento sempre più evidente tra impianto normativo e realtà associativa e che è stata presentata in occasione del convegno nazionale “Il volontariato a dieci anni dalla riforma del Terzo Settore”, promosso dal MoVI insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna, al Centro di Ricerca Maria Eletta Martini (MEM), alla Fondazione Emanuela Zancan, alla Fondazione per la Coesione Sociale ETS e al Centro di ricerca Maria Eletta Martini, tenutosi a Pisa il 17 e 18 aprile scorsi. Questi alcuni numeri del dissenso: il 51,5% dei volontari (scelti tra persone che hanno avuto un ruolo direttivo gestionale) esprime un parere nettamente negativo; il 30,7% degli intervistati denuncia un’eccessiva burocratizzazione che genera paralisi operativa; il 12,3% segnala una penalizzazione diretta delle piccole organizzazioni, schiacciate da adempimenti uniformi che non rispettano la diversità del settore; solo il 12,3% del campione promuove la Riforma con un parere positivo. Nonostante il 79,7% dei partecipanti dichiari di conoscere il nuovo assetto normativo, l’effetto reale che ne scaturisce è quello di una vera e propria “gabbia burocratica”, ove gli strumenti di accreditamento come il RUNTS e l’obbligo di nuove competenze digitali e contabili vengono percepiti come barriere d’accesso che sottraggono tempo all’azione sociale per destinarlo alla gestione amministrativa. Dalla ricerca emerge la preoccupazione per una progressiva “aziendalizzazione” del settore. La transizione in atto segna il passaggio da un volontariato fondato sulla vocazione e sulla spontaneità a un modello sempre più professionalizzato e strutturato. Il MoVI rileva come questa trasformazione si manifesti in una crisi della gratuità, dove la previsione di compensi – pur favorendo alcuni servizi e l’ingresso dei giovani tramite il Servizio Civile – rischia di generare una confusione strutturale tra volontariato e lavoro. Allo stesso tempo si assiste a una deriva progettuale, con un’enfasi crescente su bandi e rendicontazione che tende a trasformare le associazioni in veri e propri “progettifici”, nei quali la competizione per le risorse finisce per prevalere sulla cooperazione territoriale. Infine, il rapporto con la pubblica amministrazione appare sempre più asimmetrico: la co-progettazione viene spesso vissuta come una pratica formale, in cui il volontariato è chiamato a svolgere un ruolo di supplenza rispetto alle carenze del pubblico, operando però entro cornici economiche già definite. “La bocciatura della riforma del Terzo Settore da parte del volontariato conferma la necessità di un miglioramento del Codice in questo ambito, ha sottolineato Gianluca Cantisani, presidente del MoVI. In dieci anni sono state introdotte diverse modifiche migliorative al codice, che tuttavia si sono rivelate insufficienti alle necessità del volontariato. È mancato un reale ascolto del mondo del volontariato e un’analisi attraverso un filtro sociale adeguato ai tempi che stiamo vivendo. Con questa ricerca, il MoVI si propone di portare nelle sedi istituzionali le istanze emerse dai territori”. Per il MoVI, dal Convegno è emersa la necessità non tanto di correggere alcuni aspetti tecnici della normativa, quanto di ripensare il ruolo stesso del volontariato nel sistema sociale e nel terzo settore. Il presidente Gianluca Cantisani al termine del convegno ha proposto di: rilanciare il volontariato come forma di advocacy verso le istituzioni e come partecipazione democratica e cura dei beni comuni, distinta dalla gestione di servizi; riformare il Codice del Terzo Settore per semplificare gli adempimenti per le realtà del volontariato più piccole e spontanee e chiarire meglio i confini tra le diverse tipologie di enti; riconoscere il volontariato informale (una proposta indicata come politicamente più urgente per colmare il deficit di democrazia che l’interpretazione del codice rischia di rafforzare nel Paese), introducendo nel Codice uno spazio per le aggregazioni spontanee e un percorso graduale verso la formalizzazione del loro ruolo. Qui alcuni dati. Giovanni Caprio
April 24, 2026
Pressenza
Lo straordinario impatto del volontariato sulle persone
Il volontariato sta attraversando una fase di trasformazione profonda. I dati ISTAT (2025) dimostrano come si stia progressivamente indebolendo: nel 2023 circa 4,7 milioni di persone (il 9,1% della popolazione di 15 anni e più) hanno svolto attività di volontariato, sotto forma di impegno organizzato o aiuto diretto (-3,6 punti percentuali rispetto al 2013). Il calo della partecipazione è stato abbastanza generalizzato, anche se ha interessato maggiormente le nuove generazioni. Tra i volontari, quelli attivi solo in forma organizzata scendono dal 54,3% al 46,1% e anche chi offre solo aiuti diretti passa dal 37,6% al 32,2%. Al contrario, aumenta in modo marcato la partecipazione ibrida: dall’8,1% al 21,7% (+13,6 punti percentuali). La trasformazione del volontariato non riguarda, quindi, solo i numeri, ma anche le modalità con cui le persone scelgono di impegnarsi e il senso che attribuiscono al proprio agire gratuito. Informazioni che spesso non riescono a emergere dalla statistica ufficiale. L’Osservatorio Volontariato “Dono e Agire gratuito”, promosso da AICCON Research Center in collaborazione con Forum Nazionale Terzo Settore e CSVNet, con il sostegno di UniCredit e Fondazione Modena e con le rilevazioni curate da IPSOS Italia, ha cercato di indagare le trasformazioni in atto. La metodologia dell’Osservatorio si basa su un approccio misto che integra analisi quantitativa (indagine CAWI somministrata a un campione di 1.000 cittadini italiani) e qualitativa (interviste motivazionali con organizzazioni che accolgono volontari), al fine di ottenere un quadro completo e sfaccettato del fenomeno. I primi risultati, presentati durante le ultime Giornate di Bertinoro 2025, ci indicano che il 23% degli intervistati effettua donazioni regolari in denaro a cause sociali, percentuale che sale al 31% tra i pensionati e al 32% tra i liberi professionisti. Tra i giovani la forma di donazione più diffusa è quella di sangue e/o plasma – effettuata dal 30% degli intervistati under 25 e dal 19% degli intervistati tra 25 e 34 anni; molto diffuse anche la frequentazione di centri culturali (20% degli intervistati tra 25 e 34 anni) e di comunità religiose (18% degli intervistati tra 25 e 34 anni, contro una media dell’11%). Un intervistato su 10 è attualmente volontario in un’organizzazione e il 22% lo era in passato.  I volontari attuali hanno una maggiore rappresentanza nelle fasce d’età più anziane (50% ha 55 anni o più), mentre gli ex-volontari sono più distribuiti nelle fasce d’età centrali (54% tra i 35 e i 64 anni) e tra i curiosi il 22% ha meno di 35 anni. Il dato più interessante è relativo alle prospettive future di ingaggio: il 54% degli ex volontari vorrebbe tornare a fare volontariato nei prossimi 6 mesi (per 1 su 10 è molto probabile), percentuale che sale al 77% tra gli intervistati under 35; tra i curiosi, il 42% potrebbe iniziare a fare volontariato nei prossimi 6 mesi, percentuale che sale al 52% tra gli under 25. Le principali ragioni che spingono le persone a fare volontariato restano chiare: il desiderio di aiutare gli altri e quello di sentirsi utili sono indicati da quasi la metà degli intervistati. A seguire, le ragioni più altruistiche (contribuire alla comunità, alle cause vicine ai propri valori) si affiancano a quelle personali (desiderio di appartenenza, appagamento personale, utilizzo del tempo libero). Il quadro dei dati fa emergere anche una trasformazione significativa nella percezione del volontariato da parte di chi lo pratica attivamente: i volontari attivi sembrano spostare la loro motivazione da un astratto “desiderio di aiutare gli altri” a un più concreto “sentirsi utili”. Un cambiamento che segnala un passaggio da una visione idealizzata dell’altruismo, a una comprensione più matura e pragmatica dell’impatto reciproco del volontariato. Si passa dunque dall’altruismo al personalismo comunitario, secondo cui una piena realizzazione di sé avviene soltanto attraverso la relazione con gli altri. “L’importanza attribuita alla <Crescita personale> e all’<Arricchire il proprio curriculum>, evidenziano i primi dati della ricerca, è relativamente contenuta da parte di tutti i gruppi, suggerendo che il volontariato rimane principalmente guidato da spinte intrinseche e valori profondi. Tali motivazioni risultano tuttavia più evidenti per le fasce più giovani: il 27% dei rispondenti in fascia 18-24 anni ha indicato la <crescita personale> tra le motivazioni e il 17% l’arricchimento del CV. Il volontariato diventa, quindi, per le nuove generazioni non solo un atto di altruismo, ma anche un modo per sviluppare il proprio sé in un contesto sociale significativo. Accanto alle motivazioni, emergono però anche ostacoli significativi. Non ostacoli valoriali, ma barriere di contesto: mancanza di tempo, carichi di cura, precarietà lavorativa, problemi di salute, scarsa flessibilità delle opportunità. Mentre tra gli under 35 pesano la mancanza di informazioni, il dubbio sull’efficacia reale di ciò che si fa e la preferenza per attività che prevedono almeno un rimborso spese. È un segnale che invita a ripensare modalità di coinvolgimento più chiare, accessibili e personalizzate”. L’impatto del volontariato sulle persone, però, rimane straordinario. L’Osservatorio mostra che l’86% dei volontari parla di appagamento, l’83% di crescita personale, il 78% di nuove competenze e il 73% di relazioni significative. Il volontariato aumenta inoltre l’inclusione sociale: mentre 6 intervistati su 10 si sentono inclusi nella società italiana (ma solo 1 su 10 pensa di esserne parte a tutti gli effetti), il 71% dei volontari si sente incluso (14% completamente, il 57% in gran parte). Guardando al futuro, tre sono le direttrici che emergono con più forza: flessibilità, riconoscimento e giovani. Le persone chiedono forme di partecipazione più agili e compatibili con le vite contemporanee; serve un riconoscimento concreto delle competenze e dell’impatto generato e occorre costruire una nuova alleanza con le generazioni più giovani, che già partecipano in modi nuovi e che rappresentano una delle energie più promettenti dell’agire gratuito. L’evoluzione del volontariato non è una perdita: è una trasformazione che porta con sé nuove possibilità. La responsabilità collettiva, oggi, è creare le condizioni perché questa energia – sia nelle forme tradizionali che in quelle emergenti – possa essere riconosciuta, sostenuta e messa nelle condizioni di generare futuro. Qui la presentazione dei dati della ricerca dell’Osservatorio AICCON durante Le Giornate di Bertinoro 2025: https://www.youtube.com/watch?v=FwmXBWkYqsc&t=16s Giovanni Caprio
April 5, 2026
Pressenza
Referendum: la vittoria dei senza partito
Riprendiamo stralci di un dossier curato da Pietro Spotorno per «Genova che osa» dove OSA sta per «organizzazione studio agitazione» Analisi del referendum costituzionale 2026: una vittoria dell’elettorato apartitico Studio sui dati ufficiali e sondaggio della nostra comunità una iniziativa di «Genova che osa a.p.s.» A cura: Pietro Spotorno. Supporto alla ricerca e redazionale: Stefano Gaggero. Marzo 2026. Organizzazione, Studio,
Dal caffè sospeso al giocattolo sospeso: Napoli e l’Italia unite da un gesto di solidarietà
A Napoli la solidarietà non è mai stata un concetto astratto. È un modo di vivere, una forma di cura reciproca che nasce dal basso e attraversa i secoli. La tradizione del caffè sospeso racconta proprio questo: chi poteva permetterselo lasciava pagato un caffè in più, destinato a chi non avrebbe potuto ordinarlo. Un gesto anonimo ma profondissimo, capace di ricordare che la comunità viene prima delle difficoltà individuali. È da questa cultura che, nel 2016, il Comune di Napoli trae ispirazione per una nuova forma di solidarietà: il Giocattolo Sospeso. Se un caffè può regalare un momento di calore a un adulto, un giocattolo può regalare un sorriso a un bambino che vive una condizione di fragilità economica. Nasce così un’iniziativa che, anno dopo anno, diventa un appuntamento atteso da molte famiglie e un simbolo della città durante il periodo natalizio. Anche per il 2025 il Comune rinnova il progetto, attivo dal 6 dicembre al 6 gennaio. Chi desidera partecipare può recarsi in uno dei negozi aderenti e acquistare un gioco da lasciare in sospeso. Sarà poi la rete del volontariato cittadino a distribuire i doni alle bambine e ai bambini che vivono situazioni di difficoltà. Per molte famiglie questo Natale sarà complesso. L’aumento del costo della vita, i redditi insufficienti e le nuove forme di povertà emerse negli ultimi anni fanno sì che un semplice giocattolo possa rappresentare molto più di un regalo. Secondo gli ultimi dati Istat, più di un milione e trecentomila minori vivono oggi in Italia in condizioni di povertà assoluta. Nel Mezzogiorno la situazione è ancora più grave e coinvolge una percentuale crescente di famiglie con figli. La povertà minorile non riguarda solo il reddito, ma limita l’accesso a opportunità educative, culturali e ricreative. Durante il periodo natalizio questa mancanza si traduce spesso nell’assenza di un dono, di un momento di gioia da condividere. Il Giocattolo Sospeso non risolve le cause strutturali delle disuguaglianze, ma rappresenta una risposta immediata, concreta e umana. È la forma più semplice e più autentica con cui una città decide di non lasciare indietro i più piccoli. Negli ultimi anni l’intuizione napoletana ha ispirato progetti analoghi in molte altre regioni italiane. Grazie al lavoro di Assogiocattoli e della campagna Gioco per Sempre, il Giocattolo Sospeso è oggi una pratica nazionale, con centinaia di punti vendita coinvolti e una rete di associazioni che si occupa della distribuzione dei doni. Da Napoli a Palermo, da Torino a Bari, il gesto di lasciare un regalo in sospeso è diventato parte di un movimento culturale che unisce le persone attorno all’idea che il gioco sia un diritto e non un privilegio. A incoraggiare la cittadinanza a contribuire è l’Assessora ai Giovani e al Lavoro, Chiara Marciani, che sottolinea il valore dell’iniziativa con queste parole: «Giocattolo Sospeso è l’iniziativa del Comune di Napoli che vuole aiutare, grazie a una raccolta di giocattoli, i bambini e le bambine che vivono un momento di difficoltà. Insieme alle associazioni, alle parrocchie e ai volontari, a breve inizieremo a distribuire i giocattoli, ma per farlo abbiamo bisogno di raccoglierli. Grazie alle cartolibrerie, ai negozi e ai giocattolai che hanno aderito alla nostra iniziativa, possiamo contribuire a questa raccolta e chiediamo il vostro aiuto. Grazie per quello che farete, per gli acquisti che farete e buon Natale a tutti». Le sue parole ricordano che ogni gesto, anche minimo, può diventare fondamentale per costruire una città più giusta e più attenta ai bisogni dei bambini. Negozi aderenti al Giocattolo Sospeso 2025 – Napoli Cartolibreria Gianfranco Lieto, Viale Augusto 43/51 Fanta Universe, Via San Biagio dei Librai 65 Junior Giocattoli, Via Maurizio Piscicelli 25 La Girandola Srl, Via Toledo 400 La Girandola Giocattoli, Via Edoardo Nicolardi 158/162 Leonetti Giocattoli, Via Toledo 350/351 Libreria Mancini, Via Nuova Poggioreale 11 Natullo Toys (tre sedi): Via A. Ranieri 51, Corso Garibaldi 301, Via Nazionale 52 Toys Fate e Folletti Srls, Via Pasquale del Torto 45 IoCiSto – Libreria, Via Domenico Cimarosa 20 Il Fuori Orario, Via Girolamo Giusso 11 G. Guerretta Srl, Corso Ponticelli 23H Raffaello Srl, Via Michelangelo 80 Lucia Montanaro
December 10, 2025
Pressenza