Il Liceo di Lugo e il Diritto Internazionale “bocciato”
Nella tranquilla cittadina di Lugo, la censura viaggia silente, come fuoco sotto
le ceneri. E parte proprio dalla scuola, luogo dove dovrebbero valere regole di
trasparenza, pluralità e democrazia. L’episodio è accaduto proprio nel Liceo
Statale Gregorio Ricci Curbastro di Lugo, nell’ottobre scorso, coinvolgendo il
dirigente Giancarlo Frassineti e l’intero collegio docenti. E’ venuto fuori solo
ora grazie a una fonte anonima, che ha deciso di raccontarci tutto.
“A settembre 2025, sull’onda delle oceaniche manifestazioni in tutta Italia, i
genitori ci chiedevano cosa avremmo fatto per spiegare ai ragazzi la tragedia in
Palestina, dal massacro di civili innocenti, alla violazione del diritto
internazionale. Un docente, delegato sindacale Flc Cgil, durante i primi due
Collegi Docenti ha chiesto che si potesse discutere in un successivo Collegio
l’organizzazione di un incontro di approfondimento sulla crisi palestinese. In
seguito al doppio rifiuto della dirigenza, il docente e altri colleghi hanno
iniziato ad organizzare l’incontro in autonomia, contattando il professore Marco
Mascia, Presidente del Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca”,
titolare della Cattedra Unesco Diritti umani, democrazia e pace, Università di
Padova, che si era reso disponibile a parlare con i ragazzi. Inoltre ci sarebbe
stata la testimonianza sul campo di Medici senza Frontiere” racconta la fonte.
Prima del terzo collegio docenti, datato 30 ottobre, il gruppo di professori ha
presentato una formale proposta scritta, chiedendo di inserire un nuovo punto
all’ordine del giorno: “convocazione di una conferenza sulla situazione
umanitaria nella striscia di Gaza e in Cisgiordania con la partecipazione di
esponenti del mondo associativo ed esperti del diritto internazionale”.
La richiesta era corredata da 69 firme di docenti su 120. Secondo la normativa
(articolo 7, comma 4 del decreto legislativo 297/94) almeno un terzo dei
componenti del collegio docenti può convocare un collegio straordinario per
trattare temi particolari. Quindi per estensione e nella prassi, almeno un terzo
dei docenti può chiedere di inserire nuovi punti all’Odg di un collegio già
convocato.
“Il dirigente però lasciò la convocazione immutata, senza inserire la mozione
richiesta. Il 30 ottobre all’inizio del collegio -continua la nostra fonte-
spiegò il motivo del diniego a trattare e discutere il tema. Davanti ad oltre
100 docenti disse che il tema non era didatticamente rilevante ed era anzi
divisivo, non accettò repliche perché il tema non era appunto all’ordine del
giorno e non si poteva avviare la discussione. Insomma, ci ha vietato di
discutere, di votare, di parlare”.
Nei giorni successivi al collegio, per protesta, il docente che aveva avviato la
raccolta firme, si dimise da delegato sindacale. Da una fonte sicura e a lui
vicina apprendiamo che “era molto contrariato e deluso dallo scarso appoggio
avuto dai colleghi che non si erano ribellati al preside durante il Collegio.
Sulla sua decisione di dimettersi, sembra che abbia anche influito
l’atteggiamento rinunciatario della Cgil, che in un primo tempo, verbalmente,
aveva assicurato azioni sul piano istituzionale e un comunicato stampa, per poi
tirarsi indietro”.
La Flc Cgil da ottobre ad oggi, effettivamente non ha emesso nessun comunicato
di protesta, solidarietà o diffida in merito alla vicenda. Abbiamo chiesto un
commento alla Flc Cgil senza per ora aver ottenuto risposta.
Anche i delegati di Snals e Uil (non docenti) erano a conoscenza del fatto e
anche queste organizzazioni sindacali, da quanto ci risulta, non hanno fatto
nulla per protestare.
La decisione di dimissioni ha destato preoccupazione tra molti docenti, che
lamentano di non avere più un rappresentante sindacale e di non essere più
tutelati nei loro diritti. “Bisognerebbe però chiedersi se i delegati servono
solo a portare avanti rivendicazioni sindacali o anche a difendere la libertà di
insegnamento contro la censura, in un contesto nazionale e internazionale sempre
più difficile” riflette qualcun altro.
Passano i mesi e a inizio 2026 il Comune di Lugo riceve la richiesta da parte di
un gruppo di docenti dello stesso liceo, di ospitare e patrocinare un incontro
pubblico con i relatori il professore Marco Mascia ed Ettore Mazzanti di Medici
Senza Frontiere. L’incontro pubblico effettivamente si svolge il 2 marzo 2026,
nel Salone estense della Rocca di Lugo, patrocinato dal Comune dal titolo “Per
il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese”.
“Non sapevo il retroscena, si è trattato di un incontro validissimo con relatori
di primo ordine, la sala era piena di persone, c’erano anche molti studenti e
docenti” spiega a Pressenza la sindaca Elena Zannoni. “L’incontro è stato
organizzato dai docenti che ci hanno chiesto il patrocinio e, come Comune, lo
abbiamo dato con convinzione”.
Ma a scuola, da ottobre ad oggi, tutto tace e nulla si è più fatto sul tema.
Rispondendo al nostro accesso agli atti, il dirigente ha ribadito la motivazione
del suo diniego: “La proposta non è stata accolta, in quanto non pertinente con
le mansioni attribuite al Collegio docenti dalla normativa vigente”.
Ricordiamo che il decreto legislativo 297/94 dà all’intero collegio docenti (e
non solo al dirigente) “il compito di curare la programmazione dell’azione
educativa ed esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento
garantita a ciascun docente”, come sancito dall’art 33 della Costituzione.
Togliere la libertà di autodeterminazione della didattica ai docenti vuol dire
togliere la libertà di insegnare a scuola.
Un fatto gravissimo che si inserisce nel clima di repressione generale e che
dovrebbe fare riflettere.
Linda Maggiori