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Il Liceo di Lugo e il Diritto Internazionale “bocciato”
Nella tranquilla cittadina di Lugo, la censura viaggia silente, come fuoco sotto le ceneri. E parte proprio dalla scuola, luogo dove dovrebbero valere regole di trasparenza, pluralità e democrazia. L’episodio è accaduto proprio nel Liceo Statale Gregorio Ricci Curbastro di Lugo, nell’ottobre scorso, coinvolgendo il dirigente Giancarlo Frassineti e l’intero collegio docenti. E’ venuto fuori solo ora grazie a una fonte anonima, che ha deciso di raccontarci tutto.  “A settembre 2025, sull’onda delle oceaniche manifestazioni in tutta Italia, i genitori ci chiedevano cosa avremmo fatto per spiegare ai ragazzi la tragedia in Palestina, dal massacro di civili innocenti, alla violazione del diritto internazionale. Un docente, delegato sindacale Flc Cgil, durante i primi due Collegi Docenti ha chiesto che si potesse discutere in un successivo Collegio l’organizzazione di un incontro di approfondimento sulla crisi palestinese. In seguito al doppio rifiuto della dirigenza, il docente e altri colleghi hanno iniziato ad organizzare l’incontro in autonomia, contattando il professore Marco Mascia, Presidente del Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca”, titolare della Cattedra Unesco Diritti umani, democrazia e pace, Università di Padova, che si era reso disponibile a parlare con i ragazzi. Inoltre ci sarebbe stata la testimonianza sul campo di Medici senza Frontiere” racconta la fonte. Prima del terzo collegio docenti, datato 30 ottobre, il gruppo di professori ha presentato una formale proposta scritta, chiedendo di inserire un nuovo punto all’ordine del giorno: “convocazione di una conferenza sulla situazione umanitaria nella striscia di Gaza e in Cisgiordania con la partecipazione di esponenti del mondo associativo ed esperti del diritto internazionale”. La richiesta era corredata da 69 firme di docenti su 120. Secondo la normativa (articolo 7, comma 4 del decreto legislativo 297/94) almeno un terzo dei componenti del collegio docenti può convocare un collegio straordinario per trattare temi particolari. Quindi per estensione e nella prassi, almeno un terzo dei docenti può chiedere di inserire nuovi punti all’Odg di un collegio già convocato. “Il dirigente però lasciò la convocazione immutata, senza inserire la mozione richiesta. Il 30 ottobre all’inizio del collegio -continua la nostra fonte- spiegò il motivo del diniego a trattare e discutere il tema. Davanti ad oltre 100 docenti disse che il tema non era didatticamente rilevante ed era anzi divisivo, non accettò repliche perché il tema non era appunto all’ordine del giorno e non si poteva avviare la discussione. Insomma, ci ha vietato di discutere, di votare, di parlare”. Nei giorni successivi al collegio, per protesta, il docente che aveva avviato la raccolta firme, si dimise da delegato sindacale. Da una fonte sicura e a lui vicina apprendiamo che “era molto contrariato e deluso dallo scarso appoggio avuto dai colleghi che non si erano ribellati al preside durante il Collegio. Sulla sua decisione di dimettersi, sembra che abbia anche influito l’atteggiamento rinunciatario della Cgil, che in un primo tempo, verbalmente, aveva assicurato azioni sul piano istituzionale e un comunicato stampa, per poi tirarsi indietro”.  La Flc Cgil da ottobre ad oggi, effettivamente non ha emesso nessun comunicato di protesta, solidarietà o diffida in merito alla vicenda. Abbiamo chiesto un commento alla Flc Cgil senza per ora aver ottenuto risposta. Anche i delegati di Snals e Uil (non docenti) erano a conoscenza del fatto e anche queste organizzazioni sindacali, da quanto ci risulta, non hanno fatto nulla per protestare. La decisione di dimissioni ha destato preoccupazione tra molti docenti, che lamentano di non avere più un rappresentante sindacale e di non essere più tutelati nei loro diritti. “Bisognerebbe però chiedersi se i delegati servono solo a portare avanti rivendicazioni sindacali o anche a difendere la libertà di insegnamento contro la censura, in un contesto nazionale e internazionale sempre più difficile” riflette qualcun altro.  Passano i mesi e a inizio 2026 il Comune di Lugo riceve la richiesta da parte di un gruppo di docenti dello stesso liceo, di ospitare e patrocinare un incontro pubblico con i relatori il professore Marco Mascia ed Ettore Mazzanti di Medici Senza Frontiere. L’incontro pubblico effettivamente si svolge il 2 marzo 2026, nel Salone estense della Rocca di Lugo, patrocinato dal Comune dal titolo “Per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese”. “Non sapevo il retroscena, si è trattato di un incontro validissimo con relatori di primo ordine, la sala era piena di persone, c’erano anche molti studenti e docenti” spiega a Pressenza la sindaca Elena Zannoni. “L’incontro è stato organizzato dai docenti che ci hanno chiesto il patrocinio e, come Comune, lo abbiamo dato con convinzione”. Ma a scuola, da ottobre ad oggi, tutto tace e nulla si è più fatto sul tema. Rispondendo al nostro accesso agli atti, il dirigente ha ribadito la motivazione del suo diniego: “La proposta non è stata accolta, in quanto non pertinente con le mansioni attribuite al Collegio docenti dalla normativa vigente”.  Ricordiamo che il decreto legislativo 297/94 dà all’intero collegio docenti (e non solo al dirigente) “il compito di curare la programmazione dell’azione educativa ed esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente”, come sancito dall’art 33 della Costituzione.  Togliere la libertà di autodeterminazione della didattica ai docenti vuol dire togliere la libertà di insegnare a scuola.  Un fatto gravissimo che si inserisce nel clima di repressione generale e che dovrebbe fare riflettere.  Linda Maggiori
March 7, 2026
Pressenza
Dalle bombe in Iran alla corsa al cobalto Usa e Cina si contendono la R.D. del Congo
La competizione tra Washington e Pechino per energia e minerali critici arriva fino a Kolwezi, tra concessioni minerarie e sfratti forzati di case e scuole. Still I Rise ne parla nel nuovo report “Il Prezzo del Progresso”. L’organizzazione non profit Still I Rise pubblica il report “Il Prezzo del Progresso”, un’analisi che documenta l’impatto del sistema delle concessioni minerarie sugli sfratti forzati e sulla continuità scolastica a Kolwezi, nella Repubblica Democratica del Congo, epicentro mondiale di estrazione del cobalto. Partendo dal Congo, l’indagine offre una chiave di lettura sulle tensioni geopolitiche che stanno ridefinendo gli equilibri globali. “Le esplosioni nei cieli iraniani e i raid congiunti di Stati Uniti e Israele non sono un episodio isolato del Medio Oriente. L’Iran, grande esportatore di petrolio e fornitore cruciale per la Cina, è uno snodo strategico nella sicurezza energetica di Pechino: colpirne la stabilità significa incidere su uno degli assi centrali della competizione tra Stati Uniti e Cina”, dichiara Fatima Burhan Mohamed, Advocacy Officer di Still I Rise e curatrice del report. “La partita non riguarda solo il petrolio, ma si estende alle filiere dei minerali critici, decisive per l’autonomia industriale e tecnologica”. Ed è proprio nella Repubblica Democratica del Congo, dove si estrae il 70% del cobalto a livello mondiale, che si sta consumando una battaglia altamente strategica: quella per il controllo delle concessioni minerarie e delle catene di approvvigionamento di minerali strategici come il cobalto. A Kolwezi, la rivalità geopolitica ha conseguenze concrete: quartieri inclusi in licenze estrattive, famiglie esposte al rischio di sgombero, bambini che vedono interrompersi il proprio percorso scolastico. È qui, lontano dai riflettori dei grandi vertici internazionali, che la competizione tra potenze assume una dimensione concreta e locale. Il contesto: Kolwezi al centro della competizione globale Kolwezi, nella provincia del Lualaba, è uno snodo cruciale delle catene globali di approvvigionamento. Da quest’area proviene oltre il 70% del cobalto estratto a livello mondiale, un minerale classificato come critico per batterie agli ioni di litio, mobilità elettrica, sistemi di accumulo energetico, tecnologie digitali avanzate e comparto della difesa. La città conta tra i 700mila e un milione di abitanti e circa una persona su tre lavora direttamente o indirettamente nel settore minerario. Negli ultimi anni, il controllo del cobalto congolese è diventato terreno di competizione strategica tra Stati Uniti e Cina. Secondo il report, circa l’80% della produzione industriale di cobalto nella provincia del Lualaba è oggi riconducibile a capitali legati a Pechino, che ha consolidato nel tempo una presenza dominante nelle miniere e nelle infrastrutture di raffinazione. Parallelamente, Washington ha intensificato la propria iniziativa diplomatica ed economica attraverso lo Strategic Partnership Agreement con la Repubblica Democratica del Congo, puntando a diversificare le fonti di approvvigionamento occidentali e ridurre la dipendenza dalle filiere cinesi. In questo quadro si inserisce la vicenda delle concessioni detenute da Chemaf (Chemical of Africa), società privata attualmente in vendita e titolare di alcuni dei giacimenti più rilevanti ancora disponibili sul mercato. L’interesse di investitori sostenuti dagli Stati Uniti per l’acquisizione di questi asset è stato letto come un passaggio chiave nella ridefinizione degli equilibri del settore. Per il governo congolese, la competizione tra le due potenze potrebbe rappresentare al tempo stesso un’opportunità negoziale e un fattore di pressione geopolitica. “Il possibile passaggio di proprietà delle concessioni non è un fatto puramente finanziario. Un nuovo operatore potrebbe rivedere piani industriali, accelerare l’espansione estrattiva o rinegoziare i confini operativi delle aree concesse”, spiega Giulia Cicoli, co-fondatrice di Still I Rise. “In una città dove ampie porzioni dell’area urbana ricadono formalmente sotto concessione mineraria, tali decisioni possono avere effetti diretti e immediati sulle comunità residenti, incidendo sulla stabilità abitativa e sulle condizioni di permanenza delle famiglie”. Il sistema delle concessioni e la vulnerabilità abitativa Gran parte dell’area urbana di Kolwezi ricade formalmente in concessioni minerarie. In base al sistema vigente, lo Stato mantiene la proprietà del suolo, ma concede a imprese private il diritto esclusivo di esplorare e sfruttare le risorse per un periodo determinato. Nella pratica, questo significa che quartieri residenziali, scuole e terreni agricoli possono trovarsi in aree destinate all’estrazione. In caso di espansione mineraria, le famiglie prive di documentazione legale adeguata dispongono di strumenti limitati per opporsi a uno sgombero. Il report ricostruisce diversi episodi di sgombero e demolizione registrati negli ultimi anni nell’area di Kolwezi, legati all’espansione delle attività estrattive e alle concessioni minerarie. Questi eventi non costituiscono episodi isolati, ma si inseriscono in un quadro strutturale in cui l’assetto delle concessioni ridefinisce l’accesso alla terra e di fatto la permanenza delle comunità. L’indagine tra le famiglie degli studenti Tra il 2023 e il 2025 Still I Rise ha condotto un’indagine interna sulle famiglie dei 98 studenti allora iscritti alla Still I Rise Academy – Kolwezi, attiva dal 2021 e frequentata da bambini ex minatori. L’obiettivo era comprendere in modo sistematico la condizione abitativa dei nuclei familiari e valutare quanto questa incidesse sulla continuità del percorso scolastico. L’analisi restituisce un quadro di forte vulnerabilità. Il 70% delle famiglie vive in territori formalmente dati in concessione a un’azienda mineraria: di queste, l’89% non disponeva di certificati di proprietà riconosciuti dallo Stato e oltre la metà non era consapevole di abitare in un’area giuridicamente concessa. Inoltre, ottenere un certificato legale di proprietà ha costi elevati in un contesto in cui circa il 70% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Ne consegue che la mancanza di documentazione formale riduce drasticamente la possibilità di opporsi a uno sgombero o di negoziare condizioni adeguate. “Quando una famiglia non ha un titolo riconosciuto dallo Stato, la sua permanenza sul territorio diventa fragile”, continua Giulia Cicoli. “L’insicurezza abitativa non è solo una questione legale: si traduce in interruzioni scolastiche, spostamenti improvvisi, maggiore esposizione al lavoro minorile. Se una casa può essere demolita da un giorno all’altro, anche il diritto all’istruzione diventa precario”. Le azioni intraprese A seguito dell’indagine, Still I Rise è intervenuta su più fronti, partendo dall’analisi dei casi delle famiglie che vivono nelle aree in concessione e avviando procedure per regolarizzare le loro situazioni abitative. In collaborazione con IBGDH – Initiative pour la Bonne Gouvernance et les Droits Humains, la non profit ha inoltre organizzato incontri informativi sui diritti in caso di sfratto, coinvolgendo migliaia di persone della comunità. Parallelamente, ha avviato un dialogo con l’azienda titolare della concessione e con le autorità locali per chiedere maggiore trasparenza su eventuali piani di espansione e reinsediamento. “Si è trattato di un lavoro lungo e impegnativo, necessario per raggiungere anche le famiglie più isolate e prive di accesso alle informazioni”, conclude Fatima Burhan Mohamed. “Oggi queste famiglie sanno cosa possono pretendere e come muoversi: possono chiedere informazioni ufficiali, partecipare alle consultazioni, rivendicare un indennizzo adeguato e opporsi a uno sfratto irregolare. Informare in modo capillare significa ridurre lo spazio per decisioni arbitrarie e rafforzare la capacità della comunità di difendere i propri diritti.” Scarica il report integrale. Still I Rise
March 6, 2026
Pressenza
“In fila per tre”: la militarizzazione delle scuole in provincia di Ancona
Le Marche, in particolare la provincia di Ancona, sono una regione in cui è particolarmente massiccia la presenza nelle scuole di militari e forze dell’ordine, impegnati in attività di formazione ed educazione. Un processo che risponde a protocolli tra i Ministeri dell’Istruzione, della Difesa e degli Interni in atto da diversi anni. Sotto l’aspetto di educazione e prevenzione, gli attivisti dell’Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università evidenziano una malcelata azione di marketing militarista, tesa al reclutamento dei giovani nelle forze armate. Queste attività, fatte da personale in divisa, dovrebbero al contrario appartenere alle competenze certificate di professionisti civili dell’educazione, della formazione e dei servizi-socioassistenziali. Ma in tempi di guerra l’Italia ha bisogno di soldati. Crosetto ha in studio una proposta legislativa. Educazione alla legalità, prevenzione del bullismo, cyberbullismo, revenge porn; sono alcuni dei temi di cui si occupano le forze dell’ordine dentro le scuole, passando per la violenza di genere, l’ambiente e occupandosi perfino di letteratura. E’ il caso dell’evento dal titolo “CORAGGIO… un viaggio ideale nel tempo dal pensiero di Dante fino ai giorni nostri”, promosso il 30 ottobre 2025 dalla Questura di Ancona, dall’Associazione Nazionale della Polizia di Stato di Ancona e dalla Società Dante Alighieri di Ancona in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale Marche, con il patrocinio del Comune di Ancona, della Regione Marche e del CONI Marche. Nell’anno scolastico 2023-2024 in provincia di Ancona, sulle cattedre di oltre 80 istituti scolastici dalle elementari alle superiori, si sono avvicendati per docenze agenti di diverse specializzazioni, come l’anticrimine, polstrada e polizia postale, con l’ausilio anche di unità cinofile; un’attività che ha coinvolto oltre 12.000 studenti. Da settembre 2024 a giugno 2025, sono stati quasi cento gli incontri tenutisi nei plessi scolastici della provincia di Ancona con il progetto “Educhiamo insieme alla legalità”. Da gennaio è partito il “Tour della legalità”, che tocca i teatri più grandi della provincia, con studenti portati in orario scolastico. Stavolta l’iniziativa è della Prefettura di Ancona; si articola, come spiega la nota ufficiale, in “una serie di incontri tematici che si svolgeranno nei Comuni di Ancona, Jesi, Senigallia, Osimo e Fabriano, configurandosi come un percorso educativo sistemico e multidisciplinare volto ad affrontare alcune delle principali aree di vulnerabilità che interessano le giovani generazioni. I diversi appuntamenti approfondiranno temi di elevata rilevanza sociale ed educativa, quali il bullismo e il cyberbullismo e i rischi connessi all’uso del mondo digitale, l’etica e i valori fondanti della Repubblica, la violenza di genere e il femminicidio, il disagio giovanile e la devianza minorile anche in relazione all’abuso di sostanze, il rapporto tra sport e legalità, nonché i processi di integrazione e inclusione come espressione concreta di solidarietà, umanità e pace”. La tappa di Osimo, il 26 febbraio scorso, è stata condita “dalle splendide note della Fanfara dei Carabinieri, scortati da due Granatieri della Guardia del Presidente Sergio Mattarella”. Contemporaneamente da settembre è ripreso nelle scuole della provincia il progetto della Questura di Ancona “Educhiamo assieme alla legalità”. In questa edizione, “particolare attenzione verrà rivolta ai bambini delle classi V delle scuole primarie, che si preparano ad affrontare l’importante passaggio alla scuola secondaria di primo grado, con incontri specificamente dedicati, volti a favorire il tema dell’inclusione, della cittadinanza attiva e della legalità nel quotidiano, per avvicinarli alla figura del poliziotto e comprendere come si tratti di un amico sempre disponibile, al servizio della comunità per qualsiasi problema e/o difficoltà”. Oltre duecento gli studenti coinvolti nell’incontro di Ancona il primo marzo. La “campagna di prevenzione e sensibilizzazione della Polizia di Stato, avviata nel mese di settembre presso gli istituti scolastici del capoluogo e dei Comuni di competenza dei Commissariati di Fabriano, Jesi, Osimo e Senigallia, proseguirà nelle prossime settimane, anche grazie all’impegno dei poliziotti di prossimità, referenti dei Dirigenti scolastici, con il supporto delle Unità Cinofile della Questura, presenti in occasione dell’ingresso e dell’uscita dagli edifici scolastici, per garantire la sicurezza di studenti e personale docente”. Questa azione di polizia è già avvenuta a Jesi la mattinata del 25 febbraio, “nelle immediate vicinanze degli istituti scolastici, nelle aree adiacenti alle fermate degli autobus e nei punti di maggiore aggregazione studentesca”. Non mancano poi le giornate ‘speciali’, come quella vissuta ad Ancona in piazza Salvo D’Acquisto il 10 ottobre 2025, “dove la divisa ha incontrato i cappellini blu dei piccoli alunni della ‘Falcone’. Tra le attrazioni principali il cane poliziotto Jack, pastore olandese di tre anni. Gli artificieri hanno fatto conoscere il loro sofisticato robot”. Una mattinata che ha coinvolto oltre centocinquanta bambini delle elementari e delle medie dell’istituto comprensivo “Quartieri Nuovi”. Con la sospensione della didattica scolastica non mancano le attività estive, come quella che si è tenuta a Fabriano la scorsa estate con “i cani specializzati nel rinvenimento di stupefacenti ed esplosivi, il robot della Squadra Artificieri impegnato nella esecuzione di particolari e pericolose operazioni e l’allestimento di una ‘scena del crimine’”. Lì duecento i ragazzi impegnati il 24 luglio 2025 durante la ‘giornata di prossimità’ della Polizia di Stato nel Centro Estivo per ragazzi della Parrocchia di San Nicolò di Fabriano, grazie all’intesa tra il Questore di Ancona e il parroco don Aldo Bonaiuto. Quattro giorni dopo, nei centri estivi delle scuole comunali ‘Rodari’ e ‘Primavera’ ad Ancona, 200 bambini “hanno potuto assistere all’esibizione della squadra dei cinofili con i cani Nera e Oro, specializzati nella ricerca di materiale esplosivo. Durante l’incontro i poliziotti hanno simulato la partenza di un passeggero con un bagaglio con all’interno materiale esplosivo, subito intercettato dal labrador specializzato nella ricerca”. Analoghe iniziative si erano già tenute nel 2023 a Monte San Vito e a Loreto nel 2024. Dall’estate 2025, a rafforzare e consolidare questo tipo di attività, è arrivato il “Patto educativo provinciale” con cui le Istituzioni, il mondo religioso e le Forze di Polizia intendono contrastare situazioni di disagio giovanile che sfociano in episodi di devianza. In Prefettura il 25 luglio a firmare il protocollo, c’erano non solo tutte le istituzioni civili e militari, ma anche i vescovi di Ancona-Osimo, Jesi, Senigallia e Fabriano-Matelica. Una firma, quella dei vescovi, che apre le porte degli oratori e delle attività parrocchiali ad attività educative che prevedono anche il coinvolgimento delle forze dell’ordine. Nel territorio, l’unica voce politica critica rispetto a queste situazioni è stata quella del consigliere comunale Tommaso Cioncolini, con un’interrogazione al sindaco di Jesi Lorenzo Fiordelmondo (PD), che è anche vicepresidente dell’ANCI Marche. I sindaci, oltre ad essere totalmente acritici verso questa permanente presenza delle forze dell’ordine con funzioni educative nelle scuole, ci mettono anche del ‘proprio’; come la sindaca di Fabriano Daniela Ghergo (PD), che nell’estate scorsa ha promosso presso i giardini pubblici un corso di difesa personale per giovani e adulti, gestiti dall’AdS Tiger Team TKD di Fabriano, il cui slogan è “Memento audere semper “, e che utilizza per le proprie attività la scuola elementare “Allegretto di Nuzio”. Sempre a Fabriano, al Palacesari, altra struttura comunale, si svolgono le attività della Ginnastica Dinamica Militare. Insomma, a 52 anni dalla canzone di Edoardo Bennato la musica è più che mai quella di “In fila per tre”.   Leonardo Animali
March 6, 2026
Pressenza
All’Osservatorio Contro la Militarizzazione nelle Scuole il Premio Nesi 2025
L’Associazione Nesi/Corea e il Movimento Nonviolento di Livorno organizzano, mercoledì 11 marzo alle 17,30 a Livorno in via La Pira 11, un incontro con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università al quale sarà conferito anche il “Premio Nesi” 2025. La cerimonia di premiazione sarà seguita da un incontro aperto sul tema della militarizzazione che da tempo sta coinvolgendo, sempre di più, anche il mondo delle istituzioni educative (attraverso forme di propaganda, addestramento e reclutamento da parte delle organizzazioni militari) e sulla necessità, sentita dai promotori del premio e organizzatori dell’incontro, di rompere l’incantesimo della “normalità” militarizzata che penetra nei linguaggi, nelle scuole, nei giochi, nelle mode, nei media. Serve smascherare il sistema e il processo che plasmano mentalità e desideri attraverso una coscienza vigile e attenta che contribuisca, assieme a molto altro, a costruire e imparare la pace, attraverso l’educazione nonviolenta e la pratica quotidiana per coltivare semi di disarmo culturale. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
March 4, 2026
Pressenza
L’urgenza di educare con il dialogo
Incontro con Pat Patfoort e le autrici del libro “Educare con il dialogo alla scuola primaria” Sabato 7 marzo 2026 alle 17,15 Biblioteca della Nonviolenza, Via Mazzali 5, Milano Già nei primi anni di vita, bambine e bambini sperimentano quotidianamente il confronto con i pari, imparano a riconoscere emozioni e bisogni propri e altrui, iniziano a costruire modalità per gestire e trasformare i conflitti. La scuola primaria è il luogo privilegiato in cui si gettano le basi delle competenze sociali e relazionali, una “esperienza di democrazia” in cui il dialogo non è oggetto di insegnamento, ma pratica quotidiana condivisa tra docenti, alunni e alunne. Le prime forme di educazione al dialogo prendono vita nei gesti e nelle parole: nel litigio per un posto, in una parola detta senza pensare, ma anche nelle lacrime trattenute, negli abbracci spontanei o nei gesti di rabbia. Il dialogo può essere una pratica concreta che si avvale anche di strumenti e dispositivi adeguati, per imparare a comunicare anche in tenera età, perché ogni giorno di scuola possa diventare un laboratorio di pace, favorendo un clima sereno e partecipativo e rafforzando il senso di comunità. Al contempo, imparare la nonviolenza non riguarda solo l’educazione di bambini e bambine: è una pratica quotidiana che riguarda le persone adulte, le relazioni, i contesti educativi, sociali e istituzionali. Conoscere e praticare la nonviolenza è una scelta consapevole e coraggiosa, oggi più che mai necessaria perché chi educa – genitori, insegnanti, adulti di riferimento, istituzioni – sia esempio e modello di riferimento. A ogni età, possiamo imparare a esprimere cosa si prova senza ferire, possiamo comprendere il punto di vista dell’altro/a e trasformare ogni possibile scontro in occasioni di riflessione e di incontro. L’approccio nonviolento e il dialogo sono sempre più urgenti e necessari per superare la cultura patriarcale e ogni tipo di discriminazione e disuguaglianza. Da questa consapevolezza e da una lunga esperienza sul campo nelle scuole che educano con la nonviolenza, nasce l’incontro aperto a tutti e tutte di sabato 7 marzo alle ore 17,15 presso la Biblioteca della Nonviolenza di via Mazzali 5 a Milano. Ospite speciale sarà Pat Patfoort, antropologa belga di fama internazionale, da anni impegnata nello studio dei conflitti, delle dinamiche di potere e delle alternative nonviolente nelle relazioni umane. Il suo contributo offrirà uno sguardo ampio e profondo su come la nonviolenza possa essere appresa, praticata e incarnata, anche e soprattutto, nel mondo adulto. Durante l’incontro verrà presentato il libro Educare con il dialogo alla scuola primaria. Attività e percorsi di nonviolenza (Erickson), un volume che unisce teoria e pratica e che nasce dalla lunga esperienza e condivisione delle autrici Annabella Coiro, Gabriella Fanara e Sabina Langer nel lavoro con bambine, bambini, docenti e genitori nelle scuole attraverso la rete EDUMANA. Sarà presente anche l’illustratrice Susanna Vincenzoni, che ha contribuito con il suo tocco artistico e personale a rendere ogni attività accessibile e viva. Il libro, la cui prefazione è stata scritta dalla stessa Pat Patfoort, propone percorsi, attività e riflessioni per portare la nonviolenza nelle classi della scuola primaria, ma parla anche delle persone adulte: invita a interrogarsi sul proprio modo di stare in relazione e di affrontare i conflitti, perché creare una cultura per la trasformazione costruttiva e nonviolenta dei conflitti è oltremodo urgente e necessario e può dare – secondo le parole dell’antropologa belga – “un contributo importante a una società e a un mondo più pacifici”. L’incontro si concluderà con un piccolo buffet, per continuare il confronto in modo informale.   Redazione Milano
March 4, 2026
Pressenza
Perugia, l’Università come ponte di pace
Tra Assisi e Perugia si è aperto un nuovo anno accademico nel segno di una parola esigente: pace. L’Università degli Studi di Perugia ha scelto di inaugurare il 2025-2026 intrecciando due momenti simbolicamente e politicamente forti: la sottoscrizione della Carta di Assisi – Università Ponti di Pace e la cerimonia ufficiale del 718° anno dalla fondazione dello Studium generale. Un’apertura che non è stata solo calendario e rito, ma dichiarazione di responsabilità storica. Due momenti distinti, un unico messaggio: pace, persone, territorio. Nella sede di Palazzo Bernabei ad Assisi, ventidue atenei provenienti da quattro continenti hanno sottoscritto un documento programmatico condiviso: la Carta di Assisi. non nasce come dichiarazione simbolica, ma come documento programmatico con obiettivi concreti. Non uno slogan, ma un impegno strutturale. Nel testo si afferma che l’università: è spazio universale di relazione, prima ancora che struttura amministrativa; ha una responsabilità etica intrinseca alla produzione del sapere; deve tradurre la pace in processo formativo permanente, non in formula retorica. Il documento rifiuta esplicitamente la riduzione della pace a parola di circostanza. La qualifica invece come percorso lungo, generazionale, educativo, che attraversa didattica, ricerca e cooperazione internazionale. Le università firmatarie si sono impegnate a: attivare percorsi formativi dedicati alla pace; costituire centri di studio interdisciplinari; sviluppare reti accademiche internazionali orientate alla cooperazione; introdurre strumenti di valutazione etica nelle collaborazioni scientifiche. Tra gli atenei presenti figuravano istituzioni di rilievo internazionale come Université Catholique de Lyon, Universidad de Guadalajara, Agricultural University of Tirana,Université Clermont Auvergne insieme a importanti università italiane, tra cui Sapienza Università di Roma, Università degli Studi di Firenze, Università degli Studi di Siena, Università degli Studi di Macerata, Università degli Studi di Camerino, Università degli Studi di Urbino Carlo Bo e Università degli Studi dell’Aquila. Nel contesto dell’ottocentenario di Francesco d’Assisi, la scelta di Assisi non è stata ornamentale, ma una dichiarazione culturale: la pace come relazione, fraternità e custodia del creato. Il 26 febbraio, nell’Aula Magna di Palazzo Murena a Perugia, il Rettore Massimiliano Marianelli ha inaugurato per la prima volta ufficialmente l’anno accademico 2025-2026. Nel suo discorso ha scandito quattro parole chiave: persone – metodo – territorio – pace, benessere, comunità. Ma più che parole, sono state traiettorie. Il Rettore ha insistito più volte sul significato originario di Universitas: spazio universale di relazioni. L’università, prima di essere un’istituzione, è una comunità di persone in relazione. Non un luogo chiuso e autoreferenziale, ma una comunità umana e intellettuale in cui il sapere nasce dall’incontro e l’incontro genera responsabilità. Studentesse e studenti non sono destinatari passivi, ma origine stessa dell’istituzione. Da qui: – il primo documento del mandato dedicato alla pace e ai diritti umani; – l’istituzione dell’Osservatorio sulla Pace; – l’attenzione al diritto allo studio; – l’estensione dei servizi di supporto psicologico; – le politiche per l’inclusione e la disabilità; – l’attenzione alla salute mentale come parte integrante della “quarta missione”. “L’università”, ha affermato Marianelli, “non inaugura solo calendari e programmi: inaugura fiducia”. Ha consegnato all’anno accademico una parola sola: cura (Cura delle persone, Cura dei luoghi, Cura dei saperi, Cura delle relazioni). Solo ciò che viene curato cresce. E solo ciò che cresce insieme genera futuro. Uno dei passaggi più significativi del discorso è stato il continuo richiamo alle sedi territoriali, definite non come estensioni marginali, ma come “geografie di responsabilità”. UniPg è stata definita con forza Università dell’Umbria. Le sedi di Terni, Assisi, Castiglione del Lago, Foligno, Gubbio e Narni non sono un inventario geografico, ma centri vitali con una propria vocazione. Per Terni il Rettore ha delineato una prospettiva chiara: costruire un polo riconoscibile, con coerenza interna ed esterna, orientato verso l’intelligenza artificiale, l’innovazione digitale e la dimensione biomedicaÈ stata istituita una delega trasversale all’IA  ma con una precisazione decisiva: “L’intelligenza artificiale non è un fine. È uno strumento per continuare l’umano, non per sostituirlo. La tecnologia non è mai autonoma: è subordinata alla persona. Non si tratta di inseguire il futuro, ma di governarlo”. Se Terni è laboratorio dell’innovazione tecnologica, Assisi è laboratorio dell’umanesimo. Qui l’Ateneo sta lavorando a un percorso formativo dedicato alla pace, un centro studi internazionale, reti di cooperazione, progetti legati a sostenibilità e custodia del creato. Assisi parla al mondo con un linguaggio che intreccia pace e ambiente. Non come dimensioni separate, ma come responsabilità unitaria. Ospite d’onore della cerimonia è stato il giudice Rosario Salvatore Aitala, Primo Vicepresidente della Corte Penale Internazionale. Nel suo intervento, intitolato “La forza e la ragione. Per una politica della pace”, ha affermato: “Il contrario della forza non è la debolezza. Il contrario della forza è la ragione.” Ha denunciato il ritorno della cultura della violenza nelle relazioni internazionali, ricordando che la guerra non è una parentesi neutra, ma una frattura che lascia ferite permanenti nei popoli. Ha difeso il ruolo della Corte Penale Internazionale come presidio fragile ma essenziale di giustizia globale. E ha rivolto un messaggio alle nuove generazioni: “La grandezza non dobbiamo crearla in voi. Dobbiamo solo suscitarla, perché è già tutta lì.” Il filo che ha unito Assisi e Perugia è uno solo: l’università come spazio di relazione e di ragione, alternativa alla logica della forza. Biblioteche, aule, laboratori, reti internazionali non sono infrastrutture neutre. Sono luoghi in cui si custodisce e si rinnova l’umano. L’inaugurazione del 718° anno dello Studium perugino non ha celebrato soltanto una tradizione secolare. Ha riaffermato una responsabilità: formare persone capaci di pensiero critico, di dialogo, di costruzione paziente della pace. Non accelerare senza direzione. Ma crescere insieme. E affermare, con lucidità e coraggio, che la pace non è retorica. È metodo.   Tiziana Volta
February 27, 2026
Pressenza
A Librino nasce AGO, la famiglia accanto alla scuola nell’educazione dei bambini
Con le mani si fa la carta pesta, si dipinge, si strappano le erbacce e si pianta il prezzemolo, ma ci sono anche tante attività motorie, danza compresa, in cui è centrale l’uso di tutto il corpo. E non manca la musica anche quella con i tamburi africani. Parliamo delle tante attività a cui partecipano i bambini e le bambine coinvolti nel progetto “Giovani e Genitori al centro”, attivato tre anni fa, nel contesto del bando per le comunità educanti dell’Impresa Sociale “Con i bambini”, per affrontare l’emergenza educativa a Librino. Un progetto che si pone in continuità con il lavoro iniziato, sin dal 2014, dal Polo di educazione interculturale. Anche adesso a portare avanti il progetto è stata una rete di scuole, associazioni e realtà produttive, molte delle quali di nostra conoscenza per l’impegno profuso nell’area, da Talitàkum a Musicainsieme a Librino, da HdueO al COPE, una organizzazione nata per realizzare progetti di cooperazione con paesi africani ma ormai molto presente in realtà locali problematiche, che ha coordinato il progetto. E di cui fa parte Carmela D’Agostino, responsabile del progetto. Non tutti i soggetti della rete sono radicati a Librino, ad esempio ne fanno parte l’Associazione Musicale Etnea e la scuola De Amicis di Tremestieri, proprio con l’intento di evitare la ghettizzazione e favorire l’apertura a realtà differenti, che – a loro volta – impareranno a conoscere il quartiere dal vivo, con i suoi limiti ma anche i suoi pregi. L’Istituto Comprensivo Rita Atria, con la dirigente Concetta Patrizia Tumminia e il suo attivissimo braccio destro Melita Cristaldi, è al centro di questa esperienza, che ha la sua sede principale nella Nuova Masseria Moncada trasformata in Polo delle Arti. In questi anni di lavoro sul territorio si è fatta sempre più chiara la necessità di coinvolgere maggiormente le famiglie. E’ nata la sartoria sociale, di cui Argo ha già parlato, una esperienza che prosegue e si amplia, e in cui le donne – sotto la guida della loro istruttrice, Naida Begeta – trovano spazio per imparare a cucire e per stare insieme dedicandosi ad un’attività creativa. Adesso stanno realizzando delle borse che poi i bambini dipingono a loro gusto: nascono così oggetti originali ed unici che consolidano l’alleanza tra adulti e bambini, genitori e figli. E che portano all’esterno il logo della sartoria, i cui prodotti cominciano ad essere conosciuti e a trovare mercato. Per coinvolgere le famiglie nel progetto “Giovani e Genitori al Centro” sono stati organizzati incontri con le mamme e i papà, ma soprattutto feste, momenti di socializzazione, di comunità, con le torte fatte in casa a testimoniare in modo semplice l’apertura agli altri e la disponibilità a condividere. Ieri è stato ufficializzato un passo ulteriore, la nascita di AGO, Associazione Genitori e Oltre, composta da un gruppo di mamme, con il supporto – per adesso – di un solo papà. Un piccolo passo, un inizio più che un punto di arrivo, la prima tappa di un lavoro lento e difficile che deve essere portato avanti con impegno e speranza ma senza false illusioni. Ne sono consapevoli, Luisa Di Mauro, che di AGO è la presidente, e suo marito Alessandro, che hanno tre figli in uno dei plessi della Rita Atria e hanno scelto di dare il loro contributo “alla costruzione di un futuro migliore per i nostri figli e per tutti i bambini”. Ad AGO la scuola ha riservato anche una saletta della Masseria, che le stesse mamme (e il papà, con le sue preziose competenze) hanno provveduto a sistemare e a rendere accogliente. Per incontri più affollati saranno comunque disponibili gli altri locali della scuola, una scuola sempre aperta a tantissime iniziative. Che Librino non sia una realtà isolata lo dimostra anche la presenza, alla masseria, di Diala Brisly, artista nata in Kwait da genitori siriani e oggi residente a Francia, che ha realizzato per la Masseria -insieme ai ragazzi – un murale, che si aggiunge ad altri che abbelliscono la scuola e che, che proprio ieri, nel giorno di inaugurazione della associazione dei genitori, ha ricevuto anch’esso il suo battesimo.   Redazione Sicilia
February 27, 2026
Pressenza
La seconda edizione del corso di “Lingua e Cultura Romanì”
Un corso universitario per conoscere il mondo rom. Il 4 marzo, presso Sapienza Università di Roma, avrà inizio la seconda edizione del corso di “Lingua e Cultura Romanì”, che si propone di offrire una panoramica completa sulla lingua, sulle tradizioni e sulla storia delle popolazioni romanì, con un approccio multidisciplinare che unisce teoria, pratica e riflessione critica. I temi trattati includono la grammatica del romanì, la cultura e le tradizioni, il Samudaripen (lo sterminio dei Rom e Sinti durante il nazifascismo), le condizioni di vita dei Rom in Europa e in America Latina, le politiche di inclusione, il contrasto alla discriminazione e ai discorsi d’odio, le lotte per i diritti civili e la promozione di una cultura di rispetto e integrazione.  La proposta formativa, della durata di 24 ore, è rivolta a studenti di discipline umanistiche, sociali e storiche, ma anche a chiunque desideri approfondire la conoscenza della cultura romanì e delle sue attuali sfide, nonché a tutti coloro che operano nel campo della mediazione culturale, dei diritti umani e dell’inclusione sociale. Il corso si inserisce nelle iniziative di collaborazione pluriennale tra l’UCRI (Unione delle Comunità Romanì in Italia), il Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali e il Dipartimento SARAS-Storia, Antropologia, Religioni, Arte e Spettacolo. L’iniziativa si propone di sensibilizzare la cittadinanza su un tema di grande rilevanza sociale e culturale, per contribuire al contrasto di stereotipi, pregiudizi e fenomeni di romfobia, nonché promuovere una maggiore inclusione e conoscenza delle comunità romanès in Italia e nel mondo. Il corso, tenuto dal Prof., Comm.re Santino Spinelli, già docente alle Università di Trieste, Chieti e di Teramo e al Politecnico di Milano, con la collaborazione dei Professori Stefano Tedeschi, Angela Tarantino e della Dott.ssa Bernadette Fraioli, avrà luogo ogni mercoledì, alle ore 18, dal 4 marzo al 25 maggio, presso l’aula 205 dell’Edificio Marco Polo, Circonvallazione Tiburtina 4, Roma. Nell’ambito della proposta formativa si terrà, inoltre, una conferenza-concerto dedicata all’International Roma Day, dal titolo “I Rom, la lingua e la musica: patrimoni vulnerabili”, che avrà luogo il 14 aprile, dalle 17 alle 20, presso il Nuovo Teatro Ateneo di Sapienza Università di Roma! Corso di lingua e cultura romanì Ogni mercoledì dal 4 marzo al 25 maggio  ore 18:00 – 20:00 Aula 205, Edificio Marco Polo, Circonvallazione Tiburtina, 4   Redazione Italia
February 26, 2026
Pressenza
Brasile: “La militarizzazione delle scuole è un progetto elettorale e reazionario”
Raquel Setz e Tabitha Ramalho Fernando Cássio analizza l’espansione del modello in Brasile, segnala la mancanza di dati pubblici e critica i governi di sinistra che adottano detta politica. L’anno scolastico 2026 è cominciato nello stato di San Paolo con 100 scuole pubbliche convertite nel modello civico-militare. In queste scuole, il personale militare di riserva è diventato […]
February 25, 2026
Comitato Carlos Fonseca
Il lungo cammino dell’istruzione nelle “storie di dati” dell’ISTAT
Nel 1861, al momento dell’Unità d’Italia, tre persone su quattro di almeno 6 anni non avrebbero potuto capire un qualsiasi testo perché non sapevano leggere. Oggi gli analfabeti sono meno dello 0,5%, ma per eradicare l’analfabetismo c’è voluto più di un secolo. Nei primi decenni post-unitari, l’analfabetismo in l’Italia era più diffuso che negli altri maggiori Paesi europei: nel 1871, la quota di analfabeti (il 68,8%) era analoga alla Spagna, ma molto maggiore rispetto alla Francia (41%), al Regno Unito (circa un quarto degli adulti), e ai Paesi della Confederazione germanica e dell’Impero austriaco (tra il 15 e il 20%), in cui l’istruzione pubblica era stata introdotta già a cavallo del 1770. Nell’accesso all’istruzione vi erano forti differenze territoriali: considerando gli adolescenti tra i 12 e i 19 anni, in Piemonte gli analfabeti erano il 23,3%, in discesa dal 39,7% del 1861, mentre in tutte le regioni del Mezzogiorno a eccezione della Campania l’incidenza rimaneva superiore all’80%. A queste differenze si accompagnava una rilevante disparità di genere: nell’insieme del Regno sapeva leggere e scrivere circa il 40% degli uomini adulti, ma meno di un quarto delle donne. Nei decenni successivi i progressi sono stati graduali, e diseguali tra Nord e Sud e tra città e campagne, anche perché fino all’inizio del Novecento l’obbligo di erogare l’istruzione primaria era in capo ai Comuni, che in molti casi non disponevano delle risorse necessarie. La partecipazione piena all’istruzione elementare è stata raggiunta alla fine della Prima Guerra Mondiale, ma cent’anni fa – nel 1926 – non sapeva leggere e scrivere circa un quarto della popolazione di almeno 6 anni e il 13,5% degli sposi, in prevalenza giovani e quindi più istruiti, non poté sottoscrivere l’atto di matrimonio perché analfabeta: questo fenomeno è scomparso solo a metà degli anni Sessanta del secolo scorso. I progressi nell’istruzione superiore sono stati più tardivi, ma anche più rapidi. Nel 1951, il 90% della popolazione di 6 anni e oltre disponeva al più della licenza elementare: il 5,9% aveva la licenza media, il 3,3% un diploma e appena l’1% un titolo universitario. Oggi, oltre metà dispone almeno di un diploma secondario superiore e il 16% di un titolo terziario. Cent’anni fa, nel 1926, si laureavano meno di 8.000 persone l’anno; a distanza di 50 anni, nel 1976 erano 72.000, divenuti 171.000 nel 2001 e – in seguito all’introduzione delle lauree di primo livello – oltre 400.000 del 2024; la quota femminile era del 15% nel 1926 e circa il 30% negli anni Cinquanta, ma ha superato stabilmente quella maschile a partire dal 1991. Nel 2024, il 31,6% dei 25-34enni ha conseguito un titolo universitario (il 38,5% tra le donne) e solo il 19,3% ha al più la licenza media. Tuttavia, nel confronto europeo l’Italia resta tra i Paesi con l’incidenza maggiore di giovani poco istruiti (pure in forte calo rispetto al 2004) e, complice la scarsa diffusione delle qualifiche post-diploma, è penultima per i titoli terziari. Sul territorio l’incidenza dei laureati supera il 35% (e il 45% tra le donne) in diverse regioni del Centro-Nord, ma è inferiore al 25% in Puglia e Sicilia. “L’orientamento degli studi terziari, si legge nel Report, si è evoluto considerevolmente negli ultimi 100 anni, per l’ampliamento nell’offerta formativa associato alla diversificazione della domanda di professionalità e, più di recente, per gli effetti dell’introduzione delle lauree brevi: in quota, sono diminuite le lauree con orientamento tecnico-scientifico e ancora di più quelle in giurisprudenza, scese da più di un quinto al 6% del totale, a beneficio dei gruppi economico-statistico, politico-sociale e delle scienze umane. Vi sono, tuttavia, forti differenze per genere, che si riflettono sulle opportunità di occupazione e reddito: i laureati con indirizzo tecnico-scientifico sono circa la metà del totale tra i maschi e poco più del 30% tra le femmine (fino a un rapporto di 3 a 1 per ingegneria e architettura). Le donne sono meno rappresentate anche nelle discipline economico-statistiche e, di converso, nel 2024 in quasi la metà dei casi hanno conseguito titoli universitari in scienze umane e sociali (esclusa l’economia), una proporzione doppia rispetto agli uomini”- Quest’anno l’Istat celebra il Centenario della sua fondazione con il mandato di coordinare le attività di rilevazione, elaborazione e diffusione dei dati che dall’Unità d’Italia avevano trovato spazio presso dicasteri diversi. Con l’Istituto nasce anche l’idea della statistica come strumento indispensabile per conoscere la realtà sociale ed economica del Paese e matura la convinzione che sia necessario il coordinamento di tutte le funzioni statistiche per soddisfare le esigenze conoscitive. “Il lungo cammino dell’istruzione” è la prima delle 16 “Storie di dati” che l’Istat diffonderà nel corso dei prossimi sei mesi come parte delle iniziative per i 100 anni dalla fondazione dell’istituto. Qui il dossier dell’Istat: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/02/Storie_di_dati_1-Istruzione.pdf. Giovanni Caprio
February 25, 2026
Pressenza