Attacco al Venezuela, Trump bombarda e sequestra Maduro
di Claudia Fanti,
il manifesto, 4 gennaio 2026.
Blitz USA di due ore nella notte a Caracas e in tre stati. Le forze speciali
catturano il presidente e la moglie e li portano su una nave militare.
Un fermo-immagine di un video dell’attacco USA a Caracas, in Venezuela. Foto X
L’impensabile è avvenuto: l’aspirante Nobel per la Pace, colui che non doveva
«iniziare le guerre ma fermarle», ha ordinato l’aggressione a un paese che non
rappresenta alcuna minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti, e ne ha catturato
il presidente, divertendosi poi a mostrarlo ammanettato su Truth. Il culmine di
un’offensiva iniziata quattro mesi fa con i raid contro le imbarcazioni di
presunti narcotrafficanti e proseguita con la chiusura dello spazio aereo, il
blocco navale e l’attacco a un’infrastruttura portuale.
L’operazione denominata «Absolute resolve» (risolutezza assoluta) è durata circa
due ore e 20 minuti, secondo quanto ha riferito il capo dello stato maggiore
congiunto USA Dan Caine, spiegando come gli aerei da guerra statunitensi abbiano
smantellato le difese aeree venezuelane in modo che gli elicotteri militari
potessero entrare a Caracas ed «estrarre Maduro e sua moglie».
Tutto è cominciato intorno alle due di notte, quando esplosioni e incendi hanno
colpito aree civili e militari nella capitale – in particolare Forte Tiuna, la
più grande base militare del Venezuela, e la base aerea di La Carlota, ma anche
il Parlamento e persino il sito del mausoleo a Chávez – e negli stati di
Miranda, Aragua e La Guaira.
«Possiamo confermare che ci sono vittime. E danni in installazioni civili e
militari», ha dichiarato il ministro degli esteri Yvan Gil, mentre il potente
ministro dell’interno Diosdado Cabello ha esortato la popolazione a mantenere la
calma e a confidare nell’azione dei vertici politici e militari.
Secondo la CBS News, Trump avrebbe ordinato gli attacchi aerei già da giorni,
puntando a realizzarli proprio a Natale, ma poi avrebbe optato per bombardare
gli accampamenti dell’ISIS in Nigeria. Quindi si erano dovute attendere le
giuste condizioni metereologiche. «Volevamo prendere Maduro quattro giorni fa ma
c’era cattivo tempo», ha confermato il tycoon nel corso di un’intervista a Fox
News.
La denuncia da parte del governo venezuelano della «gravissima aggressione
militare» statunitense – un «atto che costituisce una violazione flagrante della
Carta delle Nazioni Unite» – è arrivata in un comunicato ufficiale un’ora e
mezza dopo l’inizio dei bombardamenti, probabilmente già dopo che il presidente
e sua moglie Cilia Flores erano stati prelevati dalla loro camera da letto
mentre dormivano e condotti a bordo della nave d’assalto Iwo Jima, in direzione
New York, dove saranno consegnati alle autorità federali.
«L’obiettivo di questo attacco – evidenziava la nota venezuelana – non è altro
che impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del
suo petrolio e dei suoi minerali, cercando di spezzare con la forza
l’indipendenza politica della nazione». Obiettivo confermato in pieno da Trump
nella sua conferenza stampa a Mar-a-Lago, quando ha annunciato che gli USA
prenderanno il controllo del settore petrolifero venezuelano.
Dichiarando nel comunicato lo stato di emergenza, con l’immediato passaggio
«alla lotta armata», il governo venezuelano esortava poi tutte le forze sociali
e politiche del paese ad «attivare i piani di mobilitazione e ripudiare
l’attacco imperialista», annunciando il simultaneo impegno della diplomazia
bolivariana a denunciare l’aggressione presso il Consiglio di Sicurezza delle
Nazioni unite – il segretario generale ONU António Guterres ha già definito
l’attacco militare USA «un precedente pericoloso» – e presso la Celac e il
Movimento dei Paesi Non Allineati.
L’appello a scendere in strada è stato accolto però solo da alcuni gruppi,
radunatisi per esempio nei pressi del Palazzo di Miraflores. «Una mobilitazione
popolare in quanto tale non c’è», ci ha confermato l’ex ministro della cultura
Reinaldo Iturriza.
Dopo aver passato la notte in bianco, la gente ha preferito insomma restarsene
tranquilla a casa in attesa degli sviluppi.
Soprattutto a fronte del prolungato silenzio delle autorità venezuelane sulla
sorte del presidente. L’unica a parlarne, quattro ore dopo l’inizio dei
bombardamenti, è stata la vice Delcy Rodríguez – che alcune voci, poi smentite
da Mosca, volevano in Russia – la quale ha chiesto all’amministrazione Trump
«una prova immediata» che Maduro e Cilia Flores fossero vivi» Poi il silenzio.
Tra i dissidenti chavisti, nessuno ha voglia di commentare, per non dire nulla
che possa essere interpretato come un sostegno all’aggressione statunitense,
unanimemente condannata. Ma una domanda qua e là affiora: Maduro, sul cui capo
pesava – è bene ricordarlo – una taglia di 50 milioni di dollari, è stato
tradito? Se, secondo Axios, sarebbero stati agenti della CIA sotto copertura a
raccogliere a partire da agosto in Venezuela tutte le informazioni che hanno
permesso alla Delta Force di catturare il presidente e sua moglie, qualcuno a
lui vicino li ha aiutati?
Grande soddisfazione ha espresso in un comunicato la leader di estrema destra
María Corina Machado, accusando Maduro di «crimini atroci» e celebrando le
magnifiche sorti che attenderebbero ora il Venezuela: «Faremo ordine, libereremo
i prigionieri politici, costruiremo un paese eccezionale, riporteremo a casa i
nostri figli». Né è mancato un appello alla popolazione: «Siate pronti a mettere
in atto ciò che vi comunicheremo attraverso i nostri canali ufficiali». Ci ha
pensato Trump tuttavia a gelarla immediatamente: «Penso che sarebbe molto
difficile per lei essere la leader. Non ha il sostegno o il rispetto» del
Venezuela. Meglio allora che ci pensino gli USA a portare «avanti il paese fino
a quando non ci sarà una transizione sicura, corretta e in accordo con la
giustizia».
Transizione che, ha annunciato il tycoon, sarà negoziata con Delcy Rodríguez, la
quale, a suo dire, avrebbe già assunto la presidenza.
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