Venezuela: c’è un aggressore e c’è un aggredito
L’impero colpisce ancora.
Gli Stati Uniti d’America bombardano il Venezuela con l’obiettivo di cambiare il
governo e sostituirlo con un regime vicino ai propri interessi. Un’azione
compiuta al di fuori di qualunque diritto internazionale, contro un Paese
sovrano, con un governo democraticamente eletto, e senza alcuna provocazione.
Non esiste alcuna autorizzazione del Consiglio di Sicurezza che legittimi questo
attacco, né è stato dimostrato alcun precedente attacco armato che consenta di
invocare la legittima difesa: la sovranità venezuelana è stata violata e, con
essa, il principio stesso che sostiene la convivenza tra Stati dal 1945.
Ormai il sistema mostra il suo vero volto: la violenza e il dominio.
Condanniamo con decisione questo atto di aggressione e esprimiamo solidarietà
col popolo venezuelano.
Del resto, non si tratta di una novità nella politica statunitense. Episodi
simili si sono già verificati in passato, come per esempio in Iraq, in Libia, in
Ucraina, in Siria, e non è escluso che in un futuro prossimo tocchi all’Iran.
Il Venezuela possiede le più grandi risorse petrolifere del mondo, un elemento
che chiarisce senza ambiguità quali siano i reali obiettivi di questa
aggressione militare.
E’ anche fondamentale considerare che, nell’ultimo decennio, la Cina ha
intensificato in modo significativo i propri rapporti commerciali con tutta
l’America Latina. Questa operazione va quindi letta anche come un tentativo di
riaffermare il proprio dominio nella regione, che gli Stati Uniti hanno sempre
considerato una sorta di giardino di casa, un territorio di propria esclusiva
influenza.
Tutto il mondo condanna questa aggressione.
L’Europa? Non pervenuta…
Manderà aiuti militari al Paese aggredito? Farà sanzioni contro il Paese
aggressore?
Le conseguenze di questo attacco saranno gravissime, e non solo in Sud America.
Ormai nessun evento nel nostro pianeta è isolato.
Gli Stati Uniti, che hanno perso il controllo del commercio mondiale, non
vogliono abbandonare la loro presunta supremazia, e vogliono a qualsiasi costo
ripristinare il loro ruolo di poliziotto planetario. Questa politica è quella
che unisce, anche se con forme diverse, i vari governi che si sono succeduti a
Washington negli ultimi anni.
Commentando la caduta dell’Unione sovietica, Silo diceva che metà del mondo è
crollato senza creare gravi danni, e si chiedeva: “come sarà la caduta
dell’altra metà del mondo”?
Non è superfluo aggiungere che solo un cambiamento profondo nella mentalità, nel
sistema economico capitalista ed anche nel passaggio da una democrazia formale a
una reale, può far uscire l’umanità dal nichilismo, dalla violenza e
dall’oscurantismo
Europa per la Pace
Europe for Peace