Un nuovo internazionalismo contro l’aggressione statunitense in Venezuela
Durante la notte del 3 gennaio, le forze militari degli Stati uniti d’America
hanno attaccato la capitale venezuelana con missili, incursioni aeree e
“commando” militari aereo trasportati. Un atto di guerra illegale, avvenuto dopo
mesi di escalation da parte del presidente Donald Trump, che l’ha giustificato
come una presunta “guerra alla droga” per difendere gli Stati uniti: secondo
questa teoria mai provata, il presidente venezuelano Nicolas Maduro sarebbe il
presunto capo del “Cartel de los soles”, una organizzazione criminale dedita al
narco-traffico. Allo stato attuale non si registrano nuovi attacchi, mentre
Nicolas Maduro risulta essere stato rapito dall’esercito statunitense, insieme a
sua moglie, e portato via dal Paese.
> Con questa folle decisione, il commander-in-chief Donald Trump continua la
> distruzione del diritto internazionale.
L’attacco al Venezuela e il rapimento del suo presidente sono in diretta
continuità con il bombardamento in Iran avvenuto a giugno scorso, i recenti
bombardamenti in Siria e Nigeria, ma anche con il suo incrollabile sostegno al
genocidio del popolo palestinese per mano del governo israeliano. Un modus
operandi fondato non sulla ricerca di un consenso internazionale per la
risoluzione pacifica dei conflitti, ma piuttosto sul rapporto di forza e sulla
minaccia.
L’attacco al Venezuela è infatti solo una conseguenza delle pesanti ingerenze di
Trump nelle ultime elezioni latino americane. Proprio pochi mesi fa, per
esempio, ha minacciato l’Argentina di ritorsioni economiche nel caso in cui
Milei non avesse vinto la tornata elettorale di metà mandato. In altre parole,
lì dove Trump non riesce a far passare la sua politica influenzando il gioco
democratico, picchia con il bastone “democratico” dello zio Sam per ristabilire
il suo dominio nel “cortile di casa”, e ovunque i suoi interessi lo richiedano.
Ricordando l’esito fallimentare delle strategie omicide neo-coloniali
ipocritamente denominate “export della democrazia” (Afghanistan docet), è chiaro
che l’atto bellico di queste ultime ore non ha niente a che fare con la
costruzione della democrazia.
> Quella di Trump è, senza dubbio, una aggressione imperialista mirata
> unicamente ad accrescere la sfera d’influenza statunitense nel continente
> sud-americano e a rimettere le mani sui giacimenti petroliferi venezuelani.
Davanti a questo nuovo capitolo di guerra che sta affrontando il mondo il nostro
pensiero va alla popolazione aggredita, che subisce le conseguenze nefaste dei
conflitti. È necessario rivendicare e ribadire il principio di
autodeterminazione dei popoli, il ripudio della guerra e la fine della logica di
potenza come motore della competizione internazionale, con l’ambizione di
costruire dal basso un internazionalismo che abbia al centro l’universalismo dei
diritti, la giustizia sociale e l’eguaglianza.
Quanto è successo in Venezuela è un precedente molto pericoloso, che arriva dopo
un attacco continuo (e forse definitivo) alle istituzioni multilaterali nate
dalle ceneri del secondo conflitto mondiale: Israele, Stati Uniti, Russia e i
fascismi d’Occidente hanno la chiara intenzione di riscrivere l’ordine mondiale,
normalizzando attacchi come quelli al Venezuela (come testimonia il comunicato
di Palazzo Crigi che difende l’operato yankee).
Ai movimenti e alle convergenze delle lotte l’arduo compito di provare a essere
all’altezza della sfida, rifuggendo dai campismi, cioè credere che sia
internazionalismo schierarsi con Putin o con Xi o con Trump “pacifista”, che già
troppi danni hanno causato negli ultimi anni.
¡QUE VIVA EL PUEBLO LIBRE!
La copertina è tratta da un video circolato su internet dopo gli attacchi
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