Le Donne in nero di Piombino contro la nave Capucine carica di armi
Pubblichiamo un documento delle Donne in nero di Piombino, giunto
all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università,
preoccupate per l’arrivo nel porto di Piombino, per l’ennesima volta, della nave
ro-ro Capucine che trasporta armi e/o materiale di “logistica” militare. Vi si
fa, tra l’altro, appello a tutti gli operatori portuali affinché si rifiutino di
movimentare tali materiali, ricordando che il giorno 6 FEBBRAIO ci sarà una
giornata di lotta internazionale dei portuali di cui abbiamo ricevuto notizia,
dal titolo “I PORTUALI NON LAVORANO PER LA GUERRA”
Ci giunge la notizia che domani tornerà nel porto di Piombino la nave ro-ro
Capucine che garantisce il servizio di rifornimento armi e strumenti
logicistici.
In questi mesi è cresciuta la narrazione di un improprio cessate il fuoco a
Gaza, mentre nei territori palestinesi i coloni israeliani continuano ad
uccidere impunemente.
Nel frattempo, abbiamo visto che il mainstreaming si sta dando molto daffare per
insinuare dubbi su tutti coloro che supportano il popolo palestinese attraverso
raccolte di fondi o di beni di prima necessità, addirittura ricorrendo alla
gravissima accusa di terrorismo.
La guerra in Ucraina continua ad essere alimentata, a scapito di un milione di
giovani morti in entrambi i fronti di guerra: morti le cui immagini non arrivano
né sui giornali, né in tv.
L’imposizione del rigassificatore, dei passaggi delle navi Severine e Capucine,
hanno precipitato la nostra città all’interno di speculazioni gestite dalle
società finanziarie statunitensi, facendola diventare un centro di smistamento
di merci che alimentano l’economia di guerra.
Il gruppo delle Donne in nero di Piombino considera gli operatori portuali
vittime, loro malgrado, di un mondo sempre più mercificato e la nostra speranza
torna verso un loro gesto di rifiuto della condivisione della catena di
trasmissione che alimenta logiche di guerra.
Il mondo che pare oggi in balia delle emergenti élites neoliberiste può trovare
una controregia: crediamo che questa possa partire anche dal rifiuto di
movimentare strumenti di logistica militare e/o armi.
Crediamo che un ritrovato orgoglio, una idea diversa di convivenza civile e
pacificata, possa partire dal mondo del lavoro, della cultura, dalle donne, e da
tutte quelle persone che vogliono creare una società diversa fondata sul
rispetto dei diritti sociali e civili. Questo può avvenire solo all’interno di
società che mettono al bando qualunque logica di guerra e di spesa ad essa
dedicata.
Il popolo palestinese è sempre stato un simbolo di resistenza e spetta a noi
riuscire a sostenere sempre il suo diritto di esistenza.
Dobbiamo però allargare lo sguardo sulle guerre ad iniziare da quella che sta
nel cuore dell’Europa, sforzandoci di leggerne i contorni, avere la costanza di
ricercare collegamenti e finanziatori: dobbiamo tenere alta l’attenzione.
Noi pensiamo che un sistema alternativo al capitalismo finanziario possa essere
pensato e lentamente, costruito.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università