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Anche oggi è arrivato “un bastimento carico di…” armi
La spola delle navi ro-ro Severine e Capucine si ripete, e il 20 febbraio 2026 al porto di Piombino torna la Capucine, che vi approda nel silenzio assordante del sindacato, nella piena accoglienza degli operatori portuali, delle agenzie marittime e di ogni altro attore che pur potendo fare non fa, pur potendo parlare non parla, pur potendo esporsi, preferisce non farlo. Se non riusciremo ad essere ogni volta presenti fisicamente sul porto per dire che “non vogliamo la Capucine e la Severine nel nostro porto, affiancate, nel loro passaggio ad un rigassificatore e talvolta a metaniere piene di 170.000 metri cubi di GNL“, lo diremo ogni volta per iscritto. Ed ogni volta torneremo a ripetere che la dignità del lavoro deve essere cercata e ritrovata attraverso la movimentazione di altre tipologie di carico. Ad oggi ogni nostro appello rivolto a questi signori e queste signore è caduto nel vuoto, un silenzio anche politico. Così se in Europa i governi incrementano le spese militari, l’Italia si impegna ad investire 3,5 miliardi di euro in più ogni anno, per raggiungere entro il 2028 altri 12 miliardi con una crescita, per alcuni settori bellici, fino al 60%. Vogliamo riflettere su questo incremento di spesa e vorremmo condividere con altri attori politici e sociali per capire se ne condividono contenuti e finalità. Il nostro gruppo non crede alle guerre fatte per esportare la democrazia e non crede che la democrazia sia esportabile utilizzando gli eserciti. Non crediamo che un’Europa che si sta riarmando spaventosamente sarà capace di stare dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici che chiedono stipendi adeguati e che non ce la faranno a lavorare fino a 70, 71 anni di età per garantire la copertura alle spese militari. La responsabilità di coloro che possono dire ma non dicono, che possono fare ma non fanno, OGGI, non è più sostenibile, noi crediamo né politicamente, né socialmente. Di fronte a un mondo che sta letteralmente cadendo a pezzi dal punto di vista ambientale, che sta morendo con armi prodotte e movimentate anche in Italia, crediamo di non poter tacere. Auspichiamo che i sindacati, i lavoratori e l’Amministrazione comunale con loro, chiedano che il porto di Piombino non sia coinvolto in logiche speculative finanziarie di cui il GNL e il settore bellico sono i maggiori strumenti di azione. Liberiamo il porto di Piombino dalle armi. Liberiamo il porto di Piombino dal rigassificatore. DONNE IN NERO – PIOMBINO donneinneropiombino@gmail.com Redazione Italia
February 20, 2026
Pressenza
Le Donne in nero di Piombino contro la nave Capucine carica di armi
Pubblichiamo un documento delle Donne in nero di Piombino, giunto all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, preoccupate per l’arrivo nel porto di Piombino, per l’ennesima volta, della nave ro-ro Capucine che trasporta armi e/o materiale di “logistica” militare. Vi si fa, tra l’altro, appello a tutti gli operatori portuali affinché si rifiutino di movimentare tali materiali, ricordando che il giorno 6 FEBBRAIO ci sarà una giornata di lotta internazionale dei portuali di cui abbiamo ricevuto notizia, dal titolo “I PORTUALI NON LAVORANO PER LA GUERRA” Ci giunge la notizia che domani tornerà nel porto di Piombino la nave ro-ro Capucine che garantisce il servizio di rifornimento armi e strumenti logicistici. In questi mesi è cresciuta la narrazione di un improprio cessate il fuoco a Gaza, mentre nei territori palestinesi i coloni israeliani continuano ad uccidere impunemente. Nel frattempo, abbiamo visto che il mainstreaming si sta dando molto daffare per insinuare dubbi su tutti coloro che supportano il popolo palestinese attraverso raccolte di fondi o di beni di prima necessità, addirittura ricorrendo alla gravissima accusa di terrorismo. La guerra in Ucraina continua ad essere alimentata, a scapito di un milione di giovani morti in entrambi i fronti di guerra: morti le cui immagini non arrivano né sui giornali, né in tv. L’imposizione del rigassificatore, dei passaggi delle navi Severine e Capucine, hanno precipitato la nostra città all’interno di speculazioni gestite dalle società finanziarie statunitensi, facendola diventare un centro di smistamento di merci che alimentano l’economia di guerra. Il gruppo delle Donne in nero di Piombino considera gli operatori portuali vittime, loro malgrado, di un mondo sempre più mercificato e la nostra speranza torna verso un loro gesto di rifiuto della condivisione della catena di trasmissione che alimenta logiche di guerra. Il mondo che pare oggi in balia delle emergenti élites neoliberiste può trovare una controregia: crediamo che questa possa partire anche dal rifiuto di movimentare strumenti di logistica militare e/o armi. Crediamo che un ritrovato orgoglio, una idea diversa di convivenza civile e pacificata, possa partire dal mondo del lavoro, della cultura, dalle donne, e da tutte quelle persone che vogliono creare una società diversa fondata sul rispetto dei diritti sociali e civili. Questo può avvenire solo all’interno di società che mettono al bando qualunque logica di guerra e di spesa ad essa dedicata. Il popolo palestinese è sempre stato un simbolo di resistenza e spetta a noi riuscire a sostenere sempre il suo diritto di esistenza. Dobbiamo però allargare lo sguardo sulle guerre ad iniziare da quella che sta nel cuore dell’Europa, sforzandoci di leggerne i contorni, avere la costanza di ricercare collegamenti e finanziatori: dobbiamo tenere alta l’attenzione. Noi pensiamo che un sistema alternativo al capitalismo finanziario possa essere pensato e lentamente, costruito.   Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
January 3, 2026
Pressenza