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[2026-02-18] IRAN: La piazza non arretra @ Zazie nel metrò
IRAN: LA PIAZZA NON ARRETRA Zazie nel metrò - Via Ettore Giovenale 16, Roma (mercoledì, 18 febbraio 19:00) IRAN: LA PIAZZA NON ARRETRA Le piazze dell’Iran sono tornate a riempirsi, nonostante la repressione, nonostante gli arresti di massa e nonostante un numero altissimo e crescente di morti che segnano queste proteste con il sangue. Studenti, lavoratori, donne sfidano apertamente il potere, consapevoli dei rischi. È una mobilitazione che non arretra, che si rigenera e che continua a incrinare l’immagine di controllo totale del regime. Nelle piazze si levano slogan che colpiscono le fondamenta del regime, chiedendo la fine della dittatura religiosa, mentre continua a risuonare il grido: Donna Vita Libertà. La crisi è ormai strutturale, il regime risponde uccidendo innocenti, parlando di complotti e interferenze straniere.Le tensioni geopolitiche si intrecciano così con la crisi interna, rafforzando la linea securitaria, la stretta repressiva e alimentando una narrativa di accerchiamento che cerca di giustificare la repressione. Eppure, mentre la società si muove, l’opposizione resta divisa. All’interno agiscono reti femministe, movimenti studenteschi, sindacati indipendenti e organizzazioni legate alle minoranze etniche, in particolare curde e baluche; all’estero la diaspora è frammentata tra monarchici che fanno riferimento a Reza Pahlavi, il movimento dei Mujaheddin-e Khalq (MEK), gruppi repubblicani e forze della sinistra storica. La sfida politica decisiva è questa: trasformare la forza delle piazze — pagata a caro prezzo — in un progetto condiviso di transizione capace di andare oltre la sola caduta del regime. Ne parleremo con Parisa Nazari, interprete, mediatrice culturale e attivista, con Shiva Boroumand, attivista del movimento Donna, vita, libertà. Entrambe in prima linea a sostenere il coraggio e la resilienza delle donne iraniane.
February 15, 2026
Gancio de Roma
[2026-01-09] Non dimentichiamo: Roma con Sakine, Fidan e Leyla. 2013-2026 ancora chiediamo verità e giustizia! PRESIDIO A CAMPO DE’ FIORI @ Piazza Campo de' Fiori
NON DIMENTICHIAMO: ROMA CON SAKINE, FIDAN E LEYLA. 2013-2026 ANCORA CHIEDIAMO VERITÀ E GIUSTIZIA! PRESIDIO A CAMPO DE’ FIORI Piazza Campo de' Fiori - Piazza Campo de' Fiori (venerdì, 9 gennaio 18:00) VENERDÌ 9 GENNAIO 2026 ORE 18.00 - PRESIDIO A CAMPO DE’ FIORI Non dimentichiamo: Roma con Sakine, Fidan e Leyla. 2013-2026 ancora chiediamo verità e giustizia! “Il dolore e l’oppressione che la società e le donne hanno vissuto nella storia e continuano a sperimentare oggi, riguardano la consapevolezza, la creazione di coscienza, pensiero, prospettiva e mezzi di lotta. Possiamo superare questa situazione solo attraverso un’ampia organizzazione”. Il 9 gennaio 2013 le militanti curde Sakine Cansız (Sara), Fidan Doğan (Rojbin) e Leyla Şaylemez (Ronahî) venivano assassinate a colpi di pistola mentre si trovavano nel Centro culturale curdo di Parigi. Tutte e tre rivestivano ruoli importanti all’interno del movimento curdo: Fidan Doğan era la rappresentante del Congresso Nazionale Curdo in Francia, Leyla Şaylemez era attiva nell’organizzazione giovanile e Sakine Cansız, oltre ad essere stata una delle fondatrici del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, si era battuta per l’affermazione e l’organizzazione delle donne all’interno del Partito stesso. Ömer Güney, sospettato dell’omicidio, venne arrestato pochi giorni dopo, ma morì per una presunta malattia poco prima dell’avvio del processo. Fin da subito fu chiaro che la ricerca del mandante portava in Turchia coinvolgendo i servizi segreti turchi ma, ancora oggi, i documenti che la chiamerebbero in causa sono tenuti sotto segreto di Stato dalle autorità francesi. Il 23 Dicembre 2022 altri tre attivisti curdi sono stati assassinati davanti al Centro culturale curdo di Parigi: Evin Goyi, rappresentante del Movimento delle donne curde in Francia, Mir Perwer, un compagno artista che lavorava per dare voce alla cultura curda e Abdurrahman Kizil, un attivista parte del Consiglio del Popolo curdo a Parigi. Anche in questo caso le autorità francesi hanno trovato l’esecutore ma hanno deciso di coprire il mandante, cioè i servizi segreti turchi, dichiarando che "chi ha sparato è un malato psichiatrico”. Il 9 e 10 Gennaio 2026 è importante ritrovarsi non solo per non dimenticare le compagne e i compagni uccisi e chiedere al governo francese di assumersi la responsabilità di quanto avvenuto, ma anche per ricordare che quegli assassinii si inseriscono in un conflitto ampio che vede frapporsi, da decenni, le forze che lottano per il confederalismo democratico in Medio Oriente e forze reazionarie che invece tramano per profitto. Una lotta, quella dei fratelli e sorelle curde e non solo, che ha condotto prima alla liberazione di Kobane dall’ISIS, e dopo all’affermarsi del Confederalismo Democratico come nuovo modello di organizzazione della società, basato sull’esercizio di una democrazia diretta, l’ecologismo e (non da ultimo) la liberazione delle donne. Ricordare Sara, Rojbin e Ronahî, Evin, Mir e Abdurrahm significa ritrovare le radici di quella stessa lotta e, attraverso la loro memoria, difendere il presente! VENERDÌ 9 GENNAIO 2026 ORE 18.00 - PRESIDIO A CAMPO DE’ FIORI SABATO 10 GENNAIO 2026 ORE 11.00 - RACCONTI DI VITA E DI LOTTA CENTRO SOCIO-CULTURALE ARARAT (Largo Dino Frisullo)
January 2, 2026
Gancio de Roma
[2026-01-10] Non dimentichiamo: Roma con Sakine, Fidan e Leyla. 2013-2026 ancora chiediamo verità e giustizia! - RACCONTI DI VITA E DI LOTTA @ Centro Socio-Culturale Ararat
NON DIMENTICHIAMO: ROMA CON SAKINE, FIDAN E LEYLA. 2013-2026 ANCORA CHIEDIAMO VERITÀ E GIUSTIZIA! - RACCONTI DI VITA E DI LOTTA Centro Socio-Culturale Ararat - Largo Dino Frisullo, Mattatoio, Roma (sabato, 10 gennaio 11:00) SABATO 10 GENNAIO 2026 ORE 11.00 - RACCONTI DI VITA E DI LOTTA CENTRO SOCIO-CULTURALE ARARAT (Largo Dino Frisullo) Non dimentichiamo: Roma con Sakine, Fidan e Leyla. 2013-2026 ancora chiediamo verità e giustizia! “Il dolore e l’oppressione che la società e le donne hanno vissuto nella storia e continuano a sperimentare oggi, riguardano la consapevolezza, la creazione di coscienza, pensiero, prospettiva e mezzi di lotta. Possiamo superare questa situazione solo attraverso un’ampia organizzazione”. Il 9 gennaio 2013 le militanti curde Sakine Cansız (Sara), Fidan Doğan (Rojbin) e Leyla Şaylemez (Ronahî) venivano assassinate a colpi di pistola mentre si trovavano nel Centro culturale curdo di Parigi. Tutte e tre rivestivano ruoli importanti all’interno del movimento curdo: Fidan Doğan era la rappresentante del Congresso Nazionale Curdo in Francia, Leyla Şaylemez era attiva nell’organizzazione giovanile e Sakine Cansız, oltre ad essere stata una delle fondatrici del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, si era battuta per l’affermazione e l’organizzazione delle donne all’interno del Partito stesso. Ömer Güney, sospettato dell’omicidio, venne arrestato pochi giorni dopo, ma morì per una presunta malattia poco prima dell’avvio del processo. Fin da subito fu chiaro che la ricerca del mandante portava in Turchia coinvolgendo i servizi segreti turchi ma, ancora oggi, i documenti che la chiamerebbero in causa sono tenuti sotto segreto di Stato dalle autorità francesi. Il 23 Dicembre 2022 altri tre attivisti curdi sono stati assassinati davanti al Centro culturale curdo di Parigi: Evin Goyi, rappresentante del Movimento delle donne curde in Francia, Mir Perwer, un compagno artista che lavorava per dare voce alla cultura curda e Abdurrahman Kizil, un attivista parte del Consiglio del Popolo curdo a Parigi. Anche in questo caso le autorità francesi hanno trovato l’esecutore ma hanno deciso di coprire il mandante, cioè i servizi segreti turchi, dichiarando che "chi ha sparato è un malato psichiatrico”. Il 9 e 10 Gennaio 2026 è importante ritrovarsi non solo per non dimenticare le compagne e i compagni uccisi e chiedere al governo francese di assumersi la responsabilità di quanto avvenuto, ma anche per ricordare che quegli assassinii si inseriscono in un conflitto ampio che vede frapporsi, da decenni, le forze che lottano per il confederalismo democratico in Medio Oriente e forze reazionarie che invece tramano per profitto. Una lotta, quella dei fratelli e sorelle curde e non solo, che ha condotto prima alla liberazione di Kobane dall’ISIS, e dopo all’affermarsi del Confederalismo Democratico come nuovo modello di organizzazione della società, basato sull’esercizio di una democrazia diretta, l’ecologismo e (non da ultimo) la liberazione delle donne. Ricordare Sara, Rojbin e Ronahî, Evin, Mir e Abdurrahm significa ritrovare le radici di quella stessa lotta e, attraverso la loro memoria, difendere il presente!
January 2, 2026
Gancio de Roma