L’emergenza casa si acuisce, mentre in 5 anni le imprese di affitti brevi sono cresciute del 42%
La legge di bilancio per il 2026 che, come evidenziato da Alleanza Clima Lavoro,
privilegia il riarmo a scapito di welfare e transizione
(https://sbilanciamoci.info/manovre-pericolose/), è stata definitivamente
approvata e, come era del tutto prevedibile, l’emergenza casa non ha trovato in
essa la necessaria attenzione. Anzi, nella manovra le risorse per il Piano casa
sono calate da 300 a 200 milioni nel biennio 2026-2027. “A fronte dei 300
milioni previsti si passa a 100 milioni per il 2026 e il 2027, ha sottolineato
il SUNIA. E come se non bastasse, mancano soldi per rifinanziare adeguatamente
il Fondo sostegno affitti, da 3 anni senza risorse e per il rilancio
dell’edilizia pubblica e sociale, con soprattutto il recupero dei suoi circa
100.000 alloggi ora non utilizzabili. La verità è che questo Governo conferma,
anche in questa manovra, di non volersi occupare del problema casa e dimostrare
ancora una volta che non gli interessa chi cerca una casa che non trova ad
affitti sostenibili, chi da anni aspetta una casa popolare, chi vive il dramma
degli sfratti senza alcuna soluzione alternativa. Questo Governo, vantandosi di
tenere i conti in ordine, trascura di assicurare un TETTO SULLA TESTA a tutti i
suoi cittadini”. Quanto alla tassazione degli affitti brevi, l’aliquota resta al
21% per la prima casa in affitto, sale al 26% per la seconda e diventa reddito
d’impresa dalla terza in poi. Affitti brevi che comportano conseguenze sociali
profonde: spostamenti di intere fasce sociali che devono ripiegare in alloggi in
periferia, centri storici che si svuotano, diventando vetrine e spazi per
turisti, comunità che si sfilacciano. Con la massiccia diffusione degli affitti
brevi si altera profondamente la composizione demografica e culturale delle
città. Affitti brevi e alloggi per soggiorni brevi che aumentano sempre più.
Infatti, sono sempre meno gli alberghi tradizionali e sempre di più gli alloggi
per soggiorni brevi, mentre la ristorazione, tra luci e ombre, continua a
reggere l’urto dei cambiamenti. È questo il quadro che emerge da una recente
analisi di Unioncamere-InfoCamere delle attività dei servizi di alloggio e
ristorazione negli ultimi cinque anni. I dati al 30 settembre 2025 mostrano una
trasformazione profonda dell’offerta turistica italiana: gli alberghi classici
arretrano, mentre crescono con forza le strutture extra-alberghiere legate ai
soggiorni brevi, soprattutto nelle grandi città e nelle destinazioni più
attrattive, dove si intensificano anche le tensioni legate all’overtourism. In
questo scenario, la ristorazione conferma un ruolo di tenuta e di presidio
economico dei territori, intercettando la domanda di convivialità tipica delle
festività. In cinque anni le imprese di servizi di alloggio di alberghi e simili
diminuiscono del 5,2% a livello nazionale (–1.604 unità), attestandosi a 29.199
imprese. Il ridimensionamento riguarda la gran parte delle regioni, con cali più
marcati nel Lazio (–13,3%), nelle Marche (–12,9%) e in Molise (–10,1%). Le aree
a più forte vocazione turistica invernale, come Trentino-Alto Adige e Valle
d’Aosta, mostrano invece una maggiore tenuta, confermando il ruolo del turismo
montano e natalizio. A livello provinciale spicca il peso di Bolzano, Rimini,
Roma e Napoli che, nonostante le contrazioni, restano tra i principali poli
dell’offerta alberghiera tradizionale.
È invece in forte espansione – come si diceva – il comparto degli alloggi per
vacanze e soggiorni di breve durata, che in cinque anni cresce del 42,1%, con
oltre 13 mila imprese in più e un totale nazionale di 44.801 unità. L’aumento è
più intenso nelle grandi città d’arte e nelle destinazioni turistiche più
attrattive nel periodo natalizio: Roma (+33,8%), Napoli (+98,1%), Milano
(+75,9%), Firenze (+21,3%), ma anche in numerose province del Mezzogiorno e
delle isole. Il fenomeno segna una profonda riconfigurazione dell’offerta
ricettiva, legata anche alla diffusione delle piattaforme digitali, con un
cambiamento strutturale nelle preferenze dei viaggiatori, sempre più orientati
verso soluzioni flessibili, soprattutto per soggiorni brevi legati a festività
ed eventi. Le attività di ristoranti con servizio al tavolo, protagoniste delle
tavole natalizie, mostrano invece una dinamica più stabile: a livello nazionale
crescono del 2,3% rispetto al 2021, raggiungendo 159.494 imprese. Il quadro
regionale è eterogeneo: aumenti significativi in Sicilia (+10,5%), Sardegna
(+8,3%) e Calabria (+6,0%), mentre alcune regioni del Centro-Nord registrano
lievi flessioni. Le grandi province metropolitane restano in testa alla
graduatoria: Roma (13.927 imprese), Milano (8.954), Napoli (7.574) e Torino
(6.127). Accanto a queste, emergono segnali di vitalità in numerose province del
Sud e delle isole, come Palermo, Cagliari, Trapani e Siracusa, che registrano
incrementi significativi. Il settore conferma così il proprio ruolo di presidio
economico e sociale, capace di intercettare la domanda legata ai momenti di
convivialità tipici del Natale. Nel complesso, il confronto tra gli ultimi
cinque anni evidenzia una divergenza sempre più marcata tra il comparto
alberghiero tradizionale, in progressiva riduzione, e quello degli alloggi
brevi, in forte espansione. Una trasformazione che si riflette in modo evidente
proprio durante il periodo natalizio, quando la domanda turistica si concentra e
mette sotto pressione le aree a maggiore attrattività. La ristorazione, pur con
dinamiche territoriali differenziate, mostra una maggiore capacità di tenuta,
confermandosi uno degli elementi strutturali dell’economia locale e dell’offerta
turistica del Paese.
Qui per approfondire i dati di Unioncamere:
https://www.unioncamere.gov.it/comunicazione/comunicati-stampa/turismo-cresciute-del-42-5-anni-le-imprese-di-affitti-brevi.
Giovanni Caprio