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Livio Pepino: “perché NO lo hanno spiegato bene proprio Meloni e Nordio”
Protagonista dell’incontro pubblico sul tema “Le ragioni del NO in difesa della Costituzione e della democrazia” che si è svolto Casale Monferrato nel pomeriggio di lunedì 23 febbraio, l’ex-magistrato ha ripercorso la storia della riforma su cui vertono quesiti dell’imminente referendum. Presidente dell’associazione Volere la Luna – Laboratorio di cultura politica e di buone pratiche, che nel 2018 ha contribuito a fondare e di cui coordina le pubblicazioni, e fino al 2023 direttore delle Edizioni Gruppo Abele, dal 1970 al 2010 pretore, sostituto presso la Procura della Repubblica e sostituto procuratore generale, inoltre giudice al tribunale minorile e anche consigliere presso la Corte di cassazione e un componente del Consiglio Superiore della Magistratura, Livio Pepino ha ricordato che a tentare di soggiogare il CSM alla politica sono stati, ad esempio, Almirante, Cossiga, Craxi e Berlusconi. «Certo il CSM in passato ha fatto molti errori e può ancora sbagliare. Ma se c’è una cosa giusta che, essendo indipendente, il CSM ha sempre garantito è la trasparenza. Tutte le sue sedute sono pubbliche, infatti anche trasmesse su Radio Radicale, ed è proprio la sua indipendenza dagli altri poteri dello stato che è sancita dalla Costituzione ad assicurare ai cittadini di poter valutare, criticare e giudicare l’operato dei magistrati». Il referendum popolare confermativo che voteremo a marzo delibererà in merito all’approvazione, e quindi alla ratifica, della legge costituzionale di iniziativa governativa intitolata Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare già approvata dal Parlamento (provvedimento 18 settembre 2025) e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale (n° 253 / 30 ottobre 2025). Premettendo che sulla questione si è espressa una “maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna Camera”, precisamente “dal Senato della Repubblica, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, nella seduta del 30 ottobre 2025, e dalla Camera dei deputati, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, nella seduta del 18 settembre 2025″, il testo pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale specifica che riguardo alla ratifica della legge “un quinto dei membri di una Camera, o cinquecentomila elettori, o cinque Consigli regionali possono domandare che si proceda al referendum popolare“. Così infatti è avvenuto… Nell’incontro pubblico a Casale Monferrato Livio Pepino ha analizzato vari aspetti dei 5 quesiti su cui i cittadini italiani sono interpellati a rispondere. La preponderaranza dei sì convaliderà una modifica della Costituzione in una sua parte fondamentale. «Giorgia Meloni e Carlo Nordio hanno fatto capire molto bene in cosa consista», ha osservato Livio Pepino ricordando che la premier ne auspica la ratifica plebiscitaria e che l’attuale ministro della giustizia si è stupito che la minoranza osteggi questo cambiamento che oggi favorisce l’attuale coalizione di governo e di cui poi in futuro beneficeranno i partiti di volta in volta detentori della maggioranza parlamentare. Infatti, è così: alla prevalenza dei sì conseguirà che tutte le istituzioni dello Stato italiano si ‘allineino’ alle linee guida della politica governativa mentre, invece, finché a tutela della magistratura e dei singoli magistrati dagli altri poteri, in particolare dal potere esecutivo, ci sarà un Consiglio superiore forte e autorevole, la magistratura potrà tutelare i diritti dei cittadini senza subire interferenze dei politici ‘di turno’… … e cosa succeda quando, invece, avviene il contrario, Livio Pepino lo ha dimostrato riferendo di due vicende accadute di recente ed in ambedue delle quali in modi diversi, ma speculari, sono coinvolti degli agenti di polizia: «Non lasciandosi influenzare dalle sollecitazioni di tanti politici che invocavano l’assoluzione dell’omicida, i procuratori hanno indagato e così appurato che a Milano un immigrato clandestino è morto in circostanze non corrispondenti alla versione dei fatti data ai mass-media dalle forze dell’ordine. Contemporaneamente, esaminando le prove a suo carico il gip (giudice per le indagini preliminari) non ha riscontrato evidenze tali da giustificare la detenzione e l’incriminazione con l’accusa di tentato omicidio del presunto aggressore di un poliziotto durante gli scontri di piazza a Torino, che invece vengono pretese da molti politici». Questi esempi infatti mostrano che il NO alla riforma Meloni-Nordio in sostanza ha la valenza di opposizione allo strapotere dell’esecutivo e all’instaurazione di un regime autoritario, in cui la ‘forza’ prevale sulla giustizia, e di difesa dello stato di diritto: «In pratica, l’esito del referendum deciderà se le stesse regole del gioco valgono per tutti, anche per i politici e i militari e persino per i magistrati – ha concluso Livio Pepino – La posta in gioco è il principio della “legge uguale per tutti”». Infatti, come annunciato da Giorgia Meloni ha annunciato e come Carlo Nordio ha sintetizzato indicando chi beneficia della ‘sua’ riforma, se al referendum vinceranno i sì i criteri di applicazione delle leggi verrano uniformati alle decisioni di chi potrà imporre le proprie scelte e decisioni con una facoltà non più soggetta al controllo sulla legittimità del proprio operato in base alla sua coerenza ai principi di giustizia, alle norme che tutelano i diritti civili e alle regole procedurali che la Costituzione della Repubblica italiana vigente sancisce inderogabili per tutti, cioè valide allo stesso modo per ogni persona, ogni cittadino ‘qualunque’ e ‘qualsiasi’ funzionario o pubblico ufficiale, e la cui equa applicazione è presupposta garantendo, e mantenendo, l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri istituzionali, ovvero dalle altre autorità e forze dello Stato. Maddalena Brunasti
February 25, 2026
Pressenza
Tutte le ragioni del NO al Referendum
Per quanto strano possa sembrare c’è chi è intenzionato a votare SI al prossimo referendum ritenendo che la separazione delle carriere dei magistrati possa rappresentare una svolta di tipo garantista.  Cercherò di spiegare perché si tratta di una posizione senza alcun fondamento. Va intanto ribadito, in prima istanza, che formazione e deontologia professionale del Pubblico Ministero devono essere le stesse del magistrato giudicante, che valuta le cose in modo imparziale alla ricerca della verità, e non certo quelle di colui  che semplicemente deve sentire il dovere di essere un “accusatore”. In questo la distanza con l’avvocato difensore è enorme. Quest’ultimo se viene a conoscenza di un fatto che danneggia il proprio assistito non è tenuto a rivelarlo, al contrario il PM se sa di circostanze che scagionano l’imputato ha il dovere di renderle pubbliche.  Oltre questa questione di ordine generale, che già da sola mi pare decisiva, va comunque sottolineato che nei fatti il significato della separazione delle carriere dipende dai contenuti concreti della riforma, e poi soprattutto, in caso di vittoria del SI, dalla legislazione ordinaria che darà senso all’esito referendario.  Su quanto prevede la riforma è già stato detto abbondantemente. La scelta dei membri togati per sorteggio, nella composizione dei due CSM, appare puramente punitiva. Un modo di togliere qualunque potere alla magistratura, specialmente in considerazione del fatto che i membri laici saranno invece di fatto scelti dal Parlamento (e segnatamente dalla sua maggioranza, come sottolineato dal ministro Nordio che rivolto alle forze di opposizione ha praticamente detto: “Quando sarete voi al governo ci ringrazierete”). Ma la cosa più preoccupante è l’insieme delle norme ordinarie che potrebbero fare seguito alla riforma. Su questo punto possiamo solo avanzare ipotesi dando voce alle forti preoccupazioni che nascono da una serie di indizi e da prese di posizioni da parte dei promotori del referendum. Innanzitutto due questioni preliminari che dicono molto sui veri scopi della riforma e su quanto ne potrà seguire a livello politico e normativo. PRIMO: è evidente che la riforma è una vendetta e una resa dei conti col fine di depotenziare e umiliare la magistratura. Sono anni, anzi decenni, che la destra considera il potere giudiziario come la longa manus della sinistra, del cui operato essa si sente vittima ( si veda il richiamo che si fa spesso alle vicende giudiziarie di Berlusconi. SECONDO: il governo di destra della Meloni da un po’ di tempo non fa che produrre a getto continuo leggi securitarie e liberticide anche attraverso ripetuti decreti sicurezza. È ovvio che una vittoria del SI non potrebbe che accentuare questo andazzo, anche in considerazione del grande valore simbolico-politico che la consultazione referendaria ha ormai assunto (il suo esito sarà forse già da subito una mezza ipoteca sugli esiti delle prossime elezioni politiche). Se poi vogliamo cercare di entrare in maggiori dettagli sui possibili esiti futuri, possiamo provare a dare senso ad alcuni indizi che ci vengono dalle dichiarazioni di politici di destra e da alcune iniziative legislative che vengono dai promotori della riforma. Mi soffermo su tre questioni a livello esemplificativo:  1 –  Il ministro Tajani ha affermato che dopo la separazione delle carriere bisognerà pensare a togliere dalla disposizione dei PM il controllo delle attività di polizia giudiziaria, in evidente negazione dell’art. 109 della Costituzione che recita in modo chiaro e preciso: “L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria”. Evidentemente il ministro ipotizza che le indagini di polizia debbano essere controllate direttamente dall’esecutivo, con grave danno del principio della separazione dei poteri (come ho già scritto in un articolo a cui rimando, Stato di Polizia? No, grazie) 2 – Il ministro Salvini ha affermato che, se fosse già operante la separazione delle carriere, gli indagati per i recenti scontri tra manifestanti e polizia avvenuti a Torino sarebbero in galera e non agli arresti domiciliari. Un’affermazione apparentemente assurda, che non ha nessun senso se riferita alla riforma in quanto tale. Il ministro ha evidentemente in mente una serie di norme specifiche di carattere fortemente repressivo e giustizialista da mettere in atto “a mani libere”, una volta vinto il referendum. 3 – Infine la questione più grave, perché non riferita a semplici dichiarazioni su future intenzioni, ma che riguarda invece un provvedimento legislativo già in essere. Si tratta della legge1 del 7 gennaio 2026 (di cui mancano al momento solo i decreti attuativi). La nuova normativa prevede che il Procuratore Generale della Corte dei conti sia nominato dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri. Le sue prerogative vengono inoltre fortemente rafforzate: egli avrà “poteri di indirizzo e di coordinamento”, potendo interferire con le iniziative dei Procuratori regionali, fino al diritto di “avocazione delle istruttorie”. Forse solo una prima avvisaglia della futura subordinazione della magistratura requirente ai voleri della politica.  Come si può vedere in caso di vittoria del SI basterà qualche leggina ordinaria per cambiare tutto e minare l’autonomia del potere giudiziario. Credo che dall’esito del prossimo referendum dipenderà molto degli assetti politici che caratterizzeranno il nostro paese nei prossimi anni.      Antonio Minaldi
February 12, 2026
Pressenza
Firmare e fermare – di Gianni Giovannelli
Lasciate ogni speranza voi ch’entrate Queste parole di colore oscuro Vid’io scritte al sommo d’una porta; Per ch’io: “Maestro il senso lor m’è duro”. Ed elli a me, come persona accorta: “Qui si convien lasciare ogni sospetto Ogni viltà convien che qui sia morta”. Dante, Inferno, Canto III, 9-15   La maggioranza parlamentare che sostiene [...]
December 30, 2025
Effimera