Roberto Cingolani e le STEM in Italia tra tecnologia civile e militare
A prenderla sul ridere potremmo dire che, almeno in questo momento, in Italia
fanno più danni i Cingolani che i cingolati. La faccenda, tuttavia, è molto più
seria.
Come riporta Roberto Ciccarelli su Il manifesto del 3 febbraio, l’amministratore
delegato di Leonardo SpA, Roberto Cingolani, è intervenuto a Roma a supporto
della settimana dedicata alla materie “STEM” (l’acronimo che unisce le parole
inglesi che indicano le scienze, la tecnologia, l’ingegneria, la matematica),
parlando al PratiBus District davanti a una platea composta di studenti e
studentesse dei licei Newton, Galilei, Matteucci e De Mérode.
Il tema trattato dal AD è stato la necessità del riarmo. “La pace non è
gratuita, – ha detto ai ragazzi e alle ragazze – va difesa e per farlo è
necessario investire in un sistema che incuta timore a chi ci aggredisce”. Dato
che l’essere umano, secondo lui, è un “predatore” e sta “in cima alla catena
alimentare” ne consegue, come logica conseguenza, che davanti al “cattivo, che
c’è sempre” (perché, discorso implicito, i buoni ovviamente siamo noi) “bisogna
esser pronti a sparare”.
Però tranquilli: è garantita la parità di genere. Spalleggiato dalla ministra
della famiglia, natalità e pari opportunità Eugenia Roccella, che ha manifestato
l’auspicio che le ragazze siano maggiormente incoraggiate a studiare le STEM,
Cingolani ha precisato che la sua azienda è molto interessate ad avere gruppi
misti, in modo da poter meglio analizzare problemi tecnici complessi.
Una delle attività di Leonardo, infatti, è il programma “A scuola di STEM”, con
programmi su robotica e sicurezza. E, come precisa giustamente Ciccarelli nel
suo articolo, “la distinzione tra civile e militare risulta essere formale: la
tecnologia di un satellite è indistinguibile da quella di un missile balistico”.
I poveri Galileo Galilei, Isaac Newton, Carlo Matteucci (il fisico che definì le
leggi dell’elettrolisi, ma che fu anche una figura importante del Risorgimento)
forse qualche obiezione la porrebbero e, forse, l’unico che apprezzerebbe scelte
e dichiarazioni del genere sarebbe quel Francesco Saverio de Mérode che fu
ministro delle armi dello Stato Pontificio e acerrimo nemico di ogni movimento
liberale.
Ma, aldilà delle considerazioni storiche o filosofiche, Cingolani si è in tutta
evidenza fatto forza con i numeri: “Negli ultimi tre anni abbiamo assunto quasi
ventimila persone, oggi siamo quasi 63.000 e nei prossimi tre che assumeremo
altre diciassettemila”, prospettando all’uditorio un futuro di magnifiche sorti
e progressive nel campo dell’industria degli armamenti.
Tutto dev’esser stato comunque molto affascinante. Uno spazio espositivo nuovo
di zecca. Un intervento “motivazionale” di Alberto Angela (“Siate curiosi,
coltivate una passione che vi riempie la vita e siate protagonisti del vostro
futuro”, che, per quanto mi riguarda, vale dal punto di vista motivazionale
quanto “Non uscite nelle ore più calde, bevete molto e mangiate frutta e verdura
fresca”…).
Tra gli intervenuti anche Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione
Nazionale Presidi e Isabella Rauti, sottosegretaria alla Difesa.
Non sentite anche voi un po’ di minaccioso sferragliamento?…
Carlo Ridolfi
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