Essere palestinesi in Italia
Sono nove i palestinesi arrestati con l’accusa di finanziare Hamas. Il
personaggio più famoso è Mohammed Hannoun, presidente dell’Associazione
Palestinesi in Italia, [architetto e residente a Genova, ndr]. Non è la prima
volta che viene indagato. Già negli anni novanta era stato messo sotto torchio
ed uscito indenne perché i giudici avevano archiviato. Ora si torna al teorema,
dimenticando la presunzione di innocenza. La stampa non va per il sottile. Non
si accertano le fonti. Si insinua. Forse in Italia si è dimenticata l’inchiesta
su Piazza Fontana e le false accuse contro gli anarchici. Saggezza dovrebbe
consigliare prudenza, ma se il bersaglio è arabo… [A ciò va aggiunto che alla
direttrice di infopal.it, Angela Lano, a Torino sono stati requisiti tutti i
dispositivi elettronici, ndr.]
Intanto a Gaza
Una terza ondata di piogge e vento forte sta mettendo a dura prova la vita degli
sfollati palestinesi a Gaza. Migliaia di tende precarie sono state spazzate via,
lasciando gli abitanti senza un tetto e soprattutto al freddo. Non è colpa del
maltempo, come scrive la stampa, scorta mediatica del genocidio, ma è colpa
della politica criminale dei generali israeliani che stanno impedendo i soccorsi
e vietando l’ingresso di aiuti come case prefabbricate, coperte e mezzi di
riscaldamento. La protezione civile palestinese ha compiuto diversi interventi
per salvare famiglie intrappolate in tende assediate dalle acque. In un caso, il
corpo di un bambino di tre anni è stato recuperato dal lago che aveva sommerso
la tenda.
Giornalisti nel mirino
Il sindacato dei giornalisti palestinesi a Ramallah ha pubblicato uno studio
sull’accanimento israeliano contro il settore dell’informazione a Gaza. “Non
solo sono stati presi di mira gli operatori dell’informazione per cancellare la
verità, ma sono stati presi di mira anche i loro familiari. Sono 706 i familiari
di giornalisti assassinati in attacchi mirati”. L’ultimo caso è avvenuto alcune
settimane fa a Khan Younis durante l’attacco contro la casa di Al-Astal, nel
quale sono state uccise 15 persone, in prevalenza bambini e ragazzi, ed è stata
assassinata la giornalista Hiba Al-Abadla.
E in Cisgiordania
L’offensiva dell’esercito israeliano è generalizzata in tutta la Cisgiordania,
con apice di violenza a Jenin. Le devastazioni a Qabatia si elevano a crimini di
guerra e contro l’umanità. Per vendetta collettiva, la cittadina è stata privata
dell’elettricità, tagliando i fili della rete urbana. Le strade, la fognatura e
la rete idrica sono state vandalizzate “dall’unica democrazia in Medio Oriente”.
Oltre all’azione dei militari si registra un attacco dei coloni protetti dai
soldati. A Makhmas, a nord di Gerusalemme, sono state tagliati o sradicati 40
ulivi.
In Cisgiordania, i coloni ebrei con la protezione dell’esercito hanno compiuto
485 aggressioni nel mese di novembre, sradicando 1986 alberi da frutto,
principalmente ulivi. Le azioni sono sempre finalizzate all’allargamento delle
colonie ebraiche, con la distruzione dell’economia dei villaggi palestinesi che
costringe i nativi all’emigrazione.
Siria
Le truppe israeliane si comportano in Siria come se fossero a casa loro.
Espansionismo che ricorda la Germania prima della seconda guerra mondiale. Ieri,
come in tutti i giorni precedenti, i soldati israeliani con i loro carri armati
hanno occupato villaggi e controllato strade. Compiuto rastrellamenti e arresti.
Distrutto raccolti e sradicato alberi. Una pratica che Israele ha sperimentato a
Gaza e Cisgiordania occupate: distruggere l’economia per fiaccare la resistenza
di un popolo e costringerlo alla deportazione.
Libano
Gli attacchi in Libano contro un governo arreso non hanno più l’obiettivo di
colpire Hezbollah, ma di umiliare i politici di Beirut. Ieri l’IDF ha colpito a
140 km dal confine. È la politica del dominio. Neanche i caschi blu dell’Onu si
sono salvati: un soldato delle forze internazionali è stato ferito dal fuoco
israeliano. La denuncia dell’Unifil è puntuale: “Non c’erano pericoli in zona e
la postazione Onu è ben segnalata”. L’avvertimento è chiaro: intimidire le forze
internazionali per accelerare la loro partenza e preparare il terreno alla
prossima offensiva israeliana in Libano per occupare il sud del paese. La stampa
israeliana scrive che i piani militari sono pronti. Manca solo la luce verde di
Trump, che Netanyahu tenterà di ottenere durante la visita prima di capodanno.
Yemen
L’Arabia Saudita ha concentrato al confine orientale dello Yemen 20 mila uomini,
minacciando il Consiglio transitorio indipendentista sud-Yemenita. Il ministro
degli esteri del governo yemenita in esilio non ha escluso un’alleanza di
interessi con gli Houthi pur di sconfiggere i secessionisti. In una terra
devastata dai conflitti e dalle interferenze esterne parlare di unità del paese
è una forma di ipocrisia strumentale: le zone che i militari del Consiglio
transitorio sud-yemenita hanno occupato (loro affermano di averle liberate) sono
ricche di giacimenti di petrolio. I due paesi del Golfo padroni dello Yemen – in
contrapposizione con Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti – conducono le
fila di una guerra per procura fingendo di essere alleati.
ANBAMED