Perché al referendum sulla riforma costituzionale della magistratura bisogna convintamente votare e far votare NO
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(IN SINTESI)
da un documento di analisi della riforma di Alfredo M. Bonagura, Consigliere
Corte d’Appello di Roma Vai alla versione completa del documento (introduzione e
conclusioni di Anna Maria Banchi)
Vai alla pagina con le indicazioni per sottoscrivere la raccolta firme promossa
da 15 cittadini per sollecitare la partecipazione consapevole del più ampio
numero di cittadini e per sviluppare con i tempi necessari la campagna
referendaria
Viviamo in tempi difficili, tempi di guerra e di progressivo ritorno alla
legge del più forte, sia a livello internazionale, sia nel nostro Paese, dove il
governo di centrodestra sta smontando pezzo dopo pezzo molte conquiste
democratiche costate sangue e sacrificio a chi ci ha preceduto, a cominciare
dalla Costituzione Italiana.
Premierato, autonomia regionale differenziata, decreti sicurezza, sono solo
alcuni degli esempi di un lungo elenco a cui ora si aggiunge la riforma
costituzionale che modifica l’assetto della magistratura, riforma del tutto
conforme alla cultura del tempo, al regresso annunciato[1].
Riforma che forse più di ogni altra mette a rischio i fondamenti costituzionali
e la stessa tenuta democratica del Paese, di cui l’autonomia della magistratura
è uno degli indispensabili presupposti.
Eppure tale pericolo è poco avvertito, e non ha – ancora – provocato i necessari
anticorpi sociali che finora ci hanno permesso di superare altri attacchi. Il
problema, come in molte battaglie che riguardano temi complessi, è la difficoltà
di spiegare la posta in gioco con poche e semplici parole, mentre è molto facile
per i fautori della riforma ricorrere a slogan e fake news che c’entrano assai
poco con gli obiettivi che si intendono raggiungere, ma che sono molto efficaci
se dati in pasto a chi non ha la possibilità di informarsi. Per questo il
referendum confermativo della riforma costituzionale approvata dal Parlamento
richiede la massima mobilitazione da parte di tutti coloro che intendono
sostenere la Costituzione nata dalla Resistenza, l’autonomia della magistratura
e l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
Questi i principali slogan del SI alla riforma e le ragioni del NO[2]
“Giustizia finalmente giusta ed efficiente”[3]: non è una riforma della
giustizia, ma dell’ordinamento dei magistrati, quindi non ha la benché minima
incidenza sull’efficienza della giustizia, in termini di velocità e qualità
della risposta dello Stato alle richieste dei cittadini.
“Con la separazione delle carriere si assicura la terzietà e l’indipendenza dei
giudici rispetto ai Pubblici Ministeri”: si sostiene, cioè, che appartenere alla
stessa carriera farebbe sì che i giudici tendano a decidere i processi aderendo
all’accusa del PM, cioè che un giudice, convinto dell’innocenza dell’imputato,
lo condanni solo perché lo chiede il suo collega PM. Eppure il 40% dei processi
si conclude con un provvedimento favorevole all’imputato, e ogni giorno in
tutta Italia centinaia di richieste dei Pubblici Ministeri vengono rigettate o
sconfessate dai Giudici (richieste di intercettazioni, richieste di applicazione
di misure cautelari, richieste di sequestri, richieste di condanna o di
assoluzione). I Giudici accolgono le richieste del PM quando le ritengono
fondate; le rigettano quando le ritengono infondate.
“Con la separazione delle carriere finalmente difensore e PM sono uguali davanti
al Giudice”. Nel nostro sistema PM e difesa non sono uguali e non possono
esserlo: il PM non è un avvocato dell’accusa, ma è un dipendente dello Stato,
pagato dallo Stato; il difensore è un libero professionista pagato
dall’imputato; compito del PM non è di ottenere una condanna, ma di cercare la
verità, esattamente come il Giudice; per far ciò deve svolgere indagini anche a
favore dell’imputato e, se non riesce a trovare le prove della sua colpevolezza,
deve chiedere l’archiviazione o l’assoluzione. Del resto, se questo fosse il
problema, allora bisognerebbe separare anche le carriere dei giudici che
decidono su sentenze di altri giudici, e quindi le carriere dei giudici di
appello da quelle da quelle dei giudici di primo grado; o le carriere dei
magistrati della Cassazione da quelle dei giudici di appello; o le carriere dei
giudici del Tribunale del Riesame da quelle dei GIP.
“La separazione delle carriere serve a fare in modo che un giudice non passi a
fare il PM e viceversa”: si sostiene che la possibilità per un giudice di
diventare PM e per un PM di diventare Giudice comprometta la terzietà del
Giudice. Si sostiene perfino che il PM che diventa Giudice possa trovarsi a
decidere cause in cui lui stesso aveva svolto le indagini. Eppure ogni anno
cambia funzione appena lo 0,5% dei magistrati[4] in quanto è praticamente
impossibile cambiare funzione, perché un giudice penale che voglia diventare PM
deve trasferirsi in un’altra Corte d’Appello, cioè in un’altra regione; un PM
che voglia diventare Giudice può restare in un ufficio giudiziario della stessa
Corte d’Appello solo se va a fare il giudice civile, se vuole fare il giudice
penale deve trasferirsi in un ufficio di un’altra regione; dunque nessun Giudice
che prima faceva il PM potrà imbattersi in cause da lui istruite.
Molti sono i danni che la riforma costituzionale può infliggere all’attuale
ordinamento della magistratura e ai principi costituzionali a cui risponde.
La formazione di Giudice e PM sarà diversa, non avranno più in comune lo
stesso fine: la ricerca della verità. Il rischio è un Pubblico Ministero che si
allontana dalla figura del Giudice per accostarsi sempre di più a quella delle
forze dell’ordine. Se la carriera del PM non sarà la stessa di quella del
Giudice, se la loro formazione sarà diversa, il PM non avrà più la cosiddetta
“cultura della giurisdizione” e avremo un PM sempre più schiacciato verso
l’accusa ad ogni costo, la condanna ad ogni costo, e questo sarà un danno
enorme per il cittadino che si attende giustizia non solo dal giudice, ma anche
dal PM.
E’ in pericolo l’indipendenza del PM dal potere esecutivo. La riforma non mette
formalmente in discussione l’indipendenza del potere giudiziario dagli altri
poteri dello Stato, e anzi resta scritto che PM e Giudice sono indipendenti
dagli altri poteri. Tuttavia è un fatto che nei paesi in cui il PM è sottoposto
al Governo, il primo passo in questa direzione è stata la separazione delle
carriere con i giudici. E nei paesi in cui le carriere sono separate, il PM è
sempre, in modi e misure diverse, sottoposto al potere esecutivo. Il rischio
connesso al fatto che il PM dipenda dall’esecutivo è che faccia solo le indagini
volute dal Governo, o meglio le indagini solo sui reati voluti dal Governo. E
quale sia la posizione – e la tendenza – dell’attuale maggioranza rispetto
all’operato della magistratura quando esercita le sue funzioni in autonomia,
andando in direzione contraria a quella del governo, lo si può desumere dalle
tante dichiarazioni di rappresentanti istituzionali sui provvedimenti di
magistrati che ci restituisce ogni giorno la cronaca.
L’indipendenza della magistratura è messa a rischio anche dalle nuove norme in
materia di Consiglio Superiore della Magistratura
Attualmente il CSM è composto per un terzo da membri cosiddetti “laici” (eletti
dal Parlamento tra i propri componenti e fra avvocati e professori universitari)
e per due terzi da membri togati (magistrati eletti dai magistrati). Con la
riforma il CSM si sdoppia: ci sarà un CSM dei PM e un CSM dei giudici e i
rispettivi membri saranno selezionati tramite sorteggio. Ma mentre i membri
togati saranno sorteggiati tra migliaia di magistrati, i membri laici saranno
sorteggiati da una lista di nomi preparata dal Parlamento, lista che potrà
essere anche dello stesso numero di membri da mandare al CSM. Anche i
provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati, oggi di competenza
del CSM in quanto organo di autogoverno della magistratura, saranno affidati a
un’ “Alta Corte Disciplinare” formata da 15 tra membri laici e membri
togati[5], le cui decisioni saranno impugnabili non più, come oggi, davanti
alla Corte di Cassazione (ossia davanti a dei giudici), ma davanti alla stessa
Alta Corte, con un ulteriore elemento di autoreferenzialità e di controllo
esterno sull’operato dei magistrati. Anche per l’Alta Corte Disciplinare il
sorteggio dei 9 membri togati è “secco”, mentre il sorteggio dei membri ‘laici’
avviene tramite un elenco di nomi eletti dal parlamento, con un Presidente
eletto tra i 6 membri di provenienza politica. Facile prevedere che i magistrati
sorteggiati, saranno soli, condizionabili e manipolabili nelle decisioni
disciplinari.
Per tutte queste ragioni è importante avviare una grande mobilitazione popolare,
per far comprendere a tutti che sono in gioco gli stessi principi che hanno
garantito la democrazia disegnata dalle nostre madri e padri costituenti. Una
Costituzione che richiede ancora tanta strada per essere compiutamente
realizzata, ma che resta la più bella del mondo.
27 dicembre 2025
Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com
Vedi anche : Carteinregola aderisce al Comitato Società Civile per il NO al
Referendum costituzionale (e promuove la raccolta firme) 23 dicembre 2025
Vai a Il testo della legge costituzionale “Norme in materia di ordinamento
giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare
Gaetano Azzariti: il contesto della riforma costituzionale in materia di
ordinamento della giustizia
Claudio De Fiores: la riforma della giustizia, prove generali di premierato
Carteinregola per il NO alla riforma della magistratura 21 novembre 2025
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NOTE
[1] Vedi l’intervento del Costituzionalista Gaetano Azzariti al Convegno
“Separazione delle carriere e legge sicurezza: è questa la giustizia della
Costituzione?”, organizzato dall’ANPI il 14 novembre 2025
https://www.carteinregola.it/gaetano-azzariti-il-contesto-della-riforma-costituzionale-in-materia-di-ordinamento-della-giustizia/
[2] Dal documento “LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE”di Alfredo M. Bonagura,
Consigliere Corte d’Appello di Roma
[3] Da Skynews24 30 ott 2025 Meloni: “Riforma della giustizia occasione storica
per giustizia più giusta ed efficiente”
https://tg24.sky.it/politica/2025/10/30/giorgia-meloni-riforma-giustizia-ponte-messina-manovra
[4] Vedi Pagellapolitica 28 gennaio 2025 Vedi Davvero solo l’1 per cento dei
magistrati cambia carriera?
https://pagellapolitica.it/articoli/quanti-magistrati-cambiano-carriera
[5] Dei 15 giudici, 3 nominati dal Presidente della Repubblica tra professori e
avvocati con almeno 20 anni di servizio; 3 sorteggiati da un elenco di soggetti
con gli stressi requisiti indicati dal Parlamento; 6 magistrati giudicanti e 3
magistrati requirenti sorteggiati con almeno 20 anni di carriera e che svolgano
o abbiano svolto funzione di giudice della Cassazione