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Note sulla crisi venezuelana e sull’antimperialismo
Riprendiamo da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/01/13/note-sulla-crisi-venezuelana-e-sullantimperialismo/ Qui in pdf: Note-sulla-crisi-venezuelana-e-sullantimperialismo Note sulla crisi venezuelana e sull’antimperialismo In questi giorni molto è stato detto sull’attacco statunitense condotto contro il Venezuela, culminato nel ”prelievo” del Presidente Maduro e di sua moglie. Pare che l’operazione, denominata Risolutezza assoluta, abbia causato almeno ottanta morti accertati. Si tratterebbe perlopiù del personale di sicurezza, in parte cubano, addetto alla protezione dello stesso Presidente nella sua residenza di Caracas. Se gli analisti e i media internazionali si sono immediatamente insospettiti per la reazione praticamente inesistente degli apparati di difesa venezuelani, tra i più armati dell’America Latina, tanto da far pensare ad un tradimento di una parte dell’alta gerarchia chavista, il dato di fatto è che gli yankee hanno portato a termine l’operazione in poco meno di due ore e quaranta minuti. Un’operazione accurata di cui Trump, assieme al Segretario di Stato Marco Rubio, di fatto primo incaricato e protagonista dell’operazione, ha fatto bella mostra. L’attacco ha preso le mosse dalla neutralizzazione delle difese aeree venezuelane, per far intervenire poi in sicurezza gli elicotteri e le unità incaricate di prelevare Maduro e sua moglie. Contemporaneamente venivano bombardati siti militari e civili, tra questi la più grande base militare del Venezuela, una base aerea di La Carlota, il Parlamento e altri obiettivi negli stati di Miranda, Aragua e La Guira. Con Maduro detronizzato, il testimone è passato alla sua ex-vice Rodriguez, una tipa tosta, a detta di Trump, novello restauratore della Dottrina Monroe (o Donroe?), a cui era stato affidato il Ministero degli Idrocarburi, quindi la gestione della Compagnia petrolifera di Stato (PSDVA), e, sempre durante l’ultimo anno, anche la guida di un percorso di apertura diplomatica nei confronti degli Stati Uniti, al fine di garantire una continuità del regime anche nel caso in cui saltasse Maduro. Che questo canale di dialogo – di cui non si sa granché, all’infuori di supposizioni molto ideologiche, date in pasto alla propaganda occidentale, secondo le quali Rodriguez avrebbe accordato gli investimenti petroliferi americani in cambio della garanzia di un’esilio sicuro per Maduro – sia andato in vacca – lo stesso Rubio lo avrebbe interrotto – è piuttosto evidente. A detta del New York Times comunque, l’Amministrazione Trump sarebbe rimasta positivamente sorpresa dalla gestione del settore petrolifero portata avanti dalla Rodriguez, poi considerata, anche per la sua moderazione, una valida alternativa a Maduro. Dopo la nomina a Presidente ad interim e l’immediato giuramento di fedeltà a Maduro, sequestrato nell’«attacco terrorista» a stelle e strisce, in aperta violazione del diritto internazionale, la Rodriguez ha aperto ad una collaborazione con gli americani, alquanto pressanti e minacciosi, che è ancora prematuro valutare dettagliatamente, ma ci torneremo più avanti. C’è stata poi una marcia indietro degli statunitensi. In prima battuta Trump aveva espresso l’intenzione di gestire direttamente la transizione politica, ma Rubio, a poche ore di distanza, ha rettificato: meglio far leva sulle strutture politiche del regime chavista ancora in piedi e sulla loro collaborazione, piuttosto che impantanarsi in imprese in stile Iraq. Da qui il siluramento della Premio Nobel Machado, personaggio veramente irrilevante dal punto di vista degli equilibri politici venezuelani e con scarso seguito popolare. I vuoti di potere frutto dello smantellamento di un ordine politico e sociale interno, sovente piuttosto precario, generano caos, cosa che Trump e i suoi, per non indispettire la loro base MAGA e avventurarsi in imprese che comporterebbero ingenti sforzi economici e boots on the ground per chissà quanti anni, non possono affatto permettersi. L’offensiva arriva oltre quattro mesi intensi di attacchi al Venezuela: raid contro imbarcazioni di presunti narcotrafficanti, a cui è seguita la chiusura dello spazio aereo, il blocco navale, il sequestro di petroliere, il trasferimento della portaerei Ford dal Mediterraneo, un attacco ad un’infrastruttura portuale e il dispiegamento della flotta statunitense nei Caraibi. Tralasciamo le assurde accuse rivolte al Presidente Maduro, ilCartel de los Soles e l’inchiesta federale avviata nel 2020, che aveva portato ad un mandato di cattura nei suoi confronti e ad una taglia arrivata a 50 milioni di dollari. Andiamo quindi al sodo, agli obiettivi reali dell’operazione, parzialmente esposti nell’ultimo documento sulla strategia nazionale di sicurezza statunitense. Da una parte, lo si va ripetendo un po’ ovunque, «il ritorno a casa degli USA», nell’Emisfero occidentale, che comprende appunto le Americhe; riaffermazione, come si diceva, della Dottrina Monroe, che nello scorso secolo è stata rafforzata dalla proiezione di potenza garantita dalle portaerei e dalle basi militari yankee disseminate per il globo. Cosa comporti questo ritorno nel continente è chiaro. Il controllo del ”giardino di casa”, dell’America Centrale e Meridionale, e, dove questo non risulta immediatamente possibile, l’influenza diretta sugli stati proxy dell’America Latina, eventualmente con regime change annessi e connessi, non sono esclusivamente finalizzati a consentire un afflusso di risorse e materie prime – largamente presenti nella porzione meridionale del continente – rapido, semplice e a basso costo, ma anche a contenere il nemico numero uno, anzi, stando al documento di sicurezza sopra citato, che vede nel fronte interno la minaccia principale, il numero due: la Cina. C’è da dire che probabilmente, il cambio di regime non era essenziale per gli Stati Uniti; risultava sufficiente imprimere un cambio deciso all’indirizzo politico del regime chavista, anche e soprattutto sbarazzandosi di Maduro. Il pretesto della lotta al narcotraffico farà anche infuriare i paladini del diritto internazionale – gente come Francesca Albanese, momentaneamente di tendenza anche tra i sinistri e i sedicenti radicali – ma non occorre essere degli analisti – le cui capacità d’individuare le cause a monte delle guerre, come sostiene giustamente Emiliano Brancaccio (L’arte di non capire la guerra al fine di perpetuarla, Il manifesto, 04/01/2026),vengono frequentemente sopravvalutate – per comprendere che si tratta di orpelli ideologici o, al massimo, di motivazioni ad uso e consumo dei fronti interni, dell’opinione pubblica e delle organizzazioni internazionali. In questi giorni, sulle più importanti testate giornalistiche è stato più volte fatto notare che, fino a poche ore prima dell’attacco americano, Maduro era impegnato a consolidare e stringere nuovi accordi con un inviato cinese. Ma, se è vero che la Cina c’entra – eccome se c’entra – lo sguardo in questo senso va proiettato oltre i confini del Venezuela. I recenti avvenimenti rompono le uova nel paniere al Dragone non tanto per gli approvvigionamenti di greggio, che costituiscono solo il 7% delle sue importazioni totali, quanto per i progetti connessi alla sua proiezione commerciale in America Latina. La Cina, da almeno un decennio, aveva incrementato gli investimenti per integrare l’America Meridionale nelle sue Nuove Vie della Seta. L’egemonismo di Trump, e le pressioni su Messico, Colombia e in parte Brasile, tendono a mettere in serio pericolo i piani cinesi. Oltre ad Argentina, Bolivia, Cile ed Ecuador – i Paesi dell’area che nutrono meno simpatia per Pechino – Messico e Brasile stanno prendendo misure protezionistiche contro l’invasione di merci cinesi sui loro mercati, naturale conseguenza dei dazi americani. Ma non è finita qui. L’America Meridionale è ricca di terre rare e minerali attorno a cui ruota parte della strategia cinese. Il semi-monopolio di queste risorse permette a Pechino di contenere l’Occidente e le sue industrie tecnologiche di punta, mantenendole in uno stato di effettiva dipendenza. Come se non bastasse, l’Amministrazione Trump ha promosso un’iniziativa, denominata Pax silicia, di coalizione tra Paesi intenzionati a liberarsi da questo stato di dipendenza. Insomma, anche a questo livello, se il Sud-America tornasse sotto il controllo americano, la strategia cinese potrebbe essere messa in crisi. Comunque Colombia, Messico, Cuba e Brasile non hanno per nulla preso bene l’attacco americano al Venezuela. Non è escluso che il Brasile di Lula possa fare da collante tra questi Paesi e i Brics, onde assicurargli un minimo di protezione dalle mire espansionistiche statunitensi. D’altra parte questa alleanza è stata promossa proprio da Cuba e Messico, che fino a poche settimane fa avevano mostrato una propensione al dialogo con gli americani, evidentemente impraticabile alla luce degli eventi venezuelani. Le cause della crisi venezuelana non si fermano certo qui, ma, almeno per ora, non risulta possibile analizzarle più approfonditamente. Valutare eventi di questo genere a caldo può risultare fuorviante, sopratutto se ci si dota di una molteplicità di fonti, la cui attendibilità – sarebbe ipocrita non ammetterlo – può lasciare spesso a desiderare. In conclusione due note soltanto su alcuni appelli antimperialisti formulati recentemente – non vale la pena ricondurli alle rispettive sigle politiche e sindacali – in solidarietà con la popolazione venezuelana, ma, in più di un caso, anche col governo chavista. Il Venezuela e il suo governo, così come l’elite chavista e le sue strutture, non sono e non saranno mai un bastione di resistenza all’imperialismo, a meno che non si voglia far coincidere quest’ultimo con un generico antiamericanismo. Roba che può andar bene agli stalinisti, si spera non ai sinceri rivoluzionari internazionalisti, nonostante le differenze tra loro riscontrabili. Non esistono stati che possano dirsi portatori di una politica autonoma, sganciata da connessioni dreitte con altre potenze imperialistiche globali. L’imperialismo è scontro tra stati che si contendono la spartizione di plusvalore, risorse, territori, zone di influenza, rotte commerciali, accesso a forza lavoro a basso costo, ecc. Il Venezuela, lo si è mostrato brevemente, è parte di un terreno più ampio di scontro tra due blocchi, ancora non pienamente definiti, ugualmente imperialisti, ed ha rapporti con altri attori minori anch’essi legati a doppio filo a questi schieramenti (Iran e Cuba, per fare qualche esempio). Posto questo, si tratta allora di capire che significato abbia solidarizzare genericamente con la popolazione venezuelana e, poiché il proletariato nemmeno in quell’area del globo è ancora capace di agire autonomamente, in quanto classe per sé, portatrice di interessi propri e antitetici a qualsiasi tipo di stato e governo nazionale, domandarsi se mediante questo genere di dichiarazioni non ci si stia schierando piuttosto con una classe dominante nazionale, di fatto nemmeno così restia a venire a patti col nemico dichiarato di sempre; il ché non sorprende. Nel 2007 Chavez espropriava parzialmente o in toto le attività della compagnie petrolifere americane (Exonn Mobil, CoconoPhilips e Chevron), ma anche europee (Total ed Eni) per nazionalizzarle; oggi però Chevron è ancora attiva e ha grossi interessi in Venezuela. Poco tempo fa lo stesso Maduro si era detto disponibile ad accordarsi con le compagnie per avviare nuovi investimenti beneficiando congiuntamente della collaborazione reciproca. A seguito dell’operazione americana, i grandi fondi d’investimento americani e le compagnie petrolifere sono pronte a valutare le possibilità d’investimento; anche perché ci vorranno decine di miliardi e almeno cinque anni per massimizzare la produzione di greggio venezuelano, oggi ferma a un milione di barili al giorno, contro i venti degli Stati Uniti e i dieci dei sauditi. Se non altro, il controllo sulle riserve e sull’estrazione di greggio venezuelano consentirà di rafforzare l’ancoraggio del dollaro al petrolio, aumentando la richiesta della valuta per gli scambi di greggio, permettendo quindi agli Stati Uniti di stampare denaro a gettito continuo; cosa non più scontata – i petrodollari nascono negli anni Settanta dagli accordi coi sauditi – dato che la Cina sta sfruttando la sua posizione di Paese importatore di grandi quantità di greggio per internazionalizzare lo yuan. Checché ne dicano i sostenitori del chavismo, dell’antimperialismo ridotto ad antiamericanismo, gli sfruttati del Venezuela non troveranno in nessun governo, vecchio o nuovo, un loro amico. La popolazione venezuelana, il proletariato venezuelano non saranno mai liberi finché non si assisterà al rovesciamento del capitalismo mondiale; un compito che non può essere delegato a nessun governo nazionale e a nessuno schieramento imperialista considerato, di volta in volta, meno peggio dell’altro, ma che può essere assunto unicamente dai proletari di tutto il mondo, uniti dai loro interessi altrettanto internazionali, passando necessariamente per la lotta contro le classi dominanti di ”casa propria”.
Trento, 16 gennaio: Presidio per tutti i “colpevoli di Palestina” nel giorno della sentenza per Anan, Alì e Mansour
Riceviamo e diffondiamo: PER I “COLPEVOLI DI PALESTINA” Nel giorno in cui, presso il tribunale de L’Aquila, verrà probabilmente emessa la sentenza contro Anan Yaeesh, Alì Irar e Mansour Dogmosh, palestinesi processati per “terrorismo” con l’accusa di aver lottato contro lo Stato coloniale d’Israele sulla base di “prove” confezionate dai servizi israeliani e “confessioni” estorte sotto tortura da agenti del Mossad Mentre nel Regno Unito continua lo sciopero della fame dei prigionieri di Palestine Action (organizzazione messa fuori legge per “terrorismo” per il sabotaggio dell’industria bellica) e dei loro solidali – e la prigioniera Heba Muraisi è in gravi condizioni dopo più di 70 giorni di sciopero Mentre lo Stato italiano, schifosamente complice dello Stato colonialista e genocida d’Israele, continua ad arrestare i “colpevoli di Palestina”: dopo l’imam torinese Shahin, è toccato a 9 membri dell’Associazione Palestinesi in Italia di Genova, accusati di “finanziare Hamas” Mentre il palestinese Ahmad Salem e il tunisino Tarek Dridi sono ancora in carcere, il primo per aver inneggiato su internet alla “resistenza palestinese”, il secondo per la sua partecipazione alla manifestazione del 5 ottobre 2024 a Roma Mentre si moltiplicano aggressioni e minacce degli Stati Uniti in tutto il mondo, dal Venezuela al Medio Oriente passando per l’Africa, e l’UE si riarma e fomenta la guerra con la Russia Mentre, dopo la falsa tregua, lo Stato israeliano continua a massacrare i palestinesi (circa 500 morti dall’11 ottobre) e a distruggere le loro case e territori a Gaza e in Cisgiordania ROMPIAMO IL SILENZIO PER TUTTI I “COLPEVOLI DI PALESTINA”: se sono “innocenti” hanno tutta la nostra solidarietà, se sono “colpevoli” ce l’hanno ancora di più ROMPIAMO IL SILENZIO SULLA FALSA TREGUA IN PALESTINA ESPRIMIAMO SOLIDARIETÀ CON IL POPOLO PALESTINESE E LA SUA RESISTENZA, IN TUTTE LE SUE FORME PRESIDIO DI CONTROINFORMAZIONE TRENTO, PIAZZA D’AROGNO Venerdì 16 gennaio dalle 17.30 Assemblea di solidarietà con la resistenza palestinese di Trento
Guerra alla guerra. Un testo di Stecco alla conclusione del suo sciopero della fame
Riceviamo e diffondiamo – con grande ritardo dovuto alla censura carceraria: il testo è stato chiuso agli inizi dello scorso dicembre – questo bel contributo del nostro Stecco. Un appello lucido e appassionato a fare un passo più in là proprio adesso – nell’ora più buia. Qui in pdf: stecco testo di fine sciopero Testo di fine sciopero e riflessioni sulla lotta alla guerra Il 28 novembre ho interrotto lo sciopero della fame in supporto ai compagni e alle compagne di Palestine Action in lotta dal 2 novembre nelle carceri inglesi. In questo arco temporale della protesta, grazie al supporto esterno di compagni e compagne e avvocatesse, ho potuto ricevere le parole di indizione e adesione della protesta di ognuna delle partecipanti, ed anche di un accorato ringraziamento di Manar Suleiman Amra che vive a Gaza. Questa protesta mi porta a scrivere delle note ulteriori sulla guerra che esporrò più avanti nel testo. Ma prima di tutto vorrei esprimere quanto quest’esperienza, tuttora in corso, sia così intensa e profonda dentro di me e nelle idee di libertà che coltivo da molto tempo. Da oltre due anni rinchiuso in questa prigione, ho accumulato ore ed ore di letture di articoli e libri, della visione di telegiornali di regime e dossier, su questo genocidio in corso. Esso viene costantemente sviscerato in tutte le sue concrete e palpabili sfumature, viene dibattuto e vivisezionato, la classe politica e padronale si accusa e si assolve mentre poco o nulla si dice, e si fa, per fermarlo veramente in un’ottica che non sia di potere statale, strategica e disumana, arrogante, beffarda e menzognera. Di questo accumulo di informazioni, ad un certo punto bisogna sapere cosa trarne e cosa farne, anche dentro una galera. Sappiamo per esperienza quanto l’appoggio a livello internazionale tra prigionieri sia motivo di forza morale e politica, di potenziale scambio nelle differenze e nell’apertura di nuove strade che valichino mura e frontiere. Oggi questo avvicinarsi e conoscersi tra compagni/e internazionalisti/e è fondamentale e necessario perché, condividendo le parole di Jon Cink, per assottigliare la linea del privilegio (lo scrivo in quanto sono un uomo bianco con i documenti a posto) occorre che ognuno a modo proprio prenda posizione e si chieda cosa è disposto a fare delle proprie scelte di vita, scrollandosi di dosso alcune zavorre ideologiche per osservare il mondo al di fuori degli steccati che ci tengono in una zona di sicurezza, e questo non vuol dire abbandonare i propri principi e metodi. La forza delle parole che mi sono giunte qui dentro ha ulteriormente reso inutili queste sbarre, il peso della detenzione è divenuto inefficace, perché la determinazione e lo slancio per una giusta causa con una prospettiva liberatrice, allontana ogni mano repressiva dalle proprie “convinzioni” ideali. Il corpo in questo caso è una scatola, lo spirito di lotta si ravviva e si salda nella congiuntura delle volontà di donne e uomini liberi/e anche se fisicamente imprigionate e lontane. I ventri vuoti in protesta, suonano il ritmo calmo ma inesorabilmente costante e deciso che preannuncia raggi di sole in rivolta che si trasformano in una dedizione sovversiva, e nubi nere di tempesta sopra le teste degli assassini e massacratori. Da questa mia cella, oltre la grata, vedo un triangolo di mare in lontananza, lo stesso mare che bagna la terra di Gaza. Dalle montagne a nord, dietro il carcere, in primavera arrivano i profumi forti delle piante di timo che con le loro essenze profumano l’aria. È lo stesso odore che in Palestina è simbolo di una nobile resistenza anticoloniale che è diventata contagiosa. Che questi venti e maree, superando lo stretto di Gibilterra e le Alpi, raggiungano le terre chiamate Inghilterra, e possano fortificare le menti e i corpi delle e degli scioperanti in lotta. Che queste energie raggiungano la terra di Gaza, e che si infondano in chi resiste dentro un campo di concentramento e sterminio ad alta tecnologia. A pugno chiuso alzato al cielo, invio a voi il mio più alto e sincero saluto di lotta ed amore per una vita libera. Al fianco di Qesser Zuhrah, Amu Gib, Heba Muraisi, Jon Cink, Teuta Hoxha, Kamran Ahmed, Jakhy McCray, Dimitris Chatzivasileiadis, e di tutti e tutte quelle compagne che in varie forme si stanno unendo alla protesta a livello internazionale. Guerra alla guerra! Contro il sionismo ed il colonialismo, contro lo Stato e il suo militarismo diciamo ed agiamo con forza al motto: No Pasaran! Organizzare la Resistenza dentro e fuori le prigioni con una prospettiva rivoluzionaria e per una vita libera! Libertà per tutti e tutte le prigioniere palestinesi! Libertà per tutti e tutte! Palestina libera! Novembre-dicembre 2025 Carcere di Sanremo Luca Dolce detto Stecco Compagno anarchico È ancora guerra… di sterminio Sarei curioso di conoscere come il filosofo sociale Elias Canetti descriverebbe, ora che le masse in mezzo mondo si sono espresse in solidarietà con Gaza, il suo concetto di “massa” in un’epoca così tecnologica e trasversalmente bellica e sterminatrice. Egli dice che la società di massa esiste nella mente dell’essere umano, prima che essa si esprima materialmente. Se le società antiche sceglievano certe forme sociali ed economiche di sussistenza, è perché sceglievano volutamente di non intraprendere metodi autoritari e burocratici, ne intravedevano i pericoli. Quindi i nostri antenati erano perfettamente animali politici, coscienti ed osservatori in modo attivo della vita sociale comunitaria. Ma cosa sono queste piazze e strade piene di gente oggi, se poi nel quotidiano ritorniamo nell’alveo della vita organizzata ed imposta da altri? Ora che la “tregua” a Gaza viene divulgata ed imposta con il marchio dell’anfibio militare e la mediaticità della Flottilla, ora che silenziano e smorzano il moto contro il massacro, come trasformarlo in un’azione che vada oltre la manifestazione ed espressione di opinioni? Il potere utilizza come un apriscatole l’emotività umana, che spesso dà il meglio di sé nella sua empatica emotività a scoppio ritardato e nei momenti di “emergenza”, la quale riesce a coagularsi nei picchi di sdegno. Un’umanità comunque viva nonostante gli sforzi di atomizzarla. Essa si sta dimostrando unita nelle sue categorie progressiste di fronte all’evidenza di uno sterminio. Sui tempi di reazione si dovrebbe ragionare a lungo. Purtroppo non si è ancora capito fino in fondo quanto le tattiche dei nemici della vita siano subdole e ricattatrici, quanto la merce e la vita quieta riescano a recuperare i moti anche se sinceri, per lo meno in Europa. Per essere più efficaci e lungimiranti, devono superare con testardaggine proprio le trappole disseminate sul terreno della lotta, le quali hanno lo scopo di far ritornare tutti e tutte nell’alveo inconcludente della morale democratica, di questioni come l’utilizzo o meno della violenza liberatrice, dell’inazione. Dall’emotività si passi all’autorganizzazione e all’azione. Se le strade della libertà vengono ostacolate, i movimenti rivoluzionari della storia ci insegnano l’opacità e l’underground. Tutta l’ipocrisia degli Stati e delle varie autorità nazionali si sta palesando, non c’è nessuna “tregua” in corso, non c’è nessuna risoluzione del conflitto o trattativa di pace. Queste menzogne raccontateci sono le stesse di altri periodi storici, sono un puntello della continuazione dei progetti sionisti e colonialisti di Israele, dell’Occidente e di quegli Stati che con loro collaborano per meri interessi geoeconomici. Gli affari della “ricostruzione” coloniale sono enormi, e camminano in parallelo alla vicenda ucraina. L’Egitto per esempio in questi anni ha continuato a vendere materiali fondamentali ad Israele come cibo, cemento, fertilizzanti. La solidarietà di facciata di molti Paesi è frutto di un mero cinico calcolo. Taiwan supporta gli insediamenti dei coloni in Cisgiordania, costruendo un ospedale per loro a Sha’ar Binyamin. In parallelo le deportazioni dei gazawi, definite come “evacuazioni”, con i voli charter verso Sudafrica, Malaysia, Indonesia, portano a compimento un’altra tattica di sradicamento appoggiandosi alle pratiche migratorie informali e ormai consolidate dai gruppi criminali che rendono opaco il mercato di esseri umani, monetizzando e brutalizzando una pratica che l’essere umano ha sempre attuato, cioè migrare. Anche questa volta come altre, la spinta è indotta con la violenza più sistemica. Tutto il mondo, inoltre, conosce il ruolo delle Nazioni Unite, organizzazione nella quale si distinguono vari coraggiosi ed autonome, ma esse non possono incidere dall’interno, contro un meccanismo creato ad arte di vincitori della Seconda Guerra Mondiale, che in decenni ha solo dimostrato di voler mantenere lo status quo e il filantropismo dell’imperialismo americano ed occidentale e delle potenze emergenti, colonialiste a loro volta. Un altro trucco. Ricordiamoci le guerre di Jugoslavia e Somalia. Coloro che stanno dettando l’agenda militare su Gaza sono ancora i pronipoti politici di chi il 2 novembre 1917 aprì concretamente la strada ai progetti sionisti. Per quanto riguarda l’Italia, la sua presenza in Palestina risiede nella nuova base a Kiryat Gat, a 20 chilometri dalla Striscia, per mezzo di una specie di “coalizione dei volenterosi”, simile a quella sul fronte ucraino, tramite il C.M.C.C. (Civili-Military Coordination Center). Con il suo Generale di Brigata Sergio Cardea, comandante del COVI creato nel 2007 per le aree di crisi che ora si trova – assieme ai suoi camerati – a chiedere una carta straccia dell’Onu che giustifichi questa operazione. Questa istituzione è stata creata per attuare il “Piano di pace” dell’amerikano Trump. Qui sono presenti le piattaforme tecnologiche Palantir, Maven, Datamiur, che hanno il compito di perfezionare in modo oculato gli attacchi aerei statunitensi in Medio Oriente. La creazione dell’ ISF (Forza Internazionale di Stabilizzazione) con soldati di vari Paesi, imporrà con il terrore il regime di vita dei palestinesi. Questo identico sistema tecnologico è in uso contro i migranti entro i 100 km dai confini nazionali Yankee. Abbiamo conosciuto a cosa serve l’utilizzo dell’IA per creare obbiettivi da colpire a Gaza, ed in parallelo per la deportazione dagli Usa degli indesiderabili. Mentre il 20/11 il Ministro degli Esteri italiano ha discusso se il CoESPU (Scuola di addestramento internazionale dei carabinieri, insediata dentro la caserma “Ederle” di Vicenza), sarà la miglior soluzione come centro di addestramento per 3000 futuri poliziotti mercenari palestinesi, controllati da questa coalizione e dall’Idf. Industria militare e civile In questi mesi, vari giornali hanno fatto a gara nel denunciare le connivenze tra l’industria militare e civile, rispetto a come essa faccia profitti con le attuali guerre in corso. Quasi quotidianamente vengono resi pubblici i legami e gli interessi di tutta la filiera bellica e tecnologica, la sua storia, le affiliazioni civili e politiche, chi sono i responsabili, insomma come si articola una rete mondiale di contratti, collaborazioni, esperimenti, scoperte scientifiche tutte atte a scopi militari o di controllo e repressione sociale. Gaza e il fronte ucraino, le favelas, i contesti di crisi climatiche, le ribellioni sudanesi o nelle metropoli, sono tutti contesti adatti alla sperimentazione e pubblicità per la compravendita, tra Stati ed imprese, dei loro gingilli sofisticati ed esperimenti di architettura del panottico sociale. Tutto questo rende quasi infinitesimale il lavoro fatto nell’ultimo decennio da parte dei movimenti contro la guerra. La stessa propaganda ufficiale ci sbatte in viso la portata del complesso tecnoindustriale. Le domande da porsi sono: dov’è la differenza? Nella quantità o nella qualità delle informazioni? Oppure: che farsene e con quali obiettivi e prospettiva usarle? Visto che Elbit Systems è al centro della lotta di Palestine Action, bisogna dire che è di pochi giorni fa la notizia che la Germania, dopo 100 giorni dall’embargo di armi tedesche verso Israele, alla fine di novembre ha ripreso ad inviare le forniture. La cosa più importante sono i pezzi di ricambio per gli ormai noti carri armati “Merkava” dell’azienda Renk. I motori del Tank della Mtu con sede nel Baden-Württemberg non hanno mai avuto problemi bypassando l’embargo via USA. Con questa ripresa Elbit Systems venderà a Berlino munizioni “Lms” per 700 milioni di euro. L’Ad Gundbert Scherf ha promesso che dal 2026 verranno prodotti tra i diecimila e i ventimila droni da guerra. Questo esempio tedesco è emblematico perché dovrebbe smuovere tutte le persone che hanno creduto ciecamente che gli Stati democratici abbiano una qualche remora reale ad interrompere i conflitti e sanzionare lo Stato israeliano. Sappiamo che ogni guerra è redditizia sia nella sua fase distruttiva che in quella di ricostruzione. In mezzo la carneficina ingrassa i conti degli industriali e della classe politica annessa. La lotta al militarismo deve continuare senza sosta e con una continua visuale critica, portando la pratica della denuncia e dell’agitazione verso una continua campagna d’azione e scuotimento sociale e sovversivo d’ampio respiro. Dietro le linee del nemico di classe Un protagonista a volte dimenticato dalla critica al militarismo e la sua industria è l’operaio. Quella massa di uomini e donne che, in tutti i paesi industrializzati, crea e forgia le catene e gli ingranaggi utili alla classe dominante per mordere e massacrare a proprio piacimento ed interesse i propri sudditi. La propaganda nazionalista, la cultura razzista, la smania di conquista, il terrore presunto dello straniero, l’egemonia economico-territoriale, fanno il resto. Come rompere il vincolo tra questa enorme forza lavoro ricattata con un piatto di lenticchie e l’illusione di una vita pacifica e serena? Come ridurre lo scarto morale che dovrebbe smuovere la coscienza che può far disertare, ancora prima dei soldati, gli operai che creano e montano l’ingranaggio bellico? Il padronato sa molto bene come spezzare la solidarietà di classe internazionalista. In Italia abbiamo un esempio di stretta attualità proprio in una colonia interna, l’isola della Sardegna, dove il peso della guerra arriva forte in quella terra economicamente depressa. Da una parte, per esempio, abbiamo gli operai dell’azienda Eurallumina nell’Iglesiente, dove l’azienda Rusal, di proprietà di un oligarca russo, è in difficoltà serie per via delle sanzioni di guerra e con 300 milioni di investimenti bloccati per l’ammodernamento degli impianti e la messa in sicurezza del sito di stoccaggio. Dall’altra, a pochi chilometri di distanza, a Domusnovas, l’azienda tedesca Rwm chiede alla Regione Sardegna il permesso per il raddoppio della fabbrica in quanto il suo prodotto principale sono le bombe vendute per anni all’Arabia Saudita nella guerra contro lo Yemen. In questo caso il mercato di questi tempi è florido a causa delle politiche, europee e non solo, di riarmo e potenziamento degli eserciti. Le contraddizioni emergono palesemente ed i sindacati ancora una volta ondeggiano tra una retorica della difesa del lavoro tout court ed una critica all’industria armiera che in questi mesi ha indetto scioperi per Gaza con il blocco dei porti o scioperi generali di un giorno, i quali però non sono riusciti ad allargarsi ed invitare ad una diserzione radicale dalle industrie armiere, chimiche, dei laboratori etc. Farlo costituirebbe un passo nel “vuoto” che incrinerebbe la loro facciata di responsabili protettori del lavoro salariato e del comparto nazionale industriale ed economico. Anche in altre industrie italiane le contraddizioni si palesano in modo inequivocabile vista la forte retorica bellica in corso, che in modo preponderante viene fatta a spron battuto. Una società come quella odierna, fortemente gerarchizzata e patriarcale nelle sue visuali sul mondo, ci impone il binomio guerra calda – guerra fredda, dove la “pace” è in realtà “l’assenza di guerra”. Questa concezione della società si palesa esattamente in queste “pause” dalla guerra tramite i trattati, i “cessate il fuoco”, i memorandum etc. Questi tavoli se possono interrompere in qualche modo un conflitto in realtà sono solamente la dimostrazione della forza di alcuni usando termini ed argomentazioni che mettono sotto una luce di “debolezza” chi viene “battuto” sul campo o messo alle strette tra la morsa economica e quella strategico-militare. Ritirata, sconfitta, disarmo, e poi ancora parole come trincea, assaltare, sono tutte parole che portano l’immaginario della guerra verso il concetto di Eraclito, cioè che essa è “padre di tutte le cose, di tutte le cose è re”. Sempre in Germania ed in Italia, l’industria dell’auto in forte crisi, dovuta alla competizione mondiale, verrà in parte riconvertita per il nuovo e mastodontico piano di riarmo europeo, e nel frattempo dalla Svezia alla Polonia, dalla Croazia alla Francia, si vuole imporre il servizio di leva obbligato o “volontario”; nelle scuole e nelle università italiane l’entrismo militare si fa sempre più spinto. La sinistra istituzionale e riformista ondeggia tra un posizionamento di facciata contro la guerra e un cavalcare l’onda dei movimenti contro guerra e genocidio a Gaza. L’amnesia di massa su quello che questa classe politica disse dopo l’attacco russo ed il 7 ottobre in Palestina, dovrebbe in realtà mettere tutti in guardia sul doppiogiochismo e la retorica di questi affossatori di ogni esuberanza radicale o rivoluzionaria. Ad ogni fatto di violenza liberatrice che avviene nella società, essa subito si affianca al coro moralizzatore della tanto criminalizzata lotta armata, del “terrorismo”, dei “cattivi maestri”, dello slancio di chi non rimane imbrigliato nella rete della moralizzazione ipocrita. Operai e studenti, giovani e adulti, vengono spinti a milioni verso una mentalità di paura guerrafondaia. Tramite esperti selezionati, messi in pubblica piazza a spiegarci la realtà – del padrone –, ci viene detto che gli esseri umani sono bellicosi per natura, che la volontà di potenza è una cosa innata nell’uomo. Evitando così che le coscienze si mobilitino il più possibile verso azioni contro la guerra, la società rimane bloccata in questa morsa. Antropologi, storici, etc. come Lawrence Kegley hanno portato nel dibattito pubblico argomentazioni per consolidare il pensiero rispetto al quale fin dalla notte dei tempi l’essere umano ha combattuto una “guerra infinita”, rafforzando la filosofia così onnipresente e “consolatoria” di Hobbes. Le interpretazioni, per esempio, di fossati e mura, di alcune armi da caccia, di simboli di villaggi e città del paleolitico o del neolitico, che li vedevano come strumenti con il solo scopo di difesa dal nemico esterno sempre pronto ad assaltare. Secondo queste interpretazioni, quindi, tutto è riconducibile alla guerra fratricida. Niente di più falso. Oggi siamo circondati ed assuefatti da immagini, simboli, rappresentazioni, oggetti, filosofie, campagne di comunicazione che ci inducono e riconducono alla guerra. Gli operai, gli scienziati, i tecnici sono immersi in una retorica competitiva, nazionalista, terrorista, dove il “progresso” è figlio del produttivismo, del potere e del denaro. Questo incubo lungo secoli forse si sta faticosamente spezzando, bisogna alimentare il sogno, il reincanto di un nuovo immaginario sul mondo. Possiamo disquisire di necropolitica, ecocidio, di totalitarismo, e ne possiamo fare dei trattati mantenendo le mani morbide e le membra ed i muscoli flaccidi. Questo può essere utile per inviare un messaggio di rottura contro la cappa soffocante della modernità ed i suoi crimini, ma se non faremo delle scelte individuali, e potenzialmente condivise con altri, che portino al centro del pensiero l’azione, nulla cambierà. Potremo solo contare le lacrime amare. È tempo di nervi tesi e sorrisi sovversivi che sbeffeggiano, dopo lo sforzo ed il rischio, il comune nemico. Lotta internazionalista, anticolonialismo e rivoluzione La Resistenza palestinese ed il paradigma del Sumud hanno creato uno squarcio profondo nel mondo. Nelle teste dei potenti c’è invidia e disprezzo, perché chi ha la visuale e l’idea dell’“uomo forte”, sa ben riconoscere il coraggio e la tenacia di chi si batte, anche per questo la risposta è così feroce e totale. La sfida e lo slancio mettono in imbarazzo la volontà di potenza di un intero sistema. Coloro che sono al potere sanno che la Resistenza non si fermerà e che altri la imiteranno, con altre formule e prospettive, ma da essa ne trarranno ispirazione. Allora il potente impaurito userà tutte le tattiche storiche e tecnologiche per scardinarla, per annientarla alla radice. Ma l’eco è ormai mondiale, come qualche decennio fa con altre resistenze, e annuncia che resistere è possibile ed è necessario. La risposta dei governi è e sarà dura e profonda, ne vediamo già le reazioni scomposte. Negli Usa il movimento antifascista “Redneck Revolt” del North Carolina, attivo nelle aree rurali del Sud in lotta con i lavoratori per la liberazione di classe, è stato criminalizzato. In Texas due anarchici sono stati arrestati tramite la nuova legge contro “Antifa” per un’azione contro ICE. In Europa ben conosciamo la repressione che sta agendo contro i movimenti che si oppongono alla guerra. Ma il carsismo della lotta per la libertà porta acqua su vie ignote al nemico, come un fiume carsico, essa sbuca e si nasconde, resta quieta e poi con un boato colpisce. In Marocco il movimento “Gen Z 212”, contro il governo e le spese mastodontiche per la costruzione di stadi per i mondiali di calcio del 2030, chiede la liberazione di tutti i detenuti delle proteste, anche quelli del 2017, e combatte contro povertà, distruzione ambientale, etc. In Tunisia la lotta contro l’impianto chimico di Gabès, che produce fosfati creando così un forte aumento del tasso di tumori, sta mobilitando masse di giovani sempre più arrabbiati e disillusi dalla classe politica e padronale. In Madagascar, Nepal, Mongolia le mobilitazioni e i rovesciamenti politici sono avvenuti con la forza della lotta e la sua costanza. L’Europa risponde in vari modi. In tutte queste lotte citate, la Resistenza palestinese riecheggia a gran voce. In Serbia gli studenti contro il governo corrotto di Vučić e le multinazionali cinesi che distruggono montagne e fiumi, anche loro portano le bandiere di Gaza. In Polonia alle manifestazioni contro l’ondata fascista e militarista, succede lo stesso. Nelle strade delle città europee la gioventù risponde in massa. Le mura e le tattiche coloniali, le argomentazioni storico-morali sioniste e capitaliste, vengono criticate nelle metropoli di questa vecchia Europa imperiale e decadente, la solidarietà internazionalista si esprime e fa riecheggiare le lotte passate. Ma se tutto questo è un indicatore della realtà odierna, se il virus della lotta si diffonde nelle strade, allo stesso tempo esse non sono ancora riuscite a superare gli argini che impongono la pace sociale, la legalità, il divieto di osare e sognare qualcosa d’altro e più profondo che non sia mera indignazione. Ecco allora che nella quiete della notte anonima, mani irrequiete senza lacci, agiscono e colpiscono. In Francia gli anarchici sabotano reti elettriche e magazzini di materie prime nelle zone industriali e nei suoi comparti bellici. In Germania colossi come Tesla perdono milioni di euro perché gli è stata staccata l’elettricità. Il 9 settembre a Berlino c’è stato un importante sabotaggio al complesso militare-industriale. In Canada le linee ferroviarie vengono da anni sistematicamente colpite contro l’industria estrattivista e le sue multinazionali, necessarie alla filiera di materie prime fondamentali alla guerra ed al mondo che la produce e finanzia. In Grecia i compagni e le compagne che agiscono contro le politiche di un governo reazionario e fascista, e che ricordano il compagno Kyriakos Khymitris caduto lungo la strada della lotta, anche loro rilanciano la solidarietà per Gaza. Gli anarchici, e non solo, non aspettano che la rivoluzione avvenga per incanto, la vivono ardentemente studiando ed organizzandosi. Sabotare ed attaccare il sistema di dominio di certo non basta per innescare un cambiamento radicale, ma ci avvicina e ci fa guardare in faccia la vita che vogliamo, agendo contro un nemico che ci vincola al suo sistema, dal quale ci vogliamo liberare. Questa vita libera ci viene sempre più preclusa, veniamo diseducati nello sviluppare una capacità di scelta, nel ponderare ed attivare una volontà che detti e sperimenti le linee guida e le regole sociali che rompano quelle odierne autoritarie, che scelgano coscientemente le strade ed i metodi che fanno a meno di un sistema iniquo, velenoso ed assassino. Va abbattuta l’idea moralistica del “confronto democratico”, essa ci allontana da alcune possibilità di lotta, e credo che il migliore esempio di una frattura insurrezionale ci stia arrivando dalle rivolte indonesiane di questi mesi. Di fronte agli appelli e alle richieste della gente, alle loro proposte di autorganizzazione e di comunismo antiautoritario, il potere si è mostrato violento ed arrogante. La risposta sovversiva è stata precisa e netta, l’inganno e il trucco democratici sono stati rotti con le case incendiate dei politici. Questa loro arroganza gli si è rivolta contro, sono stati loro per una volta gli obiettivi materiali, le prede della furia liberatrice. Chi in Europa continua a produrre, finanziare, giustificare un operato assassino al fianco dello Stato israeliano ed americano? A questa loro sfacciataggine e senso di onnipotenza, va data risposta? I rapporti di forza nel conflitto sociale sono ancora a loro favore? Se sì, come rovesciarli? Se il loro intento è armare masse di giovani per il futuro annunciato macello, sappiamo bene che storicamente i soldati di leva sono stati la chiave di alcuni movimenti rivoluzionari, nel momento in cui l’opera di ribelli e sovversivi si è intrecciata con proposte concrete e la diffusione del disfattismo rivoluzionario. Forse non si riuscirà nell’immediato a fermare l’ondata militarista, ma è compito di chi lotta contro la guerra continuare a battere e incentivare l’azione demolitrice che operi nel tessuto sociale, con le idee più avanzate contro ogni meccanismo del nazionalismo, del razzismo, dell’imperialismo. Il fronte interno deve essere quello più preoccupante per i nostri comuni nemici di classe. Per portare avanti la solidarietà con Gaza e con chi oggi subisce sul campo la guerra degli Stati c’è anche per noi, compagni e compagne europei, la necessità di svincolarci da alcune zavorre. La campagna di stampa in appoggio ad Israele si innesta sull’egemonia culturale incancrenita in corso da molto tempo da parte delle forze coloniali e padronali; conosciamo in tanti le idee di Edward Said rispetto al pensiero orientalista. La sua articolata osservazione della ragnatela che ci limita lo sguardo direzionandolo verso concetti creati e stratificati nei processi storici degli ultimi secoli, in particolare quelli che vengono chiamati “Occidente” ed “Oriente”, ci consiglia di camminare su sentieri erti e scomodi. Il ruolo di intellettuali, di nuove discipline scientifiche, rafforza questa divisione storica e umana. Questi legacci spesso impercettibili ci trattengono dall’agire e separano chi da una parte all’altra del mondo ha la stessa necessità di liberarsi dalla comune, anche se diversificata, oppressione, la quale lavora in modo alternato a seconda delle latitudini. La boria dei dotti e delle nazioni deve essere combattuta da ogni lato. Nel libro “Olocausto e Nakba. Narrazioni tra storia e trauma”, Amos Goldberg e Bashir Bashir ci dicono che questi due avvenimenti storici si guardano faccia a faccia. In Occidente però, giusto per capirsi, è stato costruito un regime della memoria che vieta paragoni ed accostamenti, il che porta a ritenere che un genocidio debba assumere – per essere nominato – la forma radicale dell’Olocausto. Loro suggeriscono la via del perturbamento empatico, che vuol dire confrontarsi con il trauma altrui per una nuova grammatica morale. Le ingegnerie geopolitiche, i confini variabili di cui oggi analisti ed esperti, generali e coretti opinionisti razzisti blaterano nelle reti dei media, ci inebetiscono utilizzando complesse analisi, che a volte soffocano lo slancio solidale. Alleggeriti da queste zavorre cosa potremmo vedere? Se osserviamo la microstoria volutamente accantonata e censurata, i cui fatti sono quasi impronunciabili, sappiamo che il movimento sionista attuò, in diversi momenti storici, manovre contro gli ebrei sovversivi e contadini dell’Est Europa (soprattutto in Polonia, Ucraina e Russia), utilizzando idee e pratiche reazionarie. A Bialystok gli anarchici organizzati, in unione con altri solidali, difesero le comunità ebraiche contadine e proletarie dai pogrom. Successivamente fu il movimento machnovista ucraino tra il 1919 e il 1921 a difendere le comunità, e molti compagni e compagne di origini ebraiche denunciarono e criticarono il sionismo che ha tra le sue basi filosofico-culturali anche una reazione antiproletaria ed antisocialista nel senso più ampio del termine. Oggi il sionismo attacca chi in Israele non vuole subire la brutalizzazione culturale ed è costretto a scappare creando una nuova forma di diaspora: 130.000 sono già fuggiti all’estero tra il 2022 e il 2024. Un esodo che marcia parallelo ad un massacro genocida. La violenza senza argini dei coloni si riversa dentro e fuori la Cisgiordania, il sionismo lavora in più direzioni. In Ucraina e in Russia intanto la massa di disertori anonima, ricercata dai rispettivi eserciti, si incrocia con i partigiani che dall’interno contribuiscono ad ostacolare la macchina bellica di entrambi i fronti, e portano una ventata d’aria fresca in questa guerra fratricida. La lotta anticoloniale di fine Ottocento contro l’ormai finito impero spagnolo, portò alla deportazione dei rivoluzionari filippini nel carcere di Barcellona di Montjuic. I detenuti spagnoli – molti dei quali imprigionati per le continue lotte contro il sanguinario Canovas – videro questi uomini all’aria con vestiti leggeri tipici della loro terra. Dentro la prigione la solidarietà si mobilitò subito, perché i gruppi si riconoscevano come compagni di lotta contro lo stesso regime oppressivo. Dalle finestre delle celle vennero lanciati indumenti pesanti in segno di vicinanza con i ribelli filippini colpiti da uno dei più feroci e longevi regimi colonialisti. Le lotte anticoloniali dell’epoca, a Cuba, Puerto Rico, nelle Filippine, in Corea o in Cina, si intrecciavano con i movimenti rivoluzionari e le idee anarchiche e socialiste. I compagni e le compagne europei partivano e partecipavano ai moti insurrezionali. In Egitto, Algeria e Argentina, in Giappone, un po’ ovunque le lotte di liberazione nazionale cospiravano e si coniugavano con idee più generali di emancipazione sociale e rivoluzionaria. Questi esperimenti sovversivi crearono ipotesi di vita collettiva mettendo in pratica “il mondo per cui ci battiamo”, con veri e propri piani insurrezionali figli di un’epoca cospirativa. Le idee circolavano grazie ad una vivace attività di traduzione di libri e opuscoli propagandistici. Questo fermento si unì alla solidarietà internazionalista che portò l’anarchico Angiolillo a colpire a morte il dittatore Canovas, torturatore all’estero di filippini, cubani etc. e dei rivoluzionari in patria. I moti anticoloniali in giro per il mondo e quelli insurrezionali europei dialogavano, non esistevano carte dell’Onu e dei “diritti dell’uomo” a cui appellarsi in un macabro inganno e vane speranze. In parallelo essi marciavano alla conquista della agognata libertà soffocata dal capitalismo e dal governo della madrepatria sanguinaria. L’ideologia della “guerra infinita”, si insinua nei cuori e nelle menti con i suoi reticolati. La violenza della sopraffazione, dove la vita non vale nulla e non c’è vergogna nel fucilare uomini e donne inermi, dove l’odio religioso inzuppato di promesse territoriali e supremazie razziali crea quell’humus che cancella ogni empatia umana e fomenta rancori e vendette che vanno a colpire sempre in basso e mai in alto della gerarchia sociale, può avvilire e creare un senso di ingiustizia fino ad essere percepita come un dolore fisico. Oggi vediamo donne che tra le macerie di Gaza piantano ulivi mostrando al mondo l’amore per la terra natia, uomini che imperterriti raccolgono le olive, bambini e bambine che scavano canali di scolo per avere un luogo dove poter giocare e studiare, giovani che continuano a resistere. Il popolo palestinese ci mostra ogni giorno cosa siano la dignità, la tenacia e l’infinita fantasia pratica e morale allenate durante decenni di vita in una prigione a cielo aperto. Il 28 novembre Fadi e Jumaa’ Tamer Abu Asi sono stati assassinati dall’Idf perché intenti a raccogliere pezzi di legno da rivendere, poiché si trovavano vicini alla linea gialla. Età di 8 e 10 anni. La terra di Palestina ha una storia infinita di fatti simili ed essi sono tra quelli che colpiscono l’opinione pubblica progressista, portandola a schierarsi a favore di chi nell’immaginario colonialista europeo è in qualche modo accettabile in quanto vittima e vulnerabile. Alcuni giornali sono disponibili a mostrare gli occhi di bambini e bambine sofferenti. Poi c’è quella parte profondamente razzista che si schiera apertamente e in modo netto con qualsiasi pratica omicida e repressiva dello Stato israeliano. Entrambe le parti, alla fine, fanno parte di un’impalcatura sociale che si regge in piedi perché anche se esse sono diverse nelle apparenze, in realtà difendono gli stessi privilegi ed interessi. Certo è importante denunciare ed indignarsi, ma questo fa parte dello spettacolo concesso dai padroni, che funziona come valvola di sfogo per buttare fuori l’indignazione e ritornare a dormire sonni tranquilli. Guai destarsi dal torpore e mettere il dito nella piaga di ciò che spinge l’individuo che dall’indignazione passa all’azione. Peggio ancora se si organizza in una prospettiva di lunga durata. Il palestinese va bene se ha una gamba amputata ed un corpo scavato dalla fame. Se mette un passamontagna ed impugna un mitra, se lancia pietre o molotov, si rompe lo specchio dell’accettabilità occidentale, liberista o socialdemocratica che sia. In generale siamo abituati pigramente ad accettare qualcosa solo se si mostra debole e innocuo ai nostri occhi. Il detenuto o la detenuta che per mesi studia un piano di fuga, e poi una notte sega le sbarre e fugge, inquieta la società borghese ed ipocrita. Il “pazzo” che di “botto” esplode in gesta “inconsuete”, spacca e sbava “senza senso”, sciocca per l’imprevedibilità. Il bambino o la bambina che gioca ed urla in modo “sconsiderato” creando imbarazzo, oggi rischia di essere incasellato con l’aggettivo di “iperattivo”. Il palestinese o la palestinese che odiano chi gli ha massacrato la famiglia e fatto mangiare polvere e paura, sono già moralizzati e marchiati dall’uomo bianco colonialista. L’animale in gabbia che “dal nulla” morde e ferisce, deve essere abbattuto. Ora che i riflettori dei media – almeno qui in Italia – si stanno spegnendo, è il momento di agire con più energia, e in qualche modo scuotere la parte della società che nei modi più variegati ha già preso posizione, ma che non ha eccesso, non ha valicato i limiti morali imposti dalle leggi dello Stato e della cristianità, non ha trasformato la propria quotidianità portandola su un terreno di lotta irrecuperabile da parte dello Stato. Conosciamo le mire colonialiste italiane a Gaza. L’Eni vuole il gas presente al largo delle coste di Gaza, mentre il governo Meloni porta avanti il suo “Piano Mattei”, che è la continuazione del colonialismo italico. Sappiamo che se anche qui si comincia a mettere il bastone tra le ruote a colossi come l’Eni, si muovono direttamente i Servizi Segreti. Se in Italia si ascolta l’eco di Gaza, e si vuole buttare a mare gli yankee che dallo sbarco in Sicilia del 1944 hanno imposto la propria egemonia economica e politica in questo paese, sappiamo che la pratica della tortura, della destabilizzazione politica, delle stragi, potrebbe tornare come avvenne fino a qualche decennio fa. Bisogna esserne consapevoli, con questi poteri non si scherza. Ora che ci annunciano che la fase 2 sta per partire, possiamo già intuire e sapere che la gente di Gaza e della Cisgiordania subirà solo ed esclusivamente delle politiche di terrore ed eliminazione. Mentre finisco di scrivere queste righe in data 8 dicembre, è appena uscita la notizia che la Procura Federale del Belgio ha avviato un mandato di cattura internazionale contro un consulente italiano, il quale ha agito per conto dell’azienda israeliana Elbit Systems, per alcuni contratti stipulati con un’agenzia della Nato. Sono indagati anche magistrati e poliziotti di altri paesi. Che il lavoro di questa azienda e di altre simili siano sporchi o “puliti”, poco cambia. Il loro operato rimane criminale e va fermato. Questa lotta non va intrapresa in un’ottica di emergenza, ma di ampio e lungo respiro, quindi bisogna confrontarsi ed organizzarsi. Così facendo potremo in vari modi aspirare ad una liberazione integrale dal sistema statale e tecno-industriale.
Forlì: I padroni mentono! Il progetto ERiS è un progetto di guerra!
Riceviamo e diffondiamo. Dal canto nostro aggiungiamo che la “paraculata” sul dual use giustamente denunciata da questi compagni è sbugiardata anche dal nome del progetto cui si oppongono: in greco antico, lingua molto usata dai professionisti del marketing (si pensi, per fare un solo esempio, ai frigoriferi Ariston…), éris significa “lite, contesa, scontro”. Chissà perché Leonardo, Thales, Comune di Forlì e compagnia cantante hanno usato proprio questa sigla per un progetto “di pace”… Sulla questione del progetto ERiS della cittadella dell’aerospazio a Forlì, dalla Fondazione Cassa dei Risparmi arriva una paraculata mediatica per negare l’innegabile, ovvero il fatto incontrovertibile che le tecnologie che verrebbero prodotte a Forlì se il progetto andasse in porto troverebbero applicazione anche in scenari bellici. Forse (ci auguriamo) la contro-informazione (non solo da parte del nostro collettivo) e la mobilitazione iniziata a Forlì, con svariate serate a tema e un corteo ben riuscito contro il progetto (ma ci aspettiamo molte altre e variegate iniziative), seppure volutamente ignorate dai media locali, hanno dato molto fastidio ai grandi cartelli economici che governano la città e che, assieme ad aziende belliche come Leonardo, Thales, Curti (tra le altre) e con la partecipazione di Unibo e Comune di Forlì, collaborano a questo scellerato tentativo di installazione di un polo di produzione di tecnologia “dual use”, ovvero antenne per nanosatelliti che avranno applicazioni sia civili che militari. Gli stessi dirigenti della Fondazione Cassa dei Risparmi non riescono a nasconderne il doppio uso, forse civile ma di sicuro anche militare, quando affermano che “spesso a rendere una tecnologia un’arma è l’uso scellerato da parte dell’uomo”. Qui l’ipocrisia rasenta livelli altissimi: se venissero prodotti spazzolini da denti o libri il problema si porrebbe? Si fatica a credere a soldati armati di libri o spazzolini per fare la guerra! Non a caso la Fondazione Cassa dei Risparmi, che assieme al Comune di Forlì guida la “Fondazione Mercury” – ente a cui é stato concessa l’area verde pubblica posta nel quartiere Ronco in cui realizzare il progetto ERiS e che in questi giorni dovrebbe incontrarsi con esponenti del governo Meloni, dopo aver incassato la promessa di finanziamenti dalla Regione Emilia-Romagna – tira in ballo, sia come modello che come concorrente sul mercato, Elon Musk. Musk che dell’utilizzo dei servizi internet satellitari ha fatto la sua fortuna, soprattutto per il ruolo giocato nei conflitti odierni, basti ricordare il ruolo che Starlink di SpaceX ha avuto e sta avendo nella guerra in Ucraina, diventando un elemento chiave, guidando i droni, i missili e i sistemi di puntamento. Questa é la tecnologia che vorrebbero produrre anche a Forlì, con un progetto che si inserisce nei programmi di riarmo dell’Europa. Le frottole hanno le gambe corte. Chi lavora per la guerra non va lasciato in pace! https://www.forlitoday.it/cronaca/polo-aerospazio-governo.html Qui l’articolo sulla stampa locale. https://piccolifuochivagabondi.noblogs.org/aerospazio-e-guerra-a-forli-sul-progetto-eris-di-thales-alenia-space/ Qui un’analisi reale sul progetto ERiS.
[Various languages] Contro la “petizione” della sinistra pro-guerra. Una risposta anarchica dall’Europa Orientale
Per quanto i compagni coerentemente anarchici dell’Ucraina ci invitino a non prendercela troppo con i “personaggi non giocanti”, continua a sembrarci importante contrastare i tentativi (a quanto pare sempre più viscidi) degli avvelenatori di pozzi di far passare le loro posizioni liberal-patriottiche-militariste sulla guerra tra Ucraina-NATO e Russia – denunciando gli uni e le altre per quello che sono. Come fa questa dichiarazione di alcuni anarchici dell’Europa Orientale, tradotta in diverse lingue, che riceviamo e pubblichiamo più che volentieri.  In risposta alla “petizione” lanciata dalla sinistra pro-guerra Su Internet è stata pubblicata una dichiarazione a sostegno dei Solidarity Collectives e dell’ABC-Belarus firmata da diversi gruppi e individui. (https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/) Pubblichiamo di seguito la nostra risposta, che non intende tuttavia avviare un dialogo con questi sostenitori, palesi e occulti, del militarismo. Desideriamo semplicemente condividere pubblicamente la nostra analisi e rafforzare il legame tra le persone che condividono una prospettiva antimilitarista e rivoluzionaria disfattista. Il comunicato a cui stiamo rispondendo è stato scritto da sostenitori della guerra che riproducono un binomio narrativo a tale scopo: da una parte gli anarchici dell’Europa orientale, empatici e solidali, dall’altra gli anarchici dell’Europa occidentale, arroganti e non solidali. Questa rappresentazione è falsa e manipolatoria. Coloro che condividono questa rappresentazione rifiutano di riconoscere che anche all’interno dell’ambiente anarchico dell’Europa orientale esistono critiche nei confronti di progetti filoguerra come Solidarity Collectives e ABC – Belarus. I firmatari della dichiarazione omettono questa inclinazione antimilitarista dalla loro narrazione o mentono quando affermano che si tratti di sostenitori di Putin o propagandisti filo-russi. Essi sostengono ripetutamente che la “voce dell’Europa orientale” venga ignorata in Europa occidentale, ma sono loro stessi a ignorare le voci antimilitariste e contro la guerra provenienti dalle regioni dell’Europa orientale. Va aggiunto che queste voci ignorate provengono anche da un numero relativamente elevato di persone che vivono direttamente nella zona di guerra. Con questo, non intendiamo solo i collettivi anarchici, ma anche molte altre persone delle classi lavoratrici che si rifiutano di sostenere gli sforzi bellici dei loro Stati e di quelli confinanti. Basti pensare a quanti hanno disertato dall’esercito russo e ucraino e a quanti in entrambi i Paesi stanno cercando di sfuggire alla mobilitazione(1). Centinaia di migliaia di persone vengono ignorate da questa “sinistra radicale” che ci dice di rappresentare le voci dell’Europa orientale e di combattere l’arroganza dell’Occidente. La loro narrativa binaria è ipocrita. La contrapposizione non è tra anarchici occidentali e anarchici orientali. Esiste solo una contrapposizione: quella tra spinte rivoluzionarie e spinte controrivoluzionarie, presenti in tutte le regioni. Citiamo dalla loro dichiarazione: «Stanno scrivendo vari tipi di “ comunicati” che condannano il lavoro a sostegno della resistenza ucraina contro l’invasione russa» Rispondiamo: noi non condanniamo la resistenza all’invasione russa. Non siamo nemmeno contrari alla lotta armata, a condizione che non riproduca la logica militarista e che sia diretta contro gli Stati e i loro eserciti. Rifiutiamo la strategia della guerra convenzionale e le forme di lotta militariste. In una prospettiva anarchica, la resistenza alle politiche aggressive di uno Stato (come la Russia) non dovrebbe tradursi in un servizio pratico a difesa di un altro Stato (come l’Ucraina). Sosteniamo la resistenza autonoma contro il “putinismo” e l’imperialismo russo, ma anche contro il regime di Zelensky e l’imperialismo dell’UE/NATO. Questa è resistenza anarchica contro la guerra. Citiamo dalla loro dichiarazione: «Crediamo nella necessità di un dialogo su questioni controverse» Rispondiamo: Da tempo si presentano come “esperti del monologo”, ma improvvisamente fingono di essere interessati al dialogo. Ciò non convince per niente. Le persone che collaborano a questi progetti evitano deliberatamente il dialogo faccia a faccia, diffamano gli anarchici(2), si impegnano in pericolose attività di “doxxing”(3) e si dimostrano aggressivi sia verbalmente che fisicamente(4). Alcuni firmatari hanno anche esercitato pressioni su altri gruppi per impedire agli antimilitaristi di partecipare ad eventi anarchici(5) o hanno preso parte direttamente al sabotaggio di attività antimilitariste(6). Riteniamo che la richiesta di dialogo in un simile contesto sia solo un calcolo politico manipolatorio. Il loro obiettivo è assicurarsi spazi in cui raccogliere fondi e risorse per i soldati. Siamo convinti che non abbiano alcuna intenzione di ascoltare le critiche dei loro oppositori o di discutere questioni controverse. In passato, gli anarchici hanno più volte espresso analisi critiche riguardo alle loro tendenze militariste e filoguerrafondaie. Non c’è stata alcuna riflessione su se stessi né alcun riconoscimento degli errori commessi. Allora, perché insistere sul dialogo con loro? Di sicuro non potrà mai esserci un processo costruttivo. Citiamo dalla loro dichiarazione: «Non riteniamo che il lavoro dei “Solidarity Collectives” e di “ABC-Belarus” sia in alcun modo favorevole alla guerra o sostenitore del militarismo di Stato» Rispondiamo: Entrambi questi gruppi forniscono sostegno propagandistico, finanziario e materiale ai soldati dell’esercito ucraino, impegnato in un conflitto armato con la Russia. Perché i firmatari di questa dichiarazione si rifiutano di riconoscere che l’esercito ucraino e i suoi soldati incarnano il militarismo di Stato? Non esiste struttura più militarista di un esercito statale. Perché queste persone rifiutano di ammettere che stanno sostenendo una posizione favorevole alla guerra quando sostengono i soldati dell’esercito statale impegnati in un conflitto armato? Si tratta di ipocrisia, manipolazione politica o incapacità di comprendere il contesto? Si dichiarano contrari al militarismo, ma quando i soldati disertano l’esercito ucraino o gli uomini in Ucraina vengono arruolati con la forza, non mostrano alcuna solidarietà concreta nei loro confronti. Si oppongono al militarismo della Russia, ma il militarismo dell’Ucraina/NATO/UE è il loro principale alleato. Ci rifiutiamo di collaborare con loro perché sostengono la cooperazione con l’imperialismo occidentale nella sua guerra contro l’imperialismo russo. Tuttavia, non intendiamo nemmeno prestare il fianco a chi collabora con l’imperialismo russo, perché non si tratta di una strategia costruttiva che la classe operaia potrebbe usare efficacemente contro l’imperialismo americano ed europeo. Rigettiamo ogni forma di anti-imperialismo unilaterale. Combattiamo contro tutti gli Stati e i blocchi imperialisti. L’elenco dei nomi e dei titoli riportati nella dichiarazione è molto lungo, ma ciò non significa che sia significativo. I gruppi socialmente rivoluzionari non misurano la qualità della pratica in base a criteri quantitativi. Il numero di firme apposte sotto una dichiarazione manipolatoria e ingannevole non ne aumenta il valore. Nemmeno la più grande somma di gruppi socialmente reazionari e favorevoli alla guerra potrà mai dare origine a una pratica anarchica rivoluzionaria. Tra i firmatari della suddetta dichiarazione figurano diversi personaggi menzogneri, manipolatori, aggressori, collaboratori dell’estrema destra(7) e pericolosi divulgatori di dati personali e nazionalisti(8). Gruppi come Solidarity Collectives e ABC-Belarus si screditano pubblicamente dichiarando di mantenere contatti con questi soggetti controversi. Se esprimono preoccupazione per il fatto che gli anarchici non vogliono cooperare con loro, questo è in realtà un segnale positivo. Mentre i sostenitori di sinistra del militarismo stanno perdendo consensi, la tendenza anarchica rivoluzionaria sta acquisendo l’energia necessaria. Alcuni anarchici dell’Europa centrale, dell’Europa orientale e dei Balcani anarchist_voices@riseup.net Note: (1) Circa 250.000 coscritti hanno lasciato la Russia per evitare di essere arruolati e mandati a combattere in Ucraina, mentre più di 300.000 ucraini hanno lasciato il Paese. Inoltre, solo nel 2024, il Ministero della Guerra russo ha registrato 50.500 casi di diserzione e di abbandono non autorizzato di un’unità in un esercito in guerra. https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/ L’11 ottobre, la deputata filopresidenziale Mariana Bezuhla ha dichiarato che il numero di militari che hanno abbandonato l’esercito ucraino era pari al numero totale di militari presenti prima dell’invasione russa su larga scala nel 2022. Pochi giorni dopo, sono state pubblicate le statistiche sulla criminalità che mostrano come il numero dei militari fuggiti sia raddoppiato rispetto ai primi due anni e mezzo di guerra. In totale, durante la guerra, sono stati avviati quasi 290.000 procedimenti penali per “SZCh” e diserzione. Da gennaio 2022 a settembre 2024, i casi sono stati quasi 90.000. Ciò significa che solo nell’ultimo anno ne sono stati aperti altri 200.000. È importante sottolineare che non stiamo parlando del numero di persone fuggite, ma solo del numero di casi penali registrati. https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle (2) – Smentiamo le menzogne diffuse sul conto di AMI. https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/ – [Konvulsismo] Da Vinnytsia a Berlino. https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/ – Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось. https://aitrus.info/node/6243 – Risposta dei cosiddetti “anarco-putinisti”, alcuni partecipanti al congresso contro la guerra di Praga, maggio 2024. https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024 (3) – Gli “anarchici” che dimenticano i principi. Dichiarazione di KRAS-IWA. https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles – Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců. https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/ (4) – Attacco contro un militante anarchico. https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/ – Non mi lascerò intimidire. https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/ (5) – Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně. https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/ (6) – “Make Tattoo Not War” è stato cancellato // Akce Make Tattoo Not War je zrušena. https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/ – La sinistra del capitale sta sabotando il movimento anarchico: reagiamo! https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/ (7) – Collaborazione degli anarchici favorevoli alla guerra con l’estrema destra. Le maschere sono cadute, o il fallimento del mito della “resistenza antiautoritaria”. https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance – La dittatura nazionale è l’obiettivo degli anarchici irriducibili? https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/ – Miti e verità sui nemici dei nostri nemici. https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/ (8) Ecco alcune immagini riprese dalla testa di un corteo a Bruxelles, co-organizzato da uno dei firmatari ufficiali di questo appello: l’Anarchist Collective Antwerp (Belgio). https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY -------------------------------------------------------------------------------- Traduzioni in varie lingue/Translations in various languages: Response to the pro-war left’s “petition” / English / Ελληνικά / Românesc / Magyarul / Česky / Slovensky / yкраїнський / Русский / Español / Português / Français / Italiano / Dutch / Viimeistele / Deutsch / A statement in support of Solidarity Collectives and ABC-Belarus has been published on the internet, signed by a number of groups and individuals. https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/ We are publishing our response, which is not, however, a dialogue with these open and covert supporters of militarism. We simply want to share our analysis publicly and strengthen the connection between people with an anti-militarist and revolutionary defeatist perspective. (note: Other language versions will be published below this statement!) The statement to which we are responding was written by supporters of the war, who reproduce a binary narrative for this purpose: empathetic and supportive Eastern European anarchists versus arrogant and unsupportive anarchists from Western Europe. This narrative is false and manipulative. Those who share this narrative refuse to acknowledge that criticism of pro-war projects such as Solidarity Collectives and ABC (Belarus) also exists within the anarchist milieu in Eastern Europe. The signatories of the statement ignore this anti-militarist tendency in their narrative or lie when they claim that these are Putinists or pro-Russian propagandists. They repeatedly claim that the “Eastern European voice” is overlooked in Western Europe, while they themselves overlook anti-militarist and anti-war voices from Eastern European regions. It should be added that these overlooked voices also come from a relatively large number of people directly from the war zone. By this we mean not only anarchist collectives, but also other working-class people who refuse to support the war efforts of “their” and neighboring states. Let’s look at how many people have deserted from the Russian and Ukrainian armies and how many people in both countries are avoiding mobilization(1). Hundreds of thousands of people are ignored by this “radical left” that tells us it represents the voices of Eastern Europe and fights against the arrogance of the West. Their binary narrative is hypocritical. The contradiction is not between anarchists from the West and those from the East. There is only a contradiction between the revolutionary and counterrevolutionary tendencies, which exist in all regions. We quote from their statement: “They are writing various kinds of “statements” condemning work in support of Ukrainian resistance to the Russian invasion.” We respond: We do not condemn resistance to the Russian invasion. We are not even opposed to armed struggle, as long as it does not replicate militaristic logic and is directed against states and their armies. However, we reject the strategy of conventional warfare and militaristic forms of struggle. From an anarchist perspective, resistance to the aggressive policies of one state (e.g., Russia) should not be a practical service in the defense of another state (e.g., Ukraine). We support autonomous resistance against Putinism and Russian imperialism, but also against the Zelensky regime and EU/NATO imperialism. This is anarchist resistance against war. We quote from their statement: “We believe in the need for dialogue on controversial issues.” We respond: They have long presented themselves as “experts in monologue”, but suddenly they pretend to be interested in dialogue. This is not at all convincing. People who deliberately avoid face-to-face dialogue, slander anarchists(2), engage in dangerous doxxing(3), and are verbally and physically aggressive(4) are collaborating on these projects. Some signatories also pressure other groups to prevent anti-militarists from attending anarchist events(5) or directly participate in sabotaging anti-militarist activities(6). We believe that the call for dialogue is a manipulative political calculation in this context. They want to gain spaces in which they will receive money and resources for soldiers. We believe that they do not want to listen to criticism from their opponents and discuss controversial issues. Anarchists have repeatedly expressed critical analysis of their militaristic and pro-war tendencies in the past. There has been no self-reflection or acknowledgment of mistakes. So why insist on dialogue with them? It cannot be a constructive process. We quote from their statement: “We do not consider the work of the “Solidarity Collectives” and “ABC-Belarus” to be in any way pro-war or supportive of state militarism.” We respond: Both of these groups provide propaganda, financial, and material support to the soldiers of the Ukrainian army, which is at war with Russia. Why do the signatories of this statement refuse to acknowledge that the Ukrainian army and its soldiers are the embodiment of state militarism? There is no structure more militaristic than a state army. Why do these people refuse to acknowledge that they are defending a pro-war position when they support soldiers of the state army involved in the war? Is it insincerity, political manipulation, or do they fail to understand the basic context? They claim to be against militarism, but when soldiers desert the Ukrainian army or men in Ukraine are forcibly mobilized, they do not show practical solidarity with these people. They object to Russia’s militarism, but the militarism of Ukraine/NATO/EU is their main ally. We refuse to cooperate with them because they advocate cooperation with Western imperialism in its war against Russian imperialism. However, we also do not cooperate with those who cooperate with Russian imperialism, because this is not a constructive strategy that the working class could effectively use against American and European imperialism. We reject all one-sided anti-imperialism. We fight against all imperialist states and blocs. The list of names and titles under the declaration is very long, but that does not mean it is significant. Socially revolutionary groups do not evaluate the quality of practice by quantitative measures. The number of signatures under a manipulative and deceitful statement does not make it a valuable document. Not even the biggest sum of socially reactionary and pro-war groups can never give rise to revolutionary anarchist practice. The list of signatories to the aforementioned statement includes quite a few liars, manipulators, aggressors, collaborators with the far right(7), as well as dangerous doxxers and nationalists(8). Groups such as Solidarity Collectives and ABC – Belarus discredit themselves by publicly declaring that they maintain contact with these controversial individuals. If they express concern that anarchists do not want to cooperate with them, this is actually a positive sign. While left-wing supporters of militarism are losing support, the revolutionary anarchist tendency is gaining the necessary energy. – Some anarchists from Central Europe, Eastern Europe, and the Balkans anarchist_voices@riseup.net NOTES: (1) Around 250,000 conscripts left Russia to avoid being forced to fight in the war, and more than 300,000 fled Ukraine. Moreover, in 2024 alone, the Russian war Ministry recorded 50,500 cases of desertion and unauthorized abandonment of a unit in a warring army. https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/ Pro-presidential MP Mariana Bezuhla stated on October 11 that the number of personnel who fled the Ukrainian army equaled the total number of personnel that there was before the full-scale Russian invasion in 2022. A few days later, crime statistics emerged, showing that twice as many military servicemen had escaped this year than in the first two and a half years of the war. In total, nearly 290,000 criminal cases for SZCh and desertion were opened during the war. From January 2022 to September 2024, there were nearly 90,000 cases. This means that over the past year alone, an additional 200,000 were opened. It is important to underscore that we are not talking about the number of fugitive persons, but only about the number of registered criminal cases. https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle (2) – We refute the lies being spread about AMI https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/ – [Konvulsismo] From Vinnytsia to Berlin https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/ – Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось https://aitrus.info/node/6243 – Response from the so-called ‘anarcho-putinists’, from some participants from the Prague anti-war congress, May 2024 https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024 (3) – “Anarchists” who forget the principles. Statement by KRAS-IWA https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/ (4) – Attack against an anarchist militant https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/ I will not be intimidated https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/ (5) – Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/ (6) – Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/ – The left of capital is sabotaging the anarchist movement: let’s fight back! https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/ (7) – Collaboration of pro-war anarchists with the far-right. Masks are off, or the fail of the “anti-authoritarian resistance” myth https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance – Is national dictatorship the goal of unbreakable anarchists? https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/ – Myths and the truth about the enemies of our enemies https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/ (8) Here is some footage from the head of a demonstration in Brussels which was co-organized by one of the official signatories of this appeal, Anarchist Collective Antwerp (Belgium) https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY In English the slogans which were marched behind are “Glory to the Nation! Death to its enemies!” and “Ukraine above all!” (adopted from ‘Deutschland uber alles!”). So yeah, it must be a complete mystery as to why these groups are having so much trouble spreading their ideas at anarchist events… / Ελληνικά / Απάντηση στην «φιλοπόλεμη» αριστερά και την πρόσφατη «έκκλησή» της Δημοσιεύτηκε πρόσφατα στο διαδίκτυο μια δήλωση υπέρ των Solidarity Collectives και του ABC–Belarus, υπογεγραμμένη από διάφορες ομάδες και άτομα: https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/. Παραθέτουμε την απάντησή μας, η οποία δεν συνιστά διάλογο με ανοιχτούς ή καλυμμένους υποστηρικτές του μιλιταρισμού. Θέλουμε απλώς να κοινοποιήσουμε δημόσια την ανάλυσή μας και να ενισχύσουμε τη σύνδεση μεταξύ ανθρώπων με αντιμιλιταριστική και επαναστατική ντεφαιτιστική προοπτική. (Σημείωση: Μεταφράσεις σε άλλες γλώσσες θα προστεθούν κάτω από αυτή τη δήλωση!) Η δήλωση στην οποία απαντάμε έχει γραφτεί από υποστηρικτές του πολέμου, οι οποίοι επιστρατεύουν γι’ αυτόν τον σκοπό μια μανιχαϊστική αφήγηση: ευαίσθητοι και αλληλέγγυοι αναρχικοί από την Ανατολική Ευρώπη απέναντι σε αλαζονικούς και αδιάφορους αναρχικούς της Δυτικής Ευρώπης. Πρόκειται για αφήγηση ψευδεπίγραφη και χειριστική. Όσοι την αναπαράγουν αρνούνται να αναγνωρίσουν ότι η κριτική στα φιλοπόλεμα εγχειρήματα, όπως το Solidarity Collectives και το ABC–Belarus, υπάρχει και μέσα στον αναρχικό χώρο της Ανατολικής Ευρώπης. Οι υπογράφοντες αποκρύπτουν πλήρως αυτή την αντιπολεμική τάση ή ψευδολογούν όταν ισχυρίζονται ότι πρόκειται για «πουτινιστές» ή «φιλορωσική προπαγάνδα». Επαναλαμβάνουν ότι η «ανατολικοευρωπαϊκή φωνή» αγνοείται στη Δύση, ενώ οι ίδιοι αποσιωπούν τις αντιμιλιταριστικές και αντιπολεμικές φωνές από τις ίδιες αυτές περιοχές. Πρέπει επίσης να τονιστεί ότι αυτές οι παραγνωρισμένες φωνές προέρχονται και από έναν σημαντικό αριθμό ανθρώπων που βρίσκονται κυριολεκτικά μέσα στη ζώνη του πολέμου. Και δεν μιλάμε μόνο για αναρχικές συλλογικότητες, αλλά για εργαζόμενους και εργαζόμενες που αρνούνται να στηρίξουν τις πολεμικές προσπάθειες «του δικού τους» ή του γειτονικού κράτους. Ας αναρωτηθούμε πόσοι έχουν λιποτακτήσει από τους ρωσικούς και ουκρανικούς στρατούς ή πόσοι αποφεύγουν τη στρατολόγηση(1). Εκατοντάδες χιλιάδες άνθρωποι αγνοούνται από αυτήν την «ριζοσπαστική αριστερά», η οποία διακηρύσσει ότι εκφράζει τις φωνές της Ανατολικής Ευρώπης και ότι μάχεται την αλαζονεία της Δύσης. Η μανιχαϊστική τους αφήγηση είναι απολύτως υποκριτική. Η αντίθεση δεν είναι μεταξύ αναρχικών της Δύσης και της Ανατολής· η μόνη πραγματική αντίθεση είναι μεταξύ επαναστατικών και αντεπαναστατικών τάσεων, που υπάρχουν παντού. Παραθέτουμε από τη δήλωσή τους: «Γράφουν διάφορες “δηλώσεις” που καταδικάζουν την υποστήριξη στην ουκρανική αντίσταση απέναντι στη ρωσική εισβολή.» Απαντάμε: Δεν καταδικάζουμε την αντίσταση στη ρωσική εισβολή. Δεν είμαστε καν αντίθετοι στον ένοπλο αγώνα, εφόσον δεν αναπαράγει τη λογική του μιλιταρισμού και στρέφεται ενάντια στα κράτη και στους στρατούς τους. Απορρίπτουμε όμως τη στρατηγική του συμβατικού πολέμου και τις μιλιταριστικές μορφές σύγκρουσης. Από αναρχική σκοπιά, η αντίσταση στις επιθετικές πολιτικές ενός κράτους (π.χ. της Ρωσίας) δεν μπορεί να μετατρέπεται σε πρακτική υπεράσπιση ενός άλλου κράτους (π.χ. της Ουκρανίας). Υποστηρίζουμε την αυτόνομη αντίσταση απέναντι στον πουτινισμό και τον ρωσικό ιμπεριαλισμό, αλλά και απέναντι στο καθεστώς Ζελένσκι και τον ιμπεριαλισμό της ΕΕ/ΝΑΤΟ. Αυτό σημαίνει αναρχική αντίσταση στον πόλεμο. Στο σημείο από τη δήλωσή τους: «Πιστεύουμε στην ανάγκη διαλόγου γύρω από αμφιλεγόμενα ζητήματα.» Απαντάμε: Οι εδώ και χρόνια «ειδικοί του μονολόγου» προσποιούνται ξαφνικά ότι ενδιαφέρονται για διάλογο. Δεν πείθουν κανέναν. Στα συγκεκριμένα εγχειρήματα συμμετέχουν άνθρωποι που αποφεύγουν τον διά ζώσης διάλογο, συκοφαντούν αναρχικούς(2), προβαίνουν σε επικίνδυνο doxxing(3) και ασκούν λεκτική και σωματική βία(4). Μερικοί από τους υπογράφοντες πιέζουν συλλογικότητες να αποκλείσουν αντιμιλιταριστές από αναρχικές διοργανώσεις(5) ή συμμετέχουν άμεσα στη δολιοφθορά αντιμιλιταριστικών πρωτοβουλιών(6). Ο «διάλογος» που επικαλούνται είναι καθαρά εργαλειακός: θέλουν χώρους όπου θα εξασφαλίζουν χρήματα και πόρους για στρατιώτες. Δεν έχουν δείξει καμία διάθεση να ακούσουν κριτική. Η κριτική στους μιλιταριστικούς και φιλοπολεμικούς προσανατολισμούς τους έχει διατυπωθεί ξανά και ξανά από αναρχικούς. Δεν υπάρχει καμία αυτοκριτική, καμία αναγνώριση λαθών. Γιατί λοιπόν να επιμείνει κανείς σε διάλογο; Δεν θα ήταν ούτε παραγωγικός ούτε ειλικρινής. Σε ένα ακόμα σημείο από τη δήλωσή τους: «Δεν θεωρούμε ότι το έργο των ‘Solidarity Collectives’ και ‘ABC–Belarus’ είναι με οποιονδήποτε τρόπο υπέρ του πολέμου ή υποστηρικτικό του κρατικού μιλιταρισμού.» Απαντάμε: Και οι δύο ομάδες παρέχουν προπαγανδιστική, οικονομική και υλική στήριξη σε στρατιώτες του ουκρανικού στρατού, ο οποίος διεξάγει πόλεμο με τη Ρωσία. Γιατί αρνούνται οι υπογράφοντες να αναγνωρίσουν ότι ο ουκρανικός στρατός και το προσωπικό του είναι η ίδια η υλική μορφή του κρατικού μιλιταρισμού; Δεν υπάρχει πιο ολοκληρωμένη μιλιταριστική δομή από έναν κρατικό στρατό. Γιατί αρνούνται να παραδεχτούν ότι υπερασπίζονται μια φιλοπόλεμη θέση, όταν στηρίζουν στρατιώτες μιας κρατικής πολεμικής μηχανής; Πρόκειται για ασυνέπεια, πολιτικό χειρισμό ή αδυναμία κατανόησης των βασικών συνθηκών; Ισχυρίζονται ότι αντιτίθενται στον μιλιταρισμό, αλλά όταν στρατιώτες λιποτακτούν από τον ουκρανικό στρατό ή όταν άνδρες στην Ουκρανία υφίστανται αναγκαστική στρατολόγηση, δεν δείχνουν καμία έμπρακτη αλληλεγγύη. Καταγγέλλουν τον ρωσικό μιλιταρισμό, αλλά ο μιλιταρισμός της Ουκρανίας/ΝΑΤΟ/ΕΕ είναι ο βασικός τους σύμμαχος.Αρνούμαστε να συνεργαστούμε μαζί τους επειδή προωθούν μια στρατηγική που καταλήγει σε συμπόρευση με τον δυτικό ιμπεριαλισμό ενάντια στον ρωσικό. Αλλά δεν συνεργαζόμαστε ούτε με όσους συμπλέουν με τον ρωσικό ιμπεριαλισμό. Καμία από αυτές τις επιλογές δεν συνιστά αποτελεσματική στρατηγική για την εργατική τάξη απέναντι στον αμερικανικό και ευρωπαϊκό ιμπεριαλισμό. Απορρίπτουμε οποιονδήποτε μονομερή «αντιιμπεριαλισμό». Ο αγώνας μας στρέφεται ενάντια σε όλα τα ιμπεριαλιστικά κράτη και μπλοκ. Η μακριά λίστα ονομάτων κάτω από τη δήλωσή τους δεν σημαίνει τίποτα. Οι κοινωνικά επαναστατικές ομάδες δεν αξιολογούν την ποιότητα της πρακτικής με ποσοτικά κριτήρια. Ο αριθμός υπογραφών κάτω από μια χειριστική και παραπλανητική δήλωση δεν την καθιστά πολύτιμη. Καμία συσσώρευση κοινωνικά αντιδραστικών και φιλοπολεμικών ομάδων δεν μπορεί να γεννήσει επαναστατική αναρχική πρακτική. Ανάμεσα στους υπογράφοντες εντοπίζονται ψεύτες, χειριστικοί, επιθετικοί, άνθρωποι που συνεργάζονται με την άκρα δεξιά(7), επικίνδυνοι doxxers και εθνικιστές(8). Οι Solidarity Collectives και το ABC–Belarus εκτίθενται δημόσια όταν δηλώνουν ότι διατηρούν επαφές με τέτοια πρόσωπα. Αν ανησυχούν που αναρχικές ομάδες δεν θέλουν να συνεργαστούν μαζί τους, αυτό είναι στην πραγματικότητα θετικό σημάδι. Όσο οι φιλοπόλεμοι της αριστεράς χάνουν στήριξη, η επαναστατική αναρχική τάση αποκτά την απαραίτητη ενέργεια. – Μερικοί αναρχικοί από την Κεντρική Ευρώπη, την Ανατολική Ευρώπη και τα Βαλκάνια anarchist_voices@riseup.net ΣΗΜΕΙΩΣΕΙΣ: (1) Περίπου 250.000 στρατιώτες εγκατέλειψαν τη Ρωσία για να αποφύγουν να αναγκαστούν να πολεμήσουν στον πόλεμο, και περισσότεροι από 300.000 εγκατέλειψαν την Ουκρανία. Επιπλέον, μόνο το 2024, το ρωσικό Υπουργείο Πολέμου κατέγραψε 50.500 περιπτώσεις λιποταξίας και αυθαίρετης εγκατάλειψης μονάδας σε πολεμικό στρατό. https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/ Η φιλοπροεδρική βουλευτής Mariana Bezuhla δήλωσε στις 11 Οκτωβρίου ότι ο αριθμός όσων εγκατέλειψαν τον ουκρανικό στρατό ισούται με το σύνολο του προσωπικού πριν την πλήρη ρωσική εισβολή το 2022. Λίγες μέρες αργότερα, δημοσιεύθηκαν στατιστικά στοιχεία, τα οποία έδειξαν ότι διπλάσιος αριθμός στρατιωτών είχε διαφύγει φέτος σε σχέση με τα πρώτα δυόμισι χρόνια του πολέμου. Συνολικά, κατά τη διάρκεια του πολέμου, άνοιξαν σχεδόν 290.000 ποινικές υποθέσεις για λιποταξία και μη εξουσιοδοτημένη εγκατάλειψη μονάδας. Από τον Ιανουάριο του 2022 έως τον Σεπτέμβριο του 2024, υπήρξαν σχεδόν 90.000 υποθέσεις. Αυτό σημαίνει ότι μόνο κατά το τελευταίο έτος καταγράφτηκαν επιπλέον 200.000 υποθέσεις. Σημαντικό να υπογραμμιστεί ότι δεν αναφερόμαστε στον αριθμό των φυγάδων, αλλά μόνο για τον αριθμό των καταχωρημένων ποινικών υποθέσεων. https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle (2) – Αμφισβητούμε τα ψέματα που διαδίδονται για την AMI https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/ – [Konvulsismo] Από τη Βινίτσα στο Βερολίνο https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/ – Η δυσφήμιση του Dubovik κατά КРАС : ακόμα περισσότερα ψέματα από ό,τι φαινόταν https://aitrus.info/node/6243 – Απάντηση από τους λεγόμενους «αναρχο-πουτινιστές», από ορισμένους συμμετέχοντες στο αντιπολεμικό συνέδριο της Πράγας, Μάιος 2024 https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024 (3) – «Αναρχικοί» που ξεχνούν τις αρχές. Δήλωση της KRAS-IWA https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles – «Για έναν ασφαλή χώρο χωρίς ρουφιάνους και τους συνεργούς τους». https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za–bezpecny–prostor–bez–praskacu–a–jejich–komplicu/ (4) – Επίθεση εναντίον αναρχικού αγωνιστή https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/ – Δεν θα με εκφοβίσουν https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/ (5) – Γιατί δεν θα υπάρχει περίπτερο της AMI στο αναρχικό bookfair στο Brno https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/ (6) – Το Make Tattoo Not War ακυρώνεται // Akce Make Tattoo Not War je zrušena https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/ – Η αριστερά του κεφαλαίου σαμποτάρει το αναρχικό κίνημα: ας αντισταθούμε! https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/ (7) – Συνεργασία των φιλοπόλεμων αναρχικών με την ακροδεξιά. Οι μάσκες έπεσαν ή η αποτυχία του μύθου της «αντιεξουσιαστικής αντίστασης» https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance – Είναι η εθνική δικτατορία ο στόχος των αδιάσπαστων αναρχικών; https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/ – Μύθοι και αλήθεια για τους εχθρούς των εχθρών μας https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/ (8) Στιγμιότυπα από πορεία στις Βρυξέλλες που συνδιοργάνωσε μια από τις υπογράφουσες ομάδες, Anarchist Collective Antwerp (Βέλγιο): https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY Τα συνθήματα που φώναζαν οι διαδηλωτές στα αγγλικά ήταν «Δόξα στο Έθνος! Θάνατος στους εχθρούς του!» και «Η Ουκρανία πάνω από όλα!» (από το «Deutschland uber alles!»). Ναι, πρέπει να είναι ένα απόλυτο μυστήριο το γιατί αυτές οι ομάδες έχουν τόση δυσκολία να διαδώσουν τις ιδέες τους σε αναρχικές εκδηλώσεις… / Românesc / Răspuns la „petiția” stângii pro-război O declarație în sprijinul Solidarity Collectives și ABC-Belarus a fost publicată pe internet:, semnată de o serie de grupuri și indivizx. https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/ Publicăm răspunsul nostru, care nu este însă un dialog cu acești susținători declarați sau ascunși ai militarismului. Dorim pur și simplu să împărtășim public analiza noastră și să consolidăm legătura dintre persoanele cu o perspectivă antimilitaristă și revoluționară defetistă. [..] Declarația la care răspundem a fost scrisă de susținători ai războiului, care reproduc o narațiune binară în acest scop: anarhiștx din europa de est-empatici și solidari versus anarhiștx din europa de vest-aroganți și nesolidari. Această relatare este falsă și manipulatoare. Cei care împărtășesc această narațiune refuză să recunoască faptul că o critică a proiectelor pro-război precum Solidarity Collectives și ABC – Belarus, există și în mediul anarhist din europa de est. Semnatarii declarației ignoră această tendință antimilitaristă în relatarea lor sau mint când afirmă că aceștia sunt putiniști sau propagandiști pro-ruși. Ei susțin în mod repetat că „vocea europei de est” este ignorată în europa de vest, în timp ce ei înșiși ignoră vocile antimilitariste și anti-război din regiunile europei de est. Trebuie adăugat că aceste voci ignorate provin și de la un număr relativ mare de persoane aflate direct în zona de război. Prin aceasta ne referim nu numai la colectivele anarhiste, ci și la alte persoane din clasa muncitoare care refuză să susțină eforturile de război ale statelor „lor” și ale statelor vecine. Să privim la câți oameni au dezertat din armatele ruse și ucrainene și câți oameni din ambele țări evită mobilizarea(1). Sute de mii de oameni sunt ignorați de această „stângă radicală” care ne spune că reprezintă vocile europei de est și luptă împotriva aroganței vestului/occidentului. Narațiunea lor binară este ipocrită. Contradicția nu este între anarhiștix din est și cei din vest. Există doar o contradicție între tendințele revoluționare și contrarevoluționare, care există în toate regiunile. Cităm din declarația lor: „[Se] scriu diverse tipuri de „declarații” prin care [se] condamnă eforturile de sprijinire a rezistenței ucrainene împotriva invaziei rusești.” Răspundem: Nu condamnăm rezistența împotriva invaziei rusești. Nu ne opunem nici măcar luptei armate, atâta timp cât aceasta nu reproduce logica militaristă și este îndreptată împotriva statelor și armatelor lor. Cu toate acestea, respingem strategia războiului convențional și formele militariste de luptă. Din perspectiva anarhistă, rezistența față de politicile agresive ale unui stat (e.g., rusia) nu ar trebui să fie un serviciu practic în apărarea unui alt stat (e.g., ucraina). Susținem rezistența autonomă împotriva putinismului și imperialismului rus, dar și împotriva regimului zelensky și imperialismului ue/nato. Aceasta este rezistența anarhistă împotriva războiului. Cităm din declarația lor: „Credem în necesitatea dialogului pe teme controversate”. Răspundem: Pentru mult timp s-au prezentat drept „experți în monolog”, dar brusc pretind că sunt interesați de dialog. Acest lucru nu este deloc convingător. Persoanele care evită în mod deliberat dialogul față în față, calomniază anarhiștx(2), se angajează în activități periculoase de doxxing(3) și sunt agresive verbal și/[sau] fizic(4) colaborează la aceste proiecte. Unii semnatari exercită presiuni asupra altor grupuri pentru a împiedica antimilitaristii să participe la evenimente anarhiste(5) sau participă direct la sabotarea activităților antimilitariste(6). Considerăm că, în acest context, apelul la dialog este o manevră politică manipulatoare. Se caută să se câștige arii în care să primească bani și resurse pentru soldați. Credem că nu vor să asculte criticile adversarilor lor și să discute probleme controversate. Anarhiștx au exprimat în repetate rânduri analize critice ale tendințelor lor militariste și pro-război din trecut. Nu a existat nicio auto-reflecție sau recunoaștere a greșelilor. De ce ce să insistăm așadar asupra dialogului cu ei? Nu poate fi un proces constructiv. Cităm din declarația lor: „Nu considerăm că activitatea „Solidarity Collectives” și „ABC-Belarus” este în vreun fel pro-război sau susține militarismul de stat”. Răspundem: Ambele grupuri oferă sprijin propagandistic, financiar și material soldaților armatei ucrainene, care se află în război cu rusia. De ce semnatarii acestei declarații refuză să recunoască faptul că armata ucraineană și soldații săi sunt întruchiparea militarismului de stat? Nu există structură mai militaristă decât armata unui stat. De ce aceste persoane refuză să recunoască că apără o poziție pro-război atunci când susțin soldații armatei statului implicați în război? Este vorba de nesinceritate, manipulare politică sau de faptul că nu se înțelege contextul de bază? Pretind că sunt împotriva militarismului, dar când soldații dezertează din armata ucraineană sau bărbații din Ucraina sunt mobilizați cu forța, nu manifestă solidaritate concretă cu aceste persoane. Se opun militarismului rusiei, dar militarismul ucrainei/nato/ue este principalul lor aliat. Refuzăm să cooperăm cu aceste grupuri deoarece ele pledează pentru cooperarea cu imperialismul occidental în războiul său împotriva imperialismului rus. Cu toate acestea, nu cooperăm nici cu cei care conlucrează cu imperialismul rus, deoarece aceasta nu este o strategie constructivă pe care clasa muncitoare ar putea-o utiliza în mod eficient împotriva imperialismului american și european. Respingem orice formă de antiimperialism unilateral. Luptăm împotriva tuturor statelor și blocurilor imperialiste. Lista numelor și titlurilor de sub declarație este foarte lungă, dar asta nu înseamnă că este și semnificativă. Grupurile revoluționare sociale nu [iși] evaluează calitatea practicii prin măsuri cantitative. Numărul de semnături de sub o declarație manipulatoare și înșelătoare nu o face un document valoros. Nici măcar cea mai mare sumă de grupuri social-reacționare și pro-război nu poate da naștere unei practici anarhiste revoluționare. Lista semnatarilor declarației menționate mai sus include destul de mulți oameni nesinceri, manipulatori, agresori, colaboratori cu extrema dreaptă(7), precum și doxxeri și naționaliști periculoși(8). Grupuri precum Solidarity Collectives și ABC – Belarus se discreditează singure prin declarațiile publice potrivit cărora mențin legătura cu aceste persoane controversate. Dacă își exprimă îngrijorarea că anarhiștii nu vor să coopereze cu ele, acest lucru este de fapt un semn pozitiv. În timp ce susținătorii de stânga ai militarismului pierd sprijinul, tendința anarhistă revoluționară isi adună energia necesară. – niste anarhiștx din europa centrală, europa de est și balcani anarchist_voices@riseup.net NOTE: (1) Aproximativ 250.000 de recruți au părăsit rusia pentru a evita să fie obligați să lupte în război, iar peste 300.000 au fugit din ucraina. Mai mult, numai în 2024, ministerul războiului rus a înregistrat 50.500 de cazuri de dezertare și abandon neautorizat al unei unități din armata beligerantă. https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/ Deputata pro-prezidențială mariana bezuhla a declarat pe 11 octombrie că numărul personalului care a fugit din armata ucraineană era egal cu numărul total al personalului existent înainte de invazia rusă pe scară largă din 2022. Câteva zile mai târziu, au apărut statistici privind criminalitatea, care arătau că în acest an au fugit de două ori mai mulți militari decât în primii doi ani și jumătate de război. În total, în timpul războiului au fost deschise aproape 290 000 de dosare penale pentru SZCh și dezertare. Din ianuarie 2022 până în septembrie 2024, au fost înregistrate aproape 90 000 de cazuri. Aceasta înseamnă că numai în ultimul an au fost deschise încă 200.000 de dosare. Este important să subliniem că nu vorbim despre numărul de persoane fugare, ci numai despre numărul de dosare penale înregistrate. https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle (2) – Respingem minciunile răspândite despre AMI https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/ – [Konvulsismo] De la Vinnytsia la Berlin https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/ – Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось https://aitrus.info/node/6243 – Răspunsul așa-numiților „anarho-putiniști”, din partea unor participanți la congresul anti-război de la Praga, mai 2024 https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024 (3) – „Anarhiștii” care uită principiile. Declarație a KRAS-IWA https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles – Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/ (4) – Atac împotriva unui militant anarhist https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/ – I will not be intimidated https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/ (5) – Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/ (6) – Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/ – The left of capital is sabotaging the anarchist movement: let’s fight back! https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/ (7) – Colaborarea anarhiștilor pro-război cu extrema dreaptă. Măștile au căzut, sau eșecul mitului „rezistenței anti-autoritare” https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance – Este dictatura națională obiectivul anarhiștilor de neclintit? https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/ – Mituri și adevăruri despre dușmanii dușmanilor noștri https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/ (8) Iată câteva imagini de la capul unei demonstrații din Bruxelles, co-organizată de unul dintre semnatarii oficiali ai acestui apel, Anarchist Collective Antwerp (Belgia) https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY În engleză, sloganurile scandate în timpul marșului sunt „Glorie națiunii! Moarte dușmanilor ei!” și „Ucraina mai presus de toate!” (preluat din „Deutschland uber alles!”). Da, trebuie să fie un mister de ce aceste grupuri au atâtea probleme în a-și răspândi ideile la evenimentele anarhiste… / Magyarul / Válasz a háborúpárti baloldal „petíciójára” Az interneten megjelent egy nyilatkozat a Szolidaritási Kollektívák és az ABC-Belarus támogatásáról, amelyet számos csoport és magánszemély aláírt. (https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/) Közzétesszük válaszunkat, amely azonban nem párbeszéd a militarizmus ezen nyílt és burkolt támogatóival. Egyszerűen csak szeretnénk nyilvánosan megosztani elemzésünket, és erősíteni a kapcsolatot az antimilitarista és forradalmi defetista szemléletű emberek között. [..] Azt a nyilatkozatot, amelyre válaszolunk, a háború támogatói írták, akik erre a célra egy bináris narratívát alkalmaznak: empatikus és támogató kelet-európai anarchisták kontra arrogáns és támogatást nem nyújtó nyugat-európai anarchisták. Ez a narratíva hamis és manipulatív. Azok, akik ezt a narratívát osztják, nem hajlandók elismerni, hogy az olyan háborúpárti projektek kritikája, mint például a Solidarity Collectives és az ABC-Belarus, a kelet-európai anarchista körökben is létezik. A nyilatkozat aláírói narratívájukban figyelmen kívül hagyják ezt az antimilitarista tendenciát, vagy hazudnak, amikor azt állítják, hogy ezek putyinisták vagy oroszbarát propagandisták. Folyton azt állítják, hogy Nyugat-Európában nem veszik figyelembe a „kelet-európai hangot”, miközben ők maguk figyelmen kívül hagyják a kelet-európai régiók antimilitarista és háborúellenes hangjait. Hozzá kell tenni, hogy ezek a figyelmen kívül hagyott hangok viszonylag nagy számban közvetlenül a háborús övezetből érkeznek. Ez alatt nemcsak anarchista kollektívákat értünk, hanem más munkásosztálybeli embereket is, akik nem hajlandók támogatni „saját” államuk és a szomszédos államok háborús erőfeszítéseit. Nézzük csak meg, hányan dezertáltak az orosz és az ukrán hadseregből, és hányan kerülik el a mozgósítást mindkét országban(1)! Ez a „radikális baloldal”, amely azt állítja, hogy Kelet-Európa hangját képviseli és a Nyugat arroganciája ellen küzd, több százezer embert figyelmen kívül hagy. Bináris narratívájuk képmutató. Az ellentmondás nem a nyugati és a keleti anarchisták között van. Egyedül a forradalmi és ellenforradalmi tendenciák között van ellentmondás, amelyek minden régióban jelen vannak. Idézünk a nyilatkozatukból: „Különféle »nyilatkozatokat« írnak, amelyekben elítélik az orosz invázióval szembeni ukrán ellenállás támogatását.” Mi azt válaszoljuk: Nem ítéljük el az orosz invázióval szembeni ellenállást. Ahogyan nem ellenezzük a fegyveres harcot sem, amennyiben az nem a militarista logika másolásán alapul, és az államok és azok hadseregei ellen irányul. Elutasítjuk azonban a hagyományos hadviselés stratégiáját és a militarista harci formákat. Anarchista szemszögből nézve az egyik állam (pl. Oroszország) agresszív politikájával szembeni ellenállás nem lehet egy másik állam (pl. Ukrajna) védelmében tett gyakorlati szolgálat. Támogatjuk az autonóm ellenállást a putyinizmus és az orosz imperializmus ellen, de ugyanúgy a Zelenszkij-rezsim és az EU/NATO imperializmus ellen is. Ez a háborúval szembeni anarchista ellenállás. Idézünk a nyilatkozatukból: „Hiszünk a vitatott kérdésekről való párbeszéd szükségességében.” Mi azt válaszoljuk: Ők hosszú ideje úgy mutatják be magukat, mint akik »szakértők a monológban«, erre most hirtelen úgy tesznek, mintha érdekelné őket a párbeszéd. Ez egyáltalán nem meggyőző. Azok az emberek, akik szándékosan kerülik a személyes párbeszédet, rágalmazzák az anarchistákat(2), veszélyes doxolásban vesznek részt(3), valamint verbálisan és fizikailag agresszívek(4), együttműködnek ezekben a projektekben. Néhány aláíró más csoportokat is nyomás alá helyez, hogy megakadályozzák az antimilitaristák anarchista rendezvényeken való részvételét(5), vagy közvetlenül részt vesznek antimilitarista tevékenységek szabotálásában(6). Úgy véljük, ebben a kontextusban a párbeszédre való felhívás manipulatív politikai számítás. Olyan tereket akarnak szerezni, ahol pénzt és erőforrásokat szerezhetnek katonák számára. Úgy véljük, hogy ők nem akarják meghallgatni ellenfeleik kritikáját, sem pedig megtárgyalni a vitás kérdéseket. Az anarchisták a múltban többször is kritikus elemzést fogalmaztak meg militarista és háborúpárti tendenciáikról. Nem történt önreflexió, ahogyan a hibák elismerése sem. Akkor miért ragaszkodjunk a velük való párbeszédhez? Ez nem lehet konstruktív folyamat. Idézünk a nyilatkozatukból: „Mi nem tekintjük a »Solidarity Collectives« és az »ABC-Belarus« munkáját semmilyen formában háborúpárti vagy az állami militarizmust támogató tevékenységnek.” Mi azt válaszoljuk: Mindkét csoport propaganda, pénzügyi és anyagi támogatást nyújt az Oroszországgal háborúzó ukrán hadsereg katonáinak. Miért nem hajlandók a nyilatkozat aláírói elismerni, hogy az ukrán hadsereg és katonái az állami militarizmus megtestesítői? Nincs militaristább struktúra, mint egy állami hadsereg. Miért nem hajlandók ezek az emberek elismerni, hogy háborúpárti álláspontot képviselnek, amikor a háborúban részt vevő állami hadsereg katonáit támogatják? Mindez kétszínűség, politikai manipuláció lenne részükről, vagy egyszerűen nem értik az alapvető összefüggéseket? Azt állítják, hogy ellenzik a militarizmust, de amikor katonák dezertálnak az ukrán hadseregből, vagy Ukrajnában erőszakkal mozgósítják a férfiakat, nem mutatnak gyakorlati szolidaritást ezekkel az emberekkel. Ellenzik Oroszország militarizmusát, de Ukrajna/a NATO/az EU militarizmusa a fő szövetségesük. Nem vagyunk hajlandók együttműködni velük, mert ők a nyugati imperializmus és az orosz imperializmus közötti háborúban a nyugati imperializmussal való együttműködést támogatják. Mindazonáltal nem kooperálunk azokkal sem, akik az orosz imperializmussal működnek együtt, mert ez nem egy olyan konstruktív stratégia, amelyet a munkásosztály hatékonyan alkalmazhatna az amerikai és európai imperializmus ellen. Elutasítunk minden egyoldalú antiimperializmust. Mi minden imperialista állammal és blokkal szemben harcolunk. A nyilatkozat alatt szereplő nevek és címek listája igen hosszú, de ez nem egyenértékű azzal, hogy jelentős is lenne. A társadalmi forradalmat szorgalmazó csoportok nem mennyiségi mutatók alapján értékelik a gyakorlat minőségét. Egy manipulatív és megtévesztő nyilatkozat alatt szereplő aláírások száma azt még nem teszi értékes dokumentummá. A társadalmi reakció és a háború pártján álló csoportok összessége soha nem idézhet elő forradalmi anarchista gyakorlatot. A fent említett nyilatkozat aláíróinak listája jó néhány hazugot, manipulátort, agresszort, szélsőjobboldallal kollaborálót(7), valamint veszélyes doxolókat és nacionalistákat(8) tartalmaz. Az olyan csoportok, mint a Solidarity Collectives és az ABC-Belarus, nyilvánosan kijelentve, hogy kapcsolatot tartanak fenn ezekkel a vitatott személyekkel, hiteltelenné teszik magukat. Ha aggodalmukat fejezik ki amiatt, hogy anarchisták nem akarnak velük együttműködni, ez valójában pozitív jel. Míg a militarizmus baloldali támogatói veszítenek támogatottságukból, a forradalmi anarchista tendencia egyre inkább megszerzi a szükséges energiát. – Néhány anarchista Közép-Európából, Kelet-Európából és a Balkánról anarchist_voices@riseup.net MEGJEGYZÉSEK: (1) Körülbelül 250.000 besorozott hagyta el Oroszországot, hogy elkerülje a háborúban való kényszerű harcot, és több mint 300.000-en menekültek el Ukrajnából. Ráadásul egyedül 2024-ben az orosz hadügyminisztérium 50.500 dezertálási és engedély nélküli egységelhagyási esetet regisztrált a hadviselő hadseregnél. https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/ Marjana Bezula elnökpárti parlamenti képviselő október 11-én kijelentette, hogy az ukrán hadseregből dezertáltak száma megegyezik a 2022-es teljes körű orosz invázió előtti személyi állomány teljes létszámával. Néhány nappal később bűnügyi statisztikák jelentek meg, amelyekből kiderült, hogy idén kétszer annyi katona szökött meg, mint a háború első két és fél évében. A háború alatt összesen közel 290.000 büntetőeljárás indult engedély nélküli távollét és dezertálás miatt. 2022 januárja és 2024 szeptembere között közel 90.000 ilyen eset történt. Ez azt jelenti, hogy csak az elmúlt évben további 200.000 ügyet indítottak. Fontos hangsúlyozni, hogy nem a szökésben lévő személyek számáról beszélünk, hanem mindössze a nyilvántartásba vett büntetőügyek számáról. https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle (2) – We refute the lies being spread about AMI https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/ – [Konvulsismo] From Vinnytsia to Berlin https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/ (Magyarul: Vinnicjából Berlinbe – az „anarcho”-militaristák és háborús propagandájuk ellen [konvulsismo] https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/08/09/vinnicjabol-berlinbe-az-anarcho-militaristak-es-haborus-propagandajuk-ellen-konvulsismo/ ) – Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось https://aitrus.info/node/6243 – Response from the so-called ‘anarcho-putinists’, from some participants from the Prague anti-war congress, May 2024 https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024 (3) – “Anarchists” who forget the principles. Statement by KRAS-IWA https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles – Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/ (4) – Attack against an anarchist militant https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/ (Magyarul: Barikád Kollektíva – Részeg Hajó: Támadás egy anarchista mozgalmár ellen https://reszeghajo.hu/korunk-anarchista-kommunista-dokumentumaibol/korunk-anarchista-kommunista-dokumentumaibol-html-pdf-allomany/ ) – I will not be intimidated https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/ (Magyarul: Lukáš Borl: Nem lehet megfélemlíteni https://reszeghajo.hu/korunk-anarchista-kommunista-dokumentumaibol/korunk-anarchista-kommunista-dokumentumaibol-html-pdf-allomany/ ) (5) – Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/ (6) – Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/ – The left of capital is sabotaging the anarchist movement: let’s fight back! https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/ (7) – Collaboration of pro-war anarchists with the far-right. Masks are off or the fail of the “anti-authoritarian resistance” myth https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance – Is national dictatorship the goal of unbreakable anarchists? https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/ – Myths and the truth about the enemies of our enemies https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/ (8) Íme néhány felvétel a brüsszeli tüntetés éléről, amelyet a felhívás egyik hivatalos aláírója, az Anarchist Collective Antwerp (Belgium) szervezett. https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY Az angol nyelvű szlogenek, amelyekkel a tüntetők vonultak, a következők: „Dicsőség a nemzetnek! Halál az ellenségeire!”, valamint „Ukrajna mindenek felett!” (a „Deutschland über alles!” szlogenből átvéve). Nos tehát igen, teljes rejtély, hogy ezek a csoportok miért küzdenek ennyire azzal, hogy anarchista rendezvényeken terjesszék az eszméiket… / Česky / Odpověď na “petici” proválečné levice Na internetu bylo publikováno prohlášení na podporu Solidarity Collectives a ABC-Belarus, které je podepsané řadou skupin a jednotlivců. https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/ Přinášíme naši reakci, která však není dialogem s těmito otevřenými a skrytými zastánci militarismu. Chceme pouze veřejně sdílet naši analýzu a upevnit spojení mezi lidmi s antimilitaristickou a revolučně defétistickou perspektivou. (poznámka: Verze v jiných jazycích jsou zveřejněny pod tímto prohlášením!) Prohlášení, na které reagujeme, bylo napsáno zastánci války, kteří za tímto účelem reprodukují binární narativ: empatické a solidární anarchisty z východní Evropy versus povýšenecké a nesolidární anarchisty ze západní Evropy. Tento narativ je falešný a manipulativní. Ti, kdo ho sdílejí, například odmítají uznat, že kritika proválečných projektů, jako jsou Solidarity Collectives a ABC Belarus, existuje i v anarchistickém prostředí ve východní Evropě. Signatáři prohlášení tuto antimilitaristickou tendenci ve svém narativu ignorují nebo lžou, když tvrdí, že se jedná o putinisty nebo proruské propagandisty. Opakovaně tvrdí, že “východoevropský hlas” je v západní Evropě přehlížen, zatímco oni sami přehlížejí antimilitaristické a protiválečné hlasy z východoevropských regionů. Je třeba dodat, že tyto přehlížené hlasy pocházejí také od relativně velkého počtu lidí přímo z válečné zóny. Tím nemáme na mysli pouze anarchistické kolektivy, ale také další lidi z dělnické třídy, kteří odmítají podporovat válečné úsilí „svého” a sousedních států. Podívejme se, kolik lidí dezertovalo z ruské a ukrajinské armády a kolik lidí se v obou zemích vyhýbá mobilizaci(1). Stovky tisíc lidí jsou ignorovány touto „radikální levicí”, která nám tvrdí, že zastupuje hlasy východní Evropy a bojuje proti povýšenectví Západu. Jejich binární narativ je pokrytecký. Vážný rozpor není mezi anarchisty ze Západu a těmi z Východu. Existuje pouze rozpor mezi revolučními a kontrarevolučními tendencemi, které jsou přítomny ve všech regionech. Citujeme z jejich prohlášení: “píší různá „prohlášení”, kde odsuzují práci podporující odpor proti ruské invazi.” Odpovídáme: Neodsuzujeme odpor proti ruské invazi. Nejsme ani proti ozbrojenému boji, pokud nekopíruje militaristickou logiku a je namířen proti státům a jejich armádám. Odmítáme však strategii konvenční války a militaristické formy boje. Z anarchistického pohledu by odpor proti agresivní politice jednoho státu (např. Ruska) neměl být praktickou službou na obranu jiného státu (např. Ukrajiny). Podporujeme autonomní odpor proti putinismu a ruskému imperialismu, ale také proti Zelenského režimu a imperialismu EU/NATO. To je anarchistický odpor proti válce. Citujeme z jejich prohlášení: “věříme v potřebu dialogu o kontroverzních otázkách.” Odpovídáme: Dlouho se prezentovali jako “experti na monolog”, ale najednou předstírají, že mají zájem o dialog. To vůbec není přesvědčivé. Na těchto projektech spolupracují lidé, kteří záměrně vyhýbají přímému dialogu, pomlouvají anarchisty(2), zapojují se do nebezpečného doxxingu(3) a jsou verbálně i fyzicky agresivní(4). Někteří signatáři také vyvíjejí tlak na jiné skupiny, aby zabránili antimilitaristům účastnit se anarchistických akcí(5) nebo se přímo podílejí na sabotování antimilitaristických aktivit(6). Věříme, že výzva k dialogu je v tomto kontextu manipulativní politický kalkul. Chtějí získat prostory, ve kterých budou dostávat peníze a zdroje pro vojáky. Domníváme se, že nechtějí naslouchat kritice svých oponentů a diskutovat o kontroverzních tématech. Anarchisté v minulosti opakovaně vyjádřili kritickou analýzu jejich militaristických a proválečných tendencí. Nedošlo k žádné sebereflexi ani uznání chyb. Proč tedy trvat na dialogu s nimi? Nemůže to být konstruktivní proces. Citujeme z jejich prohlášení: “Nepovažujeme aktivity Solidarity Collectives a ABC-Belarus žádným způsobem za „proválečné” nebo jakkoli podporující státní militarismus.” Odpovídáme: Obě tyto skupiny poskytují propagandistickou, finanční a materiální podporu vojákům ukrajinské armády, která je ve válce s Ruskem. Proč signatáři tohoto prohlášení odmítají uznat, že ukrajinská armáda a její vojáci jsou ztělesněním státního militarismu? Neexistuje struktura, která by byla militarističtější než státní armáda. Proč tito lidé odmítají uznat, že hájí proválečné postoje, když podporují vojáky státní armády zapojené do války? Je to neupřímnost, politická manipulace, nebo nechápou základní souvislosti? Tvrdí, že jsou proti militarismu, ale když vojáci dezertují z ukrajinské armády nebo jsou muži na Ukrajině násilně mobilizováni, neprojevují těmto lidem praktickou solidaritu. Namítají proti ruskému militarismu, ale militarismus Ukrajiny/NATO/EU je jejich hlavním spojencem. Odmítáme s nimi spolupracovat, protože prosazují spolupráci se západním imperialismem ve válce proti ruskému imperialismu. Nespolupracujeme ani s těmi, kteří spolupracují s ruským imperialismem, protože to není konstruktivní strategie, kterou by dělnická třída mohla účinně použít proti americkému a evropskému imperialismu. Odmítáme veškerý jednostranný antiimperialismus. Bojujeme proti všem imperialistickým státům a blokům. Seznam jmen pod prohlášením je velmi dlouhý, což ale neznamená, že je to významné. Sociálně revoluční skupiny nehodnotí kvalitu praxe kvantitativními měřítky. Počet podpisů pod manipulativním a klamavým prohlášením z něj nedělá hodnotný dokument. Ani největší součet sociálně reakčních a proválečných skupin nikdy nemůže vést k revoluční anarchistické praxi. Seznam signatářů zmíněného prohlášení zahrnuje poměrně mnoho lhářů, manipulátorů, agresorů, spolupracovníků s krajní pravicí(7), stejně jako nebezpečných doxxerů a nacionalistů(8). Skupiny jako Solidarity Collectives a ABC – Belarus se diskreditují tím, že veřejně prohlašují, že udržují kontakt s těmito kontroverzními osobami. Pokud vyjadřují obavy, že anarchisté s nimi nechtějí spolupracovat, je to ve skutečnosti pozitivní znamení. Zatímco levicoví příznivci militarismu ztrácejí podporu, revoluční anarchistické hnutí získává potřebnou energii. – Někteří anarchisté ze střední Evropy, východní Evropy a Balkánu anarchist_voices@riseup.net POZNÁMKY: (1) Zhruba 250 000 branců opustilo Rusko, aby se vyhnuli nucené účasti ve válce, a více než 300 000 uprchlo z Ukrajiny. Navíc jen v roce 2024 zaznamenalo ruské ministerstvo války 50 500 případů dezertérství a neoprávněného opuštění jednotky ve válčící armádě. https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/rozhovor-s-anarchosyndikalisty-z-ruska-o-mobilizaci-a-represich/ Proprezidentská poslankyně Mariana Bezuhla 11. října prohlásila, že počet osob, které dezertovaly z ukrajinské armády, se rovná celkovému počtu osob, které v ní sloužily před plnohodnotnou ruskou invazí v roce 2022. O několik dní později se objevily statistiky, které ukazují, že letos uprchlo dvakrát více vojáků než za první dva a půl roku války. Celkem bylo během války zahájeno téměř 290 000 trestních řízení za SZCh a dezerci. Od ledna 2022 do září 2024 bylo zaznamenáno téměř 90 000 případů. To znamená, že jen za poslední rok bylo zahájeno dalších 200 000 řízení. Je důležité zdůraznit, že nemluvíme o počtu uprchlých osob, ale pouze o počtu registrovaných trestních řízení. https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle (2) – Dubovikova pomluva na adresu KRAS: ještě více lží, než se zdálo – https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/09/29/dubovikova-pomluva-na-adresu-kras-jeste-vice-lzi-nez-se-zdalo/ – Vyvracíme lži, které se šíří o AMI https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/11/vyvracime-lzi-ktere-se-siri-o-ami/ – [Konvulsismo] From Vinnytsia to Berlin https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/ – Response from the so-called ‘anarcho-putinists’, from some participants from the Prague anti-war congress, May 2024 https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024 (3) – “Anarchisté”, kteří zapomínají na zásady: Prohlášení KRAS-IWA https://kronika.noblogs.org/post/2022/06/27/anarchiste-kteri-zapominaji-na-zasady-prohlaseni-kras-iwa/ – “Anarchists” who forget the principles. Statement by KRAS-IWA https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles – Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/ (4) – Útok na anarchistického militanta https://lukasborl.noblogs.org/utok-na-anarchistickeho-militanta/ – Nenechám se zastrašit https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/02/13/nenecham-se-zastrasit-lukas-borl/ (5) – Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/ (6) – Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena  https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/ – Levice kapitálu sabotuje anarchistické hnutí: Braňme se! https://actionweek.noblogs.org/post/2024/06/27/levice-kapitalu-sabotuje-anarchisticke-hnuti-branme-se/ (7) – Spolupráce pro-válečných anarchistů*ek s krajní pravicí. Masky jsou pryč aneb selhání mýtu o „antiautoritářském odporu” https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/09/29/spoluprace-pro-valecnych-anarchistu-s-krajni-pravici-masky-jsou-pryc-aneb-selhani-mytu-o-antiautoritarskem-odporu/ – Je národní diktatura cílem nezlomných anarchistů? https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/je-narodni-diktatura-cilem-nezlomnych-anarchistu/ – Mýty a pravda o nepřátelích našich nepřátel https://lukasborl.noblogs.org/nepratele-nasich-nepratalel-z-blizka/ (8) Zde je několik záběrů z čela demonstrace v Bruselu, kterou spolupořádal jeden z oficiálních signatářů této výzvy, Anarchist Collective Antwerp (Belgie). https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY Slogany, za kterými pochodovali se dají přeložit jako, „Sláva národu! Smrt jeho nepřátelům!” a „Ukrajina nade vše!” (převzato z „Deutschland über alles!”). Takže ano, musí být naprostou záhadou, proč mají tyto skupiny takové potíže s šířením svých myšlenek na anarchistických akcích… / Slovensky / Odpoveď na “petíciu” pro-vojnovej ľavice Na internete bolo publikované prehlásenie na podporu Solidarity Collectives a ABC-Belarus, ktoré je podpísané množstvom skupín a jednotlivcov. https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/ Prinášame našu reakciu, ktorá však nie je dialógom s týmito otvorenými a skrytými zástancami militarizmu. Chceme len verejne zdieľať našu analýzu a upevniť spojenie medzi ľuďmi s antimilitaristickou a revolučne defetistickou perspektívou. (poznámka: Verzie v ďalších jazykoch sú zverejnené pod týmto prehlásením!) Prehlásenie, na ktoré reagujeme, bolo napísané zástancami vojny, ktorý za týmto účelom reprodukujú binárny naratív: empatický a solidárny anarchisti z východnej Európy verzus povýšenecký a nesolidárny anarchisti zo západnej Európy. Tento naratív je falošný a manipulatívny. Tí, ktorí ho zdieľajú, napríklad odmietajú uznať, že kritika pro-vojenských projektov, ako sú Solidarity Collectives a ABC Belarus, existuje i v anarchistickom prostredí vo východnej Európe. Signatári prehlásenia túto antimilitaristickú tendenciu vo svojom naratíve ignorujú alebo klamú, keď tvrdia, že se jedná o putinistov alebo pro-ruských propagandistov. Opakovane tvrdia, že “východoeurópský hlas” je v západnej Európe prehliadaný, zatiaľčo oni sami prehliadajú antimilitaristické a protivojnové hlasy z východoeurópskych regiónov. Je treba dodať, že tieto prehliadané hlasy pochádzajú od relatívne veľkého počtu ľudí priamo z vojnovej zóny. Tým nemáme na mysli len anarchistické kolektívy, ale taktiež ďalší ľudia z pracujúcej triedy, ktorý odmietajú podporovať vojenské úsilie „svojho” a susedných štátov. Pozrime sa, koľko ľudí dezertovalo z ruskej a ukrajinskej armády a koľko ľudí sa v oboch krajinách vyhýba mobilizácii(1). Stovky tisíc ľudí sú ignorovaných tejto „radikálnej ľavici”, ktorá nám tvrdí, že zastupuje hlasy východnej Európy a bojuje proti povýšenectvu Západu. Ich binárny naratív je pokrytecký. Vážny rozpor nie je medzi anarchistami zo Západu a tými z Východu. Existuje iba rozpor medzi revolučnými a kontrarevolučnými tendenciami, ktoré sú prítomné vo všetkých regiónoch. Citujeme z ich prehlásenia: “píšu rôzne „prehlásenia”, kde odcudzujú prácu podporujúcu odpor proti ruskej invázii.” Odpovedáme: Neodcudzujeme odpor proti ruskej invázii. Nie sme ani proti ozbrojenému boju, pokiaľ nekopíruje militaristickú logiku a je namierený proti štátom a ich armádam. Odmietame však stratégiu konvenčnej vojny a militaristické formy boja. Z anarchistického pohľadu by odpor proti agresívnej politike jedného štátu (napr. Ruska) nemal byť praktickou službou na obranu iného štátu (napr. Ukrajiny). Podporujeme autonómny odpor proti putinizmu a ruskému imperializmu, ale taktiež proti Zelenského režimu a imperializmu EU/NATO. To je anarchistický odpor proti vojne. Citujeme z ich prehlásenia: “veríme v potrebu dialógu o kontroverzných otázkach.” Odpovedáme: Dlho sa prezentovali ako “experti na monológ”, ale zrazu predstierajú, že majú záujem o dialóg. To vôbec nie je presvedčivé. Na týchto projektoch spolupracujú ľudia, ktorý sa zámerne vyhýbajú priamemu dialógu, ohovárajú anarchistov(2), zapájajú sa do nebezpečného doxxingu(3) a sú verbálne i fyzicky agresívny(4). Niektorí signatári taktiež vyvíjajú tlak na iné skupiny, aby zabránili antimilitaristom účastniť sa anarchistických akcií(5) alebo sa priamo podieľajú na sabotovanie antimilitaristických aktivít(6). Veríme, že výzva k dialógu je v tomto kontextu manipulatívny politický kalkul. Chcú získať priestory, v ktorých budú dostávať peniaze a zdroje pre vojakov. Domnievame sa, že nechcú naslúchať kritike svojich oponentov a diskutovať o kontroverzných témach. Anarchisti v minulosti opakovane vyjadrili kritickú analýzu ich militaristických a pro-vojenských tendencií. Nedošlo k žiadnej sebareflexii ani uznanie chýb. Prečo potom trvať na dialógu s nimi? Nemôže to byť konštruktívny proces. Citujeme z ich prehlásenia: “Nepovažujeme aktivity Solidarity Collectives a ABC-Belarus žiadnym spôsobom za „pro-vojenský” alebo akokoľvek podporujúci štátny militarizmus.” Odpovedáme: Obe tieto skupiny poskytujú propagandistickú, finančnú a materiálnu podporu vojakom ukrajinskej armády, ktorá je vo vojne s Ruskom. Prečo signatári tohoto prehlásenia odmietajú uznať, že ukrajinská armáda a ich vojaci sú stelesneným štátneho militarizmu? Neexistuje štruktúra, ktorá by bola militaristickejšia ako štátna armáda. Prečo títo ľudia odmietajú uznať, že obhajujú pro-vojenské postoje, keď podporujú vojakov štátnej armády zapojených do vojny? Je to neúprimnosť, politická manipulácia, alebo nechápu základne súvislosti? Tvrdia, že sú proti militarizmu, ale keď vojaci dezertujú z ukrajinskej armády alebo sú muži na Ukrajine násilne mobilizovaný, neprejavujú týmto ľuďom praktickú solidaritu. Namietajú proti ruskému militarizmu, ale militarizmus Ukrajiny/NATO/EU je ich hlavným spojencom. Odmietame s nimi spolupracovať, pretože presadzujú spoluprácu so západným imperializmom vo vojne proti ruskému imperializmu. Nespolupracujeme ani s tými, ktorý spolupracujú s ruským imperializmom, pretože to nie je konštruktívna stratégia, ktorou by pracujúca trieda mohla účinne použiť proti americkému a európskemu imperializmu. Odmietame všetky jednostranné anti-imperializmy. Bojujeme proti všetkým imperialistickým štátom a blokom. Zoznam mien pod prehlásením je veľmi dlhý, čo ale neznamená, že je to významné. Sociálne revolučné skupiny nehodnotia kvalitu praxe kvantitatívnymi meradlami. Počet podpisov pod manipulatívnym a klamlivým prehlásením z neho nerobí hodnotný dokument. Ani najväčší súčet sociálne reakčných a pro-vojenských skupín nikdy nemôže viesť k revolučnej anarchistickej praxi. Zoznam signatárov zmieneného prehlásenia zahrňuje pomerne veľa klamárov, manipulátorov, agresorov, spolupracovníkov s krajnou pravicou(7), rovnako ako nebezpečných doxxerov a nacionalistov(8). Skupiny ako Solidarity Collectives a ABC – Belarus sa diskreditujú tým, že verejne prehlasujú, že udržujú kontakt s týmito kontroverznými osobami. Pokiaľ vyjadrujú obavy, že anarchisti s nimi nechcú spolupracovať, je to v skutočnosti pozitívne znamenie. Zatiaľčo ľavicoví priaznivci militarizmu strácajú podporu, revolučné anarchistické hnutí získava potrebnú energiu. – Niektorí anarchisti zo strednej Európy, východnej Európy a Balkánu anarchist_voices@riseup.net POZNÁMKY: (1) Zhruba 250 000 brancov opustilo Rusko, aby sa vyhli nútenej účasti vo vojne, a viac ako 300 000 utieklo z Ukrajiny. Naviac, len v roku 2024 zaznamenalo ruské ministerstvo vojny 50 500 prípadov dezercie a neoprávneného opustenia jednotky v bojujúcej armáde. https://antimilitarizmus.noblogs.org/post/2025/11/22/rozhovor-s-anarchosyndikalisty-z-ruska-o-mobilizaci-a-represich/ Pro-prezidentská poslankyňa Mariana Bezuhla 11. októbra prehlásila, že počet osôb, ktoré dezertovali z ukrajinskej armády, sa rovná celkovému počtu osôb, ktoré v nej slúžili pred plnohodnotnou ruskou inváziou v roku 2022. O niekoľko dní potom sa objavili štatistiky, ktoré ukazujú, že tohto roku utieklo dvakrát viac vojakov ako za prvých dva a pol roku vojny. Celkovo bolo behom vojny začaté takmer 290 000 trestných konaní za SZCh a dezerciu. Od januára 2022 do októbra 2024 bolo zaznamenaných takmer 90 000 prípadov. To znamená, že len za posledný rok bolo začatých ďalších 200 000 konaní. Je dôležité zdôrazniť, že nehovoríme o počte osôb, ktoré utiekli, ale len o počte registrovaných trestných konaní. https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle (2) – Dubovikova pomluva na adresu KRAS: ještě více lží, než se zdálo – https://antimilitarizmus.noblogs.org/post/2024/09/29/dubovikova-pomluva-na-adresu-kras-jeste-vice-lzi-nez-se-zdalo/ – Vyvracíme lži, které se šíří o AMI https://antimilitarizmus.noblogs.org/post/2024/05/11/vyvracime-lzi-ktere-se-siri-o-ami/ – [Konvulsismo] From Vinnytsia to Berlin https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/ – Response from the so-called ‘anarcho-putinists’, from some participants from the Prague anti-war congress, May 2024 https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024 (3) – “Anarchisté”, kteří zapomínají na zásady: Prohlášení KRAS-IWA https://kronika.noblogs.org/post/2022/06/27/anarchiste-kteri-zapominaji-na-zasady-prohlaseni-kras-iwa/ – “Anarchists” who forget the principles. Statement by KRAS-IWA https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles – Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců https://antimilitarizmus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/ (4) – Útok na anarchistického militanta https://lukasborl.noblogs.org/utok-na-anarchistickeho-militanta/ – Nenechám se zastrašit https://antimilitarizmus.noblogs.org/post/2025/02/13/nenecham-se-zastrasit-lukas-borl/ (5) – Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně https://antimilitarizmus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/ (6) – Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/ – Levice kapitálu sabotuje anarchistické hnutí: Braňme se! https://actionweek.noblogs.org/post/2024/06/27/levice-kapitalu-sabotuje-anarchisticke-hnuti-branme-se/ (7) – Spolupráce pro-válečných anarchistů*ek s krajní pravicí. Masky jsou pryč aneb selhání mýtu o „antiautoritářském odporu” https://antimilitarizmus.noblogs.org/post/2024/09/29/spoluprace-pro-valecnych-anarchistu-s-krajni-pravici-masky-jsou-pryc-aneb-selhani-mytu-o-antiautoritarskem-odporu/ – Je národní diktatura cílem nezlomných anarchistů? https://antimilitarizmus.noblogs.org/post/2025/04/30/je-narodni-diktatura-cilem-nezlomnych-anarchistu/ – Mýty a pravda o nepřátelích našich nepřátel https://lukasborl.noblogs.org/nepratele-nasich-nepratalel-z-blizka/ (8) – Tu je niekoľko záberov z čela demonštrácie v Bruseli, ktorú spoluorganizoval jeden z oficiálnych signatárov tejto výzvy, Anarchist Collective Antwerp (Belgie). https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY Slogany, za ktorými pochodovali sa dajú preložiť ako, „Sláva národu! Smrť jeho nepriateľom!” a „Ukrajina nadovšetko!” (prevzaté z „Deutschland über alles!”). Takže áno, musí byť úplnou záhadou, prečo majú tieto skupiny také problémy zo šírením svojich myšlienok na anarchistických podujatiach… / yкраїнський / Відповідь на «петицію» провоєнних лівих В інтернеті було опубліковано заяву на підтримку Solidarity Collectives та ABC-Belarus: підписану низкою груп та окремих осіб. https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/ Ми публікуємо нашу відповідь, яка, однак, не є діалогом з цими відкритими й прихованими прихильниками мілітаризму. Ми просто хочемо публічно поділитися нашим аналізом і зміцнити зв’язок між людьми з антимілітаристською та революційно-дефетистською перспективою. (Примітка: інші мовні версії буде опубліковано нижче цієї заяви!) Заява, на яку ми відповідаємо, написана прихильниками війни, які відтворюють для цього бінарний наратив: емпатійні й солідарні східноєвропейські анархісти проти зарозумілих і не солідарних анархістів із Західної Європи. Цей наратив є хибним і маніпулятивним. Ті, хто його поширює, відмовляються визнавати, що критика провоєнних проєктів, таких як Solidarity Collectives та ABC-Belarus, існує також і в анархістському середовищі Східної Європи. Підписанти заяви ігнорують цю антимілітаристську тенденцію у своєму наративі або ж брешуть, стверджуючи, що це путіністи чи проросійські пропагандисти. Вони постійно заявляють, що «східноєвропейський голос» ігнорується в Західній Європі, водночас самі ігноруючи антимілітаристські та антивоєнні голоси зі східноєвропейських регіонів. Слід додати, що ці проігноровані голоси походять також від відносно великої кількості людей безпосередньо із зони війни. Йдеться не лише про анархістські колективи, а й про інших представників робітничого класу, які відмовляються підтримувати воєнні зусилля «своїх» та сусідніх держав. Подивімося, скільки людей дезертирували з російської та української армій і скільки людей у обох країнах уникають мобілізації(1). Сотні тисяч людей ігноруються цією «радикальною лівицею», яка заявляє, що представляє голоси Східної Європи та бореться із зарозумілістю Заходу. Їхній бінарний наратив є лицемірним. Протиріччя полягає не між анархістами Заходу і Сходу. Є лише протиріччя між революційними та контрреволюційними тенденціями, які існують у всіх регіонах. Цитуємо їхню заяву: «Вони пишуть різного роду “заяви”, засуджуючи роботу з підтримки українського опору російському вторгненню». Ми відповідаємо: Ми не засуджуємо опір російському вторгненню. Ми навіть не виступаємо проти збройної боротьби, доти, доки вона не відтворює мілітаристську логіку і спрямована проти держав та їхніх армій. Однак ми відкидаємо стратегію конвенційної війни та мілітаристські форми боротьби. З анархістської перспективи опір агресивній політиці однієї держави (наприклад, Росії) не повинен перетворюватися на практичну службу в обороні іншої держави (наприклад, України). Ми підтримуємо автономний опір путінізму та російському імперіалізму, але також режиму Зеленського та імперіалізму ЄС/НАТО. Це — анархістський опір війні. Цитуємо їхню заяву: «Ми віримо в необхідність діалогу щодо суперечливих питань». Ми відповідаємо: Вони давно зарекомендували себе як «експерти з монологу», але раптом удають, ніби зацікавлені в діалозі. Це зовсім не переконливо. Люди, які свідомо уникають особистого діалогу, обмовляють анархістів(2), займаються небезпечним доксингом(3), є словесно та фізично агресивними(4), співпрацюють у цих проєктах. Деякі підписанти також тиснуть на інші групи, щоб не допустити антимілітаристів до анархістських заходів(5), або безпосередньо беруть участь у саботажі антимілітаристської діяльності(6). Ми вважаємо, що заклик до діалогу в цьому контексті є маніпулятивним політичним розрахунком. Вони хочуть отримати простори, де їм надаватимуть гроші та ресурси для солдатів. Ми переконані, що вони не хочуть слухати критику з боку опонентів і обговорювати суперечливі питання. Анархісти вже неодноразово висловлювали критичний аналіз їхніх мілітаристських і провоєнних тенденцій у минулому. Жодної саморефлексії чи визнання помилок не було. То навіщо наполягати на діалозі з ними? Це не може бути конструктивним процесом. Цитуємо їхню заяву: «Ми не вважаємо діяльність “Solidarity Collectives” та “ABC-Belarus” у будь-який спосіб провоєнною чи такою, що підтримує державний мілітаризм». Ми відповідаємо: Обидві ці групи надають пропагандистську, фінансову та матеріальну підтримку солдатам української армії, яка веде війну з Росією. Чому підписанти цієї заяви відмовляються визнавати, що українська армія та її солдати є втіленням державного мілітаризму? Не існує структури більш мілітаристської, ніж державна армія. Чому ці люди відмовляються визнавати, що, підтримуючи солдатів державної армії, залученої до війни, вони захищають провоєнну позицію? Це нещирість, політична маніпуляція чи нерозуміння базового контексту? Вони стверджують, що виступають проти мілітаризму, але коли солдати дезертирують з української армії або коли чоловіків в Україні примусово мобілізують, вони не виявляють практичної солідарності з цими людьми. Вони виступають проти мілітаризму Росії, але мілітаризм України/НАТО/ЄС є їхнім головним союзником. Ми відмовляємося співпрацювати з ними, оскільки вони виступають за співпрацю із західним імперіалізмом у його війні проти російського імперіалізму. Водночас ми не співпрацюємо і з тими, хто співпрацює з російським імперіалізмом, адже це не є конструктивною стратегією, яку робітничий клас міг би ефективно використати проти американського та європейського імперіалізму. Ми відкидаємо будь-який однобічний антиімперіалізм. Ми боремося проти всіх імперіалістичних держав і блоків. Список імен і назв під цією декларацією дуже довгий, але це не означає, що він є значущим. Соціально-революційні групи не оцінюють якість практики за кількісними показниками. Кількість підписів під маніпулятивною та оманливою заявою не робить її цінним документом. Навіть найбільша сукупність соціально реакційних і провоєнних груп ніколи не здатна породити революційну анархістську практику. Серед підписантів згаданої заяви є чимало брехунів, маніпуляторів, агресорів, колаборантів з ультраправими(7), а також небезпечних доксерів і націоналістів(8). Такі групи, як Solidarity Collectives та ABC-Belarus, самі себе дискредитують, публічно заявляючи, що підтримують контакти з цими суперечливими особами. Якщо вони висловлюють занепокоєння тим, що анархісти не хочуть із ними співпрацювати, це насправді позитивний знак. Поки ліві прихильники мілітаризму втрачають підтримку, революційна анархістська тенденція набирає необхідної енергії. – Деякі анархісти з Центральної Європи, Східної Європи та Балкан anarchist_voices@riseup.net ПРИМІТКИ: (1) Близько 250 000 призовників покинули Росію, щоб уникнути примусової участі у війні, а понад 300 000 втекли з України. Більше того, лише у 2024 році російське військове міністерство зафіксувало 50 500 випадків дезертирства та несанкціонованого залишення підрозділу в армії, що веде війну. https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/ Пропрезидентська депутатка Маріана Безугла 11 жовтня заявила, що кількість військовослужбовців, які втекли з української армії, дорівнює загальній кількості військовослужбовців, які були до повномасштабного вторгнення Росії у 2022 році. Кілька днів по тому з’явилася статистика злочинності, яка показала, що цього року втекло вдвічі більше військовослужбовців, ніж за перші два з половиною роки війни. Загалом Загалом під час війни було порушено майже 290 000 кримінальних справ за дезертирство та відмову від виконання військового обов’язку. З січня 2022 року по вересень 2024 року було порушено майже 90 000 справ. Це означає, що лише за останній рік було порушено ще 200 000 справ. Важливо підкреслити, що ми говоримо не про кількість осіб, які втекли, а лише про кількість зареєстрованих кримінальних справ. https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle (2) – Ми спростовуємо поширювані неправдиві відомості про AMI https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/ – [Konvulsismo] Від Вінниці до Берліна https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/ – Клевета Дубовика проти КРАС: ще більше брехні, ніж здавалося https://aitrus.info/node/6243 – Відповідь від так званих «анархо-путіністів», від деяких учасників антивоєнного конгресу в Празі, травень 2024 року https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024 (3) – «Анархісти», які забувають про принципи. Заява KRAS-IWA https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles – За безпечний простір без донощиків та їхніх спільників https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/ (4) – Напад на анархістського бойовика https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/ – Я не дам себе залякати https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/  (5) – Чому не буде стенду AMI на анархістській книжковій ярмарці в Брно https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/ (6) – Акція «Make Tattoo Not War» скасована // Akce Make Tattoo Not War je zrušena https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/ – Ліва частина капіталу саботує анархістський рух: давайте боротися назад! https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/ (7) – Співпраця провійськових анархістів з ультраправими. Маски зняті, або провал міфу про «антиавторитарний опір» https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance – Чи є національна диктатура метою непохитних анархістів? https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/ – Міфи та правда про ворогів наших ворогів https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/ (8) Ось кілька кадрів з початку демонстрації в Брюсселі, яку спільно організував один з офіційних підписантів цього заклику, Анархістський колектив Антверпена (Бельгія) https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY На англійській мові гасла, під якими йшли учасники маршу, звучали так: «Слава нації! Смерть її ворогам!» та «Україна понад усе!» (запозичене з «Deutschland uber alles!»). Тож так, мабуть, залишається повним загадкою, чому ці групи мають такі великі труднощі з поширенням своїх ідей на анархістських заходах… / Русский / Ответ на «заявление» провоенных левых В интернете было опубликовано заявление в поддержку «Коллективов солидарности» и АЧК Беларуси, подписанное рядом групп и отдельных лиц. (https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/) Мы публикуем наш ответ, который однако же не является диалогом с этими открытыми и завуалированными сторонниками милитаризма. Мы просто хотим публично высказать нашу позицию и укрепить связи между людьми, которые придерживаются антимилитаристской и пораженческой ориентации. Заявление, на которое мы отвечаем, было написано сторонниками войны, которые воспроизводят бинарный подход к этому вопросу: проявляющие эмпатию и поддержку восточно-европейские анархисты против высокомерных и отказывающих в поддержке анархистов из Западной Европы. Это утверждение является ложным и манипулятивным. Те, кто распространяют этот подход, отказываются учитывать, что критика в адрес таких провоенных проектов как «Коллективы солидарности» и АЧК Беларуси высказывается и в среде анархистов в Восточной Европе. Подписавшие заявление игнорируют это антимилитаристское течение в своих текстах или лгут, именуя его путинистами или пророссийскими пропагандистами. Они раз за разом повторяют, что в Западной Европе не замечают «восточноевропейский голос», сами не замечают антимилитаристские и антивоенные голоса из восточно-европейских регионов. Стоит добавить, что эти не замечаемые ими голоса исходят в том числе от сравнительно большого числа людей непосредственно из зоны войны. При этом мы имеем в виду не только анархистские группы, но и других трудящихся, которые отказываются поддерживать военные усилия «своих» и соседних государств. Достаточно посмотреть на то, какое количество людей дезертировали из российской и украинской армий и сколько людей в обеих странах уклоняются от мобилизации(1). Сотни тысяч людей игнорируются этими «радикальными левыми», которые заявляют нам, что они будто бы представляют голоса Восточной Европы и борются против высокомерия Запада. Их бинарные утверждения лицемерны. Нет никакого противоречия между анархистами с Запада и с Востока. Есть только противоречие между революционным и контрреволюционным течениями, которые проявляются во всех регионах. Цитируем их заявление: «Они написали различные „заявления’’ с осуждением работы в поддержку украинского сопротивления российскому вторжению». Наш ответ: Мы не осуждаем сопротивление российскому вторжению. Мы даже не против вооруженной борьбы, если она не копирует милитаристскую логику и направлена против государств и их армий. Но мы отвергаем стратегию обычной войны и милитаристские формы борьбы. С анархистской точки зрения, сопротивление агрессивной политике одного государства (например, России) не должно быть практической службой в защиту другого государства (например, Украины). Мы поддерживаем автономное сопротивление против путинизма и российского империализма, но также и против режима Зеленского и империализма ЕС / НАТО. Таково анархистское сопротивление против войны. Цитируем их заявление: «Мы убеждены в необходимости диалога по спорным вопросам». Наш ответ: Они давно уже представляют себя в качестве «экспертов по монологу», но теперь вдруг претендуют на заинтересованность в диалоге. Это совершенно неубедительно. В этих проектах участвуют люди, которые сознательно избегают диалога лицом к лицу, клевещут на анархистов(2), вовлечены в опасный доксинг(3) и проявляют словесную и физическую агрессию(4). Некоторые из подписавших также оказывали нажим на другие группы, чтобы помешать антимилитаристам присутствовать на анархистских мероприятиях(5) или прямо участвовали в саботаже антимилитаристских действий(6). Мы убеждены, что в этом контексте их призыв к диалогу — это манипулятивный политический расчет. Они хотят обрести пространство, в котором получат деньги и ресурсы для солдат. Мы убеждены, что они не желают выслушивать критику со стороны оппонентов и обсуждать спорные вопросы. Анархисты неоднократно выступали с критическим анализом их милитаристских и провоенных тенденций в прошлом. Никакой саморефлексии или признания ошибок не последовало. Как же можно настаивать на диалоге с ними? Это не может быть конструктивным процессом. Цитируем их заявление: «Мы не считаем, что работа „Коллективов солидарности“ и „АЧК Беларуси“ является каким-либо образом провоенной или поддерживающей государственный милитаризм». Наш ответ: Обе эти группы оказывают пропагандистскую, финансовую и материальную поддержку солдатам украинской армии, которая находится в состоянии войны с Россией. Каким образом подписавшие это заявление отказываются признавать, что украинская армия и ее солдаты являются воплощением государственного милитаризма? Нет структуры более милитаристской, чем государственная армия. Как эти люди отказываются признать, что они поддерживают провоенную позицию, если они поддерживают солдат государственной армии, вовлеченной в войну? Это неискренность, политическая манипуляция, или они вообще не понимают самый элементарный контекст? Они заявляют, что они против милитаризма, однако когда солдаты дезертируют из украинской армии или мужчины в Украине подвергаются насильственной мобилизации, они не проявляют практической солидарности с этими людьми. Они против российского милитаризма, но милитаризм Украины / НАТО / ЕС — их главный союзник. Мы отказываемся сотрудничать с ними, потому что они выступают за сотрудничество с западным империализмом в войне против российского империализма. Но мы и не сотрудничаем с теми, кто сотрудничает с российским империализмом, потому что и это не является конструктивной стратегией, которую действительно может использовать трудящийся класс в борьбе с американским и европейским империализмом. Мы отвергаем любой односторонний антиимпериализм. Мы боремся против всех империалистических государств и блоков. Список имен и названий под их декларацией весьма длинен, но это не имеет никакого значения. Социально-революционные группы не оценивают качество практики количественными показателями. Количество подписей под манипулятивным и лживым заявлением не делает его ценным документом. Из обилия социально-реакционных и провоенных групп никогда не вырастет революционная анархистская практика. Список подписавших вышеупомянутое заявление включает довольно много лжецов, манипуляторов, агрессоров, лиц, сотрудничающих с крайне правыми(7), а также опасных доксеров и националистов(8). Такие группы, как Коллективы солидарности и АЧК Беларуси дискредитруют себя сами, заявляя, что они поддерживают контакты со столько спорными лицами. Если они выражают озабоченность тем, что анархисты не желают с ними сотрудничать, то это, на самом деле, весьма позитивный знак. В то время как левые сторонники милитаризма теряют поддержку, революционная анархистская тенденция приобретает необходимую ей энергию. – Некоторые анархисты из Центральной Европы, Восточной Европы и Балкан anarchist_voices@riseup.net Примечания (1) В России около 250 тысяч военнообязанных покинули Россию, чтобы не быть отправленными на войну, и более 300 тысяч бежали из Украины. Более того, только в 2024 году российское военное министерство сообщило о 50500 случаях дезертирства и неразрешенного оставления части в воюющей армии. См.: https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/ В Украине пропрезидентски настроенная депутат Мариана Безуглая заявила 11 октября, что число военнослужащих, которые бежали из украинской армии, равно общему числу военнослужащих до российского вторжения в 2022 году. Несколькими днями спустя появилась уголовная статистика, согласно которой в этом году бежало вдвое больше военнослужащих, чем за первые два с половиной года войны. Всего за время войны было возбуждено около 290 тысяч дел по обвинению в оставлении части и дезертирстве. С января 2022 г. по сентябрь 2024 г. было около 90 тысяч дел. Таким образом, только за прошедший год было открыто 200 тысяч дел. Важно отметить, что мы говорим здесь не о числе бежавших, но лишь о количестве зарегистрированных уголовных дел. См.: https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle (2) – См.: We refute the lies being spread about AMI (https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/ ); [Konvulsismo] From Vinnytsia to Berlin (https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/ ); Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось https://aitrus.info/node/6243 ; Response from the so-called ‘anarcho-putinists’, from some participants from the Prague anti-war congress, May 2024 https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024 (3) – См.: “Anarchists” who forget the principles. Statement by KRAS-IWA https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles (по-русски: И снова об анархистах, позабывших принципы — https://www.aitrus.info/node/5973 ); – Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců (https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/ ) (4) – См.: Attack against an anarchist militant (https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/); I will not be intimidated (https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/) (5) – См.: Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně (https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/ ) (6) – См.: Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena (https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/ ); – The left of capital is sabotaging the anarchist movement: let’s fight back! (https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/ ) (7) – Collaboration of pro-war anarchists with the far-right. Masks are off, or the fail of the “anti-authoritarian resistance” myth (https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance ); – Is national dictatorship the goal of unbreakable anarchists? (https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/ ); – Myths and the truth about the enemies of our enemies (https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/ ) (8) Здесь можно найти фото первых рядов демонстрации в Брюсселе, которая была организована в том числе одной из групп, официально подписавших это заявление – Анархистским коллективом Антверпена (Бельгия): https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY Лозунги, за которыми шли участники, были такими: «Слава нации! Смерть ее врагам!» и «Украина превыше всего» (заимствовано у Deutschland uber alles! Так что да, действительно удивительно, почему же это подобные группы испытывают такие затруднения с распространением своих идей на анархистских мероприятиях… / Español / CONTRA EL APOYO IZQUIERDISTA A LA GUERRA Se ha publicado en Internet una declaración en apoyo a los Colectivos Solidarios y ABC-Bielorrusia, firmada por varios grupos y personas. (https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/) Publicamos nuestra respuesta, que no es, sin embargo, un diálogo con estos partidarios abiertos y encubiertos del militarismo. Simplemente queremos compartir públicamente nuestro análisis y fortalecer la conexión entre las personas con una perspectiva antimilitarista y derrotista revolucionaria. La declaración a la que respondemos fue redactada por partidarios de la guerra, que reproducen una narrativa binaria con este fin: anarquistas de Europa del Este empáticos y solidarios frente a anarquistas arrogantes y poco solidarios de Europa Occidental. Esta narrativa es falsa y manipuladora. Quienes comparten esta narrativa se niegan a reconocer que las críticas a proyectos pro-guerra como Solidarity Collectives y ABC- Belarus también existen dentro del entorno anarquista de Europa del Este. Los firmantes de la declaración ignoran esta tendencia antimilitarista en su narrativa o mienten cuando afirman que se trata de putinistas o propagandistas prorrusos. Afirman repetidamente que la «voz del Este europea» se pasa por alto en Europa occidental, mientras que ellos mismos pasan por alto las voces antimilitaristas y antibélicas de las regiones de Europa del Este. Cabe añadir que estas voces ignoradas también provienen de un número relativamente grande de personas directamente de la zona de guerra. Con esto nos referimos no solo a los colectivos anarquistas, sino también a otras personas de la clase trabajadora que se niegan a apoyar los esfuerzos bélicos de «su» país y de los países vecinos. Veamos cuántas personas han desertado de los ejércitos ruso y ucraniano y cuántas personas en ambos países están evitando la movilización(1). Cientos de miles de personas son ignoradas por esta «izquierda radical» que nos dice que representa las voces de Europa del Este y lucha contra la arrogancia de Occidente. Su narrativa binaria es hipócrita. No hay contradicción entre los anarquistas de Occidente y los de Oriente. Solo hay una contradicción entre las tendencias revolucionarias y contrarrevolucionarias, que están presentes en todas las regiones. Citando su declaración: «Están redactando diversos tipos de «declaraciones» condenando el trabajo en apoyo a la resistencia ucraniana contra la invasión rusa». Respondemos: No condenamos la resistencia a la invasión rusa. Ni siquiera nos oponemos a la lucha armada, siempre y cuando no reproduzca la lógica militarista y se dirija contra los Estados y sus ejércitos. Sin embargo, rechazamos la estrategia de la guerra convencional y las formas militaristas de lucha. Desde una perspectiva anarquista, la resistencia a las políticas agresivas de un Estado (por ejemplo, Rusia) no debe ser un servicio práctico en defensa de otro Estado (por ejemplo, Ucrania). Apoyamos la resistencia autónoma contra el putinismo y el imperialismo ruso, pero también contra el régimen de Zelensky y el imperialismo de la UE/OTAN. Esta es la resistencia anarquista contra la guerra. Citaremos su declaración: «Creemos en la necesidad del diálogo sobre temas controvertidos». Respondemos: Durante mucho tiempo se han presentado como «expertos en el monólogo», pero de repente fingen estar interesados en el diálogo. Esto no resulta nada convincente. Personas que evitan deliberadamente el diálogo cara a cara, difaman a los anarquistas(2), se dedican al peligroso doxxing(3) y son verbal y físicamente agresivas(4) están colaborando en estos proyectos. Algunos firmantes también presionan a otros grupos para impedir que los antimilitaristas asistan a eventos anarquistas(5) o participan directamente en el sabotaje de actividades antimilitaristas(6). Creemos que la llamada al diálogo es un cálculo político manipulador en este contexto. Quieren ganar espacios en los que recibirán dinero y recursos para los soldados. Creemos que no quieren escuchar las críticas de sus oponentes ni debatir cuestiones controvertidas. Los anarquistas han expresado repetidamente su análisis crítico de sus tendencias militaristas y belicistas en el pasado. No ha habido autorreflexión ni reconocimiento de errores. Entonces, ¿por qué insistir en el diálogo con ellos? No puede ser un proceso constructivo. Citando su declaración: «No consideramos que el trabajo de los «Colectivos Solidarios» y «ABC-Bielorrusia» sea en modo alguno favorable a la guerra o apoye el militarismo estatal». Respondemos: Ambos grupos proporcionan apoyo propagandístico, financiero y material a los soldados del ejército ucraniano, que está en guerra con Rusia. ¿Por qué los firmantes de esta declaración se niegan a reconocer que el ejército ucraniano y sus soldados son la encarnación del militarismo estatal? No hay estructura más militarista que un ejército estatal. ¿Por qué estas personas se niegan a reconocer que están defendiendo una posición a favor de la guerra cuando apoyan a los soldados del ejército estatal implicados en la guerra? ¿Se trata de falta de sinceridad, manipulación política o es que no comprenden el contexto básico? Afirman estar en contra del militarismo, pero cuando los soldados desertan del ejército ucraniano o los hombres en Ucrania son movilizados a la fuerza, no muestran solidaridad práctica con estas personas. Se oponen al militarismo de Rusia, pero el militarismo de Ucrania/OTAN/UE es su principal aliado. Nos negamos a cooperar con ellos porque abogan por la cooperación con el imperialismo occidental en su guerra contra el imperialismo ruso. Sin embargo, tampoco cooperamos con quienes cooperan con el imperialismo ruso, porque no se trata de una estrategia constructiva que la clase trabajadora pueda utilizar eficazmente contra el imperialismo estadounidense y europeo. Rechazamos todo antiimperialismo unilateral. Luchamos contra todos los Estados y bloques imperialistas. La lista de nombres y títulos que figuran en la declaración es muy larga, pero eso no significa que sea relevante. Los grupos socialmente revolucionarios no evalúan la calidad de la práctica mediante medidas cuantitativas. El número de firmas que figuran en una declaración manipuladora y engañosa no la convierte en un documento valioso. La suma de grupos socialmente reaccionarios y belicistas nunca puede dar lugar a una práctica anarquista revolucionaria. La lista de firmantes de la declaración mencionada incluye a bastantes mentirosos, manipuladores, agresores, colaboradores con la extrema derecha(7), así como peligrosos doxxers y nacionalistas (8). Grupos como Solidarity Collectives y ABC – Belarus se desacreditan a sí mismos al declarar públicamente que mantienen contacto con estas controvertidas personas. Si expresan su preocupación por que los anarquistas no quieran cooperar con ellos, esto es en realidad una señal positiva. Mientras que los partidarios de izquierda del militarismo están perdiendo apoyo, la tendencia anarquista revolucionaria está ganando la energía necesaria. – Algunos anarquistas de Europa Central, Europa del Este y los Balcanes anarchist_voices@riseup.net Notas (1) Alrededor de 250 000 reclutas abandonaron Rusia para evitar ser obligados a luchar en la guerra, y más de 300 000 huyeron de Ucrania. Además, solo en 2024, el Ministerio de Guerra ruso registró 50 500 casos de deserción y abandono no autorizado de una unidad en un ejército en guerra. https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/ La diputada pro-presidencial Mariana Bezuhla declaró el 11 de octubre que el número de efectivos que desertaron del ejército ucraniano equivalía al número total de efectivos que había antes de la invasión rusa a gran escala en 2022. Unos días más tarde, se publicaron las estadísticas sobre delincuencia, que mostraban que el número de militares que habían desertado este año era el doble que en los dos primeros años y medio de la guerra. En total, se abrieron casi 290 000 causas penales por SZCh y deserción durante la guerra. Entre enero de 2022 y septiembre de 2024, se registraron casi 90 000 casos. Esto significa que solo en el último año se abrieron 200 000 casos adicionales. Es importante subrayar que no estamos hablando del número de personas fugitivas, sino solo del número de causas penales registradas. https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle (2) – Refutamos las mentiras que se están difundiendo sobre AMI. https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/ – [Konvulsismo] De Vinnytsia a Berlín https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-de-vinnytsia-a-berlin-espanol/ – Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось https://aitrus.info/node/6243 – Respuesta de los llamados «anarco-putinistas», de algunos participantes del congreso contra la guerra de Praga, mayo de 2024 https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024 (3) – «Anarquistas» que olvidan los principios. Declaración de KRAS-IWA https://iwa-ait.org/node/1034 – Por un espacio seguro sin soplones ni sus cómplices https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/ (4) – Ataque contra un militante anarquista. https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/ – No me dejaré intimidar. https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/ (5) – ¿Por qué no habrá un stand de AMI en la feria del libro anarquista de Brno? https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/ (6) – Se cancela Make Tattoo Not War // Akce Make Tattoo Not War je zrušena https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/ – La izquierda del capital está saboteando el movimiento anarquista: ¡luchemos contra ello! https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-la-izquierda-del-capital-sabotea-el-movimiento-anarquista-contraataquemos/ (7) – Colaboración de anarquistas pro-guerra con la extrema derecha. Se han quitado las máscaras, o el fracaso del mito de la «resistencia antiautoritaria» https://www.federacionanarquista.net/ukr-colaboracion-de-los-anarquistas-pro-guerra-con-la-extrema-derecha-sin-mascaras-o-el-fracaso-del-mito-de-la-resistencia-antiautoritaria/ – ¿Es la dictadura nacional el objetivo de los anarquistas inquebrantables? https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/ – Mitos y verdades sobre los enemigos de nuestros enemigos https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/ (8) Aquí hay algunas imágenes de la cabeza de una manifestación en Bruselas que fue coorganizada por uno de los firmantes oficiales de este llamamiento, el Colectivo Anarquista de Amberes (Bélgica) https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY En inglés, las consignas que se coreaban eran «¡Gloria a la nación! ¡Muerte a sus enemigos!» y «¡Ucrania por encima de todo!» (adoptada de «Deutschland über alles!»). Así que sí, debe ser un completo misterio por qué estos grupos tienen tantas dificultades para difundir sus ideas en eventos anarquistas… / Português / Resposta à «petição» da esquerda pró-guerra Uma declaração de apoio aos Coletivos Solidários e à ABC-Bielorrússia foi publicada na, assinada por vários grupos e indivíduos. https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/ Publicamos a nossa resposta, que não é, no entanto, um diálogo com estes apoiantes abertos e dissimulados do militarismo. Queremos simplesmente partilhar publicamente a nossa análise e reforçar a ligação entre pessoas com uma perspetiva antimilitarista e derrotista revolucionária. (nota: outras versões linguísticas serão publicadas abaixo desta declaração!) A declaração à qual estamos a responder foi escrita por apoiantes da guerra, que reproduzem uma narrativa binária para esse fim: anarquistas empáticos e solidários da Europa Oriental versus anarquistas arrogantes e pouco solidários da Europa Ocidental. Esta narrativa é falsa e manipuladora. Aqueles que partilham esta narrativa recusam-se a reconhecer que as críticas a projetos pró-guerra, como os Coletivos Solidários e ABC – Bielorrússia, também existe dentro do meio anarquista da Europa Oriental. Os signatários da declaração ignoram essa tendência antimilitarista na sua narrativa ou mentem quando afirmam que estes são putinistas ou propagandistas pró-russos. Eles afirmam repetidamente que a «voz da Europa Oriental» é ignorada na Europa Ocidental, enquanto eles próprios ignoram as vozes antimilitaristas e anti-guerra das regiões da Europa Oriental. Deve-se acrescentar que essas vozes ignoradas também vêm de um número relativamente grande de pessoas diretamente da zona de guerra. Com isso, queremos dizer não apenascoletivos anarquistas, mas também outras pessoas da classe trabalhadora que se recusam a apoiar os esforços de guerra dos «seus» Estados e dos Estados vizinhos. Vejamos quantas pessoas desertaram os exércitos russo e ucraniano e quantas pessoas em ambos os países estão a evitar a mobilização(1). Centenas de milhares de pessoas são ignoradas por essa “esquerda radical” que nos diz representa as vozes da Europa Oriental e luta contra a arrogância do Ocidente. A sua narrativa binária é hipócrita. A contradição não é entre anarquistas do Ocidente eos do Leste. Existe apenas uma contradição entre as tendências revolucionárias e contra-revolucionárias, que existem em todas as regiões. Citando a sua declaração: «Eles estão a escrever vários tipos de «declarações» condenando o trabalho em apoio à resistência ucraniana à invasão russa.» Respondemos: Não condenamos a resistência à invasão russa. Nem sequer nos contra a luta armada, desde que ela não reproduza a lógica militarista e seja dirigida contra os Estados e os seus exércitos. No entanto, rejeitamos a estratégia da guerra convencional e formas militaristas de luta. De uma perspectiva anarquista, a resistência às políticas agressivas de um Estado (por exemplo, a Rússia) não deve ser um serviço prático em defesa de outro (por exemplo, a Ucrânia). Apoiamos a resistência autónoma contra o putinismo e o imperialismo russo, mas também contra o regime de Zelensky e o imperialismo da UE/OTAN. Esta é uma resistência anarquista contra a guerra. Citando a sua declaração: «Acreditamos na necessidade de diálogo sobre questões controversas.» Respondemos: há muito que se apresentam como «especialistas em monólogo», mas de repente eles fingem estar interessados no diálogo. Isso não é nada convincente. Pessoas que deliberadamente evitam o diálogo cara a cara, difamam anarquistas(2), se envolvem em doxxing perigoso(3) e são agressivas verbal e fisicamente(4) estão a colaborar nesses projetos. Alguns signatários também pressionam outros grupos para impedir que antimilitaristas participem em eventos anarquistas(5) ou participem diretamente na sabotagem de atividades antimilitaristas(6). Acreditamos que o apelo ao diálogo é um cálculo político manipulador neste contexto. Eles querem ganhar espaços onde receberão dinheiro e recursos para os soldados. Acreditamos que eles não querem ouvir as críticas dos seus oponentes e discutir questões controversas. Os anarquistas têm expressado repetidamente análises críticas sobre as suas tendências militaristas e pró-guerra no passado. Não houve autorreflexão ou reconhecimento de erros. Então, por que insistir no diálogo com eles? Não pode ser um processo construtivo. Citando a sua declaração: «Não consideramos o trabalho dos «Coletivos de Solidariedade» e do «ABC-Bielorrússia» como sendo de alguma forma pró-guerra ou de apoio ao militarismo estatal.» Respondemos: Ambos os grupos fornecem propaganda, apoio financeiro e material aos soldados do exército ucraniano, que está em guerra com a Rússia. Por que razão os signatários desta declaração se recusam a reconhecer que o exército ucraniano e os seus soldados são a personificação do militarismo estatal? Não há estrutura mais militarista do que um exército estatal. Por que é que estas pessoas se recusam a reconhecer que estão a defender uma posição pró-guerra quando apoiam soldados do exército estatal envolvidos na guerra? É insinceridade, manipulação política ou não compreendem o contexto básico? Afirmam ser contra o militarismo, mas quando os soldados desertam do exército ucraniano ou os homens na Ucrânia são mobilizados à força, elas não demonstram solidariedade prática com essas pessoas. Elas se opõem ao militarismo da Rússia, mas o militarismo da Ucrânia/OTAN/UE é o seu principal aliado. Recusamo-nos a cooperar com eles porque defendem a cooperação com o imperialismo ocidental na sua guerra contra o imperialismo russo. No entanto, também não cooperamos com aqueles que cooperam com o imperialismo russo, porque essa não é uma estratégia construtiva que a classe trabalhadora possa usar eficazmente contra o imperialismo americano e europeu. Rejeitamos todo o anti-imperialismo unilateral. Lutamos contra todos osblocos. A lista de nomes e títulos abaixo da declaração é muito longa, mas isso não significa que seja significativa. Os grupos socialmente revolucionários não avaliam a qualidade da prática por medidas quantitativas. O número de assinaturas abaixo de uma declaração manipuladora e enganosa não a torna um documento valioso. Nem mesmo a maior soma de grupos socialmente reacionários e pró-guerra nunca poderá dar origem a práticas anarquistas revolucionárias. A lista de signatários da declaração acima mencionada inclui alguns mentirosos, manipuladores, agressores, colaboradores da extrema direita(7), bem como perigosos doxxers e nacionalistas(8). Grupos como Solidarity Collectives e ABC – Belarus desacreditam-se ao declarar publicamente que mantêm contacto com esses indivíduos controversos. Se eles expressam preocupação com o facto de os anarquistas não quererem cooperar com eles, isso é na verdade um sinal positivo. Enquanto os apoiantes de esquerda do militarismo estão a perder apoio, a tendência anarquista revolucionária está a ganhar a energia necessária. – Alguns anarquistas da Europa Central, Europa Oriental e Balcãs anarchist_voices@riseup.net NOTAS: (1) Cerca de 250 000 recrutas deixaram a Rússia para evitar serem forçados a lutar na guerra, e mais de 300.000 fugiram da Ucrânia. Além disso, somente em 2024, o Ministério da Guerra russo registrou 50 500 casos de deserção e abandono não autorizado de uma unidade num exército em guerra. https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/ A deputada pró-presidencial Mariana Bezuhla afirmou em 11 de outubro que o número de militares que fugiu do exército ucraniano era igual ao número total de militares que havia antes da invasão russa em grande escala invasão russa em grande escala em 2022. Alguns dias depois, surgiram estatísticas criminais mostrando que o dobro de militares fugiram este ano do que nos primeiros dois anos e meio da guerra. No total, quase 290 000 processos criminais por SZCh e deserção foram abertos durante a guerra. De janeiro de 2022 a setembro de 2024, houve quase 90.000 processos. Isso significa que, somente no último ano, foram abertos mais 200.000 processos. É importante sublinhar que não estamos a falar do número de pessoas fugitivas, mas apenas do número de processos criminais registrados. https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle (2) – Refutamos as mentiras que estão a ser espalhadas sobre a AMI https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/ – [Konvulsismo] De Vinnytsia a Berlim https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-de-vinnytsia-para-berlim/ – Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось https://aitrus.info/node/6243 – Resposta dos chamados «anarco-putinistas», de alguns participantes do congresso anti-guerra de Praga, maio de 2024 https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-alguns-participantes-congresso-antiguerra-praga-maio-2024 (3) – «Anarquistas» que esquecem os princípios. Declaração da KRAS-IWA https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles – Por um espaço seguro, sem delatores e seus cúmplices https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/ (4) – Ataque contra um militante anarquista https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/ – Não me deixarei intimidar https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/ (5) – Por que não haverá um estande da AMI na feira do livro anarquista em Brno https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/ (6) – O evento Make Tattoo Not War foi cancelado // Akce Make Tattoo Not War je zrušena https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/ – A esquerda do capital está a sabotar o movimento anarquista: vamos lutar! https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist- movimento-vamos-lutar/ (7) – Colaboração de anarquistas pró-guerra com a extrema-direita. As máscaras caíram, ou o fracasso do mito da «resistência antiautoritária» https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance – A ditadura nacional é o objetivo dos anarquistas inabaláveis? https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-anarquistas-inabaláveis/ – Mitos e verdades sobre os inimigos dos nossos inimigos https://lukasborl.noblogs.org/myths-e-a-verdade-sobre-os-inimigos-dos-nossos-inimigos/ (8) Aqui estão algumas imagens da frente de uma manifestação em Bruxelas, coorganizada organizada por um dos signatários oficiais deste apelo, o Coletivo Anarquista de Antuérpia (Bélgica) https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY Em inglês, os slogans que foram entoados durante a marcha são «Glória à nação! Morte aos seus seus inimigos!» e «Ucrânia acima de tudo!» (adotado de «Deutschland über alles!»). Portanto, sim, debe ser um completo mistério por que esses grupos estão tendo tanta dificuldade em divulgar as suas ideias em eventos anarquistas… / Français / Réponse à la «pétition» de la gauche pro-guerre Une déclaration de soutien à Solidarity Collectives et ABC-Belarus a été publiée sur Interneti, signée par plusieurs groupes et individus. Nous publions notre réponse, qui n’est toutefois pas un dialogue avec ces partisans ouverts et cachés du militarisme. Nous voulons simplement partager notre analyse publiquement et renforcer les liens entre les personnes ayant une perspective antimilitariste et défaitiste révolutionnaire. (Remarque : d’autres versions linguistiques seront publiées sous cette déclaration !) La déclaration à laquelle nous répondons a été rédigée par des partisans de la guerre, qui reproduisent à cette fin un récit binaire : les anarchistes d’Europe de l’Est, empathiques et solidaires, contre les anarchistes d’Europe occidentale, arrogants et peu solidaires. Ce récit est faux et manipulateur. Ceux qui partagent ce récit refusent de reconnaître que la critique des projets pro-guerre tels que Solidarity Collectives et ABC-Belarus existe également au sein du milieu anarchiste en Europe de l’Est. Les signataires de la déclaration ignorent cette tendance antimilitariste dans leur récit ou mentent lorsqu’ils affirment qu’il s’agit de Poutinistes ou de propagandistes pro-russes. Ils affirment à profusion que la « voix de l’Europe de l’Est » est ignorée en Europe occidentale, alors qu’eux-mêmes ignorent les voix antimilitaristes et anti-guerre des régions d’Europe de l’Est. Il convient d’ajouter que ces voix ignorées proviennent également d’un nombre relativement important de personnes provenant directement de la zone de guerre. Nous entendons par là non seulement les collectifs anarchistes, mais aussi d’autres personnes issues de la classe ouvrière qui refusent de soutenir les efforts de guerre de « leur » État et des États voisins. Voyons combien de personnes ont déserté les armées russe et ukrainienne et combien de personnes dans les deux pays échappent à la mobilisationii. Des centaines de milliers de personnes sont ignorées par cette « gauche radicale » qui prétend représenter les voix de l’Europe de l’Est et lutter contre l’arrogance de l’Occident. Leur discours manichéen est hypocrite. Il n’y a pas de contradiction entre les anarchistes de l’Ouest et ceux de l’Est. Il n’y a qu’une contradiction entre les tendances révolutionnaires et contre-révolutionnaires, présentes dans toutes les régions. Nous citons leur déclaration: «Ils publient diverses «déclarations» condamnant leur soutien à la résistance ukrainienne face à l’invasion russe.» Nous répondons: Nous ne condamnons pas la résistance face à l’invasion russe. Nous ne sommes même pas opposés à la lutte armée, tant qu’elle ne reproduit pas la logique militariste et qu’elle est dirigée contre les États et leurs armées. Cependant, nous rejetons la stratégie de la guerre conventionnelle et les formes militaristes de lutte. D’un point de vue anarchiste, la résistance aux politiques agressives d’un État (par exemple, la Russie) ne devrait pas être un service pratique pour la défense d’un autre État (par exemple, l’Ukraine). Nous soutenons la résistance autonome contre le poutinisme et l’impérialisme russe, mais aussi contre le régime Zelenski et l’impérialisme de l’UE/OTAN. Il s’agit de la résistance anarchiste contre la guerre. Nous citons leur déclaration: «Nous croyons en la nécessité du dialogue dans les controverses.» Nous répondons: Ils se sont longtemps présentés comme des «experts du monologue», mais soudainement, ils prétendent s’intéresser au dialogue. Cela n’est pas du tout convaincant. Des personnes qui évitent délibérément le dialogue en face à face, qui calomnient les anarchistesiii, se livrent à des pratiques dangereuses de doxxingiv et qui sont agressives verbalement et physiquementv collaborent à ces projets. Certains signataires font également pression sur d’autres groupes pour empêcher les antimilitaristes d’assister à des événements anarchistesvi ou participent directement au sabotage d’activités antimilitaristesvii. Nous pensons que l’appel au dialogue est dans ce contexte un calcul politique manipulateur. Ils cherchent à gagner des espaces dans lesquels ils recevront de l’argent et des ressources pour les soldats. Nous pensons qu’ils ne veulent pas écouter les critiques de leurs opposants ni discuter de questions controversées. Les anarchistes ont exprimé à plusieurs reprises une analyse critique de leurs tendances militaristes et pro-guerre dans le passé. Il n’y a eu aucune réflexion sur eux-mêmes ni aucune reconnaissance de leurs erreurs. Alors pourquoi insister pour dialoguer avec eux ? Cela ne peut pas être un processus constructif. Nous citons leur déclaration: «Nous ne considérons en aucun cas le travail de Solidarity Collectives et de l’ABC-Belarus comme étant pro-guerre ou soutenant le militarisme d’État.» Nous répondons: Ces deux groupes fournissent un soutien propagandiste, financier et matériel aux soldats de l’armée ukrainienne, qui est en guerre contre la Russie. Pourquoi les signataires de cette déclaration refusent-ils de reconnaître que l’armée ukrainienne et ses soldats incarnent le militarisme d’État ? Il n’existe pas de structure plus militariste qu’une armée nationale. Pourquoi ces personnes refusent-elles de reconnaître qu’elles défendent une position favorable à la guerre lorsqu’elles soutiennent les soldats de l’armée nationale impliqués dans le conflit ? S’agit-il d’hypocrisie, de manipulation politique ou d’une incompréhension du contexte général ? Ils prétendent être contre le militarisme, mais lorsque des soldats désertent l’armée ukrainienne ou que des hommes en Ukraine sont mobilisés de force, ils ne font pas preuve de solidarité concrète avec ces personnes. Ils s’opposent au militarisme de la Russie, mais le militarisme de l’Ukraine/de l’OTAN/de l’UE est leur principal allié. Nous refusons de coopérer avec eux parce qu’ils prônent la coopération avec l’impérialisme occidental dans sa guerre contre l’impérialisme russe. Cependant, nous ne coopérons pas non plus avec ceux qui coopèrent avec l’impérialisme russe, car ce n’est pas une stratégie constructive que la classe ouvrière pourrait utiliser efficacement contre l’impérialisme américain et européen. Nous rejetons tout anti-impérialisme unilatéral. Nous luttons contre tous les États et blocs impérialistes. La liste des noms et titres figurant sous la déclaration est très longue, mais cela ne signifie pas pour autant qu’elle soit significative. Les groupes révolutionnaires sociaux n’évaluent pas la qualité de la pratique à l’aide de mesures quantitatives. Le nombre de signatures sous une déclaration manipulatrice et trompeuse ne fait pas de celle-ci un document précieux. La somme des groupes socialement réactionnaires et pro-guerre ne peut en aucun cas donner naissance à une pratique anarchiste révolutionnaire. La liste des signataires de la déclaration susmentionnée comprend un certain nombre de menteurs, de manipulateurs, d’agresseurs, de collaborateurs de l’extrême droiteviii, ainsi que de dangereux doxxers et nationalistesix. Des groupes tels que Solidarity Collectives et ABC-Belarus se discréditent en déclarant publiquement qu’ils entretiennent des contacts avec ces personnes controversées. S’ils s’inquiètent du fait que les anarchistes ne veulent pas coopérer avec eux, c’est en réalité un signe positif. Alors que les partisans de gauche du militarisme perdent du terrain, la tendance anarchiste révolutionnaire gagne en énergie. – Des anarchistes d’Europe centrale, d’Europe de l’Est et des Balkans / anarchist_voices@riseup.net i https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/ ii « Environ 250.000 conscrits ont quitté la Russie pour éviter d’être contraints de combattre pendant la guerre, et plus de 300.000 ont fui l’Ukraine. De plus, rien qu’en 2024, le ministère russe de la Guerre a enregistré 50.500 cas de désertion et d’abandon non autorisé d’une unité dans une armée en guerre. » https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/ « La députée pro-présidentielle Mariana Bezuhla a déclaré le 11 octobre que le nombre de personnes ayant fui l’armée ukrainienne était égal au nombre total de personnes qui s’y trouvaient avant l’invasion russe à grande échelle en 2022. Quelques jours plus tard, des statistiques sur la criminalité ont été publiées, montrant que deux fois plus de militaires avaient déserté cette année que pendant les deux premières années et demie de la guerre. Au total, près de 290.000 procédures pénales pour abandon de poste [SZCh] et désertion ont été ouvertes pendant la guerre. De janvier 2022 à septembre 2024, près de 90.000 procédures ont été enregistrées. Cela signifie que rien que l’année dernière, 200.000 affaires supplémentaires ont été ouvertes. Il est important de souligner que nous ne parlons pas du nombre de personnes en fuite, mais uniquement du nombre d’affaires pénales enregistrées. » https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle iii – Nous réfutons les mensonges répandus sur l’AMI https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/nous-refutons-les-mensonges-repandus-sur-lami/ – [Konvulsismo] De Vinnytsia à Berlin https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-de-vinnytsia-a-berlin/ – Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось https://aitrus.info/node/6243 – Response from the so-called ‘anarcho-putinists’, from some participants from the Prague anti-war congress, May 2024 https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024 iv – Sur les « anarchistes » qui oublient les principes. Déclaration approuvée lors d’un référendum parmi les membres du KRAS-AIT https://www.leftcommunism.org/spip.php?article494 – Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/ v – Attack against an anarchist militant https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/ – Je ne me laisserai pas intimider https://lukasborl.noblogs.org/je-ne-me-laisserai-pas-intimider/ vi – Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/ vii – Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/ – La gauche du capital sabote le mouvement anarchiste : défendons-nous ! https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/06/14/la-gauche-du-capital-sabote-le-mouvement-anarchiste-defendons-nous/ viii – Collaboration of pro-war anarchists with the far-right. Masks are off, or the fail of the “anti-authoritarian resistance” myth https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance – Is national dictatorship the goal of unbreakable anarchists? https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/ – Myths and the truth about the enemies of our enemies https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/ ix Voici quelques images tournées par le chef d’une manifestation à Bruxelles, coorganisée par l’un des signataires officiels de cet appel, le Collectif anarchiste d’Anvers (Belgique) : https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY En anglais, les slogans scandés pendant la manifestation étaient « Gloire à la nation ! Mort à ses ennemis ! » et « L’Ukraine avant tout ! » (inspiré du Deutschland über alles). Oui, on peut vraiment se demander pourquoi ces groupes ont tant de mal à diffuser leurs idées lors d’événements anarchistes…  Dutch / Reactie op de “petitie” van linkse voorstanders van oorlog Op internet is een verklaring gepubliceerd ter ondersteuning van Solidarity Collectives en ABC-Belarus, ondertekend door een aantal groepen en individuen. https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/ We publiceren onze reactie, die echter geen dialoog is met deze openlijke en verborgen aanhangers van het militarisme. We willen daarentegen in het openbaar onze analyse delen en de band versterken met mensen met een antimilitaristisch en revolutionair defaitistisch perspectief. (opmerking: andere taalversies worden onder deze verklaring gepubliceerd!) De verklaring waarop we reageren is geschreven door voorstanders van de oorlog, die voor dit doel een tweeledig verhaal oprakelen: aan de ene kant empathische en solidaire Oost-Europese anarchisten, aan de andere kant arrogante en onsolidaire anarchisten uit West-Europa. Dit verhaal is onjuist en manipulatief. Degenen die dit verhaal vertellen, weigeren te erkennen dat er binnen de anarchistische beweging in Oost-Europa ook kritiek bestaat op pro-oorlogsprojecten zoals die van Solidarity Collectives en ABC – Belarus. De ondertekenaars van de verklaring negeren in hun verhaal deze antimilitaristische tendens of liegen wanneer ze beweren dat het hier om Poetinisten of pro-Russische propagandisten gaat. Ze beweren herhaaldelijk dat de “Oost-Europese stem” in West-Europa over het hoofd wordt gezien, terwijl ze zelf antimilitaristische en anti-oorlogsstemmen uit Oost-Europese regio’s negeren. Hieraan moet worden toegevoegd dat deze genegeerde stemmen ook afkomstig zijn van een relatief groot aantal mensen die rechtstreeks uit het oorlogsgebied komen. Hiermee bedoelen we niet alleen anarchistische collectieven, maar ook andere arbeiders die weigeren de oorlogsinspanningen van “hun” staat en buurstaten te steunen. Laten we eens kijken hoeveel mensen zijn gedeserteerd uit het Russische en Oekraïense leger en hoeveel mensen in beide landen mobilisatie ontduiken(1). Honderdduizenden mensen worden genegeerd door deze “radicale linkse beweging” die beweert de stemmen van Oost-Europa te vertegenwoordigen en te strijden tegen de arrogantie van het Westen. Hun tweedeling is hypocriet. De tegenstelling is niet tussen anarchisten uit het Westen en die uit het Oosten. Er is alleen een tegenstelling tussen de revolutionaire en contrarevolutionaire tendensen, die in alle regio’s bestaan. We citeren uit hun verklaring: “Ze schrijven allerlei ‘verklaringen’ waarin ze het werk ter ondersteuning van het Oekraïense verzet tegen de Russische invasie veroordelen.” Ons antwoord: Wij veroordelen het verzet tegen de Russische invasie niet. We zijn zelfs niet tegen gewapende strijd, zolang die gericht is tegen staten en hun legers, en niet de militaristische logica daarvan kopieert. We verwerpen echter de strategie van klassieke oorlogsvoering en militaristische vormen van strijd. Vanuit een anarchistisch perspectief mag verzet tegen de agressieve politiek van de ene staat (bijvoorbeeld Rusland) in de praktijk niet ten dienste staan van de verdediging van een andere staat (bijvoorbeeld Oekraïne). Wij steunen autonoom verzet tegen het Poetinisme en het Russische imperialisme, maar ook tegen het regime van Zelensky en het imperialisme van de EU/NAVO. Dat is anarchistisch verzet tegen oorlog. We citeren uit hun verklaring: “Wij geloven in de noodzaak van dialoog over controversiële kwesties.” Ons antwoord: Ze hebben zich lange tijd geprofileerd als “experts in monoloog”, maar plotseling doen ze alsof ze geïnteresseerd zijn in dialoog. Dit is absoluut niet overtuigend. Mensen die bewust face-to-face dialoog vermijden, anarchisten belasteren(2), zich bezighouden met gevaarlijke doxxing(3) en verbaal en fysiek agressief zijn(4), werken samen aan deze projecten. Sommige ondertekenaars oefenen ook druk uit op andere groepen om te voorkomen dat antimilitaristen anarchistische evenementen bijwonen(5) of nemen rechtstreeks deel aan het saboteren van antimilitaristische activiteiten(6). Wij zijn van mening dat de oproep tot dialoog in deze context een manipulatieve politieke bedoeling heeft. Ze willen ruimtes verwerven waar ze geld en middelen voor soldaten kunnen krijgen. Wij zijn van mening dat ze niet willen luisteren naar kritiek van hun tegenstanders en geen controversiële kwesties willen bespreken. Anarchisten hebben in het verleden herhaaldelijk kritische analyses gemaakt van militaristische en oorlogszuchtige tendenzen in het anarchisme. Er is [nu] geen zelfreflectie of erkenning van fouten geweest. Waarom dan een dialoog met hen? Dat kan geen constructief proces zijn. We citeren uit hun verklaring: “Wij beschouwen het werk van de ‘Solidarity Collectives’ en ‘ABC-Belarus’ op geen enkele wijze als oorlogszuchtig of als steun aan staatsmilitarisme.” Wij antwoorden: Beide groepen bieden propaganda, financiële en materiële steun aan de soldaten van het Oekraïense leger, dat in oorlog is met Rusland. Waarom weigeren de ondertekenaars van deze verklaring te erkennen dat het Oekraïense leger en zijn soldaten de belichaming zijn van staatsmilitarisme? Er is geen structuur die militaristischer is dan een staatsleger. Waarom weigeren deze mensen te erkennen dat ze een pro-oorlogsstandpunt verdedigen wanneer ze soldaten van het staatsleger steunen dat betrokken is bij de oorlog? Is het onoprechtheid, politieke manipulatie, of begrijpen ze niet de achterliggende context? Ze beweren tegen militarisme te zijn, maar wanneer soldaten het Oekraïense leger deserteren of mannen in Oekraïne gedwongen worden gemobiliseerd, tonen ze geen praktische solidariteit met deze mensen. Ze hebben bezwaar tegen het militarisme van Rusland, maar het militarisme van Oekraïne/NAVO/EU is hun belangrijkste bondgenoot. Wij weigeren met hen samen te werken omdat zij pleiten voor samenwerking met het westerse imperialisme in zijn oorlog tegen het Russische imperialisme. Wij werken echter ook niet samen met degenen die samenwerken met het Russische imperialisme, omdat dit geen constructieve strategie is die de arbeidersklasse effectief zou kunnen gebruiken tegen het Amerikaanse en Europese imperialisme. Wij verwerpen elk eenzijdige anti-imperialisme. Wij strijden tegen alle imperialistische staten en blokken. De lijst met namen van personen en organisaties onder de verklaring is erg lang, maar dat betekent niet dat deze belangrijk is. Sociaal-revolutionaire groeperingen beoordelen de kwaliteit van de praktijk niet aan de hand van kwantitatieve maatstaven. Het aantal handtekeningen onder een manipulatieve en bedrieglijke verklaring maakt deze nog niet tot een waardevol document. Zelfs de hoogste optelsom van sociaal-reactionaire en oorlogszuchtige groeperingen kan nooit leiden tot revolutionaire anarchistische praktijk. De lijst van ondertekenaars van de bovengenoemde verklaring bevat nogal wat leugenaars, manipulatoren, agressors, collaborateurs met extreemrechts(7), evenals gevaarlijke doxxers en nationalisten(8). Groepen zoals Solidarity Collectives en ABC – Belarus brengen zichzelf in diskrediet door publiekelijk te verklaren dat ze contact onderhouden met deze controversiële personen. Als ze hun bezorgdheid uiten over het feit dat anarchisten niet met hen willen samenwerken, is dat eigenlijk een positief teken. Terwijl linkse aanhangers van militarisme aan steun verliezen, krijgt de revolutionaire anarchistische tendens de nodige energie. – Enkele anarchisten uit Centraal-Europa, Oost-Europa en de Balkan anarchist_voices@riseup.net NOTEN: (1) Ongeveer 250.000 dienstplichtigen verlieten Rusland om te voorkomen dat ze gedwongen zouden worden om in de oorlog te vechten, en meer dan 300.000 vluchtten uit Oekraïne. Bovendien registreerde het Russische ministerie van Oorlog alleen al in 2024 50.500 gevallen van desertie en ongeoorloofd verlaten van een eenheid in een strijdend leger. https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/ Het pro-presidentiële parlementslid Mariana Bezuhla verklaarde op 11 oktober dat het aantal leden dat het Oekraïense leger ontvluchtte gelijk was aan het totale aantal leden dat er was vóór de grootschalige Russische invasie in 2022. Enkele dagen later verschenen er criminaliteitscijfers waaruit bleek dat er dit jaar twee keer zoveel militairen waren gevlucht als in de eerste tweeënhalf jaar van de oorlog. In totaal werden tijdens de oorlog bijna 290.000 strafzaken voor SZCh en desertie geopend. Van januari 2022 tot september 2024 waren dat er bijna 90.000. Dit betekent dat er alleen al in het afgelopen jaar 200.000 extra strafzaken zijn geopend. Het is belangrijk te benadrukken dat we het niet hebben over het aantal voortvluchtige personen, maar alleen over het aantal geregistreerde strafzaken. https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle (2) – We weerleggen de leugens die over AMI worden verspreid https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/ – [Konvulsismo] Van Vinnytsia naar Berlijn https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/ – Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось https://aitrus.info/node/6243 – Reactie van de zogenaamde ‘anarcho-poetinisten’, van enkele deelnemers aan het anti-oorlogscongres in Praag, mei 2024 https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024 (3) – “Anarchisten” die de principes vergeten. Verklaring van KRAS-IWA https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles – Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/ (4) – Aanval op een anarchistische militant https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/ – Ik laat me niet intimideren https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/ (5) – Waarom AMI geen stand heeft op de anarchistische boekenbeurs in Brno https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/ (6) – Make Tattoo Not War is geannuleerd // Akce Make Tattoo Not War je zrušena https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/ – Links van het kapitaal saboteert de anarchistische beweging: laten we terugvechten!  https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/ (7) – Samenwerking van pro-oorlog anarchisten met extreemrechts. De maskers zijn af, of het falen van de mythe van het “anti-autoritaire verzet” https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance – Is nationale dictatuur het doel van onbreekbare anarchisten? https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/ – Mythen en de waarheid over de vijanden van onze vijanden https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/ (8) Hier is wat beeldmateriaal van de kop van een demonstratie in Brussel die mede werd georganiseerd door een van de officiële ondertekenaars van deze oproep, Anarchist Collective Antwerp (België) https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY De slogans die tijdens de mars werden geroepen, luiden in het Nederlands “Glorie aan de natie! Dood aan haar vijanden!” en “Oekraïne boven alles!” (ontleend aan ‘Deutschland über alles!”). Het is dus inderdaad een raadsel waarom deze groepen zoveel moeite hebben om hun ideeën te verspreiden tijdens anarchistische evenementen … / Viimeistele / Vastaus sotaa kannattavan vasemmiston “vetoomukseen” Solidarity Collectives -nimisen alustan ja Valko-Venäjän anarkistisen mustan ristin puolesta on julkaistu verkossa vetoomus, jonka ovat allekirjoittaneet monet ryhmät ja yksilöt. https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/ Julkaisemme vastauksemme siihen, mutta emme ryhtyäksemme dialogiin militarismia avoimesti tai peitellysti kannattavien kanssa. Haluamme vain julkaista näkökulmamme sekä vahvistaa yhteyttä anti-militaristien sekä vallankumouksellista defaitismia kannattavien kesken. Tämän mainitun lausunnon kirjoittaneet sodankäynnin kannattajat tekevät politiikkaansa toistamalla kaksinapaista narratiivia empaattisista ja sodan uhreista välittävistä Itä-Euroopan anarkisteista sekä ylimielisistä ja sodan uhreista välinpitämättömistä Länsi-Euroopan anarkisteista. Tämä on virheellinen ja manipulatiivinen narratiivi. Sen esittäjät kieltäytyvät tunnistamasta, että Solidarity Collectives -alustan ja Valko-Venäjän anarkistisen mustan ristin edustamaa sotaprojektia kohtaan esitetään kritiikkiä Itä-Euroopassa. Tämän vetoomuksen allekirjoittajat eivät joko tunnista tätä anti-militaristista tendenssiä tai valehtelevat väittäessään tämän kritiikin olevan putinistien tai Venäjän valtion kannattajien propagandaa. He toistavat väitettä siitä, että Länsi-Euroopassa ei huomioda ”Itä-Euroopan ääntä” ja jättävät huomiotta Itä-Euroopasta kuuluvat anti-militaristiset sodanvastaiset äänet. Emme tarkoita ainoastaan anarkistikollektiiveja vaan niiitä lukuisia työläistaustaisia ihmisiä, jotka kieltäytyvät tukemasta omien ja naapurivaltioittensa sotaprojekteja. Katsotaanpa vaikka miten monet ovat hylänneet asemansa Venäjän sekä Ukrainan armeijoissa ja karanneet sekä sitä miten lukuisat ihmiset välttelevät kutsuntoja näissä maissa(1). Tämä kyseinen ”radikaalin vasemmiston” suuntaus sivuuttaa nämä sadat tuhannet ihmiset, kertoo edustavansa Itä-Euroopan ääntä ja taistelevansa läntisten anarkistien röyhkeyttä vastaan. Tämä idän ja lännen anarkistien vastakkainasettelu ei ole todellinen. Se on tekopyhä. Kyse on yksinkertaisesti kaikilla alueilla ilmenevästä ristiriidasta vallankumouksellisten ja vastavallankumouksellisten tendenssien välillä. Tässä julistuksessa väitetään, että on kirjoiteltu kaikenlaisia Ukrainaa tukevan vastarinnan tuomitsevia ”lausuntoja”. Vastaamme: Emme tuomitse Venäjän hyökkäyksen vastustamista. Emme vastusta edes aseellista taistelua, kunhan se ei noudata militaristista logiikka ja se suunnataan valtioita ja armeijoita vastaan. On kuitenkin totta, että hylkäämme perinteisen sodankäynnin ja kamppailun militaristiset muodot. Yhden valtion (Venäjän) vastustaminen ei anarkistisesta näkökulmasta saa tarkoittaa minkään valtion puolustamista. Annamme tukemme putinismin ja venäläisen imperialismin autonomiselle vastustamiselle aivan kuten myös Zelenskyin hallinnon EU:n ja Naton imperalismin vastustamiselle. Tämä on anarkistista sodan vastustamista. He väittävät lausunnossaan uskovansa dialogiin vaikeissa kysymyksissä. Vastaamme heidän jo pitkään esiintyneen monologiekspertteinä, jotka ovat vasta hiljattain alkaneet esittää olevansa kiinnostuneita keskustelusta. Tämä ei vakuuta meitä. Kyse on näiden tiettyjen projektien ympärillä olevista ihmisistä, jotka tietoisesti välttelevät kasvokkaista dialogia, herjaavat anarkisteja(2) harrastavat vaarallista ”doksaamista”(3) ja ovat verbaalisesti ja fyysisesti agressivisia(4). Jotkut näistä allekirjoittajista myös painostavat muita ryhmiä estämään anti-militaristeja osallistumasta anarkistien tapahtumiin(5) tai osallistuvat anti-militaristien toiminnan sabotaasiin(6). Tämänkaltaisessa tilanteessa kutsu dialogiin tuntuu laskelmoidulta poliittiselta manipulaatiolta. He yrittävät saada haltuunsa tiloja varojen ja resurssien keräämiseksi sotilaille. Emme usko heidän haluavan kuunnella toisinajattelevien kritiikkiä tai keskustella vaikeista kysymyksistä. Anarkistit ovat toistuvasti esittäneet kritiikkiä heidän militarismiaan ja sotaa tukevaa politiikkaansa vastaan. He eivät ole osoittaneet kiinnostusta itsereflektioon tai virheidensä käsittelemiseen. Rakentava prosessi heidän kanssaan on mahdotonta, joten myös dialogi hyödytöntä. He kieltävät lausunnossaan Solidarity Collectives alustan ja Valko-Venäjän anarkistisen mustan ristin olevan sodan ja valtiollisen militarismin puolella. Vastaamme näiden molempien ryhmien tekevä tukevan rahallisesti ja aineellisesti Ukrainan valtion armeijan sotilaita sekä tekevän propagandaa näiden puolesta. Miksi tämän vetoomuksen allekirjoittajat kieltäytyvät tunnistamasta Ukrainan armeijan ja sen sotilaiden edustavan valtiollista militarismia? On vaikea kuvitella militaristisempaa rakennetta kuin valtion armeija. Miksi he eivät tunnista tukevansa sotaa tukiessaan valtion armeijan sotaa käyviä sotilaita? Johtuuko se epärehellisyydestä, poliittisesta manipulaatiosta vai eivätkö he vain ymmärrä tätä tilannetta? He väittävät olevansa militarismia vastaan, mutta eivät osoita minkäänlaista solidaarisuutta Ukrainan armeijasta karkaaville sotilaille tai armeijaan pakkokutsutuille henkilöille. He vastustavat Venäjän militarismia, mutta liittoutuvat samalla Ukrainan, EU:n ja Naton militarismin kanssa. Kieltäydymme tekemästä heidän kanssaan yhteistyötä, koska he tukevat läntistä imperialismia sodassa venäläistä imperialismia vastaan. Kieltäydymme kuitenkin yhteistyöstä yhtä lailla venäläistä imperialismia tukevien kanssa, sillä sekään ei ole rakentava strategia työväenluokan kamppailussa amerikkalaista ja eurooppalaista imperialismia vastaan. Hylkäämme kaiken yksipuolisen imperialismin vastustamisen. Taistelemme kaikkia imperialistisia valtioita ja blokkeja vastaan. Tämän mainitun julistuksen allekirjoittaneiden tahojen lista on pitkä. Se ei kuitenkaan tarkoita sen olevan merkittävä. Yhteiskunnallisen vallankumouksen kannalla olevat ryhmät eivät arvioi poliittisten käytäntöjen laatua määrällisillä mittareilla. Petollisen ja manipulatiivisen lausunnon allekirjoittajien määrä ei nosta sen arvoa. Yhteiskunnallisesti taantumukselliset ja sodan puolella olevat ryhmät eivät kykene kehittämään vallankumouksellista anarkistista käytäntöä. Tämän listan allekirjoittajiin kuuluu valehtelevia, manipuloivia, agressiivisia ja jopa ääri-oikeiston kanssa yhteistyötä tekeviä tahoja (7) sekä vaarallisia doksaajia sekä nationalisteja. Solidarity collectives -alusta sekä Valko-Venäjän anarkistinen musta risti syö omaa uskottavuuteen julistamalla avoimesti olevansa yhteyksissä näiden kiistanalaisten tahojen kanssa. On vain myönteinen merkki, mikäli nämä ilmaisevat huolta siitä, etteivät anarkistit tahdo tehdä yhteistyötä heidän kanssaan. Militarismin vasemmistolaiset kannattajat alkavat menettää suosiotaan ja anarkistien vallankumouksellinen tendenssi kerätä tarvittavaa energiaa. – Joukko anarkisteja Keski- ja Itä-Euroopasta sekä Balkanilta anarchist_voices@riseup.net VIITTEET (1) Noin 250 000 asevelvollista on lähtenyt Venäjältä välttääkseen pakottamisensa osallistumaan taisteluun sodassa ja yli 300 000 asevelvollista on paennut Venäjältä. Tämän lisäksi Venäjän sotaministeriö on todennut yksin vuonna 2024 50500 sotilaan hylänneen asemansapaikkansa luvatta sotaa käyvissä yksiköissä. https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/ Ukrainan presidenttiä kannattava kansanedustaja Mariana Bezuhla totesi lokakuun 11.päivänä, että Ukrainan armeijasta karanneiden määrä on sama kuin armeijan vahvuus oli Venäjän hyökkäyksen hetkellä. Muutama päivä myöhemmin julkaistiin rikostilasto, joka osoitti, että tänä vuonna on karannut kaksi kertaa enemmän sotilaita kuin ensimäisenä kahtena ja puolena vuotena. Sodasta karanneita vastaan on nostettu yhteensä 290 000 syytettä, kun niitä oli syyskuuhun 2024 mennssä vain 90 000. Lisäksi on tärkeää painottaa, että tämä luku ei sisällä kaikkia karanneita vaan ainoastaan ne, joita vastaan on nostettu syyte. https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle (2) – We refute the lies being spread about AMI https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/ – [Konvulsismo] From Vinnytsia to Berlin https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/ – Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось https://aitrus.info/node/6243 – Response from the so-called ‘anarcho-putinists’, from some participants from the Prague anti-war congress, May 2024 https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024 (3) – “Anarchists” who forget the principles. Statement by KRAS-IWA https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles – Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/ (4) – Attack against an anarchist militant https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/ – I will not be intimidated https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/ (5) – Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/ (6) – Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/ – The left of capital is sabotaging the anarchist movement: let’s fight back! https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/ (7) -Collaboration of pro-war anarchists with the far-right. Masks are off, or the fail of the “anti-authoritarian resistance” myth https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance – Is national dictatorship the goal of unbreakable anarchists? https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/ – Myths and the truth about the enemies of our enemies https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/ (8) Tässä on kuvaa mielenosoituksesta Brysselissä, jota oli järjestämässä eräs tämän lausunnon allekirjoittajista: Antwerpenin anarkistinen kollektiivi. https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY He marssivat ”Kunnia kansalle! Kuolema sen vihollisille” sekä ”Ukraina ennen kaikkea” (viittaus ”Deutschland über alles”) -kaltaisten bannerien alla. Joten kyllä: on täysi mysteeri miksi näillä ryhmillä on vaikeuksia levittää ideoitaan anarkistien tapahtumissa. / Deutsch / Antwort auf die „Petition” der kriegsbefürwortenden Linken Im Internet wurde eine Erklärung zur Unterstützung von Solidaritätskollektiven und ABC-Belarus veröffentlicht https://www.solidaritycollectives.org/en/on-silencing-voices-from-eastern-europe-at-anarchist-events-in-eu/, die von einer Reihe von Gruppen und Individuen unterschrieben wurde. Wir veröffentlichen unsere Antwort, die aber kein Dialog mit diesen offenen und verdeckten Unterstützern des Militarismus ist. Wir wollen einfach unsere Analyse öffentlich teilen und die Verbindung zwischen Menschen mit einer antimilitaristischen und revolutionär-defätistischen Perspektive stärken. (Hinweis: Andere Sprachversionen werden unter dieser Erklärung veröffentlicht!) Die Erklärung, auf die wir antworten, wurde von Kriegsbefürwortern verfasst, die zu diesem Zweck eine binäre Erzählung reproduzieren: einfühlsame und unterstützende osteuropäische Anarchistinnen und Anarchisten versus arrogante und nicht unterstützende Anarchistinnen und Anarchisten aus Westeuropa. Dieses Narrativ ist falsch und manipulativ. Diejenigen, die diese Erzählung teilen, weigern sich anzuerkennen, dass Kritik an pro-Kriegsprojekten wie Solidarity Collectives und ABC-Belarus auch innerhalb des anarchistischen Milieus in Osteuropa existiert. Die Unterzeichner der Erklärung ignorieren diese antimilitaristische Tendenz in ihrer Erzählung oder lügen, wenn sie behaupten, dass es sich dabei um Putinisten oder pro-russische Propagandisten handelt. Sie behaupten immer wieder, dass die „osteuropäische Stimme” in Westeuropa übersehen wird, während sie selbst antimilitaristische und kriegsfeindliche Stimmen aus osteuropäischen Regionen übersehen. Es sollte hinzugefügt werden, dass diese übersehenen Stimmen auch von einer relativ großen Anzahl von Menschen stammen, die direkt aus dem Kriegsgebiet kommen. Damit meinen wir nicht nur Anarchistinnen und Anarchisten, sondern auch andere Arbeiterinnen und Arbeiter, die sich weigern, die Kriegsanstrengungen „ihrer” und benachbarter Staaten zu unterstützen. Schauen wir uns mal an, wie viele Menschen aus der russischen und der ukrainischen Armee desertiert sind und wie viele Menschen in beiden Ländern sich der Mobilmachung entziehen1. Hunderttausende Menschen werden von dieser „radikalen Linken” ignoriert, die behauptet, die Stimmen Osteuropas zu vertreten und gegen die Arroganz des Westens zu kämpfen. Ihre binäre Erzählung ist heuchlerisch. Es gibt keinen Widerspruch zwischen Anarchistinnen und Anarchisten aus dem Westen und dem Osten. Es gibt nur einen Widerspruch zwischen revolutionären und konterrevolutionären Tendenzen, die in allen Regionen vorhanden sind. Wir zitieren aus ihrer Erklärung: „Sie verfassen verschiedene Arten von „Erklärungen”, in denen sie die Arbeit zur Unterstützung des ukrainischen Widerstands gegen die russische Invasion verurteilen.” Wir antworten: Wir verurteilen den Widerstand gegen die russische Invasion nicht. Wir sind nicht einmal gegen bewaffneten Kampf, solange er nicht die militaristische Logik reproduziert und sich gegen Staaten und ihre Armeen richtet. Wir lehnen jedoch die Strategie der konventionellen Kriegsführung und militaristische Kampfformen ab. Aus anarchistischer Sicht sollte Widerstand gegen die aggressive Politik eines Staates (z. B. Russland) nicht zur Praxis der Verteidigung eines anderen Staates (z. B. der Ukraine) werden. Wir unterstützen den autonomen Widerstand gegen den Putinismus und den russischen Imperialismus, aber auch gegen das Selenskyj-Regime und den Imperialismus der EU/NATO. Das ist anarchistischer Widerstand gegen Krieg. Wir zitieren aus ihrer Erklärung: „Wir glauben an die Notwendigkeit des Dialogs über kontroverse Themen.“ Wir antworten: Sie haben sich lange als „Experten für Monologe“ präsentiert, aber plötzlich geben sie vor, an einem Dialog interessiert zu sein. Das ist überhaupt nicht überzeugend. Menschen, die bewusst den direkten Dialog vermeiden, Anarchistinnen und Anarchisten verleumden2, sich an gefährlichem Doxxing beteiligen3 und verbal und körperlich aggressiv sind4, arbeiten an diesen Projekten mit. Einige Unterzeichner setzen auch andere Gruppen unter Druck, um Antimilitaristen davon abzuhalten, an Veranstaltungen von Anarchistinnen und Anarchisten teilzunehmen5, oder beteiligen sich direkt an der Sabotage antimilitaristischer Aktivitäten6. Wir glauben, dass der Aufruf zum Dialog in diesem Zusammenhang eine manipulative politische Berechnung ist. Sie wollen Räume gewinnen, in denen sie Geld und Ressourcen für Soldaten erhalten. Wir glauben, dass sie nicht bereit sind, Kritik von ihren Gegnern anzuhören und kontroverse Themen zu diskutieren. Anarchistinnen und Anarchisten haben in der Vergangenheit wiederholt kritische Analysen ihrer militaristischen und kriegsbefürwortenden Tendenzen geäußert. Es gab keine Reflexion oder Anerkennung von Fehlern. Warum also auf einem Dialog mit ihnen bestehen? Das kann kein konstruktiver Prozess sein. Wir zitieren aus ihrer Erklärung: „Wir betrachten die Arbeit der „Solidarity Collectives” und „ABC-Belarus” in keiner Weise als kriegsbefürwortend oder den staatlichen Militarismus unterstützend.” Wir antworten: Beide Gruppen bieten den Soldaten der ukrainischen Armee, die sich im Krieg mit Russland befindet, Propaganda, finanzielle und materielle Unterstützung. Warum weigern sich die Unterzeichner dieser Erklärung anzuerkennen, dass die ukrainische Armee und ihre Soldaten die Verkörperung des staatlichen Militarismus sind? Es gibt keine militaristischere Struktur als eine staatliche Armee. Warum weigern sich diese Leute anzuerkennen, dass sie eine kriegsbefürwortende Position vertreten, wenn sie Soldaten der in den Krieg verwickelten staatlichen Armee unterstützen? Ist das Unaufrichtigkeit, politische Manipulation oder verstehen sie den grundlegenden Kontext nicht? Sie behaupten, gegen Militarismus zu sein, aber wenn Soldaten aus der ukrainischen Armee desertieren oder Männer in der Ukraine zwangsweise mobilisiert werden, zeigen sie keine praktische Solidarität mit diesen Menschen. Sie lehnen den Militarismus Russlands ab, aber der Militarismus der Ukraine/NATO/EU ist ihr wichtigster Verbündeter. Wir lehnen eine Zusammenarbeit mit ihnen ab, weil sie die Zusammenarbeit mit dem westlichen Imperialismus in seinem Krieg gegen den russischen Imperialismus befürworten. Wir arbeiten aber auch nicht mit denen zusammen, die mit dem russischen Imperialismus kooperieren, weil das keine konstruktive Strategie ist, die die Arbeiterklasse effektiv gegen den amerikanischen und europäischen Imperialismus einsetzen könnte. Wir lehnen jeden einseitigen Antiimperialismus ab. Wir kämpfen gegen alle imperialistischen Staaten und Blöcke. Die Liste der Namen und Titel unter der Erklärung ist echt lang, aber das heißt nicht, dass sie wichtig ist. Sozialrevolutionäre Gruppen beurteilen die Qualität der Praxis nicht anhand quantitativer Maßstäbe. Die Anzahl der Unterschriften unter einer manipulativen und betrügerischen Erklärung macht sie nicht zu einem wertvollen Dokument. Die Summe sozialreaktionärer und kriegsbefürwortender Gruppen kann niemals zu einer revolutionären Praxis der Anarchistinnen und Anarchisten führen. Die Liste der Unterzeichner der oben genannten Erklärung enthält eine ganze Reihe von Lügnern, Manipulatoren, Aggressoren, Kollaborateuren der extremen Rechten7 sowie gefährlichen Doxxern und Nationalisten8. Gruppen wie Solidarity Collectives und ABC – Belarus diskreditieren sich selbst, indem sie öffentlich erklären, dass sie Kontakt zu diesen umstrittenen Individuen pflegen. Wenn sie sich besorgt darüber äußern, dass Anarchistinnen und Anarchisten nicht mit ihnen zusammenarbeiten wollen, ist das eigentlich ein gutes Zeichen. Während linke Anhänger des Militarismus an Unterstützung verlieren, gewinnt die revolutionäre anarchistische Strömung die nötige Energie. – Einige Anarchistinnen und Anarchisten aus Mitteleuropa, Osteuropa und dem Balkan anarchist_voices@riseup.net 1Rund 250.000 Wehrpflichtige haben Russland verlassen, um nicht im Krieg kämpfen zu müssen, und mehr als 300.000 sind aus der Ukraine geflohen. Außerdem hat das russische Kriegsministerium allein im Jahr 2024 50.500 Fälle von Desertion und unerlaubtem Verlassen einer Einheit in einer kriegführenden Armee registriert. https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/11/22/interview-with-anarcho-syndicalists-from-russia-on-mobilization-and-repression/ Die präsidententreue Abgeordnete Mariana Bezuhla meinte am 11. Oktober, dass die Zahl der Leute, die aus der ukrainischen Armee abgehauen sind, genauso hoch ist wie die Gesamtzahl der Leute, die vor der großen russischen Invasion 2022 dabei waren. Ein paar Tage später kamen Kriminalitätsstatistiken raus, die zeigten, dass dieses Jahr doppelt so viele Soldaten abgehauen sind wie in den ersten zweieinhalb Jahren des Krieges. Insgesamt wurden während des Krieges fast 290.000 Strafverfahren wegen SZCh und Desertion eröffnet. Von Januar 2022 bis September 2024 gab es fast 90.000 Fälle. Das heißt, allein im letzten Jahr wurden zusätzlich 200.000 Verfahren eröffnet. Es ist wichtig zu betonen, dass wir hier nicht über die Anzahl der flüchtigen Personen sprechen, sondern nur über die Anzahl der registrierten Strafverfahren. https://libcom.org/article/ukraine-sporadic-resistance-war-first-hotbeds-collective-struggle 2– We refute the lies being spread about AMI https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/05/22/we-refute-the-lies-being-spread-about-ami/ – [Konvulsismo] From Vinnytsia to Berlin https://www.autistici.org/tridnivalka/konvulsismo-from-vinnytsia-to-berlin/ – Клевета Дубовика против КРАС: еще больше вранья, чем казалось https://aitrus.info/node/6243 – Response from the so-called ‘anarcho-putinists’, from some participants from the Prague anti-war congress, May 2024 https://libcom.org/article/response-so-called-anarcho-putinists-some-participants-prague-anti-war-congress-may-2024 3– “Anarchists” who forget the principles. Statement by KRAS-IWA https://iwa-ait.org/content/again-about-anarchists-who-forget-principles – Za bezpečný prostor bez práskačů a jejich kompliců https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2024/11/05/za-bezpecny-prostor-bez-praskacu-a-jejich-komplicu/ 4– Attack against an anarchist militant https://pocketedition.noblogs.org/post/2025/06/07/atack-against-an-anarchist-militant/ – I will not be intimidated https://lukasborl.noblogs.org/i-will-not-be-intimidated/ 5– Proč nebude stánek AMI na anarchistickém bookfairu v Brně https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2023/10/18/proc-nebude-stanek-ami-na-anarchistickem-bookfairu-v-brne/ 6– Make Tattoo Not War is canceled // Akce Make Tattoo Not War je zrušena https://actionweek.noblogs.org/post/2024/05/10/akce-make-tattoo-not-war-je-zrusena-make-tattoo-not-war-is-canceled/ – The left of capital is sabotaging the anarchist movement: let’s fight back! https://www.autistici.org/tridnivalka/ami-the-left-of-capital-is-sabotaging-the-anarchist-movement-lets-fight-back/ 7– Collaboration of pro-war anarchists with the far-right. Masks are off, or the fail of the “anti-authoritarian resistance” myth https://libcom.org/article/collaboration-pro-war-anarchists-far-right-masks-are-or-fail-anti-authoritarian-resistance – Is national dictatorship the goal of unbreakable anarchists? https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/04/30/is-national-dictatorship-the-goal-of-unbreakable-anarchists/ – Myths and the truth about the enemies of our enemies https://lukasborl.noblogs.org/myths-and-the-truth-about-the-enemies-of-our-enemies/ 8Hier sind ein paar Aufnahmen von der Spitze einer Demo in Brüssel, die von einem der offiziellen Unterzeichner dieses Aufrufs, dem Anarchist Collective Antwerp (Belgien), mitorganisiert wurde https://www.youtube.com/watch?v=yeYzkjv1CFY Die Slogans, die auf Englisch hinterher marschiert wurden, lauten „Ruhm der Nation! Tod ihren Feinden!“ und „Ukraine über alles!“ (in Anlehnung an „Deutschland über alles!“). Ja, es muss ein völliges Rätsel sein, warum diese Gruppen so große Schwierigkeiten haben, ihre Ideen bei anarchistischen Veranstaltungen zu verbreiten…
Cesena, 30 gennaio: “Echi di rivolta dal Sudan”. Cena benefit, collegamento telefonico e discussione sulla situazione sudanese
Riceviamo e diffondiamo: VENERDI’ 30 GENNAIO 2026 Allo Spazio Libertario “Sole e Baleno”, Sobborgo Valzania 27, Cesena. * Ore 19:30 – Cena Vegan BENEFIT PER LA LOTTA IN SUDAN. * Ore 20:30 – ECHI DAL SUDAN IN LOTTA. In collegamento con un compagno dal Sudan. Nel 2019 una rivolta popolare della durata di 4 mesi ha costretto il dittatore sudanese Al-Bashir, alla guida dello stato dal 1989, a cedere il potere. L’insurrezione è continuata anche sotto il successivo governo di transizione civile-militare, e non è cessata nemmeno dopo il colpo di stato militare del 2021, che ha rimesso al potere i generali. Nonostante la brutale repressione, l’autorganizzazione nei quartieri è continuata, creando spiragli di libertà in cui potesse prendere forma un modo di vivere libero da Stato, poteri religiosi ed etnici. E’ in questo contesto che è nata e ha agito la federazione anarchica del Sudan, incitando alla rivolta, organizzando distribuzioni di cibo, farmaci e beni di prima necessità. Il moto rivoluzionario è continuato fino al 2023, quando lo scoppio della guerra civile tra i due generali al potere l’ha soffocata nel sangue, diffondendo, come ogni guerra, stupri, massacri e distruzione. Da quasi 3 anni i signori della guerra, con il supporto finanziario e militare di vari attori esteri, cinicamente assetati di risorse, si combattono. Le stime, probabilmente al ribasso, parlano di 150 000 mort* e 15 milioni di sfollat*. I compagni e le compagne sudanesi tentano di sopravvivere e resistere in questo contesto brutale, senza prendere parte per uno o l’altro signore della guerra, costrett* a imbracciare le armi, anche a costo della vita. Lo stato italiano e l’unione europea hanno la loro parte di responsabilità, avendo finanziato e addestrato le milizie RSF in funzione anti migranti, e ampliando il commercio di armi con gli Emirati Arabi, uno dei principali sponsor della guerra in Sudan. Ne parleremo in collegamento con il compagno dal Sudan. https://spazio-solebaleno.noblogs.org
Sabotiamo la guerra e la repressione! – Corteo e convegno a Viterbo il 7 e 8 febbraio
Riceviamo e diffondiamo. Mentre pubblichiamo questo testo, un nuovo capitolo si aggiunge alla repressione dei palestinesi e degli immigrati che lottano contro sionismo e imperialismo in Italia: l’arresto di 9 persone accusate di finanziare Hamas, tra le quali il presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia Mohamed Hannoun, già colpito con un foglio di via da Milano per un suo intervento durante una manifestazione. L’ennesima conferma che guerra e repressione devono essere combattute insieme, come tenterà di suggerire anche questa iniziativa a Viterbo. Sabotiamo la guerra! Fuori Alfredo dal 41-bis! Sabotiamo la guerra e la repressione (corretto al 23.12)
La guerra interna si intensifica. Sulle 32 denunce per il blocco al porto di Ravenna
Riceviamo e diffondiamo questo comunicato di diverse realtà anarchiche e libertarie romagnole. Anche su https://piccolifuochivagabondi.noblogs.org/la-guerra-interna-si-intensifica/ Qui una versione impaginata per la lettura: laguerrainterna Qui una versione in opuscolo: comunicato-opuscolato-stampa   LA GUERRA INTERNA SI INTENSIFICA. 32 DENUNCE PER IL BLOCCO AL PORTO DI RAVENNA. In questi giorni la stampa ha dato notizia dell’arrivo di 32 denunce per un blocco stradale al porto di Ravenna quando, durante lo sciopero generale del 28 novembre indetto dai sindacati di base, un centinaio di persone ha bloccato per circa due ore l’accesso al terminal container contro l’invio di armi e merci dirette verso Israele, impedendo le operazioni di carico e scarico dei camion. Come in altri porti italiani, nel porto di Ravenna, infatti, che é uno dei principali scali dell’Adriatico per traffico merci, i carichi di armi e di componenti “dual use” (civile e militare) verso le aziende israeliane dopo l’ottobre 2023 sono aumentati, arricchendo compagnie marittime senza scrupoli come MSC, Zim e Maersk. La notizia delle 32 denunce é finita rapidamente sui media locali e nazionali che hanno ripreso parola per parola la nota della questura ravennate la quale, oltre alle denunce, ancora non arrivate, ha minacciato anche “provvedimenti di natura amministrativa”. Il reato di blocco stradale, reintrodotto dal Governo Meloni con l’ultimo Decreto Sicurezza (convertito in legge il 9/6/2025), prevede, quando attuato collettivamente, pene da sei mesi a due anni. Con questo decreto – che il governo sta già pensando di affiancare ad un secondo – si sono introdotti nuovi reati, esteso misure come il DASPO urbano ed inasprite alcune aggravanti per colpire chi esprime idee e pratiche non allineate. Le politiche iper-repressive che il gabinetto Meloni ha attuato con il Decreto Sicurezza, ultimo di una serie di misure istituite dai governi di ogni colore per colpire il dissenso, e seguito ad altre misure del governo in carica come il decreto Rave (convertito in legge il 20/12/2022), quello Caivano (convertito il 13/11/2023) e il cosiddetto ddl “eco-vandali” (convertito il 22/1/2024), sono solo il riflesso “interno” di un mondo in guerra, in cui il dominio politico ed economico si sta ristrutturando. Decreti, fogli di via, zone rosse, daspo urbani, sgomberi di spazi sociali e occupazioni abitative, divieti di manifestare, denunce, perquisizioni ed arresti più numerosi, condizioni cautelari e detentive più dure, lacrimogeni sparati in faccia, fanno tutti parte della stessa logica. Sorprendersi per la repressione del dissenso significa non aver capito che appunto quello è, da sempre, il compito dello Stato e dei suoi organi di polizia, compito che diventa solamente più appariscente e riconoscibile in una cornice di guerra. Da quando si é aperto il conflitto tra Nato e Russia sul suolo ucraino, ed in seguito con l’appoggio dato dai governi democratici al genocidio che Israele sta commettendo a Gaza, si é scelto di dirottare miliardi di euro della spesa pubblica verso il settore militare e l’invio di armi. Le misure repressive introdotte, comprimendo i diritti, servono per soffocare il malcontento creato dalle politiche di riarmo e, in prospettiva, stroncare la rabbia che una economia di guerra immancabilmente provoca quando, nel mentre produce profitti per l’industria bellica, taglia la spesa sociale. Sono cioè misure preventive. I discorsi in Europarlamento che decretano la “fine della pace in Europa” e l’impossibilità a rinunciare ad un riarmo massivo in nome della stabilità democratica occidentale, dimostrano come la diplomazia e l’approccio giornalistico che la diffonde siano prepotenti armi per riscrivere a proprio piacimento la realtà che da tempo hanno deciso di delineare in preparazione ad un conflitto sempre più diffuso. La narrazione che sta in bocca alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, disegnando la Russia come il nemico, chiede di “prepararsi a vedere i propri figli morire al fronte”(1). Si reprime con maggior forza chi prova materialmente a mettere i bastoni tra le ruote cingolate del militarismo, come il movimento contro il genocidio palestinese, che prende di mira un alleato indispensabile per i governi occidentali dati gli interscambi di questi con Israele, paese dotato di tecnologie avanzatissime, specie in materia di difesa, sicurezza e sorveglianza. Ma se oggi le persone maggiormente colpite sono quelle solidali con la Palestina, i movimenti ecologisti e quelli più radicali, o ancora chi milita nel sindacalismo conflittuale, molto presto vedremo altre categorie unirsi all’elenco dei nemici interni. I partiti di governo stanno già alzando l’indice contro chi osa scioperare, come i metalmeccanici dell’ex Ilva che temono di perdere il posto di lavoro. Vediamo così quel che accade sempre quando si passa dalla protesta simbolica all’opposizione reale; quando si toccano gli interessi veri, quelli economici: lo Stato perde la maschera di democrazia formale per mostrare il suo vero volto ed anche i limiti del consentito – cioè quello che non dà fastidio – si fanno più stretti. La guerra è davvero “principalmente un fatto di politica interna, ed il più atroce di tutti” come osservava Simone Weil. La foga repressiva é comune a tutte le nazioni che si stanno attrezzando per la guerra, non é prerogativa di un singolo governo di destra come quello italiano. Non si tratta più solo di governi particolarmente autoritari come la Russia, la Cina o l’Iran, o come l’Egitto, la Turchia e l’Arabia Saudita (questi ultimi alleati dell’occidente). In Francia, Grecia, Inghilterra, Germania ed altri paesi é sempre più difficile manifestare, basta una bandiera palestinese per vietare un corteo, essere portati in caserma o aggredite da un poliziotto. Negli Stati Uniti il movimento antifascista viene ufficialmente iscritto nel registro delle organizzazioni terroristiche, così come in Inghilterra Palestine Action. In Ucraina, dove vige la legge marziale, gli scioperi sono ostacolati e le persone sono reclutare con la forza per la strada per andare a combattere e spesso disertano ed emigrano per fuggire da questa eventualità. In sempre più paesi si sta ripristinando la leva militare e presto si potrebbe aggiungere anche l’Italia, come anticipato dal ministro della difesa Guido Crosetto. Di fronte al militarismo che avanza nella società e nell’economia, e ad un genocidio commesso in presa diretta e trasmesso sugli schermi di tutto il mondo, appellarsi agli organismi internazionali – ad esempio le Corti di giustizia – significa non aver capito che questi, se mai hanno contato qualcosa, non contano più nulla. É la forza militare ed economica dei singoli Stati e dei blocchi imperialisti, nonché delle aziende maggiori (in Italia, tra le prime, Eni e Leonardo), che regola i rapporti di potere tra interessi contrapposti e/o convergenti. Questo é tanto più vero oggi, quando questi rapporti tra potenze sono in via di ridefinizione. Quando le nazioni decidono di affidare la risoluzione delle loro controversie alle armi, la finzione diplomatica cessa il suo compito. In mezzo a queste dispute per il potere il fattore della resistenza ha ancora il suo peso, ecco perché la popolazione palestinese, che resiste da così tanti anni, dà così tanto fastidio (persino ai governi dei paesi arabi). La prospettiva di un domani migliore non giunge come regalo delle istituzioni ma germoglia con l’azione diretta degli individui, dalla resistenza delle comunità. I container pieni di merci dirette nei porti israeliani alimentano l’industria e l’esercito sionisti, ma anche le colonie nei territori rubati in Cisgiordania. Questo sostegno all’occupazione militare e al massacro della popolazione palestinese avviene con la responsabilità diretta delle aziende che vendono le tecnologie per lo sterminio, dei governi occidentali come quello italiano ed anche quella più dissimulata ma comunque effettiva delle amministrazioni locali che gestiscono i territori. Le stesse responsabilità che osserviamo nel caso del porto di Ravenna le ritroviamo in pieno quando si tratta di concedere i terreni e le autorizzazioni necessarie per l’insediamento di produzioni belliche, come è il caso della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Forlì, sponsor del progetto di Thales Alenia Space e Leonardo al Tecnopolo forlivese per la produzione di antenne satellitari “dual use” (progetto ERiS). Al contrario chi cerca d’impedire l’arrivo di armi e rifornimenti a chi continua ad opprimere e massacrare; chi lotta contro l’industria militare e la riconversione bellica; chi diserta le guerre dei potenti, ha dalla sua parte una cosa che governanti e repressori non impareranno mai. Si chiama dignità. Solidarietà alle persone denunciate per il blocco stradale a Ravenna. La guerra parte anche dalle nostre città. Bloccare i traffici di armi e la logistica militare é giusto, oltre che necessario! – Spazio Libertario “Sole e Baleno” Cesena – Collettivo Samara – Equal Rights Forlì – Brigata Prociona Imola – Assemblea Anarchica Imolese – Spazio Autogestito Capolinea Faenza ______ NOTA (1) Si tratta di una dichiarazione fatta a novembre dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito francese, il Generale Fabien Mandon, esortando la Francia a prepararsi ad “accettare di perdere i propri figli” in un conflitto ritenuto non lontano. 
Ucraina: Mobilitati con la forza e poi uccisi dai droni. La logica assassina della guerra nella pratica
Riprendiamo da https://lanemesi.noblogs.org/post/2025/10/14/mobilitati-con-la-forza-e-poi-uccisi-dai-droni-la-logica-assassina-della-guerra-nella-pratica/ Mobilitati con la forza e poi uccisi dai droni: la logica assassina della guerra nella pratica I media mainstream pubblicano articoli su come l’esercito russo tratti in modo terribile i disertori. “Incatenati agli alberi, rinchiusi nei carri armati o trascinati dietro ai fuoristrada: questa è la realtà dei soldati russi che si sono rifiutati di combattere in Ucraina”, sottolineano. (1) Come al solito, però, non si parla molto dei massacri altrettanto orribili ai danni dei disertori ucraini. Ma una cosa è certa. La capacità di combattimento di entrambi gli eserciti si basa in parte su tecniche di mobilitazione violenta e tortura, volte a scoraggiare la diserzione e a costringere anche coloro che non vogliono andare al fronte a farlo. Mentre migliaia di soldati cercano di disertare, altri vengono mandati in prima linea contro la loro volontà, sperando di sopravvivere e di poter vivere un altro giorno. Questo, a meno che un drone “suicida” armato di esplosivi non voli loro addosso. Su Internet si possono vedere video di tali droni dell’esercito ucraino che massacrano soldati russi su motociclette, nelle trincee, sulle strade, nelle foreste, nelle pianure e altrove. (2) Nella maggior parte dei casi, le riprese di questi eventi sono accompagnate da articoli che li celebrano e che disumanizzano cinicamente le vittime. Non ci si chiede mai chi siano queste persone o come abbiano fatto a finire in quel luogo, dove sono state uccise senza pietà. Non si può non notare che anche il movimento antifascista e “anarchico” sta organizzando raccolte fondi per l’acquisto di droni da destinare all’esercito ucraino. E, come la corrente mainstream filo-occidentale, anche questo ambiente di “sinistra radicale” presenta la guerra come un’azione difensiva contro gli occupanti, quindi probabilmente non si preoccupa troppo del fatto che i loro droni potrebbero massacrare i soldati russi costretti al fronte sotto la minaccia di punizioni. Secondo la logica della “guerra difensiva”, ogni soldato russo in prima linea è un “putiniano” e un occupante. (3) Per i sostenitori di questa logica, migliaia di disertori e soldati mobilitati con la forza non sono nulla e possono essere eliminati senza pietà. (4) Ma cosa c’entri un simile approccio con la dichiarata lotta per la libertà e la giustizia è qualcosa che i sostenitori di questa linea non ci spiegheranno. Dopotutto, la maggior parte di loro non deve affrontare il fuoco incrociato della guerra. Si limitano a inviare di tanto in tanto un contributo finanziario dal sicuro rifugio della piccola borghesia viziata (o dei loro discendenti) per poi scrivere una tempesta ideologica piena di frasi vaghe sulla lotta per la libertà e l’autodeterminazione del popolo ucraino. Al contrario, i soldati, sia sul fronte ucraino che su quello russo, sono in gran parte proletari che non godono di questi privilegi. Sì, sono proletari, perché il proletariato non ha smesso di esistere solo perché alcuni hanno deciso di cancellare questa parola dal loro vocabolario. La verità è che molti proletari si trovano in prima linea loro malgrado e sotto costrizione. (5) Pochissimi hanno i mezzi o i documenti per fuggire all’estero. Molti vivono nell’illegalità: evitano le banche, abbandonano le grandi città, si nascondono nelle foreste. Se c’è qualcosa che ha senso dal punto di vista anarchico, è fornire loro sostegno, non costruire droni che li massacreranno o li rintracceranno perché qualcun altro possa massacrarli. (6) Solidarietà con i disertori e con chi è stato arruolato con la forza! Resistenza contro chi costruisce macchine per ucciderli! Solidarietà di classe contro la logica omicida della guerra! * * * NOTE E FONTI: (1) Ruští dezertéři jsou brutálně mučeni. Svědectví přináší CNN | Newstream [in ceco: I disertori russi vengono sottoposti a torture brutali. La testimonianza è riportata dalla CNN] (2) Ad esempio, qui: https://cnn.iprima.cz/ukrajinska-droni-elita-v-akci-madarovi-ptaci-vyzobali-rusy-na-motocyklech-ti-zkaze-neujeli-479487 [in ceco: L’élite ucraina dei droni in azione. Gli “uccelli ungheresi” hanno colto di sorpresa i russi sulle moto, i quali non sono riusciti a sfuggire alla distruzione] https://cnn.iprima.cz/zabery-ukrajinske-likvidace-okupantu-ruskeho-vojaka-zachranila-lopatka-467046 [in ceco: Immagini dell’eliminazione degli occupanti da parte dei droni ucraini. Un russo ingegnoso si è salvato lanciando una pala] https://cnn.iprima.cz/zabery-hruzy-v-ocich-kratce-pred-vybuchem-ukrajinske-drony-likviduji-ruske-okupanty-475517 [in ceco: Il terrore negli occhi poco prima dell’esplosione. I droni ucraini distruggono gli occupanti russi] e qui: https://www.msn.com/cs-cz/zpravy/other/ukrajinsk%C3%A9-drony-ude%C5%99ily-na-rusk%C3%A9-voj%C3%A1ky-v-lese/vi-AA1JzxmT Cosa vediamo in questo video? Un uomo in uniforme, con uno zaino in spalla, sta camminando nella foresta, quando viene improvvisamente colpito da un drone. Il video viene presentato come un filmato sensazionale che mostra come i difensori ucraini abbiano fermato l’invasore. Tuttavia, dal video non è per niente chiaro chi fosse, perché si trovasse lì e se volesse davvero essere lì o se fosse stato costretto dagli ufficiali sotto la minaccia di una punizione. È morto e nessuno potrà più chiederglielo. (3) La realtà parla da sé. La mobilitazione forzata e i tassi elevati di diserzione nell’esercito russo dimostrano che non tutti i soldati al fronte sostengono Putin. Al contrario, molti sono vittime del “putinismo”, proprio come le persone che vengono bombardate nelle città ucraine. https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/02/04/over-russian-18000-soldiers-desert/ [in inglese: Oltre 18.000 soldati russi hanno disertato] (4) L’iniziativa “Solidrones”, che, stando a quanto riportato, produce “droni per i combattenti anti-autoritari in Ucraina”, afferma: “I difensori consumano decine di migliaia di veicoli aerei senza pilota ogni mese, perché un attacco preciso con i droni può distruggere un carro armato, che è significativamente più costoso, e paralizzare l’avanzata degli occupanti”. https://www.afed.cz/text/8191/solidrones Non c’è dubbio che utilizzino i droni, armi progettate per distruggere e uccidere. Ma anche se qualcuno volesse sostenere che questi possono essere utilizzati anche per il rifornimento o la ricognizione, è importante chiarire una cosa. Anche in questi casi, i droni fungono da strumento di supporto per uccisioni insensate. Non c’è alcuna differenza significativa tra un soldato mobilitato con la forza che viene abbattuto direttamente da un drone e uno che viene rintracciato con l’aiuto dello stesso e poi ucciso dalla fanteria (spesso rifornita dai droni), dall’artiglieria o dall’aviazione. Ulteriori interrogativi risultano rilevanti. I cosiddetti “antiautoritari” che producono o utilizzano i droni possono decidere come e contro chi impiegarli? Ciò sarebbe concepibile nel caso di una guerriglia organizzata in modo autonomo al di fuori dello Stato e contro di esso. Tuttavia, questo non è il caso di queste persone che, come loro stessi riconoscono, sono integrate nell’esercito ufficiale dello Stato ucraino. Sono quindi le autorità militari a determinare come i droni verranno utilizzati dagli “antiautoritari” e non può esserci alcuna autonomia d’azione. Cosa fanno questi “antiautoritari” quando i loro ufficiali ordinano loro di usare i droni per rintracciare i disertori che tentano di fuggire? Dopotutto, questo è uno dei punti all’ordine del giorno dell’esercito ucraino che essi servono volontariamente. (5) Secondo le dichiarazioni dei soldati russi sopravvissuti, non gli è stato permesso di evacuare perché un’unità di blocco che li proteggeva alle spalle non li ha lasciati abbandonare le loro posizioni in prima linea e avrebbe sparato se avessero provato a ritirarsi. In alcuni casi, quindi, costringere i soldati ad avanzare può essere meno rischioso che ritirarsi e disertare. Questa crudele tattica è stata utilizzata dall’esercito durante l’era di Stalin e oggi l’esercito russo sembra esserne tornato a fare uso. (6) La mobilitazione forzata e il conseguente assassinio tramite droni sono ben noti alla popolazione ucraina. Tuttavia, non conosciamo nemmeno un caso in cui la produzione di droni da parte dell’esercito russo sia stata finanziata da antiautoritari o anarchici. In ogni caso, dobbiamo condannare la mobilitazione forzata e l’uso omicida dei droni contro la classe proletaria, a prescindere dal fatto che tali pratiche siano messe in atto dall’esercito ucraino, russo o di qualsiasi altro Stato. [Ricevuto via e-mail | Pubblicato in ceco in https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/10/12/dronokkal-gyilkoljak-le-a-kenyszerrel-mozgositottakat-a-haboru-gyilkos-logikaja-a-gyakorlatban/ e in inglese in https://antimilitarismus.noblogs.org/post/2025/08/27/how-many-forcibly-mobilized-people-will-your-drones-help-kill/ | Tradotto in italiano e pubblicato in https://lanemesi.noblogs.org/post/2025/10/14/mobilitati-con-la-forza-e-poi-uccisi-dai-droni-la-logica-assassina-della-guerra-nella-pratica/]