Miljenko Jergović / Assediati e assedianti
La seconda edizione di questo testo pubblicato in Italia originariamente nel
2019, scritto dall’autore serbo nel 1994, quando ancora la guerra nella ex
Jugoslavia era in corso, avviene in un momento storico in cui – come affermava
Papa Francesco – è in atto la Terza guerra mondiale a pezzi. Non si tratta solo
dei conflitti in Medioriente e in Ucraina, anche se questi occupano da anni le
prime notizie dei TG, ma di tanti altri drammi, in luoghi lontani che dovrebbero
scuotere le nostre coscienze. Questi racconti, scritti da Miljenko Jergović
quando aveva solo ventotto anni, ci portano nella realtà di una guerra civile
propagandata soprattutto come una guerra di religione che l’Occidente non ha
fatto niente per evitare, ma anzi soffiando sul fuoco per meri interessi
economici, per sfruttare la situazione vendendo armi e poi essere protagonisti
della ricostruzione.
Popoli che avevano convissuto pacificamente per decenni dopo la Seconda guerra
mondiale, sotto lo sguardo attento di Tito, si sono trovati l’uno contro
l’altro: coppie che si sono separate, amici che sono diventati nemici, vicini la
cui solidarietà si è trasformata in odio. Chi ha dovuto abbandonare le proprie
case portandosi dietro in una o due valigie i loro pochi beni, non hanno
lasciato solo le loro cose materiali, ma una vita fatta di emozioni, affetti e
abitudini, un’esistenza forse ordinaria ma che era tutto quello che avevano di
più prezioso. Tutto distrutto dall’odio.
Non ci sono campi di battaglia nei racconti di Jergović, ma schegge di vita che
si infrangono contro le conseguenze della guerra sui civili: i bombardamenti, le
uccisioni, le torture, le violenze, gli stupri e la fine della solidarietà. Uno
stile algido e distaccato che mette ancor più in evidenza le efferatezze di un
conflitto di cui non sapremo mai la verità. Perché “la verità suonerà offensiva”
– dichiara lo scrittore serbo – “se qualcuno vorrà dirla, per i serbi, i croati
e i musulmani. I primi hanno istigato e messo in atto il crimine, gli altri,
nella loro disgrazia, hanno creduto di essere nel giusto e di dover pensare e
agire come i primi”.
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