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In tutta Italia ci sono oltre cento scuole e università occupate
Nelle ultime tre settimane gli studenti italiani hanno dato vita alla più estesa ondata di occupazioni scolastiche e universitarie degli ultimi anni. Da Torino a Palermo, passando per Roma, Firenze, Bologna e Napoli, licei, istituti tecnici e sedi universitarie sono stati presi in mano da chi li frequenta, per chiedere edifici sicuri, più fondi all’istruzione e meno alle armi, e per opporsi al tetto agli alunni stranieri voluto dal governo. Un fenomeno che sui grandi media trova spazio soprattutto quando un corteo degenera in scontri, mentre la sua reale dimensione resta in ombra. Un conteggio esatto non esiste. Tuttavia, sommando i casi documentati dalla stampa nelle principali città si superano già le 60 scuole, a cui vanno aggiunti gli atenei e gli istituti dei centri minori, per un totale che con ogni probabilità supera il centinaio. Il punto di partenza è stato Torino, dove il 5 ottobre sono stati occupati il liceo Regina Margherita e l’istituto Carlo Ignazio Giulio. Nel giro di dieci giorni le scuole superiori occupate in città erano diventate una ventina, con altri istituti in agitazione nella cintura, da Moncalieri a Chieri. A Roma, dopo il Cavour e il Newton, solo tra il 19 e il 20 ottobre sono stati occupati otto istituti, dal Plinio al Morgagni, dal Montessori al Rossellini, il cui collettivo denuncia aule allagate e bagni inagibili e una scuola «diventata una caserma dove arrivare con un ritardo di cinque minuti a scuola può provocare sanzionamenti, così come l’alzare la testa portando il dissenso tra le mura scolastiche». A Firenze gli istituti occupati sono arrivati a 14 tra città e area metropolitana, con studenti che promettono: «Andremo avanti finché non ci ascolterete». La mappa non si ferma alle grandi città del Centro-Nord. A Napoli, dopo il liceo Tito Lucrezio Caro, occupato anche contro il progetto di un CPR (i Centri di Permanenza per il Rimpatrio, dove vengono trattenuti i migranti in attesa di espulsione) a Castel Volturno, sono stati occupati l’Umberto, il Mercalli, il Sannazaro e il Genovesi e la protesta ha raggiunto l’università, con Palazzo Giusso dell’Orientale e due sedi della Federico II occupate contro il carovita. A Bologna dopo il liceo Laura Bassi è toccato al liceo scientifico Copernico, mentre il Rosa Luxemburg è stato occupato e il Minghetti bloccato. A Milano il corteo del 16 ottobre si è concluso con l’occupazione dell’ex obitorio di via Francesco Sforza, edificio vuoto destinato all’Università Statale, mentre a Genova le scuole occupate sono state tre. In Sicilia, a Palermo gli studenti dei licei Umberto I e Vittorio Emanuele II dormono a scuola e resteranno fino a venerdì, mentre altri cinque istituti sono in stato di agitazione. A Catania gli studenti del liceo Boggio Lera hanno avviato l’autogestione, cioè la gestione diretta delle attività didattiche, per spezzare quello che chiamano un «immobilismo storico giunto al limite». Le rivendicazioni sono omogenee da un capo all’altro del Paese. Al primo posto c’è l’edilizia scolastica, con infiltrazioni, riscaldamento guasto e piani interi dichiarati inagibili. Subito dopo la richiesta di spostare risorse dalla spesa militare alla scuola, riassunta nello slogan «più soldi per la scuola e meno per le armi» che a Firenze diventa la proposta concreta di trasferire 10 miliardi all’istruzione pubblica. Ovunque si contesta il decreto del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che rende vincolante il limite del 30% di alunni che non parlano bene l’italiano in ogni classe, con il trasferimento degli altri in scuole vicine. Poi il carovita, la cosiddetta «scuola-caserma», cioè regolamenti disciplinari sempre più rigidi e il nuovo voto in condotta che può costare la bocciatura, lo stop ai percorsi di formazione scuola-lavoro e l’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva in classe. Tra gli universitari, l’Unione degli Universitari ha piantato le tende davanti a una decina di atenei chiedendo, tra l’altro, 4 miliardi per alloggi pubblici, in un Paese in cui mancano 236.000 posti letto per studenti. Le occupazioni sono la parte più visibile di una mobilitazione più ampia, che si ispira apertamente alla rivolta delle scuole francesi («facciamo come in Francia» è lo slogan più diffuso) e si inserisce in un’ondata di proteste giovanili che sta attraversando molti Paesi del mondo. Il 16 ottobre lo sciopero studentesco convocato da OSA, Cambiare Rotta, Rete degli Studenti Medi e Fridays for Future ha portato in piazza migliaia di giovani in decine di città, da Roma – dove la questura ha contato 5.000 persone e gli organizzatori 20.000 – a Bari e Cagliari, mentre OSA rivendica 400.000 partecipanti in tutta Italia. La risposta delle istituzioni si è concentrata sull’ordine pubblico e sulla repressione. A Milano, dopo gli scontri del 17 ottobre, i fermati sono stati oltre 200, quasi tutti minorenni. Gli studenti, intanto, guardano avanti: per questo sabato 24 ottobre sono previsti cortei in almeno otto città, mentre il 30 ottobre aderiranno allo sciopero generale proclamato dall’USB e il 20 novembre torneranno in piazza per lo sciopero studentesco europeo contro la guerra, lo stesso giorno in cui la CGIL ha convocato il proprio sciopero generale. The post In tutta Italia ci sono oltre cento scuole e università occupate appeared first on L'Indipendente.
October 23, 2026
L'INDIPENDENTE
Serbia al voto, una partita ben oltre i Balcani occidentali
Le elezioni serbe del 25 ottobre si inseriscono in una fase di forte tensione sociale e politica, segnata dalle proteste contro il governo, dalla contestazione delle istituzioni e da un confronto sempre più acceso sul futuro internazionale del Paese. La competizione elettorale non riguarda soltanto gli equilibri interni, ma investe […] L'articolo Serbia al voto, una partita ben oltre i Balcani occidentali  su Contropiano.
October 23, 2026
Contropiano
La Francia tra torsione autoritaria e mobilitazione permanente
Domenica sera, all’interno del suo discorso, il Presidente uscente Emmanuel Macron ha chiesto ai prefetti di proibire “alcuni assembramenti” qualora fosse “necessario”. Si tratta di un orientamento non vincolante in termini di legge, ma è sicuramente una chiara indicazione politica, con il ministero della Giustizia che avrà l’ultima parola rispetto […] L'articolo La Francia tra torsione autoritaria e mobilitazione permanente su Contropiano.
October 23, 2026
Contropiano
“PROBLEMA COMUNE DELLE PIAZZE EUROPEE È TRADURRE IL DESIDERIO DI RIVOLTA IN ORGANIZZAZIONE E ALTERNATIVA POLITICA”, DA PARIGI INTERVISTA A DAVIDE GRASSO
Radio Onda d’Urto ha intervistato Davide Grasso, ricercatore dell’Università di Torino e dell’École des hautes études en sciences sociales di Parigi sulle mobilitazioni studentesche, ma anche contro il carovita e le conseguenze della crisi del capitalismo, che hanno riempito le strade e le piazze delle città di tutta la Francia nelle ultime settimane. Davide Grasso si trova a Parigi per lavoro durante questo anno accademico. In passato ha già vissuto nella capitale francese, durante altri periodi e potendo osservare altre grandi mobilitazioni. Gli abbiamo chiesto, quindi, che idea si sia fatto di queste settimane di mobilitazione generale in Francia anche guardando a possibili confronti con cicli di lotte e movimenti sociali precedenti. A questo proposito il nostro ospite ipotizza che in Francia si stia assistendo all’espressione di una sorta di potente sintesi delle mobilitazioni degli anni scorsi, ma anche a un accumulo, non solo di esperienze, rivendicazioni e pratiche ma anche, in una certa misura, di frustrazioni. “Anche perché i cicli di lotte precedenti in molti casi non hanno avuto successo”, spiega Davide Grasso ai nostri microfoni. “Si è trattato di movimenti molto ampi che però sono stati frustrati anche da alcune sconfitte. Probabilmente sta emergendo anche una forma di frustrazione rispetto all’impermeabilità del sistema politico istituzionale a riuscire a rispondere alle richieste di movimenti sociali molto radicati nel paese”. La mobilitazione intanto prosegue, anche oltre la giornata “campale” di sabato 17 ottobre. Questo accade nonostante una repressione molto dura da parte del governo, della polizia e degli apparati dello stato. Nei prossimi giorni e settimane, avverte Grasso, potremmo assistere a una situazione di forte tensione in cui il movimento potrebbe crescere, anche attraverso date già annunciate come quella dello sciopero generale chiamato dalla Cgt per il 5 novembre, mentre il governo non sembra intenzionato a offrire risposte diverse da quella repressiva. “La prospettiva – continua il ricercatore – è quella di una sorta di assenza di vie d’uscita dal momento che da un lato Macron ha fondamentalmente detto che le manifestazioni devono fermarsi, annunciando che lo stato farà di tutto per impedirle; dall’altro lato c’è un movimento che non si è formato contro una singola legge che può essere ritirata, ma chiede scuole migliori, più insegnanti, una qualità della vita diversa, maggiore uguaglianza, e che quindi prevederebbe una risposta molto impegnativa da parte di un governo che però ha davanti pochi mesi, per via delle imminenti elezioni presidenziali, e si trova a fare i conti con una serie di correzioni di bilancio, sempre nel segno dell’austerità, che sono previsti dagli impegni internazionali della Francia”. Insomma, “ci sono un esecutivo e un presidente che sono considerati inadeguati e lontani dalla realtà e che, da un punto di vista molto pragmatico, non hanno nessuna carta da giocare se non quella repressiva, che stanno cercando di giocare ma che è molto pericolosa”. A partire dalla situazione della Francia e di Parigi, abbiamo chiesto a Davide Grasso come si può leggere, dal suo punto di vista, quanto accaduto lo scorso fine settimana in Italia, in particolare a Milano, con le rivolte e sommosse urbane agite da giovani e giovanissimi, con ogni probabilità provenienti dalle classi popolari. In un articolo pubblicato nei giorni scorsi sul sito de Il Fatto Quotidiano il ricercatore ipotizzava che i fatti accaduti nel capoluogo lombardo potrebbero annunciare alcune novità per i prossimi anni. Quel che si è visto, per altro, era già stato in qualche modo anticipato da altre piazze italiane dell’ultimo anno: “penso ai disordini che c’erano stati a Milano in occasione delle manifestazioni per la Palestina e per Gaza; penso anche alla risposta alla morte di Abderrahim Fakir a Bologna alcuni mesi fa. Fenomeni che avevano lasciato intendere l’emergere di soggetti e gruppi di persone che si vogliono rendere protagoniste all’interno dello spazio urbano e che sembrano non essere riconducibili ai raggruppamenti, alle organizzazioni, ai soggetti, ai codici e agli appelli che in Italia sono stati tradizionalmente egemoni in forma abbastanza continuativa per decenni“, osserva Grasso nell’intervento sulla nostra emittente. “Dal punto di vista dell’iniziativa e della decisione di mobilitarsi, in parte anche delle modalità – continua – sembrano essere autonomi, originali, nuovi e lo scorso weekend, forse, determina un salto di qualità, magari non tanto nei numeri ma nel carattere estemporaneo e imprevisto di questo tipo di azioni, nella loro radicalità e nell’impatto che hanno avuto”. A conclusione dell’intervista abbiamo chiesto al nostro interlocutore di provare a tracciare alcune analogie e sottolineare, dall’altra parte, le differenze, tra quanto sta accadendo in Francia e tra quanto accaduto a Milano e – in misura minore – in altre città italiane, tenendo conto anche del fatto che nel frattempo movimenti significativi in termini di partecipazione stanno riempiendo le piazze anche di altri stati europei, come la Spagna, il Belgio o l’Albania. “Forse l’analogia più importante è il desiderio di transnazionalità, di internazionalismo, o comunque di connessione al di là delle frontiere e degli stati”, risponde Davide Grasso. “Qua in Francia – racconta – si percepisce nel fatto che molte persone chiedono cosa succede in Italia e ne sono molto contente, sono consapevoli del fatto che qualcosa avviene anche in Spagna e si menziona spesso l’Albania. In qualche modo c’è come la sensazione che sia necessario riuscire finalmente a far circolare gli appelli e la voglia di manifestare nei diversi paesi, almeno europei”. “Per il resto – osserva però Grasso – tra Francia e Italia prevalgono le differenze, come quella dell’estensione sociale e numerica delle proteste. C’è anche una differenza nel portato degli anni precedenti. Infatti, per quanto anche l’Italia abbia visto dei movimenti in questi anni, quelli francesi sono stati maggiormente di massa e hanno avuto una dialettica più diretta con le istituzioni, ma questo è caratteristico dello spazio francese”. “Quello che invece credo sia la cosa che accomuna davvero i due contesti – conclude lo studioso – è il problema, la domanda su come questo desiderio di rivolta, mobilitazione, rifiuto ma anche richiesta concreta possa da un lato tradursi in una dimensione più organizzata e che sia in grado di sedimentare e prendere una dimensione politica che non si esaurisca nel giro di qualche mese con una sconfitta o con una vittoria parziale, ma che possa essere invece qualcosa che costruisca alternativa attraverso gli anni e le diverse generazioni; dall’altro su come evitare che la destra e l’estrema destra si rafforzino in reazione a queste mobilitazioni“. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Davide Grasso, ricercatore dell’Università di Torino e dell’École des hautes études en sciences sociales di Parigi, in collegamento dalla capitale francese. Ascolta o scarica.
October 22, 2026
Radio Onda d`Urto
Orientale Occupata: pretendiamo il futuro, occupiamo il presente
Lunedì scorso lə studentə hanno occupato Palazzo Giusso, sede storica dell’Università L’Orientale, in continuità con le lotte giovanili in tutta Europa e in complicità con le migliaia di lavoratorə che stanno bloccando il Mezzogiorno. Le parole d’ordine che hanno scelto di portare avanti sono legate alla condizione giovanile sempre più precaria in questo paese: no al caro vita, no al caro affitti e una generale richiesta di un futuro migliore. Prontamente è arrivata la risposta della ministra Bernini che ha additato gli studenti come violenti e prevaricatori in ben due occasioni: con un post Instagram e in occasione dell’inaugurazione dello studentato “La Corte” di Parma. Come noto a chi ha seguito le ultime vicende questi nuovi studentati costruiti con i fondi del PNRR, che dovevano riparare a un problema strutturale in Italia, sono diventati terreno fertile per la speculazione da parte di grandi aziende private del settore immobiliare. Per solo 12 anni saranno adibiti a studentati e con solo una piccola parte ad un prezzo “calmierato” che, come confermato già da numerose inchieste, può superare i 500 euro per una singola. «Abbiamo scoperto che la Ministra Bernini ha detto che l’Università è di tutti e non di chi la occupa. Ma è davvero così? O è solo di chi se la può permettere? Noi non ci stiamo e non crediamo che l’Università possa essere sottoposta all’aziendalizzazione e a paradigmi eurocentrici e guerrafondai. Vediamo invece l’Università come uno spazio da rivendicare e all’interno di quello spazio costruire dei momenti di confronto e soprattutto di socialità alternativa». Così rispondono i collettivi alla Ministra in reel pubblicato su Instagram. Le prime giornate di Occupazione sono state contraddistinte da un grande lavoro per mettere in rete tante lotte apparentemente lontane ma in realtà strettamente legate tra loro. Infatti, lunedì dopo una grande assemblea in cui si è voluto spiegare al resto della comunità studentesca le ragioni dell’occupazione, lə studentə che hanno occupato hanno creato un momento di dibattito e confronto con i loro coetanei francesi e spagnoli, insieme a diversi collettivi di liceali che hanno occupato le loro scuole. Assemblea con studentə francesi e spagnolə «Sentire queste testimonianze dall’Europa in lotta, dalle scuole in occupazione è un grande motore per continuare la nostra mobilitazione in Università. Costruiamo assieme le prossime giornate di lotta in Università e riappropriamoci di questo luogo». Così una studentessa nell’intervento di chiusura dell’assemblea. Nel solco di questo ragionamento sono continuati i giorni di Occupazione. La mattinata del secondo giorno è stata segnata da un incontro tra lo Sportello Antisfratto di Napoli e altre organizzazioni attive sul tema del diritto all’abitare. Insieme a loro c’è stata anche la partecipazione di diverse persone sotto sfratto che hanno condiviso le loro esperienze e la loro rabbia nel vedere il proprio diritto all’abitare negato. Nel pomeriggio invece, si è svolta l’assemblea di I’m Queer Any Problem, collettivo queer e transfemminista, che da anni anima il pride dal basso organizzato in città. Subito dopo il cortile dell’Università ha visto ospitare l’assemblea cittadina contro il carovita. È stato un momento estremamente partecipato dove si sono uniti studentə, sindacati, collettivi e disoccupati per lanciare una campagna cittadina contro il carovita e convergere sulle date già esistenti contro la costruzione del Cpr a Castel Volturno il 24 ottobre e lo sciopero generale del 30 ottobre. «Ringraziamo tutte le realtà per essere intervenute. L’Università occupata è fucina di pratiche di confronto e di conflitto. Per noi la potenza di questo momento è di rendere finalmente l’università occupata un centro di dibattito, sperimentazione e progettazione politica. Per loro questo è il ruolo storico e sociale che l’Università dovrebbe avere e che purtroppo ha perso. È fondamentale unire le nostre lotte, intersecare i diversi processi di mobilitazione, e dunque rilanciamo le date del 24 ottobre e del 30 ottobre per costruire un ampio Movimento di opposizione sociale per riprenderci il futuro che ci stanno negando». Queste le parole di uno degli studenti presenti all’assemblea. La terza giornata di Occupazione tornerà sul tema della casa e ci saranno collegamenti con Plaza del Sol a Madrid e diversi momenti laboratoriali e di socialità per la comunità studentesca. In continuità con le loro pratiche di ascolto e confronto hanno inviato una lettera dalle mura del Palazzo Occupato a tutto il personale universitario dell’Ateneo per cercare supporto e appoggio da parte della comunità accademica nella loro lotta. Nel frattempo, hanno anche lanciato, attraverso i loro social, un appello a tutte le università italiane per unirsi alla mobilitazione. Per rimanere aggiornati sulle giornate di mobilitazione potete seguire Orientale Occupata su Substack: https://orientaleoccupata.substack.com/ Per contattare gli studenti: orientaleoccupata@proton.me Contatto Instagram: @xa.napoli La copertina è del collettivo Orientale Occupata Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. 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October 22, 2026
DINAMOpress
Fisciano (SA). Gli studenti si uniscono ai trasportatori e bloccano l’autostrada
Gli studenti a Salerno si uniscono alla lotta dei trasportatori contro il carovita. Mentre in Campania la situazione diventa sempre più grave, con supermercati e pompe di benzina vuoti, di fronte alla mobilitazione di autotrasportatori e lavoratori contro carobenzina e carovita, a cui il governo sta rispondendo unicamente sul piano […] L'articolo Fisciano (SA). Gli studenti si uniscono ai trasportatori e bloccano l’autostrada su Contropiano.
October 22, 2026
Contropiano
BRESCIA: CONTRO CAROVITA, GUERRE E TAGLI ALL’ISTRUZIONE ANNUNCIATA UN’ASSEMBLEA STUDENTESCA A CAMPO MARTE. APPUNTAMENTO LUNEDÌ 26 OTTOBRE
La protesta nelle scuole non si ferma. Si allunga ogni giorno che passa l’elenco delle occupazioni contro carovita, mancanza di futura, collasso della scuola pubblica e dl Valditara con tetto agli alunni di origine migrante Istituti occupati a Napoli, Bologna, Torino, Roma, Firenze e Cosenza. Contro le politiche economiche del governo Meloni, la guerra e il riarmo, il definanziamento della scuola pubblica il Collettivo Onda Studentesca di Brescia ha annunciato un’assemblea pubblica, con appuntamento lunedì 26 ottobre, alle 15.30 a Campo Marte. Ne parla a Radio Onda d’Urto Matilde, compagna del C.O.S. Ascolta o scarica. Di seguito volantino e comunicato ASSEMBLEA STUDENTESCA: CAROVITA, GUERRE E TAGLI ALL’ISTRUZIONE💥 Oggi ci troviamo tra carovita, salari da fame, precarietà, tagli all’istruzione e guerre, e mentre si finanzia il genocidio in Palestina il nostro futuro viene sacrificato in nome del profitto. Ma la Gen Z non è disposta a restare a guardare. Le piazze tornano a riempirsi, la rabbia si trasforma in mobilitazione e una domanda diventa sempre più urgente: come possiamo organizzarci per cambiare davvero le cose? Ne parleremo insieme in un dibattito aperto sulla Gen Z in piazza, sulle dinamiche delle mobilitazioni e sulla necessità di unire le diverse forme di lotta. Come vogliamo scendere in piazza? Come possiamo costruire una forza collettiva capace di incidere? Non basta arrabbiarsi: dobbiamo incontrarci, organizzarci e lottare insieme. 🔥 Vieni a discuterne, porta le tue idee e la tua rabbia. Il futuro non si aspetta: si costruisce collettivamente.
October 21, 2026
Radio Onda d`Urto
Albania: la protesta radicale di scuole e università
Dopo 144 giorni di presenza in piazza quotidiana del movimento dei fenicotteri contro la svendita del territorio, in Albania la protesta di studenti delle scuole medie e superiori e delle università porta una forte radicalità alla mobilitazione: blocco delle lezioni, assalti alle istituzioni, completo disconoscimento di governo e opposizione, convergenza e riconoscimento reciproco con il movimento ambientalista. La corrispondenza con un compagno
October 21, 2026
Radio Onda Rossa
TRENTO: MILLE IN PIAZZA IN DIFESA DELLE SCUOLE E A FIANCO DEI DOCENTI. “SE SVALUTANO LORO, SVALUTANO NOI”
Oltre mille studenti e studentesse in piazza a Trento mercoledì 21 ottobre per un corteo che ha attraversato, sotto la pioggia, tutto il centro storico, fino alla centrale piazza Dante. Dopo alcuni giorni di iniziative davanti ad alcuni istituti, la quasi totalità delle scuole trentina si è mobilitata con un duplice obiettivo: oltre alle rivendicazioni generali, relative a un futuro che di fatto non esiste e un presente di scuole fatiscenti, studentesse e studenti hanno voluto esprimere la loro solidarietà concreta ai docenti trentini, che – sulla scia di quanto già fatto dai colleghi dell’Alto Adige-  hanno minacciato il blocco delle gite e di altre attività non strettamente scolastiche contro la svalutazione continua della loro funzione, a partire da stipendi ormai totalmente fuori scala rispetto all'(alto) costo della vita, della casa e del carburante. A lanciare la mobilitazione studentesca trentina sono stati gli alunni del liceo Da Vinci, mentre il giorno precedente c’era stata un’altra iniziativa all’Itet Tambosi, con diversi momenti di tensione e cinque giovani (non sarebbero studenti dell’istituto) portati poi in Questura. Il corteo di mercoledì 21 ottobre non ha visto invece problemi in piazza, con studentesse e studenti a ottenere, per il pomeriggio, un incontro con Francesca Gerosa, assessora provinciale competente oltre che presidente di Fratelli d’Italia in Trentino. Ci racconta come è andata Alberto del Collettivo del liceo scientifico Da Vinci di Trento. Ascolta o scarica
October 21, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA: MOBILITAZIONI IN TUTTA ITALIA. UNA DOZZINA LE OCCUPAZIONI A FIRENZE. PICCHETTO E OCCUPAZIONE AL PORTA ROMANA DOPO L’AGGRESSIONE DI UN CUSTODE
Continua a crescere la protesta nel mondo della scuola. Sono sempre più numerose quelle occupate contro il collasso della scuola pubblica, contro il dl Valditara e il tetto agli alunni di origine migrante nelle classi. Istituti occupati dagli studenti a Napoli, Bologna, Torino, Roma, Firenze e Cosenza. In altre scuole studenti e studentesse stanno dando vita a scioperi improvvisi e a macchia di leopardo. È successo a Legnano, nel Milanese, a Cesano Maderno (Monza-Brianza), a Iseo, in provincia di Brescia e a Trento, dove stamattina centinaia di studenti e studentesse stanno sfilando in corteo. A Firenze dopo l’occupazione del liceo Gramsci avvenuta lunedi un gruppo di studenti e studentesse ha annunciato l’occupazione di diversi istituti cittadini, contestando le scelte del governo in materia di istruzione, spesa pubblica e politiche scolastiche. Nel comunicato diffuso dagli “Studentə Occupanti di Firenze” la mobilitazione viene presentata come una risposta a un sistema che, secondo i promotori, privilegia gli investimenti militari a discapito della scuola: “Come Studentə Occupanti di Firenze, abbiamo deciso di bloccare le nostre scuole in segno di protesta di fronte a un governo che prioritizza la guerra a discapito dell’istruzione”, si legge nel documento. Il documento è firmato dagli Studentə Occupanti dei licei Alberti-Dante, Castelnuovo, Da Vinci, Duca d’Aosta, Galileo-Michelangiolo, Machiavelli-Capponi, Meucci, Pascoli, Peano, Porta Romana e Rodolico, che indicano tra le principali contestazioni i finanziamenti destinati all’istruzione e le condizioni strutturali di numerosi edifici scolastici. Gli studenti richiamano i dati della Commissione europea, secondo i quali nel 2023 l’Italia si sarebbe collocata al terzultimo posto nell’Unione europea per investimenti nel settore, e denunciano tagli al sistema scolastico per circa 620 milioni di euro nel triennio 2026-2028, attribuiti alla Legge di Bilancio. Secondo i promotori della protesta, le conseguenze si riflettono direttamente sulla quotidianità degli studenti, sulla sicurezza e sulla qualità della formazione. Nel comunicato vengono elencati problemi come aule soggette ad allagamenti, materiali didattici insufficienti, infestazioni di insetti e roditori, presenza di muffe, impianti di riscaldamento e raffreddamento danneggiati e carenza di personale. Tra le criticità segnalate figurano anche la precarietà dei docenti, le barriere architettoniche che ostacolano l’accessibilità per le persone con disabilità e le condizioni di degrado di alcune strutture. Situazioni che, secondo gli occupanti, rendono necessario un intervento complessivo di manutenzione e messa in sicurezza degli istituti. Un altro punto centrale della mobilitazione riguarda la spesa militare. Gli studenti contestano l’aumento delle risorse destinate alla difesa, contrapponendolo alle difficoltà del sistema scolastico. Nel documento sostengono che, negli ultimi sei anni, la quota del Pil destinata alle spese militari sia passata dall’1,4% del 2020 al 2,5%. Il comunicato contiene inoltre una dura critica alla politica estera italiana e al sostegno del governo alle operazioni militari, con riferimenti agli Stati Uniti e a Israele. Gli occupanti chiedono di ridurre i fondi destinati al riarmo e di aumentare, al contrario, le risorse per l’istruzione. La protesta non si limita esclusivamente agli aspetti economici. Nel mirino degli studenti ci sono anche le misure che riguardano la composizione delle classi e l’educazione sessuo-affettiva. Il documento critica il limite al numero di studenti stranieri nelle classi e il Ddl Valditara, contestato per le disposizioni relative all’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Gli occupanti sollevano anche il tema della sicurezza nei percorsi di formazione scuola-lavoro, un tempo denominati PCTO. Nel comunicato si afferma che, negli ultimi tre anni, 33 ragazzi e ragazze avrebbero perso la vita durante queste esperienze. Per gli studenti, si tratta di un ulteriore elemento che mette in discussione il rapporto tra scuola, lavoro e tutela dei giovani. La richiesta è di abolire gli attuali percorsi, indicati nel documento con la sigla FSL, considerati dagli occupanti una forma di lavoro non retribuito e potenzialmente rischioso. I promotori denunciano inoltre l’utilizzo degli spazi scolastici per iniziative che giudicano riconducibili a propaganda fascista e razzista, chiedendo che gli istituti siano luoghi di inclusione, uguaglianza e confronto. La mobilitazione, spiegano i firmatari, vuole inserirsi in un movimento di protesta più ampio, nazionale e internazionale, dando voce anche agli istituti che non dispongono delle risorse necessarie per partecipare alle iniziative. Tra le richieste avanzate figurano l’aumento della spesa pubblica per l’istruzione, la messa in sicurezza e la manutenzione degli edifici scolastici, la disponibilità di spazi per gli studenti dentro e fuori dagli istituti e maggiori sostegni economici alle famiglie in difficoltà con l’acquisto dei materiali didattici e il pagamento delle uscite scolastiche. Gli occupanti chiedono inoltre un taglio ai finanziamenti per il riarmo, il divieto di ingresso nelle aule per le forze armate e di polizia, l’abolizione delle misure che introducono limiti alla presenza di studenti stranieri nelle classi, progetti di educazione sessuo-affettiva affidati a esperti e la cancellazione dei percorsi di formazione scuola-lavoro. La conclusione del comunicato ribadisce la volontà di proseguire la mobilitazione fino al raggiungimento degli obiettivi indicati: “Non vogliamo essere spettatori del nostro futuro. Organizziamoci, lottiamo, riprendiamoci la scuola!”. Il punto con Oscar compagno fiorentino che segue le mobilitazioni nelle scuole Ascolta o scarica  Anche il Liceo Artistico di Porta Romana si aggiunge alla lista dei licei fiorentini occupati. Dopo il tentativo di occupazione avviato nella notte tra il 19 e il 20 ottobre, terminato con uno sgombero lampo e pesanti polemiche, un’assemblea straordinaria di stamani si è conclusa con la decisione di procedere all’occupazione dell’Isa. L’assemblea, indetta da studenti e studentesse per chiarire quello che già attraverso una nota ufficiale il collettivo degli studenti aveva spiegato, è servita a ricostruire la propria versione dei fatti, in risposta alle dichiarazioni della preside e denunciando presunte aggressioni fisiche subite durante i concitati momenti della protesta. Il momento più critico del blitz si sarebbe consumato intorno alle quattro e mezzo del mattino, in concomitanza con l’arrivo della dirigente scolastica, del personale ATA e dei Carabinieri. Gli studenti descrivono un clima di forte contrapposizione fisica all’interno dei corridoi, sostenendo che un custode avrebbe aggredito alle spalle uno studente nel tentativo di strappargli il passamontagna. Nel tragitto verso la palestra, secondo il racconto dei giovani, si sarebbero verificati spintoni, capelli tirati e persino calci da dietro per far cadere i ragazzi in fuga, prima che questi riuscissero a barricarsi dietro una porta per frenare la furia del dipendente. Il comunicato lamenta poi la totale chiusura da parte delle autorità e della presidenza rispetto a qualsiasi forma di mediazione. La dirigente si sarebbe rifiutata di leggere il documento politico dell’occupazione, redatto in coordinamento con gli altri licei cittadini già mobilitati. Secondo la nota studentesca, a porre fine alla protesta è stato un ultimatum di tre minuti prospettato dalla dirigenza prima del massiccio intervento della DIGOS, accompagnato da avvertimenti di possibili denunce e ripercussioni legali. Di fronte alla prospettiva dello sgombero forzato, gli occupanti avevano preferito allontanarsi dall’edificio. In conclusione della nota, i giovani rivendicano la matrice interamente politica del loro gesto. L’azione di Porta Romana viene inserita in una mobilitazione nazionale più ampia che contesta la povertà, le morti sul lavoro e il taglio di seicento milioni di euro alla scuola pubblica a favore delle spese belliche, definendo queste ultime le vere piaghe sistemiche contro cui è necessario continuare a lottare. Ci siamo collegati con alcune studentesse del Collettivo Capre durante il picchetto di questa mattina  Ascolta o scarica   
October 21, 2026
Radio Onda d`Urto