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Adriano Sofri risponde a Mario Calabresi: “Io ero dalla parte di Pino Pinelli, e sono rimasto là”
Riprendiamo dalla pagina social di Adriano Sofri il post con cui l’ex leader di Lotta continua risponde all’invito del figlio del commisario Calabresi, il quale – nel corso di una trasmisssione televisiva – gli chiedeva pubblicamente “una parola di verità” sull’omicidio del padre_   Gentile Mario Calabresi, ho guardato e ascoltato, in ritardo, la trasmissione televisiva in cui lei si rivolge a me. E si augura, in sostanza, che “prima della fine della mia vita” – ragionevole avvertenza – io smetta di starmene “barricato dietro mille cavilli”, e trovi “il coraggio” di dire “una parola di verità”. E che lei e i suoi fratelli apprezzereste. Quanto a sua madre, “mi ha perdonato, benché io non l’abbia chiesto”. Questo avviene in un programma che si intitola “La confessione”, e prevede – non ne sapevo niente – che l’invitato resti solo e pronunci, all’indirizzo della telecamera, una propria confessione. Nella circostanza lei non fa una sua confessione, ma la chiede a me. Di confessare. Intendo stupirmi, e obiettare. Nel corso della trasmissione nessuno, né lei né il conduttore, si è curato di ricordare che io mi sono sempre dichiarato incolpevole di aver “ordinato” (!) o fomentato l’omicidio del commissario Calabresi, suo padre. Dunque, a distanza di 54 anni dal fatto, di 36 dall’accusa, di 14 dalla mia intera pena legalmente “espiata” (e “prima della fine” eccetera) lei mi raccomanda che tramuti la mia rigorosa rivendicazione di non colpevolezza, ribadita nelle aule di tribunale di ogni ordine, in una confessione, sollecitata in televisione? Io dico che sono innocente, e che il tormentato itinerario giudiziario che abbiamo attraversato è stato dolosamente ingiusto. Quale grossolana psicologia può far credere che io mi sarei rassegnato ad andare in galera, con la prospettiva fondata di non uscirne più, se fossi stato colpevole? (Risi come di un vero scherzo quando i magistrati competenti al primo e ultimo interrogatorio mi assicurarono che mi bastava confessare per escludere anche un solo giorno di carcere). Forse lei, chiedendomi “una parola di verità” – dunque ripetendomi che mento – non pretendeva, per sé e per i suoi fratelli, una confessione, ma una qualche altra argomentazione sugli anni, gli errori gli orrori i rimpianti? Anche di questo sarei stupito, dal momento che tante volte, e perfino sottoscrivendo parole dettate da altri, io dissi a sua madre, e per lei a tutti voi, il mio dispiacere per i modi dell’accanita campagna di Lotta Continua contro Luigi Calabresi, assumendomene la responsabilità piena. Anche quando – pure questo le è noto – non ne ero stato affatto autore, ma per la fiducia di cui godevo fra i miei compagni e le mie compagne, e la responsabilità che me ne veniva. Io ero dalla parte di Pino Pinelli, e sono rimasto là. Ecco, questa ripetizione è quanto ho da dire finché sarò in vita, e anche dopo. Naturalmente lei e i suoi fratelli potreste senz’altro incontrarmi, se vi sembrasse una buona idea. Abbiate i miei saluti e auguri, Adriano Sofri.   Redazione Italia
February 12, 2026
Pressenza
Caro Luciano… tuo Pino Pinelli
Su Wikiradio le lettere di Giuseppe Pinelli Il primo gennaio scorso Wikiradio1, il prezioso e quasi nascosto programma di RAI radio3, ha trasmesso e messo su Raiplaysound il podcast Le lettere di Giuseppe Pinelli. Lo riproponiamo, e riproponiamo il link al film “IPOTESI SULLA MORTE DI GIUSEPPE PINELLI” girato nel 1970 dal Comitato cineasti italiani contro la repressione, con Gian
A mio padre Pino Pinelli
Il freddo è intenso, oggi come tanti anni fa e non solo per il clima di questo mese di dicembre. Eravate belli. Volevate guardare il mondo con occhi nuovi, avevate speranze e voglia di fare, eravate convinti che l’impegno di ognuno avrebbe potuto creare una società più giusta, in cui i diritti di tutti sarebbero stati rispettati. A quante manifestazioni hai partecipato, quante ne hai organizzate e gli scioperi della fame e i sit-in e le discussioni, a quante cariche della polizia sei scampato…quanto impegno nella tua vita, sempre dalla parte degli ultimi, con l’ottimismo e l’allegria con cui affrontavi la vita. Una vita povera, ma ricca del calore di affetti, di ideali, di compagni, di valori, di etica, di coerenza. Faceva freddo a dicembre anche in quel 1969, tanto freddo. E’ atroce entrare in una banca e morire per una bomba. E’ atroce morire per mano di chi voleva coprire la matrice di quella bomba. Il tuo precipitare nel cortile della questura ci rimane squarcio nel cuore. Sappiamo tanto ora, su quello che è avvenuto in piazza Fontana, delle trame fasciste, della manovalanza fascista di uno Stato artefice e complice che ha tramato, ordito e depistato, assolto tutti non riuscendo a nascondere quanto marcio sia il sistema. Per la tua morte solo frettolose archiviazioni, poche indagini, nessun processo. Lo Stato non processa se stesso, né allora, né ora. In questi anni ci sei sempre stato, presenza che ha scaldato i cuori di quanti ti hanno conosciuto e di chi ha fatto sua la tua storia, in questi anni ci sei sempre stato e hai permesso incontri, sguardi, condivisioni e ti ho ritrovato negli occhi di chi ancora resiste, di chi ancora continua a sperare in una società più giusta e più umana. Molta strada è ancora da percorrere per poter guardare il mondo con occhi nuovi e forse più adesso che allora. Ma resisteremo a questa repressione, a questa mancanza di prospettive e lavoro, resisteremo a queste ondate di xenofobia e razzismo che non ci appartengono. E continueremo a proporre e a credere che un mondo nuovo basato sui valori che portavi avanti è possibile. Ciao Pino, non hanno vinto. Noi r-esistiamo. Claudia Redazione Milano
December 17, 2025
Pressenza