Daniele Comberiati, Eugenio Barzaghi / Film che non ci sono
Chiunque ami il cinema, anche chi non si qualifica come cinefilo, potrà
apprezzare questa guida al cinema di fantascienza italiano degli anni Sessanta e
Settanta, che vi farà scoprire, o riscoprire, pellicole più o meno note, dai
classici come La fabbrica di Carlo Sacci, alle piccole perle come Uomini e cani
di Francesco Ampi e Luca Cremi, e mette in una prospettiva diversa anche egregi
flop semidimenticati quali Addio, lunari! di Marco Izzo oppure Mai più la fame
di Francesco Bianchi. La lettura di L’uomo dall’altro mondo sarà inoltre
un’occasione per rileggere gli anni cupi della giunta Paoloni attraverso la
lente dei prodotti cinematografici dell’epoca, sia quelli che furono
sponsorizzati dal regime, sia quelli che tentavano di articolare un discorso
critico e d’opposizione dissimulato attraverso l’immaginario fantascientifico…
E se a questo punto vi chiederete cosa diavolo è la giunta Paoloni, e come mai,
anche se siete appassionati di cinema, non avete mai sentito nominare i suddetti
titoli e registi, vorrei rassicurarvi: quelli di cui si occupano Comberiati e
Barzaghi sono film che difficilmente troverete su Amazon o sulle varie
piattaforme, perché vennero girati in un’Italia alternativa, dove il generale De
Lorenzo appoggia un golpe capitanato da tal Giovanni Paoloni, descritto come
“consulente del Ministero dell’Interno”, supportato dal solito SIFAR e
coadiuvato dall’immancabile CIA. Insomma, i due autori di questa guida ucronica
al cinema di un universo parallelo (il primo professore di letteratura italiana
in Francia, il secondo un vero addetto ai lavori in qualità di direttore della
fotografia) hanno immaginato una serie di pellicole ipotetiche, un po’ sullo
stile della letteratura nazista americana di Bolaño, e in ultima analisi nel
solco dei libri immaginari del buon vecchio Borges.
Un gioco raffinato, insomma, per conoscitori, e pochi ne sanno della
fantascienza italiana, sia letteraria che cinematografica, quanto ne sa
Comberiati, del quale raccomando La fantascienza italiana contro il Boom
economico (Franco Cesati 2023) nonché Ideologia e rappresentazione (Mimesis
2020), quest’ultimo realizzato con un altro studioso italiano che insegna
all’estero, Simone Brioni. Un gioco che però ha un sottotesto piuttosto serio, e
non si tratta solo di ricordarci che al golpe ci siamo andati molto vicini e non
una volta sola, e che negli anni Settanta la paura di finire come il Cile era
qualcosa che si respirava nell’aria. Per rimanere nello specifico, Comberiati e
Barzaghi ci offrono diversi spunti di riflessione sul cinema italiano e
soprattutto su quella cosa poco nota, poco amata, poco conservata che è stata, e
ancora è, la fantascienza italiana.
Snobbata dai salotti letterari (anche nell’attuale versione digitale);
disprezzata dal mondo accademico (fai carriera studiando i canti di Leopardi,
non La sepoltura di Gianni Montanari); vista come iattura dall’industria
editoriale (per cui se per caso pubblichi fantascienza l’importante è chiamarla
in qualsiasi altro modo, tipo “distopia”); seguita solo da una comunità di
appassionati spesso dilettanteschi e divisi in varie cricche se non cosche;
rifiutata anche da quei lettori accaniti di fantascienza – la maggioranza – che
si dedicano esclusivamente agli scrittori inglesi e americani; insomma, non è
una bella situazione. Lo stato delle cose si rispecchia esattamente nelle
caratteristiche dei film immaginari descritti in L’uomo dall’altro mondo, che
spesso sono opere dimenticate, recuperate fortunosamente, viste da ben pochi
spettatori, note solo a cinefili accaniti e studiosi eterodossi.
Ma più in generale, questo ironico libretto allude anche al fatto che il cinema
italiano, con pochi mezzi e gran ricorso alla tradizionale arte di arrangiarsi,
produsse in una trentina d’anni, fino ai primi anni Ottanta, un’incredibile
varietà di film che vanno dalla comica sciatteria alla pura genialità, pellicole
che hanno fatto scuola dove meno ce lo si poteva aspettare (vedi il clamoroso
caso di un tal Quentin Tarantino). L’idea del duo Comberiati & Barzaghi è che
persino sotto una dittatura (per quanto da commedia all’italiana, come attesta
il cognome dell’uomo forte: Paoloni non suona come Pinochet, Galtieri, Videla o
Massera…) gli italici cinematografari (come li chiamavano sarcasticamente nella
Capitale) sarebbero comunque riusciti a sfornare opere degne di attenzione.
Insomma, è un omaggio ai Ragona, ai Petri, ai Bava, agli Heusch, e per traslato
anche agli Aldani, ai Montanari, ai Curtoni, alle Rambelli, alle Piegai. Un
omaggio affettuoso e divertito che mostrando film che non furono mai girati
porti a scoprire quelli che vennero girati veramente.
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da Pulp Magazine.