Vittorio Lingiardi / La conoscenza del dolore
“Distinguere il dolore / da tutto ciò che dolore non è” (Wislawa Szymborska).
Così lo psichiatra e psicoanalista Vittorio Lingiardi anticipa il suo pensiero
in Farsi male. Variazioni sul masochismo, dedicando la sua profonda riflessione
alle inesorabili consuetudini di danneggiare se stessi e la propria anima. La
sua analisi individua l’ombrosa ed equivoca regione del male, ne riconosce la
valenza psichica ed emotiva, il giogo dell’umanità alle prese con la volontà dei
sentimenti e degli istinti, il carattere e la coscienza delle contraddizioni, la
dolorosa e compiacente pulsione autodistruttiva. Accanirsi con forza sulle
proprie autopunizioni, logorare la propria realtà nell’incertezza e
nell’esitazione di interrompere i rapporti dannosi, le difficoltà soccombenti
del disagio, ostacolare il pensiero del proprio benessere, privilegiare
crudelmente il peso del soggiogamento e della tirannia in nome della prepotenza
delle grandi guide politiche.
Sono questi i modelli della degenerazione umana che Lingiardi espone, derivando
lo smarrimento dell’uomo intorno alla sofferenza e alla decadenza, indicando la
via per arginare il dolore e convertirlo nella sua natura identificativa, come
il metodo terapeutico che ripara e protegge la condizione nella comprensione.
Decifrare le abitudini, le reazioni e le espressioni delle tendenze degradanti
dimostra la percezione e l’aggressività del tormento psichico. L’autore include
la funzione del dolore nell’intento psicoanalitico di dare un senso alla pena,
la potenzialità reattiva di recuperare la continuità resistente della vita da
ogni direzione interrotta, l’esperienza frantumata dell’angoscia nella
contemporaneità del mondo reale.
Il saggio colpisce al fondo del coraggio come una ferita aperta sulla
lacerazione della rassegnazione e sulla capacità della speranza di reagire,
consegna al lettore una lezione coerente ed essenziale in cui si impara a
padroneggiare il limite della spinta umana al vuoto, ad attraversare l’abisso
che trascina le illusioni e gli inganni, a consegnarci alla consapevolezza,
affrontando la vertigine delle paure, confessando la pulsione e respingendo la
sua variazione perversa. Lingiardi illustra la lesione dell’inadeguatezza, la
deriva della solitudine, l’incrinatura delle emozioni, la dipendenza
dall’oppressione e dalla persecuzione. Ci invita ad addestrare la convivenza
interiore con il malessere intellettivo ed educare la sofferenza mentale alla
scelta di familiarizzare con la ricostruzione della fiducia che ha, nella sua
direzione di appartenenza, la possibilità di affrontare gli ostacoli,
distinguerli e sentirli nell’esplorazione sincera del proprio essere.
Farsi male oltrepassa la gestione emotiva della psiche traumatizzata, contiene
tutte le preziose motivazioni per essere presenti a noi stessi e ascoltare i
propri bisogni, per saper vivere oltre le costrizioni cerebrali, selezionando
tra la responsabilità del patimento inevitabile e il carico dell’autolesionismo,
per imparare ad accettare il danno e a non condividere tacitamente la corruzione
della rovina etica e sociale. Il saggio comunica la testimonianza drammatica
come prospettiva sicura, dotata di una sua vitalità, interpreta la fragilità e
ci ricorda di limitare le conseguenze delle insidie della società contemporanea.
La tenacia e la fermezza di essere se stessi, in accordo con la propria continua
evoluzione, trasferisce, attraverso l’evocazione poetica, la suggestione lirica
dell’ispirazione esistenziale. Laddove la melodia della poesia, anche se
trafitta dalla lucida desolazione, acquista sempre più fascinazione, sfiorando
l’inconscio del nutrimento spirituale, accordando i contrasti umani,
nell’esigenza di ritrovare una liturgia accogliente per seguire un itinerario di
sensibilità che dona sollievo.
L'articolo Vittorio Lingiardi / La conoscenza del dolore proviene da Pulp
Magazine.