L’invenzione dell’economia ha distrutto il mondo. Intervista a Gloria GermaniNella visione dominante dell’economia, gli individui pensano principalmente a
loro stessi, perseguono un reddito per sostenere uno stile di vita agiato e la
natura esiste per essere dominata dall’uomo. Questa visione dell’economia nata
in Occidente, che ha origine con il paradigma cartesiano -newtoniano, è origine
di ogni tipo di crisi ecologica, climatica, ambientale, alimentare e di consumo,
oltre ad essere artefice di continue disuguaglianze sociali ed economiche. E’ da
questo assunto che l’invenzione dell’economia ha distrutto e sta distruggendo il
mondo. Di questo ne parliamo con Gloria Germani, ecofilosofa impegnata da sempre
nel dialogo tra Occidente e Oriente, allieva della filosofa Caterina Conio, del
filosofo Serge Latouche e dell’ecologista svedese Helena Norberg Hodge. Attiva
nei movimenti ecopacifisti e deep ecology fa parte della Rete per l’Ecologia
Profonda, di Navdanya International e dell’Associazione per la Decrescita. È
praticante dell’Avdaita Vedanta (Via della Non-dualità), la più conosciuta fra
tutte le scuole Vedānta dell’induismo. Attiva in ambito pedagogico nelle scuole
steineriane, si è dedicata all’approfondimento dell’educazione non-dualista di
Alice Project Universal Education di Valentino Giacomin. Le sue opere sono
dedicate alla critica della visione moderna fondata sulla colonizzazione
dell’immaginario che sta alla base del cosiddetto “sviluppo” della società
industriale di massa, della “crescita economica” e del riduzionismo della
“scienza occidentale”. Ha viaggiato molto in Asia, lavora da trent’anni
nell’ambito dei media ed è riconosciuta come la maggior esperta del pensiero del
giornalista Tiziano Terzani, curando moltissime biografie intellettuali tra cui
– a maggio 2024 – l’ultima: “Tiziano Terzani contro la guerra. La verità del
“Tutto è Uno” tra Oriente e Occidente”.
“Economia”, una parola dall’origine antica ma che nei giorni nostri ha avuto uno
sviluppo completamente diverso. Quale è il suo significato etimologico?
Il nome “economia” esisteva già presso i greci e significava la norma – nomos –
della casa – oikos. Riguardava il cibo, gli indumenti, le abitazioni e altre
risorse che erano fonti di benessere, ma non erano isolate rispetto al tessuto
della vita. Questa economia era totalmente distinta dalla krematistica, cioè la
possibilità di fare soldi con i soldi. Tale pratica era condannata sia da
Aristotele che dagli ambienti cristiani fino al Rinascimento, quanto negli
ambienti islamici ed orientali[1]. Aristotele avvallava lo scambio naturale
(merce-denaro-merce) perché corrisponde al vendere le proprie eccedenze per
comprare ciò di cui si ha bisogno, ma condannava la pratica mercantile
(denaro-merce-denaro) che corrisponde al comprare al minor prezzo possibile per
rivendere al maggior prezzo possibile. Per Aristotele fare denaro con il denaro
è un obiettivo inconciliabile con la ricerca del bene comune[2]. Infatti, come
per Platone, «Un mondo fondato sul guadagno è inconciliabile con la cittadinanza
e ancor meno con l’isonomia (eguaglianza) e beninteso con la giustizia[3]. La
condanna totale del fare soldi con i soldi (l’interesse sul prestito),
all’accumulo, all’avarizia, pervade tutte le civiltà: da Platone ad Aristotele,
da Gesù a Buddha. Essa è ripresa dai Padri della Chiesa cristiana e ovviamente
da San Tommaso d’Aquino. Il Corano espressamente vieta l’interesse sul prestito
in quanto usura (riba)e questa indicazione è ancora rispettata, tanto che tra i
mussulmani chi presta soldi diventa in qualche maniera socio dell’impresa e
quindi partecipa ai guadagni ma anche alle perdite. In tale maniera, il denaro
evita di diventare valore assoluto ed attore principale. Oltre al divieto di
interesse sul prestito (riba), la Sharia prevede che si devono evolvere parte
dei propri guadagni in carità (zakāt), che bisogna effettuare investimenti
socialmente responsabili o leciti (ḥalāl), non rischiosi (gharār) e non
di speculazione (maysir).
Se consultate qualsiasi sito web sulla finanza islamica, queste norme sono
spiegate con il fatto che la religione islamica e la Sharia seguono norme di
tipo etico, dando per scontato che questo sia un segno di arretratezza. Vedremo
più tardi che questo distacco tra etica e scienza è uno dei grandi errori
dell’Occidente. È interessante notare inoltre che la condanna dell’interesse sul
prestito in varie culture riguarda lo stesso argomento: Il tempo. Esigere un
interesse dando in prestito il denaro, significa lucrare sul tempo e il tempo è
qualcosa di cui gli uomini non possono e non devono disporre. Come ci conferma
la fisica quantistica, il tempo non ha esistenza di per sé.
Oggi però non sembra essere questa la definizione di “economia” che viviamo
sulla nostra pelle. Di che economia si tratta?
Infatti, tutto cambiò in Europa con l’avvento della scienza
cartesiana-newtoniana a metà 1700. Il nome più famoso legato alla nascita della
nuova “scienza economica” è quello dell’inglese Adam Smith[4]. Professore di
giurisprudenze e filosofia, «applicò i concetti newtoniani di equilibrio e di
leggi di moto e li immortalò con la metafora della “mano invisibile” del
mercato la quale, secondo lui, avrebbe guidato l’interesse egoistico di ogni
imprenditore, produttore e consumatore dando luogo a quella che definì “l’
armonia naturale degli interessi”»[5]. Dunque un sistema composto da
individualismi egoistici nella ricerca del proprio interesse egoico si sarebbe
trasformato in un complesso armonico per tutti. “Smith e Ricardo sostenevano
l’argomento “scientifico” per cui l’armonia si sarebbe realizzato perché così
operavano “le leggi della natura”[6]. Bisogna notare che oggi il paradigma
cartesiano-newtoniano è sempre saldamente operante: le “leggi di natura”
sarebbero oggettive e regolerebbero la materia, cioè il mondo fuori, mentre
l’uomo, il soggetto pensante indagherebbe queste leggi con il fine di scoprirle
e di modificarle a proprio vantaggio. La prima cattedra di Economia fu istituita
a Oxford nel 1825. Quindi non più di 200 anni fa, che sono pochissimi se
guardiamo alla storia del mondo. All’epoca fu guardata con notevole sospetto da
parte degli accademici che ne intuivano l’enorme capacità di fagocitare altri
ambiti del sapere. Infatti i in due secoli è diventata la sovrana delle scienze
con la sua unica e sola legge: la crescita economica ovvero la ricerca costante
del profitto. Nel frattempo, altri concetti importanti si stavano muovendo
insieme a quelli della nuova Economia moderna e riguardavano l’idea di
individuo, di diritto, di legge naturale.[7] Il primo giurista ad Insegnare
diritto all’Università di Oxford, William Blackstone che visse dal 1723 al 1780,
dette la seguente definizione di proprietà privata: «Il solitario e dispotico
dominio che un uomo pretende ed esercita sulle cose esterne del mondo, nella
totale esclusione del diritto di ogni altro individuo nell’universo». Si noti
quanto quest’affermazione sia una chiara emanazione della separazione tra il
soggetto o “proprietario dispotico” e mondo esterno, ovvero tra res cogitans e
res extensa di Cartesio. Inoltre fu determinate il ruolo di John Locke nello
stabilire l’esistenza di un “diritto naturale” che servì a legittimare la
colonizzazione del Nuovo Mondo (America del Sud e del Nord). «L’idea di
dominazione legittima su una “terra vuota” fornì una potente giustificazione
intellettuale allo sfruttamento del Nuovo Mondo, abitato da selvaggi che non
veneravano alcun dio cristiano, privi di razionalità e di ogni idea di
proprietà»[8]. Come hanno ben dimostrato il fisico Fritjof Capra e
l’ecogiurista Ugo Mattei, la rivoluzione scientifica e la vittoriose
applicazioni della meccanica newtoniana non avvennero nel vuoto. L’accumulo di
capitali necessario per avviare le imprese industriali avvenne a spese di terre
lontane. Le avventure in America Latina di Cristoforo Colombo, di Francisco
Pizarro e di Fernando Cortés furono motivate dalla necessità di reperire oro e
saldare i debiti contratti dai sovrani castigliani nelle neo-banche di Genova e
della Svizzera. Insieme a Colombo viaggiava un notaio per testimoniare che la
terra americana era terra nullius – terra di nessuno – e poteva pertanto essere
occupata e appartenere alla Corona spagnola. L’oro e l’argento che in quelle
terre non erano sfruttati, erano ugualmente res nullius e quindi a disposizione
degli spagnoli. Si affermò l’idea che la terra senza un privato proprietario non
appartenesse a nessuno, piuttosto che essere di tutti. Questa struttura
giuridica regalò “il diritto naturale” di impossessarsi di terre e di merci in
Africa, nelle Indie e nell’America del Nord. «Le creazioni giuridiche della
modernità svolsero un ruolo notevole in queste estrazioni coloniali, attuate
negando dignità giuridica alle istituzioni pre-esistenti basate sui beni
comuni»[9].
Queste concezioni sul diritto naturale sono alla base della Dichiarazione
francese dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789) per non parlare della
Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America (1776) dove venne
esaltato l’ideale di diritto individuale alla libertà. Sostenuto da potenti
pensatori e intellettuali come Voltaire e Adam Smith – e scritto nella
Dichiarazione d’Indipendenza del 4 luglio 1776 – il concetto di “ricerca della
felicità” (the pursuit of happiness) fu sempre più visto come ottenibile
attraverso un solido sistema di diritti di proprietà garantito da uno Stato con
autorità militare ed esecutiva. Nella Costituzione degli Stati Uniti (1784) ci
concretizzò l’idea che il diritto alla vita, alla libertà e alla felicità
fossero strettamente legate alla proprietà privata e che discendessero da leggi
naturali immutabili.
Oggi sentiamo parlare di molti tipi di economia: economia liberista, economia
neoclassica, economia keynesiana, economia post-keynesiana, economia marxista
etc… Molte sono conniventi al capitalismo, mentre altre lo criticano. Quale è il
problema di tutte le concezioni economiche nate in Occidente?
Tutte queste visioni economiche partono da un presupposto dato per assodato e
indiscutibile: la visione ereditata dall’illuminismo cartesiano-newtoniano, cioè
che mente e materia siano due cose separate ( il famoso dualismo cartesiano). La
realtà è quindi solo materiale. La mente dell’uomo studia la materia attraverso
metodo scientifico (studio dei fenomeni, formulazione di ipotesi,
sperimentazione) e la modifica per il proprio vantaggio/utile/profitto. Ogni
oggetto perde il suo valore intrinseco all’interno della interconnessione
complessiva, perde il suo valore gerarchico – ierarchicos, nel senso di
ordine (archè) sacro (ieros) e diventa solo mera materia da manipolare a
piacimento. Quindi il mondo diventa piatto, privo di valori e l’unico
generatore di valore diventa il denaro. L’economia comanda su tutto.
Credo che sia molto importante la posizione di Latouche, professore emerito di
Economia e fondatore della Decrescita. “Non si tratta di sostituire una “buona
economia” a una “cattiva”, una buona crescita o un buono sviluppo a dei cattivi,
dipingendoli come verdi, o sociali o equi […]. Crediamo che il desiderio
“simpatico” dei Focolari di creare un’economia “civile” è illusorio perché la
banalità del male fa parte dell’essenza dell’economico. Per esempio non c’è un
altro capitalismo (buono) un altro sviluppo (umano, sostenibile ecc.) un’altra
crescita (verde, sostenibile, ecc.), in breve un’altra economia. Per cambiare
economia, si tratta di cambiare valori e quindi di deoccidentalizzarsi.
Decolonizzare l’immaginario, cioè deseconomizzare la mente per ritrovare il
senso della misura, ritrovare il bene comune e reinventare i beni comuni. Uscire
dall’economia significa rimettere in discussione il predominio dell’economia sul
resto della vita, nella teoria e nella pratica, ma soprattutto nelle nostre
menti[10].
Quindi gli epiteti che vengono affibbiati all’economia – “civile”, circolare,
“sostenibile”, keynesiana, marxista, green – sono un po’ degli specchi per
allodole che aggirano la questione di fondo: che bisogna uscire dall’economia
moderna e dalla sua industrializzazione che sta alla base del collasso
climatico.
Tuttavia io ritengo che l’economia moderna non avrebbe potuto assurgere al
ruolo egemonico di oggi, senza basarsi sulla struttura e sul prestigio della
Scienza moderna. Quindi la critica all’economia deve essere insieme una critica
del sistema scientifico-tecnologico-economico.
Ogni giorno sentiamo parlare di economia ed i mass media ne parlano a partire
dal presupposto che l’economia domina il mondo e che così debba sempre
funzionare e sempre funzionerà. Ma questo purtroppo vale oggi per il nostro
mondo occidentale e il suo tentativo di “occidentalizzare il mondo” con la
globalizzazione. Qual è stata l’azione del colonialismo occidentale nella storia
e quali “economie” ha distrutto? Su quali principi si basavano le altre
“economie”?
Questa domanda è molto importante. La narrazione mediatica oggi ci parla
dell’economia moderna come se fosse un dato assoluto, un universale valido in
tutti i tempi e in tutti i continenti. Ma come abbiamo cercato di mostrare non
è affatto così. Qui ci riallacciamo al discorso sulla Scienza appena accennato
sopra. Con l’epoca dei Lumi, l’uomo europeo, occidentale ha creduto veramente
di essere in possesso dell’unico, vero, sapere: la Scienza. In questa certezza
confluisce anche l’antico retaggio cristiano. La certezza di essere l’unica
vera religione e di doverla esportare ovunque, ad esempio con le crociate dei
secoli XI-XIII. Tutta la storia e la narrazione del colonialismo risentono
di questa impostazione. E’ il “Fardello dell’Uomo Bianco”, chiamato da Dio o
dall’evoluzione darwiniana, a diffondere la civiltà, la scienza. La storia del
colonialismo è stata ammantata da questa credenza trionfale, anche se adesso
cominciano a uscire moltissimi studi che attestano le atrocità compiute a
scapito di popoli indigeni che vivano in armonia con la Natura. Parliamo
dell’eccidio di circa 100 milioni di indigeni d’America del Nord, lo sterminio
delle culture del Sud America ma anche delle azioni efferati di olandesi,
belgi, francesi ed inglesi in Africa e in Asia. Libri come “Sterminate quelle
bestie”, “Cristoforo colombo e altri cannibali”, “La maledizione della noce
moscata”[11] offrono tantissimi documenti storici di questi massacri compiuti
dai colonizzatori prima in nome della superiore religione cristiana, e poi in
nome del libero mercato. Si sta sviluppando anche un settore di ricerca sul
“capitalismo razziale” ed è indubbio che la nascita della civiltà industriale è
stata possibile sulla base del colonialismo nei continenti e dello sfruttamento
della schiavitù, con la deportazione della popolazione nera dall’Africa
all’America. Tuttavia la Storia scritta e insegnata nelle università e nelle
scuole non dà spazio a questa cruda realtà, ma esalta le mirabili missione
“civilizzatrici” dell’Uomo europeo. Ugualmente le varie specializzazioni in cui
si esplica la scienza moderna – chiamata infatti “riduzionistica” perché riduce,
segmenta la “realtà materiale” – tendono a leggere la varie materie dando ha
ciascuna una valenza antica o universale. La scienza economia per esempio, va a
rintracciare i primordi delle sue pratiche quali: domanda – offerta, risorse,
denaro, mercato, nei tempi preistorici, anche se tali pratiche avevano un senso
totalmente diverso. Così per esempio la chimica, la pubblicità (”scienze della
comunicazione”) e le scienze psicologiche tendono a rileggere a ritroso le
proprie origini in un passato autorevole, quando invece il sistema di senso era
tutt’altro.
Ovviamente il sistema mediatico, che di fatto è un’industria, lo fa ancora di
più e supporta sempre la modernità come l’apice dell’evoluzione. Come aveva ben
compreso il grande sociologo e teologo francese – nonchè partigiano e precursore
della decrescita – Jacques Ellul, l’informazione e l’intrattenimento svolgono
un azione globale a favore delle tecniche moderne. L’intero sistema audiovisivo
è costruito sulla pubblicità e ne dipende totalmente. A maggior ragione, i media
sono sempre a favore dell’economia moderna.
Ovviamente le altre economie, o le economie precedenti a quella moderna si
basavano fondamentalmente sulla comunità e sul reciproco sostegno. Marcel
Mauss, con la sua importante opera “Saggio sul dono”, e poi il MAUSS (Movimento
anti-utilitarista nelle scienze sociali) hanno dimostrato che il dono era il
fondamento del legame sociale delle società arcaiche, dove esigenze ed intenti
di natura essenzialmente relazionale e simbolica erano prioritari rispetto a
finalità esclusivamente materiali ed economiche.
“Il denaro è diventato l’unico generatore simbolico di valori. Non sappiamo più
che cosa è bello, vero, giusto, santo” – ha affermato il filosofo Umberto
Galimberti. In un mondo in cui la politica non sembra contare nulla, l’economia
sembra contare tutto e l’economia globale stessa evolve in base alle risorse
tecniche, l’etica è ancora praticabile?
Certamente no. Galimberti, essendo fondamentalmente un allievo di Martin
Heidegger, ha capito benissimo l’alienazione dell’uomo denunciata dal
filosofo tedesco e l’epoca della tecnica a cui ci stavamo avviando a vele
spiegate. Mi piace richiamarmi a Tiziano Terzani che aveva colto perfettamente
già 30 anni fa che l’etica era scomparsa e che l’economia aveva preso il suo
posto. Ovviamente denunciava con forza questa impostazione contro i tentativi
di nascondere questa realtà e di ammantarla con la retorica delle buone
intenzioni, delle Ong, della beneficienza, della cooperazione allo sviluppo.
Ritengo che il suo testamento sia contenuto nella parole: «L’uomo è ormai
succube dell’economia. Tutta la sua vita è determinata dall’economia. Questa
secondo me sarà la grande battaglia del futuro: la battaglia contro l’economia
che domina le nostre vite la battaglia per il ritorno a una forma di
spiritualità – che puoi chiamare anche religiosità – a cui la gente possa
ricorrere. Occorrono nuovi modelli di sviluppo, non solo crescita, ma
parsimonia».
La politica è ormai silente e si affida solo alla crescita del PIL come unico
fattore per gestire la cosa comune. Ma abbiamo perso tutte le basi della vera
politica.
«Se un uomo trova un diamante, ha fortuna, se un uomo trova due diamanti, ha
molta fortuna, se un uomo trova tre diamanti: è stregoneria» – recita un
proverbio africano. Questo potrebbe essere un sunto per definire il capitalismo
finanziario oggi, che continua a colonizzare il mondo generando soldi dai soldi
attraverso i soldi. La finanziarizzazione dell’economia oggi, insieme al libero
mercato, ha generato una forma di capitalismo ancora più rapace capace di
generare profitti slegati dall’economia reale, alimentando la forbice delle
disuguaglianze socio-economiche, fino a mettere in pericolo la Natura stessa.
L’antropologo Marco Aime equipara i “trucchi di Wall Street” alla “stregoneria”.
Cosa pensi a riguardo?
Non sono d’accordo con questa distinzione fatta da Aime tra economia moderna e
finanza, per cui l’economia moderna fondata sul mercato era buona, mentre la
finanza non lo è. Preferisco davvero seguire la chiara visione di Latouche per
cui la finanza è solo l’espressone finale dell’economia moderna, di quella
krematistica – fare i soldi con i soldi – di cui parlava già Aristotele e su cui
ci siamo soffermati prima.
La base dell’economia di oggi è il consumo. Il mondo globalizzato è fondato su
produrre, vendere e consumare. Senza questa sequenza il mondo non andrebbe
avanti. Esattamente come si produce, si vende e si consuma il superfluo; si
producono, vendono e consumano anche armi e con loro le guerre. Non vi è
qualcosa di perverso è irreversibile in questa concezione e cognizione
dell’attività umana sulla Terra?
Grazie per questa domanda che coglie un punto importantissimo. Ho cercato di
spiegare che l’economia moderna nasce da una compagine di pensiero che per
brevità chiamiamo dualismo mente-materia o paradigma newtoniano-cartesiano. Nel
XVIII secolo è avvenuta una rottura, non un evoluzione, come ci dice la
narrazione corrente. Questa fu dovuta alla scomparsa del tabù di base che fino
allora aveva guidato il mondo e anche l’Occidente: non bisogna toccare l’ordine
naturale. [12] Come affermano vari studiosi, tra cui Weber, Dumont, Latouche,
Toods ciò avvenne soprattutto per una involuzione del cristianesimo (sia nella
variante cattolica che protestante) che si concentra sull’individuo e sull’utile
e perde di vista la comunità e l’interconnessione che legano gli uomini ai loro
luoghi, alle relazioni, al sostentamento collettivo. In questa maniera, la
realtà ovvero la materia, diventa un mondo piatto, privo di valori. Il valore
sommo diventa il denaro con cui gli individui attribuiscono valore a quella o a
questa cosa (del tipo: I like, I don’t like). Non c’è più nessuna sacralità nel
mondo, nessuna armonia intrinseca da rispettare. L’economia diventa scienza del
valore oggettivato.[13]
“Giacché ogni valore ha un prezzo, e soltanto ciò che è commerciabile, merita
considerazione, non esistono altri valori di quelli quotabili in Borsa”.[14]
Questa è la legge intrinseca dell’economia e con ciò l’economia liquida
qualsiasi considerazione etica. Questo è il motivo profondo per cui produrre e
vendere cappotti è esattamente uguale a produrre e vendere armi. Ma anche
produrre e vendere ogni tipo di pornografia, con film e siti, oppure
affittare/vendere uteri per quella che viene definita gestazione per altri
(Gpa).
Si tratta di cose che sarebbero assolutamente vietate per un’economia buddhista,
induista o islamica. Per esempio l’economia buddhista chiarisce quali siano i
retti mezzi di sussistenza (sammā ājīva) fin dall’inizio. Queste indicazioni
fanno parte dell’Ottuplice Sentiero insegnato dal Buddha 2.600 anni fa (come
quarta delle Quattro Nobili Verità). La retta sussistenza deve attenersi al non
nuocere (ahimsā) cioè evitare ogni attività dannosa agli esseri viventi per cui,
a quel tempo, erano vietate la caccia, la macellazione, la costruzione e la
vendita di armi. Più o meno le stesse indicazioni sono al centro dell’induismo e
sono racchiuse nel fondamentale concetto di Dharma. Derivato dalla radice dhr è
“ciò che sostiene”, traducibile con la legge, l’ordine cosmico, e anche la retta
via da seguire, il Dharma richiede un sostentamento onesto, nonviolento e
rispettoso dell’ordine cosmico. Il lavoro deve evitare di danneggiare altri
esseri viventi, la natura o la società.
E occorre chiarire ancora: queste non sono norme morali/religiose imposte
alla realtà (come i nostri contemporanei si ostinano a credere). No, la vera
realtà è l’interconnessione e l’impermanenza. L’ecosfera è formata da relazioni
sottili e intrecciate e l’uomo non è il suo dominatore e signore, ma è parte
integrante dell’ecosfera. Quindi rispettare e assecondare l’ordine naturale è
di massima importanza.
I padri dell’Illuminismo non sono senza colpe. Fu infatti Immanuel Kant a
stabilire che la vera conoscenza – la scienza – è possibile solo per i fenomeni,
per i fatti concreti; l’etica invece rimaneva separata e distaccata dal
conoscere. L’agire etico dunque rimase separato dalla conoscenza, che però al
tempo rimaneva così certo che il filosofo di Konigsberg lo paragonava al “cielo
stellato sopra di noi”[15]. Non per niente, alla fine del Settecento l’etica era
ancora molto solida e il famoso “imperativo categorico” comandava: «Agisci in
modo da trattare l’umanità, nella tua come nell’altrui persona, sempre come
fine, e mai come semplice mezzo»; oppure: «Agisci come se la massima della tua
azione dovesse diventare per tua volontà, legge universale della natura»[16].
La fisica quantistica ha mascherato da tempo molte cose date per certe da Kant
(tra cui tempo e spazio assoluto, legge di non-contraddizione). Ma soprattutto,
dopo quattro o cinque generazioni, l’imperativo categorico si è fatto sempre più
flebile, e il profitto individuale e il ritorno d’investimento dettati dal
“sapere economico” sono passati in pool position quali norme dell’agire.
Dunque, se per le norme economiche è lecito produrre e vendere armi ( come
stiamo facendo anche in Italia con Israele), ne consegue che le useremo in
guerra e le guerre non faranno che aumentare. Occorre pertanto uscire
dall’economia moderna, come dice Latouche, se vogliamo davvero arrivare alla
pace. Non ci sono altre soluzioni.
[1] Aristotele, Politica, 1, 26, Cfr. K. Polanyi, La grande trasformazione,
cit., pp. 57 sgg e P. Scroccaro in Quaderni dell’Associazione Eco-filosofica, n.
51 (2019).
[2] Aristotele, Etica Nicomachea, 5, V.
[3] S. Latouche, L’invenzione dell’economia, succitato, p. 49.
[4] Adam Smith con Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle
Nazioni (1776) e David Ricardo con Princìpi di economia politica e dell’imposta
(1817) in cinquanta anni dettero forma alla “Scienza economica”.
[5] F. Capra e U. Mattei, Ecologia del diritto, cit., p. 114.
[6] Ivi, p. 115.
[7] F. Capra e U. Mattei, Ecologia del diritto, cit., pp. 73 sgg
[8] U. Mattei e L. Nader, Il saccheggio, cit., p. 73.
[9] F. Capra e U. Mattei, Ecologia del diritto, cit., p. 107.
[10] S. Latouche, Decostruire l’Economia, in Filosofia e Economia, (a cura di A.
Totaro), Morcelliana, 2019; Cfr. anche L’economia è una menzogna, cit., pp.
34-35: «Lo sviluppo distrugge le società, distrugge la cultura, non è che una
occidentalizzazione del mondo».
[11] S.Lindfqvist, Sterminate quelle bestie, Milano, 2003, D.J.Forbes,
Christophe Colombe et autres cannibals, Paris, 2018; A.Gosh, La maledizione
della noce moscata, Neri Pozza, 2021.
[12] J.Elllul, La tecnica: il rischio del secolo, p. 40 sgg.
[13] S.Latouche, Come reincantare il mondo, La decrescita e il sacro, Bollati
Boringhieri, 2019, p.26.
[14] Ibidem
[15] I. Kant, Critica della Ragion Pratica, Laterza, Bari, 1974, pp. 197-8.
[16] I. Kant, Fondazione della metafisica dei costumi, in Scritti morali,
Torino, UTET, 1995, pp. 88.
Lorenzo Poli