Perù: «Juntos por el Perú» (JP) presenta un nuovo programma di governo
Una nuova tabella di marcia? Il candidato di punta di «Juntos por el Perú» (JP),
Roberto Sánchez, ha presentato un nuovo programma di governo frutto – questa
volta – del consenso raggiunto con i partiti politici «Ahora Nación», «Partido
Cívico Obras», «Primero la Gente» e «Alianza Electoral Venceremos», che si sono
impegnati a sostenerlo al ballottaggio. In questo contesto, vengono mantenuti
gli impegni assunti da JP con le organizzazioni di base?
Dopo il recente dibattito per il secondo turno, tenutosi tra i candidati
presidenziali Keiko Fujimori e Roberto Sánchez, in cui la popolazione ha
indicato come vincitore quest’ultimo, il partito Juntos por el Perú (JP) è stato
sostenuto da diversi partiti che nel primo turno erano avversari. L’unione delle
forze è uno sforzo importante, dopo la frammentazione politica che ha
attraversato il Paese.
Tuttavia, l’«aggiornamento» del Piano di Governo di JP, pur includendo
importanti contributi nella moderazione del linguaggio ideologico e obiettivi
misurabili, non deve dimenticare le principali richieste dei cittadini che sono
state assunte con la firma di un «Impegno per il Perù». Queste includono tra le
altre il ripristino dell’equilibrio dei poteri, l’abrogazione delle cosiddette
“leggi pro-crimine”, giustizia e risarcimento per le vittime delle proteste
dell’ultimo decennio e sono state sottoscritte da oltre 30 organizzazioni di
base sociale.
NUOVO PIANO 2026-2031: OBIETTIVI MISURABILI
Nel settore dell’economia, il nuovo piano non menziona più la “rinegoziazione
dei trattati e il controllo statale” e si impegna a dare “impulso alle
microimprese, all’industrializzazione, alla riduzione del prezzo della benzina e
ad aumentare il salario minimo vitale a 1500 soles”. Per quanto riguarda la
riforma democratica, il “cambiamento costituzionale” non è più centrale, ma fa
parte di altre riforme in materia di giustizia e lotta alla corruzione.
Nel settore della sanità, non si menziona più “l’obiettivo dell’8% del PIL per
quel settore” e ci si impegna a garantire “il 95% dei servizi essenziali alla
popolazione”; nel settore dell’istruzione: si mantiene l’obiettivo del “6% del
PIL per l’istruzione” e si includono “il 100% delle scuole rurali e dei servizi
di base e il 90% degli adolescenti che completano gli studi”.
Per quanto riguarda il tema della decentralizzazione, il piano aumenta di 10
punti la quota del PIL delle regioni al di fuori di Lima e Callao; mentre
rispetto alla sicurezza ribadisce tra le altre cose l’impegno assunto con la
società civile, i partiti politici e la Piattaforma Cittadina riguardo all’
“abrogazione delle leggi a favore della criminalità, giustizia e risarcimento
alle vittime delle proteste, politica economica in armonia con la natura e
difesa dell’istruzione pubblica di qualità.”
Il Perù ha già avuto una “tabella di marcia”. Nel 2011, l’ex presidente Ollanta
Humala si è candidato alla presidenza con il suo piano “La Gran Transformación”,
ma poi al secondo turno lo a modificato in direzione della “Tabella di marcia”,
che manteneva alcune tappe iniziali, ma si inseriva meglio nel modello di
economia di mercato.
La situazione attuale del Perù è simile in molti casi, tuttavia il contesto di
insicurezza dei cittadini (generato dalle leggi a favore della criminalità e
dalla mancanza di istituzioni, oltre alla corruzione diffusa a tutti i livelli
dello Stato) richiede un impegno fermo da parte della prossima autorità
presidenziale per intraprendere le riforme necessarie. Nel frattempo, la
popolazione ha oggi il grande compito di esprimere un voto critico alle urne e
di partecipare attivamente al proprio sviluppo.
Redacción Perú