Tag - aggiornamenti

Lottare dentro e fuori contro il CPR
La puntata di Harraga del 20 marzo -in onda su Radio Blackout- l’abbiamo dedicata alle recenti rivolte dentro il CPR di Corso Brunelleschi e alle risposte da fuori in solidarietà…
March 22, 2026
No CPR torino
Sentenza di primo grado del Processo di Budapest
MAJA condannata a 8 anni, GABRI condannato a 7 anni e ANNA condannata a 2 anni. Le sentenze, sebbene di molto inferiori rispetto alle richieste dell’accusa, sono del tutto irricevibili sia in riferimento alla lieve entità dei fatti che alla scarsità di prove a carico delle singole persone. A partire da oggi sono previste giornate di solidarietà attiva e lotta in Europa e in Italia segui il canale Free All Antifas – Italy per aggiornamenti. PRESIDIO A MILANO SABATO 14 FEBBRAIO, ORE 15 IN PIAZZA MISSORI Facciamo sentire tutto il nostro supporto! FREE ALL ANTIFAS -------------------------------------------------------------------------------- Aggiornamento alla giornata di ieri e primo commento a caldo su Radio Onda d’Urto
Solidali e antifascist* con le nostr* compagn* ungheresi
Traduzione dell’articolo del blog AFA Europe: https://afaeurope.noblogs.org/?p=225 Mentre l’Ungheria, sotto Viktor Orbán, inserisce l’organizzazione “Antifa” tra i “gruppi terroristici”, estremisti di destra tedeschi e internazionali stanno già preparando la prossima grande marcia fascista per il “Giorno dell’Onore” nel febbraio 2026… Cosa è successo: Il governo ungherese ha dichiarato l’“Antifa” un’associazione terroristica. Il 26 settembre 2025 il relativo decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale “Magyar Közlöny”: Decreto governativo 297/2025 (IX. 26.) “sulle regole per le misure contro determinate persone e organizzazioni nella lotta al terrorismo in situazioni di pericolo”. Il decreto elenca – come presunta prova della pericolosità – alcune azioni antifasciste degli ultimi anni in Italia, Francia e Germania. Per la Francia, ad esempio, vengono citate proteste attribuite all’“Offensive Révolutionnaire Antifasciste”. Si menzionano anche azioni di solidarietà per gli antifascisti detenuti a Budapest, come vernice e vetri rotti all’edificio dell’istituto culturale nazionalista “Collegium Hungaricum” a Berlino nel gennaio 2024, classificati come “grave danneggiamento”, oppure l’occupazione solidale del consolato onorario ungherese a Venezia nel febbraio 2024. Naturalmente vengono citati anche gli episodi di febbraio 2023 a Budapest attualmente oggetto di processo in Ungheria e Germania tra cui anche il caso di Maja. (https://www.basc.news/die-vermeintlichen-opfer-im-budapest-verfahren/) Dopo questa lunga e mal documentata premessa, vengono nominate due organizzazioni come nuove associazioni terroristiche vietate: la “Gruppierung Antifa” (formulazione volutamente generica…) e la “Hammerbande / Antifa Ost”. Non è ancora chiaro cosa significhi concretamente. Formalmente sono possibili sanzioni finanziarie, divieti di espatrio o rifiuti di ingresso per persone ritenute collegate alle organizzazioni citate. I pochi media critici ungheresi parlano di “liste nere”. La classificazione terroristica può essere richiesta dal Ministro per la lotta al terrorismo (Sándor Pintér) o dal Ministro della giustizia (Bence Tuzson) sulla base di segnalazioni della polizia, dell’autorità nazionale delle dogane e delle imposte o del centro nazionale di informazione. Può essere considerato “terrorista” chiunque sia collegato alle attività di un gruppo presente nella lista e per cui si ritenga esista “il pericolo di compiere atti terroristici” – un chiaro diritto penale del nemico, basato su sospetti vaghi e utilizzato come intimidazione politica contro tutto ciò che è di sinistra. Orbán stesso, nel suo consueto intervento radiofonico settimanale, ha dichiarato che “l’Antifa e le sue sotto-organizzazioni” sono organizzazioni terroristiche e che il governo deve assumere un “ruolo di avanguardia”. Ha parlato di necessarie “misure di ritorsione”. Anche se gli attori nominati non avessero ancora commesso crimini, bisognerebbe agire contro di loro “prima che li commettano”, ha aggiunto. (https://hvg.hu/itthon/20250926_Megjelent-a-nemzeti-terrorszervezet-rendelet-a-Mi-Hazank-2-eve-meg-leszavazott-otletet-adja-elo-sajat-vivmanyakent-Orban-ebx) Questo atto politico-amministrativo contro gli antifascisti non avviene nel vuoto: poco prima Donald Trump, dopo la sparatoria mortale contro l’estremista di destra Charlie Kirk negli USA il 10 settembre, aveva annunciato l’intenzione di classificare “l’Antifa” come organizzazione terroristica. Successivamente il ministro degli esteri ungherese Péter Szijjártó ha chiesto all’UE di adottare una simile classificazione a livello europeo. L’Ungheria diventa così il primo governo europeo a seguire le orme di Trump, ordinando misure contro “l’Antifa” – anche se di “concreto” c’è ben poco… [Ndr vedi aggiornamenti: https://freeallantifas.noblogs.org/ieri-banditi-oggi-terroristi/] Dalla destra estrema fino alla cosiddetta “centro” La richiesta di classificare il movimento “Antifa” come organizzazione terroristica era già stata avanzata nel 2023 dal partito fascista “Mi Hazánk”. All’epoca il partito di governo “Fidesz” non l’aveva nemmeno inserita all’ordine del giorno per motivi giuridici. Qui si manifesta un tipico processo di conquista del potere da parte della destra: rivendicazioni prima limitate ai partiti di estrema destra vengono gradualmente adottate da populisti e conservatori, scivolando così sempre più nel mainstream. Va ricordato anche che nell’aprile 2023 il terrorista di destra ungherese György Budaházy, condannato a una lunga pena detentiva, era stato graziato dall’allora presidente Katalin Novák. Antifascismo – ora più che mai! Non possiamo ancora valutare con precisione cosa significherà questa nuova politica. Le nostre compagne e i nostri compagni ungheresi hanno già lunga esperienza nel fare politica di sinistra in un sistema repressivo di destra. La reazione al divieto del Pride ungherese a Budapest nell’estate 2025 è stata un’esperienza potente e commovente: nonostante minacce di sanzioni e l’annuncio di identificare i partecipanti tramite software di riconoscimento facciale, centomila persone hanno riempito le strade di Budapest con i colori dell’arcobaleno. La repressione e l’intimidazione hanno un effetto, ma non portano automaticamente a letargia e paura: esistono sempre anche ribellione, coraggio e resistenza creativa. Come antifascisti tedeschi e internazionali ci sentiamo ancora responsabili di agire insieme e in solidarietà con i nostri compagni sul posto – contro la repressione, ma soprattutto contro il fascismo, che lì viene regolarmente portato in strada dai neonazisti tedeschi. Anche nel febbraio 2026 migliaia di estremisti di destra “celebreranno” il revisionista “Giorno dell’Onore” a Budapest. Ciò significa: fascisti in tutta la città, commemorazioni naziste con fiaccole e candele, la tradizionale marcia lungo la “rotta di fuga” del ’45 dei soldati nazisti tedeschi dalla Armata Rossa, concerti di musica di destra, ecc. Dal 1997 queste commemorazioni si svolgono, dal 2003 organizzate dal ramo ungherese di Blood & Honour, poi dal gruppo paramilitare Légió Hungária. Anche lo Stato utilizza il “Giorno dell’Onore” come narrazione nazionalista per mantenere vivo il mito vittimista dell’Ungheria. Si tace però sul fatto che l’Ungheria collaborò con la Germania nazista e che con i Croci Frecciati ebbe un proprio partito fascista, che organizzò attivamente la deportazione degli ebrei ungheresi. Negli anni il “Giorno dell’Onore” si è trasformato in un weekend-evento della scena di destra. Nel 2025 hanno partecipato molte note organizzazioni neonaziste internazionali: “Nacionalisté” dalla Repubblica Ceca, “Der III. Weg”, “Die Rechte”, “Freie Sachsen”, “Junge Nationalisten” dalla Germania, “Blood & Honour Switzerland”, “Infokanal Deutschösterreich”, “Division Wien”, il movimento giovanile ungherese delle 64 contee HVIM, “Kameradschaft Gemeinschaft der Wölfe”, “Betyársereg”, “Légió Hungária” e molti altri. Il culto fascista della morte e la glorificazione nazista si daranno di nuovo la mano nel febbraio 2026. Allo stesso tempo, i nazionalisti partecipanti da tutta Europa useranno gli eventi per fare rete e rafforzare il movimento di destra a livello internazionale. Per questo è tanto più importante che ogni anno ci sia una resistenza antifascista stabile! Lo faremo anche nel 2026. Osserveremo e analizzeremo gli sviluppi. Non ci lasceremo intimidire, ma non agiremo nemmeno in modo cieco e ottuso: agiremo insieme e in solidarietà. Conclusione – la parola d’ordine dalla chiamata del 2025 delle nostre compagne e compagni ungheresi: “Chi tace è complice! Se sei contro la glorificazione dei nazisti, se non vuoi vedere soldati nazisti marciare per le strade, allora vieni a protestare contro il ritorno del fascismo. Nessuno spazio al fascismo!”
Resoconto dell’udienza di Maja, 08.10.2025
Traduciamo questo articolo diffuso sui canali tedeschi: Resoconto dell’ultimo giorno del processo prima dell’aggiornamento a gennaio. Questo significa altri quattro mesi di isolamento per Maja, e per noi quattro mesi per lottare per Maja e richiamare l’attenzione sulla situazione. Non dobbiamo arrenderci, non dobbiamo mollare, ma rimanere forti, come Maja. Segnatevi anche le date sul calendario: il processo durerà quattro giorni, dal 14 gennaio, e il verdetto sarà annunciato il 22 gennaio 2026. Se possibile, recatevi a Budapest per sostenere Maja, la sua famiglia e i suoi amici e per dimostrare a Orbán che non ci lasceremo intimidire. Aspettatevi anche mobilitazioni in Germania dopo il verdetto. IL GIORNO DEL PROCESSO Fin dalle prime ore del mattino, la gente si è radunata di nuovo davanti al carcere in segno di solidarietà. All’arrivo, è già chiaro che l’atmosfera è tesa: i fascisti hanno imbrattato il luogo del raduno con acido butirrico e feci. L’aspetto positivo della situazione: al presidio solidale è consentito di sostare direttamente sotto la finestra dell’aula di tribunale. Una cinquantina di neonazisti sono fermi davanti al tribunale. Nonostante i tentativi di intimidazione, il sostegno a Maja rimane intatto. Oggi c’è più stampa rispetto ai giorni scorsi. Giornalisti da Italia, Germania e Ungheria. Anche Martin Schirdewan, membro del Parlamento europeo del Partito della Sinistra, è di nuovo presente. L’aula è di nuovo piccola e i posti si riempiono rapidamente. Alcune richieste di osservatori solidali sono state respinte mentre i fascisti ci stanno col fiato sul collo. Mentre Maja viene portata in aula alle 8:53, un uomo cerca di filmarla con il suo cellulare. Il personale del tribunale le fa scudo, e la persona viene accompagnata fuori. Da fuori, attraverso le finestre, risuonano grida: “Liberate Maja!” e “Amore e forza a te in prigione!” Dentro, Maja chiede di poter parlare e che le venga finalmente concesso di riprendere le visite famigliari in carcere. La seduta odierna dovrebbe riguardare il confronto tra due testimoni: Tamas, considerato un testimone indipendente, e Dudog, che, insieme alla moglie, è una delle presunte vittime. INFORMAZIONI DI BASE SU DUDOG László Dudog è una figura importante nella scena rock ungherese di destra. È un membro attivo della band ungherese Blood & Honor “Divine Hate” ed è co-fondatore della band “Divizio Hungária”. Dudog ha eseguito “Divine Hate” l’11 febbraio 2022 al concerto “Blood and Honor” come parte del Giorno dell’Onore. L’etichetta della sua band, Nordic Sun Records Budapest, è partner di Blood&Honour Ungheria. Ha un tatuaggio del Klu Klux Klan sul braccio e un 88 sul petto, incorniciato da una corona d’onore. In un’intervista ad “Il Giornale” racconta di partecipare da tempo alle manifestazioni della Giornata dell’Onore per dimostrare il suo rispetto verso i caduti, che considera eroi. IL CONFRONTO Entrambi i testimoni sono posizionati nella parte anteriore con i microfoni. Tamas aveva già testimoniato di aver visto simboli delle SS sulla giacca di Dudog. Dudog ora porta una giacca nera – senza mostrine – e sostiene che sia la stessa che indossava allora. Sua moglie lo sostiene, spiegando che la polizia ha esaminato gli abiti dopo il crimine e li ha conservati perché erano insanguinati. Quando viene mostrato il vecchio filmato, un teschio è chiaramente visibile sugli abiti di Dudog. Descrive il simbolo come “apolitico”. Tamas non è d’accordo: per lui è chiaro che si tratta di un simbolo delle SS. Tamas e la coppia ripercorrono gli eventi della serata. Tamas rimane fedele alla sua versione: ha visto solo l’uomo aggredito, non la donna. Lei, tuttavia, sostiene di essere stata colpita da più direzioni e di essere svenuta. Tamas spiega con calma di non aver visto nessuno a terra. Ha chiamato i soccorsi e ha prestato immediatamente soccorso, pur sapendo che l’uomo era un estremista di destra. La donna si attiene alla sua dichiarazione e la ripete più volte. Alza le mani, parla di shock e dolore, di una ferita da arma da taglio alla coscia. Il giudice la interrompe infine e le ricorda che solo lui valuterà la credibilità delle dichiarazioni. Il referto dell’ospedale, tuttavia, non ha riscontrato lesioni. Il confronto può essere considerato parzialmente valido, poiché la corte riconosce che il berretto di Dudog recava effettivamente un simbolo di estrema destra quel giorno. Dudog e sua moglie dopo aver terminato lasciano l’aula. NUOVA DOCUMENTAZIONE Successivamente vengono letti nuovi documenti, questa volta provenienti dalle autorità tedesche. Mostrano presunti collegamenti tra i vari imputati: mappe, screenshot, immagini sfocate, estratti di videosorveglianza sul tram. Nelle immagini non si riconosce quasi nulla, eppure da esse si ricavano nomi, luoghi e presunte connessioni. I volti pixelati compaiono ripetutamente. Una giacca rossa, un cappello, ombre nell’immagine. Il tribunale descrive dettagliatamente cosa dovrebbe essere mostrato nelle foto, anche se nessuno può dire con certezza chi vi sia effettivamente raffigurato. Maja viene menzionat* per nome più volte nei resoconti, a volte con il suo deadname[1]. È difficile sopportare che, dopo quasi due anni di prigione, descrizioni così discriminatorie, irrispettose e inaccurate siano ancora parte integrante del procedimento. Dopo ore di analisi delle immagini, l’avvocato di Maja ha la sua opinione. Chiede nuovamente che la custodia cautelare di Maja venga revocata con la condizionale o su cauzione e che le vengano concessi gli arresti domiciliari. Maja ha sempre rispettato tutte le regole. La richiesta viene presentata con una lettera dettagliata e documenti aggiuntivi. La Procura respinge la richiesta, sostenendo che Maja potrebbe fuggire, che non riconosce l’ordinamento giuridico ungherese e che fa “parte di un movimento antifascista”. La procura descrive addirittura le manifestazioni di solidarietà in strada come prova di “collegamenti con la scena”. L’avvocato di Maja è fortemente in disaccordo. Afferma che le accuse del pubblico ministero sono infondate. Maja sta lottando in condizioni difficilissime, è in isolamento da 18 mesi e non ha fatto nulla che possa indicare un’intenzione di fuga. Il tribunale è tuttavia contro Maja: la custodia cautelare in carcere viene estesa fino a 21 mesi. La motivazione addotta è ancora una volta il “rischio di fuga” e il presunto reato grave. La solidarietà è criminalizzata e l’orientamento politico è considerato un pericolo. Fuori, qualcuno suona la tromba. Da lontano, si sente di nuovo: “Liberate Maja!” All’interno, la sessione termina alle 14:44. Un’altra giornata piena di contraddizioni e arbitrarietà. Il processo dovrebbe proseguire a gennaio. Fino ad allora, Maja rimarrà in isolamento. La richiesta rimane chiara: FREE MAJA! -------------------------------------------------------------------------------- [1] “Deadname” si riferisce al nome di battesimo di una persona queer che non riconosce più come proprio. Il termine “deadnaming” indica l’atto di utilizzare deliberatamente o per errore questo vecchio nome, che può essere vissuto come un atto di disconoscimento della nuova identità di genere e causare un notevole disagio psicologico.