Source - Free All ANTIFAS – Italy

LA NOTTE E’ ANCORA LUNGA
Il cambio di governo in Ungheria e la sconfitta elettorale di Orban è certamente un segnale positivo che da un colpo al fronte Trumpiano che ha portato all’AntifaBan negli Stati Uniti e in Ungheria e che ha visto già tanti sostenitori nei partiti di destra europei. Ciò però non significa necessariamente un bene per il processo di Budapest. Sappiamo bene che abbiamo di fronte un governo di destra altrettanto avverso agli antifascisti e il fatto che sia gradito all’UE potrebbe invece rendere più facili le estradizioni. Il processo continua, la stessa archiviazione di Ilaria avviene a seguito del voto sull’immunità e non da un cambio di orientamento dei giudici, che sarebbe stato impossibile in una sola notte. Il nuovo governo può fare delle riforme costituzionali, tra cui quella della giustizia, ma bisognerà aspettare e non è detto che ciò avvenga velocemente (o che avvenga come ci piacerebbe) e anche la legge che rende l’antifascismo illegale rimane in vigore. Nulla è cambiato quindi per i processati in tutta Europa, per Maja T in carcere da oltre 600 giorni e per le richieste di estradizione di Gino e Zaid, al contrario crediamo che oggi sia ancora più importante rilanciare il percorso di solidarietà per tutte le persone coinvolte a partire dall’udienza di mercoledì 15 aprile a Parigi. Free All Antifas Italia
LA LIBERAZIONE è PER TUTTI O NON è PER NESSUNO: appello alla mobilitazione!
Dal bando delle organizzazioni Antifa emanato dagli Stati Uniti a settembre 2025 (https://freeallantifas.noblogs.org/ieri-banditi-oggi-terroristi/) in poi le azioni repressive a livello internazionale si sono moltiplicate e la criminalizzazione dei movimenti antifascisti è diventata una battaglia delle destre europee. Dalla chiusura dei conti correnti di Rothe Hilfe in Germania (https://freeallantifas.noblogs.org/chiusura_conto_corrente_rote_hilfe/) fino al coordinamento tra polizie a livello europeo in senso repressivo (https://freeallantifas.noblogs.org/schengen-police-connection/) Queste azioni coordinate, che si estendono fino agli ultimi fatti di cronaca (https://www.osservatoriorepressione.info/salis-la-polizia-e-il-nuovo-reato-deuropa-lantifascismo/), si inseriscono in un progetto politico ben orchestrato: un disegno repressivo che si estende su scala internazionale, con interventi sempre più incalzanti e un accanimento crescente contro l’antifascismo militante. Non si tratta di episodi isolati né di casi individuali, ma di una strategia precisa che punta alla trasformazione dell’antifascismo in reato, a partire dai processi farsa per i fatti di Budapest e dalla costruzione della fantomatica associazione “Antifa Ost”. Il processo di Budapest è solo la punta dell’iceberg e quindi a maggior ragione richiede tutta la nostra attenzione e capacità di mobilitazione: è necessario tenere insieme i diversi piani della repressione dentro uno sguardo complessivo, capace di mettere a fuoco l’intero quadro e costruire una risposta politica forte e collettiva. Ricordiamo il caso di Maja antifascista, una persona non binaria, prigioniera da 600 giorni ostaggio delle carceri di Budapest. Oltre a lei ci sono altr* 6 compagn* in carcere in Germania e altri colpiti da mandati di cattura europea in Italia e in Francia. La memoria è un ingranaggio per leggere il presente. La liberazione è di ciascun* o non è per nessuno. La Resistenza una postura che dovrebbe guidare la nostra azione, specie in tempi in cui si parla esplicitamente di messa al bando delle iniziative Antifa. In particolare questo 25 aprile ti chiediamo di declinarlo nell’attualità e nell’urgenza di questa situazione: dai voce a Maja e alla Campagna Free All Antifas con uno striscione, un intervento in piazza, una grafica da appendere, un volantino da stampare, in qualunque modo tu voglia portare in piazza un Antifascismo vivo, orgoglioso, necessario. Calendario in aggiornamento mobilitazioni di Aprile: Venerdì 10 a Roma @ CSOA ex Snia Presentazione del libro di Zerocalcare “Nel Nido dei Serpenti” e cena benefit – https://www.instagram.com/p/DWoRBCLjFjs/ Sabato 11 a Roma in Piazza Sauli, Garbatella: ALIMENTARE LA RESISTENZA: CIBO E PAROLE – https://www.instagram.com/p/DW4dY2YiG6-/ Venerdì 17, Sabato 18 e Domenica 19 a Bologna @Vag61: ANTIFAFEST – https://www.instagram.com/p/DW3bek9jJr-/ Sabato 18 a Milano: H14 Mobilitazione ANTIFA contro il Remigrations Summit e dalle 18.30 presentazione del libro Antifascismo Illegale alla libreria Les Mots Mercoledì 22 a Bologna @ Eretica: Laboratorio di ricamo resitente – https://www.instagram.com/p/DW33wOcimV4/ Venerdì 24 a Roma @ Casale Alba: Stand up Against Fascism – https://www.instagram.com/p/DWo2ESajTwm/ Sabato 25 aprile a Marsiglia La Plaine: mobilitazione antifascista Mercoledì 29 a Roma Ex Scuola Baccelli, via Orciano Pisano 9: QUANDO L’ANTIFASCISMO DIVENTA REATO OCCORRE RESISTENZA
Summit “Anti-Antifa” negli Stati Uniti?
Tradotto da: https://www.nd-aktuell.de/artikel/1198757.transatlantische-repression-trump-plant-internationalen-anti-antifa-gipfel.html Trump pianifica un vertice internazionale contro Antifa Gli Stati Uniti stanno organizzando una conferenza contro “Antifa”. È probabile che all’ordine del giorno ci sia anche la questione dell’inserimento del gruppo nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’UE. L’Ungheria e l’AfD si stanno preparando ad agire. Non è chiaro se il governo tedesco parteciperà al congresso anti-Antifa indetto da Trump; negli ultimi mesi, le sue risposte alle richieste di informazioni dell’AfD sull’argomento sono state vaghe. Secondo quanto riportato martedì da Reuters, che cita tre fonti a conoscenza della questione, l’amministrazione Trump sta pianificando un vertice internazionale per combattere “Antifa” e altri gruppi di sinistra. La conferenza è prevista per giugno o luglio di quest’anno e si rivolge a funzionari governativi di vari paesi per discutere strategie contro “Antifa”. I portavoce della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato descrivono instancabilmente “Antifa” come un grave problema di sicurezza. Il portavoce del Dipartimento di Stato, Tommy Pigott, ha dichiarato: “Gli anarchici, i marxisti e gli estremisti violenti di Antifa hanno condotto per decenni una campagna di terrore negli Stati Uniti e nel mondo occidentale, compiendo attentati dinamitardi, pestaggi, sparatorie e rivolte al servizio della loro agenda estremista“. Lo scorso dicembre, l’FBI ha ufficialmente designato “Antifa” come minaccia terroristica interna. Poco prima, il Dipartimento di Stato americano aveva inserito nella lista delle presunte organizzazioni terroristiche straniere la tedesca “Antifa Est”, la “Federazione Anarchica Informale/Fronte Rivoluzionario Internazionale” italiana e i gruppi greci “Giustizia Proletaria Armata” e “Autodifesa della Classe Rivoluzionaria”. I governi europei nella lista degli invitati Martedì non erano ancora stati inviati gli inviti formali per la conferenza statunitense di quest’estate. Secondo Reuters, la lista degli invitati è composta principalmente da governi europei. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán è tra coloro che difficilmente si lasceranno sfuggire l’occasione, poiché persegue una politica simile a livello nazionale: con decreto governativo, Orbán ha aggiunto “Antifa”, il gruppo tedesco “Antifa Ost” (noto come “Banda del Martello”), il “Gruppo Vulcano” (attivo anche in Germania) e, più recentemente, la “Fazione Terremoto” alla lista ungherese delle organizzazioni terroristiche . È inoltre ipotizzabile che Orbán e Trump chiedano che “Antifa” o specifici gruppi noti vengano aggiunti alla lista delle organizzazioni terroristiche dell’UE, e successivamente perseguiti con sanzioni finanziarie e altre ritorsioni. Membri del partito di governo Fidesz, insieme ad altri partiti di destra e di estrema destra, tra cui l’AfD, hanno già presentato diverse mozioni in tal senso al Parlamento europeo. Una risoluzione su questo tema è stata presentata a ottobre, ma finora senza alcun risultato . Tuttavia, la decisione sull’inserimento nella lista antiterrorismo dell’UE spetta ai governi: uno o più Stati membri dell’UE propongono una candidatura, che diventa effettiva se nessun altro Stato ha il diritto di veto. Antifa senza leadership Chiunque sia seriamente interessato alla politica di Antifa sa che “Antifa” è più un’ideologia che un’organizzazione coerente. Le manca una struttura chiara, una gerarchia di comando o una leadership tipica di un’organizzazione. Questo è stato sottolineato anche da Christopher Wray, l’ex direttore dell’FBI responsabile per l’estremismo politico. Tuttavia, Trump lo ha sostituito al suo insediamento. Il suo successore è l’avvocato Kashyap Pramod “Kash” Patel. Reuters cita anche funzionari attuali ed ex funzionari che esprimono preoccupazione per il vertice Antifa pianificato da Trump. Michael Jacobson, ex responsabile della strategia presso l’Ufficio antiterrorismo del Dipartimento di Stato, ha dichiarato: “Sono semplicemente scettico sul fatto che, visti tutti gli eventi in corso e il numero di piani di attacco elaborati da Iran e Hezbollah, vi sia effettivamente un’urgente necessità di dedicare risorse antiterrorismo limitate alla minaccia Antifa“. Jacobson è ora ricercatore senior presso il Washington Institute for Near East Policy. Tuttavia, Europol ha anche avvertito che il conflitto in Medio Oriente ha un “impatto diretto” sulla sicurezza dell’Unione Europea e che, di conseguenza, la minaccia del terrorismo nel continente è aumentata. L’agenzia di polizia dell’UE si riferiva, tuttavia, ad attacchi perpetrati da reti come HAYI, che a marzo hanno preso di mira numerose istituzioni ebraiche in Europa . L’attentato incendiario compiuto dalla “Fazione Terremoto”, un gruppo estremista di sinistra, contro una fabbrica di droni nella Repubblica Ceca, faceva riferimento alle violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. Gli Stati Uniti vogliono “distruggere” Antifa Con il pretesto di perseguitare “Antifa”, in Texas è stata recentemente emessa una sentenza storica: per la prima volta, un tribunale federale statunitense ha dichiarato colpevoli nove attivisti ai sensi della legge antiterrorismo , per una protesta svoltasi il 4 luglio dello scorso anno davanti al centro di detenzione dell’ICE a Prairieland, durante la quale sono stati sparati fuochi d’artificio, danneggiate auto e colpi d’arma da fuoco contro il personale dell’ICE. Un agente di polizia è rimasto gravemente ferito da un colpo di pistola al collo. L’accusa ha sostenuto che il semplice indossare abiti neri uniformi – la cosiddetta tattica del Black Bloc – costituisse un sostegno al terrorismo, caratteristica tipica di Antifa. L’attentatore, descritto come il “leader”, rischia l’ergastolo. Il procuratore generale degli Stati Uniti, Pamela Bondi, ha dichiarato che l’amministrazione Trump sta “smantellando sistematicamente Antifa e ponendo finalmente fine alla sua violenza nelle strade americane“. Il governo federale tedesco parla in modo vago La posizione del governo tedesco in merito all’invito all’evento anti-Antifa organizzato da Trump non è attualmente chiara; in passato, le sue dichiarazioni sull’argomento sono state vaghe. In risposta a una richiesta di informazioni da parte dell’AfD (Alternativa per la Germania) in merito all’eventualità che il Ministero degli Esteri avesse richiesto agli Stati Uniti informazioni sulla classificazione di “Antifa Est” come gruppo terroristico, la risposta è stata che “le autorità federali competenti si scambiano continuamente informazioni con le loro controparti internazionali. Nel corso di questo scambio, il tema della rete Antifa Est viene discusso anche quando necessario”. Al contrario, l’Ufficio federale di polizia criminale (BKA) ha dichiarato all’inizio di marzo di non aver ricevuto alcuna richiesta di questo tipo dagli Stati Uniti . L’AfD ha anche chiesto informazioni sugli “effetti pratici” dell’inserimento di Antifa nella lista nera degli Stati Uniti e di “altri Stati membri dell’UE”. Il Ministero federale dell’Interno ha dichiarato a gennaio che al momento non vi erano tali effetti. Quando diverse banche tedesche hanno successivamente chiuso i conti di gruppi estremisti di sinistra, l’AfD ha risposto con un’ulteriore interrogazione parlamentare . La risposta, tipicamente vaga, è stata che il governo era “in contatto con il governo statunitense su argomenti e questioni rilevanti”. Tuttavia, il governo tedesco “respinge categoricamente” l’applicazione extraterritoriale di sanzioni, come quelle attualmente imposte dagli Stati Uniti contro “Antifa”.
CALL FOR ARTIST
⁨📷⁩ ⁨OltreMammolo chiama artistə per Free all Antifas !!! Che facciate illustrazioni, fumetti o altri capolavori grafici, questo messaggio è per voi. Il prossimo 24 aprile al CasaleAlba2, nell’ambito del 25 aprile a Roma Est, sarà organizzata una serata “Stand-up against fascism” il cui ricavato andrà a sostegno della campagna Free All Antifas: https://freeallantifas.noblogs.org/perche-una-campagna-di-solidarieta-internazionale-antifascista La nostra redazione sarebbe felicissima di poter raccogliere le vostre risposte a questa call! Due piccole precisazioni sulle vostre creazioni : – devono essere inviate entro e non oltre il 20 aprile a oltremammolo@gmail.com – devono essere realizzate su un formato A4 Il Casale si occuperà di stampare le vostre opere in una o più copie che saranno messe in vendita durante l’evento ed il cui ricavato sarà devoluto alla causa. Qualora possiate partecipare, le vostre opere saranno acquistabili esclusivamente tramite donazioni per la campagna. Eventuali stampe residue vi saranno però consegnate per poterle tenere per voi, per amicə o per le vostre esposizioni. Il Casale vi propone anche la possibilità di fare un piccolo intervento per raccontare il vostro contributo individuale o come collettivo/gruppo artistico. Per qualsiasi altro chiarimento non esitate a contattarci. La redazione di OltreMammolo⁩
Nella giornata dei prigionieri politici, vogliamo porgere un saluto alla nostra compagna Hanna
Traduciamo da Basc.news Oggi, nella giornata dei prigionieri politici, vogliamo porgere un saluto alla nostra compagna Hanna, che è ancora detenuta a Monaco. Hanna viene accusata di avere preso parte, insieme ad altre persone, a degli attacchi contro neonazisti che volevano festeggiare le SS a Budapest. Non solo lo stato vuole perseguitare politicamente persone che si oppongono ai neonazisti in uniforme della Wehrmacht. Maja è stat* illegalmente deportat* in Ungheria e lì deve lottare in condizioni detentive molto più difficili di quelle di Hanna a Monaco. Hanna soffre a Monaco, esattamente come tutte le altre detenute, soprattutto per le poche ore d’aria e di socialità, ovvero momenti in cui le detenute possono passare del tempo insieme. Queste occasioni vengono spesso cancellate quando il personale è insufficiente e questo porta le detenute a decidere se usare il proprio tempo per sport, doccia, ora d’aria o cucinare. In carcere tutte le donne soffrono la pessima assistenza medica e naturalmente la mancanza di contatti diretti con famiglia e amici. Hanna, come prigioniera politica, deve far sottoporre la propria posta ad un controllo doppio, che le consente di riceverla dalle 3 alle 4 settimane. È sbagliato attaccare persone in uniforme della Wehrmacht? In passato i nazisti venivano picchiati in parlamento dai rappresentanti della SPD, come ad esempio nel marzo 1950, quando il nazista Wolfgang Hedler venne attaccato da Herbert Wehner e altri membri della SPD, ma oggi scene simili vengono trattate in maniera molto diversa. Lo stato tedesco sottolinea che l’immagine della Repubblica Federale Tedesca venga infangata quando antifascist* tedesch* vengono processati in Ungheria. Però sembra non destare particolare sdegno quando cittadini tedeschi neonazisti si recano nella stessa Ungheria per sfilare in uniformi storiche delle SS… quello invece non reca danno d’immagine, anzi, non sembra proprio che freghi nulla. Gli unici a cui frega di questa faccenda sono e restano gli antifascisti. A loro, di nazionalità tedesca, ungherese, italiana o altra, rimane il compito di organizzarsi pur nella consapevolezza dei rischi a cui vanno incontro. Sarebbe meglio senza l’antifascismo? Quest’anno eravamo alle proteste contro le Giornate dell’Onore, anche con persone che hanno vissuto il periodo nazifascista sulla propria pelle. Queste contromanifestazioni sono state vietate… meglio per la Repubblica Federale, almeno non rischiavano danni d’immagine. In contemporanea l’evento neonazista viene supportato dallo stato ungherese, finanziato con i fondi della promozione turistica. Certamente l’Ungheria diventa modello per i gruppi neofascisti tedeschi, che infatti sognano una criminalizzazione antifascista e un divieto totale di tutte le proteste antifasciste. Questo non riguarda solo l’AfD (partito neonazista tedesco): il presidente ungherese Orban ha rilasciato un’intervista al giornale tedesco “Die Welt”, che conta milioni di lettori in Germania, a quattro settimane dalle elezioni. Tutto questo mentre Orban continua a restringere la libertà di stampa in Ungheria, vieta proteste e silenzia voci. Non dare pace ai neonazisti e ai loro eventi festosi, ecco, per noi questo non è un crimine. Combattere il fascismo è un nostro dovere. Scrivete ai detenuti! Se volete mostrare la vostra solidarietà ad Hanna o a Maja, scrivete delle lettere in formato digitale in inglese, tedesco o a Maja in italiano e inviatele all’indirizzo solibriefe-budapest@systemli.org, c’è un post fissato sulla pagina instagram del Comitato Antirepressione Milano e anche qui sul blog, lì trovate più informazioni. FREE ALL ANTIFAS!
La lotta continua: comunicato del Comitato Antirepressione – Milano sulla sentenza del processo di Budapest
Dopo due settimane dalla sentenza di primo grado per Maja, Gabri e Anna del processo di Budapest ancora non sono chiare le tempistiche per il ricorso nè quali saranno le implicazioni per Maja rispetto alla sua lunghissima carcerazione. Nonostante la forte riduzione della pena rispetto alle spropositate richieste dell’accusa che prevedevano una pena massima di 24 anni e all’inaccettabile proposta di patteggiamento a 14 anni di carcere i tre imputati hanno deciso di fare ricorso in appello immediatamente dopo la fine dell’udienza. A gravare sulle misure inflitte, come denunciato fin dall’inizio del processo, non è stata tanto la gravità delle presunte violenze, ma l’accusa di far parte di un’organizzazione criminale organizzata. Nonostante le prove frammentate e le testimonianze contraddittorie l’impianto dell’accusa si è basato esclusivamente su un teorema, supportato dal giudice stesso e dalla narrazione del Governo ungherese, di criminalizzazione dei partecipanti alle manifestazioni contro la giornata dell’onore in quanto antifascisti. Il nostro compagno Gabri si trova ancora libero in Italia e continueremo a mostrargli tutto il nostro supporto e vicinanza nell’affrontare i prossimi gradi di giudizio. A gravare ulteriormente sui tre imputati sono le spese processuali pari a circa 80.000 euro. A questo ovviamente si aggiungono gli onorari degli avvocati, le spese di traduzione a carico degli imputati le spese della famiglia di Maja per le visite e il sostentamento in carcere, ecc…ne approfittiamo quindi per ricordare l’esistenza di una cassa di solidarietà e rinnoviamo l’invito a costruire insieme iniziative di sensibilizzazione (https://freeallantifas.noblogs.org/cassa-di-solidarieta/). Oltre a questo processo e alla criminalizzazione del movimento antifascista negli Stati Uniti e in Europa, continua l’accanimento repressivo verso tutte quelle situazioni che provano a opporsi in maniera determinato allo stato di guerra diffusa e spostamento a destra di tutta la sfera politica internazionale. Nelle prossime settimane il Comitato Antirepressione di Milano continuerà nella sua attività di informazione e organizzazione della solidarietà agli imputati e alle imputate del processo di Budapest, al sostegno della campagna Free All Antifas e a portare queste tematiche all’interno delle giornate in ricordo di DAX che si svolgeranno a Milano dal 14 al 16 marzo. Febbraio 2026 Comitato Antirepressione Milano
L’antifascismo viene criminalizzato – approvata la revisione storica
Traduciamo questa importante presa di posizione: https://vvn-bda.de/ungarn-antifaschismus-wird-kriminalisiert-geschichtsrevision-genehmigt/ Ungheria: la criminalizzazione dell’antifascismo e il rifiuto del revisionismo storico L’Associazione dei Perseguitati dal Regime Nazista – Lega degli Antifascisti e delle Antifasciste (VVN-BdA), insieme all’Associazione dei Partigiani e Antifascisti Ungheresi (MEASZ), alla Federazione Austriaca dei Combattenti della Resistenza e Antifascisti, Vittime del Fascismo (KZ-Verband) e alla Federazione Internazionale dei Resistenti (FIR) – Associazione Antifascista, l’organizzazione ombrello di partigiani, veterani della resistenza antifascista, deportati, familiari e antifascisti di oggi, condanna il comportamento del governo ungherese nei confronti della più grande marcia annuale dei nazisti in occasione del “Giorno dell’Onore” in Ungheria e la sentenza contro Maja T. Il 4 febbraio la persona imputata, Maja T., è stata condannata a otto anni di carcere in un processo politico-farsa a Budapest, perché avrebbe partecipato a un presunto attacco “terroristico” contro neonazisti ungheresi. Dal materiale probatorio relativo allo scontro fisico avvenuto due anni fa non emerge né un coinvolgimento diretto della persona imputata, né la tesi della giustizia ungherese secondo cui gli autori sarebbero parte di un’organizzazione criminale. Non cambia nulla nemmeno la dichiarazione del governo Orbán – seguendo l’esempio di Donald Trump – che lo scorso anno ha definito “l’Antifa” come “organizzazione terroristica”. Ricordiamo che la persona imputata, in violazione di una decisione giudiziaria tedesca, è stata consegnata illegalmente alla giustizia ungherese in un’operazione “notte e nebbia” orchestrata dalla procura. Anche dopo la sentenza, il Ministero della Giustizia ungherese continua a esercitare pressioni sulla persona condannata, che durante il processo aveva protestato con uno sciopero della fame contro le condizioni di detenzione disumane. Le autorità ungheresi sarebbero disposte a trasferirla in Germania per scontare la pena solo se rinunciasse a presentare ricorso contro la sentenza. Il contesto del procedimento è stato uno scontro fisico contro la marcia annuale di gruppi neofascisti internazionali che da molti anni si svolge a Budapest in occasione del “Giorno dell’Onore”, un evento che rappresenta una riabilitazione delle SS, della Wehrmacht e dei collaborazionisti ungheresi. La FIR e le sue associazioni affiliate hanno più volte protestato contro questa forma di revisionismo storico e chiesto alle autorità ungheresi di impedire tali provocazioni. Anche quest’anno sono previste iniziative per il “Giorno dell’Onore” a Budapest. Mentre negli anni precedenti l’amministrazione cittadina aveva cercato di vietare o limitare l’incontro neofascista, questa volta la polizia – che risponde direttamente al governo Orbán – ha vietato tutte le proteste antifasciste contro l’evento. Il divieto riguarda persino una commemorazione con la sopravvissuta di Auschwitz Katalin Sommer, che avrebbe dovuto parlare presso il memoriale per gli ebrei assassinati sulle rive del Danubio. Le attività neonaziste, in cui partecipanti indossano uniformi storiche delle SS con svastiche e altri simboli fascisti, sono invece state esplicitamente autorizzate dalla polizia. Le associazioni antifasciste di Germania, Austria e Ungheria, che da molti anni si impegnano contro la riabilitazione delle organizzazioni naziste, condannano questa decisione del governo ungherese e delle forze di sicurezza a esso subordinate, che rappresenta un’inversione tra vittime e carnefici, una criminalizzazione degli antifascisti e un lasciapassare per i neonazisti. Per questo motivo, a Berlino, Vienna e in altre città si sta manifestando davanti alle ambasciate e ai consolati ungheresi contro il divieto delle proteste autorizzate a Budapest. Molti anni fa, lo slogan della FIR era: “Mai più un’Europa delle SS!” – evidentemente, questo motto è oggi più attuale di quanto si temesse. Dichiarazione congiunta delle associazioni VVN-BdA (Germania), MEASZ (Ungheria), KZ-Verband (Austria) e FIR (internazionale)
Dichiarazione del gruppo di solidarietà per ANNA sul verdetto contro la nostra compagna
Mercoledì 4 febbraio 2026, sono state emesse a Budapest le sentenze contro le nostre compagne Maja, Gabri e Anna. Sebbene il procedimento giudiziario in sé non possa essere preso sul serio, le sentenze sono ancora più severe. Il nostro compagno Gabri è stato condannato a 7 anni di prigione. La nostra compagna Maja è stata condannata a 8 anni di prigione. In altre sezioni troverete dichiarazioni riguardanti i verdetti contro Maja e Gabri. Qui ci concentreremo su Anna. Anna è stata condannata dal giudice Sos Jozsef del Tribunale Regionale di Budapest a due anni di carcere, con pena sospesa per cinque anni. Il tribunale ha ritenuto provata la sua appartenenza a un’organizzazione criminale. Un esempio lampante di ingiustizia ideologica. La sua difesa ha immediatamente presentato ricorso. Ma cosa era successo prima? Anna è stata arrestata l’11 febbraio 2023 a Budapest, insieme a Tobi e Ilaria, dopo essere stata prelevata da un taxi. Ha trascorso una notte in una cella di detenzione ungherese, poi due notti in un carcere ungherese, ed è stata rilasciata il quarto giorno con obbligo di denuncia. Il processo di Budapest: un esempio per gli antifascisti Era chiaro fin dall’inizio che Anna e gli altri compagni accusati sarebbero stati presi di mira. Anche all’udienza che ha deciso il rilascio o la custodia cautelare, uno degli avvocati ha osservato: “Normalmente, nessuno di voi sarebbe nemmeno seduto qui. Ma Orbán vuole fare di noi un esempio con questo caso”. Il pubblico ministero ha chiesto che la nostra compagna rimanesse in custodia cautelare, nonostante inizialmente fosse indagata solo per un “reato minore” punibile con una pena massima di un solo anno. In seguito, questa accusa è stata modificata senza alcuna motivazione comprensibile, per non parlare delle prove. L’accusa ora era: appartenenza a un’organizzazione criminale. In tutto questo, la maggiore risorsa dello Stato ungherese è la messa in scena mediatica e l’immagine pubblica di una magistratura forte e determinata. Per corroborare le accuse nel modo più vivido possibile, la polizia di Budapest non ha esitato a girare video con Anna e i suoi compagni proprio lì, nella sede della polizia, rievocando l’arresto e la presunta raccolta di prove. Questi video sono stati poi pubblicati sul canale YouTube della polizia ungherese. I media, anche in Germania, li hanno ripresi acriticamente. Anche durante il processo, iniziato per Anna nel gennaio 2024, l’accusa ha ripetutamente formulato accuse volte a far apparire gli imputati il più “colpevoli” possibile. Già alla prima udienza, ad esempio, l’accusa ha inventato precedenti condanne. Senza l’intervento dell’avvocato di Anna, queste sarebbero state probabilmente accettate per buone. Le udienze successive proseguirono con questo stile: le dichiarazioni del pubblico ministero vennero riprese dalla stampa, successivamente utilizzate dal tribunale e classificate come prove. Ciò si sposa perfettamente con la condotta generale del giudice. Fin dall’inizio, ha chiarito di considerare le accuse provate. Non si è assolutamente parlato di un esame critico delle prove negli ultimi due anni. Come le altre parti coinvolte nel procedimento, Anna non ha ancora ricevuto pieno accesso al fascicolo. Solo alcune parti sono state tradotte in tedesco. È previsto che sia lei a pagare le spese di traduzione, sebbene il tribunale sia tenuto a fornirla. Inoltre, i fascicoli dell’indagine sono stati successivamente alterati. Così, nel corso del processo, sono improvvisamente emerse prove che sarebbero state rinvenute su Anna ma che, “stranamente”, non erano state menzionate nel verbale iniziale di arresto della polizia. In altre parole, durante il processo in corso si è cercato di incriminare la nostra compagna con prove inventate. Tutte le altre “prove circostanziali” elencate nei fascicoli a sua disposizione dipingono solo il seguente quadro: due persone che passeggiano insieme per Budapest, visitano vari luoghi e attrazioni e fanno shopping qua e là. In tribunale sono stati mostrati video di sorveglianza di diversi mezzi di trasporto pubblico. Nessuno di questi video era correlato ad attacchi contro neonazisti. Per sostenere l’accusa di appartenenza alla presunta organizzazione criminale, le loro uscite per fare shopping vengono interpretate come “approvvigionamento” di materiali per la presunta organizzazione criminale. Questi esempi illustrano quanto siano solide le accuse e le presunte prove contro gli altri imputati e su quali basi l’accusa abbia chiesto la massima pena possibile per tutti gli imputati. Cosa succederà adesso? Non solo la difesa di Anna ha presentato ricorso, ma anche la Procura ungherese si è avvalsa di questo rimedio legale. Resta da vedere se la pena sarà ridotta o aumentata. Il verdetto verrà poi tradotto, un processo che in altri casi ha richiesto circa sei mesi. Infine, il Tribunale distrettuale di Berlino deciderà sulla pena specifica da infliggere, poiché il diritto penale ungherese e quello tedesco sono solo parzialmente comparabili. La nostra compagna Anna, contro la quale non esistono prove o indizi concreti e che da tre anni fa parte dell’assurdo spettacolo del sistema giudiziario ungherese, della politica e del panorama mediatico fedele a Orbán, probabilmente conoscerà la vera portata della sua condanna solo a cavallo tra l’anno 2027 e il 2028. Tenete gli occhi aperti, vi informeremo a tempo debito sulla situazione attuale. Solidarietà ad Anna. Solidarietà con i nostri compagni perseguitati.
Dichiarazione del comitato per Maja
Traduzione dal sito di BASC (campagna di solidarietà antifa per il processo di Budapest): https://www.basc.news/statement-des-soli-komitees-zum-urteil-gegen-maja-am-04-02-2026/ Cari esseri umani, cari compagni di campagna, Maja è stata condannata oggi a otto anni di carcere in condizioni di detenzione e sicurezza rafforzate. Siamo il comitato di solidarietà per Maja; siamo familiari, amici e sostenitori e vorremmo condividere i nostri pensieri con voi. Molti aspetti non sono ancora chiari. Quanto durerà l’appello e quali saranno gli obiettivi? Cosa comporterà l’ulteriore detenzione in Ungheria? Quando Maja verrà trasferita in Germania? Come saranno convertiti il periodo di custodia cautelare e la pena in Ungheria in pene detentive tedesche? Quale sarà la sua pena detentiva in Germania? Tuttavia, abbiamo le idee chiare su alcuni aspetti e vorremmo discuterne con voi. Un processo politico Esaminando il caso di Maja, ci rendiamo conto che non si è trattato di un normale procedimento penale per aggressione. L’Ungheria ha chiesto l’estradizione di Maja e degli altri antifascisti, minacciandoli con una estenuante custodia cautelare e una pena fino a 24 anni di carcere. Le autorità tedesche, in particolare l’Ufficio di Polizia Criminale dello Stato Sassone (LKA), hanno estradato Maja in Ungheria in modo incostituzionale. L’Ungheria ha tenuto Maja in isolamento disumano per 19 mesi, violando quotidianamente i principi internazionali di condotta penale. Maja è stata ridotta a una semplice comparsa in un processo farsa durato un anno, un processo privo di presunzione di innocenza e in cui lo stato di diritto, come è ancora noto in Germania, è sospeso. Hanno etichettato Maja come criminale e terrorista. Durante il suo sciopero della fame nell’estate del 2025, le autorità carcerarie inizialmente hanno negato lo sciopero della fame, per poi minacciare Maja di trattamenti forzati. Ora il giudice vuole condannare Maja a 8 anni di carcere, con condizioni di detenzione e sicurezza più severe. Non c’è alcuna prova che Maja sia stat* coinvolt* nelle due aggressioni di cui è accusat*! Nel primo caso, tutti e quattro i testimoni hanno dichiarato di non aver riconosciuto Maja tra gli autori. Nel secondo caso, l’accusa sostiene che una persona con un cappello rosso in una delle registrazioni delle telecamere di sicurezza sia Maja. Tuttavia, non è riuscita a fornire alcuna prova credibile a sostegno di tale affermazione. Inoltre, le registrazioni mostrano questa persona disarmata che passa davanti alla scena, torna indietro e poi se ne va, dimostrando così in alcun modo un suo coinvolgimento nella violenza. Ciononostante, l’accusa ritiene provato il coinvolgimento di Maja. Questa discrepanza tra le prove e il verdetto rivela la ferma determinazione dello Stato ungherese a perseguire l’imputato. Questa linea d’azione di Ungheria e Germania – dalle minacce di punizione, arresto ed estradizione all’isolamento, a un processo farsa e a un verdetto del tutto sproporzionato – è chiaramente del tutto sproporzionata, date le accuse di aggressione e le prove estremamente fragili. Tuttavia, è abbastanza comodo supporre che parti dello Stato tedesco e ungherese stiano conducendo una campagna contro l’antifascismo. Stanno facendo di Maja un esempio e, così facendo, ci stanno prendendo di mira tutti. L’Ungheria ha trovato l’estradizione di Maja estremamente conveniente. Una persona non binaria e antifascista proveniente dalla Germania è un bersaglio perfetto per l’Ungheria di Orbán, che ha dichiarato guerra alle persone queer, all’antifascismo e all’UE. L’Ungheria lo ha ripetutamente dimostrato, in particolare durante la custodia cautelare e il processo di Maja. Nel marzo 2025, le autorità hanno vietato le parate del Pride modificando la legge sulle assemblee; nell’aprile 2025, hanno dichiarato illegali le identità di genere queer attraverso un emendamento costituzionale; nel settembre 2025, hanno designato Antifa come organizzazione terroristica; hanno vietato tutte le nostre manifestazioni di solidarietà per gennaio e febbraio 2026; e di recente, hanno incriminato il sindaco di Budapest per aver organizzato la parata del Pride. Continuiamo Anche se ci aspettavamo di peggio, questo verdetto è un duro colpo. Molti amici e compagni attivisti in tutta Europa la pensano sicuramente allo stesso modo. È importante che ora ci prendiamo il tempo e lo spazio per elaborare insieme questi sentimenti. Ma la storia non finisce qui. Al contrario! Maja probabilmente trascorrerà molti altri anni nelle prigioni in Ungheria e Germania. Dobbiamo prepararci a molti altri anni di lavoro solidale e trovare soluzioni politiche. Ciò significa che, oltre al supporto pratico, dobbiamo continuare a lottare instancabilmente: per il suo immediato trasferimento agli arresti domiciliari, per il suo immediato ritorno in Germania, per il maggior numero possibile di misure di clemenza e per il suo rilascio il prima possibile. Speriamo di continuare ad avere il maggior numero possibile di voi al nostro fianco. I nostri obiettivi principali per queste richieste continueranno a essere il governo federale tedesco, il ministro degli Esteri Johann Wadephul e il Ministero degli Esteri federale, perché il ritorno di Maja è una questione politica e potrà essere ottenuto solo attraverso negoziati intergovernativi tra Ungheria e Germania. Lo sciopero della fame di Maja è già riuscito a strappare a Wadephul la promessa di sostenere il suo ritorno. Ora tocca a noi tenerlo sotto pressione finché non darà seguito alle sue parole con i fatti. Maja non è certo l’unico caso. Nel frattempo, importanti processi contro antifascisti sono iniziati presso le Corti Superiori Regionali di Dresda e Düsseldorf. Anche questi processi richiedono la nostra forza e attenzione, e anche questi imputati meritano la nostra solidarietà e il nostro sostegno. Tuttavia, crediamo – e concordiamo con molti degli imputati in questi processi – che il ritorno di Maja e la prevenzione dell’estradizione di Zaid e Gino debbano rimanere le due massime priorità del movimento di solidarietà. Vi chiediamo di tenerne conto nell’allocazione delle vostre risorse. Ma non solo il lavoro di solidarietà deve continuare, ma anche la nostra comune lotta antifascista, indipendentemente dal fatto che coinvolga neonazisti armati o le politiche disumane dei governi. Proprio come pastori, famiglie, politici, attivisti per i diritti civili, antifascisti e radicali di sinistra si sono schierati al fianco di Maja durante il suo sciopero della fame, così anche noi vogliamo tutti schierarci insieme contro il fascismo. Il potere della solidarietà Non è un segreto che Maja non stia più bene. Maja ne ha parlato nel suo discorso alla fine del processo. 25 mesi di carcere, 19 dei quali in isolamento, e 17 giorni di udienze in tribunale hanno lasciato il segno sulla mente e sul corpo di Maja. Maja è consapevole della solidarietà e del movimento che si sta svolgendo all’esterno. Pensa a tutti voi, è molto grat* e si sente vicina a noi. Nonostante tutte le avversità, Maja trae forza per la sua resistenza dal nostro movimento comune. Ha respinto il losco accordo di patteggiamento proposto dell’accusa – 14 anni di carcere in cambio di una confessione completa – ha tenuto discorsi coraggiosi, ha sempre difeso i propri valori e ideali, ha denunciato gli abusi in carcere e ha intrapreso uno sciopero della fame di 40 giorni. Maja ha fatto tutto questo non solo per sé stess*, ma anche per gli altri imputati, per Zaid, che rischia anche l’estradizione in Ungheria, e per tutti noi. Vorremmo cogliere l’occasione per ringraziarvi tutti dal profondo del cuore per la vostra solidarietà fin dall’arresto di Maja nel dicembre 2023. Che si tratti delle manifestazioni di solidarietà durante la sua detenzione preventiva nel carcere di Dresda, dell’eccellente lavoro di avvocati e giornalisti, del sostegno dei politici, dei filmati realizzati da professionisti e collettivi dei media, delle donazioni di innumerevoli persone generose, dei grandi eventi con centinaia di partecipanti, delle numerose azioni in decine di città in tutta Europa, delle dichiarazioni di solidarietà, delle lettere aperte e di protesta, dell’aiuto pratico, delle parole gentili e degli abbracci affettuosi: tutto questo ha permesso a Maja e a noi di perseverare e continuare la lotta fino ad oggi. Grazie, Maja, per essere una persona così meravigliosa, coraggiosa e compassionevole. Siamo lieti che oggi e nei prossimi giorni le persone in Germania e altrove scendano in piazza per protestare contro questo verdetto ingiusto. Vi invitiamo cordialmente a partecipare alla manifestazione di protesta che si terrà a Jena il 7 febbraio. La nostra piena solidarietà va anche ad Anna e Gabriele, condannati in contumacia nello stesso procedimento di Maja rispettivamente a 2 e 7 anni di carcere e su cui seguiranno aggiornamenti. Comitato di solidarietà per Maja Budapest e Jena, 4 febbraio 2026
Comunicato Free All Antifas dell’ANPI sez. Foresto-Bussoleno-Chianocco
La sezione ANPI Bussoleno Foresto Chianocco esprime profonda preoccupazione per le sentenze emesse dal tribunale di Budapest nei confronti di Maja, Gabriele e Anna, con condanne che arrivano fino a otto anni di reclusione per fatti avvenuti nel Febbraio 2023, in occasione della cosiddetta “Giornata dell’Onore”, raduno annuale dell’estrema destra europea nella capitale ungherese che commemora il fallito tentativo di rottura dell’assedio di Buda da parte delle truppe tedesche Waffen-SS e ungheresi nel 1945. Le pene inflitte, la rapidità della deliberazione e l’impianto accusatorio adottato sollevano seri interrogativi sul rispetto delle garanzie processuali e sull’indipendenza della magistratura in Ungheria. Tali sentenze si collocano in un contesto politico segnato da una progressiva erosione dello Stato di diritto, in cui l’antifascismo viene trattato come un fenomeno criminale, mentre manifestazioni che richiamano apertamente ideologie neonaziste continuano a svolgersi con la tolleranza, se non la protezione, delle autorità. Particolarmente grave è il caso di Maja, estradatə dalla Germania nonostante il successivo pronunciamento della Corte costituzionale tedesca che ha definito l’estradizione illegittima per il rischio di trattamenti inumani e degradanti. Una vicenda che pone questioni rilevanti sul piano del diritto internazionale, della tutela dei diritti fondamentali e della responsabilità delle istituzioni europee. Riteniamo inaccettabile che l’antifascismo venga criminalizzato. L’antifascismo non è un reato né un’opinione, ma un principio fondativo delle democrazie europee nate dalla sconfitta del nazifascismo. È un valore sancito dalla Costituzione italiana, dalla memoria della Resistenza e dai Trattati europei. Alla luce di quanto avviene in Ungheria, la nostra sezione richiama l’attenzione anche sul dibattito in corso nel nostro Paese attorno al Disegno di Legge in materia di sicurezza promosso dal Governo italiano. Alcune delle misure previste, in particolare quelle che incidono sul diritto di manifestazione, sul dissenso e sulla partecipazione alla vita pubblica, destano forte preoccupazione. Il rischio è quello di una progressiva restrizione degli spazi democratici e di una normalizzazione di strumenti repressivi che colpiscono movimenti sociali, opposizione politica e pratiche antifasciste. L’esperienza ungherese dimostra come, in nome della “sicurezza”, si possa giungere a colpire selettivamente chi si oppone all’odio, al razzismo e al fascismo, mentre si tollerano o si minimizzano le espressioni dell’estrema destra. È una deriva che deve essere fermata prima che diventi irreversibile. #FreeAllAntifas
Sentenza di primo grado del Processo di Budapest
MAJA condannata a 8 anni, GABRI condannato a 7 anni e ANNA condannata a 2 anni. Le sentenze, sebbene di molto inferiori rispetto alle richieste dell’accusa, sono del tutto irricevibili sia in riferimento alla lieve entità dei fatti che alla scarsità di prove a carico delle singole persone. A partire da oggi sono previste giornate di solidarietà attiva e lotta in Europa e in Italia segui il canale Free All Antifas – Italy per aggiornamenti. PRESIDIO A MILANO SABATO 14 FEBBRAIO, ORE 15 IN PIAZZA MISSORI Facciamo sentire tutto il nostro supporto! FREE ALL ANTIFAS -------------------------------------------------------------------------------- Aggiornamento alla giornata di ieri e primo commento a caldo su Radio Onda d’Urto
Processo per Gino rinviato al 18 febbraio
Ieri si è tenuta una nuova udienza per il nostro compagno Rexhino «Gino» Abajaz, che è stato rilasciato con libertà vigilata lo scorso dicembre. L’udienza ha riguardato solo le questioni pregiudiziali (che precedono la sentenza). La Francia doveva rispondere alla domanda della difesa: ci sono elementi dell’indagine ungherese nell’indagine tedesca su cui si basa il mandato d’arresto europeo emesso dal governo tedesco? La risposta arriverà il prossimo 18 febbraio. Lo stesso giorno si terrà la deliberazione per Zaid, che è oggetto di un mandato d’arresto emesso dall’Ungheria. Ribadiamo la nostra volontà e la nostra posizione. Gino non deve essere estradato in Germania, Zaid non deve essere estradato in Ungheria. Liberate tutti gli antifascisti!