Source - Free All ANTIFAS – Italy

Campagna di solidarietà internazionale antifascista contro la repressione per i fatti di Budapest '23

MILANO antifascista si mobilita per la campagna FREE ALL ANTIFAS per MAJA per GABRI per GINO e per tuttx gli antifascisti e i prigionieri colpiti dalla repressione!
Dal 15 gennaio risponderemo alla chiamata internazionale con azioni diffuse sul territorio  Venerdì 16 dalle 19 a SOCS (Via Celoria, 26) aperitivo benefit e proiezione del documentario di Marta Massa THE TRIALS, a seguire dibattito con la regista e il Comitato Antirepressione Milano  SABATO 24 CORTEO FREE ALL ANTIFAS: concentramento ore 18.00 a Porta Genova e arrivo a San Vittore  Domenica 25 concerto benefit punk HC in T28 (Via dei Transiti, 28)
24.01.2026 – CORTEO FREE ALL ANTIFAS MILANO
SABATO 24 GENNAIO A MILANO: CORTEO FREE ALL ANTIFAS Partenza ore 18:00 da Porta Genova, arrivo a San Vittore A quasi un anno di distanza dall’ultimo corteo cittadino contro la repressione delle antifasciste e degli antifascisti, abbiamo deciso di tornare per le strade di Milano a manifestare la nostra rabbia, determinazione e solidarietà antifascista. Nel mese di gennaio le vicende giudiziarie del processo di Budapest subiranno una brusca accelerazione: il tribunale di Parigi si pronuncerà sulla richiesta di estradizione per Zaid e Gino, a Dusseldorf inizierà il processo per Nele, Paula, Emmi, Clara, Luca e Moritz (attualmente in carcere in Germania) e il 22 gennaio è prevista la sentenza per Maja e Gabri. Non vogliamo farci scoraggiare ma rispedire al mittente questo accanimento repressivo, rafforzando la presenza nelle strade e la solidarietà internazionale dal basso a partire dal 15 gennaio, quando sono in programma manifestazioni e iniziative di solidarietà e lotta in tutta Europa. A Milano è previsto un aperitivo benefit con dibattito venerdì 16 a SOCS (via Celoria, 26), un concerto matinèe benefit domenica 25 in T28 (via dei Transiti, 28) e il corteo cittadino di sabato 24 alle 18, da Porta Genova. Durante il corteo in particolare vogliamo opporci alla logica repressiva che punta a spezzare i legami di solidarietà arrivando a San Vittore, dove ad oggi ancora sono detenuti anche i compagni palestinesi accusati di associazione con finalità di terrorismo. Per Maja, Gabri, Gino, in solidarietà a tuttx lx imputatx del processo di Budapest e a tutti i prigionieri politici. #FreeAllAntifas
Gino è libero
OBBLIGO DI FIRMA PER GINO E PROSSIMA UDIENZA IL 28 GENNAIO Il 24 dicembre, Gino si è opposto alla sua estradizione verso la Germania davanti al Tribunale di Parigi. È stato posto sotto controllo giudiziario per tutta la durata del suo processo, sempre nell’ambito dell’affare di Budapest, in attesa che la giustizia francese si pronunci sul suo caso.  Questa liberazione costituisce una prima vittoria. Ma Gino rischia ancora l’estradizione verso la Germania, dove potrebbe essere condannato fino a 10 anni di carcere.  La situazione è tanto più preoccupante in quanto la Germania, già responsabile dell’estradizione illegale di Maja T. verso l’Ungheria nel giugno 2024, è impegnata in una repressione feroce contro il movimento antifascista. Si pensa in particolare al processo di Hanna, la cui difesa denuncia il carattere contraddittorio e poco fondato delle prove presentate. Più in generale, gli antifascisti che devono essere giudicati a partire da gennaio a Düsseldorf sono sottoposti a condizioni di detenzione molto restrittive e perseguiti ancora una volta sulla base di accuse sproporzionate rispetto ai fatti constatati.  In questo contesto, appare evidente che le condizioni per un processo giusto ed equo, in caso di estradizione, non siano garantite. Inoltre, il lavoro di solidarietà verso gli antifascisti incarcerati in Germania è ogni giorno più ostacolato dall’influenza degli Stati Uniti, che hanno designato Antifa Ost come organizzazione terroristica nel settembre 2025. Il blocco dei conti di solidarietà sui social network, unito al congelamento delle raccolte fondi di sostegno, impedisce di informare sulla situazione e di sostenere materialmente le persone perseguite e incarcerate.  Constatare non basta: occorre preservare e sviluppare la solidarietà internazionale, restare uniti e mobilitati contro l’estradizione di Gino in Germania, per l’abbandono delle accuse e per la liberazione di tutti gli antifascisti incarcerati.  La prossima udienza di Gino si terrà il 28 gennaio. Facciamo appello a tutte le forze progressiste affinché si mettano in movimento. #FreeGino
Chiuso il conto corrente di Rote Hilfe perchè organizzazione antifascista: le banche applicano la politica statunitense in Germania
Quando Washington decide chi può avere un conto bancario in Germania:  oggi martedì 23 dicembre 2025, le due banche tedesche GLS Bank e Sparkasse Göttingen hanno chiuso i conti della Rote Hilfe (Soccorso Rosso) senza alcuna giustificazione. Le chiusure sono avvenute poco dopo la designazione di “Antifa Ost” da parte degli Stati Uniti come organizzazione terroristica (https://freeallantifas.noblogs.org/ieri-banditi-oggi-terroristi/). Anche altre organizzazioni di sinistra sono state colpite da interventi autoritari tramite SWIFT nel cuore dell’Europa. Nel giro di pochi giorni, le due banche hanno interrotto la loro collaborazione con l’ente benefico Rote Hilfe. In primo luogo, la Sparkasse Göttingen ha chiuso tutti i conti dell’ente benefico e, poco dopo, la GLS Gemeinschaftsbank ha seguito l’esempio. Entrambe le istituzioni, pur avendo speciali mandati sociali, intendono chiudere tutti i conti della Rote Hilfe entro due mesi. Le casse di risparmio sono legalmente obbligate ad adempiere a un mandato di servizio pubblico. GLS Bank non è solo una banca orientata al sociale e all’ecologia, ma, in quanto banca cooperativa, ha anche una responsabilità diretta nei confronti dei suoi soci. Pertanto, la brusca cessazione di un rapporto di clientela di lunga data con un socio di una cooperativa è ancora più grave in questo caso. Rote Hilfe è un’organizzazione di solidarietà di sinistra antifascista a livello nazionale, con circa 19.000 membri e oltre 100 anni di storia. Supporta le persone colpite dalla repressione statale a causa del loro attivismo politico, attraverso supporto legale, attività di pubbliche relazioni e assistenza finanziaria per le spese legali. Secondo l’organizzazione Rote Hilfe, le chiusure dei conti direttamente correlate alla decisione del governo statunitense , sotto la guida di Donald Trump, di classificare la cosiddetta “Antifa Ost” come organizzazione terroristica straniera. Questa misura non ha equivalenti nel diritto tedesco e si basa su un singolo caso penale con prove estremamente discutibili. Il governo tedesco non ha adottato la classificazione e ha ripetutamente sottolineato che la definizione puramente giuridica di “Antifa Ost” non rappresenta una minaccia significativa. Ciononostante, la decisione statunitense sta avendo di fatto un impatto globale. Le banche collegate a individui o organizzazioni presenti nelle liste terroristiche statunitensi sono infatti soggette a sanzioni, tra cui l’esclusione dalla rete di pagamenti internazionali SWIFT. Sebbene questa infrastruttura sia tecnicamente neutrale e soggetta al diritto dell’UE, in pratica, a causa del predominio del dollaro statunitense, segue le direttive di politica estera degli Stati Uniti. Questa pressione sta colpendo anche la società tedesca. Ora, un’organizzazione di solidarietà di sinistra tedesca è presa di mira e due banche si stanno adeguando senza alcuna apparente giustificazione legale. L’organizzazione Rote Hilfe sta valutando l’opportunità di un’azione legale per contestare le chiusure. Rote Hilfe considera questo sviluppo un segnale preoccupante del fatto che le politiche autoritarie vengano sempre più imposte attraverso infrastrutture tecniche ed economiche. Il fatto che una banca cooperativa come GLS , che si vanta della propria responsabilità sociale, aderisca a questo meccanismo, rescindendo i contratti con organizzazioni di sinistra e indebolendo l’opposizione solleva interrogativi fondamentali sulla credibilità di tali impegni autoimposti. Sebbene non vi sia alcuna base giuridica per equiparare le organizzazioni della società civile ai gruppi terroristici, esse non sono protette dalle conseguenze e possono difendersi solo con grande difficoltà. Si crea un vuoto giuridico in cui le interpretazioni politiche del governo statunitense possono effettivamente influenzare la società civile tedesca. Il Soccorso Rosso sottolinea che questo meccanismo non si limita al suo caso specifico. Proprio la scorsa settimana, la chiusura dei conti del Partito Comunista Tedesco (DKP) e della Croce Nera Anarchica da parte della GLS Bank è diventata pubblica. Anche i gruppi del movimento per la giustizia climatica hanno visto chiusi i loro conti bancari.  > Hartmut Brückner, del Consiglio Direttivo Federale di Rote Hilfe (Soccorso > Rosso), afferma: “Oggi riguarda la nostra organizzazione, ma chi sarà preso di > mira domani se questa tendenza continua indisturbata? Se l’agenda dell’estrema > destra negli Stati Uniti continua a guadagnare influenza, anche altre > iniziative progressiste e gruppi emarginati potrebbero essere presi di mira. > Immaginate se le forze conservatrici negli Stati Uniti dichiarassero > “terroristi” i centri di consulenza per la gravidanza o le organizzazioni > queer: le nostre banche sarebbero altrettanto disposte a chiudere i loro > conti? Ciò che sembra assurdo sta purtroppo diventando una possibilità reale > se non lavoriamo insieme per fermare questo sviluppo”. > > Brückner ha proseguito: “Invitiamo le forze progressiste di questo Paese a > stare al nostro fianco e a continuare a lottare per una società migliore, > indipendentemente dall’interferenza degli Stati Uniti e contro la destra > attiva a livello globale”.
Gli USA mettono in palio una “ricompensa” nel processo Antifa Ost. Una contestualizzazione
Articolo tradotto da indymedia A seguito della recente classificazione, tra gli altri, di “Antifa-Ost”, ma anche di gruppi italiani e greci, come presunte “organizzazioni terroristiche” da parte degli USA, il governo statunitense compie un ulteriore passo e mette in palio una ricompensa fino a 10 milioni di dollari. Cosa significa questo? Gli USA offrono una ricompensa Da una recente pubblicazione del Dipartimento di Stato degli USA, ossia il Ministero degli Esteri statunitense, si evince che viene offerta una ricompensa fino a 10 milioni di dollari per informatori, qualora le loro segnalazioni portino alla perturbazione di canali di pagamento, flussi di donazioni, organizzazioni di copertura o reti di sostegno delle suddette (costruite) realtà. In questo contesto vengono citati nello specifico “Antifa-Ost” (lì anche definito “Hammerbande”), la Federazione Anarchica Informale in Italia, nonché Armed Proletarian Justice e Revolutionary Class Self-Defense in Grecia. Contesto Come accennato all’inizio, Antifa Ost è stata dapprima designata come “Foreign Terrorist Organization” (FTO). Questo livello rappresenta un atto esecutivo, senza alcun procedimento giudiziario preventivo, basato esclusivamente su valutazioni dei servizi segreti e della sicurezza. In un secondo passaggio, la classificazione è divenuta formalmente efficace attraverso la sua applicazione nel sistema giuridico statunitense: *Specially Designated Global Terrorist* (SDGT). L’attuazione nell’ambito delle disposizioni relative a SDGT comporta conseguenze penali, come il divieto sanzionato penalmente di fornire supporto materiale, possibili sanzioni finanziarie (di competenza dell’OFAC) e l’applicazione di programmi come “Rewards for Justice”. Excursus: un discorso in Ungheria Il 12 dicembre 2025 Thomas DiNanno, “Under Secretary for Arms Control and International Security” presso il Ministero degli Esteri degli USA, ha tenuto un discorso in Ungheria. La sua posizione di “Under Secretary” è paragonabile a quella di un segretario di Stato. Nel suo intervento, DiNanno ha delineato le principali prospettive del governo statunitense: 1. I gruppi vicini ad “Antifa” vengono definiti come organizzazioni terroristiche e posti, dal punto di vista della sicurezza, sullo stesso piano di al-Qaida e ISIS. DiNanno dichiara che il “terrorismo di estrema sinistra” rappresenta una minaccia centrale crescente e trasferisce esplicitamente la logica già nota dal “War on Terror” alla militanza di sinistra. Antifa non appare come un ambiente politico, bensì come una struttura terroristica organizzata e transnazionale. 2. USA e Ungheria formano un’alleanza strategica di stati di frontiera contro la violenza di sinistra. La cooperazione bilaterale viene legittimata storicamente e caricata politicamente: entrambi gli stati sono presentati come custodi di sovranità, ordine e sicurezza, con l’Ungheria lodata come apripista europeo. 3. La repressione viene descritta come necessaria, legittima e inevitabile. Il rappresentante statunitense annuncia l’intenzione di sfruttare tutti i mezzi giuridici e amministrativi: inserimenti nelle liste terroristiche, azioni penali, cooperazione tra servizi segreti e polizia, smantellamento delle reti e prosciugamento finanziario. Viene annunciata una persecuzione coerente delle strutture e delle attività preliminari. 4. Internazionalizzazione ed europeizzazione della lotta contro Antifa: Thomas DiNanno invita esplicitamente altri stati europei ad aderire pubblicamente alla linea USA-Ungheria. Procedimenti nazionali (ad esempio in Germania) vengono presentati come prove di un problema terroristico paneuropeo. 5. Delegittimazione dei motivi politici attraverso l’ideologizzazione dell’avversario. L’antifascismo nel discorso non viene solo criminalizzato, ma anche delegittimato moralmente e storicamente. È descritto come “falso profeta”, come movimento autoritario e come vera forma di fascismo. L’autodefinizione politica (“antifascista”) viene qualificata come inganno consapevole. 6. Cornice interpretativa civilizzatrice: difesa dei “valori occidentali” e dell’identità europea. La militanza di sinistra viene interpretata come un attacco all’Illuminismo, alla libertà di opinione e alla “fiducia civilizzatrice dell’Europa”. Contestualizzazione L’Ungheria ha classificato “Antifa” come organizzazione terroristica il 26 settembre 2025. Questo provvedimento ha inizialmente effetti locali: congelamento dei beni in Ungheria, restrizioni all’ingresso, perseguimento penale dei membri e delle attività considerate reati, così come la partecipazione o il sostegno. Anche con l’inserimento di “Antifa-Ost” da parte degli USA non si producono ancora conseguenze giuridiche concrete in Germania; tuttavia, in futuro, con la designazione di singole persone, potrebbero verificarsi effetti economici immediati. Ad esempio, aziende statunitensi potrebbero decidere di interrompere ogni rapporto commerciale. Ciò potrebbe riguardare Spotify, PayPal, Amazon e molti altri. Simili misure possono minacciare già prima che avvenga una designazione ufficiale da parte dell’amministrazione statunitense. Le imprese devono adottare programmi di conformità antiterrorismo e, nell’ambito di questi e di altri programmi, si applica la “enhanced due diligence” (“sorveglianza rafforzata”). Per questo motivo le aziende verificano proattivamente notizie di stampa, banche dati pubbliche, attività sui social media e valutano il rischio che una persona possa sostenere materialmente o finanziariamente gruppi terroristici. Ciò significa che, per evitare responsabilità civili o penali, le imprese statunitensi agiscono in via preventiva, anche se la persona interessata non figura in una lista ufficiale. Per quanto riguarda la ricompensa annunciata, questa misura esecutiva, secondo una valutazione prudente, sembra avere al momento soprattutto un valore simbolico. Tuttavia emerge chiaramente che gli USA dichiarano le strutture di finanziamento di questi gruppi europei come obiettivo di sicurezza. Si verifica al contempo uno spostamento dell’attenzione: non più la persecuzione di singoli autori, bensì lo smantellamento sistematico delle basi organizzative. Il segnale interpretativo che emerge dal discorso di DiNanno e dall’annuncio della ricompensa è che la militanza di sinistra in Europa non viene più considerata un problema di estremismo interno europeo, bensì come terrorismo internazionale. I gruppi della sinistra radicale europea vengono inseriti dagli USA nello stesso regime globale antiterrorismo, finora utilizzato principalmente contro organizzazioni islamiste. Una politica che qualcuno potrebbe ricordare dalla storia, ma che in passato ha riguardato piuttosto altre regioni, ad esempio in Sudamerica o in Asia. Le conseguenze a medio e soprattutto a lungo termine non devono quindi essere sottovalutate.
Lo stato ungherese vieta le proteste antifasciste
Traduciamo e diffondiamo un articolo comparso sul sito basc.news il 17 dicembre 2025 Il 14 gennaio 2026 il processo contro l’antifascista Maja e altri imputati proseguirà presso il tribunale cittadino di Budapest. Nelle udienze del 14, 16, 19 e 22 gennaio il tribunale intende concludere l’assunzione delle prove e pronunciare una sentenza nei confronti di Maja. La polizia ungherese ha vietato, con un decreto del 14 dicembre 2025, una manifestazione di solidarietà antifascista davanti al tribunale. Parallelamente, diverse persone che – come richiesto in Ungheria – si erano registrate per assistere a una giornata del processo, sono state rifiutate. Secondo tali comunicazioni, non potranno seguire il processo, senza ulteriori motivazioni. La polizia ungherese sostiene, nel suo scritto, di aver acquisito informazioni secondo cui membri di un’associazione antifascista, classificata in Ungheria come organizzazione terroristica, potrebbero recarsi nel Paese in occasione di questo evento. Una tale manifestazione costituirebbe quindi un inutile rischio per la sicurezza dell’ordine pubblico. La portavoce Sophie Neumann del Comitato di solidarietà per Maja dichiara a riguardo: «Lo Stato ungherese cerca in modo del tutto evidente di impedire la protesta antifascista contro la sentenza draconiana attesa. Dopo che recentemente “l’Antifa” è stata classificata come organizzazione terroristica, questo divieto viene ora messo in pratica. Le accuse sono assurde, così come il modo di procedere. Le proteste antifasciste non rappresentano un pericolo per la collettività, sono necessarie per richiamare l’attenzione sul processo politico contro Maja e sul pericolo proveniente dai fascisti – anche e soprattutto in Ungheria.» Nel suo scritto, la polizia ungherese richiama informazioni provenienti da autorità tedesche riguardo a un viaggio in autobus dalla Repubblica Federale di Germania. «Al momento non sappiamo di quale servizio segreto o quale organo di polizia si tratti, ma abbiamo il forte sospetto che le autorità tedesche continuino a cooperare strettamente con quelle ungheresi, nonostante tutte le promesse infrante riguardo alle condizioni di detenzione. Questo è assolutamente inaccettabile. Il nostro intento, quello di sostenere Maja con il maggior numero possibile di persone solidali in questo periodo frustrante, non è un crimine! Non ci lasceremo fermare! Abbiamo già presentato ricorso e continueremo anche per via legale a opporci a questa ingiustizia e arbitrarietà», commenta la portavoce Sophie Neumann. Il Comitato di solidarietà prevede di essere presente in ciascuna delle giornate di processo con una manifestazione davanti al tribunale e con osservatori all’interno dell’aula. Anche in passato ciò è avvenuto e ha portato un’importante attenzione pubblica sul caso, che altrimenti, in quanto processo politico in Ungheria, sarebbe stato seguito prevalentemente dai media di destra. «La partecipazione alle udienze in Ungheria è già resa estremamente difficile da una registrazione nominativa preventiva. Ora, a quanto pare, si vuole impedire anche questa partecipazione. Ogni espressione diretta di solidarietà e ogni contatto devono essere ostacolati. Contro questo ci opponiamo: legalmente e nelle strade!» annuncia la portavoce. Già in dodici giornate di processo passate, antifascisti e antifasciste erano presenti a Budapest, hanno partecipato al procedimento e hanno tenuto manifestazioni davanti al tribunale. Il Comitato di solidarietà chiede a tutti i politici tedeschi, in particolare al ministro degli Esteri Johann Wadephul, di impegnarsi per i diritti di Maja e di attivarsi contro la criminalizzazione delle proteste antifasciste in Ungheria! Comitato di solidarietà per Maja
Schengen Police Connection
Sull’uso delle misure amministrative preventive in Europa Come è possibile che unə cittadinə europeə venga fermatə, controllatə, interrogatə, addirittura espulsə o anche arrestatə e detenutə per aver attraversato un confine UE, senza essere accusatə di nessun reato?  IL FATTO.  Venerdì 21 novembre 2025 l’illustratrice e fumettista italiana Elena Mistrello prende un aereo per andare a Tolosa, in Francia: sta andando a uno dei tanti festival di fumetto a cui partecipa ogni anno, invitata a firmare le copie del suo primo libro tradotto in francese. Appena atterrata, prima ancora di entrare in aeroporto, tre agenti della Police Nationale la bloccano e le comunicano subito che non può entrare in Francia. Prova a spiegare ai poliziotti che lei è lì per lavoro e che deve assolutamente andare a questa fiera. Gli agenti sono irremovibili: secondo loro infatti la fumettista rappresenterebbe “una minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale francese”, nonostante sia incensurata e senza processi in corso, né in Italia né in Francia. Senza ulteriori spiegazioni, nel giro di un quarto d’ora, la rimettono sullo stesso aereo con cui è arrivata, con in tasca un verbale di espulsione dal territorio francese. Testo completo su DaxResiste Documento impaginabile e scaricabile qui in formato .pdf
Gino è stato nuovamente arrestato!
Continua l’accanimento contro il nostro compagno Rexhino, detto “Gino”, Abazaj. Abbiamo appena appreso del suo arresto e del suo collocamento in regime di custodia cautelare, ancora una volta nell’ambito della cosiddetta “vicenda di Budapest”. Attualmente si trova in cella presso i locali della sottodirezione antiterrorismo, a Levallois-Perret. Domani sarà presentato davanti a un giudice della Corte d’Appello di Parigi, che deciderà sul suo destino.Gino rischia ora di essere nuovamente rimandato in carcere o, peggio ancora, di essere estradato verso l’Ungheria, nonostante la Corte d’Appello avesse deciso lo scorso aprile contro l’applicazione del mandato d’arresto europeo e lo avesse liberato senza condizioni, riconoscendo così il carattere autoritario della giustizia ungherese.Ebbene, ci saremmo anche stufatə. Deportazione e segregazione sembrano essere le caratteristiche irrinunciabili della nuova Europa di guerra. Dall’ Ungheria alla Francia fino all’ Italia, ogni persona che osa mettere in luce la natura fascista e genocida degli Stati “democratici”, è a rischio di vedersi sottratta la libertà. Se questa persona è non appartenente alla “comunità europea”, il ricatto è doppio. La misura è colma: chiamiamo un presidio giovedì 18 alle ore 18.30 davanti al consolato francese, e annunciamo l’ inizio di una mobilitazione permanente e determinata finché le autorità ungheresi ed europee non leveranno le loro mani unte da Gino, da Maja, da Gabri, da tutte le compagne e i compagni antifa e da tutte e tutti i prigionieri politici. Se l’Europa chiede la mobilitazione, mobilitazione avrà
Aggiornamento sulla casa di solidarietà
Uno degli strumenti fondamentali nel supporto agli antifascisti/e colpiti dalla repressione per le contromanifestazioni svoltesi a Budapest nel febbraio 2023, in occasione delle Giornate dell’Onore, è stata ed è tuttora la cassa di solidarietà. Oltre a iniziative, dibattiti, presidi, manifestazioni di solidarietà e prese di posizione pubbliche è stato ed è necessario anche venire incontro ai bisogni materiali degli imputati/e. Per questo già dal 2023 i vari collettivi e realtà a supporto dei prigionieri/e si sono attivat* per raccogliere fondi a sostegno delle varie spese. Fino ad oggi la cassa si è appoggiata al conto delle Brigate di Solidarietà attiva. COME Prima di cominciare: ad oggi sono stati raccolti 87.000 euro. Nel 2024 è stata aperta una raccolta fondi pubblica con il principale scopo di ottenere i soldi necessari al pagamento della cauzione di Ilaria Salis, fissata dal tribunale ungherese a 40.000 euro, obbiettivo pienamente raggiunto. Per questo l’Associazione di volontariato Brigate Volontarie per l’Emergenza ha aperto e messo a disposizione un conto totalmente dedicato, sul quale sono confluite donazioni e i fondi raccolti tramite il crowdfunding pubblico di Produzioni dal Basso. Il crowdfunding è stato sospeso a maggio del 2024 quando Ilaria ha deciso di candidarsi alle elezioni europee e la raccolta si è trasformata in una cassa collettiva per tutte le persone imputate nel procedimento, tuttora attiva. Tramite la vendita dei fumetti Questa notte non sarà breve e da Dicembre 2025 Nel nido dei Serpenti di Zerocalcare edito da Momo edizioni e Bao, il cui intero ricavato, tolte le spese di produzione, sarà versato nella cassa comune. QUALI SPESE SONO STATE SOSTENUTE Con particolare riferimento agli imputati italiani, Gabriele, Gino e Ilaria, sono state sostenute le seguenti spese: Legali. Basti pensare che fino ad ora è stato  necessario coinvolgere nella difesa un pool di oltre 10 avvocati, tra Italia, Francia, Ungheria, Germania ed esperti di Cedu (Corte europea per i diritti dell’uomo). Oltre ad onorari e consulenze la cassa ha coperto anche spese di viaggio, dovendo gli avvocati italiani presenziare alle udienze in Ungheria (per Ilaria) e in Francia (per Gino) ed essendo fondamentale uno stretto coordinamento tra legali di vari Paesi. Spese tecniche per la difesa, come la traduzione giurata in italiano di centinaia di pagine di atti processuali, fondamentale per rendere comprensibile agli arrestati e agli avvocati la loro posizione e per costruirne la difesa. Traduzione che non è stata in alcun modo fornita dal tribunale ungherese. Sostegno materiale in carcere ad arrestat*, tramite l’invio periodico di pacchi contenenti beni necessari: vestiti, prodotti di igiene personale, libri, ecc. Invio periodico di soldi in carcere per permettere ai detenuti di acquistare prodotti alimentari. Sostegno ai famigliari delle persone recluse: spese di viaggio necessarie ai genitori degli arrestati per recarsi alle visite e alle udienze. Sostentamento delle spese per gli arrestati sottoposti a detenzione domiciliare e quindi impossibilitati a lavorare. MA COME SAPPIAMO QUESTA NOTTE NON SARÀ BREVE…
Solidali e antifascist* con le nostr* compagn* ungheresi
Traduzione dell’articolo del blog AFA Europe: https://afaeurope.noblogs.org/?p=225 Mentre l’Ungheria, sotto Viktor Orbán, inserisce l’organizzazione “Antifa” tra i “gruppi terroristici”, estremisti di destra tedeschi e internazionali stanno già preparando la prossima grande marcia fascista per il “Giorno dell’Onore” nel febbraio 2026… Cosa è successo: Il governo ungherese ha dichiarato l’“Antifa” un’associazione terroristica. Il 26 settembre 2025 il relativo decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale “Magyar Közlöny”: Decreto governativo 297/2025 (IX. 26.) “sulle regole per le misure contro determinate persone e organizzazioni nella lotta al terrorismo in situazioni di pericolo”. Il decreto elenca – come presunta prova della pericolosità – alcune azioni antifasciste degli ultimi anni in Italia, Francia e Germania. Per la Francia, ad esempio, vengono citate proteste attribuite all’“Offensive Révolutionnaire Antifasciste”. Si menzionano anche azioni di solidarietà per gli antifascisti detenuti a Budapest, come vernice e vetri rotti all’edificio dell’istituto culturale nazionalista “Collegium Hungaricum” a Berlino nel gennaio 2024, classificati come “grave danneggiamento”, oppure l’occupazione solidale del consolato onorario ungherese a Venezia nel febbraio 2024. Naturalmente vengono citati anche gli episodi di febbraio 2023 a Budapest attualmente oggetto di processo in Ungheria e Germania tra cui anche il caso di Maja. (https://www.basc.news/die-vermeintlichen-opfer-im-budapest-verfahren/) Dopo questa lunga e mal documentata premessa, vengono nominate due organizzazioni come nuove associazioni terroristiche vietate: la “Gruppierung Antifa” (formulazione volutamente generica…) e la “Hammerbande / Antifa Ost”. Non è ancora chiaro cosa significhi concretamente. Formalmente sono possibili sanzioni finanziarie, divieti di espatrio o rifiuti di ingresso per persone ritenute collegate alle organizzazioni citate. I pochi media critici ungheresi parlano di “liste nere”. La classificazione terroristica può essere richiesta dal Ministro per la lotta al terrorismo (Sándor Pintér) o dal Ministro della giustizia (Bence Tuzson) sulla base di segnalazioni della polizia, dell’autorità nazionale delle dogane e delle imposte o del centro nazionale di informazione. Può essere considerato “terrorista” chiunque sia collegato alle attività di un gruppo presente nella lista e per cui si ritenga esista “il pericolo di compiere atti terroristici” – un chiaro diritto penale del nemico, basato su sospetti vaghi e utilizzato come intimidazione politica contro tutto ciò che è di sinistra. Orbán stesso, nel suo consueto intervento radiofonico settimanale, ha dichiarato che “l’Antifa e le sue sotto-organizzazioni” sono organizzazioni terroristiche e che il governo deve assumere un “ruolo di avanguardia”. Ha parlato di necessarie “misure di ritorsione”. Anche se gli attori nominati non avessero ancora commesso crimini, bisognerebbe agire contro di loro “prima che li commettano”, ha aggiunto. (https://hvg.hu/itthon/20250926_Megjelent-a-nemzeti-terrorszervezet-rendelet-a-Mi-Hazank-2-eve-meg-leszavazott-otletet-adja-elo-sajat-vivmanyakent-Orban-ebx) Questo atto politico-amministrativo contro gli antifascisti non avviene nel vuoto: poco prima Donald Trump, dopo la sparatoria mortale contro l’estremista di destra Charlie Kirk negli USA il 10 settembre, aveva annunciato l’intenzione di classificare “l’Antifa” come organizzazione terroristica. Successivamente il ministro degli esteri ungherese Péter Szijjártó ha chiesto all’UE di adottare una simile classificazione a livello europeo. L’Ungheria diventa così il primo governo europeo a seguire le orme di Trump, ordinando misure contro “l’Antifa” – anche se di “concreto” c’è ben poco… [Ndr vedi aggiornamenti: https://freeallantifas.noblogs.org/ieri-banditi-oggi-terroristi/] Dalla destra estrema fino alla cosiddetta “centro” La richiesta di classificare il movimento “Antifa” come organizzazione terroristica era già stata avanzata nel 2023 dal partito fascista “Mi Hazánk”. All’epoca il partito di governo “Fidesz” non l’aveva nemmeno inserita all’ordine del giorno per motivi giuridici. Qui si manifesta un tipico processo di conquista del potere da parte della destra: rivendicazioni prima limitate ai partiti di estrema destra vengono gradualmente adottate da populisti e conservatori, scivolando così sempre più nel mainstream. Va ricordato anche che nell’aprile 2023 il terrorista di destra ungherese György Budaházy, condannato a una lunga pena detentiva, era stato graziato dall’allora presidente Katalin Novák. Antifascismo – ora più che mai! Non possiamo ancora valutare con precisione cosa significherà questa nuova politica. Le nostre compagne e i nostri compagni ungheresi hanno già lunga esperienza nel fare politica di sinistra in un sistema repressivo di destra. La reazione al divieto del Pride ungherese a Budapest nell’estate 2025 è stata un’esperienza potente e commovente: nonostante minacce di sanzioni e l’annuncio di identificare i partecipanti tramite software di riconoscimento facciale, centomila persone hanno riempito le strade di Budapest con i colori dell’arcobaleno. La repressione e l’intimidazione hanno un effetto, ma non portano automaticamente a letargia e paura: esistono sempre anche ribellione, coraggio e resistenza creativa. Come antifascisti tedeschi e internazionali ci sentiamo ancora responsabili di agire insieme e in solidarietà con i nostri compagni sul posto – contro la repressione, ma soprattutto contro il fascismo, che lì viene regolarmente portato in strada dai neonazisti tedeschi. Anche nel febbraio 2026 migliaia di estremisti di destra “celebreranno” il revisionista “Giorno dell’Onore” a Budapest. Ciò significa: fascisti in tutta la città, commemorazioni naziste con fiaccole e candele, la tradizionale marcia lungo la “rotta di fuga” del ’45 dei soldati nazisti tedeschi dalla Armata Rossa, concerti di musica di destra, ecc. Dal 1997 queste commemorazioni si svolgono, dal 2003 organizzate dal ramo ungherese di Blood & Honour, poi dal gruppo paramilitare Légió Hungária. Anche lo Stato utilizza il “Giorno dell’Onore” come narrazione nazionalista per mantenere vivo il mito vittimista dell’Ungheria. Si tace però sul fatto che l’Ungheria collaborò con la Germania nazista e che con i Croci Frecciati ebbe un proprio partito fascista, che organizzò attivamente la deportazione degli ebrei ungheresi. Negli anni il “Giorno dell’Onore” si è trasformato in un weekend-evento della scena di destra. Nel 2025 hanno partecipato molte note organizzazioni neonaziste internazionali: “Nacionalisté” dalla Repubblica Ceca, “Der III. Weg”, “Die Rechte”, “Freie Sachsen”, “Junge Nationalisten” dalla Germania, “Blood & Honour Switzerland”, “Infokanal Deutschösterreich”, “Division Wien”, il movimento giovanile ungherese delle 64 contee HVIM, “Kameradschaft Gemeinschaft der Wölfe”, “Betyársereg”, “Légió Hungária” e molti altri. Il culto fascista della morte e la glorificazione nazista si daranno di nuovo la mano nel febbraio 2026. Allo stesso tempo, i nazionalisti partecipanti da tutta Europa useranno gli eventi per fare rete e rafforzare il movimento di destra a livello internazionale. Per questo è tanto più importante che ogni anno ci sia una resistenza antifascista stabile! Lo faremo anche nel 2026. Osserveremo e analizzeremo gli sviluppi. Non ci lasceremo intimidire, ma non agiremo nemmeno in modo cieco e ottuso: agiremo insieme e in solidarietà. Conclusione – la parola d’ordine dalla chiamata del 2025 delle nostre compagne e compagni ungheresi: “Chi tace è complice! Se sei contro la glorificazione dei nazisti, se non vuoi vedere soldati nazisti marciare per le strade, allora vieni a protestare contro il ritorno del fascismo. Nessuno spazio al fascismo!”
IERI BANDITI, OGGI TERRORISTI
Due riflessioni a margine dell’iscrizione di movimenti rivoluzionari nelle liste terroristiche. Cattivi pensieri, fanno il giro del mondo e poi ritornano. Dopo l’omicidio dell’influencer suprematista Charlie Kirk per mano di un cane sciolto dalle idee ambigue, il Dipartimento di Stato USA ha preso la palla al balzo per iscrivere la sigla ANTIFA nelle liste terroristiche (https://www.state.gov/releases/office-of-the-spokesperson/2025/11/terrorist-designations-of-antifa-ost-and-three-other-violent-antifa-groups/). Era dal 2020, quando gli USA erano squassati dalle rivolte a seguito dell’assassinio poliziesco di George Floyd, che Trump serbava questo desiderio, e questo settembre è riuscito a realizzarlo per decreto. A seguire, ha fatto lo stesso il suo triste clone Viktor Orban, motivando la sua decisione con i fatti del “Processo di Budapest”. È notizia di settimana scorsa, la decisione di Marco Rubio di mettere nella lista anche quattro organizzazioni europee: FAI/FRI per l’Italia, Antifa Ost per la Germania, e i due gruppi militanti greci “Giustizia Proletaria Armata” e “Autodifesa di Classe Rivoluzionaria”. La natura strumentale di questo provvedimento emerge già dalle sigle nominate. FAI/FRI è stata una firma anarchica informale, che pertanto rifiutava di identificarsi come organizzazione, inattiva da diversi anni, mentre “Antifa Ost” è un teorema giudiziario che ad oggi non trova riscontri fattuali sull’essere un gruppo strutturato. Ma appunto, i cattivi pensieri fanno il giro del mondo e poi ritornano, e quindi guardando il passato possiamo arguire che abbiamo già vissuto tutto questo. Nel biennio 1919–1920, mentre l’Europa è attraversata da rivolte operaie e dall’ombra lunga della rivoluzione sovietica, gli Stati Uniti reagiscono con quello che passerà alla storia come “Red Scare”. L’assioma ideologico vigente è che se il conflitto sociale cresce, non è perché milioni di lavoratori vivono condizioni insostenibili, ma perché un “virus rosso” li agita. Le mobilitazioni sindacali, gli scioperi generali, le lotte nei porti e nelle fabbriche non vengono letti come espressioni di tensioni strutturali del capitalismo americano, ma come avvisaglie di una rivoluzione eterodiretta. Così l’intero apparato statale si ricompatta intorno a una funzione precisa: difendere il capitale sotto la bandiera della sicurezza nazionale. La violenza poliziesca, le deportazioni, la criminalizzazione degli stranieri stabiliscono la repressione preventiva come metodo di governo, così da sterilizzare l’idea stessa che il mondo del lavoro possa organizzarsi come soggetto. E infatti il Red Scare opera soprattutto sul piano simbolico: costruisce una narrativa in cui ogni forma di conflitto diventa minaccia, ogni tentativo di autogestione diventa infiltrazione, ogni sindacato combattivo diventa “agente del caos”. Ciò che rimane, alla fine, è la prova generale di un dispositivo storico che si sta ripetendo proprio ora: quando il capitalismo attraversa una fase di instabilità e deve per forza di cose aprire una fase imperialista per ristrutturarsi, si inventa il “nemico interno” per disciplinare il corpo sociale. Oggi, il fatto che la potenza imperialista egemone criminalizzi l’antifascismo militante è un modo per dare mandato agli imperialismi subalterni d’Europa di stringere il nodo scorsoio della repressione sulle organizzazioni conflittuali. I grandi blocchi e scioperi in solidarietà al popolo palestinese che hanno attraversato vari Paesi europei, Italia in primis, questo autunno sono stati l’avvisaglia che le masse possono reagire alle decisioni della classe dominante e quest’ultima, con l’orizzonte ormai quasi certo della guerra guerreggiata contro le potenze emergenti, non si può permettere un fronte interno. Il nodo intorno alle nostre gole si stringerà sempre di più, ma oltre a contrastarlo materialmente, è utile anche disvelare il carattere fittizio di questi ridicoli provvedimenti. Il dominio non teme il terrorismo, spauracchio agitato per giustificare lo stato d’eccezione permanente, ma l’organizzazione della classe che abolisce lo stato di cose presente. I servi del denaro sono i veri banditi. Free All Antifas – Italy
Processo di Budapest: l’estradizione di Zaid, inseguito da tutta la polizia d’Europa per il suo antifascismo
Traduzione dell’intervista a Zaid comparsa su Contre-Attaque Il ritratto di Zaid e la sua citazione: «Vorrei poter decidere autonomamente della mia vita. Per due anni sono stato nascosto o in prigione, e la mia vita è stata messa tra parentesi». La caccia agli antifascisti continua in tutta Europa a seguito di una rissa avvenuta in Ungheria più di due anni fa. Questa persecuzione politica deve preoccuparci e mobilitarci, perché riguarda tutti noi. Dimostra che tutte le forze di polizia europee sono già pronte a coordinarsi, su richiesta di un regime autoritario, per dare la caccia a persone la cui unica colpa è quella di essersi opposte ai neonazisti. Abbiamo incontrato Zaid, che è tra le persone perseguite e che attualmente è rifugiato in Francia. L’Ungheria di Viktor Orban, presidente di estrema destra, amico di Trump e Putin, ne chiede l’estradizione. E la giustizia francese dovrà pronunciarsi il 12 novembre. È quindi imperativo far conoscere la sua storia. Zaid è uno dei sospetti identificati durante le indagini ed è ricercato con un mandato d’arresto europeo. È perseguito per “aggressione fisica”, “partecipazione a un’organizzazione criminale” e “tentato omicidio”. Il giovane che ci accoglie con un ampio sorriso ha un percorso singolare: aveva 19 anni al momento dei fatti, è nato in una famiglia siriana e palestinese e ha trascorso la sua infanzia in Siria, prima di rifugiarsi in Germania all’età di 11 anni, durante la guerra civile siriana. Al suo arrivo, «impara il tedesco ascoltando la musica», continua gli studi e si impegna politicamente fin dall’adolescenza in particolare contro l’estrema destra. Ad oggi, Zaid non ha ancora la cittadinanza tedesca, ma lo status di rifugiato. A partire dal 2023, la macchina si mette in moto: «È stato molto veloce», spiega Zaid, «i giornali tedeschi hanno pubblicato le foto e i nomi dei sospetti ricercati». Ma non il suo, almeno all’inizio. Qualche settimana dopo, il suo nome finisce per comparire nell’indagine. «A marzo sono state effettuate perquisizioni in diversi luoghi, ho iniziato a nascondermi. Mi rifiutavo di essere mandato in Ungheria, dove le condizioni di detenzione sono molto dure». La polizia tedesca ha finito per presentarsi a casa dei suoi genitori con un mandato nel novembre 2023. «Io non c’ero». Alcuni antifascisti vengono arrestati mentre sono in fuga. Altri si consegnano alle autorità tedesche e vengono estradati in Ungheria. «La giustizia è stata molto severa», spiega Zaid, che cita il caso di Maja, una persona non binaria, attualmente detenuta in Ungheria e vittima di maltrattamenti in carcere. «Lo Stato tedesco l’ha estradata poco prima della decisione della Corte Suprema, che ha annullato l’estradizione quando l’elicottero era già decollato da un’ora. La polizia tedesca ha detto ‘è troppo tardi’. La stampa ha riconosciuto che questa estradizione era illegale, ma Maja era già in Ungheria”, racconta Zaid. In Germania, questo caso fa regolarmente notizia e dimostra quanto le autorità collaborino già con un regime di estrema destra. Nel Paese si organizza quindi una campagna di sostegno. Stanchi di essere perseguitati a febbraio del 2025, otto antifascisti si recano alla stazione di polizia, tra cui Zaid. «Siamo stati messi in prigione. Una compagna, Hanna, ha ricevuto una condanna a cinque anni di reclusione, mentre il pubblico ministero ne chiedeva nove. Ha paragonato le sue azioni al “terrorismo”». Il procedimento giudiziario è tentacolare e diversi processi si svolgono a ondate, con una durata prevista di anni. Da parte ungherese, le condizioni di detenzione sono terribili e le autorità pronunciano pene detentive enormi. Ad esempio, hanno proposto un accordo a Maja: 14 anni di carcere in cambio di una dichiarazione di colpevolezza, ma lei ha rifiutato. A Budapest, la giustizia intende anche aggravare la pena di alcuni sospetti, aggiungendo condanne per atti militanti precedenti. Tutto questo per una semplice rissa contro dei neonazisti, ricordiamolo. «Per quanto mi riguarda, il mio avvocato ha fatto un ottimo lavoro e sono uscito dopo 108 giorni di carcere», continua Zaid, sempre sorridente. «Dietro le sbarre ho fatto molto sport per mantenermi in forma, ho suonato con altri detenuti, è stata una bella esperienza politica. C’è un potenziale politico interessante nelle carceri». Una volta fuori, vuole evitare che il procedimento venga esaminato in Germania, poiché il Paese ha estradato illegalmente in Ungheria alcuni imputati. Due casi gli danno un po’ di speranza. Nel marzo 2024, la giustizia italiana si oppone all’estradizione di Gabriele Marchesi in Ungheria, ritenendo che l’Ungheria non offra garanzie per un processo equo e una detenzione in condizioni accettabili. Nell’aprile 2025, Gino, un antifascista albanese ricercato nell’ambito di questo caso, viene arrestato in Francia e incarcerato a Fresne. A seguito di un’intensa campagna di sostegno, anche lui ottiene che la giustizia francese blocchi la sua estradizione in Ungheria. Con questi esempi in mente, Zaid si reca in Francia nell’ottobre 2025 e si presenta alle autorità per essere processato qui. Da allora, il suo passaporto è stato confiscato e deve presentarsi alla stazione di polizia. Sarà quindi la giustizia francese a esaminare le richieste di estradizione dell’Ungheria, il 12 novembre. Per decidere, la Francia chiede all’Ungheria garanzie sulle condizioni carcerarie e sull’equità dei processi, ma ovviamente «l’Ungheria mente, per ottenere l’estradizione». Da qui a quella data, è quindi urgente dare risalto mediatico al caso di Zaid, mobilitare l’opinione pubblica per impedire la sua estradizione ed esigere la cessazione di tutte le azioni legali relative a questo scandaloso caso. Mentre l’estrema destra moltiplica le violenze in tutta Europa e si prepara alla guerra civile, sono gli antifascisti ad essere perseguitati! «Vorrei che si parlasse del mio caso. Gli antifascisti e le loro idee subiscono una repressione sempre più forte. Vorrei poter decidere autonomamente della mia vita, trovare un lavoro, un alloggio. Per due anni sono stato nascosto o in prigione, e la mia vita è stata messa in pausa», lamenta Zaid. Una richiesta che solo la nostra solidarietà con Zaid e con le persone represse nel caso di Budapest può soddisfare. #FreeZaid #FreeAllAntifas