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In nome della legge. Giù le armi, Leonardo
Mentre la guerra, con l’unilaterale attacco all’Iran da parte di Israele e Usa in totale violazione del diritto internazionale, fa un drammatico salto di qualità, diventando dimensione pervasiva delle nostre vite e della nostra società, un piccolo ma importante granello di sabbia prova a incepparne gli ingranaggi. Si terrà il prossimo 27 marzo, presso il Tribunale civile di Roma, la prima udienza relativa all’atto di citazione notificato a Leonardo spa e allo Stato italiano da una cittadina palestinese, che nei bombardamenti contro Gaza ha perso tutta la propria famiglia, e dalle associazioni A Buon Diritto, Acli, Arci, AssoPace-Palestina, Attac Italia, Pax Christi e Un Ponte Per. Leonardo spa è un’azienda controllata dallo Stato italiano, che detiene il 30,2% delle azioni, mentre tra i soci privati figurano gli onnipresenti grandi fondi finanziari come Blackrock e Vanguard. Si tratta di una multinazionale con oltre 60mila dipendenti che operano in Italia (60%), in Gran Bretagna (15%), negli Stati Uniti (13%), in Polonia (5%), mentre il restante 7% opera nel resto del mondo (fra cui Israele). Con questo atto – un inedito che potrebbe costituire un importante precedente – si chiede che vengano dichiarati nulli i contratti stipulati da Leonardo Spa e sue controllate con lo Stato di Israele, relativamente alla vendita e alla fornitura di armi all’IDF, le forze armate dello Stato d’Israele. Israele, da decenni, è responsabile di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani, non solo a Gaza dove quanto compiuto è stato qualificato come genocidio dalla Corte Internazionale di Giustizia, ma in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme. Secondo quanto denunciato dalle associazioni ricorrenti, la vendita e la fornitura di armi a Israele da parte di Leonardo è in contrasto: a) con l’articolo 11 della Costituzione, perché Israele sistematicamente usa la guerra come strumento di oppressione nei confronti di un popolo – quello palestinese – e come strumento di risoluzione delle controversie internazionali; b) con la legge n. 185 del 1990, nella parte in cui vieta la vendita “a paesi le cui politiche sono in contrasto con i principi dell’articolo 11 della Costituzione” e “a paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali sui diritti umani, accertate dagli organi competenti delle Nazioni Unite”; c) con il Trattato sul Commercio delle Armi dell’ONU (ATT); d) con quanto previsto nei Codici Etici e negli strumenti di due diligence della stessa Leonardo. Mentre la guerra imperversa e i listini di borsa delle industrie degli armamenti salgono alle stelle, questo atto, portato avanti da una semplice dottoressa palestinese e da alcune associazioni della società civile, può apparire velleitario. Ma è un atto che interroga non solo un giudice che darà le pertinenti risposte, ma un’intera classe politica, che oggi non solo collabora alle violazioni del diritto internazionale, bensì vuole cambiare la legge 185/90 sul commercio delle armi, e un’intera classe industriale che, nonostante le oceaniche piazze per Gaza dello scorso autunno, continua a riconoscersi nelle agghiaccianti parole di Roberto Cingolani, scienziato e Ceo di Leonardo spa, quando dice: “Il mercato risponde bene quando ci sono più di sessanta conflitti nel mondo. Noi abbiamo fatto del nostro meglio per cogliere le opportunità”. “La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire” è una famosa frase di Albert Einstein, scienziato di ben altra levatura, non solo per gerarchia di meriti scientifici, ma per il suo profondo ancoraggio a quel “restiamo umani”, che accomuna quanti nelle piazze odierne combattono i re e le loro guerre. Attac Italia
March 7, 2026
Pressenza
FAZ3A, cioè “dare forza”, ricordando che “la solidarietà è la tenerezza dei popoli”
La campagna internazionale per la protezione della popolazione civile palestinese aggredita da coloni, esercito e polizia israeliana prevede la presenza di volontari in Cisgordania. In Italia, dove è promossa e coordinata in Italia da AssoPace Palestina, vi hanno aderito diverse associazioni e movimenti, tra cui Pax-Christi, Un Ponte per, Cospe e Cultura è libertà. «Dal 2024 vi hanno partecipato più di 60 volontari italiani, la cui esperienza deve essere conosciuta – spiega Luisa Morgantini – Con il loro corpo e con la loro mente hanno sentito cosa significa vivere sotto occupazione militare israeliana, hanno vissuto la violenza e la crudeltà dei coloni illegali e, soprattutto, hanno condiviso con le famiglie aggredite momenti di dolore, ansia, paura ma anche la gioia della solidarietà e della condivisione. Dal genocidio di Gaza alla pulizia etnica in Palestina, il piano di Israele è unico: cancellare la presenza del popolo palestinese dalla propria terra, portare a compimento il piano di insediamento coloniale. “Il mondo è grande e terribile” scriveva Antonio Gramsci, e non c’è niente di più vero, ma la solidarietà, che “è la tenerezza dei popoli”, e la condivisione lo rendono migliore». Con la presentazione della campagna FAZ3A  (DARE FORZA), i promotori invitano ad organizzare iniziative pubbliche con i volontari di ritorno dalla loro missione. Gli eventi possono articolarsi in vari modi. In specifico, mediante la proiezione di una sequenza di immagini – mappe, foto proprie scattate sul campo,… – che servono da spunto per raccontare ciò che i volontari hanno visto e vissuto, per testimoniare la vita quotidiana dei palestinesi sotto occupazione. Gli interessati ad organizzare eventi o a promuovere la campagna pubblicando sui propri social la locandina (sotto acclusa) sono pregati di rispondere all’email faz3a.italia@gmail.com FAZ3A CAMPAGNA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETÀ E PROTEZIONE CIVILE PER LA POPOLAZIONE PALESTINESE La campagna promossa in Palestina dal Popular Struggle Coordination Committee (PSCC) esiste da molti anni, ma è stata rilanciata nel 2024 vista la recrudescenza delle aggressioni di coloni, esercito e polizia israeliana della Cisgiordania. Il PSCC si è formato nella lotta popolare contro il muro di annessione coloniale, costruito a partire dal 2002 e condannato dalla Corte Internazionale di Giustizia nel luglio del 2004 a partire dalle prime lotte di Budrus e di Bilin che avevano visto la loro terra confiscata. I pilastri del PSCC sono tre: * l’autonomia dalla forze politiche palestinesi, ed è quindi aperto a tutte le forze sociali; * l’alleanza con movimenti e singoli israeliani contrari all’occupazione militare e alla colonizzazione e che partecipano alla lotta comune; * la partecipazione internazionale. La finalità della campagna FAZ3A è di fornire protezione civile nonviolenta internazionale e sostegno organizzato alle comunità palestinesi sotto attacco continuo da parte di coloni esercito e polizia con l’intento di evacuare le comunità palestinesi nelle aree della Cisgiordania occupata. La campagna ha carattere internazionale e in Italia è stata promossa e coordinata da AssopacePalestina ed hanno aderito in modo attivo Un Ponte per.., Cospe, Cultura e Libertà e Pax-Christi Italia. 1. CONTESTO A partire dall’occupazione militare israeliana della Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est del giugno 1967, Israele ha condotto una politica di colonizzazione illegale con la costruzione di insediamenti, di apartheid e di evacuazione forzata delle comunità palestinesi.   Dall’ottobre 2023, dopo l’attacco di Hamas in Israele,la scelta  di annientamento del popolo palestinese da parte di Israele si è mostrata apertamente, con il genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania e Gerusalemme Est. La politica di insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati – in particolare nella Cisgiordania e Gerusalemme Est – è stata definita illegale dal diritto internazionale e da molteplici risoluzioni delle Nazioni Unite. In particolare, la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 2334 (23 dicembre 2016) afferma che «l’istituzione di insediamenti da parte di Israele nei territori palestinesi occupati dal 1967, incluso Gerusalemme Est, non ha validità legale e costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale» e richiede l’immediata cessazione di tali attività. Così come nel Giugno del 2024, la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato l’occupazione militare israeliana, illegale, ordinando lo smantellamento. 2. OBIETTIVO DEL PROGETTO L’iniziativa Faz3a nasce dalla necessità di organizzare e potenziare una risposta internazionale civile, nonviolenta e strutturata alle violenze su civili palestinesi, in particolare nelle comunità esposte ad attacchi diretti. Il progetto si propone di: 1. Costruire una rete internazionale di solidarietà efficace e attiva. 2. Mobilitare volontari internazionali per la protezione diretta dei civili palestinesi, sotto la      guida e le priorità delle comunità locali. 3. Rafforzare la capacità palestinese di sumud – resilienza, permanenza sulla terra e recupero dei propri spazi – tramite accompagnamento e documentazione delle violazioni. 4. Documentare e monitorare violazioni di diritti umani e illeciti internazionali, ai fini di advocacy, responsabilizzazione e processi futuri di accountability. Questa iniziativa è un movimento di costruzione e consolidamento dell’impegno internazionale in solidarietà con le comunità palestinesi al fine di far conoscere le reali condizioni di vita del popolo palestinese.. 3. STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE Il PSCC (Comitato di coordinamento della lotta popolare palestinese) ha l’obiettivo di organizzare sul campo la protezione della popolazione palestinese dalla violenza e dalle aggressioni israeliane.  Il PSCC ha fondato e dirige la campagna Faz3a, iniziativa basata e sostenuta dalla società civile palestinese in Cisgiordania, proveniente da ogni spettro politico. Il comitato è composto da attivisti palestinesi veterani, giovani, studenti e gruppi comunitari in tutta la Cisgiordania, con gruppi di coordinamento locale nelle aree in cui si svolgono attività di protezione. La struttura organizzativa si basa su: * Leadership palestinese come guida primaria nell’operatività e nell’identificazione e nella risposta ai bisogni. * Coordinamento in partnership  con associazioni, movimenti  internazionali * Formazione in intervento nonviolento, de-escalation, diritti legali, monitoraggio e documentazione. 4. ATTIVITÀ PRINCIPALI Le principali linee di intervento comprendono: 1. Orientamento e formazione * Orientamento preliminare e sessioni di formazione sul campo per i volontari palestinesi e  internazionali su contesto giuridico, diritti umani, sicurezza e tattiche di de-escalation. 1. Protezione diretta 365 giorni l’anno * Presenza civile internazionale durante tutto l’anno nei pressi delle comunità sotto attacco. * Accompagnamento quotidiano di civili, inclusi agricoltori e famiglie, nelle zone a rischio. * Protezione specifica durante il periodo di raccolta delle olive. 1. Monitoraggio e documentazione * Raccolta sistematica di testimonianze, prove e report su violazioni di diritti umani e crimini. * Condivisione di report con organizzazioni per i diritti umani e osservatori internazionali. 4b. Attività stagionali: raccolta delle olive Ogni anno, la stagione della raccolta delle olive in Palestina è un momento critico di repressione e resistenza. Le comunità palestinesi affrontano spesso violenze di coloni durante la stagione agricola. Faz3a organizzerà gruppi di volontari internazionali per: * Accompagnare i raccoglitori di olive ogni giorno durante il periodo di raccolto e della semina * Rispondere in tempo reale a situazioni di violenza o minaccia, garantendo presenza, osservazione e supporto nonviolento. * Documentare sistematicamente gli eventi e le violazioni associate a tali momenti cruciali. 5. RISULTATI ATTESI Attraverso questo progetto si prevede di: * Ridurre incidenti di aggressioni e distruzioni proprieta’ contro civili grazie all’accompagnamento internazionale. * Migliorare la capacità di risposta nonviolenta delle comunità locali. * Produrre documentazione affidabile e continua sul terreno, utile per advocacy internazionale, tutela dei diritti umani e responsabilità legale futura. * Rafforzare legami e comprensione tra società civile internazionale e COMUNITA’ palestinese, creando reti di solidarietà sostenibili nel tempo. 6. FINANZIAMENTI E SOSTEGNO ECONOMICO Donazioni per * progetti in difesa dei diritti umani, * spese penali per gli attivisti arrestati, aiuto a contadini e pastori e altri che hanno avuto case demolite, razzie da parte dei coloni, * organizzazione dei volontari palestinesi e internazionali. In Italia AssopacePalestina si fa carico di raccogliere fondi che verranno inviati direttamente al PSCC. I versamenti con specificazione della causale CAMPAGNA FAZ3A possono venire effettuati su Iban : IT55G0501803200000020001143 BIC: ETICIT22XXX pay pal ASSOPACEPALESTINA Assopace Palestina
February 17, 2026
Pressenza
Mosaico di pace – gennaio 2026: “Verso una pace ‘disarmata e disarmante'”
Monografico, interamente dedicato al tema del messaggio che ha contrassegnato la Giornata mondiale della pace celebrata il 1° gennaio, il numero speciale verrà presentato da Tonio Dell’Olio in dialogo con la teologa Maria Bianco insieme a Carlo Cefaloni, referente del Movimento dei Focolari, e Tommaso Greco, docente di filosofia del diritto all’Università di Pisa. L’incontro, che si svolgerà giovedì prossimo, 29 gennaio, alle ore 20:30, verrà trasmesso in diretta sui canali Facebook di * Pax Christi Italia (https://www.facebook.com/PaxChristiIT) * Mosaico di pace (https://www.facebook.com/mosaicodipace/) Mosaico di pace
January 27, 2026
Pressenza
Con la Palestina nel cuore e nelle lotte
articoli di  Indice. da Anbamed del 23 e 24 gennaio – ultime notizie dalla newsletter di Radio Onda d’Urto – ultime notizie sul Board of Peace dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani Antonio Papisca una analisi sul “Board of Peace” da Diario Prevenzione sulla maternità a Gaza da Altreconomia su Cnr di Faenza ed Israele da Pressenza assemblea
January 24, 2026
La Bottega del Barbieri
31 dicembre a Catania: “verso una pace disarmata e disarmante”
Alla 58ª Marcia nazionale per la Pace, promossa dalla Commissione Episcopale per i Problemi sociali e il Lavoro, la Giustizia e la Pace della CEI insieme all’Arcidiocesi di Catania aderiscono Azione Cattolica, ACLI, AGESCI, Caritas, Movimento dei Focolari Italia, LIBERA e Pax Christi e numerose organizzazioni cattoliche e realtà della società civile. Il titolo scelto – La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante – richiama con forza l’appello di Papa Leone XIV a contrastare la deriva bellicista che attraversa l’Europa e il mondo.   Viviamo un tempo segnato da guerre, riarmo e paura. Torna ad affermarsi, come fosse inevitabile, il principio arcaico del “si vis pacem, para bellum”, mentre crescono le spese militari a discapito della giustizia sociale, del welfare e della tutela dell’ambiente. In questo contesto, mettere in discussione la corsa agli armamenti – fino al tema rimosso delle armi nucleari presenti anche nel nostro Paese – diventa un dovere civile e spirituale, non una posizione ingenua o ideologica. La Marcia per la Pace, che la Chiesa italiana promuove dal 1968, è un gesto pubblico di preghiera, testimonianza e responsabilità storica, per ribadire che la guerra è una follia, come dimostrano i drammi in corso in Terra Santa, in Ucraina, in Sudan e in tanti conflitti dimenticati. È un invito a non rassegnarsi alla “globalizzazione dell’impotenza”, ma a scegliere la via della pace come costruzione concreta e quotidiana. Catania, nel cuore del Mediterraneo, è stata scelta come luogo simbolico. Un mare che può essere ponte di incontro tra i popoli o frontiera di morte; uno spazio che richiama la visione di Giorgio La Pira, che vedeva nel Mediterraneo il “grande lago di Tiberiade”, centro di pace per le nazioni. Andare a Catania significa affermare con chiarezza che l’Italia non può essere ridotta a piattaforma della “guerra mondiale a pezzi”, né il Mediterraneo trasformato in un cimitero di migranti. La Marcia attraverserà alcuni luoghi emblematici della città, intrecciando pace e inclusione sociale, dialogo interreligioso, accoglienza, educazione nonviolenta, fino alla celebrazione eucaristica conclusiva presieduta dall’Arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna, trasmessa in diretta da TV2000. Con questa iniziativa, le organizzazioni aderenti intendono ribadire insieme: * il dissenso motivato verso la cultura della guerra e la logica del riarmo; * la necessità di investire nell’educazione alla pace, alla nonviolenza e all’obiezione di coscienza; * l’urgenza di un’economia di pace e di una conversione ecologica integrale, difendendo il lavoro da ogni ricatto legato alla produzione di armi; * l’impegno per la cooperazione internazionale, la diplomazia popolare e la difesa civile non armata e nonviolenta; * la volontà di riaprire un serio dibattito pubblico sul disarmo nucleare e sull’adesione ai trattati internazionali di messa al bando delle armi atomiche. La Marcia di Catania è un segno di speranza e di responsabilità. Un atto collettivo per dare voce al ripudio della guerra sancito dalla Costituzione italiana e per rilanciare il sogno di un’Europa capace di essere potenza di pace nel mondo. 58ª MARCIA NAZIONALE PER LA PACE – 31 DICEMBRE 2025 Redazione Italia
December 30, 2025
Pressenza
“Non combatteremo le vostre guerre”: iniziativa di Pax Christi alla Casa per la Pace
Casa per la Pace di Pax Christi, 13 dicembre 2025 – Via Quintole per le Rose 131 Impruneta (Fi) – Evento di sensibilizzazione e di raccolta fondi per la campagna obiezione di coscienza alla guerra Una giornata su don Milani e l’obiezione di coscienza. Con testimonianze, approfondimenti, letture e la presentazione del libro “Abbasso tutte le guerre” (S. Tanzarella, L. Milani, Il pozzo di Giacobbe, 2025) da parte del curatore Sergio Tanzarella. A più di cento anni dalla nascita di don Milani questo evento è l’occasione per continuare a far conoscere ancora di più la figura del parroco di Barbiana, soprattutto diffondendo le sue parole. Nel tempo presente lacerato da nuove guerre, genocidi, deportazioni ma anche da tanti giovani che sfuggono alle guerre, le lettere di Lorenzo Milani ai cappellani militari e ai giudici, scritte nel 1965, mantengono una drammatica attualità e dovrebbero essere studiate in tutte le scuole. Due lettere ancora oggi pericolosissime che rompono la mistificazione della storia italiana. Esse smascherano le menzogne del potere e denunciando i silenzi dei cappellani militari dinnanzi a tanti orrori e alla esaltazione dell’obbedienza cieca, mettendo sotto accusa la illusoria deresponsabilizzazione dell’esecuzione di ordini, anche omicidi, impartiti dall’autorità. Inoltre, il curatore del libro “Abbasso tutte le guerre”, ricostruisce il clima di quegli anni e il processo che Milani dovette subire a causa delle sue idee. Applicando in maniera pedissequa l’obiezione di coscienza. La parola “obiezione” deriva dal latino “obicere”, che significa contrapposizione, rifiuto; l’obiezione di coscienza è infatti il rifiuto di obbedienza ad una legge o ad un comando dell’autorità perché considerato in contrasto con i principi e le convinzioni personali radicati nella propria coscienza. L’obiettore di coscienza alla guerra è dunque un cittadino che, dovendo prestare servizio militare armato, contrappone il proprio rifiuto all’uso delle armi ed attività ad esse collegate. E don Milani ne era un estremo difensore. Avvicinarsi ancora a don Milani significa leggerlo, portare il suo pensiero e i suoi insegnamenti nel mondo di oggi e capire che si adattano perfettamente alla contemporaneità. “Non combatteremo le vostre guerre” è un’iniziativa di Pax Christi che vuole essere occasione per un confronto anche con associazioni del territorio che applicano l’obiezione di coscienza e momento di riflessione per veicolare, soprattutto alle giovani generazioni, il pensiero e la vita di questo sacerdote. Parallelamente, si vuole accompagnare la comunità alla rilettura di don Milani, per un approccio critico che non sia meramente celebrativo ma che permetta a chiunque di arricchirsi grazie al pensiero mai banale di don Lorenzo, anche con il supporto delle testimonianze di suoi allievi Edoardo Martinelli e Paolo Landi. PROGRAMMA NON COMBATTEREMO LE VOSTRE GUERRE Ore 10 Saluti e presentazione della giornata. Coordina: Andrea Maccari  * Cristina Mattiello– Gesù, nonviolenza ed obiezione di coscienza * Antonio De Lellis– Dai segni del potere al potere dei segni * Movimento NO BASEné a Coltano né altrove – Disertare la guerra. Difendere i territori * Comitato NO Comando NATO né a Firenze né altrove– L’azione popolare contro la NATO per uscire dalle guerre * Adonella Monaco– Disertiamo – lettura di testi inerenti alla Lettera ai cappellani Ore 14.30 Coordina: Antonio De Lellis * Sergio Tanzarella– Presentazione del libro “Abbasso tutte le guerre. Lettera ai giudici. Lettera ai cappellani” * Edoardo Martinelli– allievo di don Milani – Genesi e processo di elaborazione dell’autodifesa in tribunale di Lorenzo Milani * Paolo Landi– allievo di don Milani – Cultura della Pace. La mia esperienza alla scuola di Don Milani * Viviana Ballini– Presentazione de “Il cammino di don Milani” * Adonella Monaco– Per rimanere umani – lettura di testi tratti da Lettera ai giudici Conclusioni e dibattito Per segnalare la propria partecipazione e per contatti scrivere a: casaperlapace@paxchristi.it o telefonando al numero +39 055 0127516 https://www.paxchristi.it/?p=30509 — PAX
December 10, 2025
Pressenza
Il diaconato femminile fa paura alla Chiesa
E ancora una volta arriva una sferzata alle donne nella Chiesa Cattolica: no al diaconato femminile. A novembre 2023 intervistai la teologa Selene Zorzi dopo il no categorico della Chiesa al sacerdozio femminile, che già inaugurava un no ferreo al possibile diaconato delle donne. Affermava Zorzi: “I sinodi prospettano idealmente dialogo, ma di fatto sono tristi consessi dalla maggioranza di uomini maschi, di una certa età, abituati a stare al mondo da privilegiati. Alle poche donne che ci sono, trattate in modo paternalistico, sembra venir concessa libertà di parola, ma in un contesto di minoranza ove ogni parola divergente viene guardata con la tenerezza di ciò che alla fine non potrà mai andare a sconvolgere troppo le linee di fondo di un sistema statico, lento e lutulento. In generale la Chiesa cattolica ha tempi tutti suoi, lunghi, non certo quelli della vita delle persone di questo mondo in rapidacion, e quindi non ci si può aspettare da essa risposte in tempo per le questioni delle nostre vite singole e brevi. Ci arriverà, ma con i suoi tempi. Ma per fortuna la chiesa istituzionale non coincide con la chiesa escatologica.” A quanto pare la Chiesa ha davvero tempi suoi e sempre troppo lunghi. Papa Francesco ha eliminato d’amblais l’impedimentum sexus che grava per diritto canonico sull’esclusione delle donne dall’ordine, solo che l’ha eliminato solo per i ministeri. Ciò però dimostra che non ci vorrebbe poi tanto, solo un po’ di buona volontà. come disse la Zorzi: “L’errore è guardare alla tradizione pensando si tratti di qualcosa di monolitico, presente fin dall’inizio in modo unitario e immodificabile. Invece studiando anche solo un po’ la storia della teologia ci si rende conto che la tradizione è andata avanti proprio perché si è sempre modificata riuscendo ogni volta a superare nuove sfide e così a rinnovarsi.” Don Fabio Corazzina La sintesi della Commissione di Studio sul Diaconato Femminile, composta ovviamente da soli uomini, ha sentenziato pochi giorni fa che il diaconato femminile non sa da fare. Senza pretese teologiche ma con un briciolo di esperienza umana, cristiana e pastorale, Don Fabio Corazzina – ex-coordinatore nazionale di Pax Christi, grande sacerdote impegnato nelle marginalità e sui temi dell’ambiente, dell’accoglienza, della pace, della nonviolenza e del disarmo e grande assertore del protagonismo delle donne nella Chiesa – ha condiviso alcune considerazioni sui suoi social in commento alla decisione della Commissione: 1. le motivazioni storiche, bibliche, patristiche dottrinali, tradizionali citate mi sembrano sussurrate ex post, quasi a giustificare a tutti i costi una posizione già decisa. 2. sostenere nella tesi 3 che: “si può ragionevolmente affermare che il diaconato femminile non è stato inteso come il semplice equivalente femminile del diaconato maschile e non sembra avere rivestito un carattere sacramentale” lo definirei stucchevolmente irragionevole. 3. ma, questa stucchevole irragionevolezza giustifica la tesi 5 che “esclude la possibilità di procedere nella direzione dell’ammissione delle donne al diaconato inteso come grado del sacramento dell’Ordine.” 4. il top è la tesi della terza sessione, stupendamente incomprensibile perchè parla di mascolinità sacramentale: «La mascolinità di Cristo, e quindi la mascolinità di coloro che ricevono l’Ordine, non è accidentale, ma è parte integrante dell’identità sacramentale, preservando l’ordine divino della salvezza in Cristo. Alterare questa realtà non sarebbe un semplice aggiustamento del ministero ma una rottura del significato nuziale della salvezza». E io credevo che sia l’uomo che la donna fossero sacramentalmente immagine di Dio, soprattutto se si amano! 5. dolcetto finale, di speciale interesse, nell’ultima sessione: “è oggi opportuno ampliare l’accesso delle donne ai ministeri istituiti per il servizio della comunità”. Le donne esulteranno e organizzeranno una festina lady-ministeriale. 6. questa sintesi mi mostra una chiesa intimorita dalle donne, dal femminile, per il solo fatto che esiste, e dalla imperdonabile e insopportabile pretesa di partecipare ai ministeri ordinati. Don Corazzina ha aggiunto: “Non è la chiesa che amo e che vivo”. Come dagli torno. Una Chiesa retrograda che è ancora ferma alla gerarchia dei sessi nella struttura di potere della Chiesa. Una Chiesa che considera ancora degno di nota il “duplice principio petrino-mariano”, un concetto antiquato coniato dal teologo Balthasar per definire i ruoli ecclesiali delle donne e degli uomini all’interno della Chiesa. Come ha ben dimostrato la grande teologa Marinella Perroni, ci sono diversi livelli di problematicità di questo topos teologico che inventa e distingue un principio petrino da uno mariano: * il primo problema è che Balthasar conia il concetto con la finalità di integrare il primato di Roma in tutta la Chiesa; * il secondo problema è che questo dualismo si basa su una forma di universalizzazione per la quale tutti i singoli devono identificarsi in quanto maschi con Pietro e in quanto femmine con Maria; * il terzo problema deriva dal fatto che questo dualismo oppositivo si costruisce attorno ad una ideologia dei generi che si alimenta di stereotipi patriarcali facendoli diventare archetipi del maschile e femminile. All’archetipo del femminile vengono applicate caratteristiche quali l’amore, il nascondimento, il focolare, l’accoglienza, lo spirituale; mentre al maschile si applicano caratteristiche di autorità, potere, ministerialità e agire pubblico. Fare di Pietro e Maria dei simboli in base altresì al loro sesso, è una operazione problematica. I due sono concepiti in senso gerarchico e dicotomico e tale narrazione è tesa a mantenere i privilegi maschili perché le forme di esaltazione del femminile (“mistica della femminilità”)servono ad escludere il riconoscimento dell’una autorità pubblica delle donne. Ciò che risulta interessante e problematico allo stesso tempo è che mentre la sessualizzazione femminile, riguardando la chiesa tutta (“la Chiesa è donna!!” – viene ripetuto), può essere applicata sia a uomini che a donne, quella maschile –non si capisce bene perché – riguarda solo gli uomini maschi. Nella Chiesa si reprime sistematicamente il ruolo delle donne e quando lo si vuole esaltare lo si sublima: nulla di più discriminante. Pur nella sua illuminazione su moltissimi temi, Papa Francesco affermava che una donna non può accedere al sacerdozio “perché non le spetta il principio petrino, bensì quello mariano, che è più importante (…) Il fatto dunque che la donna non acceda alla vita ministeriale non è una privazione, perché il suo posto è molto più importante”. Parole che racchiudono clericalismo, patriarcato, potere, ma soprattutto la trappola della sublimazione: le donne – secondo questa logica – non potrebbero accedere ai posti di potere perchè il loro ruolo “è più importante”. Ciò ricorda un po’ il “genio femminile”[1] di cui parlava Papa Giovanni Paolo II nella Mulieris Dignitatem. Ma nulla è più fallace di questa narrazione. Oggi la Chiesa di Leone XIV non sembra dare segnali di evoluzione in tal senso. La verità è che la Chiesa, nel 2025 – mentre una miriade di altre Chiese cristiane ospitano il sacerdozio e il diaconato femminile – ha paura solo di concedere un grammo di potere o di protagonismo alle donne. Fin quando non si farà questo passo, la Chiesa deciderà di escludere più della metà dei sui fedeli da forme di protagonismo e decisione.   [1]Benedetta Selene Zorzi, Al di là del “genio femminile”. Donne e genere nella storia della teologia cristiana, Carocci Editore, marzo 2014 Ulteriori informazioni: https://www.queriniana.it/blog/ritorno-del-principio-mariano-petrino–291 https://www.alzogliocchiversoilcielo.com/2022/12/marinella-perroni-il-duplice-principio.html https://www.cittadellaeditrice.com/munera/von-balthasar-e-la-gerarchia-dei-sessi/ https://www.cittadellaeditrice.com/munera/sulla-formula-principio-marianoprincipio-petrino-m-perroni/ Lorenzo Poli
December 6, 2025
Pressenza
Come si costruisce la pace in un mondo di guerra: conferenza di Valentina Bartolucci
La quarta conferenza del programma PACIF I CARE – COSTRUIRE PERCORSI DI SOLUZIONE DEI CONFLITTI in svolgimento a Casale Monferrato da ottobre a dicembre si tiene nel pomeriggio di mercoledì 19 novembre prossimo e propone la relazione di Valentina Bartolucci sul tema COME SI COSTRUISCE LA PACE IN UN MONDO DI GUERRA. Una ricercatrice aggregata al Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace (CISP) dell’Università di Pisa, in cui insegna al corso di laurea in Scienze per la Pace, Valentina Bartolucci è anche una docente del corso Pace e trasformazione nonviolenta dei conflitti dell’Università di Padova e insieme a Giorgio Gallo autrice di COSTRUIRE LA PACE IN UN MONDO IN GUERRA, pubblicato nel 2025 con patrocini del CISP e della rete Un Ponte Per di Pax Christi. «La pace, oggi, è un bisogno concreto – spiegano Valentina Bartolucci e Giorgio Gallo  – Desideriamo un mondo pacifico, eppure assistiamo all’emergere continuo di nuovi conflitti, sempre più complessi e violenti. Solo una comprensione profonda dei conflitti consente di evitare risposte affrettate o soluzioni inefficaci. È necessario smascherare la guerra, mostrarne l’irragionevolezza, e abbracciare una visione di pace che non si limiti alla semplice assenza di guerra, ma che rifiuti ogni forma di violenza e si fondi sulla capacità di immaginare un mondo diverso, costruito attorno alla pienezza della vita, per tutte e tutti e per il pianeta». Il testo da loro elaborato applicando alle analisi un approccio interdisciplinare e una visione sistemica fornisce ai lettori una serie di strumenti teorico-pratici con cui orientarsi nella comprensione dei conflitti contemporanei, interpretare la realtà, oggi in continua e rapida trasformazione, e anche nel proprio contesto e nella propria quotidianità reagire ai cambiamenti confrontandosi e interagendo con gli altri pacificamente. COME SI COSTRUISCE LA PACE IN UN MONDO DI GUERRA – La partecipazione all’incontro con Valentina Bartolucci a Casale Monferrato, mercoledì 19 novembre prossimo dalle 16 alle 18 nell’Aula Magna del Liceo Balbo-Palli (via Galeotto del Carretto  – ingresso e parcheggio in piazza Castello) è gratuita e aperta a tutti, fino a esaurimento posti. L’iscrizione non è necessaria, ma suggerita. Su richiesta viene rilasciato l’attestato di frequenza, che vale come certificato di presenza e convalida il corrispondente accredito sulla piattaforma ministeriale SOFIA. Informazioni vengono fornite in risposta a messaggi inviati al recapito mezzoraperlapace@gmail.com Redazione Piemonte Orientale
November 18, 2025
Pressenza
La storia ha la memoria corta
La nonviolenza attiva di Gesù, tra riflessioni storiche e urgenze del presente Sabato 20 settembre, in un caldissimo pomeriggio, numerosi partecipanti hanno preso parte ai tre eventi dell’Eirenefest – Festival del Libro per la Pace e la Nonviolenza – ospitati dal Presidio Permanente di Pace presso la Libreria IoCiSto: due tavole rotonde e la presentazione del romanzo Dugo e le stelle di Francesco Troccoli. Mi soffermo sulla seconda tavola rotonda, dal titolo “La nonviolenza attiva, tra teoria e Vangelo” . Moderata da Livio Gaio di Pax Christi Napoli, ha visto in dialogo padre Alex Zanotelli e Giuliana Martirani, meridionalista e membro del direttivo dell’International Peace Research Association (IPRA). La riflessione si apre con la “parabola del seminatore”: i due protagonisti della tavola rotonda sono a pieno titolo un seminatore e una seminatrice, perché nel loro cammino hanno sempre portato il seme della parola. Tema principale: la nonviolenza attiva di Gesù Cristo , che possiamo definire a pieno titolo il primo fautore della nonviolenza nella storia. Per Martirani oggi la parola pace è paradossalmente usata per fare le guerre ed è quindi fortemente compromessa nel suo senso originario, spogliata del suo significato; la parola nonviolenza è invece chiarissima. L’uomo sta causando alla Natura la sesta estinzione di massa: non solo riscaldamento globale, ma anche inquinamento, accaparramento e sfruttamento dei beni comuni. Analizzando l’attuale situazione mondiale, Martirani afferma che i confini tra gli Stati sono il più grande ostacolo all’aumento del PIL. Oggi l’ignoranza non è più ammissibile. Con padre Alex Zanotelli il dibattito si sposta sulla nonviolenza attiva di Gesù, al centro della sua testimonianza, che pur essendo stata oggetto di studio non emerge a sufficienza, nonostante abbia messo in crisi, all’epoca, la struttura dello Stato romano, basata sulla militarizzazione e sulla forza dell’esercito. I cristiani, per i primi tre secoli, in seguito hanno con coerenza il Vangelo, e quanti martiri hanno pagato col sangue il rifiuto di entrare nell’esercito romano. Sant’Agostino, che viveva nel terrore della fine dell’Impero Romano, con la teoria della “guerra giusta” evidenziò che, ai fini del giudizio sulla guerra, non contava l’uso delle armi in sé, ma la disposizione dello spirito: male era agire per odio, vendetta, sete di potere, crudeltà; bene era agire in obbedienza alla volontà del Signore ea quella dei poteri legittimi. In seguito, il cristianesimo ha benedetto tutte le guerre. Fu Martin Luther King a riscoprire la massima coerenza col Vangelo, che si esprime pienamente nella frase: «non è più tra violenza e nonviolenza, ma tra la nonviolenza o la non esistenza». Secondo padre Zanotelli è necessario rivalutare la ricerca su Gesù nella e della storia. Gesù era un uomo del suo tempo, vissuto con i popoli della Galilea, schiacciati e oppressi da tasse e tributi sull’agricoltura. Gesù ha sposato la causa di questi popoli e l’ha portata a Gerusalemme, territorio su cui insisteva il potere dell’Impero romano. La nonviolenza attiva di Cristo si esprime in sette verbi che postulano l’azione, un movimento che dall’interno si fa comportamento e si incarna in scelte ben precise, pena il restare un flatus vocis : prevenire (che si esprime nel “Ama i tuoi nemici”), intervenire (che ispira all’azione), resistere (la forza della nonviolenza per superare la violenza strutturale della società), riconciliare (per guarire la comunità: vittime e aggressori devono riconciliarsi), difendere senza aggredire , costruire una cultura di servizio basato sulla nonviolenza e vivere nell’amore. La pace è azione che richiede impegno, fedeltà e vigilanza sulla propria interiorità. La cultura della pace ripudia l’immobilismo dell’animo e dell’agire e si propone come modus operandi nella società. La nonviolenza di Gesù attiene quindi non solo alla sfera privata dell’individuo, ma anche a quella pubblica, configurandosi come agire in relazione al contesto socio-politico e religioso nel quale egli vive. La nonviolenza attiva di Gesù fu riscoperta anche dallo scrittore Tolstoj che, in crisi profonda per la deriva dell’Occidente, dopo aver riscoperto il Vangelo deciso di non scrivere più romanzi. Con Il regno di Dio è in mezzo a voi , centrato sulla nonviolenza attiva, diede un nuovo orientamento alla sua scrittura e per questo fu profondamente osteggiato dalla Chiesa ortodossa russa. Il libro fu intercettato da Gandhi che, folgorato, deciso di tornare in India, dove fondò una vera scuola sulla nonviolenza basata sulla satyagraha (forza della verità) e sull’ahimsa ( non collaborazione con il male) e fu a capo del primo movimento per l’indipendenza dall’Inghilterra. Le “armi” di Gandhi erano la non collaborazione e la disobbedienza civile . «Amate i vostri nemici»: il messaggio, semplice ma potentissimo, di Gesù è il più forte strumento della nonviolenza attiva. Riprende la parola Martirani, che risponde alla domanda di Gioia: “La violenza è istituzionale?”. Purtroppo sì: oggi la politica è mossa dall’economia, dagli accordi che favoriscono gli scambi commerciali tra America e Israele, escludendo la Palestina, che non viene riconosciuta come Stato. Bisogna rispondere a tutto ciò con una nonviolenza istituzionale che, per Martirani, si sostanzia nel ratificare e riconvertire : invece dei carri armati , ottimi trattori. Ma soprattutto, dovere di una società civile è parlare, fare cultura della pace, divulgare. Concludere con una frase di don Tonino Bello, quando scoppiò la guerra in Iraq: «Meno male, Giuliana, che abbiamo preparato le vie del Signore, sennò ora chi ci sarebbe a combattere le guerre?». Infine padre Zanotelli denuncia, con amarezza e dolore, il silenzio delle comunità cristiane su quanto sta succedendo in Palestina. Si tace, non si agisce in alcun modo. Un silenzio che fa troppo rumore e che riporta dolorosamente alla memoria le parole di papa Francesco durante la 50ª Giornata Mondiale della Pace (2017): «In questa occasione desidero soffermarmi sulla nonviolenza come stile di una politica di pace e chiedo a Dio di aiutare tutti noi ad attingere alla nonviolenza nelle profondità dei nostri sentimenti e valori personali. Che siano la carità e la nonviolenza a guidare il modo in cui ci trattiamo gli uni gli altri nei rapporti interpersonali, in quelli sociali e in quelli internazionali. Quando sanno resistere alla tentazione della vendetta, le vittime della violenza possono essere i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace. Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale, possa la nonviolenza diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme». Giuliana Martirani-Padre Alex Zanotelli-Livio Gaio (Pax Christi Napoli) Saletta Giancarlo Siani-IoCiSto Redazione Napoli
September 21, 2025
Pressenza
Don Nandino Capovilla: obiettore di coscienza, in Israele e in Italia
Dopo l’arresto all’aeroporto di Tel Aviv e l’espulsione da Israele, subito dopo il ritorno in Italia il sacerdote ha convocato una conferenza stampa. Nel messaggio divulgato appena era stato rilasciato, aveva chiesto ai giornalisti di non parlare di lui e della vicenda che lo ha reso un protagonista delle cronache omettendo di riferire corrette informazioni sul genocidio dei palestinesi. «Non puntate riflettori e microfoni su di me, guardate il motivo per il quale stavo andando in Palestina – ha sollecitato don Nandino Capovilla – Poniamo l’attenzione su ciò che sta accadendo lì». L’incontro con lui nella sua comunità, la parrocchia della Resurrezione a Maghera, e insieme a Betta Tusset, coordinatrice della campagna “Ponti e non muri” e con don Nandino Capovilla autrice di Sotto il cielo di Gaza pubblicato il marzo scorso e una serie di libri editi dal 2005, inoltre al consigliere nazionale di Pax Christi, don Renato Sacco, e a monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente del movimento dei cristiani pacifisti che è intervenuto in collegamento dalla Cisgiordania, si è svolto in modalità telematica coinvolgendo molte persone, non solo giornalisti. «Ovviamente tutti mi stanno chiedendo di raccontare i fatti accaduti – ha esordito don Nandino Capovilla – Ebbene, è successo che mentre io venivo fermato e arrestato, trattenuto in detenzione amministrativa, intanto a Gaza morivano tante persone e molti bambini…». Don Nandino Capovilla ha spiegato che, come cita l’atto di espulsione, è stato allontanato dal paese perché ritenuto “un pericolo per lo Stato di Israele” e commentato: «Eppure invece Benjamin Netanyahu, per cui il 21 novembre 2024 la Corte penale internazionale ha emesso un mandato d’arresto, può risiedere e muoversi in Israele e persino viaggiare all’estero senza impedimenti…». Delle 7 ore trascorse all’aeroporto di Tel Aviv don Nandino Capovilla ha riferito: «Con me c’erano altre due persone, di altri paesi, e insieme eravamo controllate dagli agenti israeliani. Non ci veniva data risposta alle nostre richieste di informazioni su cosa ci stesse accadendo e perché. Quando chiedevamo il permesso di andare in bagno ci veniva detto: “Non adesso, dopo”. Infine mi è stato perentoriamente ordinato di firmare un documento…». Il sacerdote italiano ha soffermato l’attenzione sulla reazione dell’agente della polizia israeliana al suo rifiuto di firmare un documento: «Ha veementente protestato asserendo che io fossi obbligato a firmare quell’atto, così mostrando che in un sistema autoritario la libertà di scelta non è ammessa e, oltre a venire ostacolata o impedita, non è nemmeno pensata possibile dalle persone sottomesse ai potenti». E ha concluso proclamando: «Dichiaro la mia obiezione di coscienza qualora al Parlamento italiano sia varato il disegno di legge in base al quale verranno proibite le riunioni e manifestazioni di solidarietà con i palestinesi». Betta Tusset ha ricordato che il titolo della campagna Ponti non muri avviata il 9 ottobre 2004 è ispirato alla frase di papa Giovanni XXIII, “Non di muri, ma di ponti ha bisogno la Terra Santa” e che i pellegrinaggi organizzati da Pax Christi in Palestina sono realizzati per incontrare il popolo perseguitato e dare voce alle persone oppresse nel rispetto del loro dolore, della loro storia e della loro cultura. Don Renato Sacco ha focalizzato l’attenzione sull’ipocrisia dei governanti italiani: «L’Italia è il terzo maggiore fornitore di armi a Israele, e il ministro Crosetto lo sa bene… A giugno scorso avevamo chiesto che l’accordo commerciale per i trasferimenti d’armi e tecnologie militari con Israele fosse annullato, invece è stato rinnovato… L’UE, con 72 miliardi di euro investiti, molti più degli USA, è il maggiore partner di Israele…». E, ricordando gli attacchi che hanno colpito Taybeh, don Sacco ha rammentato che questa comunità palestinese è cristiana, “non un covo di estremisti fondamentalisti terroristi musulmani” e affermato: «La guerra si nutre di bugie e la verità è l’arma più forte con cui debellare la guerra». Citando Hannah Arendt, il coordinatore nazionale di Pax Christi, Antonio De Lellis, ha osservato che i regimi oppressivi si reggono su cecità, complicità e obbedienza e affermato che per non esser ciechi e complici delle atrocità commesse dal governo israeliano in Palestina si devono applicare le sanzioni e si possono fare azioni pacifiche, come boicottare il commercio di prodotti ‘made in Israele’ che viene promosso dalla campagna di BDS e sostenere le lotte dei lavoratori che, come i portuali di Genova, denunciano e impediscono il trasporto di armi in Israele. Riprendendo gli accenni di don Nandino Capovilla e Antonio De Lellis, il presidente della Fondazione Lelio e Lisli Basso, Filippo Landi, ha messo in evidenza il parallelismo tra l’espulsione da Israele ingiunta al sacerdote italiano e a dei funzionari del presidio a Gerusalemme dell’OCHA. Nandino Capovilla e Betta Tusset: “Continuiamo a dare voce al popolo palestinese oppresso” / FAMIGLIA CRISTIANA – 13 AGOSTO 2025 Maddalena Brunasti
August 14, 2025
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