Presidio al Pian del Lago (CL): «Solidarietà ai reclusi, chiudere subito tutti i CPR»Un presidio davanti al Centro polifunzionale di Pian del Lago, a Caltanissetta,
per denunciare le condizioni di detenzione e accoglienza delle persone migranti
e chiedere la chiusura definitiva di tutti i Centri di Permanenza per il
Rimpatrio. È l’iniziativa convocata per sabato 31 gennaio alle ore 11 dal
Movimento Right2Be insieme alle realtà alleate di Caltanissetta, Palermo,
Catania e Messina.
Il Centro polifunzionale di Pian del Lago è attivo da circa 25 anni ed è
descritto come «un luogo di detenzione, controllo e deportazione di persone
migranti». Al suo interno convivono l’ufficio immigrazione della Questura, un
CARA – formalmente destinato all’accoglienza – e un CPR, «un edificio recintato
in cui vengono confinate le persone migranti, per facilitarne la deportazione».
Nel CPR di Caltanissetta sono trattenute persone prive di un titolo di
soggiorno. Una condizione, spiegano, che viene considerata dallo Stato «una
ragione sufficiente per privarle di ogni forma di libertà». Le condizioni di
vita all’interno della struttura sono definite gravissime: «Non è rispettata
nessuna norma igienica, molto spesso non c’è elettricità, cibo e acqua
scarseggiano». A questo si aggiunge «il completo abbandono sanitario», con la
negazione di cure mediche essenziali e la «somministrazione di quantità
allarmanti di psicofarmaci».
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Secondo il Movimento Right2Be, «gli abusi a cui sono stati sottoposti da parte
delle forze dell’ordine», hanno innescato numerose rivolte «organizzate da parte
chi tenta ogni giorno di resistere a questi trattamenti disumani».
Nei giorni scorsi, è stata inoltre denunciato dalla rete Mai più lager – No ai
CPR, che durante una perquisizione all’interno del CPR, «un agente avrebbe
strappato un Corano trovato in una cella». Un gesto definito una provocazione
grave, che avrebbe innescato una rivolta. A denunciare l’accaduto sono stati gli
stessi detenuti, che hanno chiesto di raccontare quanto avvenuto. Le
testimonianze non sono accompagnate da immagini perché nel CPR di Pian del Lago
non sono ammessi smartphone. La vicenda è stata ripresa dal Fatto Quotidiano.
Il comunicato della mobilitazione, in aggiunta, collega la situazione di Pian
del Lago alla deriva autoritaria delle politiche in materia di immigrazione. «Il
Governo Meloni si è attivato per aumentare il limite massimo di tempo in cui una
persona può essere trattenuta in un CPR fino a 18 mesi» e sta lavorando «per
aumentare il numero e la capienza dei CPR in tutta Italia». Nel frattempo,
l’ultima circolare del ministro Piantedosi, indirizzata alle prefetture,
esercita una forte pressione affinché i CPR vengano riempiti, dando indicazioni
per ritardare la visita medica di idoneità dopo l’ingresso nei centri detentivi.
Comunicati stampa e appelli/CPR, Hotspot, CPA
LA SALUTE NON È UNA VARIABILE DELL’ORDINE PUBBLICO
Appello dei professionisti della salute per la tutela delle persone migranti, in
risposta alla Circolare del Ministero dell’Interno del 20/01/2026
28 Gennaio 2026
A Caltanissetta, però, accanto al CPR è presente anche un centro di accoglienza.
Una vicinanza che, per gli organizzatori, non è casuale. A novembre, spiegano,
il Movimento Right2Be ha ricevuto «moltissime segnalazioni di denuncia sulle
condizioni degradanti nelle quali molte persone attualmente residenti nel CARA
di Pian del Lago sono costrette a vivere». Insieme ad Arci Sicilia, il movimento
ha deciso di rafforzare queste segnalazioni con l’obiettivo di «continuare a
monitorare la situazione rimanendo in contatto con i residenti del centro di
accoglienza e le realtà del territorio».
Secondo Right2Be, la coesistenza nello stesso spazio di un CPR e di un CARA
rappresenta «un esempio importante di come oggi, in Italia, il sistema di
accoglienza e quello di detenzione siano pensati come strumenti complementari
per raggiungere lo stesso obiettivo: confinare (fisicamente e giuridicamente) i
corpi delle persone migranti perché possano essere più facili da controllare e
opprimere».
Da qui la decisione di tornare a denunciare pubblicamente quanto avviene
all’interno di entrambe le strutture e di coinvolgere l’intera comunità
siciliana: «Avvertiamo l’esigenza forte, ancora una volta, di denunciare
pubblicamente ciò che avviene dentro entrambe le strutture».
Le richieste «sono la chiusura definitiva di tutti i CPR e una gestione
dignitosa del CARA e di tutte le strutture di accoglienza». Una mobilitazione
che proseguirà finché non saranno raggiunti questi obiettivi, nel nome della
libertà e della dignità di tuttə.
Al presidio aderiscono, l’Arci Porco Rosso, Non una di meno, Officina del
Popolo, Arci Sicilia, Carovana Migranti, LasciateCIEntrare, Ragazzi Bayefall,
Lhive diritti e prevenzione, Mem.Med Memoria Mediterranea, il Coordinamento
provinciale Palestina di Caltanissetta e Maldusa Project.