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“La cura non è un reato”: appello, urgente, in difesa dell’autonomia medica e del diritto alla salute
I fatti accaduti il 12 febbraio 2026 presso l’Ospedale di Ravenna — la perquisizione “prima dell’alba” del reparto di Malattie Infettive e l’indagine a carico di sei medici — segnano un punto di rottura inaccettabile tra l’esercizio della medicina e le logiche di pubblica sicurezza. La petizione online su Change.org, già sottoscritta da numerosi operatori sanitari e aperta alle adesioni di tutti, è rivolta a * Presidenti degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri * Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) * Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale * società scientifiche e alle associazioni di soccorso e cura delle persone migranti LA CURA NON È UN REATO Come medici e cittadini, denunciamo con forza: 1. L’attacco all’autonomia e alla deontologia medica Il medico ha il dovere etico e giuridico di agire in scienza e coscienza, con l’unico obiettivo della tutela della vita e della salute (Art. 4 del Codice Deontologico). Sindacare una valutazione clinica di inidoneità al trasferimento in un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (richiesta espressamente dall’art. 3 della Direttiva del Ministero dell’Interno del 19/05/2022) attraverso strumenti repressivi significa trasformare un atto medico in un atto burocratico di polizia. Ribadiamo che la decisione clinica non può essere subordinata a esigenze di ordine pubblico o di gestione migratoria. 2. La patogenicità dei CPR: un dato scientifico, non un’opinione Le inidoneità certificate dai colleghi non sono “arbitrarie”, ma si fondano su dati clinici nonché sull’evidenza scientifica della natura intrinsecamente patogena dei CPR. Come attestato dal Policy Brief della World Health Organization (WHO) di gennaio 2026, la detenzione amministrativa delle persone migranti è un driver diretto di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi. In tali contesti, il medico che certifica l’inidoneità agisce per prevenire un danno certo alla salute, in pieno adempimento del principio di non maleficenza. Ribadiamo che l’Articolo 32 del Codice di Deontologia Medica – Doveri del medico nei confronti dei soggetti fragili – afferma che ”Il medico tutela il minore, la vittima di qualsiasi abuso o violenza e la persona in condizioni di vulnerabilità o fragilità psico-fisica, sociale o civile in particolare quando ritiene che l’ambiente in cui vive non sia idoneo a proteggere la sua salute, la dignità e la qualità di vita.” 3. Un modus operandi lesivo della dignità ospedaliera Denunciamo fermamente le modalità della perquisizione a Ravenna, condotta con uno spiegamento di forze tipico delle operazioni contro organizzazioni criminali. Questo approccio, volto palesemente a ottenere clamore mediatico, umilia il personale sanitario, distoglie risorse dalla cura dei pazienti e crea un clima di intimidazione che mina la serenità necessaria all’esercizio della professione. Inoltre tale condotta si configura concretamente come interruzione di un pubblico servizio (Art. 340 c.p.), mettendo a rischio la continuità assistenziale per tutti i pazienti ricoverati e in attesa di cure. 4. La tutela della salute come pilastro costituzionale L’Articolo 32 della Costituzione definisce la salute come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Questo diritto non decade con lo status giuridico di una persona. L’autonomia del giudizio medico dalle procedure di polizia è l’unica garanzia per il mantenimento di un sistema sanitario universalistico e umano. Chiediamo: 1) Piena solidarietà ai colleghi indagati, che hanno onorato la propria missione nonostante le pressioni di un sistema che vorrebbe la medicina asservita alla frontiera. 2) Una presa di posizione ferma della FNOMCeO e degli Ordini dei Medici provinciali per difendere l’inviolabilità dell’atto medico da ogni ingerenza investigativa che pretenda di processare una diagnosi. 3) L’intervento del Garante Nazionale per arginare lo sviluppo di un clima inquisitorio che rischia di compromettere, ove non lo stia già facendo, il diritto alla salute delle persone destinate a forme di detenzione ed il segreto professionale a cui gli operatori sanitari sono chiamati. QUANDO LA CURA DIVENTA UN REATO, È LA DEMOCRAZIA STESSA A ESSERE IN PERICOLO. Redazione Italia
February 17, 2026
Pressenza
Resistere alla “remigrazione”: un presidio a Gallarate
Sabato 6 dicembre, intorno alle 15:30, davanti alla Stazione di Gallarate si sono radunate diverse persone e associazioni coordinate dalla Rete Antifascista Militante della provincia di Varese (RAV) in risposta alla manifestazione indetta dal Comitato Remigrazione e Riconquista di domenica 30 novembre, sempre a Gallarate. Insieme a Mario Macaluso della RAV hanno presenziato anche esponenti politici locali come Alessandro Pennati, di Europa Verde – Verdi per la provincia di Varese, Massimo Uboldi del Movimento 5 Stelle, Angelo Renna di Rifondazione Comunista, e altri rappresentanti di ANPI, Collettivo da VA a Gaza oltre a liberi cittadini indignati e contrari ad ogni espressione fascista xenofoba e razzista, lasciata passare come libera espressione. La manifestazione tenutasi il 30 novembre nasceva cavalcando l’onda emotiva della cittadinanza, legata a un fatto di cronaca, uno stupro, avvenuto il 21 novembre ad opera di un uomo di origine gambiana. Ma già a maggio 2025 presso il Teatro Comunale Condominio di Gallarate si era tenuto un summit internazionale di esponenti dell’ultradestra per parlare di “remigrazione” e di “sostituzione etnica” con il sostegno da parte dell’amministrazione comunale. Questi fatti ed altri episodi di intimidazioni, manifestazioni e atti vandalici accaduti nel corso degli ultimi due anni imputabili a persone di gruppi organizzati della destra estrema varesina, hanno spinto il Comitato RAV a organizzare il presidio per mantenere alta l’attenzione su quanto sta succedendo. Gli interventi sono stati chiari e hanno ben spiegato come, da sempre, nella storia, in momenti di instabilità economica e sociale, il veicolo che porta in giro idee di esclusione, intolleranza, razzismo vero e proprio, sia la paura del diverso. Dopo questi ultimi sei anni, tra Covid, guerra Russo-Ucraina, genocidio del popolo palestinese, guerre dei dazi a livello internazionale, cambiamenti climatici, gli anticorpi della democrazia sono sempre più bassi. La gente ha paura, ed è più semplice prendersela con le minoranze, che siano etniche, di genere o politiche. Una certa parte di politici di destra soffia sul fuoco delle insicurezze dei singoli, per guadagnare consensi e potere proponendo soluzioni semplici a problemi complessi come sono le questioni migratorie. È stato ricordato come gli europei, che oggi gridano alla Remigrazione, sono i discendenti di chi da centinaia di anni ha sfruttato, ucciso, colonizzato popoli in altre parti del mondo. Oggi queste popolazioni hanno la possibilità di spostarsi per cercare una vita migliore rispetto a quella offerta dai loro paesi di origine e la soluzione positiva dell’Europa democratica dovrebbe essere quella dell’accoglienza organizzata e strutturata, non certo quella della repressione e dei respingimenti di massa, compresi gli spostamenti degli esseri umani da uno stato all’altro come ha cercato di fare il governo Italiano con i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) in Albania. La legge che ancora regolamenta i flussi migratori in Italia è la Legge Bossi Fini del 2002 e questo crea molti disagi nella gestione dei permessi, delle possibilità di lavoro, dell’amministrazione delle pratiche relative all’immigrazione, disagi che possono portare anche a spirali di malessere per le persone che sono ostacolate nell’ottenere documenti in regola e una vita dignitosa. Per questo motivo molta gente si ritrova in situazioni estreme, e spesso finisce per strada o nelle baraccopoli, si pensi a certe condizioni di vita nel sud Italia. Il mondo è cambiato dal 2002 e forse le norme dovrebbero essere aggiornate se si vuole risolvere e gestire seriamente la questione dell’immigrazione in Italia. Di certo la Remigrazione, basata su convinzioni complottiste e xenofobe, non è la soluzione, oltre che a essere uno schiaffo alla Storia, alla Resistenza e alla Costituzione Italiana. In piazza si è detto di come la vera sicurezza di cui tutti i cittadini avrebbero bisogno, dovrebbe essere quella della certezza del lavoro, stabile e pagato dignitosamente, di un welfare efficiente, della sanità per tutti, di un ambiente sano e soprattutto di pace. Invece oggi i politici europei parlano di riarmo, di preparazione della guerra con fondi che potrebbero essere investiti per i veri bisogni dei cittadini. È sempre il veicolo della paura che porta la classe politica di destra ad additare lo straniero come il principale responsabile delle azioni violente soprattutto contro le donne, ma i dati parlano di ben altro. Le statistiche raccontano che la maggior parte delle donne maltrattate fisicamente o psicologicamente o addirittura uccise, in Italia, lo sono ad opera di compagni, mariti o ex compagni. Certo che esistono anche episodi di cronaca che coinvolgono persone straniere, ma il problema italiano della violenza di genere non si risolve solo nelle strade e con pene più restrittive, bensì con l’educazione. E proprio i rappresentanti del governo Meloni, ci raccontano di come l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole non sia necessaria. Anche se nei bagni di un istituto scolastico, il Liceo Giulio Cesare di RomaSabato 6 dicembre, intorno alle 15:30, davanti alla Stazione di Gallarate si sono radunate diverse persone e associazioni coordinate dalla Rete Antifascista Militante della provincia di Varese (RAV) in risposta alla manifestazione indetta dal Comitato Remigrazione e Riconquista di domenica 30 novembre, sempre a Gallarate. Insieme a Mario Macaluso della RAV hanno presenziato anche esponenti politici locali come Alessandro Pennati, di Europa Verde – Verdi per la provincia di Varese, Massimo Uboldi del Movimento 5 Stelle, Angelo Renna di Rifondazione Comunista, e altri rappresentanti di ANPI, Collettivo da VA a Gaza oltre a liberi cittadini indignati e contrari ad ogni espressione fascista xenofoba e razzista, lasciata passare come libera espressione. La manifestazione tenutasi il 30 novembre nasceva cavalcando l’onda emotiva della cittadinanza, legata a un fatto di cronaca, uno stupro, avvenuto il 21 novembre ad opera di un uomo di origine gambiana. Ma già a maggio 2025 presso il Teatro Comunale Condominio di Gallarate si era tenuto un summit internazionale di esponenti dell’ultradestra per parlare di “remigrazione” e di “sostituzione etnica” con il sostegno da parte dell’amministrazione comunale. Questi fatti ed altri episodi di intimidazioni, manifestazioni e atti vandalici accaduti nel corso degli ultimi due anni imputabili a persone di gruppi organizzati della destra estrema varesina, hanno spinto il Comitato RAV a organizzare il presidio per mantenere alta l’attenzione su quanto sta succedendo. Gli interventi sono stati chiari e hanno ben spiegato come, da sempre, nella storia, in momenti di instabilità economica e sociale, il veicolo che porta in giro idee di esclusione, intolleranza, razzismo vero e proprio, sia la paura del diverso. Dopo questi ultimi sei anni, tra Covid, guerra Russo-Ucraina, genocidio del popolo palestinese, guerre dei dazi a livello internazionale, cambiamenti climatici, gli anticorpi della democrazia sono sempre più bassi. La gente ha paura, ed è più semplice prendersela con le minoranze, che siano etniche, di genere o politiche. Una certa parte di politici di destra soffia sul fuoco delle insicurezze dei singoli, per guadagnare consensi e potere proponendo soluzioni semplici a problemi complessi come sono le questioni migratorie. È stato ricordato come gli europei, che oggi gridano alla Remigrazione, sono i discendenti di chi da centinaia di anni ha sfruttato, ucciso, colonizzato popoli in altre parti del mondo. Oggi queste popolazioni hanno la possibilità di spostarsi per cercare una vita migliore rispetto a quella offerta dai loro paesi di origine e la soluzione positiva dell’Europa democratica dovrebbe essere quella dell’accoglienza organizzata e strutturata, non certo quella della repressione e dei respingimenti di massa, compresi gli spostamenti degli esseri umani da uno stato all’altro come ha cercato di fare il governo Italiano con i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) in Albania. La legge che ancora regolamenta i flussi migratori in Italia è la Legge Bossi Fini del 2002 e questo crea molti disagi nella gestione dei permessi, delle possibilità di lavoro, dell’amministrazione delle pratiche relative all’immigrazione, disagi che possono portare anche a spirali di malessere per le persone che sono ostacolate nell’ottenere documenti in regola e una vita dignitosa. Per questo motivo molta gente si ritrova in situazioni estreme, e spesso finisce per strada o nelle baraccopoli, si pensi a certe condizioni di vita nel sud Italia. Il mondo è cambiato dal 2002 e forse le norme dovrebbero essere aggiornate se si vuole risolvere e gestire seriamente la questione dell’immigrazione in Italia. Di certo la Remigrazione, basata su convinzioni complottiste e xenofobe, non è la soluzione, oltre che a essere uno schiaffo alla Storia, alla Resistenza e alla Costituzione Italiana. In piazza si è detto di come la vera sicurezza di cui tutti i cittadini avrebbero bisogno, dovrebbe essere quella della certezza del lavoro, stabile e pagato dignitosamente, di un welfare efficiente, della sanità per tutti, di un ambiente sano e soprattutto di pace. Invece oggi i politici europei parlano di riarmo, di preparazione della guerra con fondi che potrebbero essere investiti per i veri bisogni dei cittadini. È sempre il veicolo della paura che porta la classe politica di destra ad additare lo straniero come il principale responsabile delle azioni violente soprattutto contro le donne, ma i dati parlano di ben altro. Le statistiche raccontano che la maggior parte delle donne maltrattate fisicamente o psicologicamente o addirittura uccise, in Italia, lo sono ad opera di compagni, mariti o ex compagni. Certo che esistono anche episodi di cronaca che coinvolgono persone straniere, ma il problema italiano della violenza di genere non si risolve solo nelle strade e con pene più restrittive, bensì con l’educazione. E proprio i rappresentanti del governo Meloni, ci raccontano di come l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole non sia necessaria. Anche se nei bagni di un istituto scolastico, il Liceo Giulio Cesare di Roma, si stilano liste di ragazze da stuprare e se il ministro della giustizia considera che nel subconscio e nel codice genetico dell’uomo vi sia una resistenza alla parità di genere. Il presidio di Gallarate davanti alla Stazione ha avuto l’intento di coinvolgere i cittadini che pensano che in questi tempi così cupi, dove si cerca di normalizzare cose che in realtà normali non sono affatto, come il razzismo, il genocidio, il riarmo, bisogna incontrarsi, guardarsi in faccia, unirsi e non dividersi, per opporre Resistenza, come dovere morale e civile di una sana democrazia nata dalla Costituzione antifascista. Per chi volesse continuare a tenere alta l’attenzione sulla questione e a seguire le iniziative proposte dal RAV, il profilo Istragram è il seguente: https://www.instagram.com/rete_antifa_vareseprovincia/. Monica Perri
December 7, 2025
Pressenza