Evento nazionale di orientamento di AssOrienta: corsa all’arruolamento nelle forze armate
Non si ferma la corsa ad accaparrarsi giovani da parte delle forze armate. Così
come non si ferma la voglia di orientare le scelte degli studenti e delle
studentesse fin dall’infanzia.
Un connubio sapientemente sfruttato da AssOrienta, un’associazione professionale
con sedi a Roma, Firenze e Torino, che si occupa di orientamento per carriere
universitarie, ma, soprattutto, per carriere in divisa; all’interno di questo
secondo ambito, infatti, propone orientamento per una vasta gamma di percorsi,
dall’esercito italiano all’Arma dei Carabinieri, dalla Polizia Penitenziaria
all’Aeronautica militare.
L’associazione ha infatti organizzato per mercoledì 11 febbraio un evento
gratuito di orientamento per la promozione delle carriere in divisa, con focus
sulle Scuole Sottoufficiali, con esperti del settore
(https://www.assorienta.it/sportello-genitori-orientamento-scolastico-assorienta/
); la comunicazione è stata diffusa in molte scuole superiori.
Alcune riflessioni si rendono necessarie. Prima di tutto, è bene sfatare il mito
che questa corsa all’orientamento sia positiva per i ragazzi e le ragazze. Al di
là del normale e fisiologico bisogno di informazione sulle varie possibilità di
studio o percorso professionale post diploma (che uno studente al giorno d’oggi
può serenamente acquisire con una miriade di modalità anche in modo autonomo,
senza perdere ore di lezione o interi pomeriggi), questo bombardamento continuo
di proposte orientative, spinto con forza dal MIM, serve principalmente (e quasi
esclusivamente) ai vari enti – pubblici o privati – del mondo post diploma, che
cercano di farsi pubblicità per accaparrarsi iscritti o futuri lavoratori.
Questo vale purtroppo ormai anche per le Università, che dalle riforme degli
ultimi decenni sono state rese sempre più bisognose di farsi concorrenza tra di
loro (il numero di iscritti è cruciale nell’economia delle Università); ma vale
soprattutto per le Forze Armate, che mai come ora hanno dimostrato di cercare
giovani leve e che, rispetto alle Università offrono ben altro tipo di percorso
di vita. La parola “leve”, tra l’altro, cade a pennello, in un momento storico
in cui la corsa incontrollata al riarmo ha permesso – cosa impensabile solo
qualche anno fa – che qualcuno ricominciasse a parlare di leva militare – prima
“volontaria” (inquietante contraddizione in termini) poi chissà.
Inoltre, il fatto che la scuola dia spazio alla formazione in ambito militare
(come accennato sopra, la partecipazione dà diritto a un attestato FSL –
Formazione scuola-lavoro, il vecchio PCTO) è in palese contraddizione con i
valori e i principi che questa istituzione dovrebbe portare avanti. L’educazione
volta alla crescita di un individuo nella scuola pubblica dovrebbe essere
improntata alla gestione pacifica del conflitto, al rifiuto di logiche di
sopraffazione, alla non violenza; e invece è proprio in quelle aule che
dovrebbero promuovere un approccio di questo tipo che si fanno passare, sempre
più spesso, inviti ad avvicinarsi alle forze armate. Il che vuol dire solo una
cosa, per essere chiari: proporre agli/alle studenti di intraprendere un
percorso che potrebbe portarli/e un giorno a imbracciare un’arma, magari a
sparare contro un’altra persona, o, nel migliore dei casi, a lavorare per/con
qualcun altro che lo faccia al posto loro. Accettando di fatto ufficialmente la
logica della violenza (o quanto meno mettendo da parte il suo rifiuto) e, di
conseguenza, della guerra.
Proprio in questo senso riteniamo che vada letta la proposta di AssOrienta:
sdoganare, attraverso l’orientamento, l’adesione a percorsi di ambito/stampo
militarista, presentando la carriera militare come qualcosa di innocuo e
appetibile.
Un’altra riflessione si impone, e ci è particolarmente cara perché ci ricorda
quanto le differenze sociali ed economiche giochino a favore del potere anche in
questo caso. In un contesto in cui i giovani e le giovani sono costantemente
bersagliati/e da informazioni terrificanti circa la carenza di posti di lavoro,
la disoccupazione in crescita, la difficoltà di trovare un impiego dignitoso e
avere un giorno una pensione, e di fronte alla prospettiva sempre più concreta
di fare precariato per anni se non a vita, è chiaro che la proposta di un lavoro
sicuro e stabile nelle Forze Armate ha grandissimo appeal. Carabinieri, Polizia,
Esercito, Marina, ecc hanno gioco facile a proporsi nelle scuole perché sanno
benissimo che vanno a pescare in un bacino di studenti frustrati e impauriti dal
futuro pronti a tutto pur di non finire nel macero della gavetta infinita, che a
casa hanno famiglie sconsolate, giustamente ansiose e spesso in condizioni di
precarietà che non vedono l’ora di vedere i propri figli sistemati. La scuola
dovrebbe essere un argine a tutto questo: alla facile pesca di forza lavoro
nelle fasce deboli, al reclutamento che si fa forte della minaccia della
disoccupazione. Invece di essere un ascensore sociale, in cui le fasce più
fragili trovano possibilità uguali alle fasce più benestanti, questa situazione
rischia di perpetuare una logica secondo la quale chi ha poco è costretto ad
arruolarsi per campare.
Infine, fa paura vedere come l’aumento capillare di questa propaganda vada di
pari passo con le politiche di riarmo a livello mondiale e, per quel che ci
riguarda più da vicino, prettamente europee. La scuola vuole far riflettere i/le
giovani sui pericoli e sulla follia di questa frenesia del riarmo, con fiumi di
soldi pubblici tolti ai servizi essenziali (sanità, sostegno al reddito, scuola
pubblica – appunto) o ha intenzione di avallare questa dinamica che, come ci
insegna la storia, ha un chiaro ed unico sbocco nelle pagine più buie
dell’umanità?
Per tutti questi motivi chiediamo alle scuole di non diffondere o pubblicizzare
questo tipo di eventi, che smaccatamente propongono carriere nelle Forze Armate
ai nostri studenti e alle nostre studentesse. Chiediamo a docenti, famiglie e
studenti di non aderire e segnalarci eventuali altre iniziative di questo tipo.
Facciamo argine contro il dilagare delle logiche di guerra nella nostra vita, a
partire dalla scuola. Per un orientamento che sia davvero uno strumento di
informazione e non un reclutamento indiscriminato nelle Forze Armate.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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