MSF: “La minaccia di Israele di negare la registrazione alle ONG è un grave attacco all’aiuto umanitario a Gaza e in Cisgiordania”
La minaccia di Israele di negare la registrazione a Medici Senza Frontiere (MSF)
e ad altre organizzazioni non governative internazionali è un tentativo cinico e
calcolato di impedire a queste organizzazioni di fornire assistenza a Gaza e in
Cisgiordania, violando gli obblighi di Israele stabiliti dal diritto
internazionale umanitario.
Negare l’assistenza medica ai civili è inaccettabile in qualsiasi circostanza ed
è scandaloso utilizzare gli aiuti umanitari come strumento politico o punizione
collettiva. È ora di agire. Israele sta intensificando il suo grave attacco alla
risposta umanitaria, minacciando direttamente l’assistenza medica e gli aiuti
umanitari ai civili.
MSF rifiuta inequivocabilmente le accuse mosse dalle autorità israeliane nei
giorni scorsi. MSF non assumerebbe mai consapevolmente persone coinvolte in
attività militari, in quanto ciò è in contrasto con i nostri valori fondamentali
e la nostra etica. Se la descrizione di ciò che i nostri team vedono con i
propri occhi a Gaza – morte, distruzione e le conseguenze sulla popolazione
della violenza genocida – è sgradevole per alcuni, la colpa è di chi commette
queste atrocità, non di chi ne parla.
MSF nutre legittime preoccupazioni in merito all’obbligo di registrazione che
impone di condividere le informazioni personali del nostro personale palestinese
con le autorità israeliane, preoccupazioni aggravate dal fatto che 15 membri
dello staff di MSF sono stati uccisi dalle forze israeliane. In qualsiasi
contesto, specialmente uno in cui gli operatori medici e umanitari sono stati
intimiditi, arbitrariamente detenuti, attaccati e uccisi in gran numero,
richiedere gli elenchi del personale come condizione per l’accesso al territorio
è uno sconfinamento scandaloso. Tale richiesta mina l’indipendenza e la
neutralità umanitaria ed è resa ancora più pericolosa dall’assenza di chiarezza
su come tali dati sensibili saranno utilizzati, conservati o
condivisi. Tuttavia, invece di dialogare con MSF per ascoltare le nostre
preoccupazioni, il ministero responsabile del processo di registrazione ha
ignorato le nostre ripetute richieste di incontro e ci accusa sui media di
ospitare consapevolmente presunti terroristi.
Le forze israeliane hanno ucciso e ferito centinaia di migliaia di civili, hanno
distrutto deliberatamente infrastrutture essenziali e hanno preso di mira il
personale medico, gli operatori umanitari e i giornalisti. Israele ha preso il
controllo di oltre la metà della Striscia di Gaza, costringendo la popolazione
in un’area sempre più ristretta in cui le condizioni di vita sono disumane e ha
provocato una carenza di beni di prima necessità bloccando e ritardando
l’ingresso di beni essenziali, comprese le forniture mediche.
Attualmente, MSF sostiene 1 letto su 5 negli ospedali di Gaza e assiste 1 madre
su 3 durante il parto. Il sostegno che forniamo non è affatto sufficiente a
soddisfare le esigenze dei palestinesi, ma la sua sospensione avrebbe un costo
terribile. Il fatto che Israele impedisca a MSF e a decine di altre
organizzazioni di fornire servizi ai palestinesi, dopo che le forze israeliane
hanno distrutto il sistema sanitario di Gaza, rappresenta un’intensificazione
degli attacchi compiuti contro i palestinesi negli ultimi due anni.
I servizi disponibili per la popolazione di Gaza sono ora molto inferiori al
fabbisogno, proprio a causa dei blocchi e delle restrizioni imposti da Israele.
Per il terzo inverno consecutivo, la Striscia di Gaza è stata colpita da un
abbassamento delle temperature, piogge torrenziali e forti venti. Le condizioni
meteorologiche hanno distrutto e allagato i rifugi di fortuna in cui vive la
popolazione, mentre Israele continua a bloccare l’ingresso di forniture come
tende, teloni e alloggi temporanei.
Ora il governo israeliano cerca di vietare anche i pochi aiuti e servizi
esistenti. MSF continua a cercare il dialogo con le autorità israeliane per
poter mantenere le nostre attività essenziali e sostenere il sistema sanitario
di Gaza, ormai decimato. Consentire l’aiuto umanitario non è un favore. È un
obbligo previsto dal diritto internazionale. Oggi più che mai, i palestinesi
hanno bisogno di più servizi, non di meno.
Medecins sans Frontieres