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MSF: “La minaccia di Israele di negare la registrazione alle ONG è un grave attacco all’aiuto umanitario a Gaza e in Cisgiordania”
La minaccia di Israele di negare la registrazione a Medici Senza Frontiere (MSF) e ad altre organizzazioni non governative internazionali è un tentativo cinico e calcolato di impedire a queste organizzazioni di fornire assistenza a Gaza e in Cisgiordania, violando gli obblighi di Israele stabiliti dal diritto internazionale umanitario. Negare l’assistenza medica ai civili è inaccettabile in qualsiasi circostanza ed è scandaloso utilizzare gli aiuti umanitari come strumento politico o punizione collettiva. È ora di agire. Israele sta intensificando il suo grave attacco alla risposta umanitaria, minacciando direttamente l’assistenza medica e gli aiuti umanitari ai civili. MSF rifiuta inequivocabilmente le accuse mosse dalle autorità israeliane nei giorni scorsi. MSF non assumerebbe mai consapevolmente persone coinvolte in attività militari, in quanto ciò è in contrasto con i nostri valori fondamentali e la nostra etica. Se la descrizione di ciò che i nostri team vedono con i propri occhi a Gaza – morte, distruzione e le conseguenze sulla popolazione della violenza genocida – è sgradevole per alcuni, la colpa è di chi commette queste atrocità, non di chi ne parla. MSF nutre legittime preoccupazioni in merito all’obbligo di registrazione che impone di condividere le informazioni personali del nostro personale palestinese con le autorità israeliane, preoccupazioni aggravate dal fatto che 15 membri dello staff di MSF sono stati uccisi dalle forze israeliane. In qualsiasi contesto, specialmente uno in cui gli operatori medici e umanitari sono stati intimiditi, arbitrariamente detenuti, attaccati e uccisi in gran numero, richiedere gli elenchi del personale come condizione per l’accesso al territorio è uno sconfinamento scandaloso. Tale richiesta mina l’indipendenza e la neutralità umanitaria ed è resa ancora più pericolosa dall’assenza di chiarezza su come tali dati sensibili saranno utilizzati, conservati o condivisi. Tuttavia, invece di dialogare con MSF per ascoltare le nostre preoccupazioni, il ministero responsabile del processo di registrazione ha ignorato le nostre ripetute richieste di incontro e ci accusa sui media di ospitare consapevolmente presunti terroristi. Le forze israeliane hanno ucciso e ferito centinaia di migliaia di civili, hanno distrutto deliberatamente infrastrutture essenziali e hanno preso di mira il personale medico, gli operatori umanitari e i giornalisti. Israele ha preso il controllo di oltre la metà della Striscia di Gaza, costringendo la popolazione in un’area sempre più ristretta in cui le condizioni di vita sono disumane e ha provocato una carenza di beni di prima necessità bloccando e ritardando l’ingresso di beni essenziali, comprese le forniture mediche. Attualmente, MSF sostiene 1 letto su 5 negli ospedali di Gaza e assiste 1 madre su 3 durante il parto. Il sostegno che forniamo non è affatto sufficiente a soddisfare le esigenze dei palestinesi, ma la sua sospensione avrebbe un costo terribile. Il fatto che Israele impedisca a MSF e a decine di altre organizzazioni di fornire servizi ai palestinesi, dopo che le forze israeliane hanno distrutto il sistema sanitario di Gaza, rappresenta un’intensificazione degli attacchi compiuti contro i palestinesi negli ultimi due anni. I servizi disponibili per la popolazione di Gaza sono ora molto inferiori al fabbisogno, proprio a causa dei blocchi e delle restrizioni imposti da Israele. Per il terzo inverno consecutivo, la Striscia di Gaza è stata colpita da un abbassamento delle temperature, piogge torrenziali e forti venti. Le condizioni meteorologiche hanno distrutto e allagato i rifugi di fortuna in cui vive la popolazione, mentre Israele continua a bloccare l’ingresso di forniture come tende, teloni e alloggi temporanei. Ora il governo israeliano cerca di vietare anche i pochi aiuti e servizi esistenti. MSF continua a cercare il dialogo con le autorità israeliane per poter mantenere le nostre attività essenziali e sostenere il sistema sanitario di Gaza, ormai decimato. Consentire l’aiuto umanitario non è un favore. È un obbligo previsto dal diritto internazionale. Oggi più che mai, i palestinesi hanno bisogno di più servizi, non di meno.   Medecins sans Frontieres
A Gaza tende distrutte ed edifici crollati per il maltempo. Israele continua a bloccare gli aiuti umanitari
Il portavoce del segretario generale dell’ONU, Guterres, ha affermato che “circa 55.000 famiglie e 30.000 bambini nella Striscia di Gaza sono stati colpiti dalle recenti piogge e tempeste. È urgente riprendere le attività di protezione dell’infanzia.” La Croce Rossa Internazionale dichiara in un comunicato: “Il maltempo provoca il crollo di edifici danneggiati a Gaza, con conseguenti perdite di vite umane. Sono necessari maggiori aiuti umanitari, comprese forniture di alloggi permanenti”. Circa 1 milione mezzo di persone vive in tende fatiscenti. Le dure condizioni meteorologiche hanno distrutto 58.000 tende. Bambini e anziani sono morti a causa del freddo pungente. Le inondazioni hanno allagato case, quartieri e persino ospedali. La situazione è disastrosa e richiede un intervento urgente. L’esercito israeliano continua a impedire l’ingresso di tutti i prodotti che potrebbero alleviare le sofferenze. La stampa scorta mediatica del genocidio continua a ignorare le decisioni criminali dei generali israeliani e descrive soltanto le condizioni meteorologiche. ANBAMED
Celiaci a Gaza: 1300 persone senza terapia, a rischio di malnutrizione
“Mia madre Fathiya ha 61 anni ed è celiaca, ad oggi è arrivata a pesare 40 chili e l’impossibilità di seguire una dieta senza glutine le ha causato una grave forma di osteoporosi: le sue condizione di salute sono fortemente precarie ed è bloccata a Gaza City senza alcun accesso alle cure e agli alimenti gluten free, l’unica terapia che può salvare la vita a lei e a tante persone celiache nella Striscia di Gaza”. Inizia così il racconto di Mahmoud, un giovane di 26 anni, originario di Rafah, figlio di una paziente celiaca in grave pericolo di vita. “Ogni giorno vedo tante persone celiache che soffrono di malnutrizione e di complicanze dovute alla mancanza di cibo senza glutine, infatti, negli ultimi due anni i celiaci gazawi hanno potuto mangiare solo patate e legumi perché è praticamente impossibile reperire altri alimenti adatti alla loro dieta, come frutta e verdura, che vengono venduti a prezzi insostenibili per la maggioranza delle famiglie”.  Quella di Mahmoud è una delle tante testimonianze che AIC – Associazione Italiana Celiachia – da oltre 45 anni punto di riferimento per la comunità celiaca – ha raccolto dalla Striscia di Gaza dove l’accesso agli alimenti senza glutine è bloccato e molti pazienti celiaci, soprattutto bambini, stanno affrontando una condizione di forte vulnerabilità nutrizionale che mette in pericolo la loro sopravvivenza. Privi di alternative, infatti, sono esposti al consumo di pane e farine contenenti glutine, con la possibilità di sviluppare gravi complicanze e carenze nutrizionali, fino a danni irreversibili, se non addirittura fatali. Secondo Ard El-Insan – organizzazione palestinese impegnata nelle malattie infantili, nella nutrizione e nella salute della comunità – nella Striscia di Gaza vivono circa 1300 persone celiache. Di queste, oltre 500 sono donne, 248 uomini, e più di 500 bambine e bambini. La situazione è particolarmente critica per chi soffre di malnutrizione: oltre 100 persone presentano una forma acuta e 36 affrontano ulteriori disabilità (Fonte: Ard El-Insan, luglio 2025). Una situazione drammatica che richiede una risposta urgente e concreta, per questo la Federazione Europea delle Associazioni Celiachia (AOECS) ha nominato AIC – per l’esperienza maturata nell’assistenza ai celiaci in condizioni di emergenza – capofila di un gruppo di associazioni che, in collaborazione con l’Associazione Celiachia della Giordania, rilancia l’appello di Ard El-Insan per garantire ai celiaci della Striscia di Gaza l’accesso agli alimenti senza glutine. Nell’ambito del Piano nazionale “Italy for Gaza”, AIC chiede alle istituzioni nazionali e regionali di creare canali sicuri per la consegna dei prodotti salvavita e di attivare corridoi umanitari per l’evacuazione dei casi clinici più gravi. L’Associazione Italiana Celiachia, oltre ad aver fornito ai partner locali il supporto tecnico per la definizione del fabbisogno di alimenti senza glutine necessari, sulla base della popolazione celiaca stimata, insieme alle altre associazioni ha inviato una spedizione test contenente cibi gluten free che, ad oggi, è bloccata ad Al Zarqa, in Giordania. In attesa che questo primo carico ottenga le autorizzazioni per entrare nella Striscia di Gaza, altri pallet di alimenti senza glutine salvavita sono già pronti a partire. “In un contesto come quello della Striscia di Gaza i celiaci rappresentano una vulnerabilità nella vulnerabilità. La loro condizione è poco riconosciuta e raramente considerata nei programmi umanitari, che privilegiano alimenti di base non compatibili con la loro dieta” dichiara Rossella Valmarana, Presidente di AIC – Associazione Italiana Celiachia. “Per la celiachia non esistono farmaci: l’unica cura è una dieta priva di glutine da seguire per tutta la vita. La sua interruzione ha conseguenze gravi per la salute, talvolta irreversibili e, in casi estremi, fatali. Come Associazione da sempre in prima linea nell’assistenza ai celiaci, chiediamo alle istituzioni di intervenire sbloccando l’accesso degli aiuti e aprendo corridoi umanitari per consentire ai celiaci gravemente malnutriti di ricevere cure specialistiche in Italia, perché anche nelle guerre e nelle emergenze umanitarie il diritto alla salute non può essere sospeso”. Testimone diretto della sofferenza dei celiaci gazawi, Mahmoud descrive la situazione critica nella Striscia di Gaza: “Oltre alla già difficilissima quotidianità che tutti noi viviamo, dovuta a mesi e mesi di violenza, privazione di cibo e generi di prima necessità, i celiaci non possono accedere alla terapia salvavita e questo compromette ancora di più le loro possibilità di sopravvivenza. Per questo, abbiamo assoluto bisogno di ricevere alimenti senza glutine e supporto umanitario per consentire a chi è gravemente malato di essere evacuato ed accolto in strutture sanitarie al di fuori della Striscia di Gaza”. Per informazioni, aggiornamenti e per supportare le azioni di AIC – Associazione Italiana Celiachia: www.celiachia.it e la pagina Instagram Associazione Italiana Celiachia. Redazione Italia
Sudan, la guerra dimenticata
Come viene spiegato nel suo sito, SSAW – Support Survivors of African War è un’organizzazione dedicata al supporto dei sopravvissuti alle guerre africane, con il Progetto Sudan come obiettivo primario e punto di partenza. “Dall’aprile 2023 infatti il Sudan è alle prese con una guerra devastante tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF). Quella che era iniziata come una disputa politica si è trasformata in un brutale conflitto che ha travolto le città da Khartoum al Darfur. Il bilancio umanitario è catastrofico: oltre 150.000 vite perdute, 12,4 milioni di sfollati e oltre 26 milioni di persone che affrontano un’estrema insicurezza alimentare. Gli ospedali sono al collasso, i diritti umani sono sistematicamente violati, eppure il mondo continua a guardare dall’altra parte.” In questo contesto drammatico, di cui si parla troppo poco, l’associazione di volontari si impegna ad aiutare le famiglie rimaste in Sudan fornendo soccorsi essenziali e i migranti arrivati in Italia con corsi di italiano, inglese e computer con il Progetto LDTC – Linguistics and Digital Training Courses 2024, con UNHCR e INTERSOS Programma PartecipAzione, fornisce supporto legale ai rifugiati e organizza incontri, seminari e conferenze per far conoscere la situazione del Paese; negli ultimi tempi questa è precipitata con la conquista di Al Fasher da parte delle Forze di Supporto Rapido, che hanno commesso terribili atrocità ai danni della popolazione soprattutto. L’associazione ha lanciato il progetto SSSW (Support Survivors of Sudan War), una campagna di aiuti umanitari radicata nei principi decoloniali e agroecologici. Il primo obiettivo: riempire e spedire in Sudan un container umanitario con forniture salvavita. Grazie a volontari, donatori e organizzazioni alleate, SSAW ha raccolto e imballato beni essenziali per un valore di oltre 65.000 €, ma purtroppo il container di aiuti è rimasto bloccato a Port Sudan per problemi burocratici. Come annunciato nella sua Pagina Facebook, l’associazione sta organizzando diverse iniziative: Il 13 dicembre a Milano incontro “Insieme per il Sudan” Casa di Quartiere Pecetta (Municipio 8) in via della Pecetta 29 Il 15 dicembre una serata per conoscere il Sudan a Erba in Via Cesare Battisti 5 Il 15 dicembre Milano “Apericena di Natale”  e un dibattito sul Sudan con Mediterranea Saving Humans – Milano Piazza Villapizzone 3 Il 18, 19 e 20 dicembre a Milano, insieme a La Mya Parte – Associazione Migranti, Associazione Shukran Somalia – Onlus e  Cambio Passo  un evento intitolato “Vivere la speranza”: in occasione della Giornata Internazionale del Migrante viene inaugurata quest’anno In Diaspora, la prima edizione del Festival Metropolitano delle Diaspore. 18 e 19 dicembre presso la Casa delle associazioni, Via Miramare 9 (fermata MM1 Sesto Marelli) 20 dicembre nella sede del Municipio 8 (Casa di Quartiere Pecetta in via della Pecetta 29) “Attraversiamo una fase storica in cui l’ostilità nei confronti delle persone che migrano, soprattutto dal cosiddetto Sud Globale, si esprime con particolare violenza” spiegano gli attivisti. “Per questo vogliamo aprire uno spazio di confronto pensato e organizzato da e per le diaspore che vivono tra Milano e provincia, grazie a più appuntamenti di scambio e approfondimento di esperienze e temi di attualità”. Il 21 dicembre a Cuneo C.so Giuletti 31 riflessioni e dibattito sull’attuale situazione sudanese, seguiti da una cena tipica sudanese. Riferimenti: Info@ssaworg.com https://ssaworg.com/ https://www.instagram.com/ssaworg/ https://www.facebook.com/SupportingSudan                             Anna Polo
Cina, fornirà 100 milioni di dollari di aiuti umanitari alla Palestina
Il 5 dicembre, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha presieduto la conferenza stampa ordinaria. Un giornalista ha chiesto maggiori dettagli in merito all’annuncio del 4 dicembre, quando, durante l’incontro congiunto con i giornalisti insieme al Presidente francese Emmanuel Macron, il Presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato che la Cina fornirà 100 milioni di dollari di aiuti alla Palestina per alleviare la crisi umanitaria a Gaza e sostenere la ricostruzione e il recupero della regione. Il Presidente palestinese Mahmoud Abbas ha inviato una lettera al Presidente cinese Xi Jinping esprimendogli la propria gratitudine. Lin Jian ha dichiarato: “Il conflitto a Gaza si protrae da oltre due anni, causando una crisi umanitaria senza precedenti, e la Cina esprime profonda preoccupazione al riguardo. Dall’inizio del conflitto, la Cina ha fornito numerosi lotti di aiuti umanitari alla Striscia di Gaza attraverso canali come le Nazioni Unite, l’Egitto e la Giordania, che sono stati calorosamente accolti e apprezzati dal governo e dal popolo palestinese. L’annuncio del Presidente Xi Jinping di un nuovo piano di aiuti alla Palestina del valore di 100 milioni di dollari, destinato a sostenere l’attenuazione della crisi umanitaria a Gaza e la ricostruzione post-bellica, contribuirà a migliorare la situazione umanitaria nella Striscia e ad alleviare le sofferenze del popolo palestinese”. Il Presidente Xi Jinping ha sottolineato che la questione palestinese rappresenta un banco di prova per l’efficacia del sistema di governance globale, esortando la comunità internazionale a confrontarsi con le cause profonde del problema palestinese, a dimostrare senso di responsabilità e impegno, e ad adottare azioni concrete per correggere le ingiustizie storiche e salvaguardare equità e giustizia. La Cina sostiene fermamente e costantemente la giusta causa del popolo palestinese per il ripristino dei legittimi diritti nazionali ed è disposta a lavorare con la comunità internazionale per continuare a compiere sforzi instancabili al fine di promuovere un cessate il fuoco completo e duraturo a Gaza, migliorare la situazione umanitaria nella Striscia e giungere al più presto a una soluzione politica della questione palestinese sulla base della soluzione dei due Stati. http://www.italian.people.cn/n3/2025/1208/c416703-20399559.html Redazione Italia
COP30, ONU e situazione umanitaria a Gaza
La delegazione israeliana è stata espulsa dall’assemblea della COP30. Le proteste di fronte alla sede di Belem in Brasile e il boicottaggio espresso dalla maggioranza delle delegazioni hanno cacciato i rappresentanti del genocidio a Gaza. La notizia è stata censurata dalla stampa scorta mediatica di Netanyahu. La Commissione Onu per gli affari economici e finanziari ha votato a stragrande maggioranza una risoluzione che riconosce il diritto inalienabile del popolo palestinese alla sua terra e alle risorse idriche, considerando nulle e violazioni del diritto internazionale tutte le annessioni compiute da Israele. La bozza di risoluzione è stata avanzata dal gruppo 77 e dalla Cina. Hanno votato contro soltanto otto Paesi (Usa, Israele, Argentina e vari staterelli minuscoli), mentre 152 hanno votato a favore, compresi tutti i Paesi dell’UE e il Canada. 12 astenuti. Secondo il portavoce Unicef “Israele sta impedendo l’ingresso a Gaza di beni essenziali, tra cui siringhe per vaccini e biberon. Dallo scorso agosto sono state trattenute 938.000 confezioni di latte in polvere pronto all’uso. Ciò significa che circa un milione di bottiglie di latte potrebbero raggiungere i bambini che soffrono di diversi livelli di malnutrizione. Le restrizioni all’ingresso di forniture umanitarie essenziali, come kit per la maternità, frigoriferi a energia solare, pezzi di ricambio, generatori e materiali per la depurazione dell’acqua stanno ostacolando gravemente gli sforzi umanitari nel settore”. ANBAMED
In partenza da Genova dodici container di aiuti per Gaza
Venerdì 24 ottobre gli aiuti umanitari per Gaza raccolti da Music for Peace prima della partenza della Global Sumud Flotilla partiranno dal porto di Genova alla volta di Acaba, in Giordania. Ad agosto la straordinaria solidarietà degli italiani aveva consentito di raccogliere in pochi giorni circa 500 tonnellate di aiuti umanitari per i palestinesi. Di queste, 40 tonnellate sono state portate con le barche della flotilla, poi bloccate illegalmente nella notte del 2 ottobre da Israele in acque internazionali e sequestrate. A distanza di tre settimane, Music for Peace cercherà stavolta di portare a Gaza 240 tonnellate di beni in 12 container via terra. Ad attenderli in Giordania ci sarà una delegazione di Music for Peace che tenterà di farli arrivare a Gaza. Programma di venerdì 24 ottobre Ore 19:00 – Raggruppamento presso la sede di Music for Peace (Via Balleydier 60, Genova) Ore 20:00 – Partenza corteo Ore 21:15 – Arrivo in Piazza Caricamento, lato ponente Palazzo San Giorgio Intervengono: Mona Abuamara, ambasciatrice della Palestina  Maria Elena Delia, portavo e Italia Global Sumud Flotilla Benedetta Scuderi, europarlamentare imbarcata sulla Global Sumud Flotilla  Luca Franza, camallo della Compagnia Unica dei Lavoratori del Porto di Genova (CULMV) Possibili collegamenti con Gaza     Redazione Italia
La Corte Internazionale di Giustizia censura le restrizioni israeliane agli aiuti umanitari
La Corte Internazionale di Giustizia, l’organo giudiziario delle Nazioni Unite, si è espressa ieri riguardo al divieto che Israele ha imposto all’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) di svolgere attività sul proprio territorio. Com’era logica aspettarsi, l’operato sionista è stato […] L'articolo La Corte Internazionale di Giustizia censura le restrizioni israeliane agli aiuti umanitari su Contropiano.
Le bugie di Israele sugli aiuti umanitari della Global Sumud Flotilla continuano
A due anni dall’inizio di un genocidio, la posizione di Ben-Gvir e di Israele secondo cui la Global Sumud Flotilla avrebbe trasportato pochi o nessun aiuto umanitario non è solo palesemente falsa: è oscena. Le imbarcazioni sono state accuratamente documentate, cariche di forniture mediche, cibo e altri beni vitali per le persone di Gaza, sottoposte a una carestia sistematica imposta da Israele. Giornalisti, osservatori per i diritti umani, parlamentari e organizzazioni umanitarie hanno fornito prove innegabili degli aiuti a bordo. La negazione di Israele non è altro che un’ulteriore voce in un lungo elenco di menzogne che i media devono smettere di ripulire con formule come “Israele afferma”. La Global Sumud Flotilla è sempre stata chiara: la nostra missione è spezzare il blocco e aprire un corridoio umanitario per consegne di aiuti sostenute e continue. Le forniture trasportate erano al tempo stesso reali e rappresentative: reali perché urgentemente necessarie, rappresentative perché navi civili non possono trasportare la scala di aiuti di cui Gaza ha bisogno, possibile solo una volta revocato il blocco. La disinformazione di Israele non è nuova. È lo stesso regime che ha affermato di non bombardare ospedali, di non affamare i palestinesi, di non ostacolare i convogli, di non giustiziare civili e operatori umanitari, di non aver seppellito 15 paramedici e le loro ambulanze in una fossa comune poco profonda. Tutte queste menzogne sono state smascherate: come abbiamo visto più volte, ogni accusa è una confessione da parte del governo israeliano. Organizzazioni per i diritti umani, agenzie ONU e innumerevoli foto, video e testimonianze confermano la verità: Israele sta deliberatamente usando la fame come arma, bloccando gli aiuti, bombardando i centri di distribuzione alimentare e condannando famiglie a morire di fame. Ripetere oggi le falsità di Israele significa essere complici nell’occultare un genocidio. I media devono finalmente liberarsi dal riflesso di trattare le dichiarazioni israeliane come credibili. Non esiste alcun obbligo giornalistico di amplificare propaganda che è stata ripetutamente smentita, a costo di centinaia di migliaia di vite palestinesi. Questa campagna sistematica di diffamazione contro la flottiglia non riguarda gli aiuti; riguarda il tentativo di Israele di cancellare le prove dei propri crimini delegittimando chi cerca di difendere il diritto internazionale. La verità non può essere cancellata. Le immagini di carestia, di bambini scheletrici, scaffali vuoti e famiglie disperate sotto assedio sono impresse nella coscienza del mondo. I fatti sono chiari: la flottiglia ha trasportato aiuti umanitari, Gaza è deliberatamente affamata, e Israele sta perpetrando un genocidio. È dovere della comunità internazionale smettere di perpetuare le bugie di Israele e iniziare ad agire per porre fine al blocco, alla carestia e al genocidio. LINK PER ACCEDERE A UN CAMPIONE DI FOTO E VIDEO VERIFICATI DEGLI AIUTI A BORDO DELLE NAVI DELLA GLOBAL SUMUD FLOTILLA. Redazione Italia
La richiesta di Israele di “attraccare e trasferire” gli aiuti fa parte del blocco in corso a Gaza
La recente richiesta del Ministero degli Esteri israeliano alle navi della flottiglia di “attraccare e trasferire” gli aiuti umanitari attraverso il porto di Ashkelon, in Israele, non può essere interpretata come una neutra esigenza logistica. Si inserisce in un modello di lunga data: la deliberata ostruzione da parte di Israele degli aiuti destinati a Gaza e i suoi tentativi di delegittimare chi contesta il suo blocco illegale. Da maggio 2025, dopo la revoca del “blocco totale”, Israele ha consentito l’ingresso a Gaza di una media di 70 camion al giorno. Le agenzie delle Nazioni Unite stimano che ne siano necessari tra 500 e 600 quotidianamente per soddisfare i bisogni di base. Il passato di Israele—intercettazione di imbarcazioni, blocco dei convogli e restrizioni alle rotte—dimostra che l’obiettivo non è facilitare i soccorsi, bensì controllarli, ritardarli e negarli. Amnesty International e Human Rights Watch hanno entrambe condannato tali pratiche come violazioni del diritto internazionale e pericolose ostruzioni all’assistenza umanitaria imparziale. La retorica di Israele contro la Global Sumud Flotilla prepara il terreno a ulteriori escalation. Dipingere una missione umanitaria pacifica come una “violazione della legge” è un pretesto per la violenza contro civili che agiscono legittimamente per consegnare aiuti. Amnesty ha già avvertito che tali minacce “calpestano il diritto internazionale” e mettono vite a rischio. Siamo chiari: la comunità internazionale non deve trattare queste richieste come semplici istruzioni operative “benigne”. Sono la continuazione di un blocco che investigatori indipendenti dell’ONU hanno definito una forma di punizione collettiva e parte del genocidio in corso a Gaza. Chiediamo a governi, agenzie ONU e organizzazioni umanitarie di: * Garantire passaggio sicuro e protezione per operatori umanitari, strutture mediche e civili. * Sostenere il diritto internazionale umanitario respingendo l’assedio illegale imposto da Israele e supportando gli sforzi che consegnano direttamente gli aiuti alla popolazione di Gaza. * Agire con decisione per porre fine al genocidio in corso. Qualsiasi cosa di meno rischia di consolidare un sistema di fame forzata, privazioni e punizione collettiva che sta costando la vita a migliaia di palestinesi.   Redazione Italia