Tag - boicottaggio israele

Bergamo blinda la partita Atalanta-Hapoel: bandiere palestinesi vietate, città in presidio
Con Ferragosto alle spalle da pochi giorni e il campionato di calcio non ancora ufficialmente iniziato, sembrava che la partita tra Atalanta e l’Hapoel Tel Aviv potesse rappresentare un evento come tanti. Invece, a poche ore dal fischio d’inizio, la situazione si è fatta complessa. La New Balance Arena di Bergamo e l’area circostante saranno infatti sottoposte questa sera a un imponente dispositivo di sicurezza, con un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine. La presenza della squadra israeliana e di circa mille suoi sostenitori ha infatti convinto le autorità a predisporre rinforzi, controlli straordinari, sistemi antidroni e un divieto di sorvolo. Agli ingressi saranno bloccate anche le bandiere palestinesi. Da giorni vanno avanti mobilitazioni che vedono in prima linea i membri bergamaschi della Global Sumud Flotilla, mentre nel tardo pomeriggio si terrà il raduno della Rete Bergamo per la Palestina. Il dispositivo di sicurezza è stato definito in diversi incontri in Prefettura e Questura. Il ministero dell’Interno ha concesso rinforzi da altre città, l’utilizzo di un elicottero e apparecchiature anti drone per bloccare i telecomandi dei velivoli. L’Ente nazionale per l’aviazione civile ha emesso un Notam che stabilisce il divieto di sorvolo per ogni tipo di velivolo, compresi i droni e i Vfr, in un’ampia porzione di cielo sopra lo stadio. Ne sono esclusi i mezzi di linea e quelli d’emergenza. Il divieto è già scattato da ieri pomeriggio e resterà valido fino allo svuotamento dell’impianto post gara. Particolarmente rigidi saranno i controlli ai cancelli, aperti dalle 18.30. La Questura ha chiesto all’Atalanta di aumentare il numero degli steward e il filtraggio riguarderà, oltre a fumogeni e oggetti pericolosi, anche striscioni e vessilli ritenuti provocatori secondo le direttive Uefa. Tra questi rientrano le bandiere palestinesi, che non potranno essere introdotte nell’impianto. La società ha invitato il pubblico ad arrivare con largo anticipo per limitare code e attese. Nel cantiere dello scolmatore del Tremana è stato messo al sicuro tutto ciò che potrebbe essere usato come arma e l’area è stata circondata da recinzioni. Oltre alla consueta ordinanza contro la vendita di alcolici, il Comune ha istituito il divieto di sosta con rimozione forzata sulle vie attorno allo stadio e disposto la chiusura di viale Giulio Cesare e via Lazzaretto. Il clima esterno resta vibrante: martedì sera, la fazione bergamasca della Global Sumud Flotilla ha illuminato le pareti dello stadio con la proiezione “Boycott Israel”. Rivendicando «Un gesto di luce contro il genocidio a Gaza», gli attivisti hanno evidenziato in una nota come il boicottaggio di Israele non sia più un’opzione politica tra le altre, ma «una necessità umanitaria, un dovere morale verso il popolo palestinese, che sta pagando con la vita il silenzio e la complicità internazionale». Il comunicato prosegue con un’accusa netta: «Ogni partita di calcio favorisce la normalizzazione della violenza, ogni accordo commerciale è complicità. Non si costruisce cooperazione con chi bombarda ospedali, scuole e campi profughi. Bergamo non può essere complice». Alle 18 di oggi, inoltre, il piazzale di via Pitentino ospiterà il raduno della Rete Bergamo per la Palestina. Promuovendo i motti “Show Hapoel the red card” e “No alla partita della vergogna”, la sigla chiarisce la propria posizione: «Di fronte al genocidio in atto in Palestina non c’è spazio per la neutralità. Il sionismo ha massacrato quasi 600 sportivi e dirigenti palestinesi, radendo al suolo gli impianti e negando ogni diritto elementare. Impedire il match tra Atalanta e Hapoel Tel Aviv significa rifiutare di sdoganare la pulizia etnica e le politiche coloniali israeliane. Lo sport non può essere la copertura per i crimini di un regime genocida». Uno scenario analogo si era venuto a creare lo scorso novembre a Bologna, in occasione della partita di basket di Eurolega tra Virtus Segafredo e la società israeliana Maccabi Tel Aviv, quando un intero quadrante del capoluogo emiliano era stato blindato con circa 500 membri delle forze dell’ordine schierati, una zona rossa a doppio filtro istituita attorno al PalaDozza e scuole chiuse in anticipo. Il mese precedente si teneva invece a Udine il match Italia-Israele per le qualificazioni ai mondiali di calcio. In quel caso era stata modificata la viabilità cittadina, con segnali stradali temporanei, divieti di sosta e la chiusura di diverse strade nei pressi dello stadio e dell’hotel in cui soggiornavano i calciatori israeliani. Comitati e quotidiani locali denunciarono una città militarizzata, con elicotteri che la sorvolano in continuazione, droni e cecchini sui tetti. L’anno precedente, in corrispondenza del medesimo evento, il Comune friulano aveva imposto il divieto assoluto di avvicinarsi allo stadio e istituito una zona rossa militarizzata attorno all’impianto. Poi, nel marzo del 2024, pesanti restrizioni per i tifosi e un ingente dispiegamento di forze dell’ordine avevano segnato il contesto della partita calcistica di Europa League tra la Fiorentina e gli israeliani del Maccabi Haifa a Firenze. The post Bergamo blinda la partita Atalanta-Hapoel: bandiere palestinesi vietate, città in presidio appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 20, 2026
L'INDIPENDENTE
A Grosseto un’azienda israeliana sta cercando di accaparrarsi il business dell’agrivoltaico
Più di 36mila pannelli, oltre 30 ettari di terreno e opere di rete per una produzione di oltre 19 megawatt. È questo il progetto per la costruzione dell’impianto agrivoltaico “Ribolla”, situato nel comune di Roccastrada, in provincia di Grosseto. Il progetto interessa un’area situata nel Parco Nazionale delle Colline Metallifere ed è portato avanti da SPV Energy 3, azienda con zero dipendenti e un capitale sociale di 2.500 euro. Dietro di essa si trova Shikun & Binui, colosso internazionale delle infrastrutture, del settore immobiliare e dell’energia, che collabora direttamente con l’esercito israeliano e genera profitti nei Territori Palestinesi Occupati. I cittadini si sono mobilitati contro la realizzazione del progetto, dando vita al collettivo “Diritti in Palestina” e lanciando una raccolta firme che ha quasi raggiunto le 5.000 adesioni. «Il collettivo “Diritti in Palestina” si è costituito quando alcuni di noi sono venuti a conoscenza del procedimento amministrativo in atto, da parte della Regione Toscana, per la concessione dell’autorizzazione all’azienda SPV Energy 3 Srl per la realizzazione dell’impianto agrivoltaico denominato “Ribolla”, situato nel comune di Roccastrada, in zona Vallone, e, in misura minore, nel comune di Grosseto». Inizia così il comunicato con cui il collettivo “Diritti in Palestina” prova a fare luce sul progetto Ribolla. L’area interessata, spiega Alessandra a L’Indipendente, si trova all’interno del Parco Nazionale delle Colline Metallifere, un sito non protetto ma «di rilevanza storica», poiché fu teatro del disastro minerario di Ribolla del 1954, quando un’esplosione avvenuta a 260 metri di profondità, nel pozzo Camorra, causò la morte di 43 minatori. Il progetto ha già ottenuto un primo via libera nell’ambito delle autorizzazioni ambientali. «A ottobre», ci spiega Alessandra, «si terrà la conferenza dei servizi», il tradizionale tavolo di confronto tra le istituzioni, e, se il progetto non dovesse essere fermato, «entro dicembre o gennaio dovrebbe arrivare l’autorizzazione». A far scattare il campanello d’allarme tra i residenti è stato il proliferare di progetti legati alle rinnovabili in Italia, tema a cui L’Indipendente ha dedicato un articolo: molti di essi sono infatti «presentati da aziende israeliane segnalate nel rapporto annuale della Commissione ONU sui diritti umani come implicate, in vari modi, nell’occupazione illegale dei territori della Cisgiordania e di Gaza». È bastato poco per notare che SPV Energy 3 Srl aveva qualcosa che non andava: l’azienda è infatti priva di dipendenti e dotata di un capitale sociale a dir poco irrisorio. Essa, approfondisce il collettivo, «è posseduta al 100% da Shikun & Binui Energy Europe B.V., con sede legale ad Amsterdam (Paesi Bassi), a sua volta controllata dall’israeliana Shikun & Binui». Di qui la mobilitazione: Shikun & Binui è infatti inserita nel database di Who Profits, centro di ricerca indipendente sulle aziende coinvolte nell’occupazione israeliana in Palestina e in Siria; l’azienda, si legge nella pagina a essa dedicata, «ha un ruolo significativo nella costruzione e nell’espansione degli insediamenti e delle infrastrutture di occupazione nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est» e ha «partecipato alla costruzione della barriera che circonda la Striscia di Gaza assediata». Verificata la posizione dell’azienda, gli attivisti hanno incontrato il sindaco di Roccastrada, che si è schierato dalla loro parte; hanno inoltre lanciato una raccolta firme con lo slogan «Impediamo la colonizzazione della Maremma», raccogliendo quasi 5.000 adesioni. Nel corso di questo mese, anticipa Alessandra a L’Indipendente, hanno intenzione di organizzare una manifestazione per contestare il progetto. Non si tratta di una vuota presa di posizione: «Siamo ben consapevoli del fatto che far valere le risoluzioni ONU in merito alle violazioni dei diritti umani perpetrate da Israele non abbia effetto legalmente vincolante, così come quanto dichiarato dalla Corte internazionale di giustizia e dalla Commissione d’inchiesta dell’ONU sulla Palestina, istituita nel 2021», spiegano gli attivisti. «Tuttavia, mettono gli amministratori di fronte alla responsabilità di consentire a un’azienda, la cui eticità è pari a zero, di lucrare sfruttando il nostro territorio con la scusa, perché altro non è, delle energie rinnovabili». Il caso, contesta il collettivo, «rientra pienamente nella casistica delineata dalla risoluzione ONU del 18 settembre 2024, che obbliga i soggetti terzi a non sostenere la situazione in atto nei territori della Palestina occupata, specificando che ciò coinvolge anche “le relazioni economiche, commerciali e finanziarie”». The post A Grosseto un’azienda israeliana sta cercando di accaparrarsi il business dell’agrivoltaico appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 17, 2026
L'INDIPENDENTE
Sanitari per Gaza Emilia-Romagna mappa i rapporti economici tra la Regione e il gruppo Teva
Sanitari per Gaza Bologna ci racconta di un loro progetto che, insieme a BDS, nel contesto della campagna di boicottaggio TEVA, si concentra su una mappatura degli appalti pubblici vinti dall’azienda. Teva è la più grande azienda per fatturato israeliana, complice del genocidio in corso e che beneficia direttamente dell’occupazione in Cisgiordania. È una grande azienda produttrice di farmaci generici che partecipa agli appalti pubblici anche in Italia. 80% dei farmaci che propone sono generici (ovvero che non hanno più un brevetto) e che quindi potrebbero essere tranquillamente forniti da altre aziende farmaceutiche. Nella campagna di boicottaggio si sottolinea quindi come potrebbero essere inserite clausole etiche nelle gare d’appalto, che permettano di evitare che aziende come Teva vengano finanziate con soldi pubblici. Di fronte all’immobilismo della politica istituzionale, la mappatura espone le responsabilità della Regione e quantifica queste relazioni economiche. In Emilia-Romagna dal 2015 al 225 sono stati aggiudicati 115 milioni di euro a Teva Italia. Parte di questi soldi (95 milioni di euro) erano sotto completo controllo della Regione, perché spesi da aziende direttamente dipendenti dalla sua amministrazione. In questo approfondimento, Sanitari per Gaza Bologna ci spiega anche, al livello metodologico, come sono stati reperiti questi dati (accessibili a tuttx). Questo tipo di studio può essere riprodotto anche in altre zone d’Italia, per dotarci di un numero sempre maggiore di strumenti, costruire una piattaforma rivendicativa precisa e andare ad inchiodare i decisori politici di fronte alle loro responsabilità. Qui anche il fascicolo della mappatura: https://bdsitalia.org/index.php/teva-notizie/3023-mappatura-appalti-pubblici-rer
Complici del genocidio: fondi europei per le ricerche sui droni israeliani
Ogni giorno che passa, la lotta per il boicottaggio accademico delle istituzioni israeliane si mostra sempre più come una questione che ha colpito nel senso della complicità europea col genocidio dei palestinesi. Il Consiglio Europeo della Ricerca (ERC) è finito al centro di un caso politico dopo che un’inchiesta ha […] L'articolo Complici del genocidio: fondi europei per le ricerche sui droni israeliani su Contropiano.
June 27, 2026
Contropiano
La falsa morale dei complici
Il governo Meloni e la “sinistra per Israele” si indignano per Ben-Gvir solo quando l’umiliazione colpisce gli europei, ma hanno taciuto davanti al genocidio palestinese, alle torture, alla fame e …
Una petizione regionale per il boicottaggio di Israele
Riceviamo e pubblichiamo questo articolo di Fulvia Fabbri, attivista per i diritti umani. Una rete di oltre 30 realtà nazionali ed emiliano romagnole hanno lanciato in occasione delle manifestazioni di protesta per il proseguo del genocidio in Palestina, una petizione indirizzata alla Regione Emilia Romagna per chiedere “il boicottaggio di Israele nei settori in cui la Regione può avere voce in capitolo. Porti, fiere, appalti con ditte israeliane, progetto Eris a Forlì e progetti militari nelle scuole” . Tra i sottoscrittori del documento, che verrà proposto, nei prossimi mesi, per la firma dei cittadini e cittadine che risiedono in regione, figurano Mediterranea Saving Humans e i Giovani Palestinesi di Italia, assieme alle tante realtà associative, che in questi due anni di guerra e di genocidio hanno animato il movimento di protesta dal basso nelle rispettive realtà territoriali. Per citarne alcuni, Faenza per la Palestina, Mercoledì per la Palestina, Fronte Comune, a Faenza; Collettivo La Comune, Ravenna in Comune, SGB Ravenna, Resistenza Popolare, Students for Palestine, a Ravenna; Mani Rosse Antirazziste, Centro Pace, Forlì Città Aperta, Docenti per Gaza, Collettivo studentesco, a Forlì; Sanitari per Gaza, nelle varie province romagnole; Rimini4Gaza, Assopace Palestina, a Rimini, Fondamenta e AVS Cesena, a Cesena, Coordinamento Paradiso e Arci Rastignano a Bologna; AVS di Formigine Modena. Il documento condiviso da queste realtà individua alcuni ambiti problematici per la Regione Emilia Romagna, rispetto alle relazioni di natura commerciale, di ricerca e produzione che avvengono in regione con aziende israeliane e/o con aziende che sono in partenariato con Israele, oppure ambiti nei quali ancora non si configura da parte della Regione stessa un monitoraggio e un controllo efficace che interrompa il commercio di armi verso questo paese accusato dagli organismi internazionali di praticare in modo sistematico attività genocidarie. Preoccupa il tema del contratto in scadenza con l’industria farmaceutica Teva, che nella regione sta distribuendo i farmaci generici: il Contratto è in scadenza a fine anno, quali scelte saranno fatte dai nostri amministratori regionali? Preoccupa inoltre la presenza di aziende israeliane nelle manifestazioni fieristiche regionali, come viene mostrato da un recente dossier sulla fiera “Ecomondo” di Rimini, nella quale su 1800 aziende il 9 % intrattiene rapporti commerciali con Israele e 42 di queste intrattiene scambi di tecnologia militare . La Regione Emilia Romagna ha, inoltre, una quota in Sapir, relativamente alla gestione del Porto di Ravenna. Le recenti indagini giornalistiche hanno dimostrato che da questo porto passano quotidianamente carichi di armi e/o componenti per armamento, nonché prodotti che possono servire da micce per bombe altamente distruttive: si chiede l’istituzione di un osservatorio permanente con cittadini e istituzioni, sul traffico di armi, che sia preventivamente informato su ogni passaggio di armi o “dual use” nel porto di Ravenna, nel rispetto della legge 185/90. Vengono inoltre denunciati progetti che vedono coinvolte aziende che fanno ricerca e produzione in ambito militare: il progetto Eris (Emilia Romagna in Space), guidato da Thales Alenia, joint venture tra Leonardo Spa, fornitore di armi a Israele, e la francese Thales, undicesimo produttore di armi globale, con collaborazioni con una lunga filiera di aziende emiliano romagnole. Il progetto incassa il sostegno del Comune di Forlì, dove sorgerà il polo tecnologico per la produzione di antenne satellitari dual use, e della stessa Regione Emilia Romagna . Il progetto Undersec, finanziato con fondi europei del Programma Horizon che riguarda l’implementazione di tecnologie per la sicurezza marina e sottomarina, con la partecipazione del il Ministero della Difesa israeliano, il colosso Rafael Advanced System e l’Università di Tel Aviv. L’Italia partecipa con l’Autorità portuale di Ravenna, la Fondazione Issnova di Napoli e l’azienda marchigiana Cnt Technologies. I sottoscrittori della petizione – e tutti coloro che la firmeranno – chiedono l’interruzione di questi progetti, il monitoraggio puntuale di quello che accade al porto di Ravenna, l’urgente avvio di azioni di controllo delle attività delle aziende italiane o estere con cui si intraprendono rapporti di fornitura, sulla base della legislazione degli appalti etici, che l’Assemblea regionale ha approvato l’11 Giugno 2024, che impegna la Giunta e gli enti controllati dalla Regione ad adottare i principi e la modalità degli appalti pubblici etici, al fine di tenere conto di eventuali violazioni dei diritti umani e/o del diritto internazionale da parte delle imprese, così da escluderle in fase di valutazione delle loro offerte in risposta ai bandi regionali. Una coscienza civile diffusa nella regione, condivisa anche da tanti Consigli Comunali che dal 2024 ad oggi hanno approvato mozioni a favore del riconoscimento dello Stato di Palestina e appelli per il cessate il fuoco a Gaza, per l’accesso degli aiuti umanitari, per la fine dell’occupazione illegale in Cisgiordania. Insomma dalla società civile si chiede che alle parole seguano i fatti, agli impegni presi con l’approvazione di proprie normative regionali alle azioni concrete. Da una Regione, che per bocca del proprio Presidente, il 31 Maggio scorso, dichiara la sospensione delle relazioni istituzionali con Israele, ci si aspetta coerenza e non complicità. Redazione Bologna
December 1, 2025
Pressenza