Il contrasto alla violenza di genere nelle periferie di Dakar
In data 10 gennaio 2026, nell’ambito delle attività promosse da Energia per i
Diritti Umani, si è tenuto a Malika un incontro virtuale tra Senegal e Pakistan:
dall’altra parte dello schermo e in collegamento diretto dal Pakistan il
professor Hussain Mohi-ud-Din Qadri, Vicepresidente del Consiglio di
amministrazione dell’Università Minhaj di Lahore (MUL), sede della Scuola di
Religione e Filosofia fondata dallo stesso prof. Qadri nel 2016.
Il professore si era già collegato con il Senegal un anno fa, per instaurare un
dialogo con animatrici e animatori del progetto “Voix des femmes –
Autonomisation féminine, droits et santé” in relazione ai contenuti del Corano
relativi alla condizione femminile e alla loro corretta interpretazione.
Stavolta l’incontro si è strutturato come una tavola rotonda composta dal
professor Qadri, l’imam Soumaré di Yeumbeul Nord (Dakar) e l’imam Keïta di
Malika (Dakar). Presenti anche le animatrici delle campagne di sensibilizzazione
di “Voix des femmes” insieme a volontarie e volontari di Energia per i Diritti
Umani, per ascoltare la trattazione dei relatori sui temi della violenza
domestica ed economica interpretati alla luce di Corano, Sunnah e Hadith.
La discussione si è aperta con l’intervento del prof. Qadri, il quale ha
trattato il tema della violenza domestica evidenziando come quest’ultima sia
condannata dalla religione islamica e considerata inammissibile, a discapito di
quelle interpretazioni (distorte) che la vedrebbero come giustificabile in
determinate circostanze. La famiglia islamica, basata sull’equilibrio e sulla
parità tra marito e moglie, non risulta caratterizzata da un potere unilaterale,
bensì da una partnership che consente alla coppia di sostenersi reciprocamente.
Molti, infatti, gli aneddoti e i riferimenti alla vita del Profeta citati che
rimandano alla cura maritale nei confronti della moglie e al giudizio di valore
secondo cui un uomo probo è colui che sa trattare con amorevolezza e rispetto il
genere femminile.
Anche l’autonomia economica femminile appare valorizzata dai testi sacri del
Corano: la donna deve poter lavorare se lo desidera, così come faceva la prima
moglie del Profeta Maometto dedicandosi al commercio (con il completo sostegno
del marito); numerose, anche in questo caso, le storie citate tratte dai testi
sacri relative a donne impegnate in una professione.
In ogni caso, il denaro non può costituire un elemento di controllo sulla vita
della donna e il marito non può monitorarne le spese; inoltre, sebbene l’uomo
debba offrire una dote quanto più possibile generosa per il matrimonio, non per
questo egli può vantare qualche potere sulla propria moglie, dal momento che la
dote si offre con amore e non per “comprare” la donna e renderla una schiava.
Riprova ne è il fatto che le faccende domestiche non sono una prerogativa
femminile, anzi, l’uomo secondo l’Islam e tenuto a contribuire alla gestione
domestica.
Sugli stessi temi sono successivamente intervenuti anche l’imam Soumaré e l’imam
Keïta, rispettivamente sul tema della violenza domestica ed economica,
aggiungendo alcuni spaccati della società senegalese. Ad esempio è emerso come,
ancora oggi, la nascita di un figlio mschio sia accolta con maggiore
partecipazione e gioia riseptto a quella di una figlia femmina, retaggio
culturale di una società patriarcale del tutto in contrasto con la religione
islamica, secondo cui ogni bambino/a che nasce è da considerarsi un dono di Dio,
indipendentemente dal sesso di appartenenza.
Le opinioni degli Imam su entrambi i temi sono risultate in gran parte
coincidenti con quella del professor Qadri, raggiungendo la conclusione per cui
molte donne risultano discriminate in nome della religione solo perché questa
non viene studiata e, di conseguenza, le donne stesse non conoscono i propri
diritti.
Su alcuni punti si è registrata invece una distanza interpretativa, colmata
comunque da un ascolto reciproco attento e rispettoso delle differenze di
vedute. Un esempio particolarmente rilevante in tal senso è rappresentato dal
controverso tema della poligamia: secondo il prof. Qadri, essa sarebbe
addirittura scoraggiata dal Corano, poiché nelle scritture si dice che, per
quanto un uomo possa prendere in moglie fino a quattro donne, si ritiene molto
difficile che riesca a farlo garantendo a tutte parità di trattamento. Secondo
gli imam, invece, l’interpretazione corretta sarebbe data dalla possibilita per
l’uomo di rimanere poligamo fino a trovare la donna che raccoglie in sé tutte le
caratteristiche ideali.
A seguire, si è aperta una lunga sessione di domande da parte delle animatrici
presenti, che hanno toccato svariati temi, dal posizionamento religioso sul tema
della pianificazione familiare, al diritto all’eredità per le donne, alle
possibili soluzioni per sopperire ad una scarsa educazione religiosa sia nella
fascia di popolazione adulta che in quella più giovane.
Su quest’ultimo punto è emerso il ruolo fondamentale dei capi religiosi che,
facendosi portavoce del dettato religioso e della sua corretta interpretazione,
possono fungere da cassa di risonanza per la diffusione di un’educazione
religiosa che si faccia vettore di una cultura dei diritti umani e della parità
di genere. A questo proposito, i relatori si sono lasciati sull’impegno di
promuovere dei momenti di divulgazione comunitaria sul territorio, all’interno
delle comunità religiose locali, per parlare nello specifico di diritti di
genere e contrasto alle discriminazioni.
Il 10 gennaio non si è tenuto solo un seminario, ma un tentativo commovente di
trascendere ciò che di più complesso caratterizza la società umana, cioè le
differenze di vedute, culturali, di pensiero e geografiche, tutto in nome di una
intenzionale opera di umanizzazione interna ed esterna, con la volontà e il
proposito di trasmettere ad altri/e le stesse aspirazioni.
Dietro questo incontro ci sono centinaia, se non migliaia di persone potenziali
beneficiarie di queste comprensioni, dalla comunità religiosa alle persone che
le animatrici avranno l’opportunità di sensibilizzare in scuole e case
nell’ambito delle campagne di contrasto alla violenza di genere.
In conclusione, il significato di questa giornata è tutto qui: lanciare azioni
intenzionali può sembrare una minuscola goccia, ma è proprio dalla goccia che
nasce l’oceano… E questo restituisce speranza e senso al domani di tutti/e.
Federica De Luca