L’altra faccia della medaglia
Si sa, la retorica delle “Migliori Olimpiadi Invernali di sempre” è sempre
dietro l’angolo e nei fatti inizia ancora prima che le stesse facciano scorrere
i titoli di coda, a maggior ragione per un comitato organizzatore allineato a un
governo come il nostro in perenne ricerca di effetti speciali, non tanto per una
questione di legittimazione, quanto per “deformazione” socio-politica portata
automaticamente alla perenne mistificazione.
Eppure, questa volta a dare manforte a questa visione spassionatamente
ottimista, sarebbe bastato far parlare da sé i risultati che confermano come
alle nostre latitudini questa rappresenti la migliore performance di sempre
negli sport invernali. A maggior ragione se si pensa alla situazione quasi
tragica di soltanto quattro edizioni fa, Vancouver 2010, ci si può rendere conto
del miracolo realizzato dal punto di vista agonistico, con l’augurio che in un
futuro non ancora ben identificato, tali risultati possano incidere anche
sull’accessibilità e la diffusione di molti di questi sport che solitamente
vengono tenuti in naftalina per tre anni e undici mesi, fino alle Olimpiadi
successive.