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Eolico, il caso off-shore alle Egadi: quattro impianti in un ecosistema unico, nel “collo di bottiglia” siciliano
La transizione energetica è la sfida decisiva della nostra epoca. Decarbonizzare completamente la produzione elettrica entro il 2050, come prevede il Green Deal europeo, richiede una mobilitazione tecnologica e territoriale senza precedenti e non ammette scorciatoie: non si può scegliere un solo strumento e rinunciare agli altri. In questo quadro, l’eolico offshore – inclusi i mega-parchi – è parte necessaria del mix energetico rinnovabile. Ma necessario non significa indistinto. La questione non è se costruire impianti eolici in mare, ma come, dove e a quale scala, e con quali garanzie vincolanti di mitigazione ambientale_ LA SCALA COME SCELTA STRATEGICA: PERCHÉ GLI IMPIANTI MEDI SONO PREFERIBILI La letteratura internazionale converge su un punto: gli impianti eolici di media dimensione: tra 50 e 150 MW; con turbine da 5-10 MW, collocati in aree a minore sensibilità ecologica, offrono il miglior rapporto tra produzione energetica, impatto ambientale e accettabilità sociale. Distribuiti sul territorio, riducono la dipendenza da installazioni singole; integrati con accumulo locale e comunità energetiche, rafforzano la resilienza sistemica. Scozia e Paesi Bassi (programma Hollandse Kust) dimostrano che si possono raggiungere obiettivi ambiziosi senza concentrare l’impatto in ecosistemi fragili. Questo non esclude i mega-parchi. In aree aperte, con fondali a bassa sensibilità biologica e a distanze adeguate dalle zone protette, essi possono essere realizzati con impatti accettabili, purché le misure di mitigazione siano rigorose, dimensionate e giuridicamente vincolanti. La mitigazione non può essere opzionale o differita alla fase operativa: deve essere progettata, quantificata e resa condizione necessaria dell’autorizzazione, con linee guida precise già nella fase di identificazione dell’area idonea. UN ECOSISTEMA UNICO SOTTO PRESSIONE: I QUATTRO IMPIANTI Il progetto in esame comprende quattro installazioni integrate al largo della Sicilia occidentale: circa 190 turbine galleggianti alte 300 metri, su 18 milioni di m² di mare. Le piattaforme, ancorate a circa 78 metri di profondità e soggette a oscillazioni fino a 200 metri in condizioni estreme, alterano la turbolenza locale, modificano il mescolamento verticale delle acque e perturbano le correnti costiere, con effetti a cascata sulla distribuzione del fitoplancton e sulla produttività primaria. I quattro impianti si collocano a 50–75 km dalla Riserva Naturale Saline di Trapani e Paceco e dai siti Natura 2000 ZPS ITA010028 e ZSC ITA010007, e interessano un’area vasta comprendente siti Ramsar, Important Bird Areas (IBA), ZPS, ZSC, riserve naturali regionali e l’Area Marina Protetta delle Isole Egadi. Non è un’area a bassa sensibilità. Qualora approvati, i quattro impianti dovranno essere valutati in forma cumulativa e sottoposti a mitigazioni specifiche, dimensionate e vincolanti. L’EFFETTO BARRIERA SULL’AVIFAUNA: IL COLLO DI BOTTIGLIA SICILIANO Tra le criticità più gravi, sistematicamente sottovalutate nella documentazione progettuale, figura l’impatto sull’avifauna migratrice. La Sicilia occidentale è uno dei principali “colli di bottiglia” migratori del Mediterraneo: centinaia di specie, molte tutelate a livello internazionale nell’intero ciclo biologico, utilizzano questa rotta come passaggio obbligato tra Europa e Africa in primavera e autunno. Le Saline di Trapani e Paceco e la ZPS/ZSC adiacente sono aree di sosta e alimentazione essenziali. I quattro impianti determinerebbero una barriera eccezionale lungo questa rotta: 190 turbine in movimento, alte 300 metri, che le specie in volo non riescono ad aggirare con anticipo sufficiente, specie in condizioni di bassa visibilità o migrazione notturna. Specie ad alta vulnerabilità come il Fenicottero rosa – planatore lento e gregario – e il Falco pescatore – rapace con traiettorie costiere a bassa quota- sono esposte a rischio di collisione elevato e documentato, al pari di aironi, gru, cicogne e numerosi passeriformi notturni. L’assenza di una Valutazione di Incidenza sull’avifauna migratrice, condotta con metodologia radar-ornitologica su base pluriennale, costituisce una lacuna inaccettabile dell’attuale progetto. MITIGAZIONE ORNITOLOGICA E ACUSTICA E CORRIDOI LIBERI Le esperienze operative nei parchi del Nord Europa e della penisola iberica hanno prodotto misure consolidate che devono essere rese vincolanti per tutti i quattro impianti. È vincolante: una campagna radar-ornitologica pre-cantiere (BirdScan, Robin Radar) per definire intensità, quota, direzione e composizione dei flussi migratori; con arresto automatico delle turbine al rilevamento di specie vulnerabili; corridoi liberi da turbine di almeno 2 km, Tra le altre misure, è vincolante: la sospensione dell’esercizio dal 15 marzo al 15 maggio e dal 1° agosto al 31 ottobre. Il rumore operativo cronico a bassa frequenza (10–200 Hz) è incompatibile con la presenza stabile di capodogli e stenelle, specie prioritarie nelle Egadi. Nei parchi di Hornsea e Moray East (UK) specifici protocolli, hanno ridotto del 78% gli episodi di disturbo documentato ai mammiferi marini. MITIGAZIONE ELETTROMAGNETICA: TECNOLOGIE E STANDARD DI INTERRAMENTO I campi elettromagnetici (EMF) dei cavi di trasmissione alterano orientamento e comportamenti riproduttivi di elasmobranchi, teleostei e tartarughe marine. È vincolante prevedere cavi con doppio schermaggio elicoidale conformi allo standard (Università di Southampton, 2022); interramento a profondità minima di 1,5 m in aree di habitat sensibile, mappate con Remotely Operated Vehicle (Rov), sensori fissi con obbligo di intervento correttivo entro 60 giorni dal superamento delle soglie ICES. MITIGAZIONE DA MICROPLASTICHE: MATERIALI, ISPEZIONI E FONDI OBBLIGATORI Le pale in composito polimerico rilasciano micro e nano-plastiche per erosione salina. Nel Mediterraneo, bacino semi-chiuso, le conseguenze sono più gravi che nel Mare del Nord. È vincolante: pale conformi agli standard con leganti non epossidici e fibre in vetro riciclabile; fondo obbligatorio per la raccolta di materiale polimerico nel raggio di 5 km dall’impianto. MARINE SPATIAL PLANNING: ZONE DI ESCLUSIONE E VALUTAZIONE CUMULATIVA La pianificazione spaziale marina integrata è lo strumento sistemico più efficace. Nei modelli danese e tedesco ha prodotto l’esclusione delle zone Natura 2000 con buffer di 4 km e valutazioni cumulative obbligatorie. È vincolante per i quattro impianti: zona cuscinetto di 4 km attorno a ciascun impianto con divieto di pesca a strascico e a circuizione; esclusione permanente di qualsiasi turbina ricadente nelle Aree Marine Protette (Amp) delle Isole Egadi, nelle zone umide di importanza internazionale (Ramsar), nelle Important Bird and Biodiversity Areas (Iba) e nei siti Natura 2000: Zona di Protezione Speciale (Zps) e (Zona Speciale di Conservazione (Zsc); Valutazione di Impatto Cumulativo (Vic) integrata su tutti e quattro gli impianti e sugli altri progetti del Canale di Sicilia (modello norvegese Havvind); monitoraggio triennale indipendente delle popolazioni ittiche nelle nursery, con sospensione dell’esercizio in caso di riduzione documentata superiore al 15% rispetto alla baseline pre-cantiere. MITIGAZIONE PAESAGGISTICA E VISIVA: UN OBBLIGO NON NEGOZIABILE La visibilità di 190 turbine alte 300 metri dalle coste di Favignana, Levanzo e Marettimo è un impatto reale. È vincolante: Valutazione di Impatto Visivo (Viv) con simulazione fotorealistica da almeno 20 punti di osservazione con metodologia Scottish Natural Heritage (Snh); colorazione delle turbine per ridure la visibilità diurna del 30-40% rispetto al bianco standard (Wind Energy Institute, 2021); disattivazione dell’illuminazione notturna tra mezzanotte e l’alba, con sostituzione mediante sistemi radar a infrarossi conformi alla normativa ENAC 2024; finanziamento obbligatorio, per tutta la durata della concessione, di un programma di recupero del patrimonio architettonico marinaro e dei paesaggi culturali dell’arcipelago, verificato annualmente dalla Soprintendenza. GIUSTIZIA SOCIOECONOMICA: COMPENSAZIONI VINCOLANTI E GOVERNANCE PARTECIPATA La pesca artigianale è l’attività economica principale delle Egadi e subirà una contrazione significativa dello spazio operativo. È vincolante: un Fondo di Compensazione e Sviluppo Locale pari al 3% dei ricavi annuali lordi dell’impianto, destinato alle cooperative di pesca con rendiconto pubblico annuale; la partecipazione di rappresentanti delle comunità insulari a un Comitato di Governance con potere consultivo vincolante sulle decisioni operative che incidono sulla pesca; la preferenza documentata per operatori economici locali negli appalti di manutenzione. Il modello scozzese – dove le cooperative di pescatori siedono nei consigli di amministrazione dei parchi -dimostra che compensazione equa e convivenza sono tecnicamente realizzabili. MONITORAGGIO ADATTATIVO: LA CONDIZIONE CHE TRASFORMA LE PROMESSE IN OBBLIGHI Nessuna misura vale senza un sistema di monitoraggio adattativo con effetti giuridici certi. È vincolante un Osservatorio Ambientale Indipendente, composto da advisor qualificati, ricercatori delle università, dell’Ispra, dell’Infs e di istituti internazionali accreditati, incluso BirdLife International per la componente ornitologica, con accesso illimitato ai dati di impianto e potere di raccomandazione vincolante sulle autorità concedenti; rapporti di stato ambientale annuali, accessibili al pubblico; clausole esplicite nel disciplinare di concessione di sospensione parziale o totale dell’esercizio in caso di impatti superiori alle soglie concordate, senza indennizzo per il concessionario nei casi di inadempienza al piano di mitigazione. UN PARADIGMA DIVERSO, NON UN VETO Questa analisi non è un rifiuto dell’eolico offshore. È la richiesta che la transizione energetica rispetti una gerarchia delle soluzioni, privilegiando impianti di media dimensione in aree a minore sensibilità ecologica, e che, dove impianti di grande scala vengano approvati, le misure di mitigazione siano strutturali, dimensionate, vincolanti e verificabili. I quattro impianti al largo della Sicilia occidentale insistono su uno degli ecosistemi marini e ornitologici più delicati del Mediterraneo: un corridoio migratorio di rilevanza continentale, una rete di aree protette internazionalmente riconosciute, comunità di pescatori artigianali e un paesaggio culturale di valore eccezionale. Approvarli senza le garanzie qui descritte non sarebbe una transizione ecologica: sarebbe una riconversione dell’estrattivismo. Applicarle integralmente significa dimostrare che l’Italia è in grado di costruire un sistema energetico rinnovabile all’altezza della propria biodiversità, dei propri paesaggi e delle proprie comunità. Aurelio Angelini
June 22, 2026
Pressenza
Accelerare l’ eolico offshore in Adriatico
È indispensabile una vera pianificazione per portare avanti la transizione Comunicato stampa Non siamo mai stati teneri verso le politiche ambientali delle istituzioni locali, abbiamo criticato spesso De Pascale quando era Sindaco di Ravenna, e continuiamo a farlo oggi nel suo ruolo di Presidente della Regione. Ma oggi ci sentiamo di sostenere la sua presa di posizione, di cui hanno dato conto le testate locali, a proposito della scelta governativa di frapporre un ulteriore ostacolo alla realizzazione del parco eolico al largo della nostra costa. Il dibattito sul tema delle aree idonee al posizionamento di impianti di energia da fonti rinnovabili è attualissimo e vivace, e va  approfondito in maniera attenta. Le obiezioni poste da comitati locali e  alcune associazioni evidenziano preoccupazioni di fondo, soprattutto sul consumo di suolo agricolo; d’altra parte però non si può sminuire la necessità di accelerare il processo di riconversione energetica. In generale, riteniamo che la riconversione non vada affidata ai meccanismi di mercato, in una logica iperliberista, ma si debba costruire una vera pianificazione, che tenga in considerazione l’interesse dei territori e l’obiettivo di sostituire  più rapidamente possibile l’utilizzo oppressivo delle fonti fossili. L’energia proveniente dall’eolico va considerata una componente indispensabile, ma dato che si pongono vari problemi quando si parli di impianti a terra (soprattutto nei crinali appenninici), la proposta dei Parchi eolici marini rappresenta una strada da percorrere con determinazione. Gli ostacoli da parte governativa sarebbero suggeriti dalla preferenza per il cosiddetto eolico galleggiante rispetto alle strutture fisse, con il rischio di rallentare ulteriormente la realizzazione dell’impianto, senza comportare alcun beneficio. Infatti, se nei mari che presentano fondali molto profondi, l’eolico galleggiante può presentare reali vantaggi, permettendo di realizzare le strutture molto al largo, dove la ventosità è maggiore e l’impatto paesaggistico è annullato, nel mare Adriatico, così come – per esempio – nei mari del Nord, dove i fondali sono bassi e la ventosità non è molto diversa a venti o a trenta chilometri di distanza, la proposta delle strutture galleggianti non trova giustificazione. Va chiarito che l’impianto galleggiante necessita comunque di strutture di ancoraggio, che colleghino la piattaforma al fondo marino, utilizzando sistemi di cavi, catene pesanti o fibre sintetiche, ed ancore ad alta capacità. Pertanto l’impatto ambientale nelle fasi della costruzione e della manutenzione è pressoché il medesimo, mentre i costi sono nettamente più elevati nel caso delle strutture galleggianti. L’impianto di Ravenna si collocherebbe fra i più potenti, fornirebbe energia elettrica a cinquecentomila famiglie, e costituirebbe una proposta concreta di avvio della dismissione delle fonti fossili in Romagna. La posizione governativa è ancora una volta dettata prevalentemente dalla volontà (già manifestata e teorizzata in molte occasioni) di non disturbare i colossi del fossile e i loro profitti. Noi sosteniamo che lo stop al progetto del parco eolico di Ravenna non avrà altro effetto che quello di prolungare il dominio fossile e aggravare ulteriormente gli alti costi delle bollette e la povertà energetica. L’opzione per il galleggiante è una motivazione pretestuosa.  Noi crediamo che il settore dell’energia vada “trasferito” dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni. Per cui al Presidente De Pascale, alla Regione e alle Istituzioni locali,  chiediamo di compiere  più decisamente una scelta di campo, e di pronunciarsi senza mezzi termini su tre punti fondamentali: * La riconversione non deve essere nell’interesse del profitto, ma del clima, dell’ambiente e delle popolazioni; pertanto non può essere affidata ai meccanismi di mercato e a una logica di liberismo selvaggio. * La produzione di energia da fonti rinnovabili deve essere sostitutiva di quella da fonti fossili. Quindi deve essere varato un piano che preveda – contestualmente all’aumento dell’eolico e del fotovoltaico – la progressiva riduzione della dipendenza dal gas. * E’ necessario un ragionamento complessivo sull’energia, che metta a pieno titolo il risparmio, l’efficientamento, il decentramento e la revisione dei consumi accanto a alle scelte sulle strutture produttive.                                                         Coordinamento ravennate Per il Clima Fuori dal Fossile     Ravenna 5 maggio 2026 Redazione Romagna
May 5, 2026
Pressenza
…l’antiscienza del clima…
di Stella Levantesi La crisi climatica è praticamente scomparsa dal dibattito pubblico globale, e non è un caso: è una precisa strategia della seconda amministrazione Trump. Se nel primo mandato era il negazionismo a farla da padrone, ora il manuale del nuovo ostruzionismo climatico si è fatto più subdolo, insidioso e spietato. Ne parla in questa puntata – per il
Come degradare l’Appennino fra Liguria ed Emilia
del GRIG (Gruppo di intervento Giuridico). A seguire il link per firmare la petizione «Sì all’energia rinnvabile, no alla speculazione energetica». Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha inoltrato un atto di intervento (5 febbraio 2026) nell’ambito del procedimento di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto per la realizzazione della centrale eolica Ferriere proposto dalla società milanese Ferriere Wind s.r.l.
February 7, 2026
La Bottega del Barbieri