Strage di Ustica: i segreti francesi che Parigi potrebbe rivelare dopo 46 anni
A quasi mezzo secolo dal disastro di Ustica è arrivato un importante colpo di
scena. Con una nota del 21 settembre alla Farnesina, l’ambasciata francese si è
infatti dichiarata pronta a trasferire a Roma documentazione potenzialmente
ricollegabile alla strage, compresi atti del ministero della Difesa, e
disponibile a rispondere a nuove richieste dei magistrati. Un’apertura che,
all’udienza in programma domani nella Capitale, dovrebbe spingere la Procura di
Roma a ritirare la richiesta di archiviazione su quanto avvenne la sera del 27
giugno 1980, con la morte di tutte le 81 persone che viaggiavano a bordo del
DC-9 Itavia. Al centro restano radar, attività della base corsa di Solenzara e
movimenti delle portaerei: fattori che potrebbero collegare lo scenario militare
delineato dalle indagini a responsabilità ancora senza nome.
Il volo Bologna-Palermo scomparve dai radar alle 20.59. Il giorno successivo,
riaffiorarono in mare i detriti del velivolo insieme ai corpi di alcuni
passeggeri. Tre settimane dopo, il 18 luglio 1980, fu rinvenuta sui monti della
Sila, in Calabria, la carcassa di un caccia militare libico. Nel tempo furono
esaminate ipotesi diverse: cedimento strutturale, bomba a bordo, missile,
collisione o quasi collisione con un altro velivolo. Nel 1999 il giudice Rosario
Priore ricondusse il disastro a un’operazione militare, definendola «atto di
guerra», senza riuscire a identificarne gli autori. Negli anni successivi, per i
presunti depistaggi sulla strage, alla sbarra gli ufficiali dell’aeronautica
Corrado Melillo, Zeno Tascio, Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, accusati di
alto tradimento e di avere occultato informazioni. Tutto si chiuse con
assoluzioni definitive. In sede civile, la Cassazione confermò nel 2013 la
responsabilità risarcitoria dello Stato per la mancata protezione del volo,
ritenendo adeguatamente motivata la tesi del missile. In un’altra pronuncia,
certificò attività di depistaggio. Quell’accertamento non ha però consegnato
alla giustizia gli autori della strage.
Per misurare l’eventuale impatto delle carte francesi occorre richiamare le 13
rogatorie internazionali inoltrate dalla magistratura italiana alla Francia tra
il 1990 e il 2010. Gli inquirenti cercavano informazioni sulla copertura dei
sistemi radar francesi e sulle registrazioni del traffico aereo raccolte da
postazioni fisse o mobili. Particolare attenzione fu dedicata alla traccia
LL004, classificata come “amica” e rilevata dal radar di Poggio Ballone vicino
alla costa orientale della Corsica, all’altezza di Solenzara. Nel 1996 furono
richiesti chiarimenti anche sulle tracce contrassegnate dalle sigle GG, AK e JG,
per risalire ai velivoli, agli eventuali reparti militari e agli aeroporti di
provenienza e destinazione. Restava inoltre da ricostruire l’attività della base
corsa: le autorità francesi avevano sostenuto che le operazioni fossero cessate
alle 17, mentre testimonianze raccolte dagli investigatori italiani indicavano
voli fino a tarda sera.
Un altro filone riguardava la presenza navale francese nel Mediterraneo. Nel
1992 e nel 1993 la magistratura chiese accertamenti sull’eventuale
coinvolgimento di mezzi francesi e sulla posizione delle portaerei Clemenceau e
Foch nelle ore della strage. I documenti di bordo acquisiti durante
l’istruttoria collocavano entrambe a Tolone; nelle indagini successive,
tuttavia, alcuni testimoni, anche ex militari, riferirono di avere visto una
portaerei francese nel Tirreno. Fra il 2010 e il 2014 il pm Erminio Amelio tornò
a chiedere giornali di bordo, rotte delle navi, tracciati radar e registri di
passaggio. Le richieste riguardavano anche i movimenti a Solenzara, l’identità
del personale in servizio e l’eventuale partecipazione francese
all’esercitazione “Demon Jam V”, svoltasi nel luglio 1980.
Nel settembre del 2023, hanno destato scalpore le parole espresse sul tema in
un’intervista a Repubblica dall’ex premier Giuliano Amato, il quale si è
dichiarato convinto che la versione più credibile indicasse nell’aviazione
francese la responsabile dell’abbattimento del DC-9, con la complicità degli
USA. Secondo tale ricostruzione, l’aeronautica francese avrebbe avuto
l’obiettivo di colpire un Mig libico su cui avrebbe dovuto essere presente la
massima autorità libica Muammar Gheddafi. Amato rivelò di avere saputo, ma senza
averne le prove, che Gheddafi sarebbe stato convinto a non salire sul suo aereo
dal leader socialista Bettino Craxi. Il quale, a detta di Amato, non rese
pubblica la verità perché «sarebbe stato incolpato di infedeltà alla Nato» e
«spionaggio a favore dell’avversario». Secondo Amato, sia la tesi del cedimento
strutturale dell’aeromobile, sia quella del cedimento interno a causa di un
ordigno riferita dalle alte gerarchie militari italiane allo stesso Amato
quando, da Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, fu investito della
questione, sarebbero «falsità». Insomma, la nostra aeronautica sarebbe stata
«schierata in difesa della menzogna», perché dietro alla tragedia vi sarebbe
stato «un segreto che riguardava la Nato».
Il materiale in arrivo dalla Francia comprenderebbe atti risalenti al periodo
tra il 1981 e i primi anni Novanta, potenzialmente collegati alle precedenti
rogatorie. L’auspicio è che possa consentire di confrontare le ricostruzioni
messe a punto negli ultimi decenni con dati verificabili. Posizioni delle navi,
registri delle operazioni di volo e comunicazioni radio andrebbero letti in
combinato disposto, con la finalità di stabilire se vi fossero unità in grado di
osservare quanto accadeva e se aerei imbarcati avessero svolto missioni connesse
alla vicenda. Anche carte redatte negli anni successivi, ove contenessero
relazioni interne o corrispondenza sulle rogatorie, potrebbero avere valore
investigativo, mostrando quali informazioni fossero effettivamente disponibili,
quali uffici le custodissero e perché alcune richieste ricevettero risposte
incomplete.
The post Strage di Ustica: i segreti francesi che Parigi potrebbe rivelare dopo
46 anni appeared first on L'INDIPENDENTE.