Tunisia: escalation del governo contro le ong
Amnesty International ha dichiarato oggi che le autorità tunisine stanno
incrementando le azioni repressive nei confronti delle persone che difendono i
diritti umani e delle organizzazioni non governative (ong), attraverso arresti
arbitrari, imprigionamenti, congelamenti dei beni, limitazioni alle operazioni
bancarie e provvedimenti giudiziari sospensivi, il tutto ricorrendo al pretesto
del contrasto ai “finanziamenti esteri sospetti” e trincerandosi dietro
“interessi nazionali”.
In uno sviluppo senza precedenti, sei operatori di ong e un difensore dei
diritti umani del Consiglio tunisino per i rifugiati andranno a processo (la
prima udienza, prevista il 16 ottobre, è stata rimandata al 24 novembre) per
accuse derivanti unicamente dal loro legittimo lavoro in difesa delle persone
richiedenti asilo e rifugiate.
Solo negli ultimi quattro mesi, almeno 14 ong tunisine e internazionali sono
state destinatarie di un provvedimento giudiziario di sospensione delle attività
per almeno 30 giorni. Nelle ultime tre settimane sono state colpite
l’Associazione delle donne democratiche tunisine, il Forum tunisino per i
diritti economici e sociali e la sezione tunisina dell’Organizzazione mondiale
contro la tortura.
“Uno dei risultati più importanti della rivoluzione del 2011, il decreto legge
88 sulle associazioni, è in corso di smantellamento”, ha dichiarato Erika
Guevara Rosas, alta direttrice delle ricerche e delle campagne di Amnesty
International.
A partire dal 2023 le autorità tunisine hanno spesso emesso dichiarazioni
diffamatorie nei confronti delle ong che ricevono fondi dall’estero. Nel maggio
2024 il presidente Kais Saied ha accusato le ong che si occupano d’immigrazione
di essere “traditrici” e “agenti stranieri” che cercano di far “insediare”
migranti dell’Africa subsahariana.
Un giorno dopo quelle parole, la procura di Tunisi ha annunciato un’indagine
contro le ong che forniscono “sostegno finanziario a migranti illegali”. Nelle
settimane successive le autorità hanno effettuato raid negli uffici di tre ong e
avviato indagini sul bilancio e sulle attività di almeno 12 ong tunisine e
internazionali che si occupano d’immigrazione.
La polizia ha arrestato otto tra direttori ed ex direttori del personale di
quelle ong con l’accusa di “reati finanziari”. Due delle tre ong sono sotto
processo per reati inesistenti col rischio, in caso di condanna, di pesanti pene
detentive.
Nel settembre 2024, poco prima delle elezioni presidenziali, il giro di vite si
è esteso alle ong che si occupano di monitoraggio elettorale, corruzione e
diritti umani. Un mese dopo il ministero delle Finanze ha avviato indagini su
almeno dieci ong, compreso l’ufficio di Tunisi del Segretariato internazionale
di Amnesty International. Contemporaneamente, ad almeno 20 ong sono state
imposte indebite limitazioni nelle operazioni bancarie che hanno ostacolato il
ricevimento di fondi dall’estero.
Detenzione in attesa del processo
Due dei tre imputati nel processo contro il personale del Consiglio tunisino per
i rifugiati (il fondatore e direttore Mustapha Djemali e il direttore dei
progetti Abderrazek Krimi) sono detenuti arbitrariamente in attesa del processo
dal maggio 2024. Insieme a loro sono imputati altri quattro operatori della
stessa ong, tutti per “aver costituito un’organizzazione per favorire gli
ingressi clandestini” e “aver fornito ospitalità” a questi ultimi, reati che
comportano fino a 13 anni di carcere.
Un secondo caso giudiziario riguarda tre operatori della sezione tunisina
dell’ong francese per i diritti dei migranti Terra d’asilo – Sherifa Riahi, Yadh
Bousseimi e Mohamed Joo – che andranno a processo il 15 dicembre per le false
accuse di “aver fornito ospitalità a persone in entrata o in uscita dal
territorio” e “aver favorito l’ingresso, l’uscita, il movimento o la permanenza
irregolari di uno straniero”. Nel rinvio a giudizio che ha chiuso le indagini,
il giudice ha citato una presunta “società civile sostenuta dall’Europa che
intende promuovere l’integrazione economica e sociale di migranti irregolari in
Tunisia e il loro insediamento permanente” nel paese.
Tra le altre ong sotto inchiesta per inesistenti “reati finanziari” figurano
Bambine e bambini della luna e l’antirazzista Mnemty, i cui rappresentanti
legali sono stati in carcere per mesi tra il 2023 e il 2024. Fino al 12 dicembre
2024 è rimasta in carcere per gli stessi motivi anche Salwa Ghrissa, direttrice
dell’Associazione per la promozione del diritto alla differenza.
La repressione si allarga
Nel settembre 2024 la commissione elettorale ha negato l’accredito a due
autorevoli ong di monitoraggio, Mourakiboun e Iwatch, per “finanziamenti esteri
sospetti”. Nel giro di due settimane sono stati congelati i loro conti bancari.
Dall’ottobre 2024 l’Unità anti-evasione fiscale ha avviati indagini contro
almeno 11 ong, tra le quali l’ufficio tunisino di Amnesty International, il cui
presidente e due funzionari sono stati convocati per interrogatori durante i
quali è stato chiesto di fornire documentazione pluriennale relativa ai bilanci.
Nell’ottobre 2025 un’analoga indagine è stata aperta dalla sezione crimini
finanziari della polizia di Gorjani.
Nel luglio 2025 un’analoga richiesta di fornire dati contabili è stata fatta al
Forum tunisino per i diritti economici e sociali. La polizia di Gorjani ha posto
sotto indagine ulteriori ong e organizzazioni giornalistiche per “finanziamenti
esteri sospetti”, malcondotta finanziaria, riciclaggio di denaro e altri reati.
Il 21 ottobre 2025 il quotidiano filogovernativo Al Chourouk ha riferito di
un’indagine su decine di associazioni circa fondi ricevuti dalle Open Society
Foundations.
Provvedimenti di sospensione delle attività
Tra luglio e novembre del 2025 14 ong sono state raggiunte da provvedimenti
giudiziari di sospensione delle attività per una durata di 30 giorni ai sensi
dell’articolo 45 del decreto legge 88 che concerne specifiche violazioni nella
gestione dei fondi e nella reportistica finanziaria.
L’articolo prevede che il provvedimento di sospensione sia preceduto da una
comunicazione scritta che dà 30 giorni di tempo per rettificare quanto
necessario, ma molte delle 14 ong non l’hanno ricevuta. Questo provvedimento
significa, ad esempio, chiudere per un mese i rifugi anti-violenza per le donne
sottoposte a violenza domestica.
Proseguono nel frattempo le campagne diffamatorie. L’11 ottobre 2025 un gruppo
di 25 ong ha emesso una dichiarazione a sostegno degli abitanti di Gabés, che
denunciano i danni alla salute causati da una fabbrica statale di sostanze
chimiche. Immediatamente dopo le piattaforme social e i mezzi d’informazione
vicini al presidente Saied hanno accusato le 25 ong di essere “mercenarie”,
“agenti stranieri”, “corrotte” e “traditrici”.
Ostacoli alle operazioni bancarie e al legittimo ricevimento di finanziamenti
Dall’ottobre del 2024 le ong stanno subendo ostacoli indebiti e ritardi nelle
operazioni bancarie relative al ricevimento di finanziamenti dall’estero: 20 ong
hanno riferito che le loro banche hanno rifiutato di lavorare i trasferimenti o
hanno rimandato indietro i fondi ai soggetti donatori. Almeno due banche hanno
chiuso i conti delle ong senza alcuna giustificazione e diverse ong hanno
difficoltà ad aprire nuovi conti bancari o, a causa dell’onerosa documentazione
richiesta, subiscono ritardi di settimane.
“Questa persecuzione amministrativa giudiziaria ha creato un clima di paura,
soffocando lo spazio civico e limitando i diritti alla libertà d’associazione e
alla libertà d’espressione. Le autorità tunisine devono immediatamente agire per
rispettare i diritti umani, consentire alle ong di portare avanti le loro
attività in favore dei diritti umani, proteggere le persone che difendono i
diritti umani e gli operatori umanitari, annullare i provvedimenti sospensivi e
i congelamenti dei conti bancari”, ha concluso Guevara Rosas.
Redazione Italia