L’“Italia fuori dell’Italia” è ormai la ventunesima regione
Tra il 2006 e il 2024 l’emigrazione italiana è diventata un fenomeno
strutturale. Dopo la crisi del 2008, gli espatri sono cresciuti costantemente,
toccando nel 2024 il record storico di 155.732 partenze. L’Europa resta il
baricentro della mobilità italiana (76% degli espatri), con Regno Unito,
Germania e Svizzera in testa. Negli anni però la mobilità si è fatta più
circolare e complessa: si parte, si ritorna, si riparte. Accanto ai giovani, tra
gli italiani residenti all’estero crescono anche le donne (+115,9% in vent’anni,
dati Aire) e gli over 50, spesso nonni o lavoratori che raggiungono figli e
nipoti all’estero. Le costanti? Una spinta migratoria legata a fragilità
strutturali del Paese e a un sistema bloccato – lavoro precario, disuguaglianze
territoriali, riconoscimento del “merito” – ma anche una dimensione di scelta,
curiosità e progettualità personale. Sono alcune delle evidenze della XX
edizione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, “Oltre la
fuga: talenti, cervelli o braccia?”, 22 saggi che abbracciano i cinque
Continenti e che invitano a superare la visione riduttiva e quasi tragica
dell’espatrio e della mobilità come mera “perdita, strappo, trauma”. Insomma,
non più solo “emigrazione” o “fuga di cervelli”, ma un insieme di movimenti che
raccontano un’Italia plurale, in uscita e di ritorno, dentro e fuori i propri
confini. Questi i dati più salienti del RIM 2025: 1. Il saldo è negativo, con
1,6 milioni di espatri e 826 mila rimpatri in 20 anni. Oltre 817 mila cittadini
italiani in meno, concentrati tra Lombardia, Nordest e Mezzogiorno. 2. L’“Italia
fuori dell’Italia” è ormai la ventunesima regione. Infatti, al 1° gennaio 2025
risultano iscritti all’Anagrafe per gli italiani all’estero (Aire), 6,4 milioni
di persone, pari quasi a un italiano su nove. 3. La mobilità interna certifica
che oltre 1 milione di cittadini italiani nel periodo 2014-2024 si sono
trasferiti dal Meridione al Centro-Nord, con un saldo negativo per il
Mezzogiorno di oltre 500 mila persone.
“La mobilità interna al Paese, si legge nel Rapporto, continua a svuotare il
Sud e le aree interne: dal 2014 al 2024, più di 1 milione di persone ha lasciato
il Mezzogiorno per il Centro-Nord, contro 587 mila in direzione opposta. I più
mobili sono i giovani tra i 20 e i 34 anni (quasi il 50%), seguiti da adulti in
età lavorativa. Le province interne e montane pagano il prezzo più alto: perdita
di popolazione, chiusura di scuole e servizi, impoverimento sociale. Il RIM
descrive così “un’Italia a velocità diverse”, dove le disuguaglianze
territoriali alimentano, in un circolo vizioso, tanto l’esodo interno quanto
quello verso l’estero: la mobilità interna, infatti, è spesso la prima tappa di
un progetto migratorio più ampio, che molte volte arriva oltre confine”. Dal
Rapporto si evince, inoltre, che a partire non sono solo ricercatori/laureati e
che, anzi, prevalgono i diplomati. Il filo comune non è la fuga, ma una scelta,
alla ricerca di dignità, riconoscimento e mobilità sociale. “Il grande bluff –
si legge nel Rapporto – non è tra cervelli o braccia, ma nel non riconoscere che
tutti sono talenti”. E che non basta trattenerli, né rimpiangerli: serve
coinvolgerli nella costruzione di nuove visioni collettive.
L’Italia fotografata dal RIM 2025 non è più un Paese che “fugge”, ma un Paese
che si ridefinisce nei legami, nelle reti e nelle comunità transnazionali. Il
Rapporto invita a leggere questa mobilità come una risorsa da ascoltare e
valorizzare, non come una ferita da nascondere. “Questa Italia, ha dichiarato
S.E. mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione episcopale per le
migrazioni della Conferenza episcopale italiana e della Fondazione Migrantes,
non può avere come risposta solo il decreto legge del 28 marzo 2025, convertito
nella Legge n. 74 del 23 maggio 2025, che ha introdotto modifiche al principio
dello ius sanguinis, limitando la cittadinanza automatica a due generazioni di
discendenza, con qualche eccezione. Al contempo, è stato bocciato un referendum
sulla riduzione dei tempi della cittadinanza da 10 a 5 anni, anche per il 65%
dei bambini nati in Italia da genitori di altre nazionalità e che frequentano le
nostre scuole: uno strabismo legislativo”. Il Rapporto aiuta a capire che non
c’è una sola Italia, ma molte Italie che si muovono a velocità diverse. E che
l’emigrazione non è solo un problema individuale o familiare, ma un sintomo di
squilibri profondi, territoriali e strutturali. Dietro ogni provincia che si
svuota, c’è una politica pubblica che non ha funzionato; dietro ogni giovane che
parte, c’è un sistema educativo, produttivo e sociale che non ha saputo
accoglierlo. In questo senso, il Rapporto è anche un atlante dell’ingiustizia
spaziale, che documenta come l’Italia abbia faticato a garantire pari
opportunità nei suoi territori. E lo fa portando alla luce la geografia delle
partenze: nomi di comuni, regioni, quartieri, spesso esclusi dal discorso
pubblico nazionale.
Qui per scaricare i materiali:
https://www.migrantes.it/rapporto-italiani-nel-mondo-2025-20-anni-di-mobilita-italiana-non-fuga-ne-cervelli-ma-talenti-che-scelgono/.
Giovanni Caprio