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Cagliari, 12 ottobre Sit-In davanti a Poste: No alle banche complici
lunedì 12 Ottobre 2026, ore 10:00 Cagliari, Piazza del Carmine 27 Riprendiamo il comunicato del Comitato promotore e un articolo di Carlo Bellisai da Pressenza Il Comitato Sardo Campagna di Pressione alle Banche Armate, in collaborazione con Ultima Generazione e BDS Italia, ritengono doveroso informare l’opinione pubblica sul ruolo degli istituti di credito nel commercio di armamenti e nell’alimentazione delle
October 10, 2026
La Bottega del Barbieri
Pressenza riceve in Perù un riconoscimento per la sua campagna «Il Buon Governo è un diritto»
L’Associazione Nazionale dei Giornalisti del Perù (ANP) ha riconosciuto la Campagna Internazionale di Pressenza «Il Buon Governo è un diritto», presentata da Judith Purizaga Granados, redattrice dell’agenzia in Perù. La cerimonia si è svolta il 30 settembre 2026, nell’ambito delle attività commemorative per la Giornata del Giornalista peruviano. Di: Erika Vicente. Lanciata nel 2025, la campagna promuove la trasparenza e la lotta alla corruzione, e rivendica il buon governo come un diritto della cittadinanza. Attraverso una copertura informativa internazionale, mira a dare visibilità alle iniziative e alle rivendicazioni sociali che contribuiscono a una buona governance. Nell’ambito di questa iniziativa, la redazione di Pressenza in Perù ha organizzato il webinar «Il Buon Governo è un diritto», uno spazio di confronto sulle sfide della governance, della trasparenza e sul ruolo della società di fronte alla corruzione. La registrazione dell’incontro è disponibile online. La campagna si inserisce nell’approccio del giornalismo nonviolento di Pressenza, impegnata nella difesa dei diritti umani e delle rivendicazioni delle popolazioni che cercano di partecipare alle decisioni che riguardano le loro vite. Premi “Roberto Mejía Alarcón” e “Melissa Alfaro” Durante la cerimonia, l’ANP ha premiato lavori giornalistici legati alla difesa della libertà di espressione e dei diritti umani. La presidente della sezione di Lima, Jeanette Pérez Osorio, ha sottolineato l’importanza di questi spazi di riconoscimento e riflessione per la categoria. Tra i lavori premiati figuravano nella categoria “Roberto Mejía Alarcón” l’articolo “Omaggio ai grandi della nostra cultura” di Agustín Pérez Aldave (primo posto), “Prevenzione della violenza di genere” di Gladis Núñez Castillo (secondo posto) e l’articolo “Informare in Perù è oggi la cronaca di una morte annunciata?” di Juan Mendoza Paucarmayta (terzo posto); oltre alla Menzione d’onore alla campagna “Il buon governo è un diritto” pubblicata su Pressenza. Nella categoria “Melissa Alfaro” per studenti di giornalismo, sono emerse creatività, impegno sociale e nuove forme di raccontare le storie, come “Prova finale” di Sandra Ponce Cano e Carlos Salazar Carbonero (primo posto – Universidad Nacional Federico Villarreal); il lavoro “Tra zampette – Difesa degli animali indifesi” di Lesly Malma Rodríguez (Universidad Nacional Federico Villarreal); Ariana Leyva Guerrero (dell’Istituto ISIL) e Gabriela Millán Peláez (Universidad de San Martín de Porres) al secondo posto. E al terzo posto, Matías Tasayco, Adriana Vargas, María Rodríguez, Eros Olivares e Angello Laman (Universidad de San Martín de Porres) con il loro lavoro “Anche Dio ha il Wifi” e; altre menzioni d’onore per produzioni come “Il Denaro MP4”, “Quando la parola trasforma”, “Gli eroi dimenticati del Cenepa”, “Malattie rare, storie straordinarie”, “Legge morta per i bambini malati di cancro” e “Economia e aumento dei prezzi”. Redacción Perú
October 6, 2026
Pressenza
Dal Messico alla Sardegna: complici e solidali
Si è svolto a Cagliari un interessante incontro col Congreso Nacional Indigena e il Centro per i Diritti Umani Frayba.  – di Carlo Bellisai (da Pressenza) Raccontiamo l’incontro con la Gira Zapatista a Cagliari, di cui abbiamo segnalato l’appuntamento in Bottega, riprendendo un articolo di Carlo Bellisai su Pressenza e il comunicato delle associazioni organizzatrici Dal Messico alla Sardegna: complici
Ora e sempre Palestina
Nel dossier di oggi non solo articoli, ma anche libri, videointerviste e docufilm Genocidio a Gaza 19 settembre Tre palestinesi uccisi nella giornata di ieri. Ecco i principali sviluppi sul campo nella Striscia di Gaza: -Una persona uccisa e diversi feriti, tra cui un bambino in condizioni critiche, in un bombardamento vicino alle tende degli sfollati intorno a Sheikh Radwan,
September 19, 2026
La Bottega del Barbieri
Povertà estrema e persone migranti
“Alleanza contro la povertà” chiede di riportare al centro persone, diritti e inclusione di Giovanni Caprio (*). Con i link alle puntate precedenti. Foto: Alleanza contro la povertà   In Italia un terzo delle famiglie composte soltanto da stranieri  vive in povertà assoluta.  E avere un lavoro spesso non basta: è infatti povero anche il 29,1% delle famiglie con almeno
September 16, 2026
La Bottega del Barbieri
Associazioni: “Criticare Israele non è antisemitismo. No alla norma-bavaglio”
Presidio-maratona il 9/09 dalle ore 13 a Montecitorio in occasione della discussione del Ddl Antisemitismo alla Camera A promuovere la mobilitazione oltre 100 organizzazioni in difesa dei diritti umani e della libertà d’espressione e informazione “Criticare Israele non è antisemitismo ma è un diritto costituzionale che va salvaguardato per il bene della nostra democrazia e dei diritti umani. Per questo la nuova ‘norma-bavaglio’, contenuta nel ddl Antisemitismo e basata sulla definizione IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance), va fermata. Il prossimo 9 settembre, saremo dalle ore 13, in piazza Montecitorio, per un grande presidio e una maratona di interventi, in occasione dell’avvio della discussione del provvedimento in Commissione Affari Costituzionali alla Camera. Invitiamo tutte le organizzazioni sociali e politiche a unirsi alla mobilitazione”. Questo, in sintesi, l’appello firmato ad oggi da oltre 100 sigle, tra organizzazioni sociali e politiche, in difesa dei diritti umani e della libertà d’espressione e informazione. A promuovere la mobilitazione contro il ddl antisemitismo un’ampia pluralità di realtà: dal mondo dell’informazione ai sindacati, dai movimenti per la Palestina alle comunità ebraiche e cattoliche, dalle campagne e reti per la pace e contro il riarmo fino alle sigle di rappresentanza di scuola e università. E ancora: dalle associazioni per i diritti dei migranti e per la giustizia sociale fino ai collettivi di artisti e comitati cittadini da tutta Italia. “Con il ddl antisemitismo, già approvato al Senato anche con i voti di alcuni senatori dell’opposizione, si vuole introdurre nella legislazione italiana la definizione IHRA, la quale, in ben 7 degli 11 esempi esplicativi di presunti atti di antisemitismo, recepiti nel provvedimento, tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita – spiegano – Questo equivarrebbe a tacciare di odio razziale, e a perseguire legalmente, tutti coloro che denunciano pubblicamente le politiche coloniali, le violazioni dei diritti umani, il genocidio (riconosciuto anche dall’Onu un anno fa), la pulizia etnica e l’apartheid praticati dallo Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese”. “Il ddl Antisemitismo si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge una definizione come quella dell’IHRA che invece nasce come giuridicamente non vincolante. Si tratterebbe dunque di una nuova, anomala, norma che amplierebbe, forzatamente, il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica, incentivando forme di autocensura letali per la nostra democrazia. L’Italia sarebbe il primo Paese in Europa, assieme alla Romania, ad assumere interamente la definizione IHRA con un’apposita legge dello Stato”. “È bene ricordare che gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal Ddl antisemitismo. In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei Giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica”. “Ci appelliamo al mondo della cultura, scuola, università, ricerca, informazione, arte, sport e tutte le realtà sociali, culturali, sindacali, politiche, davvero democratiche, a fare fronte comune. Per far rispettare una normativa che: difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma d’odio; impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni”, concludono. Roma, 28 agosto 2026 LINK AL TESTO INTEGRALE DELL’APPELLO: https://docs.google.com/document/d/1J75d6Xu9bvP2otr3PggZfXsERX6TSkYOZJ7tvmXrQIw/edit?tab=t.0 ORGANIZZAZIONI PROMOTRICI (Elenco in aggiornamento) ADIF(Associazione Diritti e Frontiere) Agorà Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese Alkemia aps Artists for Gaza ANPI Roma ANPI sezione Don Pappagallo Rioni Esquilino, Monti, Celio (Roma) ANPI Milano Stadera Gratosoglio Amnesty International Italia Arci Arci Roma Articolo 21 Artisti #NoBavaglio Associazione Inclusiv3 APS ETS Associazione I.t.a.c.a. Associazione culturale Liguria-Palestina Associazione Memorie & Progetti di Pieve Ligure Assopace Palestina Associazione Stampa Romana Attac Italia BDS Italia Campagna “Ponti e non muri” Pax Christi Italia Carovane Migranti Catanesi solidali col popolo palestinese Catania NoFrontex Centro Studi Sereno Regis (Torino) Cobas Scuola Terni Comitato di solidarietà con la Palestina in terzo Comitato Monteverde per la Pace Comitato un Aiuto per la Palestina Comitato Pace Alto Canavese Comitato per la Palestina di Pordenone Confederazione Cobas Umbria ControCorrente Lazio Coordinamento per l’Unità dei Comunisti Coordinamento CNR contro la guerra CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione e per la Democrazia) CRS (Centro per la Riforma dello Stato) CGIL Roma e Lazio FLC-CGIL Cambiare Rotta Disability Pride Network Disarma EPR4Palestine (Enti Pubblici di Ricerca per la Palestina) FNSI – Federazione Stampa Italiana Fondazione Pangea Forum Pace e disarmo Sinistra italiana Lazio Giovani Democratici Roma Giuristi Democratici Global Sumud Flotilla Global Sumud Flotilla – Lazio Gruppo Pensionati Vanchiglietta APS (Torino) IOCISTO-illustrAZIONI Kairos Kritica La carovana dei pacifici La Scuola per la Palestina L3A (Laboratorio Ebraico Antirazzista) Libere Cittadine per la Palestina Mai indifferenti – voci ebraiche per la pace Mamme Narranti MoveOn Movimento Giustizia e Pace in Medio Oriente Movimento Omosessuale Sardo ODV Movimento Studenti Palestinesi Newrg (New Weapons Research Group) Genova Network Giovani M5S Operatori dell’Informazione per Gaza OSA Osservatorio contro la Militarizzazione nelle scuole Parliamo di Socialismo PCI – Partito Comunista Italiano Partito della Rifondazione Comunista Per non dimenticare – OdV Potere al Popolo Pressenza – Agenzia stampa per la Pace e la Nonviolenza Presidio Palestina Montecitorio Rete dei Numeri Pari Rete del Dissenso Rete Giornalisti per la Costituzione Rete Italiana Pace e Disarmo Rete Italia-Palestina gemellaggi scuole Rete #NoBavaglio Rete NoWar Rete Italiana Pace e Disarmo Rete Radiè Resch Rete dei Preti contro il genocidio Rete RUP – Ricerca e Università per la Palestina Roma sa da che parte stare Roma Tre Etica Rossosispera Associazione Culturale Sanitari per Gaza Roma Saptejah (Associazione Culturale) Scuola per la Pace Torino e Piemonte Sinistra Anticapitalista Sinistra Anticapitalista Roma Sinistra Italiana Roma e Provincia Stop Rearm Italia Tetes de Bois Tikkun – Diaspora Ebraica Decoloniale Transform Italia UISP Un’altra idea di mondo Un Ponte Per Unione degli universitari Unione Sindacale di Base Valsesia per la Palestina Venice4Palestine Voci per la Palestina Redazione Italia
August 28, 2026
Pressenza
La vera faccia dell’intelligenza artificiale: il motore del riarmo
Nella corsa al riarmo, il settore defence-tech è salito sul podio nella competizione tecnologica globale degli ultimi anni. Dal 2022 ad oggi, gli investimenti di venture capital nel settore defence-tech hanno raggiunto oltre 32 miliardi di dollari complessivi (Forbes, 2026), con un’accelerazione significativa nel 2026 che ha già visto dall’inizio dell’anno circa 12,3 miliardi di dollari investiti in startup attive in difesa, aerospace e spacetech. Questa tendenza è confermata dalla proliferazione di nuove startup private del settore che raggiungono la valutazione oltre il miliardo di dollari, come dimostra un’analisi di BestBrokers (2026), la quale evidenzia la nascita di ben nove nuovi unicorni (termine coniato nel 2013 quando startup da oltre un miliardo erano così rare da sembrare mitologiche — circostanza oggi venuta meno), nell’Aerospace & SpaceTech, solamente nei primi mesi del 2026. All’interno di questa cornice, il mercato specifico dell’IA militare valeva circa 12,5 miliardi di dollari nel 2024 con proiezioni di crescita fino ai 25,58 miliardi di dollari nel 2030 — cifra che rischia di sottostimare la realtà, considerato che solamente gli Stati Uniti investiranno circa il 2% del proprio PIL in intelligenza artificiale e infrastrutture dati nel 2026, pari a circa 640 miliardi di dollari (Forbes, 2026). L’Europa e l’Italia non sono da meno: il piano ReArm Europe prevede che dal 2026 dovranno essere definite aree strategiche su IA e sistemi informativi, mentre l’Italia pianifica la nascita in Lombardia del polo quantistico più potente al mondo, investendo 230 milioni di euro dai fondi Pnrr, con una previsione di spesa di un miliardo nei prossimi 5 anni (La Riscossa, 2026). Ma a prescindere dalle cifre, ciò che facilita il ruolo dell’IA come motore del riarmo non è quanto si investe in essa, bensì il fatto che questa nuova tecnologia sia stata distribuita gratuitamente, su scala di massa, ancora prima che si sapesse fino a che punto sarebbe diventata infrastruttura militare. L’IA è entrata nella vita quotidiana di miliardi di persone come strumento apparentemente neutro, rendendo ogni obiezione al suo uso militare superata rispetto a un’infrastruttura civile a cui nessuno è più disposto a rinunciare. Il defence-tech non sta quindi semplicemente adottando l’IA, ma ne sta ereditando l’ecosistema, la cui diffusione capillare ha già reso il processo irreversibile. E questo processo si muove su quattro direttrici che si potenziano reciprocamente e alimentano il riarmo: una economico-industriale, una geopolitica, una ambientale e una politica. DIRETTRICE ECONOMICO-INDUSTRIALE: I QUATTRO MOLTIPLICATORI DEL DEFENCE-TECH La direttrice economica-industriale rivela come l’IA acceleri strutturalmente il riarmo, attraverso quattro meccanismi reciprocamente alimentati: 1. Dual-use come cavallo di Troia: l’adattamento di una quota sempre crescente di applicazioni di IA, dal settore civile all’uso militare, rende automaticamente capacità militare ogni avanzamento nei modelli generalisti, senza bisogno di un lavoro di ricerca dedicato. Un esempio di questo meccanismo in azione è dato dai sistemi di visione e riconoscimento automatico sviluppati da Anduril per i droni civili che sono stati immediatamente riproposti per la sorveglianza di confine e la ricognizione tattica. 2. Venture Capital applicato alla guerra: le startup tech non sono come i contractor tradizionali che si reggono su margini stabili nel tempo; un’impresa come Anduril deve mostrare crescita esponenziale, o i finanziamenti si fermano seguendo una spirale a rinforzo continuo: un contratto pubblico fa salire la valutazione, la valutazione più alta attira un nuovo round di venture capital, e quel round richiede — per essere ripagato — un contratto ancora più grande. Ogni fase alimenta la successiva e un taglio alla spesa militare non è più solo una decisione politica ma soprattutto una decisione economica, diventando una minaccia diretta per gli investitori. 3. Lock-in dei sistemi: per un esercito che ha costruito la propria architettura di comando e controllo grazie a determinati sistemi, diventa costosissimo sostituirli e questo crea una dipendenza tecnica pluriennale che rende il riarmo auto-rinforzante. Nel caso del Pentagono, per esempio, il sistema Maven di Palantir è diventato parte integrante dell’infrastruttura operativa. e sostituirlo richiederebbe la riconversione completa dei processi operativi, la formazione di migliaia di operatori, e la migrazione di decenni di dati. Questo rende qualsiasi alternativa tecnicamente ed economicamente impraticabile. 4. Constituency economica: aziende defence-tech come Anduril e Palantir hanno trasformato il complesso militare-industriale in un ecosistema finanziario diffuso, finanziando la loro crescita con lobbying e assunzioni incrociate di persone che escono dal governo ed entrano nelle aziende, e viceversa. Da un lato, migliaia di dipendenti possiedono azioni il cui valore raddoppia a ogni nuovo stanziamento pubblico, creando una constituency economica il cui patrimonio personale dipende direttamente dall’espansione del bilancio militare; dall’altro, questo meccanismo è alimentato da un aumento sistematico dell’influenza politica: per fare un esempio, tra il 2022 e il 2024, nove aziende IA di punta e i loro dipendenti hanno incrementato del 60% i contributi alle campagne elettorali dei membri del Congresso statunitense che controllano le politiche del Pentagono (Bulletin of the Atomic Scientists, 2026). Il risultato è un sistema in cui il denaro privato influenza sempre più le decisioni politiche su quanto e come armarsi, poiché l’incentivo a spingere per più spesa militare riguarda un numero sempre crescente di persone il cui patrimonio personale dipende direttamente dall’espansione del bilancio pubblico della difesa. DIRETTRICE GEOPOLITICA: IL POTERE SENZA ACCOUNTABILITY DEMOCRATICA I dati sugli investimenti in IA descrivono una doppia deformazione: quella dell’architettura di sicurezza internazionale e quella delle istituzioni democratiche chiamate a garantirla. Chi controlla capitali privati di centinaia di miliardi ha accesso a infrastrutture militari, politiche ed economiche paragonabili a quelle di uno Stato, ma senza la stessa responsabilità democratica. L’episodio di Musk che ha velatamente minacciato di spegnere Starlink in Ucraina è l’illustrazione più chiara di questo squilibrio: un privato cittadino con il potere di condizionare un conflitto armato, senza alcun mandato elettorale. All’interno di questa cornice si trova anche la porta girevole tra industria e apparato militare. Il generale Randy George ha impartito il giuramento a quattro dirigenti tech — provenienti da Meta, OpenAI e Palantir — entrati in ruoli militari (Bulletin of the Atomic Scientists, 2026); funzionari del Pentagono che avevano contribuito a scrivere i requisiti IA dell’esercito sarebbero poi passati a lavorare per le stesse aziende che hanno vinto quei contratti (Defensescoop, 2026). Quando chi scrive le regole e chi le soddisfa finiscono per scambiarsi i ruoli, i canali di influenza tra potere economico e potere politico smettono di essere l’eccezione e diventano la norma strutturale. La fitta rete di relazioni tra figure potenti e personaggi politici mostra l’esistenza di canali di influenza che alterano completamente i rapporti di forza tra i cittadini e i loro rappresentanti politici: i governi non temono più le conseguenze elettorali perché la concentrazione patrimoniale ha spostato il centro di gravità decisionale verso lobby, media acquistabili e nomine incrociate tra industria e difesa. DIRETTRICE AMBIENTALE: LA COMPETIZIONE PER LE RISORSE PRIMARIE Il collegamento tra intelligenza artificiale e riarmo si completa quando osserviamo la dimensione materiale: l’IA necessita di infrastrutture energetiche che competono con gli Stati per le risorse primarie mentre vengono finanziate da un settore privato il cui profitto dipende dalla continuazione della tensione geopolitica che quegli stessi sprechi di risorse comportano. Secondo il report dell’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’Università delle Nazioni Unite (2026),  nel 2025 i data center globali hanno consumato 448 TWh di elettricità, sufficiente a rifornire i bisogni annui di tutta la popolazione dell’Africa sub-sahariana – 1,3 miliardi di persone – per oltre due anni e mezzo. Se fosse un Paese, questo consumo si posizionerebbe all’11º posto nella classifica globale davanti all’Arabia Saudita, con una carbon footprint di 189 milioni di tonnellate di CO₂e e un impatto idrico di 4,5 trilioni di litri, pari ai bisogni domestici minimi di 620 milioni di persone. L’Intelligenza Artificiale rappresenta una parte consistente di questo consumo: nel 2025 i carichi di lavoro dell’IA da soli hanno rappresentato oltre il 20% dell’elettricità usata nei data center, circa 93 TWh, equivalenti ai bisogni residenziali di 715 milioni di africani subsahariani. Ciò equivale a 40 milioni di tonnellate di CO₂e (CO₂e è la misura che riassume in un solo numero l’impatto di tutti i gas serra coinvolti, non solo la CO₂ pura) – quanto assorbito da 661 milioni di piantine urbane in 10 anni. A questo si aggiungono 900 miliardi di litri d’acqua – l’equivalente di 365.000 piscine olimpioniche – e l’utilizzo di 1.400 km² di terreno – un’area pari a 195.000 campi da calcio. Questa energia elettrica potrebbe soddisfare l’intero fabbisogno energetico di un Paese come la Nigeria, la sesta nazione più popolosa al mondo, per oltre due anni. Le proiezioni per il futuro prevedono il raddoppiamento di questi consumi nei prossimi quattro anni. Questa crescita, inserita in un contesto più ampio di scarsità e crisi climatica, non è neutrale: la competizione per le risorse primarie che innesca l’IA nutre la stessa tensione geopolitica che finanzia la sua espansione, in un circolo vizioso che tende a moltiplicare il conflitto. DIRETTRICE POLITICA: LO SCARSO MARGINE D’AZIONE DELL’ATTIVISMO Le lotte contro la violenza ambientale hanno dimostrato che i grandi investitori agiscono consapevolmente su comunità già fragili: se le comunità colpite devono impiegare le loro energie nella sopravvivenza quotidiana, avranno poco margine d’azione da dedicare alla mobilitazione politica. Il risultato è un circolo vizioso: risorse primarie ridotte si traducono in bassa capacità di resistenza; la resistenza indebolita permette agli attori responsabili della scarsità di ridurre ulteriormente le risorse disponibili per le comunità. È la privatizzazione della crisi. In questo meccanismo, la dipendenza dalle risorse controllate da terzi diventa ricatto politico, e l’autonomia politica svanisce insieme all’indipendenza materiale, privando le comunità colpite di leve di negoziazione concrete. Queste tendenze non vengono meno nel contesto dell’espansione dell’IA: secondo un rapporto di Bloomberg (2025), quasi due terzi dei nuovi data center di IA degli Stati Uniti, costruiti o in fase di sviluppo dal 2022, si trovano in aree con elevati livelli di stress idrico. Lo stesso rapporto mette in luce la stessa tendenza anche in altre regioni aride come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Un’analisi su circa 700 data center statunitensi conferma che quasi la metà si trova in aree con un carico ambientale sopra la media, molte delle quali sono localizzate in zone con indicatori di vulnerabilità sociale, come povertà e bassi livelli di istruzione (World Resources Institute, 2026). Le proiezioni prevedono che questa dinamica interesserà porzioni sempre più ampie del pianeta,  e quando la competizione per le risorse essenziali diventerà strutturale su scala globale assisteremo a una ristrutturazione planetaria del potere: l’erosione sistematica della nostra capacità collettiva di resistere materialmente e politicamente. SMANTELLARE L’INTRECCIO DEL RIARMO: UNA PIATTAFORMA COMUNE DI AZIONE COLLETTIVA La finestra di tempo per cambiare traiettoria si sta restringendo e la differenza che possiamo fare dipende da quanto rapidamente riusciremo a organizzare la pressione necessaria prima che l’intreccio sinergico delle quattro direttrici diventi irreversibile. Movimenti antisistemici, per la giustizia climatica o per la democrazia digitale esistono già, ma non operano in sinergia pur condividendo lo stesso avversario: la concentrazione patrimoniale senza limiti, ovvero il comune denominatore di tutte e quattro le direttrici del riarmo. La via più rapida per indebolire questo circuito è ridurre l’accumulazione estrema di ricchezza, ad esempio attraverso l’istituzione di un tetto patrimoniale progressivo che, riducendo uno dei canali di finanziamento di capitale privato disponibile per startup defence-tech, rallenterebbe l’innovazione bellica fuori dal controllo parlamentare, limiterebbe il possesso da parte di singoli individui di infrastrutture critiche con rilevanza strategica internazionale e indebolirebbe la pressione a destinare risorse pubbliche al riarmo anziché alla transizione ecologica. Una misura di questo tipo, da sola, non risolve i limiti strutturali del problema — le corporazioni possono sostituire i miliardari come centri di capitale concentrato e il rischio di fuga di capitali verso giurisdizioni più permissive è reale. Ha senso solo se accompagnata da riforme complementari: trasparenza sui beneficiari effettivi, limiti al lobbying, armonizzazione fiscale a livello europeo, trasparenza sui finanziamenti politici e democratizzazione dei media. Si tratta di misure già dibattute nelle opportune sedi: gli strumenti teoricamente esistono, così come la loro fattibilità tecnica, ma manca la forza politica necessaria a implementarli. Un movimento omogeneo e coerente capace di connettere le quattro direttrici del riarmo in un’unica cornice di rivendicazione democratica potrebbe generare quella forza. Ed è proprio questo lo scopo del presente articolo: cominciare a fare luce su questo collegamento e contribuire a tessere quella rete di consapevolezza che può trasformare rivendicazioni isolate in una piattaforma comune di azione collettiva. Elisabeth Di Luca, Pubblicato su Pressenza il 12 agosto 2026. Fonti * AI Investment Will Hit 2% Of US GDP This Year, Analyst Says—Nearing Defense Spending Levels. * Unicorn Startups: AI and Robotics Post Record-Breaking Valuations in 2026 – BestBrokers.com. * Piano di riarmo europeo: industria bellica, finanza, università e intelligenza artificiale | La Riscossa. * The rise of the military-technology complex – Bulletin of the Atomic Scientists. * War Data Platform integration plans under scrutiny as DOD hustles to weaponize AI | DefenseScoop. * https://collections.unu.edu/eserv/UNU:10647/UNU-INWEH-Report-The_Env_Cost_of_AI-20 26.pdf. * AI Is Draining Water From Areas That Need It Most. * From Energy Use to Air Quality, the Many Ways Data Centers Affect US Communities. Letture di approfondimento [Elenco di materiale consultato ma non citato direttamente, da cui sono nate alcune idee del pezzo] How Data Centers Are Deepening the Water Crisis – Business Insider. Intelligenza artificiale militare: applicazioni operative, architetture data-centriche e nuovi attori della defence-tech | Ce.S.I. Centro Studi Internazionali. Defence tech e spacetech: il venture capital accelera sugli unicorni della sicurezza. Artificial Intelligence in Defense and Security Global Research Report 2025: Market to Reach $22.75 Billion by 2029 – Long-term Forecast to 2034 https://www.researchandmarkets.com/reports/6215084/artificial-intelligence-in-defense-security. https://www.ceres.org/resources/reports/drained-by-data-the-cumulative-impact-of-data-centers-on-regional-water-stress. Data Center Boom Risks Health of Already Vulnerable Communities | TechPolicy.Press. https://www.corriere.it/buone-notizie/civil-week/26_febbraio_22/data-center-costi-e-consumise-con-20-domande-a-chatcpt-si-prosciuga-un-acquedotto-1593f8bd-663a-41c5-bc92-e5e5a 0583xlk.shtml?refresh_ce. The Intersection of Data Center Development, Water Availability, and Environmental Justice in California. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Perché Pressenza è media partner di Re-Imagine Peace
In questi giorni ci è giunta questa domanda e c’è stato anche un dibattito all’interno della redazione italiana sul fatto che Pressenza sia tra i media partner di questo festival. Intanto diciamo che il dibattito e lo scambio di opinioni, sincero e reciproco, è sempre positivo e che permette di chiarire alcuni temi che restano “in sospeso”. Un motivo semplice di quest’adesione è che ci troviamo in buona compagnia con Avvenire e Controradio, anch’essi media partner del festival. Un motivo più profondo è la storia di questa collaborazione: abbiamo preso contatto con Noa e con gli organizzatori grazie ai Combatants for Peace circa un anno fa, quando l’evento sembrava imminente. Come tutti sanno Pressenza collabora con Combatants for Peace da tre anni, ha pubblicato un libro su di loro con Multimage e membri di Pressenza fanno parte del gruppo di supporto italiano; come dire, ci ha presentato e invitato a partecipare un gruppo di cui abbiamo la massima stima e che ha più volte preso posizioni chiare sul genocidio del popolo palestinese, sull’apartheid e sulla necessità di percorrere “un’altra via”. Una conferma è venuta dalla lettura del programma che gli organizzatori, con tenacia e sicuramente mille difficoltà hanno messo in piedi: un programma dove palestinesi e israeliani lavorano sempre insieme, un programma che presenta le azioni non solo di Combatants for Peace, ma anche del Parents Circle Families Forum e di altri attivisti per la pace, la nonviolenza e il dialogo. Come dice Francesca Albanese nel suo nuovo, bellissimo libro, “La luce del risveglio”, si sta diffondendo nella coscienza di molti l’empatia per il dolore degli “altri” e il riconoscimento dello stesso valore umano tra tutte le parti, un’esperienza che i membri di questi gruppi hanno fatto da tempo, partendo da dolorosissime situazioni personali per aprire strade di dialogo, azione comune e riconciliazione e rifiutando l’odio e la vendetta. Pressenza li segue da tempo e da sempre documenta e appoggia tutte le soluzioni nonviolente a questo conflitto, come a tutti i conflitti. Nel fare questo relaziona su realtà molto diverse tra loro, non sempre d’accordo tra loro, perché vuol essere uno spazio aperto alla documentazione, al dialogo, all’approfondimento. Lo stesso, ampio spazio è stato sempre dato alle tante realtà di base che in Italia manifestano da anni contro l’apartheid, la pulizia etnica, il genocidio a Gaza e in solidarietà con il popolo palestinese, offrendo la possibilità di testimoniare il loro impegno con resoconti diretti e reportage fotografici. La partecipazione al festival Re-imagine peace si inserisce quindi in una lunga storia di “giornalismo dal basso” per mostrare le tante luci che illuminano l’oscurità di questo momento drammatico, eppure colmo di possibilità. I redattori di Pressenza seguiranno le attività di Re-Imagine Peace raccontando quello che succederà con attenzione e spirito critico, nella speranza che sia un necessario momento di conoscenza, approfondimento e dialogo con quelle realtà coraggiose che nel conflitto in corso in Palestina-Israele non si arrendono all’apparente destino della violenza, ma cercano un’altra strada, difficile, dolorosa, piena di insidie e di cammini ripidi; una strada fatta di giustizia, di co-resistenza, di difesa dei diritti umani, di dialogo e di compassione. A chi in questi giorni ha visto, magari in buona fede, nel festival un tentativo di normalizzazione, regaliamo le parole che abbiamo appena pubblicato di Mai Shahin, palestinese: “Non normalizziamo l’occupazione. Non cancelliamo l’asimmetria. Non evitiamo di dare un nome all’ingiustizia. Rimaniamo fedeli alla verità e manteniamo il rapporto. Non è facile. Ha un costo. Per i palestinesi, può significare sospetto, pressioni politiche e rischi fisici in un contesto di occupazione e instabilità. Per gli israeliani, può significare isolamento e confronto con le narrazioni dominanti nella loro stessa società.” Redazione Italia
July 9, 2026
Pressenza
Resistenze, su Diario di città
La voce che viene dal territorio ci conduce a ritrovare l’esperienza di Orto Collettivo, che insiste sulla terra coltivata a Calenzano e insieme apre e si connette alle realtà lontane e vicine nei valori. Attraverso l’incontro con i prodotti calabresi … Leggi tutto L'articolo Resistenze, su Diario di città sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.