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William Egginton / Un mondo di “possibilità”
Cosa hanno in comune uno scrittore (Borges), un filosofo (Kant) e uno scienziato (Heisenberg), i tre personaggi principali dello straordinario libro di William Egginton, La biblioteca dei quanti? Pensatore fra i più originali, l’autore ci guida in una approfondita indagine sul concetto di realtà, come è stata affrontata, con gli strumenti propri di letteratura, filosofia e fisica, non soltanto dai tre nomi citati, ma dai grandi che si sono cimentati con questo tema dalle origini del pensiero fino a oggi, scoprendone non soltanto gli aspetti più concreti, quelli che esperiamo nella nostra vita quotidiana, ma con i limiti stessi dell’immaginazione. Come in un romanzo, la riflessione di Egginton apre a squarci narrativi e non di rado gustosamente aneddotici sulla vita dei tre personaggi citati, dandoci uno sfondo delle rispettive ricerche, per mostrare come, in fondo, si siano tutti addentrati in territori non giurisdizionali, scontrandosi con elementi paradossali e contro-intuitivi, e finendo per accettare la contraddittorietà del mondo in cui viviamo. Bilanciando la propria esposizione sui tre diversi piani, Egginton ci mostra come gli oggetti che consideriamo solidamente reali, e come lo spazio e persino il tempo abbiano consistenza aleatoria e non facciano parte di una inattingibile “natura ultima della realtà”, ma siano soltanto entità filtrate dalla nostra mente, la quale non può giungere ad afferrare ciò che le sta intorno, cioè al di fuori di sé. “La lingua che parliamo si fonda sull’esperienza ordinaria”, affermò Heisenberg, “alla quale gli atomi non partecipano”. “Gli atomi non sono oggetti”, ebbe modo di precisare ulteriormente, confermando gli assunti della Critica della Ragion pura kantiana, secondo cui spazio e tempo sono solo “forme necessarie dell’intuizione e della causalità”. Scrive Egginton: «Kant lo sapeva: dev’esserci un punto in cui l’analisi minuta delle catena causali si rompe, non perché approda da una parte o dall’altra all’antinomia, ma perché quell’antinomia non può essere risolta fintanto che consideriamo come reali le ipotesi euristiche necessarie per fare inferenze». Sappiamo che la visione di Heisenberg incontrò la ferma opposizione di Einstein, secondo cui “Dio non gioca a dadi con l’universo”, ma è tuttavia vero che l’esperimento della doppia fenditura e l’idea di entanglement, oggetti di infinite prove pratiche, hanno dimostrato senza ombra di dubbio come – almeno allo stato attuale delle conoscenze, comunque confermate da un secolo – il nostro concetto operativo di realtà sia minato proprio dai paradossi che sussistono nell’infinitamente piccolo della scala di Plank e nell’infinitamente grande indagato dalla relatività einsteiniana. Se le riflessioni di Kant, sulla scia di Hume, avevano in qualche modo aperto la strada a Heisenberg, che ebbe modo di leggere e meditare sui suoi scritti, negli stessi anni Borges si dibatteva e scriveva storie che indagavano gli aspetti paradossali della realtà: Egginton ad esempio analizza filosoficamente la figura di Funes, l’uomo incapace di dimenticare, in possesso di una conoscenza infinita, eppure incapace di vivere in un mondo in cui doveva separare se stesso dal flusso delle cose e degli eventi: «Quando si arriva agli atomi, il linguaggio va utilizzato come avviene in poesia. Al poeta, infatti, sta a cuore più che la descrizione dei fatti la creazione di immagini e di collegamenti mentali» (ancora Heisenberg). La stessa ricerca borgesiana dell’Aleph, (la sfera che permette di vedere l’intero universo da ogni angolazione) e la “geografia” impossibile della Biblioteca di Babele, che contiene tutte le possibili combinazioni di lettere, parole, opere e idee in uno spazio infinito che ricorda le creazioni di Escher, indicano come le menti più profonde e spregiudicate del sapere umano fossero, nello stesso giro di anni, consapevoli della complessità dell’universo e del sapere accessibili alla nostra mente.     L'articolo William Egginton / Un mondo di “possibilità” proviene da Pulp Magazine.
February 18, 2026
Pulp Magazine
Carlo Rovelli / La leggerezza della circolarità
La natura della realtà e la natura della conoscenza viaggiano insieme nella mente di questo bipede apparso sulla superficie del pianeta Terra – luogo per niente comune nell’ambito dell’universo – in mezzo a tutte le altre specie che si sono succedute nel corso delle ere temporali. Strano accennare al tempo quando si ha a che fare con uno scienziato come Carlo Rovelli che nella fisica su cui lavora – la gravità quantistica – lo sforzo continuo è da sempre quello di comprendere (e far comprendere) un mondo senza tempo. Ma il tempo con cui abbiamo a che fare è relativo, e la massa dei corpi (pianeti, stelle, buchi neri) ne modifica la struttura: la massa della terra, per esempio, rallenta il tempo vicino a sé. In definitiva: “c’è un tempo diverso per ogni punto dello spazio”. È dal 2014, da quando lo scienziato ha pubblicato La realtà non è come ci appare, e Sette brevi lezioni di fisica, di grande impatto divulgativo, che le più belle teorie regalate dal Novecento, la relatività di Einstein, e la meccanica quantistica di Planck e Bohr, hanno iniziato a sorprendere un pubblico sempre più vasto, nonostante la complessità (talvolta abissale) della faccenda. Numerosi i volumi usciti negli anni successivi, tutti per Adelphi con grande successo, mentre Rovelli proseguiva la propria ricerca ai livelli sempre più alti. L’ultimo nell’ordine è questo Sull’eguaglianza di tutte le cose, che porta nel sottotitolo – “Lezioni americane” – l’omaggio a Italo Calvino che, invitato in America, scrisse quei testi che uscirono in libreria proprio come “Lezioni americane”. Rovelli, ricevendo l’invito da Princeton, ha tenuto le sue lezioni nel novembre e dicembre 2024 al Dipartimento di filosofia di quell’università. Ora sono raccolte in queste pagine, e si rivolgono a coloro cui interessano le implicazioni filosofiche portate dalla rivoluzione scientifica originata in quel Novecento per altri versi terribile e oscuro. Ma il pensiero che Rovelli dispiega avviene nell’ampio spazio relazionale del “Zhuangzi”, dove nel secondo capitolo di questo grande libro dell’antichità si parla appunto dell’uguaglianza di tutte le cose. Ogni sistema ha variabili relative a un altro sistema, dunque ogni oggetto non ha proprietà proprie e definite. E il valore di un fenomeno quantistico avviene solo quando c’è un’interazione. Esempi e descrizioni si susseguono a ogni pagina, rendono ben chiaro al lettore come un radicale sovvertimento del senso comune deve avvenire nelle nostre menti se vogliamo immergerci, con un minimo di consapevolezza, nella realtà di cui facciamo parte. Le note inserite a piè di pagina vanno incontro a chi desidera (e si sente in grado di) approfondire matematicamente le questioni. Importante è comprendere – e Rovelli si sforza senza mezzi termini – come il valore dell’“assoluta certezza” sia nullo e del tutto oscurantista. Lo dimostra la strategia adottata dalla scienza del XX secolo: scoprire continuamente gli errori e correggerli. Tutto cambia, anche un sasso, più gli orizzonti si allargano più il tempo svanisce. Nessun tempo è comune, così come la geometria fisica è curva e dinamica, cambia nel tempo. Le distanze sono una manifestazione del campo gravitazionale. La realtà è un insieme di campi e questi non sono nello spazio, ma “definiscono essi stessi l’estensione spaziale”. Tutte novità concettuali che ci portano a viaggiare in questo libro sovvertendo l’ordine, avanzando e ritornando indietro sui propri passi, con un loop teso ad approfondire sempre più un concetto, una frase. È sempre stato il metodo principe dello scienziato quello di portarci in spazi via via sempre più profondi di consapevolezza, senza essere in grado di capire fino in fondo la bellezza di una equazione riportata nel libro come quella che ci dice che campo gravitazionale e spazio sono la stessa cosa. In fondo che ne sappiamo della Missa Solemnis di Beethoven? Vi restiamo sospesi dentro, ma l’ascoltiamo. Dunque “ascoltiamo” Rovelli e Beethoven. Siamo in un mondo strano, certo, ma andiamo avanti curiosi, non stranieri ma esseri pensanti che stanno “a casa”. Osserviamo e studiamo il mondo, come parte di quel mondo. Ma attenzione, “non ci sono ricette, a parte tentativi ed errori”.   L'articolo Carlo Rovelli / La leggerezza della circolarità proviene da Pulp Magazine.
November 9, 2025
Pulp Magazine