E la chiamano tregua
Gaza muore sotto le bombe e per fame. E la chiamano tregua. Netanyahu ha
ottenuto la liberazione degli ostaggi vivi e morti (uccisi dai suoi
bombardamenti), ma non ha smesso di sparare, di demolire gli edifici diroccati
per raderli al suolo e di bloccare gli aiuti umanitari. Ogni pretesto è buono
per uccidere i palestinesi. L’ultima trovata propagandistica è la distruzione
dei fantomatici tunnel.
Stamattina sono stati compiuti tre raid contro Khan Younis e l’artiglieria ha
cannoneggiato Rafah. I cecchini hanno sparato contro i ragazzi palestinesi che,
nelle zone orientali di Gaza città, vanno alla ricerca di legna per accendere il
fuoco sotto le pentole. Bulldozer operano celermente per rendere Gaza un luogo
inabitabile e deportarne la popolazione.
L’atrocità dei generali israeliani si rivela appieno nella disseminazione, nelle
zone da loro abbandonate, di trappole esplosive a forma di giocattoli o di
barattoli di cibo. La scorsa settimana, un nonno di nome Tawfiq Sharbassi è
accorso dietro i suoi due nipotini gemelli, bambini di 6 anni, Yahia (maschio) e
Nabila (femmina), che erano andati a cercare tra le macerie qualcosa con cui
giocare. Ha sentito una grande esplosione. È accorso per vedere che cos’era
successo e si è trovato di fronte alla scena spaventosa dei due bambini
scaraventati, con le mani maciullate e i visi sfigurati. Sono vivi, per fortuna,
ma con le mani amputate. A sei anni. Questa è “l’unica democrazia in Medio
Oriente” di Fiano e company.
Libano
Un altro civile libanese ucciso, ieri, in un’aggressione israeliana con un
missile lanciato da un drone. Dopo i duri attacchi di due giorni fa, con bombe
anti-bunker, sembra che la situazione torni alla fase precedente, di violazioni
continue della tregua da parte di Israele, ma senza escalation. Le truppe di
terra israeliane sono avanzate con i carri armati in diversi punti della linea
di demarcazione, nota come ‘linea blu’.
La stampa libanese parla di una “mediazione” di un paese arabo che ha consegnato
al governo di Beirut un messaggio di Tel Aviv. “Dopo il massiccio attacco, si
offre una fase di de-escalation, mantenendo lo ‘status quo’ e l’apertura di una
nuova fase di negoziato”. Il paese che non viene citato nella rivelazione è
l’Egitto, che ha mandato un suo emissario a Beirut, per sostituire la missione
dell’inviato speciale USA, Barrack, che era fallita per i toni fortemente
minacciosi e completamente schierati a favore della linea guerrafondaia di
Netanyahu.
Il boccone avvelenato e amaro offerto al presidente Aoun e al premier Salam è di
rottura del fronte interno libanese, una scelta che rischia di riaccendere la
guerra civile libanese. Hezbollah ha respinto la falsa mediazione, confermando
l’impegno per la tregua. “Non abbiamo sparato una sola pallottola dalla firma
del cessate-il-fuoco un anno fa. Siamo politicamente con il governo se va alle
trattative, dopo il ritiro delle truppe di occupazione”. Israele intende
applicare in Libano il metodo dell’aggressione su Gaza. Parla di pace, ma
continua a occupare territori e sparare. Una politica di dominio.
Cisgiordania
Due ragazzi minorenni palestinesi sono stati uccisi dalle forze di occupazione
israeliane nella città di Al-Judeira, a nord-ovest di Gerusalemme occupata. Le
forze di occupazione hanno sparato contro di loro una raffica di munizioni di
guerra nei pressi del muro dell’apartheid.
I coloni ebrei israeliani continuano ad attaccare i contadini palestinesi e le
loro proprietà, in particolare nella città meridionale di Hebron. Sono sempre
spalleggiati dai soldati.
Altri coloni hanno attaccato il villaggio di Susya a Masafer Yatta, a sud di el
Khalil (Hebron). Giornalisti presenti sul posto hanno riferito che i coloni
hanno aggredito i contadini e sradicato gli ulivi prima di tentare di attaccare
con sassi e bombe incendiarie le case dei nativi.
Le forze militari di occupazione sono entrate nel quartiere Umm al-Sharayet di
al-Bireh, sparando granate stordenti e gas lacrimogeni e aggredendo i giovani
prima di ritirarsi.
Non distogliamo lo sguardo
Si è tenuto martedì 4 novembre l’incontro online di Pressenza, con l’on. Luisa
Morgantini appena tornata dalla Palestina: La quotidianità dell’occupazione
militare israeliana in Cisgiordania – Anbamed
Le corrispondenze dalla Cisgiordania dell’attivista italiano della missione
Faz’a, Luigi Eusebi, continuano: Diario da sopra gli ulivi: il sumud è femmina…
(6° puntata) – Anbamed
Sabato 22 novembre è indetta, da una coalizione di associazioni della
solidarietà e per i diritti umani, una giornata di sciopero nazionale per Gaza.
Tutti e tutte, individui e associazioni, comitati, gruppi, enti, ecc…, sono
invitati ad aderire: mailto:anbamedaps@gmail.com.
ANBAMED