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La Diplomazia Bolivariana di Pace di Delcy Rodriguez spiegata con Fidel Castro
Venezuela continua ad avanzare con la Diplomazia Bolivariana di Pace, anzi possiamo affermare che è cresciuto – come Stato – grazie alla Diplomazia Bolivariana di Pace, come elemento integrante dello Stato bolivariano fin dal primo governo di Hugo Chavez. Possiamo affermare che la Rivoluzione Bolivariana ha inciso, sul piano interno, attraverso le elezioni democratiche, e sul piano estero proprio grazie alla cosiddetta Diplomazia Bolivariana di Pace, di cui si sente tanto parlare oggi. Fin dai tempi di Chavez, le elezioni in Venezuela hanno avuto la funzione di far crescere la coscienza politica delle masse per accrescere la “democrazia partecipata e protagonista”, come viene denominata, e la ricerca costante della dialettica conflitto-consenso, cifra caratteristica del “socialismo del XXI secolo” esplicitato nel Libro Azul dal Comandante Hugo Chavez Frias. Non dimentichiamoci infatti che, a differenza delle rivoluzioni novecentesche – volte a mettere fuori legge la borghesia – la Rivoluzione Bolivariana ha fondato il suo processo attraverso tornate elettorali, convivendo con la borghesia e scommettendo di toglierle terreno, depotenziando da dentro lo Stato borghese e cercando di conquistare più consensi verso il progressismo sociale. Questo però lascia libera azione alla “coercizione rivoluzionaria” da parte dell’oligarchia in Venezuela che, dopo le guarimbas, i sabotaggi e gli innumerevoli tentati golpe e incursioni mercenaria, non possiamo dire che non sia attiva. E’ proprio in questi casi che la Diplomazia Bolivariana di Pace ha inciso, non dimenticando: i tavoli di dialogo in Repubblica Dominicana tra rappresentanti del governo venezuelano e l’opposizione, con l’obiettivo di giungere ad un accordo di convivenza politica nella nazione caraibica; il dialogo tra il governo bolivariano venezuelano e la Colombia nel 2022; e il dialogo tra il presidente venezuelano Nicolas Maduro e il presidente guyanese Irfaan Ali nel 2023 sulla questione post-coloniale dell’Esequibo. Proprio per questi motivi si può bene intendere come siano sempre state assurde le accuse di autoritarismo rivolte ai governi di Chavez e Maduro: la presenza massiccia di partiti d’opposizione, l’abbondante diversità di proposte politiche e il coinvolgimento del popolo dal basso nelle scelte politiche lo testimoniano. Ad oggi non si può dire che il Venezuela di Chavez, Maduro e Rodriguez sia una “dittatura”, come i media mainstream occidentali continuano ad affermare, poiché la “filosofia del dialogo”, come ha spesso affermato Geraldina Colotti, è una costante in Venezuela per quanto riguarda sia i rapporti internazionali con la diplomazia sia i rapporti interni con vivacissimi scontri democratici all’interno del Grande Polo Patriottico. Il 23 aprile 2024, il Ministro del Potere Popolare per gli Affari Esteri, Yván Gil, ha tenuto una videoconferenza con il gruppo dei viceministri degli Esteri e dei capi delle missioni diplomatiche all’estero, al fine di rafforzare la Diplomazia Bolivariana di Pace. Il ministro degli Esteri venezuelano spiegò – attraverso il suo account sul social network X – che il Venezuela sta facendo progressi nel coordinamento delle “azioni della diplomazia di pace, amicizia e solidarietà internazionale in questo anno di importanti progetti per il futuro” proprio attraverso la “Diplomazia di Pace Bolivariana”, una filosofia politica del governo rivoluzionario bolivariano nata con il presupposto di servire i popoli, promossa dal Comandante Hugo Chávez e proseguita dal Presidente della Repubblica, Nicolás Maduro. Con questa politica il Venezuela Bolivariano si è avvicinato ai Paesi del mondo per promuovere la costruzione di un mondo multicentrico e multipolare, basato sul rispetto reciproco e sull’autodeterminazione dei popoli, come stabilito dal diritto internazionale. Ispirata agli ideali di Simón Bolívar, la Diplomazia Bolivariana di Pace è la dottrina di politica estera del Venezuela, promossa dai governi socialisti di Chavez, Maduro e Rodriguez volta a difendere la sovranità nazionale attraverso il dialogo, il multilateralismo e la cooperazione internazionale, mirando a contrastare l’ingerenza straniera (specialmente degli USA) e a sostenere la multipolarità, il diritto internazionale e la pace, definita come “totale”. I punti chiave della Diplomazia Bolivariana di Pace sono: * Difesa della Sovranità: Considerata l’asse centrale per proteggere il Venezuela da sanzioni e ingerenze esterne. * Multilateralismo e Pace: Promozione di relazioni internazionali basate sul rispetto reciproco, rifiutando l’unilateralismo. * Unione Latinoamericana: Sostegno all’integrazione regionale (es. con la Colombia) per creare un blocco di forza comune, superando le dottrine di sicurezza imposte da attori esterni. * Dialogo: Utilizzata per la risoluzione dei conflitti e la difesa dei diritti, come nel caso della controversia sulla Guayana Esequiba. In sintesi, viene presentata come un modello opposto all’imperialismo, focalizzato sulla costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare basato sul dialogo e sulla pace tra popoli fratelli. Con il rapimento arbitrario e illegale del Presidente costituzionale del Venezuela Nicolas Maduro, avvenuto il 3 gennaio 2026 in totale violazione del diritto internazionale da parte degli USA, la Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente del Venezuela, nonchè Ministra del Petrolio Delcy Rodriguez Gomez, di assumere il ruolo di Presidente vicaria. Da quel momento il governo bolivariano guidato da Rodriguez non ha fatto altro che dialogare con gli USA per il ritorno in patria di Maduro e di sua moglie Cilia Flores. Rodriguez non ha fatto altro che parlare di dialogo con gli USA, a differenza di quest’ultimi che non hanno fatto altro che minacciare diplomaticamente e militarmente il Paese con l’attuale Amministrazione Trump. Delcy Rodriguez, con un primo atto ufficiale, si è rivolta al mondo e agli Stati Uniti con quello che è stato chiamato “Messaggio dal Venezuela al mondo e agli USA”: un messaggio di pace in perfetto stile della diplomazia bolivariana, in cui ha ribadito la necessità di un “rapporto internazionale equilibrato e rispettoso tra gli USA e il Venezuela, e tra il Venezuela e i paesi della Regione, basato sull’uguaglianza sovrana e la non ingerenza” estendendo l’invito al governo USA a “lavorare congiuntamente su un’agenda di cooperazione, orientata allo sviluppo condiviso, nel quadro della legalità internazionale e rafforzi una convivenza comunitaria duratura”. Trump ha fatto di tutto per trasmettere al mondo la falsa idea di “gestire la transizione democratica in Venezuela” , supportato dai media mainstream occidentali che veicolavano l’idea che Trump avesse dato uno “spiraglio di luce democratico al Venezuela” e che abbia sotto scacco il governo bolivariano. Fin da subito, il fatto che Delcy Rodriguez sia stata propensa al dialogo con gli USA da un lato ha creato scetticismo nel movimento in solidarietà internazionale alla Rivoluzione Bolivariana, mentre dall’altro è stato usato proprio dai peggiori anti-chavisti (sia dentro sia fuori il Venezuela) al fine di dare un immagine cedevole del suo attuale governo, come se fosse pronto a “piegarsi al volere degli USA” (spesso diffondendola con fake news e notizie distorte). Cavalcare questa narrazione ha uno scopo, da parte del sistema mediatico occidentale e del suo establishment: indebolire la credibilità internazionale della Rivoluzione Bolivariana e di dividere al suo interno il movimento internazionalista in solidarietà alla Rivoluzione Bolivariana stessa. Trump ha intenzionalmente distorto mediaticamente la propensione al dialogo del governo bolivariano, per spacciarlo come un “cedimento” ai suoi piedi per diffondere l’idea, ancor più grave, che il governo bolivariano di Delcy Rodriguez avesse tradito lo “spirito di Hugo Chavez” e del presidente costituzionale Maduro. Idea quest’ultima che ha influenzato anche alcuni ambienti della sinistra radicale, purtroppo. Ma ciò non rispecchia la realtà che è andata concretizzandosi. Delcy Rodriguez ha chiesto la liberazione di Maduro e di Cilia Flores; ha dimostrato che il Venezuela è in mano a chavismo; ha dimostrato che il governo bolivariano ha territorialità ed estremo consenso popolare (a differenza della Machado e della destra eversiva filo-USA) con oceaniche manifestazioni a Caracas; ha epurato il generale Tabata ed altri militari della FANB corrotti che hanno permesso il sequestro illegale di Maduro; ha approvato il decreto per lo Stato d’eccezione n. 5200 per difendere il proprio Paese da un’altra possibile aggressione USA. Poi cosa ha fatto? Ha continuato a parlare di dialogo. Ha affermato che “La pace è un diritto, il dialogo è un dovere” , guardando a un futuro di pace e di salvaguardia dell’unità del Paese contro l’estremismo golpista e la difesa della  sovranità attraverso incontri diplomatici congiunti ed esplorativi con l’aggressore USA. Grazie a questo incontro ha invitato a Caracas una delegazione diplomatica USA per valutare una possibile riapertura dell’ambasciata USA, dopo che fu chiusa nel 2019 quando Washington riconobbe il golpista di destra Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela. Delcy Rodriguez è stata un esempio per tutto il mondo. Non è vera l’equazione dell’Alto Rappresentante degli Esteri dell’UE Kaja Kallas “Se vogliamo la pace dobbiamo prepararci alla guerra”, ma è vera l’equazione della Diplomazia Bolivariana di Pace “Se vuoi la pace dialoga”, soprattutto se è il tuo nemico per eccellenza, soprattutto se è il tuo oppressore. Come ha ribadito fin da subito Delcy Rodríguez: “il Venezuela affronterà questa aggressione attraverso canali diplomatici, convinto che la Diplomazia Bolivariana di Pace sia la via legittima per la difesa della sovranità, il ripristino del diritto internazionale e la conservazione della pace”. Delcy Rodriguez in questo ultimo mese si è sempre appellata alla Diplomazia Bolivariana di Pace come via per la difesa della sovranità nazionale, popolare ed economica del suo Paese, in perfetta continuità con i suoi predecessori bolivariani. La Presidente vicaria (facente funzioni) del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha ribadito venerdì 16 gennaio che il suo Paese non ha paura di stabilire “relazioni” bilaterali con gli Stati Uniti, purchè sia un dialogo tra pari. Sebbene alcuni settori politici continuino a parlare del dialogo del governo Rodriguez con gli USA come un segnale di lassismo, è giusto informare l’opinione pubblica occidentale che il dialogo è un principio del socialismo bolivariano ed è il principio stabilito da Chavez che ha come presupposto la non ingerenza e come conseguenza la forza di pace davanti a tutti gli organismi internazionali competenti. E’ il principio su cui si fonda da sempre la Diplomazia Bolivariana di Pace. Diosdado Cabello Rondón, segretario generale del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), il 13 ottobre 2025 in merito alla convocazione di una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite promossa dal Venezuela aveva sottolineato: “il Venezuela utilizza tutti i meccanismi diplomatici per evitare sempre qualsiasi conflitto, non solo nel territorio venezuelano, ma in qualsiasi parte del mondo. Il Venezuela si è sempre caratterizzato, durante la rivoluzione, per avere una diplomazia di pace” Forse, il dialogo Caracas-Washington viene visto da gran parte dell’opinione pubblica occidentale come un “cedimento” proprio perchè nella nostra politica, nelle democrazia liberali e capitaliste occidentali, il dialogo stesso è diventata un “cedimento” continuo in cui l’interesse pubblico si china all’interesse privato, industriale, finanziario e multinazionale. La politica in Occidente oggi risulta debole e cedevole ed annuisce di fronte al più forte: un continuo “compromesso al ribasso” dove la sopraffazione toglie terreno al dialogo vero. Ecco perchè quindi ci risulta difficile intendere il “dialogo” come invece è inteso dai governi rivoluzionari dell’America Latina. Il governo bolivariano vive il dialogo non come “cedimento”, ma come punto forza: dialogare con tutti è possibile, mettendo a priori sul tavolo della trattativa tutti i principi che riteniamo non-negoziabili. Se in un dialogo, un dialogante è neutro, è naturale che sarà l’altro interlocutore a prevalere. Ma se in un dialogo tra un forte e un debole, il debole dichiara in partenza cosa non è disposto a rinnegare o a negoziare, il forte trova difficoltà e sa che non sarà un dialogo facile. La Diplomazia Bolivariana di Pace, nasce dal presupposto che il dialogo è possibile con chiunque, partendo dal presupposto di stabilire ciò a cui non possiamo rinunciare. Il Venezuela Bolivariano con Chavez ha deciso di non rinnegare e negoziare la propria sovranità nazionale, politica ed economica, la propria autodeterminazione popolare, la propria libertà a non ospitare basi di Paesi esteri sul proprio suolo, la propria non-appartenenza ad alleanze militari imperialiste e la propria sovranità sulle risorse naturali. Pilastri che Delcy Rodriguez sta seguendo alla perfezione seguendo ciò che diceva Fidel Castro: “i principi non sono negoziabili. Con l’imperialismo e tutte le sue sfaccettature non c’è possibilità di negoziazione, solo dialogo.” Lorenzo Poli
February 4, 2026
Pressenza
Venezuela, Delcy Rodriguez: “Ley de Hidrocarburos consentirà l’attivazione degli spazi petroliferi inutilizzati”
L’Assemblea Nazionale (Parlamento) ha approvato (in prima seduta) la nuova legge sugli Idrocarburi (petrolio e affini). Si introducono opportunità per aziende straniere di investimenti a partire dagli spazi petroliferi non ancora sfruttati. Il regime di Trump, nel frattempo, prevede di emettere una licenza generale per allentare le sanzioni e permettere a più compagnie energetiche di raffinazione di acquistare direttamente dalla compagnia petrolifera statale Petroleos de Venezuela (PDVSA). Ciò permetterà il ritorno della vendita di petrolio venezuelano anche in Europa (Quanti sostenevano “le sanzioni non esistono” sono serviti). Alla presenza della presidente vicaria Delcy Rodriguez, l’Assemblea Nazionale del Venezuela (Parlamento) ha approvato in prima seduta la nuova legge sugli Idrocarburi. Obiettivo della riforma è la riattivazione del settore statale del petrolio (settore strategico del paese) con l’obiettivo di attrarre investimenti esteri di aziende straniere e utilizzare gli utili, in chiave politica chavista, a favore del popolo venezuelano. Questa riforma, mantenendo fermo l’impianto costituzionale, giuridico e sovrano del Venezuela, comunque accoglie alcune richieste economiche e normative che facilitano l’intervento del settore privato. Sintesi dei punti della riforma della Legge venezuelana sugli idrocarburi (2026) approvata il 22/1 e che dovrà essere approvata in seconda votazione. – Vengono introdotti i Contratti di Partecipazione Produttiva (CPP – Prevedono la divisione della produzione tra lo Stato proprietario delle risorse e l’investitore, che assume il rischio operativo), consentendo alle aziende private di operare e vendere petrolio con maggiore autonomia; – Royalty Flessibili: la legge consente royalties del 20% per società private indipendenti e al 15% (progetti speciali, joint venture o giacimenti che richiedono investimenti massicci e tecnologie complesse e i nuovi giacimenti greenfield), cercando di rendere i progetti realizzabili in un contesto di sanzioni; – incentivi fiscali e legali con la rimodulazione dell’imposta sul reddito per le aziende estrattive (ISLR) fino al 30% (attualmente era secca al 50%) – Arbitrato Internazionale: vengono ripristinati i meccanismi di arbitrato internazionale per garantire maggiore certezza giuridica agli investitori stranieri; – Vengono introdotti i modelli della “legge anti-blocco” del 2020, consentendo maggiore flessibilità e agilità nella gestione dei progetti, cercando di superare gli ostacoli legali anche internazionali; – Viene mantenuta la proprietà statale e i contratti di partecipazione mista; – Obiettivo di produzione: la riforma mira ad aumentare la produzione nazionale di petrolio, che è stata colpita dalle sanzioni internazionali garantendo e proteggendo l’autonomia delle aziende che operano in regime privato. La Presidente ad interim Delcy Rodríguez ha monitorato il dibattito sulla riforma parziale della Legge sugli Idrocarburi Organici, svoltosi presso l’Assemblea Nazionale. Ha sottolineato che la riforma mira a ripristinare la capacità operativa in tutto il Paese e ha sottolineato che il nuovo quadro giuridico consentirà l’attivazione di giacimenti petroliferi attualmente sottoutilizzati, trasformandoli in motori dinamici dell’economia. “Stiamo proponendo percorsi economici chiari e praticabili per quei giacimenti non sviluppati, garantendo che nessuna parte della nostra ricchezza petrolifera rimanga inutilizzata a causa della mancanza di quadri giuridici adeguati”, ha dichiarato la Presidente ad interim in un video pubblicato sul suo canale Telegram. Ha inoltre sottolineato che questo aggiornamento legislativo è una “necessità imperativa affinché la nostra legislazione si adatti ai tempi che cambiano”. Rodríguez ha spiegato che la riforma mira ad attrarre gli investimenti necessari per sviluppare queste risorse attraverso modelli di business molto più flessibili. “L’intenzione è che il capitale affluisca alle nostre risorse comprovate attraverso modelli di business di successo; vogliamo che ogni giacimento petrolifero non sfruttato diventi un motore attivo dell’economia”, ha sottolineato. Ha inoltre sottolineato che l’obiettivo è aumentare il volume di produzione di petrolio greggio attraverso una forte partecipazione del settore privato in partnership con il governo. “Stiamo aprendo le porte a un’alleanza strategica per aumentare la produzione, garantendo che ogni goccia di petrolio che aggiungiamo si traduca in maggiori investimenti sociali e stabilità economica per la nazione”, ha affermato. Infine, la presidente ad interim ha ribadito che questa modernizzazione del settore energetico garantisce che il petrolio continuerà a essere il motore dello sviluppo del Paese, sempre nel rigoroso rispetto della Costituzione e in difesa della sovranità nazionale contro misure coercitive. Questa riforma prevede una partecipazione regolata e minoritaria del settore privato, nel settore petrolifero, settore che sia in grado di apporto di investimenti e tecnologie per aumentare la produzione. Non mancheranno le critiche di chi prevede la capitolazione e la “resa incondizionata” del sistema Bolivariano del Venezuela anche alla luce dell’aggressione USA del 3 gennaio 2026 con il rapimento del presidente Maduro. Non mancheranno i “giornalisti” anticomunisti che da media, anche progressisti e popolari, contribuiranno a diffondere il verbo di Washington. Ma non dimentichiamo che lo sviluppo del Venezuela, ma non solo, non prescinde dalle condizioni materiali, dai modi di produzione e dai rapporti di forza. https://www.eluniversal.com/economia/224818/delcy-rodriguez-ley-de-hidrocsrburos-permitira-activar-espacios-petroleros-que-no-han-sido Lorenzo Poli
January 23, 2026
Pressenza
“La forza del popolo e il femminismo bolivariano riporteranno in patria Cilia e Nicolás”. Intervista a Gladys Requena
di Geraldina Colotti In un momento cruciale per il Venezuela, segnato dal sequestro del presidente Nicolás Maduro e della “prima combattente”, la deputata Cilia Flores da parte delle forze speciali statunitensi, Gladys Requena, figura storica della rivoluzione, analizza la situazione attuale. Requena, dirigente delle Red de Mujeres de Vargas e rappresentante presso la Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FEDIM), delinea la strategia di resistenza fondata sull’organizzazione popolare e sulla prospettiva di governo fino al 2030. Dalla sua prospettiva, quella di dirigente politica e femminista, come si deve intendere quel che sta accadendo e su quali basi disegnare un’agenda di lotta? È fondamentale il modo in cui guardiamo al processo rivoluzionario per poter collocare l’analisi dei fatti che stiamo vivendo. Questo ci permette di disegnare l’agenda di lotta, di mobilitazione, di organizzazione e di formazione del nostro popolo. Questo drammatico momento deve essere un’opportunità per parlare in profondità di cosa significhi la nostra lotta contro l’imperialismo nordamericano. Lo abbiamo sempre compreso attraverso le lezioni che ci sono arrivate dalla rivoluzione cubana, nicaraguense e da quel che è accaduto nel Cile di Allende. Ora, con gli eventi più recenti e contemporanei, vediamo le cosiddette guerre giuridiche e i golpe parlamentari. Questi procedimenti ci insegnano che l’imperialismo non è affatto un nemico di poco conto. Ha risorse e meccanismi per agire in molti modi, e i popoli devono prepararsi ad affrontarlo in termini integrali. Non dobbiamo averne paura, ma disegnare la strategia corretta per avanzare nel processo rivoluzionario e al contempo nel riportare Nicolás e Cilia con noi, perché li riporteremo con la forza del nostro popolo. In questo contesto di assedio, quanto è importante mantenere costante la mobilitazione popolare e quali sbocchi ci si possono attendere? Dal 1999, è iniziato un progetto nuovo in Venezuela basato sulla mobilitazione del popolo organizzato e cosciente. Abbiamo rifondato la Repubblica, ma questo processo è ancora in costruzione; è di lungo respiro e ha attraversato varie fasi che, dal golpe contro Hugo Chávez, nel 2002, hanno portato a questo nuovo metodo di aggressione armata diretta e di sequestro del presidente Nicolás Maduro e della prima combattente Cilia Flores. Dobbiamo continuare a prepararci e preparare le generazioni future, perché l’imperialismo non riposa. Gli interessi delle grandi corporazioni economiche, per le quali governano Trump e tutti i presidenti degli Stati Uniti, e quelli dei paesi loro sudditi, sono puntati sul Venezuela, sui Caraibi e sull’intera America latina. Vogliono abbattere Cuba perché è un faro per i popoli che hanno deciso di essere liberi. Sanno che, nonostante le difficoltà vissute in Argentina, Cile, Paraguay o Uruguay, quei popoli sono svegli e assetati di sovranità e pace. La nostra lotta è per l’autodeterminazione e contro l’ingerenza internazionale. Vogliamo decidere in che modo governarci. In Venezuela abbiamo vinto quasi tutte le elezioni, tranne due, e questo dimostra la nostra forza democratica. Ora guardiamo al 2030, come diceva il comandante Chávez. Deve essere l’anno della nostra indipendenza definitiva, a 200 anni dal 1830: il riscatto storico di quel tragico 1830, anno del “tradimento”, della fine del sogno bolivariano. Bolívar muore a Santa Marta, e le oligarchie locali, come quella guidata da José Antonio Páez in Venezuela, separano il paese dalla Gran Colombia. Come diceva Chávez, anche se non vedremo la patria come la sogniamo, ci basta sapere che pulsa il nostro sangue negli occhi di chi la vedrà. Supereremo presto questo momento con il ritorno di Nicolás e Cilia, ma la lotta continua. C’è un tema centrale che riguarda la sovranità sulle risorse naturali, in primo luogo il petrolio, su cui l’imperialismo vuole mettere le mani direttamente. Com’è da intendersi in questo quadro la prospettiva bolivariana Qual è la visione bolivariana su questo, specialmente riguardo al petrolio e alla solidarietà internazionale? Le risorse naturali dovrebbero un bene comune al servizio di tutta l’umanità e per questo trattate con adeguato rispetto. Il Comandante Chávez, con il suo grande apporto alla costruzione di una nuova geometria internazionale e con i diversi Piani della Patria, ha inteso mettere le risorse naturali al servizio dei popoli e non delle oligarchie. Non c’è egoismo nel progetto bolivariano. Se il popolo nordamericano ha bisogno di petrolio, che il suo governo lo compri, non c’è problema, ma non può pretendere di soggiogarci perché chi lo guida si sente padrone del petrolio venezuelano. Questa è la sciocchezza più grande della storia. Il nostro progetto è “nostroamericano”, si fonda sulla solidarietà e sulla complementarietà. È una visione egemonica dei diritti umani in cui le risorse sono al servizio di chi ne ha bisogno, mediante scambi solidari come quelli effettuati con Haiti e Cuba. Da soli non costruiamo il socialismo; saremmo isolati. Il nostro è un progetto che vincola tutto il Sud globale con uno sguardo umanista, non invasivo e di non espropriazione. Il presidente Maduro aveva ipotizzato scenari di approfondimento della rivoluzione in caso fosse stato ucciso. Ora che è stato preso in ostaggio dagli Stati uniti, come è da intendersi questa indicazione? Tra la guerra e la pace non possiamo che scegliere la pace. Tra sovranità o dipendenza, scegliamo la sovranità. Tra libertà e schiavitù, scegliamo la libertà. In questi 13 anni dalla scomparsa del comandante Chávez, la rivoluzione ha guadagnato moltissimo in termini di organizzazione. Nicolás si è aggrappato al progetto di Chávez e ha saputo territorializzare il governo. Oggi le autorità locali sono integrate in una struttura globale di governo popolare; abbiamo fatto grandi passi avanti con le comunas e le “mappe dei sogni” costruite dal popolo. Tutto questo è scritto nei Piani della Patria, dal 2013 fino al 2031, che sono tutti interconnessi. Con le Sette Trasformazioni (7T), Maduro ha trasformato il piano da dichiarativo a esecutivo, auditabile e supervisionato. Abbiamo una diplomazia di pace e siamo interconnessi con CELAC e Petrocaribe. L’aggressione continuerà perché non c’è stato presidente USA che non sia stato aggressore, ma come dicono i cubani dal 1977: sappiano i nordamericani che non abbiamo un briciolo di paura. Il piano è intatto e il chavismo resterà a lungo, con Nicolás Maduro come suo architetto. Come si sta muovendo l’opposizione estremista che vorrebbe imporre la sua “transizione” guidata da Trump? L’opposizione che fa vita parlamentare nell’Assemblea Nazionale, ha preso nettamente le distanze da Maria Corina Machado, rimanendo nell’ambito democratico, e ha dichiarato di voler lavorare, pur con un progetto antagonista a quello socialista, per gli interessi della patria. Jorge Rodríguez, presidente del Parlamento, ha fatto un appello categorico affinché pensino bene da che parte stare, e ha invitato all’unità nazionale. Dal punto di vista costituzionale, abbiamo nominato Delcy Rodríguez come presidente incaricata. Il sequestro di un presidente non è tipizzato come “mancanza assoluta” nella nostra Costituzione; nessuno lo aveva previsto. È diverso dal caso della malattia di Chávez. Qui la mancanza di Nicolás è temporanea. La Costituzione prevede un termine di 90 giorni, prorogabile dall’Assemblea. Non c’è stata una qualifica di mancanza assoluta perché il presidente non si è dimesso né è malato. La designazione di Delcy, avallata dal Tribunale Supremo di Giustizia, serve a mantenere la pace, la sovranità e le garanzie costituzionali per evitare che il fascismo scateni il caos. Spero che l’opposizione parlamentare non cada nel gioco dei settori estremisti e che possiamo fare un blocco comune per la difesa della nazione. Cosa risponde a chi sostiene che la rivoluzione si sia lasciata sorprendere da questo attacco asimmetrico? L’asimmetria e la sproporzione di mezzi bellici impiegati, è innegabile. Anche l’Iran, con i suoi sistemi di difesa, è stato colto di sorpresa. Dobbiamo assumere questa asimmetria e dare battaglia con la coscienza di trovarsi in una posizione asimmetrica. Dobbiamo fare guerriglia comunicativa perché i media servono gli interessi corporativi. Non dobbiamo temere chi ha più risorse. La battaglia giuridica va certamente data perché è di significato globale, ma Nicolás e Cilia sanno bene che non possono riporre la loro sorte in una risoluzione dell’Unione Europea. La questione è più profonda: serve un nuovo ordine internazionale. Il sistema attuale, nato nel 1945, è vetusto e risponde solo ai grandi capitali. Se funzionasse, Trump sarebbe già in prigione per il genocidio a Gaza o per le invasioni. I popoli devono passare sopra questi sistemi e proporre un sistema contro-egemonico di giustizia mondiale. Ci stiamo incontrando in una grande marcia delle donne in appoggio al governo bolivariano. Oggi, la rivoluzione continua a essere anche femminista o c’è stato un arretramento? Chávez si dichiarò femminista e comprese la nostra agenda di liberazione lungo il cammino. Noi donne inserimmo l’agenda politica nella Costituente del 1999. Il linguaggio di genere e la Carta dei Diritti Umani (articoli da 19 a 135) sono conquiste trasversali nate da quella comprensione. Sono nati l’Istituto Nazionale della Donna, il Ministero, il Banco dello Sviluppo della Donna. Nicolás Maduro ha allargato questo panorama, ha approfondito il femminismo socialista. Ha creato programmi come il Parto Umanizzato e ha sostenuto l’economia delle donne attraverso il sistema Patria, nonostante il calo del 90% delle entrate petrolifere dovuto alle sanzioni. Ha capito che sui figli e sulle spalle delle donne, spesso sole a capo del nucleo familiare, poggia la vittoria della rivoluzione. Le donne imprenditrici sono rinate in questo periodo. La forza della rivoluzione è la lotta permanente; nessuno cada nell’inganno della “normalità”. La nostra forza è la mobilitazione, ed è ciò che l’impero teme di più. Geraldina Colotti
January 17, 2026
Pressenza
Venezuela Bolivariano, PIL in aumento del 7,71% per il 17° trimestre consecutivo
L’economia del Venezuela sembra vivere una stagione di rinnovato slancio, con numeri che portano il paese sudamericano ai livelli di crescita più alti del continente americano. Nel primo semestre del 2025, il Prodotto Interno Lordo (PIL) è aumentato del 7,71%, segnando il diciassettesimo trimestre consecutivo di espansione. I dati ufficiali del Banco Central del Venezuela di agosto confermano un andamento positivo e costante: +9% nel primo trimestre e +6,65% nel secondo. Questi risultati, secondo il governo, dimostrano che il Paese sta lasciando alle spalle una lunga fase di crisi economica, aggravata negli anni da sanzioni internazionali e instabilità politica. L’analisi dei dati rivela come la ripresa non sia confinata a un singolo comparto, ma coinvolga più settori strategici, segnalando una progressiva diversificazione dell’economia venezuelana: Idrocarburi: +14,99%; Minerario: +11,23%; Alloggio e ristorazione: +8,25%; Commercio: +7,19%; Telecomunicazioni: +7,13%; Manifatturiero: +6,24%. Oltre a questi indicatori, Maduro aveva ricordato ad agosto come il turismo abbia registrato un incremento del 77%, la riscossione fiscale sia cresciuta del 12,8% e il credito bancario del 21,8% nello stesso periodo. Se il trend di crescita dovesse confermarsi nella seconda metà del 2025, il Venezuela potrebbe consolidare un nuovo ciclo economico positivo, rafforzando ulteriormente il suo ruolo in America Latina e attirando nuovi investimenti, soprattutto nei settori non petroliferi. Settimana scorsa la vicepresidente esecutiva Delcy Rodríguez, durante la presentazione del disegno di legge di bilancio 2026 in Parlamento, ha ribadito che il Venezuela ha mantenuto una crescita economica “sostenuta e stabile” per 17 trimestri. Allo stesso modo, ha sostenuto che nel 2025 il Paese manterrà la sua leadership nella crescita economica in America Latina, con una proiezione iniziale della CEPAL del 6%, superata dal processo di ripresa, riuscendo a consolidare il Prodotto Interno Lordo (PIL) all’8,5%.Il vicepresidente per l’Economia e le Finanze ha inoltre sottolineato il ruolo centrale dell’industria petrolifera in questo processo di ripresa, nell’ambito del quale il governo punta a produrre 1,2 milioni di barili al giorno entro la fine del 2025. Ha menzionato anche altri indicatori economici che riflettono un solido processo di ripresa produttiva, con 18 trimestri di crescita economica trainati da chiare politiche economiche volte a proteggere l’industria nazionale e a promuovere alleanze strategiche. I dati presentati dimostrano che, nonostante la persistenza del blocco economico, il Venezuela non si arrende e continua a rafforzare le sue capacità interne; tra queste, si è registrato il livello più alto di esportazioni di minerale di ferro dell’ultimo decennio, con una crescita del 181% rispetto al 2024. – L’attività petrolifera è cresciuta del 15,95% da gennaio a settembre di quest’anno – La produzione di oro è stata notevolmente rafforzata grazie alle alleanze strategiche tra lo Stato e il settore privato. – I consumi nazionali hanno registrato una crescita del 38,97% fino a ottobre 2025, riflettendo un maggiore dinamismo economico interno. – L’utilizzo della capacità produttiva del settore è cresciuto del 48,9% nel terzo trimestre del 2025, a dimostrazione della riattivazione degli impianti di produzione. – Le entrate fiscali del settore non petrolifero sono cresciute del 13,5% fino a novembre 2025, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ha sottolineato che l’attuazione di politiche economiche chiare ha consentito un impatto diretto sulla sostituzione delle importazioni e sul risparmio in valuta estera. Le importazioni non petrolifere sono diminuite del 9,5%. Questo calo è il risultato diretto dell’aumento della produzione nell’agroindustria, che ha consentito la sostituzione dei beni e generato significativi risparmi in valuta estera per il Paese. Per quanto riguarda il settore agricolo, nei primi trimestri del 2025 ha dimostrato la sua emancipazione e la sovranità nella produzione dei principali prodotti e delle proteine. Ha inoltre sottolineato la crescita in settori strategici come l’industria petrolchimica e farmaceutica, entrambi caratterizzati da una crescita positiva. Questi risultati confermano che la protezione dell’industria nazionale è il compito centrale e che il Venezuela sta recuperando le sue capacità produttive per garantire il suo sviluppo e il suo benessere, dimostrando categoricamente che non si arrende. > Venezuela registra 18 trimestres consecutivos de crecimiento económico > «sostenido y estable» > Nel Venezuela di Maduro il Pil in aumento del 7,71%, per il 17* trimestre > consecutivo. Vasapollo, collaboratore istituzionale fin dai tempi di Chavez: > “una vittoria della pianificazione realizzata dal Socialismo > Bolivariano”(S.C.)   Lorenzo Poli
December 18, 2025
Pressenza
Appello in difesa del Venezuela Bolivariano e dei popoli del mondo, per la pace e la giustizia sociale
Contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela e il suo popolo si fa sempre più grave e concreta la minaccia di un intervento militare, una vera e propria aggressione armata, da parte degli Stati Uniti. Prima le minacce, sempre meno velate, di “sistemare” ora il Venezuela per poi “fare i conti” con Cuba e il Nicaragua. Poi, il dispiegamento di quattro navi da guerra e ora perfino delle portaerei in assetto di guerra davanti alle coste venezuelane. Poi ancora, i ripetuti attacchi armati contro le piccole imbarcazioni da pesca, attacchi che hanno già portato ai primi morti e feriti tra i pescatori venezuelani. Addirittura, l’incredibile “taglia” arbitrariamente messa sul capo del Presidente legittimo, da poco rieletto a larghissima maggioranza, della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro. E, ultime solo in ordine di tempo, le notizie di un nuovo mandato alla Cia per sviluppare azioni sotto copertura e piani di guerra per rovesciare le autorità liberamente elette dal popolo venezuelano. La “menzogna di guerra”, questa volta, non è una provetta di presunte armi di distruzione di massa da agitare alle Nazioni Unite, come contro l’Iraq, né la presunta difesa dei diritti umani violati dal nemico di turno, come tante volte è successo alla vigilia di “rivoluzioni colorate” in giro per il mondo. La “menzogna di guerra”, il pretesto per l’aggressione, in questo caso è il presunto narcotraffico attraverso il Venezuela. Una menzogna falsa quanto tutte le altre, se è vero che le Nazioni Unite in prima persona hanno confermato che il Venezuela non ha nulla a che fare con il narcotraffico, che questo non avviene lungo le coste del Venezuela, e che anzi le autorità venezuelane sono attivamente impegnate per contrastarlo. Ciò che gli Stati Uniti vogliono è infatti ben altro. Intanto, mettere le mani sul petrolio, che è sempre più una risorsa fondamentale nella crisi energetica internazionale, e del quale il Venezuela dispone in quantità copiose, tanto è vero che detiene le riserve accertate di petrolio più vaste del mondo, oltre 300 miliardi di barili. E poi, porre fine alla rivoluzione bolivariana, un vasto processo di trasformazione politica e sociale a ispirazione bolivariana, socialista e umanista, che, inaugurato da Hugo Chavez nel 1999, prosegue oggi con Nicolas Maduro, e che ha portato alla nazionalizzazione delle risorse di petrolio e di energia, reinvestito gli introiti in politiche sociali, migliorato la condizione sociale (istruzione, salute, welfare) della popolazione e mantenuto una politica estera indipendente, sovrana e antimperialista. Per gli Stati Uniti, il fumo negli occhi. E oggi, il tentativo di aggressione armata contro il Venezuela non è solo una minaccia gravissima alla libertà e alla autodeterminazione del popolo venezuelano, e quindi alla libertà e alla indipendenza di tutti i popoli del mondo, ma è anche una minaccia diretta alla pace e alla sicurezza dell’intera regione, che può portare a una escalation di vasta portata e al rischio di un’ulteriore accelerazione della guerra su scala planetaria. Una minaccia alla pace e all’autodeterminazione, una minaccia alla giustizia e al diritto internazionale. Non possiamo restare a guardare. Tutti e tutte, cittadini, intellettuali, attivisti democratici, antimperialisti, pacifisti, avvertiamo l’esigenza di attivarci e di mobilitarci. Portiamo la nostra solidarietà presso le sedi diplomatiche della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia e, con le organizzazioni impegnate nella solidarietà internazionalista, moltiplichiamo le iniziative per fare conoscere la verità del Venezuela e per difendere le indiscutibili conquiste politiche e sociali della Rivoluzione bolivariana. Attiviamo la nostra solidarietà concreta, a difesa della pace e della libertà dei popoli, con immagini, post, contenuti, su tutti i canali online e i media sociali, per la pace e i diritti, contro l’imperialismo e le sue guerre. Definiamo insieme le modalità di una mobilitazione unitaria, di massa, a Roma e in tutte le città, a difesa del Venezuela bolivariano e di tutti i popoli in lotta, che resistono, a difesa della propria libertà e della propria autodeterminazione, per la pace e la giustizia sociale. PROMOTORI Raniero La Valle Giornalista, intellettuale e politico, già Deputato della Repubblica; Fosco Giannini Già Senatore della Repubblica; Coordinatore Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista; Salvatore Catello Responsabile Nazionale Resistenza Popolare; Paolo Ferrero Già Ministro della Solidarietà Sociale; Angelo D’Orsi Docente e storico del pensiero politico e filosofico, Università di Torino; Elena Basile Ambasciatrice, scrittrice ed editorialista; Moni Ovadia Attore, artista; Geraldina Colotti Corrispondente in Europa per il “CuatroF”, giornale del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV); Augustin Breda Operaio, delegato FIOM-CGIL Electrolux, Comitato Centrale FIOM; Wasim Dahmash Docente di Letteratura e Lingua araba, del Movimento Palestinese in Italia; Federico Losurdo Docente di Diritto Costituzionale, Università di Urbino; Domenico Gallo Presidente di Sezione onorario Corte di Cassazione; Francesco Schettino Professore Ordinario di Economia Politica Università della Campania “L. Vanvitelli”; Marco Papacci Presidente Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba; Mauro Casadio Rete dei Comunisti; Carlo Formenti Già docente di Sociologia, saggista; Maria Morigi Archeologa, saggista, studiosa di religioni orientali; Enrico Calamai Diplomatico; Manlio Dinucci Giornalista; Giusy Montanini Sindacalista; Andrea Catone MarxVentuno edizioni; Andrea Zhok Professore universitario; Alessandro Belardinelli Operaio, delegato FIOM-CGIL Beko (già Whirlpool) di Fabriano, Ancona; Piero Bevilacqua Storico, saggista, scrittore; Giorgio Cremaschi Potere al Popolo; Alberto Fazolo Giornalista, militante internazionalista; Giustino Scotto d’Aniello Sociologo; Sara Reginella Psicoterapeuta, autrice, documentarista; Bruno Steri Direttore del periodico “Ragioni & Conflitti”; Marco Pondrelli Saggista, direttore di “Marx21”; Alberto Bradanini Già Ambasciatore in Cina e in Venezuela, saggista; Clara Statello Mediattivista, curatrice del canale Polivox; Alexander Höbel Professore di Storia contemporanea Università di Sassari, storico del Movimento operaio; Gianmarco Pisa Operatore di pace, IPRI – CCP; Luca Cangemi Docente di Filosofia, saggista, già deputato della Repubblica; Francesco Galofaro Docente di Semiotica Università IULM di Milano; Don Vitaliano Della Sala Parroco; Adriana Bernardeschi Giornalista; Alessandro Pascale Docente, storico del Movimento operaio; Vincenzo Lorusso Giornalista International Reporters e collaboratore RT-Russia Today; Gabriele Germani Divulgatore e saggista; Giacomo Marchetti Rete dei Comunisti; Alessandra Ciattini Saggista; già docente di Antropologia all’Università “La Sapienza” di Roma; Giacomo Sferlazzo Militante politico, musicista, artista e ricostruttore del Teatro dei Pupi a Lampedusa; Tomaso Aramini Regista, produttore; Michelangelo Tripodi Presidente Fondazione “Girolamo Tripodi”; già Assessore Regionale Calabria; Fabio Marcelli Copresidente del Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia (CRED); Alessandro Volponi Docente di filosofia; Presidente Centro Studi Nazionale “Domenico Losurdo”; Luciano Vasapollo Docente Università La Sapienza; Rita Martufi Direttrice Centro Studi Cestes Proteo; Gianfranco Cordì Docente di filosofia e storia; Liliana Calabrese Editor; Rolando Giai – Levra Direttore di “Gramsci Oggi”; Marco Amagliani Comitato Centrale del PCI; già Assessore Regionale Marche; Gianni Favaro Presidente Associazione Culturale “Interstampa”; Dario Marini Segretario regionale PCI Veneto; Luigi Cavalli Regista cinematografico; Marino Severini “Voce” e chitarra de “La Gang”; Elisabetta Nardini Docente, paleoantropologa, attivista Associazione “Enrico Berlinguer”, Roma; Mara Toffolo Rossit Presidente Comitato Regionale PCI Veneto; Maurizio Belligoni Psichiatra; Giambattista Cadoppi Saggista, storico della Repubblica Popolare Cinese e dei Paesi Socialisti; Alessandro Belfiore No Guerra No Nato; Luigi Basile Giornalista; direttore di “Futura Società”; Alberto Sgalla Docente di Diritto e scrittore; Ascanio Bernardeschi Studioso di questioni economiche, ANPI Volterra (Pisa); Roberto Sidoli Saggista; Sergio Ruggieri Associazione Punto Rosso “Umberto Terracini” Jesi (Ancona); Nunzia Augeri Saggista, storica della Resistenza italiana ed europea; Fabrizio Fasulo Militante Movimento contro la militarizzazione della Sicilia; Renato Darsiè Presidente Comitato Regionale Veneto Italia-Vietnam; Margherita Furlan Direttrice “Casa del Sole Tv”; Roberto Vallepiano Scrittore, saggista e divulgatore; Lenny Bottai Presidente Associazione Ilio Barontini – Livorno; Maurizio Aversa Pci Marino; Paolo Caputo Ricercatore Università della Calabria; Costabile Giancarlo Docente Pedagogia dell’Antimafia Università della Calabria; Davide Pinardi Regista; [ Per aderire inviare una mail a: appellovenezuela@gmail.com ] Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
November 6, 2025
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