Il diritto internazionale vale più in Libia che in Italia?
In uno sviluppo ai limiti del tragicomico, il generale Osama al-Masri, ricercato
internazionale con l’accusa di crimini di guerra e crimini contro l’umanità,
liberato e riportato in patria dal governo Meloni, è stato arrestato e rinviato
a giudizio dalla procura generale libica. Lo scorso luglio la procura di Tripoli
aveva chiesto assistenza alla Corte penale internazionale per acquisire le prove
sul caso, nel contesto di un fascicolo nazionale che era già stato aperto. La
notizia è a dir poco umiliante per il governo italiano. Lo sottolinea la
segretaria del Partito democratico Schlein, citando lo stesso vicepremier
Tajani: “Evidentemente per la procura in Libia il diritto internazionale non
vale ‘solo fino a un certo punto’, come per il governo italiano.” “Questa è una
figura vergognosa a livello internazionale per cui il governo deve chiedere
scusa agli italiani.” Al-Masri è accusato di aver torturato un numero
imprecisato di detenuti, e di averne ucciso uno — ovviamente si tratta di un
singolo caso per il quale la giustizia libica ritiene di avere le prove. (ANSA /
Partito democratico)
In una nota, rilasciata senza firma ai media — Rai News usa la consueta formula
“fonti di governo,” che però si producono in interi paragrafi di virgolettato —
il governo italiano sta cercando in modo maldestro di ribaltare la notizia a
proprio favore. “L’Esecutivo italiano era bene a conoscenza dell’esistenza di un
mandato di cattura emesso dalla Procura Generale di Tripoli a carico del libico
Almasri già dal 20 gennaio 2025.” Secondo gli anonimi di governo, “in quella
data il ministero degli Esteri italiano avesse ricevuto, pressoché
contestualmente con l’emissione del mandato di cattura internazionale della
Procura presso la Corte Penale Internazionale dell’Aja, una richiesta di
estradizione da parte dell’Autorità giudiziaria libica.” “Questo dato ha
costituito una delle fondamentali ragioni per le quali il Governo italiano ha
giustificato alla CPI la mancata consegna di Almasri e la sua immediata
espulsione proprio verso la Libia.” Le fonti poi illustrano come l’indebolimento
delle Forze speciali al-Radaa abbia reso “non solo materialmente possibile”
l’arresto di al-Marsi, “ma anche funzionale a obiettivi interni del Governo di
Unità Nazionale.” Non è chiaro come questa successiva spiegazione dovrebbe
sollevare l’Italia dalle sue responsabilità di fronte alla Corte penale
internazionale. (Rai News)
Non servirebbe entrare nello specifico per capire che la dichiarazione anonima
del governo è poco solida, ma vale la pena ricordare del caso bizzarro della
richiesta di estradizione per al-Masri da parte delle autorità libiche, che è
stata emessa lo stesso giorno in cui il generale saliva sul volo di stato
italiano — ma è stata recepita solo il giorno successivo. Come ammesso anche
dalle autorità italiane, tra l’altro, l’arresto di al-Masri centra con la
giustizia fino a un certo punto, e riguarda al contrario soprattutto il
conflitto interno tra il premier riconosciuto dalle autorità internazionali,
Dbeibeh, e il generale. (Avvenire)