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La nave Humanity 1 bloccata per 60 giorni, mentre aumentano i morti in mare
Mentre centinaia di persone risultano ancora disperse nel Mediterraneo centrale, il 13 febbraio le autorità italiane hanno fermato per 60 giorni la nave di soccorso Humanity 1 a Trapani e imposto una multa di 10.000 euro, secondo quanto riferito oggi dall’organizzazione tedesca di ricerca e soccorso SOS Humanity. Secondo l’equipaggio, in precedenza avevano soccorso 33 persone in pericolo in mare e avvistato due cadaveri in acqua. Le autorità accusano l’equipaggio di non aver comunicato con il Centro di coordinamento dei soccorsi libico. L’ordine di fermo è arrivato poco dopo che il governo italiano ha presentato un disegno di legge che consentirebbe un “blocco navale”, una nuova misura contro le navi di soccorso delle ONG. “Il nostro equipaggio ha informato tutti i centri di coordinamento dei soccorsi competenti in conformità con il diritto marittimo internazionale”, ha sottolineato Viviana di Bartolo, coordinatrice delle operazioni di ricerca e soccorso di Humanity 1. “Abbiamo deliberatamente deciso di non comunicare con gli attori libici, poiché non possono essere considerati autorità di ricerca e soccorso legittime: sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone in cerca di protezione”. Secondo SOS Humanity, questa è la terza detenzione di una nave di soccorso dell’alleanza “Justice Fleet” in tre mesi. L’alleanza di ONG critica il sostegno europeo agli attori libici in mare, che accusa di violenza contro le persone in cerca di protezione e contro gli equipaggi di soccorso. Nell’agosto 2025, la cosiddetta Guardia Costiera libica ha aperto il fuoco contro una nave di soccorso non governativa. “Questo ribalta pericolosamente la realtà. Mentre noi salviamo vite umane e veniamo puniti per questo, la cosiddetta Guardia Costiera libica viene sostenuta, le stesse forze che abusano e uccidono le persone in fuga”, ha affermato Marie Michel, esperta di politiche presso SOS Humanity. “Chiediamo il rilascio immediato della nostra nave di soccorso Humanity 1”. Secondo SOS Humanity, si tratta del secondo fermo della sua nave in tre mesi. In precedenza era stata fermata anche la nave di soccorso Sea-Watch 5. A due delle più grandi navi di soccorso delle ONG nel Mediterraneo viene quindi impedito di effettuare ulteriori salvataggi, ha aggiunto l’organizzazione. Nel frattempo, il governo italiano sta intensificando ulteriormente l’ostruzione delle operazioni umanitarie di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Con una nuova bozza di legge, il governo Meloni sta pianificando un “blocco navale” per le navi delle ONG:  queste potrebbero ricevere la proibizione di entrare nelle acque territoriali italiane per un periodo fino a sei mesi, se le autorità italiane valutano un “rischio per la sicurezza”. “Il nuovo fermo della nostra nave di soccorso Humanity 1 avviene nel contesto di un’ulteriore escalation dell’intralcio alle operazioni di ricerca e soccorso drammaticamente urgenti nel Mediterraneo”, afferma Marie Michel. “Con questo disegno di legge, che prevede un ‘blocco navale’, il governo italiano sta compiendo un passo drammatico nella sua politica contro le operazioni civili di ricerca e soccorso. Ciò aggrava ulteriormente la catastrofe umanitaria in mare e viola palesemente il diritto internazionale”. Dati dell’OIM mostrano che dall’inizio dell’anno ad oggi almeno 484 persone migranti sono state dichiarate morte o disperse in seguito a diversi naufragi nel Mediterraneo centrale causati da condizioni meteorologiche estreme, mentre si ritiene che centinaia di altri decessi non siano stati registrati.   Redazione Italia
February 14, 2026
Pressenza
Fermo amministrativo per la Sea-Watch 5 a Catania
Dopo che la Sea-Watch 5 aveva soccorso 18 persone in difficoltà in mare in acque internazionali il 24 gennaio 2026, le autorità italiane l’hanno ora posta sotto fermo amministrativo per 15 giorni e hanno inflitto una sanzione pecuniaria di €7500 all’organizzazione Sea-Watch. Le autorità italiane giustificano il fermo della nave sostenendo che l’ONG si sia rifiutata di informare della sua operazione di soccorso le milizie libiche, come la cosiddetta Guardia Costiera libica. Poco prima, tuttavia, queste stesse milizie avevano tentato di intimidire l’equipaggio della Sea-Watch 5 in acque internazionali e gli avevano ordinato di lasciare la zona. Un ordine infondato ai sensi del diritto internazionale sulla libertà di navigazione. Il 5 novembre 2025, 13 organizzazioni civili di ricerca e soccorso in mare hanno dato vita alla Justice Fleet. Insieme, si oppongono all’imposizione dello Stato italiano, che vuole costringerle a comunicare le loro operazioni di soccorso in acque internazionali agli attori libici. Negli ultimi dieci anni, nel Mediterraneo sono stati documentati più di 70 episodi di violenza, tra cui colpi d’arma da fuoco contro navi di soccorso e persone migranti. La maggior parte di questi attacchi è stata compiuta dalla cosiddetta Guardia Costiera libica. Solo nel 2025 è stato registrato il numero più alto di incidenti, Negli ultimi anni i tribunali italiani hanno ripetutamente sottolineato il fondamentale ruolo delle organizzazioni civili di ricerca e soccorso e hanno stabilito che la cosiddetta Guardia Costiera libica e il Centro di coordinamento del soccorso marittimo libico non sono legittimi attori di soccorso nel Mediterraneo centrale e che seguire le loro istruzioni viola il diritto internazionale. “Un altro attacco alla solidarietà in mare. Il nostro intervento ha prevenuto la possibile scomparsa in mare di altre 18 persone, nella settimana in cui il ciclone Harry ha provocato decine di morti e centinaia di dispersi” ha dichiarato Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch. “Non ci piegheremo all’imposizione di un coordinamento con la Libia, che significherebbe rendersi complici di gravissimi crimini contro persone verso cui vige l’obbligo di soccorso. Siamo dalla parte giusta della storia e da lì non ci muoviamo.” Una panoramica degli atti di estrema violenza commessi dalla cosiddetta Guardia Costiera libica è disponibile qui. Una panoramica delle sentenze che hanno annullato le sanzioni imposte in passato dalle autorità italiane alle navi delle ONG ai sensi delle cosiddette leggi Piantedosi e al Decreto Flussi è disponibile qui. Il contesto giuridico relativo alla Justice Fleet e ai crimini contro l’umanità commessi da attori libici, pubblicato dal Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (ECCHR), è disponibile qui.   Sea Watch
January 31, 2026
Pressenza
Le Ong del soccorso in mare si uniscono nella Justice Fleet e interrompono le comunicazioni con Tripoli
Dopo anni di crescenti violazioni dei diritti umani da parte della cosiddetta Guardia Costiera libica e dopo il rinnovo del Memorandum Italia-Libia, 13 organizzazioni di ricerca e soccorso si uniscono una nuova alleanza, la Justice Fleet, e sospendono le comunicazioni operative con il cosiddetto Centro congiunto di coordinamento dei soccorsi di Tripoli, in Libia. Sul sito justice-fleet.org la lista delle violenze della cosiddetta guardia costiera libica documentate dalla società civile negli ultimi 10 anni e in continuo aggiornamento 13 organizzazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale hanno annunciato il 5 novembre u.s. a Bruxelles la costituzione della Justice Fleet, supportata dal Centro europeo per i diritti costituzionali e umani e dall’organizzazione Refugees in Libya. È una risposta alla coercizione degli Stati europei a comunicare con le milizie libiche, autori di quotidiane violenze in mare e in opposizione al rinnovo tacito del Memorandum d’Intesa Italia-Libia. Le organizzazioni parte della Justice Fleet hanno deciso di interrompere le comunicazioni operative con il Centro congiunto di coordinamento dei soccorsi di Tripoli, in Libia (JRCC), a cui le costringe la Legge 15/23 nota come “decreto Piantedosi”, integrato nel decreto flussi. Il Centro coordina gli interventi violenti di cattura e respingimento della cosiddetta Guardia costiera libica e non può essere considerato un’autorità competente. La Libia non è un luogo sicuro per le persone in fuga. Inoltre, il JRCC di Tripoli non soddisfa gli standard internazionali necessari al funzionamento di un centro per il coordinamento dei soccorsi: non è raggiungibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, manca di capacità linguistica e non dispone di un’infrastruttura tecnica adeguata per coordinare le operazioni di soccorso. Da 10 anni, le organizzazioni di ricerca e soccorso hanno documentato la violenza sistematica perpetrata dalla cosiddetta Guardia Costiera Libica, una rete decentralizzata di milizie armate equipaggiate e addestrate con fondi dell’UE, in particolare dall’Italia. I naufraghi vengono intercettati con la violenza in mare, rapiti e condotti in campi dove tortura, stupri e lavori forzati sono una pratica sistematica. I tribunali europei e le istituzioni delle Nazioni Unite hanno da tempo riconosciuto la violenza organizzata che, secondo gli esperti legali, costituisce un crimine contro l’umanità. Tali violenze sono state documentate società civile negli ultimi 10 anni, e un report costantemente aggiornato sarà disponibile da oggi sul sito justice-fleet.org. L’interruzione delle comunicazioni operative con il JRCC Libia potrebbe comportare multe, detenzioni o persino la confisca dei mezzi di soccorso della Justice Fleet da parte dello Stato italiano, in violazione del diritto internazionale. Dal 2023, il governo italiano ha detenuto illegalmente mezzi di soccorso ai sensi della cosiddetta Legge Piantedosi. Questa campagna parte all’indomani di un nuovo caso di disobbedienza a ordini ingiusti e illegittimi del Governo italiano da parte di una nave civile di soccorso, in nome invece del pieno e rigoroso rispetto del diritto marittimo e umanitario, internazionale e nazionale: proprio ieri sera la nave Mediterranea ha sbarcato 92 persone, soccorse in tre diversi interventi, a Porto Empedocle, nonostante le autorità italiane avessero ordinato di portarle nel lontano porto di Livorno. Mediterranea ha operato a tutela dei fondamentali diritti alla vita, alla salute e alla dignità delle persone soccorse e, per questa scelta il Governo minaccia ora pesanti ritorsioni. Lo spirito con cui la nave ha agito è lo spirito che anima la Justice Fleet e per questo esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Mediterranea. La Justice Fleet unisce strategie legali, politiche e comunicative per difendere le persone in fuga e le operazioni di soccorso dai respingimenti illegali, dalla repressione e dalla criminalizzazione delle Ong. Le corti europee – da quelle italiane alla Corte europea dei diritti dell’uomo – hanno ripetutamente confermato che i respingimenti verso la Libia violano il diritto internazionale. I membri dell’alleanza da Germania, Francia, Italia e Spagna: Mediterranea Saving Humans Sea-WatchSOS-Humanity Tutti gli occhi sul Mediterraneo (TOM) Sea-Eye Louise Michel Pilotes Volontaires RESQSHIP Salvamento Marítimo Humanitario Mission Lifeline CompassCollective Sea Punks r42 – sail and rescue Il kit stampa tra cui una descrizione della Justice Fleet, una panoramica sugli atti di violenza estremi della cosiddetta Guardia costiera libica, una panoramica sui casi giudiziari vinti in Italia e a livello europeo, nonché fatti e cifre sulla cooperazione UE-Libia possono essere trovato qui Materiale fotografico e video che documenta gli atti estremi di violenza da parte della cosiddetta guardia costiera libica e di altre milizie libiche. Si trova qui. Ulteriori informazioni sulla Justice Fleet, una panoramica completa degli atti di violenza estremi documentati dalla cosiddetta Guardia costiera libica, nonché la prima panoramica in assoluto sui casi giudiziari vinti dalle organizzazioni di ricerca e soccorso dal 2023, sono disponibili qui: justice-fleet.org Contatto stampa: Sea-Watch Luca Faenzi, +393388364299 Sea Watch
November 10, 2025
Pressenza
Le Ong del soccorso in mare si uniscono nella Justice Fleet e interrompono le comunicazioni con Tripoli
Dopo anni di crescenti violazioni dei diritti umani da parte della cosiddetta Guardia Costiera libica e dopo il rinnovo del Memorandum Italia-Libia, 13 organizzazioni di ricerca e soccorso si uniscono in una nuova alleanza, la Justice Fleet, e sospendono le comunicazioni operative con il cosiddetto Centro congiunto di coordinamento dei soccorsi di Tripoli, in Libia. Sul sito https://justice-fleet.org/ la lista delle violenze della cosiddetta Guardia Costiera libica documentate dalla società civile negli ultimi 10 anni e in continuo aggiornamento. 13 organizzazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale hanno annunciato la costituzione della Justice Fleet, supportata dal Centro europeo per i diritti costituzionali e umani e dall’organizzazione Refugees in Libya. È una risposta alla coercizione degli Stati europei a comunicare con le milizie libiche, autori di quotidiane violenze in mare e in opposizione al rinnovo tacito del Memorandum d’Intesa Italia-Libia. Le organizzazioni parte della Justice Fleet hanno deciso di interrompere le comunicazioni operative con il Centro congiunto di coordinamento dei soccorsi di Tripoli, in Libia (JRCC), a cui le costringe la Legge 15/23 nota come “decreto Piantedosi”, integrato nel decreto flussi. Il Centro coordina gli interventi violenti di cattura e respingimento della cosiddetta Guardia Costiera libica e non può essere considerato un’autorità competente. La Libia non è un luogo sicuro per le persone in fuga. Inoltre, il JRCC di Tripoli non soddisfa gli standard internazionali necessari al funzionamento di un centro per il coordinamento dei soccorsi: non è raggiungibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, manca di capacità linguistica e non dispone di un’infrastruttura tecnica adeguata per coordinare le operazioni di soccorso. Da dieci anni, le organizzazioni di ricerca e soccorso hanno documentato la violenza sistematica perpetrata dalla cosiddetta Guardia Costiera libica, una rete decentralizzata di milizie armate equipaggiate e addestrate con fondi dell’UE, in particolare dall’Italia. I naufraghi vengono intercettati con la violenza in mare, rapiti e condotti in campi dove tortura, stupri e lavori forzati sono una pratica sistematica. I tribunali europei e le istituzioni delle Nazioni Unite hanno da tempo riconosciuto la violenza organizzata che, secondo gli esperti legali, costituisce un crimine contro l’umanità. Tali violenze sono state documentate società civile negli ultimi 10 anni, e un report costantemente aggiornato sarà disponibile da oggi sul sito https://justice-fleet.org/. L’interruzione delle comunicazioni operative con il JRCC Libia potrebbe comportare multe, detenzioni o persino la confisca dei mezzi di soccorso della Justice Fleet da parte dello Stato italiano, in violazione del diritto internazionale. Dal 2023, il governo italiano ha detenuto illegalmente mezzi di soccorso ai sensi della cosiddetta Legge Piantedosi. Questa campagna parte all’indomani di un nuovo caso di disobbedienza a ordini ingiusti e illegittimi del governo italiano da parte di una nave civile di soccorso, in nome invece del pieno e rigoroso rispetto del diritto marittimo e umanitario, internazionale e nazionale: proprio ieri sera la nave Mediterranea ha sbarcato 92 persone, soccorse in tre diversi interventi, a Porto Empedocle, nonostante le autorità italiane avessero ordinato di portarle nel lontano porto di Livorno. Mediterranea ha operato a tutela dei fondamentali diritti alla vita, alla salute e alla dignità delle persone soccorse e, per questa scelta il governo minaccia ora pesanti ritorsioni. Lo spirito con cui la nave ha agito è lo spirito che anima la Justice Fleet e per questo esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Mediterranea. La Justice Fleet unisce strategie legali, politiche e comunicative per difendere le persone in fuga e le operazioni di soccorso dai respingimenti illegali, dalla repressione e dalla criminalizzazione delle Ong. Le corti europee – da quelle italiane alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – hanno ripetutamente confermato che i respingimenti verso la Libia violano il diritto internazionale. I membri dell’alleanza da Germania, Francia, Italia e Spagna: Mediterranea Saving Humans Sea-Watch SOS-Humanity Tutti gli occhi sul Mediterraneo (TOM) Sea-Eye Louise Michel Pilotes Volontaires RESQSHIP Salvamento Marítimo Humanitario Mission Lifeline CompassCollective Sea Punks r42 – sail and rescue Ulteriori informazioni sulla Justice Fleet, una panoramica completa degli atti di violenza estremi documentati dalla cosiddetta Guardia Costiera libica, nonché la prima panoramica in assoluto sui casi giudiziari vinti dalle organizzazioni di ricerca e soccorso dal 2023 sono disponibili qui: justice-fleet.org   Sea Watch
November 5, 2025
Pressenza